venerdì 14 aprile 2023

Eventi: All'Arena di Verona l’unica tappa italiana dell'evento "Disney 100 - The Concert"

In occasione del centenario di Disney, gli studi di animazione annunciano l’unica tappa italiana del "Disney 100 - The Concert" che si terrà all’Arena di Verona sabato 13 maggio 2023 alle ore 21. 

La data, presentata in Italia da Vivo Concerti e prodotta da Semmel Concerts, vedrà risuonare nella spettacolare Arena di Verona le musiche più iconiche della centenaria storia di Disney, in uno spettacolo multimediale che ripercorrerà le più belle musiche e film di casa Disney.

Biglietti disponibili su www.vivoconcerti.com a partire dalle ore 11 di mercoledì 9 novembre 2022, e dalle 11 di lunedì 14 novembre 2022 in tutti i punti vendita autorizzati.

 

Negli anni, Disney è riuscita a rimanere una certezza e un punto di riferimento nei sogni di intere generazioni. Il palco del "Disney 100 - The Concert" non si limiterà a essere calcato dai beniamini dell’era classica Disney (Topolino, Cenerentola, Il Re Leone e Mary Poppins), ma lascerà altrettanto spazio anche agli eroi della Disney contemporanea tra i personaggi Pixar, gli idoli di Star Wars come the Mandalorian e i supereroi Marvel come Black Panther. 

Lo spettacolo includerà la proiezione su grande schermo di alcune scene leggendarie dei film, accompagnate dalla Hollywood Sound Orchestra e cantanti solisti, in un’entusiasmante e suggestiva esperienza multimediale. Fin dalla sua nascita nel 1923, The Walt Disney Company è stata per tutti sinonimo di fantasia, magia, sogni ed emozioni vissuti da innumerevoli eroi ed eroine, in mondi affascinanti e con colonne sonore che rimangono scolpite nella memoria di grandi e piccini. 

Altre informazioni Sito web vivoconcerti.com Evento per bambini

fonte: Redazione  www.veronasera.it

Libri: "Delitto in riva al mare" di Antonio Lanzetta

Un grande thriller

Dall'autore del bestseller L'uomo senza sonno

A volte dietro la follia si celano oscure verità


Il corpo senza vita di Elena Perna, una ragazza di diciannove anni, viene trovato riverso su una spiaggia di Salerno. Il caso viene affidato al commissario Massimo Trotta e a Lidia Basso, psicologa forense e consulente della questura. Le indagini assumono da subito dei contorni a dir poco inquietanti. 

Lidia e Massimo ricevono infatti una chiamata dal Santacroce, una struttura che ospita giovani pazienti psichiatrici: un diciassettenne di nome Matteo fa da giorni disegni che sembrano ritrarre proprio Elena, la ragazza che è stata uccisa. Senza averla mai vista. 

Nessuno, in quel reparto del Santacroce, ha contatti con l’esterno né con i mezzi di informazione. Lidia fa di tutto per avere un colloquio con Matteo. La sfuggente personalità del ragazzo la affascina, ma a irretirla è la storia di cui in passato è stato protagonista. Una vicenda segnata da indicibili sofferenze e violenze inimmaginabili, nota alle cronache come “La casa degli orrori”, sulla quale aleggiano ancora interrogativi destinati a non trovare risposta. Com’è possibile che ci sia un legame tra Elena e Matteo? Eppure, nelle sue allucinazioni, sembra nascondersi una chiave per individuare l’assassino…

Una ragazza brutalmente uccisa
Un ragazzo che ha vissuto l’orrore
È possibile scorgere la verità attraverso lo sguardo della follia?


«Un romanzo oscuro e coinvolgente che tiene il lettore incollato alla pagina fino al finale mozzafiato.»
Il Mattino

«Un libro consigliatissimo a tutti gli amanti del thriller e del noir.»
Milano Nera

«La sua scrittura è sempre molto fluida e i colpi di scena ben dosati e mai banali.»
MangiaLibri

Antonio Lanzetta vive a Salerno. Ha iniziato a scrivere fantasy/young adult, poi ha virato verso il thriller, prima con il racconto breve Nella pioggia, finalista al premio Gran Giallo di Cattolica, e poi con Il buio dentro, romanzo tradotto in Francia, Canada e Belgio. Il buio dentro è stato anche citato dal «Sunday Times» come uno dei cinque migliori thriller non inglesi del 2017. Con Newton Compton ha pubblicato nel 2021 il romanzo gotico L’Uomo senza Sonno. Il Ritratto della Morte. 

fonte: www.newtoncompton.com

Genova: Palazzo Ducale, Man Ray. Opere 1912-1975. Fino al 9 luglio 2023, Appartamento del Doge

Fotografie, disegni, dipinti, sculture e film: oltre trecento opere esposte a Palazzo Ducale raccontano il lavoro e la vita di un genio del Novecento, Emmanuel Radnitzky, in arte Man Ray.

Passato alla storia come uno dei più grandi fotografi del secolo scorso, Man Ray è stato anche uno straordinario pittore, scultore e regista d’avanguardia, la cui poetica è stata caratterizzata fin dagli esordi dall’ironia, dalla sensualità e dalla volontà di sperimentare, di rompere gli schemi e creare nuove estetiche.

La mostra monografica, articolata in sette sezioni, ripercorre cronologicamente la biografia dell’artista evidenziano gli aspetti innovativi e originali della sua opera all’interno dei contesti culturali in cui ha operato.

Nato nel 1890 a Filadelfia, Man Ray esordisce a New York con la prima mostra personale nel 1915 ed è uno dei protagonisti del DADA americano insieme a Marcel Duchamp, amico e complice artistico di una vita: dal loro incontro nascono autentiche icone dell’arte del XX secolo come La tonsure e Elevage de poussiére (entrambe esposte in mostra), fotografie che rimettono in discussione l’idea stessa di ritratto e di realtà, dove la superficie impolverata di un vetro diventa un paesaggio alieno, futuribile.

Quando Man Ray si trasferisce a Parigi, all’inizio degli anni Venti, si concentra interamente sulla fotografia e pubblica i primi Rayographs, immagini fotografiche ottenute senza la macchina fotografica, accolte con entusiasmo dalla comunità artistica parigina. Una comunità che in quel momento vive la sua stagione d’oro tra Dadaismo e Surrealismo, di cui Man Ray è al tempo stesso protagonista e testimone.

I temi ricorrenti nella poetica di Man Ray sono quelli del corpo e della sensualità, che nel periodo surrealista diventano il centro dell’ispirazione: a questi anni risalgono le immagini più note dell’artista, fotografie come Larmes, La Prière. Blanche et noire, dipinti e grafiche come A l’heure de l’observatoire – Les Amoureux, una scultura come Venus restaurée, ironica e geniale riflessione sulla classicità, tutte opere esposte in mostra.

Il 1940 segna l’anno del ritorno di Man Ray negli Stati Uniti, a causa della Seconda Guerra Mondiale, e segna anche un ritorno alla pittura, in solitudine. Negli anni successivi farà ritorno spesso in Europa e a Parigi – dove muore nel 1976 – creando nuovi ready-made e splendidi dipinti, nati dalla volontà di reinventare il mondo attraverso l’arte e contraddistinti dalla consueta ironia e intelligenza.

La mostra offre lo spazio anche per apprezzare l’attività di Man Ray nel cinema d’avanguardia, con la proiezione di pellicole storiche come Le Retour à la raison (1923), Emak Bakia (1926), L’Étoile de mer (1928) e Les Mystères du château du dé (1929).


La mostra è prodotta da Suazes e Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura
A cura di Walter Guadagnini e Giangavino Pazzola


Biglietti

Acquista qui il biglietto online

Intero 13 €

Ridotto 11 €, consulta qui l’elenco delle riduzioni

Ridotto speciale possessori della Membership Card Ducale+ 9€

Ridotto scuole e ragazzi dai 6 ai 14 anni 5 €, scopri qui le attività educative in programma per le scuole

Ridotto under 27 5€, il martedì (non festivo)


SKY: The Big Bang Theory, in arrivo una serie TV tratta dal suo universo

Dopo Young Sheldon in via di sviluppo una nuova serie spin-off della celebre The Big Bang Theory

Max, il nuovo servizio HBO Max-Discovery+, sta tornando a collaborare con il creatore di The Big Bang Theory Chuck Lorre per una nuova serie ambientata nello stesso mondo del successo CBS. I dettagli della trama vengono tenuti nascosti per quella che sarebbe la seconda serie spin-off dell’amata The Big Bang Theory. La serie prequel Young Sheldon, attualmente in onda per la sesta stagione su CBS, è stata la prima. La serie originale, creata da Lorre e Bill Prady, è andata in onda per 12 stagioni in tutto il mondo. Uscita nel 2007 si è conclusa nel 2019 dopo 279 episodi e la star nominata agli Emmy Jim Parsons, che ha interpretato Sheldon Cooper, alla fine è stato responsabile della fine dopo aver deciso di abbandonare la serie. Lorre, infatti, è sempre stato irremovibile sul fatto di continuare la serie solo se l'intero cast avesse accettato di andare avanti.

Espandere The Big Bang Theory

Chuck Lorre è sempre stato aperto sui motivi per espandere il franchise di The Big Bang Theory oltre Young Sheldon. "In verità il motivo di uno spin-off è economico, e questo non è un buon motivo per fare una serie secondo me" ha detto Lorre in un'intervista ad ampio raggio legata al suo premio THR Producer of the Year 2019. “Dovresti fare una serie perchè hai qualcosa che ami davvero da raccontare e vuoi farlo. Il mercato segue la passione. Se inizi da quello... beh, diventa un dirigente di una rete televisiva”.

Il futuro di The Big Bang Theory

The Big Bang Theory si è concluso con Leonard (Galecki) e Penny (Cuoco) in attesa del loro primo figlio. Quell'idea ha naturalmente fatto parlare di uno spin-off che potrebbe seguire la coppia sposata nel loro percorso per diventare genitori. “(Ridendo.) “Mi sembra che questi sette personaggi condividano sette diverse aree dello stesso cervello. Li abbiamo divisi in ogni singola divisione diversa possibile e tutto funziona. Non ce ne sono due che non funzionano insieme. Non penso che sarebbe un disastro, ma non sarebbe The Big Bang Theory” ha detto Galecki a THR quando gli è stato chiesto cosa ne pensava di uno spin-off su Leonard e Penny. Cuoco ha aggiunto: “Uhhh, no! Ma se Chuck me lo chiedesse lo prenderei in grande considerazione perchè non dico di no a Chuck! … Penso che saranno genitori fantastici. Hanno aspettato così tanti anni e sono così divertenti e accomodanti. Gold Penny è davvero un tipo accomodante! Penso che sarebbero genitori adorabili. Posso solo immaginare."

fonte: https://tg24.sky.it/spettacolo  ©Webphoto

Danza: Addio a Pierre Lacotte, archeologo del balletto. Aiutò Nureyev a fuggire dalla Russia

Si è spento a 91 anni il grande coreografo che ha ricostruito i balletti del XIX secolo. Nel 1961 il suo intervento fu determinante nella defezione di Rudolf Nureyev, come aveva raccontato lo scorso dicembre a Sky Tg24 in quella che oggi resta la sua ultima intervista

Guardava il mare, nel silenzio della baia che aveva scelto per trascorrere gli ultimi anni della sua vita. Seduto, con lo sguardo rivolto alla grande vetrata, circondato da arazzi e statue antiche, ci aveva accolto facendosi trovare pronto per quella che probabilmente è stata la sua ultima intervista. Aveva pensato a tutto. 

A scegliere l’angolo migliore del suo salottino, a stampare le foto con il suo amico Rudy, a preparare persino una chiavetta con gli estratti migliori del suo Marco Spada al Teatro dell’Opera di Roma. Perché, come mi aveva ripetuto più volte, aveva “promesso a Rudolf di far vedere sempre il meglio di lui”. Avvolto nella sua sciarpa bianca, con un vestito scuro, era lì, ad aspettarci, con tutta l’eleganza del danseur noble. Un danseur noble che ha scritto la storia della danza per aver ricostruito i grandi balletti del XIX secolo. Per questo veniva chiamato “l’archeologo del balletto”.

CHI ERA PIERRE LACOTTE

Pierre Lacotte si è spento oggi, a 91 anni. Lo ha annunciato sua moglie Ghislaine Thesmar, prima ballerina e splendida danzatrice, compagna di una vita. Danzatore, maestro, coreografo, direttore artistico, Lacotte è stato anche colui che aiutò Rudolf Nureyev a fuggire dalla Russia e a chiedere asilo politico alla Francia nel 1961. Lo avevamo incontrato lo scorso dicembre nella sua casa vicino a Tolone proprio in occasione dello speciale di Sky Tg24 dedicato ai 30 anni dalla scomparsa di Rudolf Nureyev  

Video dello lo Speciale >> QUI

Aiutò nureyev nella defezione

Accesa la lucina rossa della telecamera, il Maestro Lacotte aveva iniziato subito ad andare indietro nel tempo e nei ricordi. E a restituirci una testimonianza storica e unica di quei momenti di grande tensione vissuti all’aeroporto di Le Bourget a Parigi. Un racconto commovente, dettagliato e carico di emozioni diverse. Paura, terrore, incredulità, nervosismo. Una testimonianza straordinaria che resterà nel tempo, come i grandi balletti a cui lui ha ridato vita, come Le Silfidi o La figlia del Faraone. O quelli che ha creato ex novo come Le Roige et Le Noir, ispirato al celebre romanzo di Stendhal nel 2021, suo ultimo lavoro.

fonte: di Chiara Ribichini https://tg24.sky.it

venerdì 7 aprile 2023

Libri: "Fame d'aria" di Daniele Mencarelli

Tra colline di pietra bianca, tornanti, e paesi arroccati, Pietro Borzacchi sta viaggiando con il figlio Jacopo. D’un tratto la frizione della sua vecchia Golf lo abbandona, nel momento peggiore: di venerdì pomeriggio, in mezzo al nulla.

Per fortuna padre e figlio incontrano Oliviero, un meccanico alla guida del suo carro attrezzi che accetta di scortarli fino al paese più vicino, Sant’Anna del Sannio. Quando Jacopo scende dall’auto è evidente che qualcosa in lui non va: lo sguardo vuoto, il passo dondolante, la mano sinistra che continua a sfregare la gamba dei pantaloni, avanti e indietro. In attesa che Oliviero ripari l’auto, padre e figlio trovano ospitalità da Agata, proprietaria di un bar che una volta era anche pensione, è proprio in una delle vecchie stanze che si sistemano. Sant’Anna del Sannio, poche centinaia di anime, è un paese bellissimo in cui il tempo sembra essersi fermato, senza futuro apparente, come tanti piccoli centri della provincia italiana.

Ad aiutare Agata nel bar c’è Gaia, il cui sorriso è perfetta sintesi del suo nome. Sarà proprio lei, Gaia, a infrangere con la sua spontaneità ogni apparenza. Perché Pietro è un uomo che vive all’inferno. “I genitori dei figli sani non sanno niente, non sanno che la normalità è una lotteria, e la malattia di un figlio, tanto più se hai un solo reddito, diventa una maledizione.” Ma la povertà non è la cosa peggiore. Pietro lotta ogni giorno contro un nemico che si porta all’altezza del cuore. Il disamore. Per tutto. Un disamore che sfocia spesso in una rabbia nera, cieca.

Il dolore di Pietro, però, si troverà di fronte qualcosa di nuovo e inaspettato. Agata, Gaia e Oliviero sono l’umanità che ancora resiste, fatta il più delle volte di un eroismo semplice quanto inconsapevole.

Con Fame d’aria, Daniele Mencarelli fa i conti con uno dei sentimenti più intensi: l’amore genitoriale, e lo fa portandoci per mano dentro quel sottilissimo solco in cui convivono, da sempre, tragedia e rinascita.

Daniele Mencarelli, poeta e narratore, nasce a Roma nel 1974. Vive ad Ariccia.
La sua ultima raccolta poetica è Tempo circolare (poesie 2019-1997), peQuod, 2019. Del 2018 è il suo romanzo d’esordio, La casa degli sguardi, Mondadori (premio Volponi, premio Severino Cesari opera prima, premio John Fante opera prima). Nel 2020 esce Tutto chiede salvezza, Mondadori (finalista al premio Strega, vincitore del premio Strega Giovani, vincitore del premio Segafredo Zanetti-un libro un
film, vincitore del premio Anima per il sociale). Da questo romanzo è tratta per Netflix la serie omonima, con regia di Francesco Bruni.
Con Sempre tornare (Mondadori, 2021, premio Flaiano per la narrativa) lo scrittore chiude la
sua ideale trilogia autobiografica. Nell’aprile del 2022 è andata in scena al Centro Teatrale Bresciano, con la regia di Piero Maccarinelli, la sua prima opera teatrale: Agnello di Dio, che ora si appresta a girare i teatri d’Italia. Collabora scrivendo di cultura e società con quotidiani e riviste.

fonte: www.mondari.it

America Latina: Governo Lula crea Consiglio nazionale per i diritti Lgbt

Promuoverà studi, dibattiti e ricerche sul tema dell'inclusione 

(ANSA) - BRASILIA, 07 APR - Il governo brasiliano ha pubblicato un decreto che istituisce il Consiglio nazionale per i diritti di lesbiche, gay, bisessuali, travestiti, transgender, queer, intersessuali, asessuali e altri (Lgbtqia+).

In base al decreto, la sua funzione è quella di aiutare nell'elaborazione e nell'esecuzione di azioni e misure governative per le persone che fanno parte della comunità Lgbtqia+.

Il Consiglio sarà composto da 19 rappresentanti di organizzazioni della società civile, oltre a 19 rappresentanti dei ministeri del governo. La partecipazione non sarà remunerata. Tra le funzioni del Consiglio vi è quella di promuovere studi, dibattiti e ricerche sul tema dei diritti e dell'inclusione, nonché di sostenere campagne volte a promuovere e difendere i diritti e le politiche pubbliche delle persone Lgbtqia+. Le spese per mantenere attivo il Consiglio saranno a carico del ministero dei Diritti umani e della Cittadinanza. (ANSA). 

fonte: Redazione ANSA  www.ansa.it  ANSA RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

Livres: "Voyage à travers l’Italie qui résiste" de Lorenzo Tosa

Description

À l’aube d’une chaude journée de fin de printemps, un train file vers le sud, dernière étape du long voyage qui a conduit le narrateur du livre, le journaliste Lorenzo Tosa, à travers l’Italie et à la rencontre de femmes et d’hommes aux parcours plus ou moins connus : une amitié longue de plusieurs décennies qui plonge ses racines dans l’un des chapitres les plus atroces de l’Histoire, un enfant qui devient le symbole de la lutte contre le changement climatique dans un petit village des Pouilles, une jeune migrante qui retrouve confiance en son prochain grâce à un simple geste de générosité. 

Voici quelques-unes des histoires d’une humanité ordinaire et d’une beauté extraordinaire que l’on découvre au fil des pages, jusqu’à arriver là-bas, dans ce lieu de frontière où, il y a vingt ans, un maire calabrais inconnu imaginait un modèle où allaient se croiser peuples, nations, droits et solidarité.

De Liliana Segre à Mimmo Lucano, en unissant les points de chacune de ces histoires apparemment sans rapport, on recompose la carte idéale d’une Italie qui existe et résiste au délitement social et culturel et nous renvoie, envers et contre tout, au sens profond de l’être humain.

Voyage à travers l’Italie qui résiste est pour le journaliste Lorenzo Tosa une quête essentielle, celle des valeurs de fraternité et de solidarité qui font de nous tous des êtres humains et qui semblent, ces temps-ci en Italie – et ailleurs – quelque peu oubliées.

À travers les histoires de ses personnages, réels, l’auteur de ce récit non-fictionnel aborde les maux dont souffre aujourd’hui l’Italie : racisme, intolérance, égoïsme, ignorance, mais également les initiatives, petites et grandes, qui font des rencontres au fil des pages un miroir de nos sociétés.

source: www.radici-press.net

martedì 4 aprile 2023

Musei: Roma > Cinecittà si Mostra

Tempio del cinema in Italia dal 1937, anno della sua fondazione, Cinecittà coniuga l’attività di polo di produzione e realizzazione di opere cinematografiche con quella di struttura espositivo-museale in continuo ampliamento dal 2011. 

Entrando dallo storico ingresso razionalista di via Tuscolana e proseguendo nell’area verde del parco, i visitatori sono accolti dall’enorme e misteriosa testa della Venusia, realizzata per il film Il Casanova di Federico Fellini del 1976. L’esperienza di visita è suddivisa in due momenti distinti: le mostre negli edifici storici e la visita ai set permanenti.

Negli edifici storici, quattro percorsi espositivi raccontano la storia degli Studios e del cinema italiano e internazionale in modo interattivo: “Girando a Cinecittà”, per immergersi nella storia dei grandi film e conoscere storie e curiosità attraverso immagini, video, interviste e costumi originali; “Backstage - Un percorso didattico per Cinecittà”, per scoprire i mestieri del cinema; “Il sottomarino S-33”, set realizzato per il film U-571 del regista Jonathan Mostow. 

Il quarto e ultimo percorso, “FELLINIANA - Ferretti sogna Fellini”, porta la firma di Francesca Lo Schiavo e di Dante Ferretti, lo scenografo che ha dato corpo ai sogni e alle visioni di Federico Fellini, ed è una vera e propria immersione nell’immaginario felliniano, una piccola città dentro Cinecittà. 

Tre sono i grandi set permanenti visitabili tutti i giorni con guide specializzate: il monumentale “Roma Antica”, uno dei set più grandi di Cinecittà, costruito per la serie tv della HBO Rome; il “Tempio di Gerusalemme”, realistico ed eclettico nella sua mescolanza di stili, influenze e architetture diverse; “Firenze 1400”, realizzato nel 2002 e successivamente usato per ambientazioni ed epoche diverse.

Incluso nella visita è anche il MIAC, il Museo italiano dell’Audiovisivo e del Cinema: un percorso espositivo di 1.600 metri quadri attraverso centinaia di filmati provenienti dalle più importanti cineteche d’Italia, installazioni interattive, videoarte e percorsi multimediali. Tutte le domeniche da ottobre a giugno, nel prezzo del biglietto è compreso anche l’ingresso a Cinebimbicittà, uno spazio laboratorio dedicato ai più piccoli, con attività, visite animate e in famiglia, letture ed eventi speciali.

Per visitare in sicurezza Cinecittà si Mostra, consulta il sito ufficiale.

fonte: www.turismoroma.it

Torino: ritorna il Lovers Film Festival 38° Festival Cinema LGBTQIA+

Da Martedì 18 Aprile 2023 ore 00,00 - Domenica 23 Aprile 2023 ore 00,00

Dal 18 al 23 aprile si svolgerà al Cinema Massimo di Torino il Lovers Film Festival, il primo festival LGBTQIA+ d'Europa.

In programma oltre 54 titoli tra lungometraggi, documentari e cortometraggi provenienti da tutto il mondo.

A dirigere il festival Vladimir Luxuria.

Programma in via di definizione 

Temi 2022

I film del programma saranno suddivisi in quattro filoni narrativi, che esplorano i linguaggi, le tematiche, le istanze di quattro fasi diverse dell'evoluzione della persona:

  • Forever Young: il percorso dedicato ai coming of age che identifica le pellicole che trattano la crescita, la scoperta di sé e gli interrogativi
  • Get Queer: dedicato al solco delle costrizioni, dei binari e della norma e al coraggio di superarli
  • Be Fabulous: percorso sulle icone di ieri e di oggi, e con un solo obiettivo: essere favolosə
  • When Love Was Modern: i film sulle pioniere e i pionieri che hanno condotto le più importanti battaglie della comunità LGBTQIA+

Biglietti

In via di definizione

Per maggiori informazioni, visita il sito del Lovers Film Festival.

Info

Il Lovers Film Festival è realizzato dal Museo Nazionale del Cinema di Torino e si svolge con il contributo del MiC, della Regione Piemonte e del Comune di Torino.

Lovers Film Festival
Sito: www.loversff.com
Facebook: Lovers Film Festival
Instagram: @loversff

Dove

Via Giuseppe Verdi, 18 Torino 
Telefono:  0118138574 Biglietteria

fonte: www.comune.torino.it

Tecnologia: Amazon, nel 2022 rimossi 6 milioni di prodotti contraffatti. Investiti 1,2 miliardi di dollari contro contraffazioni e frodi

Nel 2022 Amazon ha rimosso dalla rete di distribuzione globale oltre 6 milioni di prodotti contraffatti e ha bloccato, prima che pubblicassero un'offerta, oltre 800 mila tentativi di creare nuovi account di vendita, un numero in calo rispetto ai 2,5 milioni di tentativi nel 2021 e ai 6 milioni del 2020.

Sono i dati contenuti nel terzo "Report annuale sulla protezione dei marchi" diffuso dall'azienda nel quale si sottolinea anche che sono stati investiti 1,2 miliardi di dollari e impiegate oltre 15.000 persone per proteggere le vendite online da contraffazione e altre forme di frodi e abusi.

    Nel 2022 l'Unità di Amazon per i crimini di contraffazione ha citato in giudizio, o segnalato alle forze dell'ordine, oltre 1.300 contraffattori, rispetto ai 600 del 2021, negli Stati Uniti, nel Regno Unito, nella Ue e in Cina.

Inoltre, evidenzia il report, "nel 2022 l'adozione dei programmi di protezione dei marchi di Amazon ha continuato a crescere e il numero medio di notifiche di violazione per contraffazione valide, presentate da un marchio incluso nel brand registry, è diminuito di oltre il 35% rispetto all'anno precedente". "'L'identificazione, il sequestro e il corretto smaltimento di oltre sei milioni di prodotti contraffatti nel 2022 ha evitato - spiega l'azienda - che raggiungessero i clienti e fossero rivenduti altrove nella catena di approvvigionamento globale".

"Siamo orgogliosi dei progressi compiuti quest'anno, in particolare dell'evoluzione della nostra tecnologia, che ci consente di stare al passo dei contraffattori e del raddoppio dei nostri procedimenti penali e azioni legali", ha detto Dharmesh Mehta, vicepresidente, worldwide selling partner services di Amazon. "Siamo grati per la crescente collaborazione dell'intero settore in questo ambito e ci auguriamo di continuare a innovare e lavorare insieme per azzerare la contraffazione", ha concluso. 

fonte: Redazione ANSA  www.ansa.it  ANSA RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

Cinema: Everything Everywhere, tutto sul film che ha vinto agli Oscar

Torna in sala in Italia geniale avventura dei Daniels

Torna in sala dal 13 marzo, distribuito con orgoglio da I Wonder Pictures, che in tempi non sospetti aveva preso i diritti per l'Italia, il film che ha trionfato agli Oscar: EVERYTHING EVERYWHERE ALL AT ONCE, conquistando sette statuette su 11 candidature, centrando molti premi principali tra cui miglior film, migliore attrice protagonista, migliori attori non protagonisti e sceneggiatura originale.

Everything Everywhere trionfa agli Oscar, 7 vittorie >> TRAILER

Aveva già avuto una quantità incredibile di altri riconoscimenti, tra cui due Golden Globe.

Caso della stagione, film sorpresa, prodotto dai fratelli Russo e diretto da Daniel Kwan e Daniel Scheinert, noti collettivamente come i visionari Daniels, ossia la Hollywood piu' indipendente, il film e' avventura, azione, fantascienza, dramma familiare con tematiche Lgbt, comedy e romance tutto insieme e con lo sfondo di grandissima attrazione del metaverso, con protagonista una donna cinese americana (Michelle Yeoh) provata dalla crisi economica con la sua lavanderia al punto da non riuscire a pagare le tasse, pressata da una ispettrice implacabile (una irresistibile Jamie Lee Curtis) e che invece diventa suo malgrado una wonderwoman, con molteplici versioni di se stessa dalla star del cinema a una chef giapponese.

Ce n'e' abbastanza perche' tolte le arti marziali e i superpoteri, Everything fa commuovere ed empatizzare con Michelle e la sua famiglia, il marito (Ke Huy Quan) e la figlia gay in cerca di riconoscimento (Stephanie Hsu). Si entra al cinema pensando ad un film leggero, divertente, caciarone e forse 'stupido' e si esce con le lacrime agli occhi. 

In una parola spiazzante e forse questo 'delirio' originale e' il segreto del trionfo. Poi c'e' il cast a cominciare da Michelle Yeoh, 60 anni, malese di origini cinesi, fantastica attrice della Tigre e il dragone, Bond girl del Domani non muore mai, di Memorie di una geisha e del film Marvel I guardiani della galassia, paladina dell'empowerment femminile asiatico. E i  protagonisti Jamie Lee Curtis e il vietnamita Ke Huy Quan. Ora si tratta di scommettere sul richiamo degli Oscar sul pubblico italiano: il film non ha superato il milione di euro di incasso, mentre in America è intorno ai 74 milioni di dollari, 106 milioni worldwide. 

fonte: Redazione ANSA  www.ansa.it  ANSA RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

venerdì 31 marzo 2023

Cinema > Stranizza d’amuri: perché il film di Beppe Fiorello è ancora necessario e tutti dovrebbero vederlo

Stranizza d’amuri: perché il film di Beppe Fiorello è ancora necessario e tutti dovrebbero vederlo 

Doloroso e poetico, potente e delicato: Stranizza d'amuri, la pellicola che segna l'esordio alla regia di Giuseppe Fiorello, è un film da vedere assolutamente. Ed è, purtroppo, un film ancora drammaticamente attuale e necessario.  

Non so se esistano parole all’altezza di Stranizza d’amuri, il film che segna l’esordio alla regia di Giuseppe Fiorello. So per certo, però, che si tratti di un film necessario. Purtroppo, aggiungo, perché quello che racconta – seppur lontano nel tempo – non è poi così distante da noi. E il pregio, il merito di quest’opera è quello di rappresentare, per lo spettatore, un’esperienza totalizzante, segnante, cruda. Un tuffo in un mare di dolore, di rabbia, ma anche di tenerezza, di purezza.

Un tuffo dove l’acqua è alta, fredda e la riva è lontana. Ma l’occhio di Fiorello non è rivolto alla distanza che c’è dalla salvezza, guarda dall’altra parte, verso l’orizzonte in cui cielo e mare si confondono. Per questo, Stranizza d’amuri non è solo spietato, ma soprattutto poetico. Non è doloroso per sensazionalismo, ma per necessità. Non è romantico per coinvolgere, ma per restituire al pubblico una storia che è innanzitutto d’amore, e solo poi di dolore.

Stranizza d’amuri, che è un film (ancora) necessario

Stranizza d’amuri è un film potente e delicato. Utilizzo quest’ossimoro perché non è innocuo, ma nemmeno (soltanto) doloroso. È un film che con intelligenza, garbo e poesia racconta un amore tenero, pulito, travolgente. E con altrettanta lucidità e feroce sincerità rivela lo sfondo culturale e sociale in cui quest’amore nasce e tenta faticosamente di esistere. È un’altalena, una strada piena di curve, volare e cadere si somigliano a tal punto da confondersi e lo spettatore prova sensazioni di rabbia e tenerezza. Ma certamente mai sensazioni tiepide.

Al centro c’è l’amore di Gianni e Nino (interpretati rispettivamente da Samuele Segreto e Gabriele Pizzurro), tutt’intorno la Sicilia dei primi anni Ottanta: una cittadina piccola, impreparata alla relazione tra due uomini, per questo incattivita, giudicante e violenta, e poi due famiglie, due radici marce, annodate alla paura del giudizio. Quella di Stranizza d’amuri è una storia in cui ogni personaggio, ad eccezione dei due protagonisti, si guarda attraverso gli occhi degli altri, si determina attraverso il (pre)giudizio degli altri, si conosce attraverso i limiti degli altri. Il risultato è una società ostile, gretta, in cui nessuno è libero: i due protagonisti non lo sono in quanto omosessuali, gli altri in quanto vittime di sé, dell’incapacità di rivendicare la propria intima e sofferta unicità.

Per questo è un film necessario: la storia di Gianni e Nino, ma soprattutto il loro coraggio, è una spiegazione ante litteram di cosa significhi autodeterminarsi: i due protagonisti di Stranizza d’amuri, sfidando ciò che è considerato da tutti normale e inviolabile, non si accontentano di essere quello che gli altri vorrebbero, ma sfidano l’ottusità, l’arretratezza e la crudeltà della gente per essere se stessi. E alla fine, nonostante tutto, ci riescono.

Stranizza d’amuri è un faro in quel mare di rabbia e dolore di cui parlavo e mette in luce un fatto che non è (ancora) ovvio: la libertà è una conquista che inizia dalla conoscenza, consapevolezza e accoglienza di sé. Non è mai fuori di sé, è sempre dentro, barricata sotto strati di preconcetti, costrutti sociali, dogmi. La libertà non è da scoprire, ma da riscoprire. E va allenata. Gianni e Nino l’hanno fatto, senza sapere quanto la loro storia sarebbe stata importante, se non indispensabile, per chi è venuto dopo di loro.

Stranizza d’amuri: la storia vera di Giorgio e Antonio

Stranizza d’amuri racconta una storia vera: si tratta del tristemente noto delitto di Giarre, avvenuto il 31 ottobre 1980 a Giarre, appunto, un comune in provincia di Catania. Le vittime sono state Giorgio Agatino Giammona e Antonio Galatola: i due giovani venivano chiamati “i ziti”, vale a dire “i fidanzati”. Giorgio, soprannominato in modo dispregiativo “puppu ‘cco bullu” (“omosessuale patentato”), era stato sorpreso, in passato, in atteggiamenti intimi con un altro giovane uomo e, per tale motivo, denunciato ai carabinieri. Era dunque dichiaratamente gay.

Dopo una scomparsa di due settimane, Giorgio e Antonio sono stati trovati morti, mano nella mano, dopo essere stati raggiunti da un colpo di pistola. A seguito delle indagini, si è scoperto che il colpevole del duplice omicidio era Francesco Messina, nipote tredicenne di Antonio. In un primo momento, il ragazzino ha detto che erano stati i due giovani innamorati a chiedergli di essere uccisi, costringendolo così a sparare, dal momento che non avrebbero mai potuto vivere la loro relazione sentimentale. Ma non è finita qui: Francesco Messina ha affermato anche di essersi dichiarato colpevole dopo aver ricevuto forti pressioni dai carabinieri.

Dopo la morte di Giorgio e Antonio, comunque, è nato il primo circolo Arcigay ed è stato costituito il primo collettivo del FUORI (acronimo di Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano) nella Sicilia orientale. L’Arcigay è nato da un’idea di Marco Bisceglia, sacerdote apertamente omosessuale, in collaborazione con Nichi Vendola, insieme a Gino Campanella e Massimo Milani.

fonte: di Basilio Petruzza   www.greenme.it

lunedì 27 marzo 2023

Books: "YVES SAINT LAURENT AT HOME. Life with Yves and Pierre" by Marianne Haas

Yves Saint Laurent and Pierre Bergé were worldbuilders of an unparalleled caliber; true tastemakers who approached each interior project with imagination and rigeur, crafting grand spaces infused with personality and provenance. 

Connoisseurs in every sense of the word with a deep knowledge and appreciation for art and interior design, the two built and lived among a spectacular and carefully-considered collection. In close collaboration with world-class designer Jacques Grange, they crafted private spaces full of wonder and enchantment.

Readers are invited to discover the couple’s savoir-faire through the most exquisite photographs of the interiors and gardens of Yves’s Château Gabriel, the dacha in Deauville; the Villa Majorelle in Marrakech; the apartment on rue de Babylone and his maison de couture on avenue Marceau. 

With photographs by Marianne Haas, and texts and special contributions from Jacques Grange, Catherine Deneuve, Betty Catroux, Laurence Benaïm, Louis Benech and other members of Yves’ tribe, the creative couple’s legacy lives on.

"Yves and Pierre are true collectors—the kind of humanists who have survived into the present—who collect with a concern for literary and historical knowledge. Their homes seem to be haunted by countless storybook characters."
Jacques Grange

Jacques Grange is an interior designer and decorator and a graduate of the École Boulle and the École Camondo in Paris. He began his career in the 1970s working alongside Henri Samuel, Didier Aaron and Alain Demachy. His interior design projects have included many private residences in Europe and the United States, including those of H.R.H. Princess Caroline of Hanover, Jean and Terry de Gunzburg, Israel Englander, Robert Agostinelli, Pauline Karpidas, Paloma Picasso, Daniela Memmo d’Amelio, Jérôme and Sophie Seydoux, François Pinault and Ronald Lauder; several hotels, including the Mark Hotel in New York, the Hotel Cappuccino in Palma de Mallorca, Francis Ford Coppola’s Palazzo Margherita in Bernalda in Italy, the Villa Maïa in Lyon and the Cheval Blanc St-Barth; and yachts such as the Pacha III and Pamela V.

Over the course of his long-standing friendship and collaboration with Yves Saint Laurent and Pierre Bergé, Jacques Grange oversaw the interior design of their homes in Paris, the Villa Majorelle in Marrakech, the Villa Mabrouka in Tangier, the Château Gabriel in Benerville as well as the décor of Yves Saint Laurent’s haute couture house in Paris. He has also staged several exhibits for Yves Saint Laurent around the world. Jacques Grange approaches each project with the same enthusiasm, be it a palace, a hotel or cabanas in Portugal.

Photographer Marianne Haas was born in Sursee, Switzerland, and is based between Paris and Zurich. She specializes in portraits of artists and designers, and interiors and gardens.Her work has appeared in Elle Décor, Elle Decoration, Elle, Vogue, Paris Match, Madame Figaro and Architectural Digest. She studied photography in Paris, working for photographer Jean-Marie Périer, before directing the short film “Point le Chat,” which was shown at Cannes Film Festival, the Montreal Film Festival and New York Film Festival, where it received the bronze medal. Her work has been shown at Pierre Passebon’s Galerie du Passage, Gallery Tino Zervudachi and Gallery Pierre-Alain Challier, among others.

Laurence Benaïm is a journalist, writer, publisher, fashion curator and expert who is based in Paris. She has written a number of books and biographies, on Yves Saint Laurent, Marie Laure de Noailles and Jean-Michel Frank, among other subjects. She has written a number of books for Assouline, including Orientalism Style, Yves Saint Laurent: The Impossible Collection, Dior by Yves Saint Laurent and other titles.

source:  https://eu.assouline.com

Roma: in occasione del Transgender Day of Visibility (TdOV) il film “C’è un soffio di vita soltanto” in memoria di Lucy Salani

In occasione del Transgender Day of Visibility (TdOV), venerdì 31 Marzo ore 20:30 al cinema Giulio Cesare per la proiezione speciale di “C’è un soffio di vita soltanto” in memoria di Lucy Salani.  Un evento di Arcigay Roma e Azione Trans con Circuito Cinema. 

Dopo la proiezione Q&A con gli autori Matteo Botrugno e Daniele Coluccini e con Vladimir Luxuria, modera Pietro Turano

Biglietti a prezzo speciale: https://bit.ly/40H2Z3h

 "C’e’ un soffio di vita soltanto"

Trama:

Lucy è una nonna di novantacinque anni.
Nella sua casa, le foto ingiallite dal tempo raccontano l’adolescenza di un ragazzo, che all’epoca si chiamava Luciano, e stava per vivere il periodo più terribile della sua vita.Lucy è la donna transessuale più anziana d’Italia. È una dei pochi sopravvissuti al campo di concentramento di Dachau ancora in vita.Lucy, tramite la sua vita, racconta la storia del Novecento.
Gli eventi della sua turbolenta esistenza diventano la metafora di un’umanità che non si arrende e che fa tesoro del più grande dono della Storia, la memoria, come unico ed imprescindibile punto di partenza.

NOTE DI REGIA:

Abbiamo visto Lucy per la prima volta in un’intervista su YouTube. Si presentava come una persona fuori dagli schemi e la sua storia era assolutamente unica.
È stata uomo e donna, figlio e madre, prigioniero nel campo di concentramento di Dachau, amica, amante, prostituta. La sua vita è stata un saliscendi di eventi, ora tragici, ora più sereni. L’abbiamo scovata nella sua casa popolare nella periferia bolognese, l’abbiamo conosciuta e abbiamo ascoltato per ore la storia della sua vita, decidendo così di realizzare un film su di lei, sulla sua umanità, sul suo coraggio e sul suo indistruttibile attaccamento alla vita.

Per un anno ci siamo immersi nella sua quotidianità fatta di ricordi, incontri e momenti di solitudine. Ci siamo interrogati spesso su come mettere mano su un materiale umano così delicato e prezioso e siamo giunti alla conclusione che la regia dovesse essere messa al servizio della storia e, soprattutto, di Lucy. Siamo rimasti attaccati a lei per far sì che anche lo spettatore potesse vivere quest’esperienza esattamente come l’abbiamo vissuta noi. Anche la scelta delle immagini di repertorio riflette questo approccio. Nessuna immagine di Dachau, né di guerra, né filmati di archivio del periodo nazi-fascista: il repertorio è diventato un modo per tuffarsi nella fantasia di Lucy, nei suoi sogni, nei suoi incubi. 

C’è un soffio di vita soltanto è la storia di un’identità che resiste e sopravvive, malgrado tutto, in un XXI secolo in cui il senso della Memoria sembra affievolirsi di fronte al lento incedere dei fantasmi del passato.

fonte: https://arcigayroma.it  www.azionetrans.org   www.circuitocinema.com

27 marzo Giornata Mondiale del Teatro 2023. Il messaggio di Samiha Ayoub

In occasione della giornata mondiale del Teatro 2023, AGIS si unisce al messaggio della celebre attrice egiziana Samiha Ayoub nel quale ricorda i valori fondativi del teatro e il suo importante ruolo nella comunità. L’Associazione Generale Italiana dello Spettacolo si riconosce nella riflessione di Samiha Ayoub e per queste ragioni ne diffonde il messaggio fatto proprio anche dal Centro Italiano dell’International Theatre Institute-UNESCO.

Samiha Ayoub è un’attrice egiziana, nata nel quartiere Shubra del Cairo. Si è diplomata all’Istituto superiore di arti drammatiche nel 1953, dove ha seguito l’insegnamento del drammaturgo Zaki Tulaimat. Nel corso della sua carriera artistica ha recitato in circa 170 opere teatrali, tra cui Raba’a Al-Adawiya, Sekkat Al-Salamah, Blood on the Curtains of the Kaaba, Agha Memnon, Il Cerchio di Gesso del Caucaso. Sebbene abbia lavorato soprattutto nel mondo del teatro, ha interpretato molti ruoli anche nel cinema e in televisione. Nel cinema si è distinta per diversi film, tra cui The Land of Hypocrisy, The Dawn of Islam, With Happiness, Among the Ruins. E in televisione ha presentato molte opere importanti, tra cui Stray Light, Time for Rose, Amira ad Abdeen, Al-Masrawiya. Ha ricevuto molte onorificenze da diversi presidenti, tra cui Gamal Abdel Nasser e Anwar Sadat.

«A tutti i miei amici artisti di teatro di tutto il mondo,
Vi scrivo questo messaggio in occasione della Giornata Mondiale del Teatro, e per quanto mi senta estremamente felice di rivolgermi a voi, ogni fibra del mio essere trema sotto il peso di ciò che tutti noi stiamo soffrendo – artisti di teatro e non- a causa delle pressioni schiaccianti e dei sentimenti contrastanti che suscita la condizione attuale del mondo. L’instabilità è il risultato diretto di ciò che il nostro mondo sta attraversando oggi in termini di conflitti, guerre e disastri naturali che hanno avuto effetti devastanti non solo sul nostro mondo materiale, ma anche sul nostro mondo spirituale e sulla nostra pace psicologica. Vi parlo oggi mentre ho la sensazione che tutto il mondo sia diventato come isole disperse, o come navi che fuggono in un orizzonte denso di nebbia, ciascuna spiegando le vele e navigando senza guida, senza riuscire a vedere nulla dell’orizzonte che dovrebbe guidarle e, nonostante ciò, continuando a navigare, sperando di raggiungere un porto sicuro che la accolga dopo le lunghe peregrinazioni in mezzo a un mare furioso.

Il nostro mondo non è mai stato così strettamente connesso come lo è oggi, ma allo stesso tempo non è mai stato più dissonante e non siamo mai stati così lontani gli uni dagli altri come lo siamo oggi. Qui sta il paradosso drammatico che ci impone la nostra contemporaneità. Nonostante ciò a cui assistiamo rispetto alla convergenza nella circolazione delle notizie e delle comunicazioni che ha portato ad infrangere tutte le barriere dei confini geografici, i conflitti e le tensioni a cui il mondo sta assistendo hanno superato i limiti della percezione logica, creando, in mezzo a questa apparente convergenza, una divergenza fondamentale che ci allontana dalla vera essenza dell’umanità nella sua forma più semplice.

Il teatro nella sua essenza originaria, è un atto puramente umano basato sulla vera essenza dell’umanità, che è la vita. Come diceva il grande pioniere Konstantin Stanislavskij: “Non entrate mai a teatro con il fango ai piedi. Lasciate la polvere e lo sporco fuori. Lasciate le vostre piccole preoccupazioni, i litigi, le piccole difficoltà alla porta assieme ai vostri indumenti esterni- tutte quelle cose che vi rovinano la vita e distolgono la vostra attenzione dalla vostra arte.” Quando saliamo sul palco, saliamo con la sola vita di un essere umano in noi, ma questa vita ha una grande capacità di scindersi e di riprodursi per trasformarsi in tante vite che diffondiamo in questo mondo affinché esso prenda vita, fiorisca e diffonda i suoi profumi.

Quello che facciamo nel mondo del teatro, come drammaturghi, registi, attori, scenografi, poeti, musicisti, coreografi e tecnici -tutti noi nessuno escluso- è un atto di creazione della vita che non esisteva prima di salire sul palcoscenico. Questa vita merita una mano premurosa che la tenga, un petto amorevole che la accolga, un cuore gentile che provi empatia per essa ed una mente sobria che le fornisca ragioni per continuare e sopravvivere.

Non esagero quando dico che quello che facciamo sul palco è l’atto stesso della vita, generata dal nulla, come una brace ardente che brilla nell’oscurità, illuminando le tenebre della notte e riscaldando la sua freddezza. Siamo noi che diamo alla vita il suo splendore. Siamo noi che la incarniamo. Siamo noi che la rendiamo vibrante e significativa. E siamo noi a fornire le ragioni per capirla. Siamo noi che usiamo la luce dell’arte per affrontare l’oscurità dell’ignoranza e dell’estremismo. Siamo noi che abbracciamo la dottrina della vita, affinché la vita si possa diffondere in questo mondo. Per questo mettiamo tutto il nostro impegno, tempo, sudore, lacrime, sangue e nervi, per raggiungere questo alto messaggio, per difendere i valori della verità, della bontà e della bellezza, nel convincimento che la vita meriti veramente di essere vissuta.

Vi parlo oggi, non così per parlare, e nemmeno per celebrare il padre di tutte le arti, il “teatro”, nella sua giornata mondiale. Vi invito piuttosto a stare insieme, tutti noi, mano nella mano, spalla a spalla, per gridare a squarciagola, come siamo abituati a fare sui palcoscenici dei nostri teatri, per far uscire le nostre parole, per risvegliare la coscienza del mondo, per cercare dentro di noi l’essenza perduta dell’umanità. L’essere umano libero, tollerante, amorevole, comprensivo, gentile ed accogliente, che rigetta questa vile immagine di brutalità, razzismo, di conflitti sanguinosi, di un pensiero unilaterale ed estremista. Gli esseri umani hanno
camminato su questa terra e sotto questo cielo per migliaia di anni e continueranno a camminare. Pertanto togliete i piedi dal fango delle guerre e dei conflitti sanguinosi e lasciate questi ultimi all’entrata del palcoscenico.

Forse allora la nostra umanità, che si è offuscata nel dubbio, diventerà di nuovo una certezza che ci renderà tutti orgogliosi di essere umani e di essere fratelli e sorelle nell’umanità.
È la nostra missione, di noi drammaturghi, portatori della fiaccola della luce, sin dalla prima apparizione del primo attore sul primo palcoscenico, di essere in prima linea nell’affrontare tutto ciò che è brutto, sanguinario e disumano, mettendolo a confronto con tutto ciò che è bello, puro e umano. Noi, e nessun altro, abbiamo la capacità di diffondere la vita. Diffondiamola insieme per il bene di un unico mondo e di un’unica umanità». 

fonte: www.teatrostabiletorino.it

martedì 7 marzo 2023

Libri: Aspettando Bojangles di Olivier Bourdeaut

L’amour fou regna come non mai nelle pagine di questo libro, autentica rivelazione dell’ultima stagione letteraria francese.

«Degno erede di una tradizione di cui fanno parte Queneau, Prèvert e Romain Gary, Bourdeaut racconta la sua famiglia con ironia e commossa ingenuità, trasmettendo al lettore la sua gioia di vivere che vuole essere più forte di qualsiasi dramma.» - La Repubblica

«Questo romanzo è intriso di ironia e romanticismo e fa apparire la pazzia come un mezzo magico per sottrarsi alla banalità quotidiana.» - Il Foglio

«Nel sorprendente romanzo di Olivier Bourdeaut, mamma, papà e figlioletto travolgono il lettore con un fiume di felicità folle.» - L’Espresso

Ogni mattina Georgette si volta verso lo specchio e saluta la nuova Renée, o la nuova Joséphine, o la nuova Marylou, per celebrare in vesti nuove un’altra giornata all’insegna del piacere e della fantasia. La vita per lei non è altro, infatti, che un tourbillon di poesia in cui non c’è posto per le tristezze del mondo. Eccola allora ballare con suo marito sempre e ovunque, di giorno e di notte, da soli e in compagnia degli amici, al suono di Mister Bojangles di Nina Simone, una canzone gaia e malinconica allo stesso tempo. Eccola entusiasmarsi per ogni piccola cosa, e trovare incredibilmente divertente l’andare avanti del mondo. Eccola trattare il suo piccolo né da adulto né da bambino, ma come un personaggio da romanzo. Un romanzo che lei ama molto e nel quale s’immerge in ogni momento. 

Olivier Bourdeaut è nato nel 1980 in una casa affacciata sull’Oceano atlantico, rigorosamente priva di televisore. Ha potuto così leggere e fantasticare molto. Prima di scrivere Aspettando Bojangles (Neri Pozza, 2016) è stato un disastroso agente immobiliare, factotum in una casa editrice di libri scolastici, raccoglitore di fior di sale di Guérande a Croisic. Nel 2018 ha pubblicato il suo secondo romanzo, Pactum salis, edito in Italia da Neri Pozza.

fonte: www.ibs.it

Libri: Gaia Zucchi in libreria con La vicina di Zeffirelli

In occasione del centenario dalla nascita del famosissimo regista Franco Zeffirelli, ecco “La vicina di Zeffirelli”, l’esordio letterario di Gaia Zucchi disponibile da marzo 2023 in tutte le librerie. 

Pubblicato da De Nigris Editore, questo libro è una autobiografia dell’attrice romana, in cui si racconta del rapporto con il cineasta Zeffirelli, suo mentore e fonte di ispirazione.

Attraverso questo libro Gaia Zucchi si racconta con sincerità ed ironia, fughe dalla normalità, sogni infranti, ma anche segreti e aneddoti di una vita sopra le righe, vissuta però con delicatezza. Un racconto di un’amicizia speciale. 

“Sono molto ottimista, infatti il mio nome mi rappresenta alla perfezione. Sono nata e vissuta a Roma, ma di origini siciliane, quindi simpaticamente fumantina. Alla vita regalo sorrisi e tanto divertimento, ancora oggi si parla delle mie famosissime feste che animavano le notti sull’Appia Antica” – racconta l’autrice -.” Ogni tanto vengo ripagata da incontri casuali che segnano profondamente la mia persona, come quello con il Maestro Franco Zeffirelli che descrivo nel mio primo libro.”

Gaia Zucchi - Attrice romana di origini siciliane laureata in psicologia e successivamente diplomata al Centro Sperimentale di Cinematografia, nel corso della sua carriera è stata la protagonista di svariate pellicole, tra cui spiccano “Fermo Posta” di Tinto Bras e “I Volontari” di Domenico Costanzo, e di spot pubblicitari firmati da Paolo Virzì e Marco Risi. Il suo successo come sex symbol lo deve alla sua collaborazione con Tinto Bras e alle copertine di famose riviste internazionali per cui ha posato. É attiva anche in televisione grazie a numerose partecipazioni a fiction di successo come “Carabinieri”, “Distretto di Polizia”, “La Squadra”, “Camera Café”, e al programma “Le Iene” per cui ha realizzato uno spumeggiante quanto iconico servizio coinvolgendo gli esercenti della sua città, Roma. In Teatro è stata diretta da grandi registi del calibro di Attilio Corsini e Luca Ronconi.
Oggi presenta al suo pubblico il suo primo romanzo, “La vicina di Zeffirelli”, edito da De Nigris editori, una sorta di autobiografia costellata da racconti inediti della sua vita privata e del suo brillante percorso professionale.
 
fonte: www.napoliclick.it  Author: Mario Ventre- Napoletano, è appassionato di scrittura, amante degli animali e della musica. Ha una passione sincera per il Calcio, che commenta con una visione molto romantica basata sui suoi veri valori, che non gli impediscono però di scherzarci su.

Cinema: Primadonna, giovane pioniera dei diritti femminili Ispirato a Franca Viola che rifiutò il 'matrimonio riparatore'

Ispirato a un fatto vero, avvenuto nella Sicilia anni Sessanta, arriva in sala dall'8 marzo con Europictures PRIMADONNA, sorprendente opera prima di Marta Savina.

Di scena il racconto romanzato della storia di Franca Viola che nel 1966 rifiutò il 'matrimonio riparatore', previsto dalle leggi dell'epoca dopo la cosiddetta 'fuitina', contestando al suo rapitore e stupratore di essere stata consenziente.

Bisognerà attendere però il 1981 perché il 'matrimonio riparatore', che estingueva il reato di stupro, venga definitivamente cancellato dal codice penale.     Girato in siciliano stretto (con tanto di sottotitoli) il film, già al London Film Festival e ad Alice nella Città (dove ha vinto il Concorso Panorama Italia), racconta appunto di Lia Crimi (Claudia Gusmano), ventun anni, una ragazza semplice e solida che ama dissodare i campi col padre (Fabrizio Ferracane) e ha una sola debolezza: una simpatia per Lorenzo Musicò (Dario Aita), figlio del boss locale. 

Quando Lorenzo, però, la rapisce e la violenta, seguendo il collaudato rituale della 'fuitina', lei non ci sta e lo denuncia ai carabinieri. Da qui iniziano per Lia e la sua famiglia l'inferno del tribunale e la persecuzione da parte di mafiosi e paesani.    

Prodotto da Capri Entertainment con Italia Francia con Medset Film, in associazione con Tenderstories, in collaborazione con Rai Cinema, Vision Distribution e Sky, il film, spiega la regista, "è soprattutto una storia di autodeterminazione femminile. Rispetto alla storia originale certo - aggiunge - è stata fatta un'operazione di lungo rimpasto tanto da far perdere i confini iniziali".     

E ancora Marta Savina, già autrice sullo stesso tema di un corto pluripremiato VIOLA, FRANCA (2017): "Sono partita dall'idea che gli esseri umani sbaglino, al di là del fatto di essere uomo e donna. Non c'è in questo film il vero cattivo. Lo stesso Lorenzo - continua la regista - non è un vero antagonista. Il fatto che si ritrovi a fare cose atroci non dipende neppure da lui. Per lui è normale, solo quando si ritrova in tribunale capisce forse di aver sbagliato".     

Spiega invece la bravissima Claudia Giusmano (La mafia uccide solo d'estate, Guida astrologica per cuori infranti): "Il mio è un personaggio contemporaneo nel quale mi sono completamente immedesimata. Non sono così andata indietro nel tempo, ho raccontato invece Lia come una donna moderna, una donna coraggiosa, una ragazza incosciente che ha subito un'ingiustizia enorme. PRIMADONNA è un film, forse, più per gli uomini che per le donne, perché noi donne conosciamo già tutto quello che la protagonista prova. Lei e il suo stupratore sono poi entrambi vittime, in modo diverso, della società in cui vivono, perché se non sei abbastanza uomo, come nel caso di Lorenzo, vieni comunque giudicato".     

Nel cast del film anche Paolo Pierobon, Francesco Colella, Manuela Ventura, Angelo Faraci e Thony

fonte: di Francesco Gallo www.ansa.it  ANSA RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

SKY > Masterchef, il vincitore Edoardo 'cittadino del mondo' In libreria con Daje!. Ai giovani: seguite il cuore

"Ascoltate il vostro cuore, voi stessi, lasciate stare i giudizi negativi degli altri, rimanete centrati su voi stessi e aperti ad ogni possibilità.

Ognuno è la salvezza di se stesso: picchiate la testa, fate cavolate, ma fate le vostre e siate sempre coscienti, non date retta a nessuno".

E' il consiglio che, rispondendo alle domande dei cronisti in conferenza stampa all'indomani della finale di Masterchef che lo ha incoronato, dà Edoardo Franco, 26 anni, il dodicesimo vincitore del cooking show Sky Original prodotto da Endemol Shine Italy. Ha avuto la meglio sul giovane Antonio "Bubu" Gargiulo e Hue Thi, nella finalissima dello show di Sky. La proclamazione, nell'ultimo episodio di questa stagione, dalla voce di Antonino Cannavacciuolo, uno dei giudici del programma insieme a Bruno Barbieri e Giorgio Locatelli. "Consegnavo pizze, mi sono licenziato, sono venuto qui, mi sono lasciato, ero disoccupato e ho vinto!".

Ispirato al murale di Keith Haring, nel suo menu Edoardo, entrato a Masterchef come disoccupato e uscito da trionfatore, ha portato i sapori dei tanti viaggi che hanno caratterizzato la sua vita, da Varese alla Scandinavia e la Germania, dove faceva il rider. Con la vittoria dell'edizione numero 12 di MasterChef Italia, Edoardo Franco porta a casa 100mila euro in gettoni d'oro, l'opportunità di pubblicare un libro di ricette che uscirà il 4 marzo dal titolo "Daje! La mia cucina senza confini" con la casa editrice Baldini+Castoldi. Avventuriero e nomade nell'animo, Edoardo ha vissuto per quattro anni ad Edimburgo, un anno a Milano e uno in Svezia, sempre alla costante ricerca di un riscatto. 

Decide di iscriversi a MasterChef Italia con la speranza di dare una svolta alla sua vita, trovare il giusto percorso per realizzarsi. E in previsione c'è anche un taglio di capelli in Piazza Duomo, per rispettare una scommessa fatta con Chef Barbieri, l'appuntamento è per sabato 4 marzo e chef Barbieri. Ci sono altri artisti che lo hanno ispirato, a parte Keith Haring? "Quel menu è stata la prima cosa costruita intorno a un concetto: i miei piatti o sono completamente a caso o ricordo qualcosa che ho assaggiato, pensando a come modificarlo. Ma non sono uno da cosa raffinata: un po' mi considero artista, ma la mia arte deve ancora crescere".

Alla domanda su progetti futuri risponde: "Sicuramente devo lavorare sulla mia autodisciplina e poi vorrei assaggiare tanto, di tante culture. Amo vedere la sostanza, sentirla tra le mani, non sono di quelli che fanno il molecolare, polverine. Alma, non so quando lo farò, devo organizzarmi. Mi piacerebbe anche uno stage in uno stellato, ma soprattutto cercherò l'equilibrio, quello mi manca". Edoardo Franco confessa: "Prima di entrare la mia più grande paura ero io... andiamo lì e vediamo come va. Volevo andare pronto, non sprovveduto. L'ho superata perché dopo due puntate mi trovavo a mio agio con la classe e con i giudici: non volevo tornare a casa. Il punto di forza credo fosse l'adattamento: la mia fortuna è di essere matto come un cavallo. Mi sorprendo tutti i giorni, per le cose più banali: mi ha sorpreso trovare persone così belle". 

Il concetto del menu Tutto Mondo spiega il vincitore di Masterchef Italia è che "tutti a casa mia si sentano a casa: che tu sia musulmano, cattolico, mediorientale, scandinavo, non importa. Voglio che tutti che siano accolti e siano amati". E infine "mi avete visto come casinista all'inizio, io mi sono presentato un po' per illuderli che faccio 'schifo' tanto peggio non poteva andare, mi hanno visto con la salopette (cui tengo tantissimo). Ma vivo da solo da quando ho 19 anni, e ho la passione per la cucina. E' stata una presa in giro positiva: l'attitudine è stata quella di 'Ride bene chi ride ultimo'".

I tre concorrenti, due dei quali, Bubu e Hue, si sono giocati il proprio menu fino alla fine, tirano le somme dell'esperienza. Hue, appena rientrata dal Vietnam, suo paese d'origine, dice: "Il nostro e' stato un percorso umano e culinario. Voglio aprire il mio ristorante, ma prima devo migliorare in cucina"; Bubu parla invece dei suoi impegni futuri: "Io ora voglio viaggiare tanto, scoprire tanto, fare esperienza nei ristoranti, credo che sia importante, sono giovane. Edoardo mi è stato vicino nel momento più delicato della mia esperienza a Masterchef". Mattia definisce il vincitore "un uomo dalle grandi qualità, e' un gentiluomo".

fonte: di Nicoletta Tamberlich www.ansa.it  ANSA RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

venerdì 3 marzo 2023

Libri: "Compleanno di rivoluzione" di Marco Celada

IL PRIMO VOLUME ITALIANO ALLA SCOPERTA DELL'ASTROLOGIA ATTIVA: UN V IAGGIO TRA STELLE E PIANETI PER RIVOLUZIONARE IL PROPRIO FUTURO.

E se vi dicessero che, trascorrendo il vostro compleanno «nel posto giusto», potreste cambiare le sorti dell'anno a venire? E se vi dicessero che, a seconda di quando e dove siete nati, ci sono luoghi del mondo energeticamente forti, in cui è più probabile che accadano eventi fondamentali per la vostra vita? E se, ancora, vi dicessero che esiste un Indice Ciclico Planetario in grado di darci un'idea di ciò che dobbiamo aspettarci per il futuro del pianeta? (Spoiler: dal 2020 a oggi l'Indice non è proprio confortante!) 

Se non ci credete, sappiate che è scienza. O, meglio, Astrologia Attiva: la disciplina che, parlandoci di Compleanno di Rivoluzione Solare e Astrogeografia, dimostra che scienza e astrologia non sono due opposti inconciliabili ma, al contrario, si completano a vicenda; e ci insegna come, intervenendo attivamente sul nostro Tema Natale (la posizione dei pianeti al momento della nascita), possiamo potenziarne i punti di forza e mitigarne gli aspetti meno favorevoli. Insomma, migliorarci la vita! 

A spiegarci tutto ciò è lo «scienziato dello zodiaco » Marco Celada, fisico cibernetico ed esperto di Astrologia Attiva. Lui stesso, da trent'anni, seguendone i principi, gira il mondo in lungo e in largo - da Chicago a Seul, dall'Alaska alla Nuova Zelanda - per trascorrere il proprio compleanno ovunque, secondo le stelle, si trovi il luogo più favorevole per ri-nascere da un punto di vista astrologico. Curiosi di saperne di più? Allora lasciatevi accompagnare dalle pagine di questo volume in un viaggio rivoluzionario al seguito di stelle e pianeti, per scoprire che l'astrologia è molto più di un semplice oroscopo.

MARCO CELADA è nato a Varese nel 1959, Bilancia ascendente Scorpione. Laureato in fisica cibernetica all'Università degli Studi di Milano, ha lavorato nel settore delle telecomunicazioni per importanti multinazionali per trent'anni, di cui due in sede NATO a L'Aja. Esperto di tecniche di Astrologia Attiva (Rivoluzione Solare e Astrogeografia), è autore, con Antonella Enrica Gramone, del libro TipAstri: l'Italia e i suoi protagonisti visti dallo Scienziato dello Zodiaco, premiato al concorso letterario Casa Sanremo Writers 2016. È stato intervistato da varie testate nazionali e straniere e ha una scuola di astrologia.

fonte: ww.sperling.it

 

Tecnologia: Basta disinformazione su YouTube! Campagna contro la piattaforma di Google

YouTube è uno dei principali canali di disinformazione e misinformaszione online a livello mondiale e non sta prendendo le giuste contromisure per contrastare la diffusione di questa tipologia di contenuti sulla sua piattaforma. 

Lo si legge in una lettera firmata da oltre 80 associazioni che si occupano della diffusione della cultura dell’informazione e della verifica delle notizie, tra cui Full Fact nel Regno Unito e Fact Checker del Washington Post.

YOUTUBE INVITATA AD APPORTARE 4 MODIFICHE

Per disinformazione si intende la distribuzione deliberata di informazioni false con la volontà di ingannare le persone, mentre la misinformazione è quando un'informazione fuorviante, imprecisa o completamente falsa viene diffusa senza l'esplicita intenzione di ingannare. Entrambi questi termini, anche se spesso usati in modo intercambiabile, rappresentano certamente un pericolo per la società.

YouTube sta permettendo alla sua piattaforma di essere utilizzata come arma da parte di attori senza scrupoli per manipolare e sfruttare gli altri, e per organizzarsi e raccogliere fondi. Le misure attuali si stanno rivelando insufficienti.

Questo è un estratto della lettera inviata all'amministratore delegato di YouTube, Susan Wojcicki, in cui YouTube viene descritto come "principale veicolo" di notizie false e in cui la società di proprietà di Google, che nei mesi scorsi ha annunciato delle iniziative volte a contrastare le fake news, viene esortata ad apportare quattro importanti modifiche alle sue politiche:

  • un impegno a finanziare la ricerca indipendente sulle campagne di disinformazione sulla piattaforma
  • fornitura di collegamenti a confutazioni all'interno di video che distribuiscono disinformazione e misinformazione
  • impedire ai suoi algoritmi di promuovere i recidivi
  • fare di più per affrontare la disinformazione nei video anche in altre lingue, non solo quelli in lingua inglese

Ci auguriamo che prenderai in considerazione l'idea di implementare queste idee per il bene pubblico e al fine di rendere YouTube una piattaforma che fa davvero del suo meglio per impedire che la disinformazione e la misinformazione vengano utilizzate come armi contro i suoi utenti e la società in generale.

Nella lettera, inoltre, si sottolinea il fatto che YouTube non sia capace di prendere rimedi contro la disinformazione diffusa in modo particolare in Paesi dell'America Latina, dell'Asia e dell'Africa.

LA RISPOSTA DI YOUTUBE

Dal canto suo, YouTube ha sottolineato di avere delle precise linee guida volte a contrastare "alcuni tipi di contenuti fuorvianti o ingannevoli" che vengono banditi dalla piattaforma e che già a partire dalla fine del 2020 ha preso importanti provvedimenti per reprimere la disinformazione sul Covid e sulle vaccinazioni e da qualche mese ha del tutto vietato questo tipo di contenuti.

Elena Hernandez, portavoce di YouTube, ha risposto a questa lettera affermando che la società ha già investito molto in politiche volte alla riduzione della diffusione della disinformazione definita "borderline":

Nel corso degli anni, abbiamo investito molto in politiche e prodotti in tutti i Paesi in cui operiamo per connettere le persone a contenuti autorevoli, ridurre la diffusione della disinformazione borderline e rimuovere i video che violano le linee guida.

Come conseguenza, conclude la Hernandez, ci sono stati importanti progressi in tal senso e la società resta comunque impegnata a ricercare modalità significative per migliorare e rafforzare il lavoro con la comunità di fact checking.

fonte: >>  FONTE   Antonio Monaco www.hdblog.it

Libri: "Raffasofia. Per trovare la felicità-tà-tà (l'accento sulla A)" di Marina Visentin

Io sono qua
L’orchestra c’è
Maestro vai!
Felicità-tà-tà
L’accento sulla A

Se i filosofi che nei secoli si sono arrovellati sulla questione avessero avuto la tivù, avrebbero trovato in Raffaella Carrà l’anello mancante tra gli esseri umani e la felicità. Così spontaneamente libera da giudizi e pregiudizi e aperta all’inclusività da aver acceso arcobaleni su schermi ancora tutt i in bianco e nero.  
Così abilmente in equilibrio tra incoscienza e virtù – Tanti auguri docet – da rappresentare perfettamente il valore della medietà, uno dei fondamenti della felicità secondo la “gente più competente”.
Insieme alla condivisione, come canta in Chi l’ha detto: «Il segreto è che la luce sono quelli intorno», e qui persino Aristotele applaudirebbe.Ben prima che le Cinquanta sfumature solleticassero i desideri segreti delle donne, Raffa ha gettato i falsi pudori alle ortiche, perché «è bello far l’amore da Trieste in giù».
La verità è che in ognuno di noi sonnecchia una Carrà: una sfera di gioia e sete di libertà, di immense potenzialità e capacità di relazionarsi con gli altri, di autostima e rispetto per le differenze del mondo. Insomma proprio questioni da filosofi . Ed è una filosofa pop a svelarci la formula per far risplendere la Raffa che è in noi e trovare la strada della felicità (tàtà) al ritmo delle sue canzoni.


«La mia frase preferita è:
Puoi togliere tutti i fiori,
ma non puoi togliere
la primavera».
Raffaella Carrà


fonte: www.amazon.it