Recensione di Tales of the City, il
commovente, erotico e spassoso revival Netflix della serie del 1993
basata sui romanzi di Armistead Maupin.
Quanto è cambiata San Francisco dagli anni ’60?
Questa è la domanda posta ad Anna Madrigal all’inizio della serie e sarà l’implicita domanda che ci porteremo dentro per tutte e dieci le puntate. Tales of the City è il commovente, erotico e spassoso revival della serie del 1993 basata sui romanzi di Armistead Maupin, un’opera che è molto più che un semplice racconto di finzione: Barbary Lane è stato, ed è ancora, molto più che un luogo di appartenenza, è salvezza, sicurezza, condivisione e comunità, è a tutti gli effetti la prima vera casa di generazioni di persone LGBTQ+.
Questa è la domanda posta ad Anna Madrigal all’inizio della serie e sarà l’implicita domanda che ci porteremo dentro per tutte e dieci le puntate. Tales of the City è il commovente, erotico e spassoso revival della serie del 1993 basata sui romanzi di Armistead Maupin, un’opera che è molto più che un semplice racconto di finzione: Barbary Lane è stato, ed è ancora, molto più che un luogo di appartenenza, è salvezza, sicurezza, condivisione e comunità, è a tutti gli effetti la prima vera casa di generazioni di persone LGBTQ+.
Mary Ann (Laura Linney)
torna a San Francisco per il 90° compleanno di Anna Madrigal; Mary Ann
torna a San Francisco più anziana, triste, non più saggia come sempre.
Si ricongiunge alla figlia Shawna (Ellen Page)
e all’ex marito Brian dopo averli abbandonati per vent’anni per
dedicarsi alla propria carriera. Mary Ann una volta li dovrà affrontare
oltre che una terribile crisi di mezza età anche il giudizio e i
dissapori della propria famiglia adottiva, composta da una nuova
generazione di giovani queer e dall’inossidabile e granitica Anna
Madrigal.
Quando Armistead Maupin ha iniziato a scrivere Tales of the City i suoi racconti sulla vita a San Francisco erano centrati su ragazza del Midwest molto ingenua ed eterosessuale, Mary Ann Singleton, una figura di point-of-entry per i lettori e gli spettatori. I tempi sono cambiati, sia per Mary Ann che per le storie LGBTQ+ in generale: Barbary Lane è la casa di una nuova generazione. La figlia adottiva di Brian e Mary Ann Shawna (Ellen Page) si prende cura del bar, Jake (Garcia) e Margot (May Hong), sono una coppia che sta cercando di ridefinire la loro relazione in seguito alla transizione di Jake, Michael vive ancora nella sua stanza a Barbary Lane ed è fidanzato con un ragazzo molto giovane, Ben, e c’è una nuova arrivata, Claire, una ragazza che si aggira nel quartiere sperando di fare un documentario su Anna e sulla trasformazione della città negli ultimi 50 anni.
Tales of the City: il trailer ufficiale della serie con Ellen Page e Laura Linney
Tales of the City è stato ed è
una serie pionieristica della rappresentazione queer mainstream, è uno
spettacolo che vuole che le persone si sentano raccontate, prese in
considerazione e incoraggiate, e lo fa includendo nella sua narrazione
sia personaggi della vecchia generazione che della nuova. Tales of the City è
molto più che un prodotto d’intrattenimento, è la testimonianza della
vita intima di persone emarginate, prima e durante la crisi dell’AIDS,
prima e dopo la durissima repressione che la comunità transgender subì
da parte della società civile e della polizia negli anni ’60 e ’70.
Tales of the City è stato ed è una serie pionieristica della rappresentazione queer mainstream
Viene dato il giusto spazio anche ai
problemi di oggi, dal punto di vista linguistico viene affrontato il
problema della discriminazione e di come l’omofobia passi sempre
attraverso il linguaggio, dalla poca conoscenza dei temi e delle
problematiche LGBTQ+, ma Tales of the City è anche altro: è
eredità, è comprensione, è sostegno, è un rifugio sicuro per una cerchia
di anime perse. Lauren Morelli scrive e ricolloca l’avanguardia e il
genio della serie originale attraverso i cambiamenti e il volto di un
tempo diverso, che riesce ieri come oggi a raccontare in maniera
genuina, autentica e beffarda la comunità queer, attraverso un’opera che
è molto più che un semplice racconto di finzione. Ecco perché abbiamo
bisogno di Tales of the City ora più che mai.
fonte: Di Lucia Tedesco www.cinematographe.it
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