venerdì 17 febbraio 2012

Lgbt: Trieste «Sale operatorie negate per il cambio di sesso»

La Regione ha finanziato con 15 mila euro, per un anno, un progetto per l’assistenza pre e post operatoria rivolto alle persone transessuali.

Il progetto, promosso dal Circolo Arcigay-Arcilesbica di Trieste con la collaborazione della Clinica urologica e del Centro di salute mentale di via Gambini, prevede l’affiancamento di un gruppo di esperti durante tutto il percorso che vede coinvolto il paziente nel periodo di transizione.

Un’iniziativa all’avanguardia che pone al centro la persona con i suoi bisogni; e un riconoscimento, come ha spiegato il presidente del Circolo Arcobaleno Davide Zotti presentando pubblicamente l’iniziativa, «da parte delle istituzioni che va a colmare un vuoto normativo nel riconoscimento dei diritti per i gay e le lesbiche».

Molto spesso chi decide di affrontare il percorso di cambio del sesso si trova in solitudine, senza il supporto dei parenti e della famiglia.

Per questo – indica il sessuologo Federico Sandri – «è importante che la persona abbia un sostegno per compensare questa assenza. Durante il periodo pre operatorio ci si tiene dentro un portato emotivo carico di ansie e aspettative legato al termine di una condizione che si concluderà con l’adeguamento della propria identità fisica e psichica».

Trieste fino dai primi anni Novanta è stato un centro di riferimento per le persone transessuali. Dal 1994 sono stati praticati 350 interventi di cambio sesso da uomo a donna e 100 viceversa da donna a uomo (l’ultimo qualche giorno fa).

Ma se da un lato la Regione dà, dall’altro toglie, come ha sottolineato con una certa amarezza il professor Carlo Trombetta, specialista in Urologia e coordinatore del Cedig (Centro per il supporto al disturbo delle identità di genere).

«In questi anni – spiega Trombetta – abbiamo creato con il Cedig un’équipe di endocrinologi, psichiatri, ginecologi e chirurghi plastici. Sono stati organizzati dei corsi di formazione per gli infermieri. Ma non abbiamo più la disponibilità delle sale operatorie».

Se un tempo le sale a disposizione erano due, ora il Cedig ne può utilizzare una sola al mese con 47 interventi in lista d’attesa: «Da quando ci sono gli attuali responsabili ovvero Francesco Cobello e Gianpaolo Canciani, indica Trombetta, non possiamo più fare questi interventi.

I quattro che vengono effettuati in un anno li inserisco all’interno del mio master e lo stesso viene fatto dal collega Zoran Arnez che ne riesce a fare altri quattro.

Ma non si può far aspettare quattro anni per un intervento quando ogni giovedì riceviamo in ambulatorio persone che scelgono di cambiare sesso e che vengono da tutta Italia. Inoltre è stata anche abolita l’Unità semplice identità di genere».

A questi otto interventi, che vengono realizzati a Cattinara, si devono aggiungere altri 10 praticati al Burlo Garofolo (e si riferiscono a operazioni di demolizione degli organi genitali).

Ma non bisogna abbassare la guardia, sottolinea Trombetta: «Perché restiamo sempre a livello di eccellenze uno dei centri all’avanguardia in Europa».

La decisione da parte della Regione di finanziare il progetto è un grande riconoscimento, dice la sessuologa Laura Scati: «Si tratta di interventi molto invasivi e le persone li desiderano in maniera profonda.

Abbiamo fatto un percorso importante in questi anni che non è stato facile, se si pensa che viviamo in una società imperniata sui valori cattolici.

Il finanziamento del progetto è un grande riconoscimento sociale che indica come sia anche fondamentale il contatto con le associazioni».
Fonte: di Ivana Gherbaz Il Piccolo di Trieste, via http://www.arcigay.it

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