Visualizzazione post con etichetta chirurgia trans. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta chirurgia trans. Mostra tutti i post

lunedì 31 agosto 2015

Lgbt: L’appello di Elena Sofia, trans che rischia di morire

Raccogliamo l’appello di questa donna trans in pericolo di vita. Aiutiamola a diffonderlo.

Questa è la storia di Elena Sofia Trimarchi, donna trans anche per lo stato dal 2000 quando si sottopose all’intervento di riassegnazione del genere. Qualche anno dopo, però, le cose per Elena non sono andate bene dal punto di vista fisico. Una riduzione della profondità della vagina subentrata con gli anni e, poi, un grave problema di deviazione dell’intestino l’hanno costretta a ricorrere a nuovi interventi, che però non hanno risolto la situazione anzi l’hanno peggiorata. Elena racconta di essere rimasta da sola per una settimana in una stanza fatiscente dell’ospedale, senza che nessuno si prendesse cura di lei né che un medico la visitasse. Uscita dall’ospedale, Elena denuncia il medico e l’ospedale e si rivolge ad altri specialisti che, però, si rifiutano di curarla. Fino a quando denuncia tutto su Facebook. Elena viene sottoposta ad un nuovo intervento, in vista di altri che avrebbe già dovuto subire. Da un anno però, la donna non riceve cure e non ha più saputo niente. “Ho l’impressione che non mi vogliano curare”, dice nella testimonianza raccolta da Saverio Tommasi per FanPage. E lancia un appello al presidente della Regione Toscana Enrico Rossi e all’assessore alla Sanità perché si facciano carico della sua situazione. Un appello che raccogliamo e diffondiamo. E invitiamo tutti a fare altrettanto.
fonte: http://www.gay.it/video/elena-sofia-trans-rischia-di-morire-appello

QUI IL LINK DELLA VIDEO INTERVISTA DI SAVERIO TOMMASI AD ELENA
http://youmedia.fanpage.it/video/aa/Vdz9lOSwc0yAHP_I

venerdì 17 gennaio 2014

Lgbt Belgrado: La clinica per trans più economica d’Europa

Belgrado come Casablanca. La capitale serba è diventata infatti tra le principali mete internazionali per gli interventi chirurgici di cambio sesso a basso costo.

Tutto nasce il 23 gennaio 2012 quando il Parlamento approva la legge che consente a qualunque cittadino di ridefinire la propria identità sessuale a spese quasi totalmente (2/3) del Servizio sanitario nazionale.
Il giorno dopo il primo paziente uomo si risveglia donna sotto i ferri dei chirurghi dell’ospedale Narodni Front.

E da allora un flusso continuo, in aumento soprattutto dall’estero. La chiave del successo, però, sta nel prezzo assai modesto, rispetto alle altre cliniche europee e americane: non supera difatti i 2-3.000 euro (tariffario) e nell’eccellenza clinica di un’équipe tra le migliori al mondo.

“Da quando c’è stata la liberalizzazione – spiega la dottoressa Marta Bizic -, andiamo al ritmo di almeno dieci stranieri al mese. Dopo americani, canadesi, russi, brasiliani, cominciano ad arrivare anche gli italiani: se ne contano già 15″.
fonte: http://www.west-info.eu/it/la-clinica-per-trans-piu-economica-deuropa/ di Nicola Dotto

martedì 21 maggio 2013

Lgbt: Sicilia all’avanguardia, due trans cambiano sesso a Palermo, interventi di quattro ore al Policlinico


Due trans cambiano sesso a Palermo. L’unità di chirurgia plastica del policlinico Universitario ha eseguito nel capoluogo siciliano una perfetta ricostruzione dell’organo femminile a due pazienti. Vulva, vagina, clitoride: tutto perfettamente identico all’originale.

Un lungo intervento durato quattro ore ha restituito la vera identità a chi da sempre si sente una donna con addosso un vestito da uomo.
Il cambio di sesso non solo restituisce al paziente la propria identità ma consente anche di vivere una vita sessuale soddisfacente.

Prima dell’intervento i due trans sono stati sottoposti ad un lungo iter legale, a terapie mediche e psicologiche. I pazienti devono essere certi della loro identità sessuale.

Una volta terminato, l’intervento non è più reversibile L’equipe operatoria era composta dai professori Francesco Moschella, Adriana Cordova e dai dottori Salvatore D’Arpa e Fiammetta Ronga.
Cordova e D’Arpa hanno appreso le tecniche più recenti presso l’università di Gent, in Belgio. I rischi sono quelli legati a qualsiasi operazione chirugica.
fonte http://www.siciliainformazioni.com

mercoledì 1 agosto 2012

Lgbt: Belgrado, la città nell’est Europa della chirurgia transgender a basso costo

Il 23 gennaio 2012 il Parlamento approva la legge che consente a chiunque di ridefinire la propria identità sessuale a spese del servizio sanitario pubblico.


In Serbia un intervento costa fino a cinque volte meno che negli Stati Uniti.

"Chi vuole cambiare sesso sceglie noi perché è considerato un appestato negli altri Paesi dell'ex area comunista"

“Benvenuti nel Centro di chirurgia ricostruttiva genitale di Belgrado – si legge sul sito – La nostra principale attività è la chirurgia genitale maschile e femminile che include il trattamento di varie anomalie congenite, ma anche il cambio di sesso…”. Con tre ammiccanti puntini di sospensione a chiudere il periodo. Sotto, il prof. Miroslav Djordjevic ti guarda con l’aria di sufficienza e il sorrisetto soddisfatto di chi incassa decine di milioni l’anno.

Lo fa grazie ai movimenti migratori di un turismo clinico che ha fatto della capitale serba la terra promessa per chiunque voglia cambiare sesso.

Quella stessa Belgrado che il 10 ottobre 2010 vide piovere sul corteo del gay pride molotov e bombe carta che lasciarono a terra 140 feriti. Ma dove passare dal pene alla vagina, o viceversa, costa fino a cinque volte meno che negli Stati Uniti.

Lo switch del Paese ex comunista in tema di diritti civili scatta sei mesi fa. E’ lunedì 23 gennaio 2012 quando il Parlamento approva la legge che consente a chiunque di ridefinire la propria identità sessuale a spese del servizio sanitario pubblico. Martedì 24, nella capitale, il primo paziente uomo si risveglia donna sotto i ferri dei chirurghi dell’ospedale Front Narodni.

Per i transgender del pianeta si dischiude un nuovo universo, ma le cliniche private lavorano a pieno regime da lustri. Nei 20 anni precedenti, erano state effettuate in tutto 150 operazioni: soltanto da gennaio sono state 100 le persone che hanno scelto Belgrado per compiere la metamorfosi, con 200 candidati in lista d’attesa solo al Front Narodni già ai primi di febbraio.

La chiave del successo è racchiusa in due fattori: il prezzo e l’unicità dell’offerta nell’area dell’est Europa. Se in Gran Bretagna, dove l’operazione è coperta dal National Health Service, l’operazione costa 10mila sterline (12mila euro) e negli Stati Uniti per diventare uomo si spende fino a 50mila dollari (41.500 euro), in Serbia bastano 8.200 euro.

Ma soprattutto “chi vuole cambiare sesso sceglie noi perché è considerato un appestato negli altri Paesi dell’area, come la Bulgaria, l’Ungheria, la Romania, la Turchia e la Grecia”, ha spiegato Miroslav Djordjevic al New York Times.

Ad indicare la via fu Sava Perovic. Urologo, nel 1989 cominciò ad operare dopo le preghiere di un paziente affetto da gender identity disorder, nell’ex Jugoslavia figlia della Chiesa ortodossa, Paese dal dna comunista in cui l’omosessualità fu legalizzata solo dopo il crollo del regime e dove la transessualità non veniva nemmeno menzionata nei testi di medicina.

Perovic, che è morto nel 2010, praticava, si legge sul suo sito, “l’arte della chirurgia urogenitale”, con quell’aura mistica che avvolge i santoni pranoterapeuti di sovietica memoria. Venti anni dopo il mondo è diverso.

Una volta c’era Casablanca, oggi a Belgrado un intervento di sei ore ed è tutto finito. Niente operazioni multiple, si soffre una volta sola. Ma i rigetti post-operatori e le disfunzioni, quelli non te li toglie nessuno.

Daniel, 25 anni, avvocato, sapeva “dall’età di 10 anni di essere un maschio intrappolato nel corpo di una donna”.
Sulle rive del Danubio ci è venuto da San Pietroburgo: “La Russia è omofobica, qui ho ricominciato a respirare”. In tasca le lettere di due psichiatri che attestano il suo gender identity disorder, e i certificati che provano che è stato in terapia e fa la cura degli ormoni da almeno un anno.

E’ la prassi. Nemmeno gli Usa possono competere. Marci Bowers è un’icona in materia: è stata ospite del Tyra Banks Show, special guest in un episodio di Csi e la Bbc le ha dedicato un documentario in sei puntate. Nata ‘Mark’ a Seattle, ora ginecologa a Trinidad, Colorado, ha operato più di 1.100 persone in 10 anni e fa notare che “in tutti gli Stati Uniti d’America soltanto cinque chirurghi praticano regolarmente il cambio di sesso”.

Il problema, dice, è “il conservatorismo sociale combinato con le scarse conoscenze in materia”. L’ex comunista Serbia batte il presunto Paese delle libertà due a zero.
fonte http://www.ilfattoquotidiano.it di Marco Quarantelli

mercoledì 6 giugno 2012

Lgbt Chirurgia: Seduzione, femminilità e false attese: un seno più grande non è solo per estetica

Nella tavola rotonda dell’Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica – AICPE con la sessuologa Francesca Romana Tiberi, la chirurga plastica Egle Muti, la trans Daniela Pompili e la soubrette Carmen Russo, la sicurezza resta al centro dell’intervento estetico più richiesto.

Parte del corpo alla quale molte donne dedicano una maggiore attenzione, il seno è simbolo per antonomasia di femminilità. Ma un seno più abbondante non è per tutte.

Questo quanto emerso dalla tavola rotonda organizzata dall’Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica – AICPE dal titolo “L’importanza del seno per la donna: femminilità, sessualità, funzione e successo professionale” che si è svolta ieri sera a Salò (Brescia) e ha visto gli interventi di Francesca Romana Tiberi, psicologa e sessuologa, presidente ASPRI (Associazione Italiana Sessuologia e Psicologia Relazionale), Egle Muti, celebre chirurga plastica, ideatrice di particolari tecniche per correggere gravi difetti congeniti delle mammelle; Daniela Pompili rappresentante del Movimento Identità Transessuale, la soubrette Carmen Russo e coordinata da Chiara Botti, chirurgo plastico.

Due i dati di partenza: innanzitutto, «l’aumento del seno è l’intervento estetico maggiormente richiesto e praticato in Italia», ha ricordato il presidente di AICPE, Giovanni Botti, in apertura dell’incontro. In secondo luogo, il seno ha perso nel tempo l’immagine associata alla sua principale funzione, l’allattamento, in favore della seduttività. «Ma, una mammella che allatta o ha allattato può risultare anche solo per questo seducente e le donne dovrebbero esserne consapevoli sentendosi in questo realizzate. Non v’è quindi contraddizione o antitesi fra allattamento e funzione erotica», ha detto Francesca Romana Tiberi.

Avere belle forme e un decolleté prosperoso è visto come elemento di affermazione personale. Ma non è l’unico. «È fondamentale che alla femminilità esteriore corrisponda un comportamento femminile», ha proseguito la sessuologa. Inoltre, «occorre analizzare le aspettative reali di chi vuole una “maggiorazione” per riconoscere le false attese, quali ad esempio il perseguimento, attraverso l’intervento, del successo in ambito lavorativo, sociale o familiare».

Carmen Russo, nota soubrette, ha lanciato negli anni 80 la figura della “maggiorata” nel mondo dello spettacolo. «Ma quando si è riconosciuti solo per le proprie forme è difficile essere apprezzata per un talento», ha detto la ballerina intervenuta alla tavola rotonda. «Questa esigenza mi ha spinta caparbiamente ad un continuo sacrificio ed impegno nella danza per impormi, per spostare gli occhi di chi mi guardava dal seno alla mia bravura». Ha proseguito: «Non è facile avere un grosso seno: all’armonia esteriore deve corrispondere un’armonia interiore». La fisicità però può aiutare.

Ha ricordato Daniela Pompili rappresentante del Movimento Identità Transessuale: «Una transessuale è dotata di sensibilità sessuale particolarmente spiccata e la presenza di un seno rappresenta un elemento fondamentale ed un requisito necessario per l’identificazione personale. Il seno, nel mio sentire, non rappresenta meramente un attributo seduttivo, ma un elemento essenziale alla traduzione fisica del vissuto interiore».

Davanti alla volontà di avere forme più marcate, resta la necessità di capire come questo sia possibile. «La mastoplastica additiva può essere eseguita con l’utilizzo di protesi o, in casi più particolari, attraverso ripetuti interventi di trapianto di grasso», ha affermato Egle Muti, chirurgo plastico.

Quale la taglia cui aspirare? «È fondamentale che il chirurgo sia in grado di interpretare i veri desideri e le profonde motivazioni che spingono una donna alla richiesta di una mastoplastica». E, in alcuni casi, le richieste posso essere «incongrue». Fondamentale resta il tema della sicurezza dell’intervento chirurgico.

Ha ricordato Muti: «L’incidenza delle complicanze è direttamente proporzionale alle dimensione delle protesi impiantate e complicanze. Fortunatamente le complicanze da mastoplastica additiva con protesi sono locali e risolvibili». Se si parla di sicurezza, un elemento di garanzia è anche il costo.
«I bassi costi in chirurgia estetica non possono coniugarsi con la qualità», ha sottolineato Chiara Botti, chirurgo plastico. «L’esperienza degli operatori ha un costo, così come una sala operatoria ben attrezzata, un’assistenza continua e l’utilizzo di materiali certificati».

AICPE: L’Associazione Italiana Chirurgia Plastica Estetica, la prima in Italia dedicata esclusivamente all’aspetto estetico della chirurgia, è nata con l’obiettivo di dare risposte concrete in termini di servizi, tutela, aggiornamento e rappresentanza.

Pur essendo una novità per il nostro Paese, non lo è affatto in molte altre nazioni europee e non, dove esistono da tempo associazioni che raccolgono tutti coloro che si interessano di chirurgia estetica. Ad Aicpe al momento hanno aderito oltre un centinaio di chirurghi in tutta Italia, tra cui si annoverano professionisti di fama e docenti universitari.

Caratteristiche dell’associazione sono avere come associati solo professionisti, specialisti in chirurgia plastica, che hanno come attività principale la chirurgia a fine estetico e la rigida adesione a un codice etico e di comportamento da seguire non solo quando si indossa il camice, ma in tutti i momenti della vita.

Scopo di Aicpe è tutelare pazienti e chirurghi plastici in diversi modi: disciplinando l’attività professionale sia per l’attività sanitaria sia per le norme etiche di comportamento; rappresentando i chirurghi plastici estetici nelle sedi istituzionali, scientifiche, tecniche e politiche per tutelare la categoria e il ruolo; promuovendo la preparazione culturale e scientifica; elaborando linee guida condivise.
Tra gli obiettivi c’è anche l’istituzione di un albo professionale nazionale della categoria.
fonte http://www.laltrapagina.it

venerdì 13 aprile 2012

Lgbt: Transessuali, ogni anno circa 150 interventi per cambiare sesso

Ogni anno 30 persone transessuali si sottopongono a un intervento chirurgico per cambiare sesso (in Italia sono circa 150).

E, come racconta la psicologa Daniela Anna Nadalin, che lavora al consultorio del Mit “sono sempre più i giovani, accompagnati dalle famiglie”.

Sono circa 780 gli utenti del consultorio del Mit, ma non per tutti il percorso di transizione si conclude con l’intervento chirurgico.

Per quelli che ci arrivano però l’attesa è lunga: 2 anni per il passaggio MtoF (da uomo a donna) e 7/8 mesi per il passaggio FtoM (da donna a uomo).

Il percorso di transizione può essere quindi anche molto lungo: se si considera che servono almeno 2 anni di accompagnamento e supporto dal primo accesso, a cui vanno aggiunti, oltre a quelli della lista di attesa, anche quelli del tribunale che deve esprimersi sulla domanda di cambio di sesso (in media 1 anno).

Se ne parlerà nel convegno organizzato dal Mit, insieme all’Osservatorio nazionale sull’identità di genere (Onig) e al Centro europeo studi sulla discriminazione (Cesd), in occasione dei 30 anni della Legge 164/1982 sul cambio di sesso.

Una buona legge, della cui approvazione fu artefice lo stesso movimento, ma che va tenuta sotto controllo. Soprattutto dopo le modifiche apportate nel 2011 con cui è stata attribuita alla giurisdizione ordinaria la competenza per le domande di rettifica di attribuzione di sesso.

Con un evidente aggravio di tempistiche, vista la lentezza della giustizia italiana.

“Vogliamo fare il punto sulla sua applicazione per capire che cosa andrebbe cambiato – spiega Porpora Marcasciano, presidente del Mit – come, ad esempio, dare la possibilità di cambiare il nome senza dover arrivare al cambio di sesso: una conquista di civiltà che faciliterebbe la vita e l’inserimento lavorativo delle persone transessuali”.

Il convegno “Un transito lungo 30 anni” si terrà il 14 aprile (esattamente 30 anni dopo il 14 aprile 1982) a Bologna e vedrà anche la partecipazione di Don Ciotti.

Porre al centro la vita delle persone transessuali. È questo il messaggio che il Mit vuole lanciare in occasione del convegno.

“La legge è stata una conquista straordinaria, fu la seconda in Europa dopo quella tedesca, spiega Cathy La Torre, vicepresidente del Mit, ma è datata e la sua applicazione impatta con la vita delle persone transessuali, in particolare con le modifiche approvate nel 2011”.

Uno dei punti su cui il Mit intende lavorare è quello del cambio del nome, oggi possibile solo se vi è stato un intervento chirurgico di cambio del sesso.

“Un grande ostacolo in particolare per ciò che riguarda il lavoro – continua La Torre – Se gay e lesbiche sono discriminati sul posto di lavoro, i trans lo sono nell’accesso stesso al lavoro e su questo incide certamente il fatto che il nome sui loro documenti non coincide con il loro aspetto”.

Sono 4 le direttrici su cui il Mit intende impegnarsi: una ricerca scientifica sulla discriminazione e l’accesso alla sanità per i transessuali, una ricerca scientifica sulla discriminazione nel mondo del lavoro, l’emanazione di una legge che punisca i crimini di odio non solo contro gay e lesbiche ma anche contro i trans e un lavoro sulla rappresentazione delle persone trans nei media. “Su questi punti, precisa la vicepresidente, chiederemo l’impegno da parte del ministero”.

Intanto, il Mit incassa l’impegno del Comune, nella persona dell’assessore alla Sanità, Luca Rizzo Nervo, a “mettere mano alla sede del Mit per fare in modo che l’attività del consultorio si svolga in un ambiente adeguato”.

Dal 2001, infatti, il Mit è in una sede provvisoria (in via Polese) che presenta problemi di insalubrità, è senza finestre e ha un impianto di aerazione vecchio.

“La situazione è insostenibile e spesso non riusciamo a far fronte alle richieste” dice La Torre.

Il consultorio è gestito dall’associazione in convenzione con l’Ausl e con il finanziamento della Regione Emilia-Romagna e, come racconta Porpora Marcasciano, è un’esperienza unica in Italia e in Europa.

“Per noi quello sportello è l’applicazione della Legge 164 – dice – perché accompagna le persone transessuali nel percorso di transizione che può portali al cambio di sesso”.

Il convegno “Un transito lungo 30 anni” si svolgerà il 14 aprile 2012 a partire dalle 9 nell’Aula Magna Santa Cristina (via del Piombo, 2).
fonte http://affaritaliani.libero.it

venerdì 30 marzo 2012

Lgbt Bologna: Il 14 Aprile 2012 trentennale dell'approvazione della legge 164 che permette il cambio di sesso in Italia

Il 14 Aprile 1982 dopo tante lotte fu approvata la Legge 164, una delle prime leggi in Europa che, insieme a quella tedesca, permetteva di cambiare sesso.

Una grande conquista che apriva una nuova strada per il riconoscimento delle persone transessuali.

Per il trentennale della sua approvazione il MIT, che di quella conquista fu il principale artefice, dedicherà un'intera giornata di approfondimento per ricostruire sul piano storico, scentifico e legislativo la condizione delle persone Transessuali e Transgender in Italia.

Il Convegno, che vedrà la partecipazione fra gli altri di Don Luigi Ciotti, sarà anche un'occasione di incontro e confronto fra gli operatori scientifici e giuridici e le Associazioni che si battono per il pieno riconoscimento della cittadinanza di tutte le soggettività Trans.

Il Convegno, organizzato in collaborazione con l'Osservatorio Nazionale sull'Identità di Genere e con il Centro Europeo di Studi sulla discriminazione, si terrà il 14 aprile (giorno dell'approvazione della Legge 164) presso l'Aula Magna di Santa Cristina in Via Del Piombo 5 a Bologna a partire dalle ore 9.00.
fonte Mit Movimento Identità Transessuale

martedì 20 marzo 2012

Lgbt: Trans genovese si sveglia durante operazione: la storia di Brigitte

La storia di una transessuale genovese, che cinque anni fa si è svegliata nel bel mezzo di un'operazione chirurgica in una clinica toscana.

Si chiama sindrome del risveglio e colpisce due pazienti su mille

Svegliarsi nel bel mezzo di un'operazione chirurgica.
Il fatto, o l'incubo che dir si voglia, è successo a Brigitte, transessuale genovese di cinquant'anni.

L'uomo si era sottoposto al primo passo per trasformare il proprio corpo in donna e proprio mentre i medici le stavano ultimando le operazioni per regalarle la protesi del seno, l'anestesia ha smesso di dare il suo fondamentale apporto e Brigitte si è svegliata, senza poter urlare, muoversi e senza che nessuno se ne accorgesse.

Dolore fisico prima di tutto, ma quello che più ha colpito la paziente è stato quello morale, con alcune frasi pronunciate dai medici che di certo non potevano fare piacere a chi si stava apprestando a cambiare sesso: da un "Ma dove va questo qui con 'ste tette" a "come spera di nasconderle", racconta Brigitte al Secolo.

Il fatto successe in Toscana, ben cinque anni fa, in una clinica di cui Brigitte non intende specificare il nome fino a che il processo non sarà finito.

Di certo anche la fortuna non le ha sorriso, visto che la cosiddetta sindrome del risveglio intraoperatorio colpisce due persone su mille e non è possibile prendere precauzioni del caso.

Ovviamente è stata immediatamente aperta una causa dal suo avvocato Zucchetto, primo nella fattispecie, visto che un caso del genere non è mai stato giudicato in Italia.

Una causa molto particolare, dal momento che il risarcimento dovrebbe essere sia fisico che morale, con un danno complessivo stimato dal suo legale in 750mila euro.“
fonte http://www.genovatoday.it/

giovedì 19 gennaio 2012

Lgbt: Svezia, sterilizzazione obbligatoria per le persone transgender

Il governo svedese ha annunciato che non ci saranno cambiamenti in merito a una legge dal 1970 che prevede quanto segue: per essere ammessi al’intervento chirurgico per la riassegnazione del genere bisogna avere compiuto 18 anni, essere cittadini svedesi, non essere sposati ed essere sterilizzati.

La legge risale ad un’epoca in cui il Paese castrazione circa 63.000 persone mentalmente disabili, epilettiche e persone con presunti problemi sociali.

E sebbene molti abbiano sostenuto che l’attuale legge va contro la Carta dei diritti fondamentali dell’UE che tutela “il diritto al rispetto della [tutti] integrità fisica e psichica”, il processo di ammodernamento è stato bloccato da un piccolo partito conservatore.

Sirpa Pietikäinen, parlamentare finlandese di centro-destra, ha detto:

"Non si tratta di diritti LGBT, si tratta di diritti umani e di tortura, trattamento crudele, inumano e degradante.

Parlando con l’agenzia di stampa TT nel 2010, il primo ministro Fredrik Reinfeldt descrisse non a caso la legge come “un capitolo oscuro della storia svedese.” E anche altri leader di partito ha sostenuto questa ipotesi, tra cui democristiano Göran Hägglund.

Jane Fae, scrittrice femminista e attivista sui temi dei diritti sessuali, ha risposto in merito a tutta la vicenda così:

"Spero che che il primo ministro svedese, Fredrik Reinfeldt, attualmente in balia di un piccolo reazionario partito di destra, sia coraggioso e riesca a resistere alla loro pressione consnetendo così la riforma.
fonte http://www.gayprider.com Di Valeria Scotti

giovedì 15 settembre 2011

Lgbt Roma: In Italia 100 interventi l'anno per cambiare sesso, ma solo dopo i 18 anni


L'esperto il Professore Aldo Felici, risponde in merito alla vicenda del bambino inglese di dieci anni, che ha chiesto ai genitori di cambiare sesso: "E' troppo presto per un intervento.

Qui trovi l'articolo:
http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Gb-a-10-anni-a-scuola-vestito-da-femmina-fra-due-anni-la-terapia-per-cambiare-sesso_312444583439.html

I genitori e gli specialisti possono soltanto sostenere psicologicamente la persona e controllare l'evoluzione dell'insofferenza nei confronti del proprio genere. Inoltre a quell'età è impossibile fare una diagnosi definitiva"

"Sono circa 100 gli interventi di cambio di sesso effettuati ogni anno in Italia. E la casistica nel nostro Paese ci dice che 1 persona su 35.000 chiede il passaggio dal sesso femminile a quello maschile e 1 su 18.000 il contrario".

A fotografare per l'Adnkronos Salute il ricorso al bisturi per scegliere la propria sessualità è Aldo Felici, fondatore del Servizio di consulenza e di sostegno per le persone che chiedono il cambio di sesso (Saifip) dell'Ospedale 'San Camillo' di Roma.

In merito alla vicenda del bambino inglese di dieci anni, che ha chiesto ai genitori di cambiare sesso, iniziando a vestirsi da donna e annunciando che inizierà ad assumere ormoni fra due anni, il chirurgo avverte: "Se a chiedere il cambio di sesso è un bambino o una bambina di dieci anni, non si può far nulla.

E' troppo presto per un intervento.
I genitori e gli specialisti possono soltanto sostenere psicologicamente la persona e controllare l'evoluzione dell'insofferenza nei confronti del proprio genere. Inoltre a quell'età è impossibile fare una diagnosi definitiva".

Intrappolati in un corpo che non si sente come il proprio. "Questa condizione - prosegue l'esperto - si manifesta quando c'è un disordine di genere.

E si sviluppa già nei primi tre anni di vita, ma si rende esplicita nell'età della pubertà. Perché questo è il momento della verità.
Quando i cambiamenti del corpo non coincidono con quello che si sente di essere.

In Italia - avverte il chirurgo - non si può intervenire prima dei 18 anni, mentre in Inghilterra e Olanda già a 16 anni si può procedere con terapie ormonali in casi particolari".

In Inghilterra, poi, il fenomeno riguarda migliaia di casi, rispetto al centinaio di interventi chirurgici effettuati nel nostro Paese ogni anno.

"I ricercatori inglesi - spiega Felici - hanno evidenziato in molti studi come nel 33% dei casi il fenomeno è transitorio, nell'altro 33% porta verso la scelta dell'omosessualità, e nel rimanente 33% a un forte disordine di genere e alla transessualità".
fonte http://www.adnkronos.com (Adnkronos/Adnkronos Salute)

sabato 10 settembre 2011

Lgbt: Trans si diventa, viaggio tra percorsi legali e chirurgici per il cambio di sesso, video


Essere transessuali.
L'iter per arrivare alla riattribuzione del sesso prevede una fase preliminare in cui la persona prima si deve rivolgere a uno psicologo-psichiatra e poi, a un endocrinologo.

Dopo un periodo di due-tre anni, lo psicologo può accertare e meno che la persona è affetta da distrofia di genere.

Termine con cui si indacano le persone che hanno una discordanza tra l'identità personale che appartiene a un sesso e invece un corpo di un altro sesso.

A quel punto incomincia l'iter legale: prima il cambio di sesso, poi quello del nome.
fonte http://www.lettera43.it
PER VEDERE VIDEO INTERVISTA CLICCA SULLA FRASE QUI SOTTO TRANS SI DIVENTA:
Trans si diventa

Oppure se non riesci incolla questo:
http://www.lettera43.it/video/25353/trans-si-diventa.htm