martedì 5 novembre 2019

Salute. A Napoli il convegno sulla Medicina di Genere LGBT - Venerdì 8 novembre

NAPOLI – Venerdì 8 novembre 2019, dalle ore 09:00 alle ore 17:00, presso l’Aula Magna “Gaetano Salvatore” della Facoltà di Medicina dell’Università Federico II di Napoli, si svolgerà il convegno “Medicina di Genere LGBT” (Persone omosessuali, intersessuali e transessuali in Sanità) a cura della Commissione Pari Opportunità della Regione Campania.

L’evento, che ha lo scopo di ripercorrere la storia dei Diritti Sanitari delle persone omosessuali, intersessuali e transessuali, è stato organizzato in collaborazione con il Centro di Ateneo SInAPSi e con il Patrocinio della Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università Federico II.

La Medicina di Genere esiste in Italia con l’Art. 3 della legge 3/18, grazie a un importante lavoro da parte delle donne, soprattutto delle donne medico, che hanno ottenuto questo grande traguardo dopo decenni di studi scientifici e lotte politiche.

A queste si sono aggregate nel tempo anche le persone omosessuali, intersessuali e transessuali, grazie al contributo internazionale soprattutto della GLMA, l’Associazione Americana di Medici e Personale Sanitario LGBT.



Gli studi scientifici internazionali dimostrano che esistono specifiche esigenze sanitarie, soprattutto per la necessità di superare barriere che ne impediscono, anche in Italia, l’accesso agli appropriati percorsi di prevenzione, diagnosi e cura. Il convegno sarà utile per tracciare un quadro delle possibili linee guida e dei percorsi di inclusione: dalla anagrafica al curriculum formativo; dalla deontologia professionale alla comunicazione specifica; dal sostegno al Coming Out, fino al contrasto attivo all’Omofobia Sanitaria.

La partecipazione è libera e saranno rilasciati attestati
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fonte: Redazione  www.crudiezine.it


lunedì 4 novembre 2019

Lgbt: "Tales of the City" recensione della serie TV Netflix con Laura Linney

Recensione di Tales of the City, il commovente, erotico e spassoso revival Netflix della serie del 1993 basata sui romanzi di Armistead Maupin. 
Quanto è cambiata San Francisco dagli anni ’60?

Questa è la domanda posta ad Anna Madrigal all’inizio della serie e sarà l’implicita domanda che ci porteremo dentro per tutte e dieci le puntate. Tales of the City è il commovente, erotico e spassoso revival della serie del 1993 basata sui romanzi di Armistead Maupin, un’opera che è molto più che un semplice racconto di finzione: Barbary Lane è stato, ed è ancora, molto più che un luogo di appartenenza, è salvezza, sicurezza, condivisione e comunità, è a tutti gli effetti la prima vera casa di generazioni di persone LGBTQ+.


Mary Ann (Laura Linney) torna a San Francisco per il 90° compleanno di Anna Madrigal; Mary Ann torna a San Francisco più anziana, triste, non più saggia come sempre. Si ricongiunge alla figlia Shawna (Ellen Page) e all’ex marito Brian dopo averli abbandonati per vent’anni per dedicarsi alla propria carriera. Mary Ann una volta li dovrà affrontare oltre che una terribile crisi di mezza età anche il giudizio e i dissapori della propria famiglia adottiva, composta da una nuova generazione di giovani queer e dall’inossidabile e granitica Anna Madrigal.

Quando Armistead Maupin ha iniziato a scrivere Tales of the City i suoi racconti sulla vita a San Francisco erano centrati su ragazza del Midwest molto ingenua ed eterosessuale, Mary Ann Singleton, una figura di point-of-entry per i lettori e gli spettatori. I tempi sono cambiati, sia per Mary Ann che per le storie LGBTQ+ in generale: Barbary Lane è la casa di una nuova generazione. La figlia adottiva di Brian e Mary Ann Shawna (Ellen Page) si prende cura del bar, Jake (Garcia) e Margot (May Hong), sono una coppia che sta cercando di ridefinire la loro relazione in seguito alla transizione di Jake, Michael vive ancora nella sua stanza a Barbary Lane ed è fidanzato con un ragazzo molto giovane, Ben, e c’è una nuova arrivata, Claire, una ragazza che si aggira nel quartiere sperando di fare un documentario su Anna e sulla trasformazione della città negli ultimi 50 anni.


Tales of the City: il trailer ufficiale della serie con Ellen Page e Laura Linney

  

Tales of the City è stato ed è una serie pionieristica della rappresentazione queer mainstream, è uno spettacolo che vuole che le persone si sentano raccontate, prese in considerazione e incoraggiate, e lo fa includendo nella sua narrazione sia personaggi della vecchia generazione che della nuova. Tales of the City è molto più che un prodotto d’intrattenimento, è la testimonianza della vita intima di persone emarginate, prima e durante la crisi dell’AIDS, prima e dopo la durissima repressione che la comunità transgender subì da parte della società civile e della polizia negli anni ’60 e ’70.

  
Tales of the City è stato ed è una serie pionieristica della rappresentazione queer mainstream
Viene dato il giusto spazio anche ai problemi di oggi, dal punto di vista linguistico viene affrontato il problema della discriminazione e di come l’omofobia passi sempre attraverso il linguaggio, dalla poca conoscenza dei temi e delle problematiche LGBTQ+, ma Tales of the City è anche altro: è eredità, è comprensione, è sostegno, è un rifugio sicuro per una cerchia di anime perse. Lauren Morelli scrive e ricolloca l’avanguardia e il genio della serie originale attraverso i cambiamenti e il volto di un tempo diverso, che riesce ieri come oggi a raccontare in maniera genuina, autentica e beffarda la comunità queer, attraverso un’opera che è molto più che un semplice racconto di finzione. Ecco perché abbiamo bisogno di Tales of the City ora più che mai.
fonte: Di  Lucia Tedesco   www.cinematographe.it

Fotografia "Derno Ricci – Ritratti" al Museo Marino Marini di Firenze

In mostra una selezione di ritratti di personaggi che hanno lasciato il segno nella Firenze e nell’Italia degli anni Ottanta: Derno li ha saputi immortalare in uno scatto, fermando il tempo con la naturalezza e la maestria che caratterizzano le sue collezioni fotografiche

Dal 2 novembre al 2 dicembre il Museo Marino Marini dedica una mostra ai ritratti fotografici di Derno Ricci, fotografo toscano scomparso nell’ottobre del 2009. Artista poliedrico, viaggiatore, affascinato dalla gente e dallo scatto in bianco e nero. In mostra una selezione di ritratti di personaggi che hanno lasciato il segno nella Firenze e nell’Italia degli anni Ottanta: Derno li ha saputi immortalare in uno scatto, fermando il tempo con la naturalezza e la maestria che caratterizzano le sue collezioni fotografiche. L’artista Derno Ricci nasce a Sansepolcro nel 1949. 
 
Per più di trent’anni ha vissuto a Firenze, base per i suoi frequenti viaggi e reportage in India, Congo, Mali, Afghanistan, Giappone e Stati Uniti. È attratto dal mondo in genere ma soprattutto dalle persone; per questo motivo il suo terreno preferito è il ritratto. Per due anni è inviato speciale per il mensile “Frigidaire”, per cui pubblica un’importante documentazione sui Pigmei Babinga della Lobaye. 
 
Collabora con riviste e case editrici con i suoi tanti reportage dal Mali all’India, dal Congo alla Siria, da Tokyo a New York. È stato uno dei fondatori di “Westuff”. Fotografo ufficiale di Linea Verde (Rai 1) con Sandro Vannucci e GUSTIBUS (Rai 3). Per sei anni gira per un’Italia sconosciuta e fantastica. Pubblica un lavoro a quattro mani con Fosco Maraini. 
La sua vita professionale si ferma a Il Cairo, dove sceglie di trasferirsi. Lavora con agenzie pubblicitarie e per il cinema e trascorre serenamente gli ultimi anni della sua breve vita. La collezione Ritratti è una delle quattro collezioni principali dell’artista, insieme a Necropolitanie, L’isola delle anime e Animali. Il ritratto rappresenta uno dei temi più significativi dell’attività di Derno Ricci, ritrattista naturalista. La sua passione per il ritratto fotografico si sviluppa grazie al catalogo di una mostra di Irving Penn, allestita a Londra e in seguito a Torino. 
 
Altri maestri di fotografia quali Nadar, maestro indiscusso della fotografia di posa, Richard Avedon e Robert Mapplethorpe sono considerati punti di riferimento per il suo lavoro. Come riportato in una delle sue ultime interviste (“Conversazione con Derno Ricci”, a cura di Stefano Curone), l’artista, come Penn, ricercava, attraverso la posa, qualcosa che unisse chi aveva scattato le fotografie a chi aveva posato, esaltando l’enorme intimità che deve manifestarsi tra le persone ritratte e l’autore. 
 
Derno sosteneva che senza una collaborazione tra chi sta dietro la macchina fotografica e chi sta davanti, non si possa raggiungere qualcosa che contenga sia la bellezza dell’immagine sia la sua specifica anima. Molte delle opere esposte sono state realizzate grazie all’utilizzo di lampade a luce continua e di una fotocamera Mamiya RB67, che ha consentito, grazie al suo dorso girevole, che diventa da orizzontale a verticale, di muovere l’atmosfera, giocando con l’immagine. 
Questa collezione mette in luce come questo ritrattista, unico nel suo genere, sia riuscito a fermare, in ogni occasione, l’animo più intimo e segreto delle persone ritratte, regalandoci la possibilità di osservare volti e scatti ancora così moderni, da cui si continuano a cogliere frammenti dell’essenza più profonda di Derno, nonostante il passare degli anni.
fonte:  www.exibart.com

mercoledì 30 ottobre 2019

Libri: "Una notte soltanto, Markovitch" di Ayelet Gundar-Goshen

Io che di solito scelgo con attenzione le mie letture, sono inciampata per caso in questo romanzo di esordio della scrittrice israeliana.

È come se un incantatore di serpenti avesse suonato la sua musica. Da questo libro escono fuori profumi, sentimenti, personaggi, vicende che si intrecciano in una melodia che mi ha tenuta sospesa fino alla fine. Mi ha raccontato non una, ma molte storie, in un ‘atmosfera che a tratti pare quasi surreale.

Sullo sfondo delle vicende degli ebrei e della costituzione dello stato di Israele, negli anni del dopoguerra, danzano i nostri personaggi, che si muovono leggeri, nonostante tutto.
Le loro storie sono di amore, di odio, di lotta, di incomprensioni familiari, di tradimento, ma io le ho ascoltate con il sorriso sulle labbra, come se qualcuno mi avesse incantato, suonandomi le loro vicende con un flauto.

Al centro due amici, diversi tra loro. Da una parte l’insignificante Markovitch, che caparbiamente ha deciso di tenere con sé Bella, la donna che ha amato fin dal primo istante, che le era capitata in “sorte” per un matrimonio fittizio, nonostante lei abbia deciso di odiarlo per tutta la vita. 

Dall’altra il corpulento, estroverso e affascinante Feinberg, impenitente donnaiolo, che si innamora della donna con la pelle che profuma di arancia e gli occhi troppo distanti l’uno dall’altro.
Sono sicura che potrete sentire anche voi, come me, il profumo delle arance o quello di pesca della pelle del piccolo Yair, ed il gusto delle fragole che Markovich ha tenacemente ha voluto coltivare. Sentirete il rumore del vento nei campi ed il suono delle imprecazioni che Sonia urla verso il mare in attesa del suo Feinberg.

Lo consiglio a chi ama “farsi raccontare” la realtà con i colori, i sapori e i suoni di una favola.
fonte:  Recensione di Benedetta Giannoni www.unlibrotiralaltroovveroilpassaparoladeilibri.it

Cinema: "Non si può morire ballando" di Andrea Castoldi

La parola più abusata per eccellenza del ventunesimo secolo è: crisi. Un concetto ampio, che si è esteso in qualsiasi campo, dal governo alle relazioni, sino al campo ideologico.
Una parola che spesso rimbomba anche nei corridoi del cinema italiano, per descrivere in sintesi un momento creativo preoccupante. Ma come se ne esce?


Una risposta prova a darla il regista indipendente Andrea Castoldi, che con il suo ultimo lavoro Non si puo’ morire ballando conferma come le idee, quelle su cui scommettere, sono ancora il miglior antidoto all’apatia artistica. La sua è un’opera coraggiosa, una boccata d’aria fresca che ci fa respirare a pieni polmoni – o almeno con quel che ne resta.




Il film è un turbinio emotivo non indifferente che, nonostante un inizio eccessivamente lento, trasporta lo spettatore in un’analisi sentimentale in cui è difficile non ritrovarsi e, chissà, magari anche riconoscersi. Il merito è da spartire in diversi e uguali parti.

Prima di tutto una sceneggiatura puntuale e profonda, che attraverso dialoghi carichi di significati raggiunge il suo scopo: stimolare i sentimenti del pubblico. E poi un’orchestra di attori, professionisti e non, capaci di interpretare ognuno lo spessore del proprio ruolo in maniera davvero convincente.

Non si può morire ballando è un lavoro di grande qualità anche a livello tecnico nonostante i mezzi sicuramente limitati, che spesso per forza maggiore diventano un limite per il film stesso, ma non è questo il caso. Nel suo piccolo e con le sue possibilità, Andrea Castoldi ci aiuta a respirare un po’, lasciandoci persino con una microscopica speranza per il futuro.
fonte: Fabrizio la Sorsa    www.1977magazine.com

Lgbt: "Nati 2 volte" in anteprima nazionale a Torino, in collaborazione con il Lovers Film Festival.

A Torino l'anteprima nazionale del film "Nati 2 volte" organizzata da Zenit Distribution in collaborazione con il Lovers Film Festival (Cinema Massimo, 6 novembre 2019, ore 21:00)

Fabio Troiano interpreta Teresa/Maurizio nella storia di una transizione da Femmina a Maschio e di una sfida ai pregiudizi e alla burocrazia. Appuntamento il 6 novembre alle 21.00 al Cinema Massimo insieme al regista, al cast e a Vladimir Luxuria 
Milano, novembre 2019. È possibile raccontare una storia transgender in maniera leggera e profonda, con quelli che si chiamano, per consuetudine, i toni della commedia? 
La sfida di Nati 2 volte, al cinema dal prossimo 28 novembre, è tutta qui: il gioco degli equivoci e quello dei pregiudizi, l’eterna scelta tra la grande città e la provincia, il conflitto interiore e quello, inevitabile, legato alle relazioni con le persone che amiamo, la scelta, spesso dolorosa, di diventare finalmente uomini, o donne, o semplicemente adulti. 

Diretto da Pierluigi Di Lallo (al suo secondo film) e scritto assieme a Riccardo Graziosi e Francesco Colangelo, Nati 2 volte racconta la storia di Teresa, adolescente che si sente doppiamente rinchiusa: in un corpo che non è il suo e in un paese dove vige il pregiudizio e la mentalità ristretta della provincia. 

La pellicola, con il patrocinio dell’Arcigay, verrà proiettata il 6 novembre alle ore 21:00 al Cinema Massimo di Torino in anteprima nazionale in collaborazione con il Lovers Film Festival di Torino, il più importante festival cinematografico dedicato ai film LGBTQI+, da quest’anno diretto da Vladimir Luxuria. Saranno presenti il regista, Luigi Di Lallo, i protagonisti Fabio Troiano, Euridice Axen, l’attrice transgender Vittoria Schisano, la direttrice del Festival Vladimir Luxuria e il direttore del Museo Nazionale del Cinema Domenico De Gaetano

Questa importante anteprima – sottolinea Vladimir Luxuria, direttrice del Lovers Film Festival – inaugura una serie di appuntamenti che il Lovers Film Festival farà nei prossimi mesi sul territorio cittadino, grazie alla disponibilità e alla collaborazione di numerosi enti e associazioni. I temi trattati vanno dal cinema, alla letteratura e allo spettacolo, e intendono mantenere alta l’attenzione sul festival e sulle tematiche che rappresenta”. 

Ispirato a una storia vera, Nati 2 volte non vuole essere un film militante, e non diventa mai un film caricatura. Vi sono ritratte molte propensioni tipicamente italiane: il provincialismo, la burocrazia, la “pruderie”. Il personaggio di Maurizio, nel corso della storia, si muove all’interno di una cittadina dove lo ricordano ancora per quella persona (Teresa) che oggi non esiste più. 

Le vicende prendono avvio nel 1989 quando Teresa, assieme a suo padre e sua madre (interpretati da Francesco Pannofino e Daniela Giordano) per sfuggire alla “vergogna” lasciano Foligno per Milano, una città dove nessuno li conosce e nessuno soprattutto, li giudica. Qui Teresa intraprenderà quel lungo percorso che la porterà alla transizione di genere “F to M” e a diventare Maurizio. Dopo venticinque anni, Maurizio/Teresa (interpretato da Fabio Troiano) è costretto a tornare nel suo paese natale, a causa della morte della madre Angela. E qui si scontrerà per l’ennesima volta con un passato decisamente ingombrante. 

Girato interamente a Foligno, Nati 2 volte, è prodotto da Time, Oberon Media e Green Film, e sarà nelle sale dal 28 Novembre grazie a Zenit Distribution, società indipendente di distribuzione cinematografica di Mauro Venditti. 
fonte: VERONICA GERACI www.museocinema.it

martedì 29 ottobre 2019

Libri: Lucia Bosè, una biografia Diva e icona si racconta, rifarei anche gli stessi sbagli.

ROBERTO LIBERATORI, "LUCIA BOSÈ UNA BIOGRAFIA "

Se potesse scegliere chi essere in una prossima vita, vorrebbe essere sempre se stessa e si dice pronta a ricominciare tutto daccapo. Successo, amori, gioie, lutti e sofferenze. È Lucia Bosè, diva e icona dell’Italia e del cinema del dopoguerra, fidanzata bellissima di un bellissimo Walter Chiari, poi moglie di uno dei toreri più famosi di tutti i tempi, Dominguìn, donna che ha fatto sognare e poi anche infuriare la Spagna franchista, e tuttora un’artista che, all’età di 89 anni, non ama guardarsi alle spalle: “considero sprecato un giorno in cui non mi innamoro di qualcosa”.

La vita di Lucia Bosè, scorre come in un romanzo, nella biografia scritta da Roberto Liberatori. Sin dalle prime pagine che la mostrano ragazzina quattordicenne, povera e affamata, mentre si aggira tra la folla di Piazzale Loreto davanti ai cadaveri appesi a testa in giù del Duce e della sua amante Claretta Petacci, nel giorno simbolo della fine macabra del fascismo. Nata nel 1931 a Milano da una famiglia operaia, Lucia cresce presto come tutti i bambini della sua epoca, i bombardamenti e la fuga da sfollati. A 16 anni già lavora in una nota pasticceria del capoluogo milanese quando, per una foto scattata e mandata a sua insaputa da un amico coetaneo ad una rivista popolare, le arriva la notizia di essere stata selezionata al concorso per la più bella d’Italia.

Ed è proprio lei, sedicenne ultima arrivata, a vincere a sorpresa il titolo nel 1947, grazie a quel suo “faccino spiritoso” di popolana di grande classe. È la svolta. Lucia, nemmeno maggiorenne, si trasferisce a Roma, entra nel clan di Luchino Visconti, da cui è spesso ospitata nella villa di via Salaria, ed entra dalla porta principale nell’avventura del cinema italiano degli anni cinquanta. Lavora in film di Michelangelo Antonioni (“Cronaca di un amore”, “La signora senza camelie"), di Mario Soldati ("È l’amor che mi rovina”) di Giuseppe de Santis (“Non c’è pace tra giù uilivi”) e di tanti altri. Secondo alcuni, il suo era un viso che ricordava quello di Anna Magnani, ma senza le limitazioni regionali e di ruolo della grande attrice. Secondo Pablo Picasso che diventerà suo grande amico, poteva incarnare varie donne rimanendo sempre credibile, un’operaia indurita dal lavoro, una borghese irrequieta, un’aristocratica destinata a soffrire, una coraggiosa emigrante. Durante tutta la sua lunga carriera professionale farà comodo ai registi che cercano una persona, non solo una presenza di scena. Dopo il lungo fidanzamento con Walter Chiari, Lucia trova il vero e forse unico grande amore della sua vita nel torero spagnolo Dominguìn.

Per lui rinuncerà al cinema e si dedicherà ad essere moglie e madre. Hanno tre figli, un quarto muore neonato. Il primogenito, Miguel Bosè, cantate e attore, diventerà a sua volta famoso quanto i genitori. I primi anni di matrimonio sono per Lucia la felicità assoluta “mi sembrava di aver atteso solo quello…”, confessa. Poi i continui e sempre più pubblici tradimenti di Dominguìn la costringono a chiedere la separazione, con grande scandalo in Spagna, dove a quei tempi, solo l’uomo poteva ripudiare la donna e non viceversa. La corte le dà torto, ma il torero acconsente al divorzio e a darle l’affidamento dei figli.

Lucia dovrà però ricominciare a lavorare come attrice per poterli mantenere e di Dominguìn rimarrà sempre innamorata. Il cinema e la televisione l’accolgono a braccia aperte. Lavora in Italia, in Spagna, in Francia. Ma non si ferma al ruolo di attrice. Scrive poesie, apre un “Museo degli angeli”, le creature celesti a cui si sente legata sin da bambina. Aiuta i figli e poi i nipoti a crescere e ad affermarsi. Curiosamente, proprio Lucia Bosè, che è stata musa di registi del calibro di Antonioni e un simbolo per l’immaginario collettivo italiano e spagnolo, confessa di “aver dimenticato” la sua vita cinematografica. “Non ne so il motivo. Forse – spiega in un passaggio del libro - perché l’hanno scritta e diretta gli altri, gli sceneggiatori e i registi che ho incontrato. La mia vita privata, però, quella la ricordo bene, perché sono stata io a dirigerla”.
fonte: Lucia Balestrieri  www.ansa.it

Lgbt. Omotransfobia: arriva il portale per denunciare gli abusi, via alla campagna nazionale

L’Università degli Studi di Brescia, Dipartimento di Giurisprudenza, in collaborazione con Studiomeme lancia il sito dilloagiulia.it per incoraggiare le persone LGBT vittime di violenza a lasciare la loro testimonianza sugli abusi subiti e a far sentire la propria voce.


L’iniziativa nasce in seno al progetto UE “Call It Hate” finalizzato a sensibilizzare i Paesi dell’Europa sulle violenze nei confronti della comunità LGBT per incoraggiare la nascita di leggi contro l’omotransfobia.

Oltre al sito internet la campagna prevede ADV, affissioni in 3 città (Brescia, Perugia e Taranto), due spot per il digital, un account Instagram e l’adesione di influencer da tutta Italia.
A partire dal 14 ottobre hanno avuto inizio due campagne di comunicazione con ADV, affissioni, due spot per il digital, un account Instagram, influencer da tutta Italia e il sito web dedicato. Il target è esteso a tutta la nazione
L’obiettivo della campagna #nientedistrano è abbattere i pregiudizi nei confronti della comunità trans, promuovendo la conoscenza dell’identità di genere e superare lo stereotipo del sex worker. 

Le due campagne prevedono affissioni in tre città chiave (Brescia, Perugia e Taranto) insieme ai flyer informativi. Parallelamente, la comunicazione si sviluppa intorno al sito dilloagiulia.it, che sarà fruibile dalle ADV o dai flyer grazie al QR Code, oppure direttamente dalla pagina Instagram. Il sito rappresenta il fulcro di tutta la campagna: raccoglierà le testimonianze anonime delle vittime di omotransfobia, per dimostrare che le denunce ufficiali (appena 63 in tutto il 2017) non corrispondono a quelle reali.
fonte:  www.spyit.it

Danza: Lo spettacolo "Palermo Palermo" di Pina Bausch diventa un film

A distanza di trent’anni dal debutto dello spettacolo di Pina Bausch(in foto) "Palermo Palermo", torna al Teatro Biondo il lavoro della grande coreografa tedesca in un docu-film inedito.

Un’inedita versione cinematografica dello spettacolo Palermo Palermo, considerato uno dei capolavori della fertile produzione di Pina Bausch, sarà presentata in esclusiva mondiale il 3 novembre al teatro Biondo.

S’intitola palermoWpalermo - dove la W sta per Wuppertal, città tedesca dove hanno sede la compagnia e la Fondazione Bausch - e s’inserisce in una serie di iniziative che il teatro dedica alla coreografa nel decennale della scomparsa.
Ma la collaborazione fra la città siciliana, con la quale la coreografa aveva un rapporto personale molto forte e creativo, il teatro e la Fondazione Bausch prosegue anche con la realizzazione di uno spettacolo che vedrà insieme giovani artisti del Biondo e del Tanztheater Wuppertal.

Il film in prima mondiale

Il film è tratto dalle riprese effettuate durante alcune esibizioni dello spettacolo, che ha debuttato in anteprima a Wuppertal alla fine del 1989 e pochi giorni dopo, nel 1990, al Teatro Biondo.

Interviste, documenti storici, riprese inedite di back stage e scene tratte dalle varie rappresentazioni.
La mostra fotografica Macerie e tacchi a spillo - E cadde un muro… Palermo Palermo 1989-2019 propone invece le immagini scattate da Piero Tauro, che ha fotografato per anni il lavoro di Pina Bausch. Una ventina di scatti, che raccontano la storica edizione dello spettacolo e la recente riedizione interpretata da giovani danzatori e da alcuni storici membri della compagnia.

Ad affiancare la mostra anche il breve documentario Quello che ci muove - Gli spettatori del Tanztheater Wuppertal Pina Bausch ricordano, presentato a Torino in occasione dei 40 anni dalla creazione di Café Müller (1978), il pezzo che fece di Pina Bausch l’icona del teatro danza.

Il documentario dà uno spaccato di ciò che rimane vivo dell’opera della coreografa nell'immaginario e nella memoria individuale e collettiva del pubblico italiano ed è l’esito delle interviste condotte dall'antropologa visiva Rossella Schillaci con gli spettatori che hanno assistito alle produzioni del Tanztheater Wuppertal in Italia, tra cui Palermo Palermo.

Gli artisti storici del Wuppertal Tanztheater e il nuovo progetto di spettacolo

Nei giorni successivi alla proiezione, i danzatori storici del Tanztheater Wuppertal Beatrice Libonati e Jan Minarik incontreranno gli allievi attori e gli ex allievi della Scuola dei mestieri dello spettacolo del Teatro Biondo diretta da Emma Dante per un primo confronto e per la selezione di un gruppo di interpreti che a primavera lavorerà al fianco dei danzatori della compagnia di Pina Bausch. Prima a Palermo e poi a Wuppertal, in vista  del nuovo spettacolo palermoWpalermo, che debutterà nella stagione 2020-2021.
Il progetto, realizzato in collaborazione con il Goethe-Institut Palermo, si snoderà in diverse tappe che porteranno ad una nuova edizione dello spettacolo: un palermoWpalermo interpretato sia dai danzatori della compagnia di Wuppertal, sia da danzatori siciliani scelti dalla compagnia tedesca. Sarà l’inizio di un percorso artistico che proseguirà nel triennio successivo e riporterà la danza contemporanea alla ribalta.

 
Il muro come metafora: l'abbattimento delle distanze

"Sono passati 30 anni dalla prima mondiale di Palermo Palermo di Pina Bausch, andata in scena pochi giorni dopo il crollo del Muro di Berlino nel 1989 a Wuppertal e poi a Palermo – spiega il sindaco Leoluca Orlando - La primavera di Palermo era alle porte. Il rinascimento della città, segnato dal passaggio cruento delle stragi, passava dalla riqualificazione e rigenerazione urbana, che ha abbattuto i confini che per mezzo secolo hanno diviso la città e i suoi abitanti tra centro storico, periferie e quartieri nuovi della borghesia".

Pina Bausch crea Palermo Tanztheater Italia 1990 LO RACCONTA CLICCA QUI

E aggiunge. “Palermo ha abbattuto, non solo simbolicamente, i muri che la dividevano dal resto del mondo e ha aperto i suoi porti sul Mediterraneo, tornando ad essere città dell’accoglienza e dei diritti di tutti. Il progetto speciale di una nuova edizione di Palermo Palermo coltiva l’aspirazione di un rilancio del messaggio di rottura delle barriere sociali, economiche e culturali".
fonte: 

sabato 26 ottobre 2019

Lgbt: Sam Porto è il primo trans FtoM a sfilare alla São Paulo Fashion Week

È un grande atto di coraggio che ricorderemo grazie alle forti immagini immortalate dai fotografi: Sam Porto è stato il primo uomo transgender a calcare la passarella della settimana della moda di San Paolo, in Brasile, città in cui vive.


Il 25enne ha sfilato per Cavalera, che prende il nome dall’ex batterista della band Sepultura e che è uno dei più importanti brand brasiliani di abbigliamento, diventato in pochi anni un simbolo dell’universo pop, con il suo simbolo dell’aquila a due teste.

Sam Porto ha esibito le sue cicatrici dell’intervento al seno e una scritta sull’addome che recitava: «Rispetto per i trans». Dopo di che il modello si è inginocchiato a mani giunte, come se quel messaggio fosse una preghiera.

In un’intervista al magazine carioca UOL, Sam ha dichiarato che in un primo momento aveva paura di presentarsi a un’agenzia perché temeva di essere confuso con una persona androgina o di essere messo nel casting delle modelle donne. 

«Mi sono sempre vestito così – racconta il modello – vestito con abiti da ragazzo. I miei genitori hanno persino cercato di farmi indossare abiti da donna, ma quando sono cresciuto hanno iniziato a rispettare il modo in cui mi sentivo a mio agio nel vestirmi. Dico di essere privilegiato perché i miei genitori mi hanno supportato».
fonte: By   www.nonegrindr.it

Alda Merini, a dieci anni dalla morte Milano le intitola il 'suo' ponte sul Naviglio Grande

La poetessa è scomparsa il primo novembre 2009: il Comune organizza un palinsesto di iniziative per ricordarla

Milano si prepara a celebrare il decimo anniversario della scomparsa della poetessa Alda Merini, avvenuta il 1° novembre 2009, con una serie di iniziative in diversi luoghi della città. L'iniziativa più fortemente simbolica sarà la cerimonia di intitolazione del ponte sul Naviglio Grande vicino alla casa di Ripa di Porta Ticinese in cui la poetessa ha vissuto a lungo.

Promosso e coordinato da Comune di Milano|Cultura e Associazione Alda Merini, il programma è realizzato in collaborazione con Associazione Casa delle Artiste, Casa Museo Boschi-Di Stefano e Comune di Brunate. Le iniziative proseguiranno fino al 18 novembre, ma il programma ha già preso il via lo scorso 2 ottobre con l'inaugurazione della mostra 'Alda Merini e Alberto Casiraghy. 


Storia di un'amicizia', ideata e curata da Andrea Tomasetig e dedicata all'intenso sodalizio intellettuale e umano tra Alda Merini e il tipografo-poeta-artista-editore Alberto Casiraghy. Il 28 e 29 ottobre, presso la Sala Napoleonica dell'Università degli Studi, si svolgerà il Convegno dal titolo 'Io sono una città nera/e una rondine notturna. 

Alda Merini, poeta di Milano', il primo a lei dedicato con relazioni di autorevoli studiosi e tavole rotonde, promosso dall'Università degli Studi e dall'Associazione Alda Merini con il contributo di Regione Lombardia. Nel giorno dell'anniversario della morte, il 1° novembre, la Casa delle Arti-Spazio Alda Merini organizza una serie di iniziative: l'inaugurazione di Alda: tratti e ritratti, esposizione collettiva di opere pittoriche e scultoree dedicate ad Alda Merini, un reading e, per finire, una 'fiaccolata poetica' fino al Ponte sul Naviglio, luogo simbolo della sua esistenza e della sua poesia.

Il 5 novembre, nel chiostro Nina Vinchi del Piccolo Teatro di via Rovello, si terrà la Maratona Merini organizzata dall'Associazione Alda Merini in collaborazione con il Piccolo Teatro; e l'inaugurazione della mostra Genio e poesia. Alda Merini nelle immagini di Giuliano Grittini, l'amico fotografo che ne ha colto l'anima in moltissime foto-ritratto.

L'inaugurazione del ponte Alda Merini avverrà invece il 6 novembre alle 10.30, con l'assessore alla Cultura Filippo Del Corno.


Le celebrazioni del decennale Alda Merini si concluderanno nella Chiesa di San Marco il 18 novembre con un nuovo allestimento del suo Poema della croce, opera sacra per voce solista, coro e orchestra, regia di Beppe Menegatti e scenografie di Henry Timi, organizzato dall'Associazione Alda Merini con il patrocinio dell'Arcidiocesi di Milano. Accanto a Giovanni Nuti, interprete e compositore delle musiche, Carla Fracci, nel ruolo di Maria, reciterà e danzerà con étoile del Teatro alla Scala e giovani ballerini in una serata benefica a favore di AIM, Associazione Italiana Miastenia-Amici del Besta e LISM, Lega Italiana Sclerosi Multipla.

A Palazzo Marino, durante la conferenza stampa di presentazione delle iniziative per il decennale di Alda Merini, il Sindaco del Comune di Brunate ha conferito a Carla Fracci il Premio Alda Merini Brunate 2019 -'Più bella della poesia è stata la mia vita', e ha annunciato la cerimonia di intitolazione del Sentiero Como-Brunate ad Alda Merini, prevista per il prossimo 3 novembre.

fonte:  https://milano.repubblica.it

Lgbt: "Trans Freedom March" marcia per commemorare le vittime di transfobia del 2019

Da Sabato 16 Novembre 2019 a Domenica 17 Novembre 2019

Domenica 17 novembre alle ore 16 partirà da piazza Vittorio Veneto a Torino la Trans Freedom March, sesta marcia per commemorare le vittime di transfobia del 2019 e per celebrare le identità trans nelle loro sfaccettature.
L'evento di quest'anno, che si svolge durante la settimana del Transgender Day Of Remembrance, è interamente organizzato da persone T+ e intersex con l'obiettivo di rivendicare uno spazio autogestito nell'ottica dell'auto-determinazione.
La marcia sarà precedeuta da una giornata di dibattiti e incontri, in base al programma seguente:

Sabato 16 novembre
  • ore 17: La favolosa rivoluzione - Trans Freedom March: 50 anni di lotta trans
    Casa Arcobaleno, via Bernardino Lanino 3/A, Torino
    Interverranno: Oliver Meo, Nathan Bonni, Monica J. Romano e Sandeh Veet
    Ingresso libero e gratuito fino a esaurimento posti
  • ore 20: Amarcord - 2019, l'aperitivo sui generis!
    Casa Arcobaleno, via Bernardino Lanino 3/A, Torino
    Consumazione con buffet 8 euro fino alle 22 (prenotazioni entro il 14 novembre all'indirizzo info@fuoridaibinari.it). Dopo le 22.00 accesso libero senza prenotazione
Domenica 17 novembre
  • ore 16: Trans Freedom March in memoria di Marsha P. Johnson e Sylvia Rivera
    partenza da piazza Vittorio Veneto con arrivo in Piazza Castello
  • ore 19: Aperitivo e film
    Unione Culturale Antonicelli, via Cesare Battisti 4, Torino
    Aperitivo di auto-finanziamento e la proiezione dei film "Screaming Queens" e "Off Broom" dall'archivio di DQFF

L'iniziativa è organizzata da Sunderam Onlus – Identità Transgender Torino e dal gruppo Fuori dai Binari di Torino, con la collaborazione di Non Una Di Meno, Casa Arcobaleno, Divine Queer Film Festival e Unione Culturale Antonicelli, col patrocinio del Comune di Torino.

Info
Fuori dai binari
Tel. +393755176168
info@fuoridaibinari.it / sunderam.itt@gmail.com
www.fuoridaibinari.it
FB: @fuoridaibinaritorino / @Sunderam.onlus
IG: fuoridaibinari.torino / sunderam.itt
fonte:  www.comune.torino.it

TO HOUSING è sold out | Torino si conferma capitale dell'accoglienza LGBT

Il primo progetto nazionale di co-housing e reinserimento sociale
per persone LGBT in grave difficoltà ha esaurito i posti disponibili

Il progetto è stato  presentato giovedì 24 ottobre, a Praga all’assemblea nazionale di ILGA, l’organizzazione internazionale non governativa che riunisce le realtà LGBTQI di 45 Paesi europei

TO HOUSING, il progetto di co-housing sociale che ha aperto a Torino circa 10 mesi fa per accogliere persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transessuali) in difficoltà e in condizioni di estrema vulnerabilità è sold out.

Prima esperienza con queste caratteristiche in Italia, TO HOUSING accoglie oggi 24 ospiti in 5 appartamenti di proprietà ATC – Agenzia Territoriale per la Casa del Piemonte Centrale, di edilizia agevolata e non destinati alle graduatorie per le case popolari. Ottimi i risultati anche nell’ambito dell’accompagnamento al lavoro previsto dal progetto, con contratti di varie tipologie fra cui: un cantiere lavoro per un ospite, disoccupato di lunga durata in età adulta, presso la Città di Torino; un contratto a tempo determinato per uno degli ospiti diplomato e qualificato; tre contratti intermittenti (di cui uno con un’agenzia per il lavoro) per tre degli ospiti più giovani (di cui uno inserito in un percorso formativo di riqualificazione) e un contratto di tirocinio extracurriculare, finanziato dalla Regione Piemonte, con obiettivo occupazionale a sei mesi, e con percorso di riqualificazione e professionalizzazione interno che sarà finanziato dall’azienda ospitante.

Il progetto, che è stato presentato giovedì 24 ottobre, a Praga all’assemblea nazionale di ILGA (l’organizzazione internazionale non governativa che riunisce 422 realtà LGBTQI di 45 Paesi europei), nasce non solo per rispondere all’emergenza abitativa ma anche per attivare, proprio a partire da un bisogno primario e fondamentale come la casa, percorsi di reinserimento sociale. Vengono accolti eminentemente giovani tra i 18 e i 26 anni allontanati dalle famiglie di origine a causa dell’orientamento sessuale; migranti e rifugiati omosessuali, anziani LGBT in condizione di solitudine o povertà, persone transessuali e trans gender.

TO HOUSING, per il quale sabato 13 dicembre, a Torino,  è calendarizzato un importante appuntamento di finanziamento e presentazione,  è stato pensato per tutte e tutti coloro che vivono una condizione di doppia discriminazione – orientamento sessuale, origine etnica, età, condizione sociale – e si trovano in condizione di povertà e/o esclusione sociale. In questa prospettiva assicurare un luogo sicuro dove poter vivere rappresenta l’occasione per intraprendere un percorso di uscita dal disagio e di (re)inserimento socio-lavorativo. 

Un’équipe di accoglienza composta da educatori, psicologi e assistenti sociali esamina le segnalazioni (che possono arrivare anche in modo diretto contattando Quore, l’associazione a capo del progetto, via mail: tohousing@quore.org), svolge il primo colloquio e valuta l’accesso degli ospiti. La permanenza media prevista di 8 mesi può essere eventualmente estesa per completare il percorso di autonomia degli utenti.

Il progetto è realizzato dall’associazione Quore con il supporto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, della Regione Piemonte, del Consiglio Regionale del Piemonte, della Città di Torino, di ATC – Agenzia Territoriale per la Casa del Piemonte Centrale e con il sostegno di IKEA, Iren, Bentley SOA, Philips, Cooperativa Di Vittorio, La Banca delle Visite e Medi.ca.
fonte:  Ufficio Stampa: con.testi Torino & Roma

martedì 22 ottobre 2019

Lgbt. Calcio femminile, l’azzurra Elena Linari fa coming out: «C’è gente che soffre e ci lamentiamo per un figlio omosessuale?»

L’azzurra si è raccontato davanti alle telecamere: «Spero di dedicare presto un gol alla mia compagna»

 

Il difensore della Nazionale italiana si racconta ai microfoni di Dribbling. Durante il programma sportivo in onda il 19 ottobre su Rai 2 l’azzurra ha parlato della sua omosessualità. 

«I veri problemi della vita sono altri – spiega – C’è gente che soffre e noi ci lamentiamo perché un figlio è omosessuale? Abbiamo sbagliato tutto. Quello che ha fatto qualche giorno fa la nazionale di calcio andando al ‘Bambin Gesù’ e un’immagine potentissima e mi auguro che anche alla nostra squadra venga data questa possibilità».

 

«Abbiamo sbagliato tutto»

La 25enne fiorentina, abituata a difendere la propria squadra, ha deciso di passare all’attacco: «Per attirare l’attenzione sul calcio femminile bisogna parlare della sua omosessualità? È un paradosso – dice – bisogna dire che una ragazza sta con un’altra ragazza per attirare l’attenzione della gente? Abbiamo davvero sbagliato tutto».

Linari gioca in Spagna, all’Atletico Madrid, e spera presto di poter dedicare una rete alla compagna che vive in Italia: «Sinceramente non lo so quando, quì in Spagna spero presto anche se il gol ancora mi manca».

 

«Un figlio? Se è felice non vedo il problema»

La calciatrice parla poi più in generale dell’omosessualità: «Quando si ha un figlio la cosa più importante è che sia felice. Se è felice con una relazione omosessuale non vedo il problema – sottolinea – È ovvio, ci potranno essere delle difficoltà, ma nella vita in generale le difficoltà ci sono. È stato toccante quello che mi ha detto mia nonna quando lo ha saputo. Era contenta e piangendo mi ha detto «ho tanta paura per te perché non siete tutelate. Ho pianto di gioia dopo aver sentito queste parole», confessa Linari.

«Omossesuali ci sono anche nel calcio maschile»

«Io nella mia vita privata faccio quello che voglio – aggiunge la Linari – Ci sono tanti calciatori che si coprono con un’altra relazione, così come qualsiasi altro sportivo per evitare i famosi pregiudizi e in Italia non siamo pronti. Ma poi diciamolo, non è che nel calcio femminile fioccano le omosessuali, no proprio no, omosessuali ci sono nel calcio maschile, negli altri sport e nella vita quotidiana. E comunque qui a Madrid non ho nessun problema, anzi. In Italia sono io la prima ad aver paura di affrontare l’argomento perché non so la gente come potrebbe reagire. Ho paura del giudizio della gente».
fonte:  www.open.online

Linfa, l’underground vitale delle donne di Roma Est. Il documentario di Carlotta Cerquetti

Il documentario di Carlotta Cerquetti, Linfa, presenta la scena underground di Roma Est, una rete solidale di donne la cui urgenza espressiva è forza vitale di trasformazione e affermazione.

“Noi siamo resistenti, questo è un quartiere di resistenza, la nostra arte è resistenza, interna ed esterna. Alla frustrazione, al lavorare tanto, allo sperimentare. Passare il tempo a lamentarsi non funziona, mettere in moto l’energia creativa e lo stare insieme invece funziona” dice Federica Tuzi delle NOCHOICE in chiusura di “Linfa” il bel documentario sull’arte e le artiste indipendenti/underground di Roma Est, ovvero quell’area complessa e particolare che abbraccia Pigneto e Torpignattara.
Resistere agli stereotipi e cambiare la società che ti vuole uniformato e ubbidiente si può. Con l’arte e attraverso il corpo. Afferma Lola Kola, stilista transgender, “possiamo fare quello che ci pare,  puoi ribaltare la tua vita, noi siamo la vera rivoluzione”. E ribadisce Silvia Calderoni, attrice, dj e performer con il gruppo teatrale Motus “tutto è politica, anche il tuo corpo. Per questo noi la facciamo costantemente, perchè ci mettiamo il corpo. E il luogo in cui la facciamo diventa il nostro spazio di lavoro, ma sono le persone che fanno la differenza, quanto tu stai in apertura  con ciò che ti circonda”. IL SITO DI LINFA QUI


Lungo i binari dei treni della linea gialla, quella che da Termini va a Giardinetti scorre una linfa vitale spropositata, un’energia creativa che la regista Carlotta Cerquetti (in foto) ha ben saputo raccontare e accogliere, indagando tra le mura domestiche delle protagoniste e nei luoghi principe della loro controcultura, quei locali underground che sono esplosi ed implosi al Pigneto ma che ora stanno riaffermandosi come veri e propri incubatori di libertà e diritti.  “Ho scelto queste donne perchè sono un grande esempio di come si può vivere e resistere in questi tempi – afferma la regista – dove la cultura non è sostenuta. Ho scoperto questo mondo facendo il documentario, ho trovato un fermento, un valore intrinseco che prescinde dal risultato di pubblico. Ho trovato donne con una vitalità incredibile, e ci sono arrivata quasi per caso tramite un’amica che poi mi ha portato in un locale e ognuna mi ha portato all’altra in un sodalizio femminile splendido. Mi piace come fanno rete tra loro, come curano le relazioni l’una con l’altra”. PER IL TRAILER DI LINFA CLICCA QUI


Mentre ascoltavo Lola Kola, Le NoChoice (Federica Tuzi e Merel Van Dijk), Lilith Primavera, Maria Violenza, Lady Maru, Le OpaOpa aka Invasioni Balcaniche (Jonida Prifti e  Iva Stanisic) e Industria Indipendente (Erika Z. Galli e Martina Ruggeri) mi veniva in testa una sola parola. 
Ed è urgenza. L’urgenza creativa che hanno in comune queste artiste, che non è quella di diventare famose e fare i soldi, ma fare qualcosa perchè non possono farne a meno. Si fa perchè dentro una voce urla più forte e si fa anche contro la fatica, avendo un altro (o un terzo) lavoro.  E lo si fa con il sorriso e con la felicità dentro perchè comunque se ne ha la possibilità.

Guardando queste ragazze resistere, mi è venuto in mente l’Aleijadinho, un grande artista del ‘700 brasiliano. Nonostante fosse stato completamente debilitato da una malattia (forse una sclerodermia) che lo aveva costretto a vedersi amputate le dita di entrambi gli arti superiori e inferiori, continuò a lavorare con il cesello legato al dorso delle mani.  In questa fase di totale sofferenza e disabilità produsse per il santuario di Congonhas le sue 12 statue più belle, lavorando di notte, vergognandosi del suo aspetto (era anche ormai quasi cieco) e siccome non poteva più stare in piedi lavorava in ginocchio appoggiato a dei cuscini. Tale era l’urgenza l’espressiva. E un po’ mi sono commossa.

lunedì 21 ottobre 2019

Lgbt: "WILD NIGHTS WITH EMILY" vince la 17° edizione del Florence Queer Festival

La giuria del Florence Queer Festival, composta da Alba Donati, poetessa e direttrice del Gabinetto Vissieux, Maria Grosso, giornalista de Il Manifesto, Stefano Fabbri, ex caporedattore de l’Ansa, Alessandro Agostinelli, direttore del Festival del Viaggio, Bob Vallier, direttore della Syracuse University, ha infatti deciso di assegnare ben tre menzioni speciali. 

La prima, come miglior documentario, al lavoro di Megan Rossman, The Archivettes, documentario sull’incredibile lavoro di recupero e mantenimento della memoria del Lesbian Herstory Archives di New York.

“Accende una luce su una storia sconosciuta, con momenti di vita e memoria individuali che formano il respiro collettivo della comunità lesbica newyorkese, il tutto impreziosito da uno sguardo vintage anni ’90” dice la giuria nelle sue motivazioni che valorizzano così l’importante contributo dei documentari alla selezione del programma di questa edizione.  

La menzione come miglior storia va invece a The Garden Left Behind “Per la densità dei temi (migrazione, identità sessuale, famiglia, violenza, etc) e per la normalità di una storia che diventa simbolica e in cui ricerca sociale, umana, politica, stanno dentro la lungimiranza emotiva della narrazione.” Altro titolo statunitense, firmato dal regista di origine brasiliana Flavio Alves, disegno per fiction della battaglia per la transizione di una giovane donna messicana a New York.

Ancora una menzione, in questo caso per la regia, per NevrLand, dell’austriaco Gregor Schmidinger, “Un affresco contemporaneo che lega il tema del virtuale e del porno ai legami familiari e al dato onirico. In questo film la macchina da presa indaga (con scene spesso oscure e intime) alcune zone d’ombra dei rapporti quotidiani. Da segnalare le scene del mattatoio che sono omaggio e citazione al film cult Un anno con tredici lune di Rainer Werner Fassbinder.”

Premio della giuria quindi a "Wild Nights with Emily" della regista statunitense Madeleine Olnek
“Il film ci racconta una visione, assolutamente inedita, della clausura di Emily Dickinson
Ci racconta ciò che nessuna biografia ha ancora affrontato riscattando la soggettività artistica ed esistenziale della poetessa: le sue poesie d’amore dedicate a figure maschile erano in realtà il frutto di cancellazioni fatte ad hoc dalla famiglia per nascondere la reale destinataria, Susan Gilbert.
In questo film non ci appare la convenzionale Emily Dickinson, poetessa severa e appartata, ma una donna che corre attraverso il giardino portando poesie all’amata. Un film che esprime alta eccellenza nei costumi, nella recitazione, e nell’originalità della struttura narrativa in cui prevale il ritmo teatrale.” 
CLICCA QUI PER IL TRAILER "Wild Nights With Emily"

Per il pubblico invece il lungometraggio più apprezzato è stato "The Garden Left Behind" di Flavio Alves qui in foto con Ivana Black e Tamara Williams tra le protagoniste del film. 
"THE GARDEN LEFT BEHIND" Sneak Peek Scene CLICCA QUI PER LA SCENA DEL FILM