Tutti qui in Galles sembrano conoscere Jan Morris. Ha 93 anni e cammina con un bastone. Ha vissuto in questo angolo del Nord del Galles per la maggior parte della sua vita.
In Gran Bretagna è un'amata saggista, storica, giornalista e cronista
locale, autrice di più di quattro dozzine di libri, ma è stato solo
nell'autunno scorso, quando il suo lavoro più recente, "In My Mind's
Eye", è stato trasmesso sui capitoli radiofonici della BBC, che molti
dei suoi vicini hanno capito che c'era una celebrità tra loro.
Morris ha vissuto molte vite, ed è impossibile separare chi è ora da chi
era prima: James Humphrey Morris, nacque nel 1926 a Somerset, in
Inghilterra, e la sua formazione e carriera erano tipiche degli uomini
inglesi privilegiati dell'epoca. Era uno studente di coro al Christ Church College, Università di Oxford;
ha servito nel 9° Reggimento dei lancieri della regina durante gli
ultimi anni della seconda guerra mondiale; all'età di 23 anni si sposò
con Elisabetta Tuckniss.
Hanno cresciuto insieme quattro figli (un quinto è morto nell'infanzia).
Morris ha lavorato come giornalista per il Times di Londra. Nel 1953, il resoconto esclusivo della storica salita del Monte Everest
di Sir Edmund Hillary e Tenzing Norgay ha reso celebre Morris.
Una fama diversa sarebbe arrivata nel 1972 quando, dopo una vita in cui
si sentiva intrappolata all'interno di un corpo che sembrava appartenere
a qualcun altro, si è sottoposta a un intervento chirurgico di
riassegnazione di genere. Poche persone hanno capito allora cosa
comporta una tale transizione. "Avevo 3 o forse 4 anni quando ho capito che ero nata nel corpo
sbagliato, e che dovevo essere davvero una ragazza", scrisse l'autrice,
ora conosciuta come Jan, in "Conundrum" (Dilemma), il racconto della sua
lotta per riconciliare corpo e spirito.
Il più grande fattore costante della sua vita è stata Elizabeth, che è
stata prima sua moglie e poi la sua ex moglie. La coppia si stabilì in
Galles e tutt'ora vivono insieme; Elizabeth rimase prevalentemente a
casa e Morris viaggiò e scrisse. Ora Morris guarda alla sua vita dalla prospettiva dei suoi 93 anni e
ricorda la spedizione dell'Everest. Per farne il resoconto è stato
necessario unirsi alla squadra dell'Everest, risalendo i 4.500 metri
fino al campo base. "Mi ha cambiato moltissimo la vita", dice, "E ora
sono l'unico membro sopravvissuto della spedizione, e mi mancano tutti.
Ora abita la fastidiosa terra di quella che chiama "vecchiaia estrema".
La longevità lo ha reso più interessante, pensa, ma non è così
divertente quando ce n'è troppa. Non può più viaggiare molto e Elizabeth
soffre di demenza.
"In My Mind's Eye", una raccolta di saggi, scritti uno al giorno nel
corso dei mesi, rivela che il suo stile di scrittura è più elegante che
mai. I saggi alludono alla bellezza degli arcobaleni gallesi, alla follia
della politica contemporanea e alla trascendente quotidianità della vita
familiare. Scrive anche sull'importanza della gentilezza, per gli altri
e per la natura.
Dopo aver vissuto per uguali periodi di tempo come uomo e poi come
donna, Morris dice che la transizione che ha fatto molto tempo fa è meno
rilevante. "Per me il genere non è affatto fisico, ma del tutto inconsistente. È
anima, forse, è talento, è gusto, è ambiente, è come ci si sente, è luce
e ombra, è musica interiore, è camminare con il brio o uno scambio di
sguardi, è veramente vita e amore più di qualsiasi combinazione di
genitali, ovaie e ormoni", scrive in "Conundrum".
fonte: https://www.kienyke.com via notizielgbt.blogspot.com
Riceviamo e pubblichiamo questa lettera aperta al dottor Cannata da Lorenzina Opezzo
"Egregio dottor Cannata,
premetto che non sono alla ricerca di
visibilità né penso di candidarmi in futuro. Ciò per sgombrare il campo
da eventuali illazioni o pensieri molesti o che potrebbero diventare
tali.
Ho ascoltato il Suo intervento in Consiglio Comunale con un misto di
incredulità, imbarazzo per Lei e, se mi permette, di tenerezza per il
tentativo messo in atto di argomentare fatti tanto distanti tra loro da
non permettere collegamenti se non artificiosi. Su Bibbiano e dintorni
sono piene le pagine di giornali e non intendo soffermarmi; penso invece
alla Sua dichiarazione sul fatto che si batterà a favore della famiglia
“tradizionale” che mette bene in evidenza la Sua considerazione verso
un grande numero di cittadini che non sono eterosessuali, se ci fosse
bisogno di ulteriori esplicitazioni aggiuntive ai suoi chiarissimi post.
Non uno, più di uno, con scritte vergognose.
Lei è naturalmente libero di fare del Suo tempo ciò che vuole,
esprimendo il Suo disprezzo pubblicamente ma non può pensare che,
proprio per essere pubblico, non raccolga dissenso e disprezzo a sua
volta, quella che Lei ha definito gogna mediatica. E’ anche libero di
battersi per chi vuole ma non è libero di insultare. “Merde, feccia” si
può scrivere sul proprio diario personale o dire tra quattro amici al
bar; non in un luogo pubblico in cui vivono gay e lesbiche ed i loro
genitori.
Questi ultimi, madri e padri di coloro che Lei definisce
merde, tra l’altro, appartengono perlopiù a famiglie tradizionali, per
usare il termine che Lei predilige. Ecco, noi genitori di queste “merde”
abbiamo vite normali con i nostri ragazzi. Alti e bassi, feste di
famiglia, problemi, insomma tutto ciò che appartiene a tutti. Con la
differenza che i nostri ragazzi (e di riflesso anche noi) hanno spesso
avuto esperienze difficili, a volte dolorose, a volte molto dolorose. A
sentirsi definire "merde" a molti, dopo aver sopportato sguardi
ammiccanti, parole pesanti, essere stati tollerati, non interessa un bel
nulla; ad altri, invece, aumenta le difficoltà che spesso hanno e
preferiscono tacere, nascondersi.
Alcuni, non così di rado, nel sentirsi
messi alla gogna (anche loro!) e considerati fallati da gente come Lei,
non hanno strumenti e capacità per reagire e spesso scelgono un’altra
soluzione. Le lascio immaginare quale. Forse nella sua carriera di
medico non ha mai dovuto constatare la morte di chi ha preferito
togliersi la vita piuttosto che dare un dispiacere a qualcuno. Le parole
non sono mai leggere neanche quando si è tra amici, sono gravissime se
pronunciate da chi ricopre cariche pubbliche o aspira a ricoprirle.
Stupisce che Lei non capisca.
Egregio dottore, ha fatto male a non dimettersi. Legalmente può fare
ciò che vuole, ne ha diritto, ma non avere la consapevolezza che non si è
graditi neppure, a quanto pare, all’interno della propria maggioranza
e, soprattutto, che certe affermazioni in un ruolo pubblico sono
gravissime, è davvero singolare.
Per quanto riguarda me/noi la vita non subirà scossoni per ciò che
Lei scrive e, soprattutto, mi è difficile considerarLa un nemico.
Sarebbe eccessivo; la vita è molte volte complicata per mille motivi
tanto che tengo a salvaguardare quel che resta del giorno e,
soprattutto, non mi appartengono odio e rancore ma sono pronta però a
battermi anch’io per ciò in cui credo. Vuol dire che La penserò come un
signore che, con l’età che ha (non si offenda, siamo vicini
anagraficamente), ha ancora voglia di dividere il mondo in buoni e
cattivi in base al sesso ed alla provenienza (mi pare che abbia anche
detto che ci difenderà dalle invasioni) senza conoscere le persone.
A me, docente in pensione, continuano ad interessare l’umanità e
l’animo umano e sono fondamentalmente intransigente. La mia
intransigenza deriva però dalla capacità di ascoltare e dialogare,
capendo le ragioni degli altri perché l’esperienza umana è varia e
complessa e la nostra cultura, la nostra arte, scienza servono ad
accrescere le vite degli uomini, ad alimentarne l’animo. Non varrebbero
nulla se non riuscissimo a far con esse del bene agli altri uomini.
Sventolare il Vangelo non ci rende migliori. Don Gallo diceva che da
secoli un’idea di natura uguale per tutti, immutabile nel tempo e nello
spazio, non si trova più se non nei testi ufficiali cattolici. Ed
aggiungeva che “la nostra libertà non si aggiunge semplicemente a quella
altrui ma ne è parte integrante e costitutiva, poiché la libertà
procede sempre da chi ne è stato storicamente escluso”.
Ciò per dire che
la penserei così anche se non fossi coinvolta personalmente. Certi
principi sono irrinunciabili perché, se nella nostra famiglia non ci
siamo mai sentiti cittadini di serie b, essi valgono per tutti, anche
per coloro che non hanno la forza per farsi sentire.
Con questi pensieri Le auguro di vivere più serenamente la Sua età e
di confrontarsi spesso con gli altri perché l’umanità di persone
diverse da Lei non potrà che arricchirLa. E’ ancora in tempo."



























