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giovedì 3 ottobre 2019

Lgbt: "Quelli che lei chiama "merde" sono i nostri figli gay": lettera di una mamma al consigliere Cannata

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera aperta al dottor Cannata da Lorenzina Opezzo

"Egregio dottor Cannata,
premetto che non sono alla ricerca di visibilità né penso di candidarmi in futuro. Ciò per sgombrare il campo da eventuali illazioni o pensieri molesti o che potrebbero diventare tali.

Ho ascoltato il Suo intervento in Consiglio Comunale con un misto di incredulità, imbarazzo per Lei e, se mi permette, di tenerezza per il tentativo messo in atto di argomentare fatti tanto distanti tra loro da non permettere collegamenti se non artificiosi. Su Bibbiano e dintorni sono piene le pagine di giornali e non intendo soffermarmi; penso invece alla Sua dichiarazione sul fatto che si batterà a favore della famiglia “tradizionale” che mette bene in evidenza la Sua considerazione verso un grande numero di cittadini che non sono eterosessuali, se ci fosse bisogno di ulteriori esplicitazioni aggiuntive ai suoi chiarissimi post. Non uno, più di uno, con scritte vergognose. 

Lei è naturalmente libero di fare del Suo tempo ciò che vuole, esprimendo il Suo disprezzo pubblicamente ma non può pensare che, proprio per essere pubblico, non raccolga dissenso e disprezzo a sua volta, quella che Lei ha definito gogna mediatica. E’ anche libero di battersi per chi vuole ma non è libero di insultare. “Merde, feccia” si può scrivere sul proprio diario personale  o dire tra quattro amici al bar; non in un luogo pubblico in cui vivono gay e lesbiche ed i loro genitori.

Questi ultimi, madri e padri di coloro che Lei definisce merde, tra l’altro, appartengono perlopiù a famiglie tradizionali, per usare il termine che Lei predilige. Ecco, noi genitori di queste “merde” abbiamo vite normali con i nostri ragazzi. Alti e bassi, feste di famiglia, problemi, insomma tutto ciò che appartiene a tutti. Con la differenza che i nostri ragazzi (e di riflesso anche noi) hanno spesso avuto esperienze difficili, a volte dolorose, a volte molto dolorose. A sentirsi definire "merde" a molti, dopo aver sopportato sguardi ammiccanti, parole pesanti, essere stati tollerati, non interessa un bel nulla; ad altri, invece, aumenta le difficoltà che spesso hanno e preferiscono tacere, nascondersi.

Alcuni, non così di rado, nel sentirsi messi alla gogna (anche loro!) e considerati fallati da gente come Lei, non hanno strumenti e capacità per reagire e spesso scelgono un’altra soluzione. Le lascio immaginare quale. Forse nella sua carriera di medico non ha mai dovuto constatare la morte di chi ha preferito togliersi la vita piuttosto che dare un dispiacere a qualcuno. Le parole non sono mai leggere neanche quando si è tra amici, sono gravissime se pronunciate da chi ricopre cariche pubbliche o aspira a ricoprirle. Stupisce che Lei non capisca.

Egregio dottore, ha fatto male a non dimettersi. Legalmente può fare ciò che vuole, ne ha diritto, ma non avere la consapevolezza che non si è graditi neppure, a quanto pare, all’interno della propria maggioranza e, soprattutto, che certe affermazioni in un ruolo pubblico sono gravissime, è davvero singolare.

Per quanto riguarda me/noi la vita non subirà scossoni per ciò che Lei scrive e, soprattutto, mi è difficile considerarLa un nemico. Sarebbe  eccessivo; la vita è molte volte complicata per mille motivi tanto che tengo a salvaguardare quel che resta del giorno e, soprattutto, non mi appartengono odio e rancore ma sono pronta però a battermi anch’io per ciò in cui credo. Vuol dire che La penserò come un signore che, con l’età che ha (non si offenda, siamo vicini anagraficamente), ha ancora voglia di dividere il mondo in buoni e cattivi in base al sesso ed alla provenienza (mi pare che abbia anche detto che ci difenderà dalle invasioni) senza conoscere le persone.

A me, docente in pensione, continuano ad interessare l’umanità e l’animo umano e sono fondamentalmente intransigente. La mia intransigenza deriva però dalla capacità di ascoltare  e dialogare, capendo le ragioni degli altri perché l’esperienza umana è varia e complessa e la nostra cultura, la nostra arte, scienza servono ad accrescere le vite degli uomini, ad alimentarne l’animo. Non varrebbero nulla se non riuscissimo a far con esse del bene agli altri uomini. Sventolare il Vangelo non ci rende migliori. Don Gallo diceva che da secoli un’idea di natura uguale per tutti, immutabile nel tempo e nello spazio, non si trova più se non nei testi ufficiali cattolici. Ed aggiungeva che “la nostra libertà non si aggiunge semplicemente a quella altrui ma ne è parte integrante e costitutiva, poiché la libertà procede sempre da chi ne è stato storicamente escluso”.

Ciò per dire che la penserei così anche se non fossi coinvolta personalmente. Certi principi sono irrinunciabili perché, se nella nostra famiglia non ci siamo mai sentiti cittadini di serie b, essi valgono per tutti, anche per coloro che non hanno la forza per farsi sentire.
Con questi pensieri Le auguro di vivere più serenamente la Sua età e di confrontarsi spesso con gli altri perché l’umanità di persone diverse da Lei non potrà che arricchirLa. E’ ancora in tempo."
Lorenzina Opezzo

venerdì 3 maggio 2013

Lgbt:Lgbt: A Firenze il convegno "Le famiglie con genitori omosessuali e transessuali, fra difficoltà individuali e sociali" domani 4 maggio


Sabato 4 maggio convegno a Palazzo Vecchio
L'iniziativa è organizzata dall'associazione Rete Genitori Rainbow e della Consulta per il contrasto all'omofobia e per i diritti delle persone LGTB.

"Le famiglie con genitori omosessuali e transessuali, fra difficoltà individuali e sociali”. E’ il titolo del convegno organizzato dall’associazione Rete Genitori Rainbow che si svolgerà sabato 4 maggio (10,30 -13,30) nella Sala della Miniatura di Palazzo Vecchio".

L’evento rientra nelle iniziative che si svolgono all’interno della "Consulta per l'omotransfobia e per i diritti per le persone LGBTI" e prevede l'intervento di altre associazioni, enti, esperti sulle tematiche e persone della società civile.

"La Consulta contro l'omotransfobia e per i diritti delle persone lgbti – ha detto la presidente della Consulta Susanna Agostini- istituita da luglio scorso, promuove un'iniziativa di grande importanza: lo scopo è quello di rendere più serena la qualità della vita di tante persone protagoniste della nostra comunità.

Si tratta di aprire un confronto costruttivo tra istituzioni, associazioni e persone interessate in modo da garantire una conoscenza più approfondita di uguaglianze affettive e ampliare, anche nell'ambito educativo, il concetto culturale di cos’è la normalità.

Sono genitori, figli , interi nuclei familiari che si trovano a vivere situazioni di disagio e non serenità sociale. Le istituzione possono aiutare a dare opportunità e diritti personali e collettivi per mettere in atto scelte principalmente orientate a ristabilire armonia e benessere nei nuclei in cui vivono”.

All’incontro di sabato interverranno tra gli altri: Fabrizio Paoletti e Cecila d'Avos, copresidenti e cofondatori Rete Genitori Rainbow Susanna Agostini e Alberto Locchi, presidente e vicepresidente Consulta contro l'omotransfobia e per i diritti delle persone lgbti di Firenze, Barbara Bonini, presidente Ordine Assistenti Sociali Toscana Valentina Pagliai, Robert Kennedy Foundation Center Europe, Margherita Graglia, Federico Ferrari. Paola Biondi, psicologi psicoterapeuti, Alessandra Bialetti, counselor e pedagogista Massimo Lavaggi, presidente Consultorio Transgenere.

Parteciperanno all'iniziativa anche le associazioni Ireos, Rete Lenford, LUI Livorno Uomini Insieme, Consultorio Transgenere, Rete genitori Rainbow è l'associazione di volontariato o a supporto di genitori transessuali lesbiche omosessuali e bisessuali con figli da relazioni etero che aderisce alla Consulta per il contrasto all’omotransfobia e per i diritti delle persone LGBTI del Consiglio Comunale di Firenze.
PER INFO
http://www.genitorirainbow.it/rete-genitori-rainbow-per-ifed-firenze-4-maggio-conferenza-dibattito-sulle-famiglie-con-genitori-lgbt.html
fonte Comune di Firenze via http://met.provincia.fi.it

lunedì 29 ottobre 2012

Lgbt: Scoprirsi omosessuali essendo sposati e con figli. C’è Rete Genitori Rainbow, intervista al fiorentino Fabrizio Paoletti

Intervista al fiorentino Fabrizio Paoletti, tra i fondatori di Rete Genitori Rainbow, associazione che fornisce supporto ai genitori omosessuali e transessuali con figli avuti da precedenti relazioni etero.

Com’è nata e di cosa si occupa Rete Genitori Rainbow?
L’associazione nasce dall’iniziativa di alcuni genitori che, come me, hanno avuto l’esperienza di avere figli all’interno di un matrimonio eterosessuale. Spesso all’epoca del matrimonio non erano consapevoli del proprio orientamento. Altre volte invece possono averne una certa consapevolezza, ma la rifiutano.
La nostra associazione fornisce supporto psicologico e legale a tutti i genitori
che si trovano ad affrontare questa particolare fase della propria vita.

Quali sono le problematiche principali che affrontate?
I genitori che si scoprono omosessuali o che, sapendolo già da tempo, decidono di iniziare a vivere apertamente la propria omosessualità si trovano a convivere con un’identità nuova, in una situazione di forte stress emotivo che spesso non sanno come gestire.
Nella maggior parte dei casi devono superare la paura di perdere la custodia dei figli, di essere condannati dalla famiglia di origine, di subire ricatti morali o materiali da parte dell’ex-partner o mobbing sul posto di lavoro.
La preoccupazione più grande è in assoluto quella di poter nuocere, direttamente o indirettamente, ai figli.
Le normali problematiche di una separazione vengono moltiplicate dall’omonegatività (insieme di sentimenti negativi nei confronti delle persone omosessuali, ndr), presente in forma più o meno (in)consapevole sia nel genitore che nella società.

Qual è la tua esperienza di padre che, ad un certo punto, si scopre omosessuale?
Quando mi sono separato mia figlia aveva 3 anni. All’inizio io e la mia ex-partner siamo stati molto prudenti nel comunicarle il mio orientamento.
Quando la bambina passava il weekend con me vedeva la presenza del mio compagno, insieme a noi. Ma non le avevo spiegato di chi si trattasse e quindi la viveva come un’intrusione.

Dopo qualche tempo ha capito da sola che si trattava del mio partner e mi ha chiesto conferma. Da quel momento, poiché lui aveva un ruolo preciso, tutto è diventato più semplice. Mia figlia sapeva che avevamo una relazione, che con lui ero felice e quindi viveva questo nuovo assetto familiare con tranquillità. Con il tempo, ad esempio, è stata lei stessa a raccontare di me ai suoi amici più stretti e alle persone per lei importanti.

Nella tua esperienza, come reagiscono i figli al coming out del genitore?
Secondo le stime più recenti in Italia ci sono almeno 100.000 bambini con genitori omosessuali. Nella nostra esperienza abbiamo visto che i bambini non giudicano il genitore in base al suo orientamento sessuale. Lo giudicano in base all’affetto, alla presenza, al supporto che ne ricevono.

Come numerosi studi scientifici affermano, la capacità genitoriale non varia in base all’orientamento sessuale. Durante la pubertà, la necessità di identificarsi in maniera forte con il proprio genere può causare più frequentemente conflitti con il genitore omosessuale o transessuale.
La maggior parte dei problemi proviene tuttavia dalla società, la cui omonegatività si traduce talvolta in emarginazione, atti di bullismo, esclusione nei confronti di bambini con genitori omosessuali.

Ricordo di una ragazzina che disse al proprio padre “Papà, ho capito che sei gay e mi va bene, ma per favore non farlo sapere in giro”. Nella maggioranza dei casi ho tuttavia constatato che i bambini reagiscono bene.

Quali sono invece le reazioni degli ex-partner?

La separazione non è mai un momento facile, in nessun caso. Sul nostro sito ci sono alcune testimonianze di ex- mogli e mariti che, superato il dolore iniziale, hanno deciso di accompagnare comunque l’ex partner nel suo nuovo percorso di vita, impostando un rapporto amichevole e costruttivo.

Anche per i figli, questa è senz’altro la situazione migliore. In altri casi invece le reazioni sono state fortemente negative: accanimento legale, reazioni violente e qualche tentato suicidio. In contesti culturalmente meno “aperti” o fortemente religiosi le esperienze si sono rivelate tipicamente più difficili.

Quali sono i principali servizi offerti dalla Rete Genitori Rainbow?
Ogni lunedì sera dalle 21:30 alle 23:30 è attiva una help line che risponde al numero 06-991.96.976. Chiunque può chiamare e chiedere supporto ai nostri volontari. Sul nostro sito è attivo anche un forum dove gli utenti possono condividere le proprie esperienze o chiedere consigli.

Sia l’help line che il forum sono aperti a tutti, gratuiti e garantiscono l’anonimato dell’utente. Forniamo inoltre consulenza legale appoggiandoci alla Rete Lenford, la rete di avvocatura LGBT italiana, e consulenza psicologica avvalendoci di professionisti presenti su tutto il territorio nazionale. Non appena le dimensioni dell’associazione cresceranno, avvieremo anche dei gruppi di auto-aiuto.

Sono più i padri o le madri che si rivolgono a voi?
Fra i nostri soci c’è una sostanziale parità tra uomini (45%) e donne (55%). Il forum è già frequentato da circa 150 iscritti. L’età media si aggira tra i 35 e i 45 anni.

Come giudichi il rapporto dell’amministrazione comunale e dei fiorentini con la popolazione LGBT?
Domanda difficile. Io mi sono “scoperto” omosessuale tardi, nel 2007, e ho iniziato a fare attivismo in un’associazione nazionale (Famiglie Arcobaleno). Ho quindi un’esperienza indiretta della realtà locale fiorentina, vissuta soprattutto tramite altre associazioni (Ireos, Azione Gay e Lesbica).

Credo tuttavia che la cultura delle diversità a Firenze sia una cultura presente, che si è evoluta negli anni ad opera di singoli virtuosi ed associazioni, ad esempio in passato ci sono state persone come Daniela Lastri, Assessore alla Pubblica Istruzione con delega alle Pari Opportunità, che si sono spese molto per i diritti LGBT.

In realtà ci sono ancora molti, troppi, che non vivono apertamente la propria omosessualità, che non si dichiarano in ufficio con i colleghi, per paura delle eventuali conseguenze sociali e lavorative di un coming-out. Ci sono i nostri figli che vanno a scuola e hanno disagio nel comunicare l’omosessualità dei propri genitori.

Credo che il principale campo di intervento dovrebbe essere quello della formazione, della lotta all’omofobia e al bullismo omofobico. Trasmettere il valore delle diversità, della non stereotipizzazione dei generi. A Firenze questo avviene al momento per lo più grazie ad associazioni come IREOS, che organizza progetti nelle scuole e gruppi di auto-aiuto.

Per maggiori informazioni potete visitare il sito ufficiale di Rete Genitori Rainbow:
http://www.genitorirainbow.it/

fonte http://www.teladoiofirenze.it/Scritto da Eleonora Zucconi

sabato 8 settembre 2012

Lgbt Verona: "INCONTRO DEL GRUPPO GENITORI RAINBOW" il calendario da settembre 2012 a luglio 2013

GENITORI RAINBOW - GENITORI OMOSESSUALI, GENITORI DI FIGLI OMOSESSUALI E FIGLI GRUPPO DI SOSTEGNO E MUTUO AUTO AIUTO

Il gruppo genitori RAINBOW di Verona è nato nel dicembre del 2009 ed è un gruppo di incontro, dialogo e ascolto aperto sia a “genitori di figli omosessuali” e sia a “genitori omosessuali” ovvero a persone gay, lesbiche che hanno avuto figli in precedenti relazioni eterosessuali o in altro modo.

Il gruppo è aperto anche a “figli” ovvero a persone, non necessariamente genitori, che desiderano confrontarsi sulle tematiche legate al rapporto genitori-figli in relazione agli aspetti LGBT.

Nel gruppo la risorsa primaria è la presenza dei partecipanti che, con la loro testimonianza, diventano arricchimento per tutti. Il confronto con persone che hanno vissuto esperienze simili, favorisce la possibilità di trovare una “legittimazione” (darsi la possibilità) rispetto alla tematica condivisa, quando questa è difficile da accettare.

Inoltre permette di intravvedere “possibili soluzioni” da seguire, poiché l’esperienza dell’altro è un “possibile insegnamento” indiretto. Ascoltare testimonianze simili, offre inoltre un senso di sollievo in quanto si scopre di non essere soli ad aver vissuto quel tipo di situazione e ad aver provato certe emozioni.

Lo spazio del gruppo è protetto e garantito dal rispetto della privacy e da ogni forma di giudizio o di valutazione.

Gli incontri si tengono due mercoledì al mese dalle 21.00 alle 23.00 nelle seguenti date 2012 e 2013, che trovate nello specifico al seguente link:
http://www.digayproject.org/Home/incontro_del.php?c=5516&m=9&l=it

Si può partecipare in modo libero a tutti o solo ad alcuni incontri. Non serve la prenotazione ma si raccomanda la puntualità.
La partecipazione al gruppo è gratuita.

L'iniziativa è sostenuta da: Arcigay e Arcilesbica di Verona e dal Gruppo Amici di Rebis.

Gli incontri si tengono c/o la sede del Milk Verona LGBT Community Center, Via Nichelosa, 9 a San Michele Extra Verona (Uscita casello Verona Est – direzione Verona).

Il conduttore del gruppo è Ermanno Marogna che da vari anni si occupa di counseling e formazione in ambito LGBT.

Per informazione di qualsiasi tipo contattare il numero 349 4641139 o scrivere a formazionelgbt@yahoo.it. Sito internet: www.genitori-lgbt.it

Ermanno Marogna Formazione LGBT - Verona
tel. 349 4641139
email: formazionelgbt@yahoo.it
fonte http://www.digayproject.org