giovedì 19 gennaio 2023

Movies: Diane Keaton, Jane Fonda, Candice Bergen, and Mary Steenburgen Reunite For "Book Club 2"

The book club is back! On Dec. 19, Focus Features released the trailer for "Book Club 2: The Next Chapter," the sequel to 2018's "Book Club." That movie stars Diane Keaton, Jane Fonda, Candice Bergen, and Mary Steenburgen as four lifelong friends with a long-standing book club. When they read "50 Shades of Grey," they all make some major shakeups in their lives. >> Image Source: Focus Features

In the trailer for "Book Club 2: The Next Chapter," the four friends go on a trip to Italy. The footage features gorgeous shots of the four women on holiday, getting into lots more hijinks (though, notably, we don't see them reading or talking about books). Focus Features describes the film this way: "The highly anticipated sequel follows our four best friends as they take their book club to Italy for the fun girls trip they never had. When things go off the rails and secrets are revealed, their relaxing holiday turns into a once-in-a-lifetime cross-country adventure."

The first movie was a box office hit, making $104 million on a $14 million budget. It was directed by Bill Holderman and written by Holderman and Erin Simms, who both return for the sequel.

Since we're big book-club fans around here, we'll be first in line on opening day. Ahead, learn everything we know about "Book Club 2: The Next Chapter," and watch the trailer. 

"Book Club: The Next Chapter" Trailer

"Book Club 2: The Next Chapter" Release Date

"Book Club: The Next Chapter" will be released in theatres on May 12, 2023.

"Book Club 2: The Next Chapter" Cast

Keaton plays Diane, who's recently widowed. In the first movie, she falls for Andy Garcia's Mitchell, who also returns this time around. Fonda plays Vivian, who reconnects with her former love Arthur (Don Johnson) in "Book Club." Johnson is also returning for the new movie. Bergen is Sharon, a successful judge who's unlucky in love; in the first film, she discovers dating apps. Steenburgen plays Carol, who lets "50 Shades" inspire her to spice up her marriage to Bruce (Craig T. Nelson). Nelson is also on the cast list for the sequel. Legendary Italian actor Giancarlo Giannini also enjoys the ensemble this time around.

giovedì 12 gennaio 2023

Moda, Pitti Uomo 103: le novità e cosa non perdere assolutamente

Ufficio stampa
A Firenze il primo grande evento del 2023, la manifestazione più importante sulla moda maschile e il lifestyle contemporaneo

Anche scegliere come vestirsi significa intraprendere una direzione.

È questo il messaggio alla base della nuova edizione di Pitti Uomo, la numero 103, che apre i battenti a Firenze martedì 10 gennaio e prosegue fino a venerdì 13, quando di fatto cederà il testimone alla Fashion Week di Milano dedicata alla moda uomo. Cosa aspettarsi da questo primo, grande evento del 2023?

Pitti Uomo è la manifestazione di riferimento per la moda maschile e il lifestyle contemporaneo a livello globale. Ospita i protagonisti del menswear internazionale, i brand di riferimento che presentano le loro nuove collezioni, i progetti più innovativi, con un programma di anteprime, eventi, appuntamenti da non perdere

Tema di questa edizione è Pittiways, risultato del lavoro congiunto di creativi e artisti. “Sottolinea le tante scelte che siamo portati a valutare per uscire dal complicato ingorgo globale”, spiega Agostino Poletto, direttore generale di Pitti Immagine. Ripartire è il desiderio di tutti ma decidere la direzione, orientarsi, fare delle scelte non è semplice. Indicazioni, stimoli, sollecitazioni ed esigenze non sempre convergono e il procedere non può essere lineare. “I saloni Pitti Immagine saranno una bussola per ipotizzare percorsi”, sottolinea ancora.

Pitti Uomo, ospitato negli spazi della Fortezza da Basso di Firenze, è un luogo capace di creare connessioni sempre nuove tra mondi diversi ma non distanti, un crossover di moda e lifestyle che offre, anno dopo anno, un ventaglio sempre più attuale di contenuti e proposte. Circa 800 i brand presenti, di cui il 40% proviene dall’estero

I nomi delle sezioni espositive raccontano le anime del menswear: Fantastic Classic, Futuro Maschile, Dynamic Attitude, Superstyling. Guest designer è Martine Rose, stilista di origini anglo-giamaicane, che presenta in anteprima la collezione autunno inverno 2023-2024. 

Tra le novità di questa edizione, da segnalare the SIGN, un’area speciale dedicata al design con oggetti, complementi di arredo e di stile più innovativi, e Pittipets, spazio riservato agli accessori per gli amici a quattro zampe

Il capitolo delle collaborazioni internazionali, sempre per questa edizione, vede due nuovi progetti sulla creatività che viene dal Giappone e la conferma di Scandinavian Manifesto, selezione di collezioni firmate da brand di riferimento e fashion designer emergenti provenienti da Danimarca, Svezia e Norvegia.

fonte:  www.tgcom24.mediaset.it

Libri: "L' arte di invecchiare ovvero Senilia" di Arthur Schopenhauer

L' arte di invecchiare ovvero Senilia di Arthur Schopenhauer
F. Volpi (Curatore) G. Gurisatti (Traduttore)

Tra le carte di Schopenhauer si trova un fascio di fogli fittamente annotati, sul primo dei quali si legge: "Questo libro si intitola «Senilia». Iniziato a Francoforte sul Meno nell'aprile del 1852". 

Fino alla morte Schopenhauer continuò a registrarvi, giorno dopo giorno, ciò che più gli premeva: citazioni, ricordi, riflessioni, appunti di lavoro, massime e norme di comportamento. 

E in tali fogli è possibile cogliere quella sapienza quotidiana che rende sopportabile e perfino piacevole la vecchiaia, compensando l'insopprimibile sensazione che "il Nilo stia ormai arrivando al Cairo." 

Arthur Schopenhauer. Filosofo tedesco. Introdotto nei circoli letterari da Wieland e da Goethe, preparò per l'abilitazione in filosofia il saggio "Il mondo come volontà e rappresentazione" (1819) che discusse con Hegel, non senza contrasti. 

Dopo un deludente inizio di carriera accademica, si ritirò a Francoforte, dove rimase dal 1831 sino alla morte. Solo i "Parerga e paralipomena" (1851) destarono l'attenzione del pubblico e della critica. In quest'opera Schopenhauer sviluppò il suo raro talento letterario, riuscendo a illustrare con raffinata chiarezza ardui argomenti teoretici e mescolandone la trattazione a quella di temi legati al costume dell'epoca.

fonte: www.ibs.it

Serie Tv> Golden Globes 2023, vince The White Lotus: la reazione di Sabrina Impacciatore

La serie, girata in Sicilia, si è portata a casa anche il riconoscimento per la miglior attrice non protagonista a Jennifer Coolidge

Ai Golden Globe 2023 ha vinto, in qualche modo, anche l'Italia. La seconda stagione di The White Lotus, produzione HBO firmata da Mike White e girata a Taormina, si è aggiudicata due premi, quello come miglior miniserie e quello per la miglior attrice non protagonista a Jennifer Coolidge

Grande entusiasmo da parte di Sabrina Impacciatore, tra i protagonisti della serie. E la corsa di The White Lotus sembra non volersi fermare, visto che la serie è fresca di nomination ai SAG Awards, dove ha ricevuto candidature per la migliore attrice in una serie drammatica con la solita Jennifer Coolidge e quella collettiva per il miglior cast.

The White Lotus, la vittoria ai Golden Globe

The White Lotus, disponibile su Sky e in streaming solo su NOW, ha vinto due premi: miglior miniserie e quello per la miglior attrice non protagonista, andato a Jennifer Coolidge. “Volevo fare il discorso in italiano ma sono troppo ubriaco” ha esordito Mike White, creatore e regista della serie, ritirando il premio. White ha poi ringraziato “la straordinaria troupe italiana” che ha lavorato con lui in Sicilia. 

È diventato virale il discorso di Jennifer Coolidge, attrice 61enne vista recentemente anche in The Watcher. “Volevo solo dirvi che avevo dei sogni così grandi quando ero più giovane e poi quel che succede è che la vita li affievolisce. Insomma volevo essere regina di Monaco e vabbè quello l’ha fatto qualcun altro, avevo queste idee giganti e poi invecchi e insomma volevo dire, Mike White, tu mi hai dato speranza – ha scherzato l'attrice, ritirando il premio - Mi hai cambiato la vita in mille modi diversi. Ora i vicini mi parlano, cose così. Non sono mai stata invitata a nessuna festa e ora mi invitano tutti”

The White Lotus 2, di cosa parla

The White Lotus 2 racconta la vacanza di alcuni ricchi turisti americani nel prestigioso albergo The White Lotus di Taormina. Sono tutti alle prese con dinamiche familiari e sentimentali, tradimenti e livori, sulla scia dell’America del #metoo e del politicamente corretto. Proprio come la prima stagione, anche The White Lotus 2 comincia con il ritrovamento di un cadavere la cui identità viene svelata solo nell’:ultimo episodio. Se il primo capitolo era girato alle Hawaii, la seconda stagione è ambientata tutta in Italia, a Taormina. Nella realtà il White Lotus è il Four Seasons San Domenico Palace, che pare sia stato già preso d’assalto dai fan della serie. 

Oltre a Taormina i personaggi si spostano anche a Noto, Cefalù e Palermo, fra ville affrescate e stradine pittoresche. Oltre a Jennifer Coolidge, in The White Lotus 2 troviamo F. Murray Abraham, Adam DiMarco, Meghann Fahy, Michael Imperioli, Aubrey Plaza. Tre le attrici italiane principali: Beatrice Grannò e Simona Tabasco, che nella serie interpretano due scaltre escort, e Sabrina Impacciatore, diventata una vera star negli Stati Uniti anche grazie alla sua ospitata al Jimmy Kimmel Show. Proprio l'attrice ha commentato la recente vittoria ai Golden Globes commentando su Instagram: “Sto piangendo con gioia e orgoglio” ha scritto via Stories, mostrando il video della premiazione di Jennifer Coolidge.

fonte: https://tg24.sky.it/

Moda: Addio a Tatjana Patitz, una delle prime supermodelle

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 NEW YORK: Per Anna Wintour, era "un incrocio tra Romy Schneider e Monica Vitti"

 Tatjana Patitz, una modella di Vogue la cui ascesa nel mondo della moda inaugurò negli anni Ottanta e Novanta l'epoca delle supermodelle, è morta a 56 anni.

 Ne dà notizia la rivista americana diretta ad Anna Wintour. Cresciuta in Svezia da madre estone e padre tedesco, la Patitz cominciò a posare a 17 anni: "E' sempre stata il simbolo europeo di cosa è chic", ha detto la Wintour paragonando la modella a "un mix tra Romy Schneider e Monica Vitti".

 Tatjana, la più riservata tra le dive della passerella, non aveva scelto New York, Londra o Parigi come base, ma un ranch in California nella Santa Ynez Valley dove Peter Lindbergh, il suo mentore fin dagli esordi, l'aveva fotografata con il figlio Jonah.

E' con Jonah la sua ultima immagine pubblica scattata da Tina Barney alla fine del 2019. Parlando del figlio l'anno scorso, la Patitz aveva detto che era la sua "fonte di felicità".

fonte: Redazione ANSA  www.ansa.it  ANSA RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

domenica 8 gennaio 2023

Libri: "La tribù degli alberi" di Stefano Mancuso

Cimentandosi per la prima volta con la narrativa, il celebre botanico ha scritto una storia vivace per tutte le età.

C'è una voce che sale dal bosco: è quella di un vecchio albero che vive lí da sempre, e adesso vuole dire la sua. Perché anche le piante hanno una personalità, delle passioni, ciascuna ha un proprio carattere. Cercano sottoterra per guardare il cielo. Si studiano, si somigliano, si aiutano. 

La tribú degli alberi è una storia emozionante e avventurosa, vivacissima e millenaria. Che ci riguarda tutti da vicino e che nessuno meglio di Stefano Mancuso poteva raccontare. E se chi dice «io» avesse centinaia, forse migliaia di anni? Intorno a Laurin, nei secoli, si è svolta la storia di una intera comunità, e lui ora – con le radici ben salde nel terreno e la chioma ancora svettante nonostante l'età – ne ripercorre le vicende, le incomprensioni, le feste, i dubbi e le promesse. 

Le piante si organizzano in clan: c'è quello dei Cronaca, seri e coscienziosi, imbattibili nel raccogliere informazioni. Ci sono i Terranegra, i piú numerosi, originali e colorati, diversissimi tra loro. I temibili Gurra, alti e imponenti, sono taciturni (anche se al tramonto è facile sentirli cantare). 

I Guizza sciolgono i nodi delle scelte, pesano le decisioni e studiano i tramonti – mentre i Dorsoduro, instancabili scienziati, sono addirittura in grado di manipolare la percezione della realtà. Nella tribú degli alberi nascono amicizie speciali e legami indissolubili, qualcuno deluderà i compagni e qualcun altro li salverà. Una cosa li accomuna però: possono scegliere, e costruire un giorno dopo l'altro – se solo glielo permettiamo – il futuro del mondo in cui tutti abitiamo. Nessuno meglio di Stefano Mancuso ha saputo raccontare il regno vegetale, ma qui c'è la scoperta di una forma nuova, che coniuga la vivacità dell'apologo al rigore scientifico. Cimentandosi per la prima volta con la narrativa, il celebre botanico ha scritto una storia per tutte le età. 

Stefano Mancuso insegna Arboricoltura generale e coltivazioni arboree all’Università di Firenze ed è direttore dell'International Laboratory of Plant Neurobiology (LINV). È uno dei mebri fondatori dell’International Society for Plant Signaling & Behavior, e accademico ordinario dell’Accademia dei Georgofili. Tra le sue pubblicazioni Verde brillante. Sensibilità e intelligenza del mondo vegetale (Giunti Editore, 2013, con Alessandra Viola), Uomini che amano le piante (Giunti Editore, 2014), Botanica. Viaggio nell'universo vegetale (Aboca Edizioni, 2017), Plant revolution (Giunti Editore, 2017), L'incredibile viaggio delle piante (Laterza 2018) e La nazione delle piante (Laterza 2019).

fonte: www.ibs.it

Su Netflix c’è il film thriller investigativo che sta appassionando tutto il mondo

Sei un vero amante del thriller? Allora devi assolutamente guardare questo film su Netflix dalla storia accattivante e con un finale per niente scontato.

Promesso: niente spoiler. Dovrai vedere Quando Dio imparò a scrivere fino all’ultima scena, ma siamo sicuri che dopo ti fionderai in rete alla ricerca di spiegazioni che confermeranno o smentiranno la tua teoria, perché questo nuovo film thriller su Netflix è davvero intricato e punta a disorientare lo spettatore, come in gioco di specchi dove niente è come sembra.

La pellicola è basata sul romanzo thriller di Torcuato Luca de Tena del 1979 dal titolo Los renglones torcidos de Dios (Le linee storte di Dio), ora reperibile anche in Italia nella versione della casa editrice Vallecchi.

Sia il titolo del libro che quello del film fanno riferimento ad un concetto espresso da uno dei personaggi, il dottor Alvar, che guida un nosocomio psichiatrico: “Se Dio ci ha creato come una calligrafia perfetta, i pazienti che finiscono qui sono come le linee storte di quando Dio imparò a scrivere”.

È, come appare ovvio, una produzione spagnola, infatti dietro la macchina da presa troviamo il regista e sceneggiatore Oriol Paulo.

Parla la lingua di Filippo VI anche il cast, decisamente conosciuto in madre patria e molto apprezzato anche oltre Oceano. Grazie all’inserimento del film su Netflix e al successo che ne è conseguito siamo certi che nelle carriere degli interpreti non tarderà ad arrivare anche il doveroso riscontro pop.

A partire dalla protagonista, Bárbara Lennie, già Premio Goya per la migliore attrice protagonista in Magical Girl di Carlos Vermut.

Ha lavorato per grandi nomi, come Pedro Almodòvar e Asghar Farhadi, e con Quando Dio imparò a scrivere è già alla seconda collaborazione con Paulo.

Lennie non è nuova nemmeno alla presenza su Netflix, avendo preso parte alla serie Il caos dopo di te.

Già riconoscibile al pubblico mediterraneo e latino è Loreto Mauleón, molto nota per aver interpretato il ruolo di Maria Castañeda nella soap opera Il segreto, tradotta in molte lingue e trasmessa in tanti paesi d’Europa e Sud America.

Anche lei ha già lavorato al cinema con Oriol Paulo, nel film Bi anai, e non le sono mancate molte altre esperienze sul piccolo e grande schermo.

Da segnalare anche i principali interpreti maschili, primo tra tutti Eduard Fernández, due volte Premio Goya al miglio attore.

Lunghissima la sua carriera, soprattutto cinematografica, che lo ha portato a lavorare con i più grandi cineasti degli ultimi anni, come Steven Soderbergh, Alejandro Iñárritu e Alejandro Amenábar.

C’è anche Javier Beltrán, decisamente più prolifico come attore teatrale, ma dall’esordio al cinema importante: come protagonista nel film Little Ashes nel quale interpreta il poeta e drammaturgo Federico García Lorca.

Ecco, dunque, cosa aspettarci nel thriller che unisce questi interpreti straordinari…

QUANDO DIO IMPARÒ A SCRIVERE Trailer del Film >> QUI

La trama

L’investigatrice privata Alice Gould finge di simulare uno stato paranoico per farsi diagnosticare problemi psichiatrici, e farsi ricoverare nell’ospedale diretto dal dottor Alvar. Sta conducendo un’indagine sotto copertura per scoprire la verità sulla sospetta morte del figlio del dottor De Olmo, avvenuta tra quelle mura e fatta passare per suicidio, ma lui è sicuro che si sia trattato di omicidio. Ad appoggiare il piano di Alice è anche il suo medico di famiglia, il dottor Donadìo, che firma una falsa dichiarazione affermando che la donna viva istinti omicidi nei confronti del marito, un playboy interessato solo ai suoi soldi.

È semplice, appena la donna varca la soglia dell’ospedale, accettare il punto di vista di Alice come veritiero e obiettivo. Ma tra menzogna e verità c’è un labile confine e una serie di flashback rimescola tutte le carte in gioco, mentre altri personaggi instillano dubbi con la loro versione dei fatti.

E se Alice Gould non fosse chi dice di essere? Se non fosse un’investigatrice ma una normale paziente?

E il marito di Alice non ha davvero alcun ruolo in tutta questa storia?

Lo scoprirete solo guardando questo avvincente thriller su Netflix!

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Musica: Mozart a Verona

Dal 5 al 31 gennaio 2023 si tiene a Verona la quarta edizione della rassegna concertistica Mozart a Verona

Il Festival, organizzato da Comune di Verona, Fondazione Cariverona, Accademia Filarmonica di Verona e Fondazione Arena, è un appuntamento fisso e atteso, simbolica apertura, per la sua collocazione nel mese di gennaio, della ricca agenda culturale veronese.

Nelle giornate del 5 e 7 gennaio 1770, durante il suo primo viaggio in Italia, Wolfgang Amadeus Mozart si esibì in due celebri concerti nella Sala Maffeiana dell’Accademia Filarmonica e presso la chiesa di San Tomaso Cantauriense, ricordati come le prime esibizioni del genio salisburghese nel Bel Paese.   

Nel corso degli anni, la programmazione di Mozart a Verona si è arricchita affiancando agli appuntamenti musicali conferenze e mostre, grazie alla collaborazione con istituzioni culturali come i Musei Civici e la Biblioteca Civica di Verona.
L'edizione di quest'anno vede la partecipazione di alcune delle più significative realtà musicali e culturali di Verona.

Il risultato è un cartellone molto ricco che offre alla città ben sedici appuntamenti culturali nell’arco di tutto il mese, spaziando dai concerti sinfonici a quelli di campane, dall’opera agli spettacoli per bambini, fino al tradizionale concerto per organo, là dove lo stesso Mozart si esibì più di due secoli fa. 

Vai al libretto rassegna Mozart a Verona (pdf 1265 kb). 

Informazioni e aggiornamenti sul programma:
www.fondazionecariverona.org/Nostri-progetti/mozart-a-verona-2023/  

Mozart a Verona 2023, rassegna concertistica VIDEO QUI

INFO Sedi varie, vedi la mappa dei luoghi della rassegna. Programma QUI

fonte: www.comune.verona.it

venerdì 6 gennaio 2023

Libri: "It ends with us. Siamo noi a dire basta" di Colleen Hoover, tradotto da Roberta Zuppet

Un caso editoriale internazionale nato dal passaparola. Una storia unica e commovente, impossibile da dimenticare. Amare significa perdonare ad ogni costo?

«Lo stile di scrittura è semplice e lineare, come si addice a un romanzo young adult, eppure i protagonisti acquistano una propria tridimensionalità nel momento in cui sbagliano e chiedono scusa, fanno tentativi e passi falsi, dimostrandosi lungi dall’essere del tutto positivi o del tutto negativi.» – Beatrice Toscano per Maremosso

È una sera come tante nella città di Boston e su un tetto, dodici piani sopra la strada, Lily Bloom sta fissando il cielo limpido e sconfinato. Per lei quella non è una sera come tante. Poche ore prima, ha partecipato al funerale del padre, un uomo che non ha mai rispettato, che le ha strappato l'infanzia e Atlas, il suo primo amore. 

Mentre cerca di dimenticare quella giornata tremenda, viene distratta dall'arrivo di Ryle Kincaid, un affascinante neurochirurgo totalmente concentrato sulla carriera e sull'evitare qualunque relazione. Eppure, nei mesi successivi, Ryle sembra non riuscire a stare lontano da Lily e alla fine cede ai sentimenti e all'attrazione che prova per lei. 

Dopo una vita non sempre facile, la ragazza ha tutto quello che desidera: il negozio di fiori che ha sempre sognato di aprire e un fidanzato che la ama. Tuttavia, qualcosa non torna: Ryle a volte è scostante e inizia a mostrare un lato pericoloso, in particolare quando Lily rincontra per caso Atlas. Pur non sentendosi al sicuro con Ryle, Lily si rende conto in fretta che lasciare chi ci fa del male non è mai semplice. Troverà allora il coraggio di dire basta?

COME COMINCIA
Mentre me ne sto seduta qui, a cavalcioni sul parapetto, e guardo giù da dodici piani sopra le strade di Boston, non posso fare a meno di pensare al suicidio.
Non al mio, beninteso. La mia vita mi piace abbastanza da voler arrivare fino in fondo.
Sono più interessata alle altre persone e a come, in sostanza, prendano la decisione di farla finita. Se ne pentono mai? Devono pur provare un briciolo di rimpianto durante la breve caduta libera tra il momento in cui si buttano e quello in cui si schiantano. Fissano forse il suolo che si avvicina a tutta velocità, dicendosi: Cazzo, è stata una pessima idea?
Per qualche motivo, credo di no.
Rifletto spesso sulla morte. Specialmente oggi, perché dodici ore fa ho tenuto uno degli elogi funebri più leggendari che gli abitanti della mia città natale – Plethora, nel Maine – abbiano mai sentito. Okay, forse non è stato il più leggendario. Si potrebbe benissimo considerare il più disastroso. Dipende se lo chiedete a mia madre o a me.

Colleen Hoover (Sulphur Springs, 1979) vive in Texas con il marito e i figli. È autrice bestseller del “New York Times” con i romanzi Tutto ciò che sappiamo dell’amore (Rizzoli, 2013) e il seguito Tutto ciò che sappiamo di noi due (Fabbri, 2015). Fra gli altri suoi libri ricordiamo: Le sintonie dell'amore (Leggereditore, 2014), Forse un giorno (ONE, 2017), Le confessioni del cuore (Leggereditore, 2016), Un ricordo ti parlerà di noi (Sperling & Kupfer, 2019) e It ends with us. Siamo noi a dire basta (Sperling & Kupfer, 2022).

fonte: www.ibs.it 

Danza: Raffaele Paganini ritorna a teatro con omaggio ai Pink Floyd

Raffaele Paganini
Riparte da Modena la tournée di 'Shine Pink Floyd Moon' l'ultimo spettacolo firmato dal regista e coreografo Micha van Hoecke. Il 3 febbraio lo spettacolo con i Pink Floyd Legend e la Compagnia Daniele Cipriani festeggerà i 50mila spettatori dall'inizio del tour  

Ritorna a teatro Raffaele Paganini, divo tra i divi, stella della danza di prima grandezza, nuovo protagonista di 'Shine Pink Floyd Moon', opera rock con le musiche live dei Pink Floyd Legend (direzione musicale Fabio Castaldi), ultimo lavoro del regista e coreografo di origine russa Micha van Hoecke scomparso nell'agosto del 2021. In scena la Compagnia Daniele Cipriani con Mattia Tortora. La ripresa dello spettacolo, con Paganini nel ruolo di Syd Barrett, è partita la scorsa estate e ora sta per toccare varie città italiane nei primi mesi del 2023. 

Si comincia con Modena, Teatro Comunale (25 gennaio), si prosegue per Pordenone Teatro Verdi (30 gennaio) per approdare poi all’Auditorium Parco della Musica di Roma, Sala S. Cecilia (3 febbraio) dove si festeggeranno i 50mila spettatori dall'inizio del tour partito da Ravenna Festival l'8 giugno 2019. Ultima tappa, il Teatro Verdi di Firenze (21 marzo).

"Il mio non è un ritorno in palcoscenico, ma un ritorno a sorridere", afferma Raffaele Paganini, che dopo un’assenza dalle scene internazionali durata molti anni, si prepara ad interpretare Syd Barrett, musicista dei Pink Floyd perdutosi nelle regioni sconosciute della 'luna', intesa come malattia mentale, a cui i compagni della band resero omaggio in alcune loro iconiche canzoni. Paganini, già primo ballerino del Teatro dell’Opera di Roma, è stato popolarissimo grazie alle apparizioni in programmi televisivi di grande ascolto come Fantastico negli anni ’80. "Un giorno Daniele Cipriani mi telefona per propormi di subentrare a Denys Ganio nella ripresa di Shine Pink Floyd Moon - racconta - La mia risposta non poteva che essere 'sì!!!', con un grido che partiva dal profondo dell’anima come quello della vocalist in 'The Great Gig in the Sky!'"  

"Perché, pur essendo un ballerino classico abbeverato alla fonte di Ciaikovsky e degli altri grandi compositori - aggiunge - faccio parte di quella generazione che respirava ancora nell’aria le canzoni dei Pink Floyd. Per non parlare della mia grandissima amicizia sia con Micha van Hoecke, sia con Denys Ganio, entrambi artisti al cui fianco ho lavorato per anni. Insomma, il ruolo di Syd mi calza in maniera stu-pe-fa-cen-te. era scritto nelle stelle che dovessi un giorno interpretare Shine Pink Floyd Moon". Le stelle a cui Paganini allude sono sempre presenti nelle liriche dei Pink Floyd. Roger Waters, Nick Mason, Richard Wright e David Gilmour esortano Syd a continuare a brillare, cantandogli 'Shine on, you crazy diamond!'. Quasi che in Shine Pink Floyd Moon, ispirato da questi versi, Micha abbia impartito una simile e imperitura esortazione ideale, prima a Denys Ganio, e ora a Raffaele Paganini.

Ad un anno dalla scomparsa di Micha van Hoecke quest’opera rock, come il grande regista e coreografo l'aveva definita, rimontata oggi da Miki Matsuse van Hoecke, è il testamento spirituale del maestro russo-belga, un lavoro intriso di speranza, rappresentata simbolicamente dalla 'fiamma' che Syd/Paganini accende nell’oscurità. "'Shine Pink Floyd Moon' ci esorta, dunque, ad accendere il lato luminoso della nostra luna interiore - si legge in una nota dello spettacolo - Emblema della poesia, della fantasia, della vita di ogni essere umano, per combattere il materialismo dilagante dei nostri giorni e ritrovare sempre noi stessi, il nostro 'io', anche in questi tempi bui di smarrimento".

fonte: www.adnkronos.com Riproduzione riservata © Copyright Adnkronos

lunedì 2 gennaio 2023

Gala Les Étoiles la grande danza internazionale a Roma

Il cast di Les Étoiles si arricchisce, il programma raddoppia e una mostra fotografica a Roma celebra le edizioni precedenti del gala immortalando i “virtuosismi in volo e sulle punte” che sono da sempre il suo leitmotiv. Il conto alla rovescia per la prossima edizione di Les Étoiles, la 12° del gala internazionale di danza è in atto da mesi. In programma alla Sala Santa Cecilia, Auditorium Parco della Musica Roma, il 28 gennaio (ore 21.00 programma A) e il 29 gennaio (ore 16.30 programma A,  ore 21.00 programma B) 2023, i biglietti hanno cominciato ad andare letteralmente a ruba quando si sono spente le luci in sala dopo l’ultima edizione romana lo scorso gennaio. Questo fa la differenza tra un gala di danza qualsiasi – l’ennesimo gala, il solito gala – e un gala ‘cult’ come, appunto, Les Étoiles.  Ma c’è un altro motivo, molto più importante, che fa di Les Étoiles un gala speciale.

LES ÉTOILES, UN GALA CON UNA MISSIONE SPECIALE – “La bellezza salverà il mondo”, ribadisce il Direttore Artistico di Les Étoiles Daniele Cipriani: “Non lo dico per ripetere un “meme”, come è d’uso in questa epoca di taglia e incolla. La verità è che questo è un momento della storia particolarmente preoccupante: si combatte una guerra che ci tocca da vicino e incombe sul mondo un pericolo sinistro. Si può fare affidamento solo sull’intelligenza del cuore ed in questo senso mi ritrovo pienamente nelle parole di Dostoevsky. Non è un’affermazione puramente estetica se consideriamo che gli artisti traducono la giustizia e la moralità del cosmo in immagini, suoni, e chiaramente danza. Ho sempre creduto che, in questo senso, Les Étoiles abbia una missione speciale: è un gala in cui si esibiscono grandissimi ballerini, certo. Eppure non è solo “glamour” con nomi di richiamo: è un concentrato di bellezza che implicitamente inneggia alla bellezza più alta di un’ ideale fratellanza, a prescindere da nazionalità, credenze, o stile di vita.”

I PROTAGONISTI – Ai nomi annunciati in precedenza – ossia quelli di Marianela Nuñez, William Bracewell, Marcelino Sambé, Anna Rose O’Sullivan (THE ROYAL BALLET, LONDON);  Polina Semionova  (STAATSBALLETT BERLIN, già AMERICAN BALLET THEATRE); Sergio Bernal (già BALLET NACIONAL DE ESPAÑA); Maia Makhateli, Giorgi Potskhishvili (HET NATIONALE BALLET, AMSTERDAM), Paul Marque, Valentine Colasante (OPÉRA NATIONAL DE PARIS); Matteo Miccini (STUTTGART BALLET) – si aggiungono ora quelli di due stelle provenienti dal prestigioso HAMBURG BALLET JOHN NEUMEIERAlessandro Frola e Madoka Sugai. A questi nomi si aggiungerà poi quello dell’étoile ‘a sorpresa’ che verrà svelato alla vigilia della prima.

Daniele Cipriani tiene sempre a ospitare anche rappresentanti della nutrita diaspora di primi ballerini nostrani attivi in tutti i continenti del pianeta, ennesima eccellenza italiana all’estero, e ha chiamato Alessandro Frola, efebico e affascinante figlio d’arte, a raggiungere nel cast i connazionali Matteo Miccini e Valentine Colasante (parigina, ma di origine italiana). Da Londra si attende l’arrivo dell’ “altra regina inglese”, Marianela Nuñez: non ce ne voglia Queen Camilla, ma per la sua straordinaria popolarità e il numero di presenze a Les Étoiles, è la ballerina del “Royal” che ne detiene scettro e corona! Insieme a lei, tre giovani stelle dello stessa compagnia Royal Ballet: Marcelino Sambé, William Bracewell, Anna Rose O’Sullivan. Di status regale nel regno del balletto anche Polina Semionova, che fa un gradito ritorno a Les Étoiles.  

Applauditissima l’anno scorso per la sua eleganza e classe, Maia Makhateli ritorna accompagnata da un nuovo talento, Giorgi Potskhishvili, georgiano come lei  (nonché come Balanchine e tanti altri giganti di quella gloriosa patria della danza) di cui i follower che seguono i suoi reel apprezzano la folgorante energia, i salti altissimi e l’esuberanza. Porterà lo scintillio della Ville Lumière la stella del suo maggiore teatro, Paul Marque, e poi c’è lui, “El Rey del Flamenco”, Sergio Bernal, che porta immancabilmente a Les Étoiles un clima invidiabile: sole rovente di Spagna e scrosciante pioggia di applausi.

MARATONA LES ÉTOILES  – Per le due recite di domenica 29 gennaio sono previsti programmi diversi; da qui la possibilità di fare la “Maratona Les Étoiles” e acquistare un biglietto per entrambi gli spettacoli, usufruendo di uno sconto del 20% sul biglietto serale. Entrambi i programmi domenicali (come anche quello di sabato 28) prevedono brani dal repertorio tradizionale e non mancheranno di certo gli entusiasmanti passi a due da Il Lago dei CigniDon Chisciotte o Il Corsaro; ci saranno però anche brani di sofisticata modernità, firmati da coreografi sulla cresta dell’onda oggi. Tra questi troviamo Carbon Life di Wayne McGregor (O’Sullivan/Sambé), Voices di David Dawson (Semionova), due brani di John Neumeier, Spring and Fall e Shall We Dance? (Frola/Sugai), Äffi di Marco Goecke (Miccini) e Orgía, brano di danza classica spagnola, in prima mondiale a Les Étoiles (Bernal). Molti i lavori che vengono presentati in prima nazionale.

fonte:  Redazione https://giornaledelladanza.com

Cinema: Un premio prestigioso per il film Ciurè di Gianpiero Pumo

Recensione di Giuseppe Maurizio Piscopo. Venerdì ho avuto il piacere di vedere Ciurè al cinema Eden di Termini Imerese, un paese pulito ed accogliente, che merita di essere visitato non soltanto per il carnevale. Avevo sentito parlare in maniera entusiasta  del film alla radio regionale nel programma Auditorium di Eliana Escheri. Era tra i miei film da vedere, in agenda. Il cinema Eden di Termini è una bomboniera con le sedie colorate, ha un calore antico che mi ha fatto sentire ai cinema d’essay parigini, quando avevo 19 anni ed il cinema riempiva i vuoti e le ribellioni della mia anima.

Alla fine sui titoli di coda, come ai vecchi tempi del cineforum, l’architetto Roberto Tedesco che aveva introdotto il film con grande professionalità all’inizio, ha animato il dibattito ed ha dato voce al regista, agli attori ed anche al pubblico presente in sala. Il pubblico alla fine del film  ha sottolineato il suo entusiasmo con un’ovazione durata alcuni muniti e con le persone tutte in piedi. Qualcuno era così commosso che l’ho visto piangere.  E’ la storia di un rude picchiatore che s’imbatte in una ballerina trasgender. L’incontro fra due anime che si riconoscono nonostante i loro corpi suggeriscano il contrario. Il film è dedicato alla tematica dell’omotransfobia che vede Matranga e Minafò per la prima volta come produttori. La pellicola, girata proprio nelle strade di periferia del capoluogo siciliano e in un night club, è diretta dal regista esordiente Gianpiero Pumo e sarà presentata in occasione del Sicilia Queer filmfest. 

Il film prodotto nel 2022 da CDMstudios (Compagnia del Marketing), TNM Produzioni, Sicilia Social Star con il sostegno della Sicilia Film Commission, racconta una ruvida storia d’amore ambientata in una Palermo inedita dal sapore autentico, lontana da cliché e stereotipi. Per offrire una vita dignitosa al figlio, Salvo pesta la gente per conto di un piccolo boss della zona.

Una sera viene picchiato e derubato. In suo soccorso arriva una ragazza transegender di nome Ciurè che lavora come ballerina in un club gay. Con soli tre giorni di tempo per recuperare i soldi, Salvo è costretto a chiedere l’aiuto di Ciurè ed esibirsi al club sfidando i suoi pregiudizi. Un lungometraggio palermitano indipendente di genere drammatico dal sapore internazionale che affronta alcune delle tematiche legate al mondo Lgbt con un linguaggio semplice. Il film, girato in dialetto palermitano, vede Matranga e Minafò in una veste inedita: “Abbiamo prodotto questo film non appena abbiamo letto la sceneggiatura, scritta dallo stesso regista, Giampiero Pumo – spiegano Matranga e Minafò -. 

Crediamo che l’arte, sotto qualsiasi forma, abbia un valore fondamentale. E se attraverso un film si riesce a sensibilizzare anche solo qualcuno su un tema così importante allora l’arte ha vinto. Ciurè tocca corde inusuali, abbraccia tutta la comunità Lgbt ma non solo. È un film che ti spinge a riflettere molto, perché l’amore non ha nessun confine, né di razza né di religione né di sesso. L’importante è che sia amore”. Ciurè descrive con le immagini e la recitazione la dura  vita nella Palermo di periferia. Salvo è un giovane padre che per mantenere il figlio si arrabatta  tra impieghi di fortuna e faccende criminal-grottesche. Quando la spirale di violenza gli si ritorce contro si imbattè in Ciurè, una ballerina trasgender che va in suo soccorso spalancandogli le porte di un cailedoscopico night club gay dove si esibisce tutte le sere. Salvo riuscirà a superare i propri pregiudizi nei confronti dei “viandanti della notte” e a vestire panni inediti, fino a reinventarsi un nuovo corpo.

Ciurè è un’opera prima dal ritmo travolgente, con una sceneggiatura che si apre al dialetto-creolo di strada, popolata da personaggi nevrotici e spassosi, dalle cui urla trapela il disagio sociale, affrontato però con un policromo spirito di rivincita che corrode dall’interno la gabbia del machismo. Un film in cui l’immagine cinematografica stereotipata della sicilianità aleggia negli esterni, ma penetra nei suoi caldi e luccicanti ambienti interni dove le relazioni rimodellano il reale. 

“Ciurè è qualcosa che riguarda tutti noi, non solo il genere e l’orientamento sessuale, -dice il regista e attore Gianpiero Pumo è quella parte più intima e libera del nostro essere che spesso celiamo perché diversa, e questo spaventa.  A meno che non vediamo in quella diversità la nostra unicità”. Una bella storia, poetica ambientata in una città difficile, violenta  ed amara. 

Gli attori sono molto convincenti Vivian Bellina, Marilù Pipitone, Maurizio Bologna un attore che riesce a dare ai personaggi uno spessore indimenticabile, Lucio Calabrese Falcone, Ernesto Tomasini, Antonello Russo. Il film è nelle sale italiane dal 7 dicembre nel circuito UCI Cinemas e merita di essere visto dal pubblico internazionale. Un plauso particolare al bambino protagonista che con il suo silenzio riesce a commuovere e a comunicare un mondo migliore e lontano dai pregiudizi degli adulti. Sono certo e me lo auguro di cuore che questo film possa ricevere i premi internazionali nei Festival dove sarà presentato. 

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Moda: Christian Dior, il designer dei sogni in mostra a Tokyo. Il savoir faire della maison e i legami con il Giappone

Dopo il successo al Musée des Arts Décoratifs di Parigi la mostra "Christian Dior: Designer of Dreams" si è spostata al Mot, Museum of Contemporary Art di Tokyo (fino al 28 maggio 2023), reinventata dalla sua curatrice Florence Muller.

Grazie a una nuova narrativa scenografica, quasi un omaggio alla cultura giapponese dell'architetto Shohei Shigematsu dell'agenzia Oma di New York, questo evento corona oltre 75 anni di creatività, iniziata dalla visione pionieristica di Christian Dior.

Con l'obiettivo di esplorare la vita del fondatore-couturier della maison, la mostra si apre con un preludio che esalta il suo amore per l'arte. 

In un gioco di contrasti in bianco e nero, la prima sala mette in scena il rivoluzionario New Look e l'irresistibile modernità che incarna. Celebrando la profonda amicizia che unisce Dior e il Giappone, questo viaggio nello spazio e nel tempo, da Parigi a Tokyo, si prolunga con documenti d'archivio del tutto inediti che raccontano il legame privilegiato che Dior ha avuto con questo paese. Vengono così svelate, a loro volta, lettere, bozzetti e pezzi di spettacoli che si sono svolti nelle città giapponesi; una moltitudine di accattivanti souvenir e resoconti, che esprimono le collaborazioni tra Dior e il Case Daimaru o Kanebo. 

Il viaggio continua con le creazioni firmate dai diversi direttori artistici di Dior, immortalate negli scatti ammalianti di Yuriko Takagi. Queste immagini poetiche affrontano le sagome leggendarie dei successori di Monsieur Dior in un'atmosfera essenziale, che evoca quella dell'architettura tradizionale giapponese. Dopo un viaggio da sogno, segnato dalle stampe accattivanti del fotografo, il visitatore arriva alla stanza iconica delle tele bianche, illuminando il virtuosismo degli atelier, che viene reinterpretato in un gioco di curve che rende omaggio alle linee Dior. 

Un riflesso dell'affascinante dialogo tra l'estetica giapponese e l'inventiva della maison Dior alla guida di questa retrospettiva, un giardino incantato in lode della bellezza della natura, presenta i pezzi di scartoffie dell'artista Ayumi Shibata.  

fonte: Redazione ANSA ROMA  www.ansa.it  ANSA RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

Musica: Re Carlo nomina i nuovi «Sir». C’è anche il chitarrista dei Queen Brian May

Il musicista 75enne è stato premiato per i servizi resi alla musica e per l’impegno nella beneficenza.

C’è un nuovo sir nel Regno Unito. Si tratta del chitarrista dei Queen Brian May, che all’età di 75 anni è stato insignito del prestigioso titolo di Knight Bachelor da Re Carlo III, che per la prima volta ha firmato la lista dei cittadini del Regno premiati. A May, in particolare, il titolo onorifico «per i suoi servigi resi alla musica e per i servizi di beneficenza». «Mi viene da ridere ogni volta che qualcuno pronuncia la parola “sir”», ha commentato con la sua classica ironia il chitarrista. «Non so se dovrei essere “Sir Brian” o “Sir Bri” anche se credo che, ufficialmente, dovrei essere chiamato Sir Brian Harold May». Il musicista ha reso noto che da cavaliere si impegnerà a «fare le cose che ci si aspetta da una persona con questo titolo: lottare per la giustizia, per le persone che non hanno voce». Assieme a May, Re Carlo ha premiato altre 1.106 persone, tra cui 546 donne, che sono state insignite di vari titoli britannici.  

Gli impegni animalisti di Brian May

Meno note della sua folta zazzera di capelli ricci, una volta castani ma oggi completamente bianchi, sono le opere benefiche di May. Con la sua associazione Save me trust, il chitarrista si spende da anni per una campagna contro l’abbattimento dei tassi, che sono considerati i responsabili della tubercolosi bovina. In maniera simile, si è sempre schierato contro la caccia alla volpe. «Ho sempre ritenuto errata l’idea di chi pensa che gli esseri umani siano la specie più importante di questo pianeta. Sono convinto che, se ci vedesse un alieno, non la penserebbe in questo modo. Sono invece certo che ogni specie e ogni essere vivente abbiano il diritto di avere una vita e una morte degni di questo nome», ha dichiarato in passato spiegando la sua posizione. 

I concerti ai giubilei della regina

May ha suonato lo scorso giugno in occasione del giubileo di platino della defunta regina Elisabetta II, che festeggiava il 70esimo anniversario del suo regno. Lo aveva già fatto vent’anni prima, sul tetto di Buckingham Palace quando la sua chitarra aveva intonato God Save the Queen. «Questo titolo sarebbe stato un grande onore per mio padre – ha detto May ringraziando per il premio – che non è più qui tra noi. Ma penso che sarebbero stati entusiasti entrambi i miei genitori», ha aggiunto.

Gli altri premiati

Tra gli individui premiati dal Re anche Mary Quant, novantaduenne inventrice della minigonna, l’attore Stephen Graham e Catherine Belton, denunciata da numerosi oligarchi russi per il suo libro sull’entourage del presidente russo Vladimir Putin, che è premiata per i suoi servizi resi al giornalismo. I premi vengono conferiti due volte all’anno, una per il Capodanno e una per il compleanno del monarca, celebrato a giugno a prescindere dalla reale data di nascita. 

fonte: di Redazione    www.open.online

Cinema: Guerritore, il mio omaggio ad Anna Magnani a 50 anni dalla morte

L'attrice debutta alla regia cinematografica con 'Anna'

"Il 2023 sarà l'anno di Anna Magnani, di cui il 26 settembre ricorrono i 50 anni dalla morte.

Con questa mia prima opera cinematografica conto di riempire un vuoto su di lei".

A dirlo è Monica Guerritore, che firma il suo primo film per il cinema, 'Anna', anticipato l'1 gennaio a Domenica in. 

"Celebrare coraggio, fierezza e dignità di questa donna, che ha riscattato l'immagine di una Italia umiliata nel mondo - sottolinea l'attrice - è un dovere del mondo dello spettacolo e per me donna, prima che interprete, raccontarne la vita difficile, l'immenso talento, e la forza del carattere. 

Torniamo a commuoverci per la sua faticosa vicenda umana e riaccendiamo la luce su di lei, un gigante. Guerritore sarà ospite di Mara Venier per un approfondimento inedito con alcune anticipazioni sulla sceneggiatura. Il racconto di questa produzione artistica porta avanti una rivoluzione: coinvolgere direttamente lo spettatore, ascoltarne la reazione, il respiro, saltando le intermediazioni mediatiche e commerciali. 

'Anna' è prodotto dalla Società LuminaMgr di Monica Guerritore, presieduta da Roberto Zaccaria. La produzione ha chiesto per la pellicola il sostegno del ministero della Cultura come film di interesse culturale nazionale e verrà realizzata anche grazie al supporto economico del progetto Mecenati, il primo token digitale lanciato in Italia e tra i primi in tutto il mondo da un'attrice. (ANSA). 

fonte: Redazione ANSA ROMA  www.ansa.it  ANSA RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

Libri: "Strana carne" di Roberta Torre

Lavinia detta Jo, un giorno incontra il suo destino e il suo destino ha l'aspetto di BB il Mandriano, un uomo che non sembra camminare ma librarsi sulla terra, o meglio sull'asfalto dell'autostrada, mentre si avvicina alla macchina di sua madre per rubarla. 

Lavinia è annoiata della vita da ragazza di buona famiglia e soprattutto di sua madre, così quando il Mandriano si siede al volante accetta l'avventura senza opporre resistenza. 

In fuga da chi segue le loro tracce, i due troveranno rifugio a Pensione Pineta, un ricovero nascosto nei boschi, diventato riparo di una popolazione di anziani transfughi, ballerini di tango, assassini per amore, ex cacciatori, nobilastri locali in un circo che si rinnova ogni giorno di piccole vanità. 

Per questi stravaganti ospiti non c'è altro luogo dove andare, tutti sono devoti a una misteriosa presenza che pare vegliare come un nume tutelare sulla pensione, una centenaria custodita in una teca da cui i pensionanti si recano come in processione. 

Da quella casa, a ogni modo, non ci si allontana se non da morti. Per tutti loro l'arrivo di BB e di Jo segnerà una frattura della routine, con l'esplodere di gelosie, rancori e spaventi. 

Un romanzo che travalica i generi, che ci traghetta in notti paurose e pleniluni cari ai fantasmi, figure malefiche e straziate creature innocenti. Un canto alla libertà dai vincoli delle relazioni. 

Nelle pagine di Roberta Torre il mondo invisibile e il mondo apparente diventano tutt’uno.

Roberta Torre, regista, sceneggiatrice, fotografa, frequenta la Scuola Civica di Cinema e la Scuola D’Arte Drammatica Paolo Grassi. Si diploma in recitazione e drammaturgia. I suoi cortometraggi vincono subito premi in numerosi festival di cinema nazionali e internazionali, ma il suo punto d’arrivo è nel 1997 in Tano da morire, suo primo lungometraggio che, oltre a riscuotere un grande successo di critica e pubblico, ottiene numerosi riconoscimenti fra cui tre David di Donatello. 

Hanno fatto seguito Sud Side Stori, Angela, Mare Nero, I baci mai dati, presentato alla 67a edizione della Mostra del Cinema di Venezia e in concorso, come unico film italiano, nella sezione World Cinema del Sundance Film Festival 2011, è anche candidato a due Nastri d’argento, di cui uno proprio per il soggetto. I baci mai dati è anche un romanzo di Roberta Torre, pubblicato da La Tartaruga edizioni nel 2011.

fonte: www.lafeltrinelli.it

lunedì 26 dicembre 2022

«Sei davvero tu?»: così Netflix prepara la fine delle password condivise nel 2023

Il colosso dello streaming pronto alla stretta. Tre ipotesi allo studio

Il colosso della fiction Netflix prepara i suoi utenti a dire addio alle password in condivisione. 

Nel 2023 gli abbonati americani riceveranno un codice sul proprio cellulare per attivare il servizio

Poi toccherà agli europei, ai sudamericani e agli asiatici. «Interrompiamo questo programma Netflix per assicurarci che sia davvero tu quello che lo sta guardando», è il testo ipotetico riportato oggi da Repubblica

La sostanza però non cambia: attualmente l’azienda leader dello streaming legale prevede la possibilità di vedere programmi da diversi dispositivi. Che però in teoria dovrebbero trovarsi tutti nella stessa abitazione. Dal 2023 cambierà tutto. 

Con tre ipotesi:

  • l’invio sul cellulare dell’abbonato di un codice di identificazione ogni volta che accede al servizio: in questo caso l’utente avrebbe una quindicina di minuti di tempo per confermarlo, altrimenti verrebbe sloggato;
  • il pagamento di una quota addizionale per permettere l’utilizzo condiviso;
  • il permesso di condividere la password soltanto con altre due persone.

L’azienda non ha ancora deciso quale strada seguire, ma quella più probabile sembra la prima. Anche se secondo gli analisti il blocco della password potrebbe costare 720 milioni di dollari in meno in abbonamenti. 

fonte: di Redazione  www.open.online

Cinema: Borghi e Marinelli, la nostra amicizia regalo di vita. Le otto montagne dal 22 dicembre con 400 copie 'sfida' Avatar

Il gioco di parole viene facile: per sfidare Avatar - La via dell'acqua, appena uscito e già record al box office con 10 milioni e mezzo in cinque giorni, non basta una ma ci si prova con LE OTTO MONTAGNE.

Il film passato in concorso a Cannes (da dove è uscito con il premio della giuria), diretto dalla coppia Felix van Groeningen e Charlotte Vandermeersch, "è stato gelosamente custodito per Natale", ha detto Massimiliano Orfei, ad Vision, "convinti che sia la controprogrammazione giusta per Avatar, per noi è un vero gioiello e infatti lo lanciamo come film delle feste in oltre 400 sale".

Dal 22 dicembre Luca Marinelli e Alessandro Borghi saranno sul grande schermo in questa che è soprattutto una storia di amicizia alla prova della vita e del tempo. "La stessa che da 7 anni ci lega profondamente, da quel Non essere cattivo di Claudio Caligari - ha ricordato Borghi - che è il mio personale spartiacque sul mestiere di attore. Da allora con Luca non ci siamo più lasciati, un legame che va oltre la frequentazione che per motivi di lavoro può essere rara, che è affetto, empatia, ironia, assenza di giudizio. Ritrovarci a lavorare insieme è stato il più grande regalo". 

Dello stesso avviso Marinelli, anche lui ha parlato di regalo, "vita e lavoro si sommano e ritrovarsi è stato un dono". La coppia dovrebbe/potrebbe essere attrattiva per il pubblico: "Questo è un film che non puoi vedere su un tablet, è un film da vedere in sala, in una esperienza sociale che è reale condivisione", ha aggiunto Marinelli. Borghi è un fanatico della sala, "anche il mio tempo libero privato è andare al cinema, sono affamato e spero che anche il pubblico torni a diventarlo". 

La base di Le otto montagne è letteraria, il romanzo premio Strega 2017 di Paolo Cognetti (Einaudi), ma l'esperienza è reale. "Il segreto di questo film - ha proseguito Borghi - è che in quei posti in vetta abbiamo girato per davvero, non abbiamo dovuto simulare le emozioni, ma siamo stati investiti da quelle emozioni. Sono esperienze produttive sempre più rare al cinema e ancora di più nelle serie tv, in Italia ma anche all'estero. Ti ritrovi a immaginare Los Angeles a Torpignattara perché tanto il blue screen e altri trucchi ti aiuteranno, tutto è simulazione, tutto è immaginazione, invece noi tra quelle montagne ci abbiamo vissuto per davvero, immersi in quella natura potente che ci ha cambiati". 

Per due anni i registi, con la guida di Cognetti, hanno vissuto in Valle d'Aosta, a 2mila metri e più e li hanno fatto le riprese costruendo una vera casa in cima, cuore della storia, ora rimasta e dove per sempre si potrà andare. Un'esperienza nell'esperienza che ha aiutato i protagonisti e il resto del cast - Filippo Timi, Elena Lietti ed Elisabetta Mazzullo - "a camminare insieme in alto su per i bricchi", lasciando da parte, come ha sottolineato lo scrittore, "quell'ego grande di cui è pieno il mondo del cinema". La storia è essenziale e per questo anche autentica, profonda, ancestrale. 

E' l'amicizia tra due bambini d'estate, proseguita da adolescenti e poi da adulti, che legherà per sempre il montanaro Bruno (Alessandro Borghi) e il cittadino Pietro (Luca Marinelli) che su quelle vette va e viene cercando di trovare un posto nel mondo, sperimentando entrambi perdite e amore, sofferenza e gioia, pace uno, inquietudine l'altro. "Sono due personaggi - ha detto Felix van Groeningen - belli e puri, che si confrontano con tematiche importanti della vita, la bellezza qui è l'assenza di cinismo". 

Per Borghi e Marinelli ora c'è la serialità, entrambi con due personaggi reali. "Ho strappato al set questi giorni di lancio del film", ha detto Borghi che sta interpretando, per Netflix, Rocco Siffredi in SUPERSEX per la regia di Matteo Rovere, Francesco Carrozzini e Francesca Mazzoleni (produzione The Apartment e Groenlandia). In piena lavorazione a Cinecittà per Sky è M. IL FIGLIO DEL SECOLO, dal romanzo di Antonio Scurati, con Marinelli, esteticamente trasformato per interpretare Benito Mussolini. con la regia di Joe Wrigth (prodotto da Sky Studios e da Lorenzo Mieli per The Apartment in collaborazione con Pathe'). 

Le otto montagne è prodotto da Mario Gianani e Lorenzo Gangarossa per Wildside (Gruppo Fremantle), è una produzione Wildside, Rufus, Menuetto, Pyramide Productions, Vision Distribution, realizzata in collaborazione con Elastic, in collaborazione con Sky e in collaborazione con Prime Video.

fonte: di Alessandra Magliaro  www.ansa.it  ANSA RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

Mostre: Il 'Cavaliere' di Marino Marini nella Sala Leone X di Palazzo Vecchio a Firenze

Il 'Cavaliere' di Marino Marini arriva a Palazzo Vecchio, nella Sala Leone X, proprio dove fino a pochi mesi fa era allestita la scultura Il Guerriero con scudo di Henry Moore, al momento in restauro presso l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze

Due grandi artisti, un forte legame tra loro e con Palazzo Vecchio per un ideale dialogo artistico di grande impatto.  

L’iconografia fortemente declinata sui temi guerreschi, con raffigurazioni di cavalli, cavalieri, guerrieri, è stata la motivazione principale che ha portato a scegliere la Sala Leone X come sede dell’installazione.

Nel 1948 Marino Marini conosce Henry Moore, con il quale stringe un’amicizia molto importante per la sua produzione artistica. I due artisti, diversi per cultura e stile ma accomunati dalla ricerca e da una propria originale idea del fare scultura, si frequentarono e stimarono reciprocamente: nel 1962 Moore fu ritratto dallo stesso Marini.

Il prestito dell’opera fa parte del programma delle mostre e attività 2023 presentato dalla Fondazione Marini san Pancrazio che vede, fin da subito una collaborazione attiva con le altre istituzioni culturali ed enti museali per organizzare importanti iniziative di mediazione culturale ed eventi di grande attualità artistica.

Fonte: www.comune.fi.it (Ufficio Stampa)  https://portalegiovani.comune.fi.it

libri: "Il mio regalo inaspettato" di Felicia Kingsley

È la Vigilia di Natale e anche a Dunfermline, in Scozia, fervono gli ultimi preparativi. Per Freya, responsabile delle consegne per il sito di e-commerce Amazing, è stata la settimana più faticosa dell’anno, ma finalmente anche questa giornata di lavoro può dirsi conclusa e lei può sognare un bagno rilassante. 

Solo che, al momento di tirare giù la saracinesca del magazzino, Freya si accorge che uno dei carichi non è mai partito: i membri del suo staff hanno riempito per errore il baule di un furgone guasto. Come potrà giustificare il fatto che decine di persone in città non riceveranno in tempo i loro preziosi regali di Natale? Impossibile. 

Così Freya si mette subito all’opera, sposta i pacchi su un altro furgone e si improvvisa un Babbo Natale-corriere d’eccezione. E forse potrebbe anche farcela, se non fosse che, rimasta senza benzina in mezzo alla neve, è costretta a chiamare un Uber per portare a termine la sua missione. 

Tutto si aspetterebbe meno che di ritrovarsi davanti come autista la sua vecchia fiamma del liceo, Kyle, proprio colui che tredici anni prima l’aveva bidonata la sera prima del ballo. Poche storie, lui deve farsi perdonare e questa è l’occasione giusta, così partono insieme con l’obiettivo di consegnare tutti i regali entro lo scoccare della mezzanotte. Peccato che gli imprevisti non siano finiti…

La voce spumeggiante del romanzo italiano
Hanno scritto di lei:
«Un’autrice che sa far divertire.»
la Repubblica

«Uno spasso assicurato.»
Gioia

«Regina delle vendite come E. L. James e Anna Todd.»
Corriere della Sera

Felicia Kingsley. È nata nel 1987, vive in provincia di Modena e lavora  come architetto, professione che alterna alla scrittura. Ha esordito con il romanzo Matrimonio di convivenza, inizialmente autopubblicato, e poi riproposto da Newton Compton. La casa editrice ha pubblicato anche, Stronze si nasce (2020), Una Cenerentola a Manhattan (2020), La verità è che non ti odio abbastanza (2021), Bugiarde si diventa (2021), Due cuori in affitto (2022), Non è un paese per single (2022), Ti aspetto a Central Park (2022) e i romanzi brevi Il mio regalo inaspettato (2022) e Appuntamento in terrazzo (2022).  i cui proventi verranno devoluti all’Ospedale Policlinico di Modena.
Scrive sotto pseudonimo, «Felicia è un nome molto simile al mio vero, e mi ha sempre ispirato un buon auspicio, un augurio di felicità. Kingsley è un cognome che usavo spesso per i miei personaggi di fantasia quando scrivevo fanfiction, ai tempi delle superiori, e l'ho tenuto per affetto.»

fonte: www.amazon.it

Netflix fermerà la condivisione delle password già da inizio 2023

Netflix è pronto a fermare la pratica della condivisione delle password tra utenti esterni al nucleo familiare già da inizio 2023

Da inizio 2023 Netflix porrà un freno alla condivisione delle password

Sembra che il trend di condividere le password Netflix tra amici sia vicino alla sua fine, già dall’inizio del 2023. Il Wall Street Journal infatti riporta che il servizio streaming è pronto a fermare questa comune pratica, perché non valida e non proficua per l’azienda.

Già da mesi si parla dell’arrivo di questo stop della condivisione della password tra utenti non facenti parte dello stesso nucleo familiare. Ora Netflix sembra deciso a porre un freno a questa modalità di utilizzo della sua piattaforma, già dal prossimo anno.

Dal 2023 infatti Netflix fermerà la condivisione delle password, dato che si tratta di un problema che incide sul numero di abbonati e quindi sul guadagno dell’azienda. Infatti, usando un solo account in condivisione, risultano meno abbonati e soprattutto il prezzo dell’abbonamento si divide tra un gruppo di persone.

Per chi non lo sapesse, Netflix non condona giò questo comportamento. Infatti la possibilità di condivisione dell’accesso sarebbe unicamente disponibile per i componenti di un nucleo familiare. Finora però la Grande N ha chiuso un occhio, finché il mercato non è diventato saturo di competitor validi.

Dai primi test attuati in alcuni paesi dell’America Latina, si è scoperto che Netflix addebiterà circa 3 dollari in più a ogni membro non della famiglia. Infatti, il proprietario dell’account principale dovrà fornire un codice di verifica a chiunque al di fuori del nucleo familiare voglia accedere all’account. Netflix chiede ripetutamente il codice fino a quando, se non fornito, si dovrà pagare una tariffa mensile per aggiungere abbonati extra familiari.

Non sappiamo al momento se questo verrà applicato in definitiva in tutto il mondo. L’azienda però attuerà il suo regolamento, in realtà da sempre rimasto invariato, per evitare la condivisione delle password controllando indirizzi IP, ID dispositivo e attività dell’account.

Attualmente si stima infatti che sono 222 milioni gli utenti paganti che condividono password con altri 100 milioni di utenti. Sarà un duro colpo per chiunque ha un account condiviso con amici per smezzarsi la spesa, e non è chiaro se questo comporterà un aumento degli abbonamenti o un ritorno al mondo dello streaming illegale.

fonte: di  Martina Pedretti  www.pcprofessionale.it

Cinema: 7 donne e un mistero, la recensione del film in prima tv su Sky

Alessandro Genovesi realizza un remake del quasi omonimo film di François Ozon, tra indagini, risate e sorellanza. Un giallo natalizio tutto al femminile in onda in prima tv questa sera su Sky Cinema, in streaming su NOW e disponibile on demand

Non c’è bisogno di aver letto il celeberrimo libro Il cinema secondo Hitchcock di François Truffaut per sapere che cos’è un “whodunit”. Come è noto si tratta di genere letterario e poi cinematografico che in italiano tradurremo come “giallo classico”, in cui un detective, o sua figura vicaria, applica alle indagini per risolvere un caso di cronaca nera il metodo deduttivo. In altre parole, all’interno dei canoni di questo genere lo spettatore è messo in condizione di scoprire l’assassino grazie alla lunga serie di indizi che, nel corso del tempo, il protagonista gli svela. 

Esempi paradigmatici sono i romanzi della serie su Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle o quelli scritti da Agatha Christie. Anche il cinema ha fornito una serie di esempi notevoli di questo genere da Assassinio sull'Orient Express al recente Cena con delitto - Knives Out e relativo sequel. Ma senza dimenticare la proto-serie tv La signora in giallo, con la compianta Angela Lansbury da poco scomparsa Il film che vi proponiamo oggi appartiene a questa categoria, ecco perché vi diremo pochissimo. Soltanto alcuni indizi

L'appuntamento con  7 DONNE E UN MISTERO,  su Sky Cinema Uno e in streaming su NOW e disponibile on demand.

7 donne è un mistero è il libero adattamento di un film francese girato giusto vent’anni fa da François Ozon, il quasi omonimo 8 donne e un mistero. E anche qui dobbiamo aprire una parentesi, perché la nazione transalpina sta dimostrando negli ultimi anni una vitalità produttiva strepitosa, tanto che i suoi titoli più notevoli vengono puntualmente rifatti altrove. La prova forse più magnifica è CODA - I segni del cuore di Sian Heder, remake de La famiglia Bélier che quest’anno si è aggiudicato ben tre Oscar, tra cui quello per il miglior film. Ma anche da noi gli esempi non mancano: un titolo per tutti: Il nome del figlio di Francesca Archibugi, rifacimento del film francese Cena tra amici, a sua volta tratto dalla pièce teatrale Le Prénom di Alexandre de La Patellière e Matthieu Delaporte.

È precisamente quel che accade qui, anche Ozon si era ispirato a un lavoro teatrale, Huit femmes di Robert Thomas, su cui il regista parigino ha sovrapposto la propria peculiare cifra stilistica, ivi incluse certe sprezzature sulfuree e amori saffici. Il lavoro di traduzione dal francese all’italiano da parte di Alessandro Genovesi ha previsto un’adesione ancora più precisa dell’originale al testo teatrale di partenza. E ciò forse si deve al fatto che, prima di mettersi dietro la macchina da presa, nel 2011 con La peggior settimana della mia vita, il regista milanese ha lavorato a lungo come drammaturgo con e per il meglio della scena teatrale meneghina: Luca Ronconi, Elio De Capitani e Carlo Cecchi. È proprio grazie a una pièce prodotta dal Teatro dell’Elfo, Happy Familiy, che Genovesi approda al cinema come sceneggiatore di Gabriele Salvatores, che nel 2010 ne cura l’adattamento cinematografico.

Si capisce allora la sua attrazione fatale per questo film che si presenta come un kammerspiel claustrofobico, un atto unico di 82’ minuti tutto racchiuso dentro una villa tempestata da una nevicata interminabile come nemmeno in The Hateful Eight. È lì che le sette donne del titolo ingaggiano una lotta fratricida al femminile sulle mortali spoglie del capofamiglia, Marcello, ucciso da una coltellata alla schiena. Un “carnage” polanskiano in chiave di commedia, nel quale la plural tenzone moltiplicata per sette diventa anche una prova d’attrice del meglio dello stardom tricolore. Nel ruolo della moglie della vittima troviamo una sofisticata Margherita Buy; le due figlie sono interpretate da Diana Del Bufalo, emigrata a Milano e Benedetta Porcaroli, che è il detective implicito. La domestica partenopea è Luisa Ranieri e l’amante charmante, Micaela Ramazzotti, che nel film si chiama Veronica forse proprio perché è truccata e pettinata come la celebre stella del noir della Hollywood della golden age, Veronica Lake. La zitella, ovviamente acida come un limone, è Sabrina Impacciatore e la nonna semialcolizzata e venale Ornella Vanoni, che è tornata a recitare proprio grazie a Genovesi con Ma che bella sorpresa del 2015.

Inutile aggiungere che la soluzione del delitto riserverà diverse sorprese, e un esito davvero impensabile, ma è tutta la vicenda ad essere punteggiata di svolte repentine della trama e di turning points dei singoli personaggi, con un finale all’insegna della sorellanza.

Produce Wildside di Mario Gianani, casa di produzione e distribuzione controllata da Fremantle, che nei dieci anni abbondanti della sua attività, da Boris - Il film a Siccità di Paolo Virzì, si sta ritagliando uno spazio interessante tra intrattenimento di qualità e cinema d’autore.

fonte: di Alessio Accardo https://tg24.sky.it/