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lunedì 20 aprile 2026

Torino: "Regine in scena. L’arte del costume italiano tra cinema e teatro" in mostra abiti che hanno definito l'immagine delle regine nel cinema e nel teatro. La Venaria Reale

A cura di Massimo Cantini Parrini. La mostra è dedicata al tema della regalità come invenzione scenica, un linguaggio che attraversa secoli, generi e stili, costruendo figure capaci di imporsi nell’immaginario. Dal 17 aprile al 6 settembre 2026

Al centro della mostra è il costume di scena tra cinema e teatro, officine diverse della stessa meraviglia.

Il percorso espositivo permette di ammirare una selezione di trentuno abiti che nella storia del cinema e del teatro hanno saputo costruire l’immagine delle regine, spesso al di là della verità storica, come archetipo universale, regine del mito, della storia e della fantasia.

Il percorso narrativo della mostra si articola attorno a tre nuclei principali - mito, storia, fantasia - che si intrecciano nella costruzione dell’immaginario scenico. 

Si incontreranno figure iconiche: storiche, come Marie Antoinette interpretata da Kirsten Dunst per la regia di Sofia Coppola (2006, costumi di Milena Canonero), regine mitologiche e leggendarie, come Medea interpretata da Maria Callas nel cinema di Pier Paolo Pasolini (1969, costumi di Piero Tosi) e, ancora, figure fantastiche nate dalla letteratura e dalla drammaturgia, come la Regina di Selvascura da Il racconto dei racconti di Matteo Garrone, interpretata da Salma Hayek (2015, costumi di Massimo Cantini Parrini).

Il viaggio proposto al visitatore attraversa cinema, teatro e opera lirica fino alle più recenti serie televisive, costruendo un dialogo continuo tra epoche, stili e linguaggi.

I costumi esposti sono firmati da grandi costumisti e artisti, realizzati da storiche sartorie italiane per diverse regie e celebri attrici. 
Le opere provengono da importanti sartorie, archivi e collezioni museali come le Gallerie degli Uffizi – Museo della Moda e del Costume di Firenze.

Gli abiti sono accompagnati da parrucche, gioielli e ornamenti provenienti da laboratori specializzati o realizzati appositamente su modelli originari.

La mostra si inserisce nel filone tematico espositivo della Reggia di Venaria dedicato alla moda e al costume. Ma il racconto della sovranità femminile è anche un modo per tornare alla nascita della Venaria Reale, alla metà del Seicento, in cui ebbero un ruolo centrale le duchesse Cristina di Francia e Maria Giovanna Battista di Savoia Nemours.

Particolare attenzione è stata dedicata nella mostra al tema dell’accessibilità: il percorso infatti include pannelli visivo-tattili, audiodescrizioni, sottotitoli e traduzioni in LIS (Lingua dei Segni Italiana), oltre a testi in caratteri ad alta leggibilità.

In occasione della mostra, il Museo Nazionale del Cinema - in collaborazione con il Consorzio delle Residenze Reali Sabaude - propone al Cinema Massimo nel mese di giugno una rassegna che prevede la proiezione di quattro film che mostrano sul grande schermo alcuni dei costumi esposti nella mostra.

A cura di Massimo Cantini Parrini
con Clara Goria
Assistente alla curatela: Maria Elena Angei

Allestimento a cura di Paolo Bertoncini Sabatini
con la collaborazione di Emanuele Carrai e Andrea Crudeli
- Dedalo Builing Lab Firenze

Massimo Cantini Parrini è costumista di fama internazionale, due volte candidato all’Oscar, vincitore di molti premi, tra questi 6 David di Donatello come miglior costumista, di cui l’ultimo nel 2025 per il film Le déluge. Gli ultimi giorni di Maria Antonietta di Gianluca Jodice (2024), girato proprio alla Venaria Reale, nonchè 6 Nastri d’Argento e altri riconoscimenti nazionali e internazionali. Collabora con importanti registi italiani ed internazionali, firma i costumi per film, produzioni teatrali, mostre e grandi eventi internazionali come i costumi per la cerimonia inaugurale dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026.

Biglietto per la mostra e biglietto Tutto in una Reggia.

fonte: https://lavenaria.it 

martedì 1 dicembre 2020

Spettacoli, la proposta di Melandri: "Rendiamo i biglietti per cinema, teatri e musei deducibili dalle tasse come i farmaci"

Eʼ lʼappello della presidente della Fondazione Maxxi per rilanciare uno dei settori più colpiti dalla pandemia

"Curare l’Italia agendo anche sulla leva fiscale: rendendo deducibili, ai fini del calcolo d’imposta sul reddito delle persone fisiche, le spese di accesso (ticket, abbonamenti ecc.) ai tanti luoghi – teatri, cinema, auditorium, musei, istituzioni – dove si riceve, si produce, si scambia cultura. Proprio come facciamo per le nostre spese farmaceutiche". E' questa la proposta, formulata sulle pagine dell'Espresso, di Giovanna Melandri, presidente della Fondazione Maxxi, per rilanciare uno dei settori più colpiti dalla pandemia.

"Lo stesso meccanismo diretto, la segnalazione all’Agenzia delle Entrate tramite tessera sanitaria, si può replicare per quel consumo sociale di arte, musica, parole, immagini che è da sempre uno speciale salva-vita e a maggior ragione varrà quando cominceremo a emergere dall’incubo Covid-19", dichiara Melandri, perché "la cultura, nella sua accezione più ricca e articolata, è una leva da cui non si potrà prescindere nella sala-macchine della rinascita".

"Nel contesto europeo di Next Generation e della nuova 'Bauhaus' proposta da Ursula von der Leyden, il governo può delineare una visione progettuale di lungo respiro per la cultura italiana. Però il farmaco finora progettato, sperimentato o già somministrato al mondo della produzione culturale in Italia e in Europa manca ancora, a mio avviso, di una componente importante. Finora ha agito tipicamente sul lato della offerta, sul sostegno necessario a chi produce. Ma la cura di cui c’è bisogno dopo la pandemia deve realizzarsi anche sul lato della domanda", spiega. 

"Affinché il mondo dell’intuizione artistica e della produzione culturale si riprenda e si sviluppi come un investimento a lungo termine, occorre agire strutturalmente e con decisione (superando la logica dei bonus) sostenendo i consumi culturali di cittadini ulteriormente impoveriti dalla crisi", aggiunge avanzando la proposta di detrarre la cultura dalle tasse. 

"So bene che non è facile tracciare la linea. Si studino compatibilità e criteri, si fissi un congruo tetto annuo di spesa deducibile per persona, si esca definitivamente dall’idea che la cultura sia un optional, un bene, se non superfluo, secondario. L’allargamento e la crescita della domanda, grazie a un meccanismo certo e permanente di detrazione, attiverà un circolo virtuoso per la conservazione e l’arricchimento del patrimonio, per i percorsi educativi e formativi, per la produzione e la diffusione di musica, arte, teatro e cinema e naturalmente per il tessuto imprenditoriale collegato e il mecenatismo - conclude -. Sarebbe in ogni caso un gran dono all'Italia e ai suoi cittadini sapere che il consumo di cultura può entrare nelle fibre vive del nostro futuro ed esser riconosciuto tra i farmaci buoni, ampiamente sperimentati, che aiutano a curarci".

fonte: ph. Istockphoto  www.tgcom24.mediaset.it

martedì 13 agosto 2019

Lgbt. Cinema: Addio Piero Tosi, costumista da Oscar per Zeffirelli e Visconti

Morto l'artista che ha lavorato anche per teatro e lirica e per De Sica, Fellini, Liliana Cavani e Pasolini

In foto: Piero Tosi al lavoro con Claudia Cardinale sul set del Gattopardo di Visconti

Premio Oscar alla carriera nel 2013, è morto a Roma il costumista Piero Tosi. Aveva 93 anni ed era nato nel 1927 a Sesto Fiorentino (Firenze). Lo annuncia la Fondazione Franco Zeffirelli: Tosi infatti lavorò a lungo con il regista da poco scomparso, oltre che essere stato il costumista storico di Luchino Visconti firmando i costumi di suoi film come Il Gattopardo, Senso, Rocco e i suoi fratelli, Le notti bianche, Morte a Venezia, di spettacoli teatrali come La locandiera, di allestimenti lirici come La sonnambula e Macbeth. Tosi ha lavorato anche con registi come Mauro Bolognini, Vittorio De Sica, Federico Fellini, Mauro Bolognini, Liliana Cavani e Pier Paolo Pasolini.

Tosi fu allievo del pittore Ottone Rosai. E ha lavorato nelle sartorie fondamentali del teatro italiano come quella di Umberto Tirelli a Roma. La fondazione Zeffirelli ricorda come il regista e il costumista furono amici fin dai tempi in cui frequentavano l’Istituto d’arte di Porta Romana a Firenze. I due, dice in una nota il figlio del regista Pippo Zeffirelli, insieme a Danilo Donati, premio Oscar per i costumi di Romeo e Giulietta, e Anna Anni, costumista e scenografa, a Roma condividevano un unico appartamento “dove vivevano come bohémienne, ovvero con pochi soldi e molto talento. Questo dava a tutti la possibilità di collaborare, scambiarsi idee e ottenere grandi risultati”.

Tosi fu costumista di Zeffirelli in spettacoli teatrali, lirici, nei film La traviata del 1983, Storia di una capinera, oltre ad aver fatto il consulente per il trucco dei protagonisti dei film Otello (1986) e Hamlet (1990). La salma del costumista sarà deposta nella cappella della famiglia Zeffirelli, al Cimitero delle Porte Sante di Firenze, dov’è sepolta anche Anna Anni.
fonte:  giornaledellospettacolo.globalist.it/

domenica 21 luglio 2019

Lgbt: È morta Ilaria Occhini. Attrice di grande eleganza, da Visconti a Ozpetek

Addio a Ilaria Occhini. L’attrice era nata a Firenze il 28 marzo 1934.

Colta e raffinata, era cresciuta in un ambiente culturalmente stimolante, essendo figlia dello scrittore Barna Occhini, nipote per parte materna dello scrittore Giovanni Papini (che la descrive bambina nel racconto breve ‘La mia Ilaria’) e per parte paterna del senatore del Regno d’Italia Pier Ludovico Occhini. Inoltre, per più di cinquant’anni è stata sposata con lo scrittore Raffaele La Capria.

Amica di Luca Ronconi, la Occhini ha debuttato nel cinema a soli diciannove anni nel film ‘Terza liceo’ con lo pseudonimo di Isabella Redi, per poi diplomarsi all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” a Roma.  

Nel 1957 ha debuttato in teatro, diretta da Luchino Visconti, Orazio Costa e Giuseppe Patroni Griffi, e in quegli anni si è anche affermata in televisione, diretta da Anton Giulio Majano negli sceneggiati ‘L’Alfierè e ‘Jane Eyre’.

Nel 1992 ha vinto il Nastro d’argento come miglior attrice non protagonista per ‘Benvenuti in casa Gori’ di Alessandro Benvenuti, e dopo aver riconquistato l’attenzione del pubblico televisivo con nel 2005 per il ruolo della madre nelle quattro stagioni della fiction di Rai 1 ‘Provaci ancora prof!‘, ha vinto il Pardo d’oro nel 2008 come protagonista di ‘Mar Nero’ di Federico Bondi e, nel 2010, il David di Donatello per la migliore attrice non protagonista di ‘Mine vaganti’ di Ferzan Özpetek, ottenendo anche il Nastro d’argento alla carriera. Sempre per Mine vaganti ha vinto il premio Alida Valli per la migliore attrice non protagonista al Bif&st 2011.

La Occhini si è impegnata anche in politica al seguito di Marco Pannella e dei Radicali dagli anni ottanta (due le candidature: una alle politiche del 1987 e una alle europee del 2004 con Emma Bonino), nel 2008 ha aderito alla lista Pro Life di Giuliano Ferrara, accettando la proposta di presentarsi nel collegio del Lazio.
fonte:  https://www.huffingtonpost.it > photo. Mondadori Portfolio via Getty Images

venerdì 9 settembre 2011

Intervista: Fenomeno Drusilla Aristocratica, di sinistra e piace tanto ai gay

Firenze. Dicono che dietro quel sorriso di ghiaccio rubato all'icona di stile Diana Vreeland, dietro la fierezza svagata molto Elsa Martinelli, ci sia un artista fiorentino en travestì. 

Che, così, stigmatizzai tic dell'aristocrazia cittadina. In effetti, mai si era sentito parlare di Drusilla Foer prima del corto Venti minuti di lei che, su YouTube, è diventato un caso. In un abito bianco e nero disegnato dalla fida sarta Tetta, sorseggiando cognac servito dalla domestica Ornella nella villa di Settignano in compagnia del cane Silvio (la Foer si dichiara antiberlusconiana), Drusilla si racconta alla giornalista tivù Carlotta Romualdi. Dalle gite in moto con Tina Turner all'amicizia con Karl Lagerfeld, mentre scorrono le foto dell'incontro con Gandhi, le copertine di Life e Vogue. 

Una bibbia di perfidie che piacerebbe a Paolo Poli, e che è diventata un culto. 

Abbiamo intervistato la Foer. O chi per lei: Signora Foer, dove si era nascosta fino ad oggi? «Ormai oggi nessuno si nasconde, a parte Gheddafi e Mina. E' incredibile: se una signora di una certa età non ha piacere ad andare ai vernissage, o è morta o si cela». 

Su Facebook le ragazze la contattano per consigli. «Raramente per il bon ton. Nel caso suggerisco un paio di librini ridicoli quanto le regole che impongono: chi cerca regole si merita di averle. Io non ne ho se non essere in linea coni miei valori. I giovanissimi mi interpellano per problemi di relazione amorosa o interpersonale. Una ragazza insicura oggi mi ha chiesto come si fa ad avere la risposta pronta. Le ho detto che non è necessaria. Anzi, è importante esprimere un pensiero dopo essersi preso tutto il tempo necessario. Soprattutto in giovane età. Le risposte veloci e taglienti sono privilegio di noi vecchie. Ci è perdonato essere franche e aggressive». 

Il suo adorato nipote Giacomo, tatuatore punk, le ha regalato nessun disegno in qualche angolo nascosto? «Ma caro, crede di potermi fare questa domanda? In ogni caso se fossi finita in galera sono certa che ne avrei a decine». Firenze. La cultura è rimasta al Rinascimento. «Ho un'amica che ha vissuto con sua madre tutta la vita: "Il polpettone di mamma è il più buono". Si è sempre rifiutata di mangiare il mio che, onestamente, è strepitoso. Fino a che è morta anche lei, oltre la madre. In questa città sono morte madre, figlia e polpettone. Bisogna rischiaree Firenze è troppo sazia del Rinascimento. Troppo devota a quel polpettone». 

Gli extracomunitari che vendono falsi? «Bravi, fanno benissimo. Un borsa di marca ha costi irrisori rispetto a quanto viene venduta. E poi lo sa che dormono anche in dieci in una camera?». Già. Ma è vero che molti ricchi fiorentini griffe farlocche? «I ricchi fiorentini sono tirchi. Il dramma è che ci sono mogli di operai che rinunciano a un viaggio per un paio di tacco 15 che indosseranno solo l'8 marzo». Le boutique low cost, Zara, H&M? «Io di Zara conosco solo la canina della tenuta del Borro». 

Tutti quei souvenir, tipo i boxer con il membro del David? «Li adoro. Lei no?». Va alle prime del Maggio Musicale? «Mai. Non vorrei trovarmi seduta dietro la Loren. Non vedrei niente». Perchéi nostri privati non finanziano la cultura? « Per volgarità». 

Frequenta salotti? «Certo. Quando vado da amici è più frequente che ci sediamo in salotto piuttosto che nel ripostiglio». Le piace il sindaco Renzi? «Moderatamente. E' simpatico, ma questa è una qualità che fa comodo a un comico. E' molto visibile, e questo è necessario a una popstar. E' giovane, e questo piace a molte mie coetanee». 

Balla e si esibisce in discoteche gay. «Sono l'unico posto dove non mi cedono la poltrona perché anziana». Mai baciata una donna? «Lo avrei fatto con Charlotte Rampling, negli anni Settanta. Glielo chiesi, ma non volle». Ha incontrato Gandhi. «Parlammo di musica. E poi, sa, raccontava barzellette meravigliose. Un uomo capace di una lievità sublime». C'è chi dice che Drusilla Foer è una bufala mediatica. «Sarebbe geniale. E io non lo sono». fonte www.repubblica.it di FULVIO PALOSCIA

martedì 6 settembre 2011

Non chiamatela drag queen, Drusilla Foer è (quasi) reale

Due chiacchere con Drusilla Foer, un'anziana signora fiorentina che ha "tanti amici gay, tanti etero e un po' meno bisessuali". 

Il creatore del suo personaggio ha un'ambizione: farla diventare reale. Si ispira a Alghiero Noschese, il più popolare imitatore della storia della televisione italiana, il creatore del personaggio di Drusilla Foer. Della signora fiorentina si è occupata anche la stampa nazionale e da quel momento gli accessi ai suoi video sono schizzati in alto. 

Normale quando una tenera anziana parla in maniera così naturale di gay, i suoi amici migliori. "Ho iniziato alle cene di amici", ci dice il suo creatore, restìo a che si faccia il suo nome per non adombrare troppo il suo alter ego femminile. "Poi piano piano ho cercato di strutturare meglio il personaggio provando a farne dei video". 

Ma chi è Drusilla Foer?: "E' una persona pura, senza pregiudizi, che va dritta al cuore della gente. Ha solo qualche vanità da signora attempata, ma nulla di più, non è un'aristocratica e senza nessuna idea di ghetto". "Mi piace pensare che questa signora sia creduta - aggiunge - nel senso che un giorno possa esistere di per sé. So che è un pensiero ambizioso, ma io non vorrò apparire mai. Lo spazio è tutto suo". fonte http://www.gay.it

Vi consiglio di guardare i video è GENIALE!!! Complimenti!da Lisadelgreco 

fonte: www.youtube.com