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venerdì 2 agosto 2013

Lgbt: Gay sì, trans giammai

Katie e Arin sono una coppia di adolescenti transgender dell’Oklahoma. Non hanno neanche venti anni e si sono innamorati.
Kate, appena iniziato il passaggio da maschio a femmina, è stata vittima di bullismo transfobico a scuola e per questo si è rivolta a un gruppo di sostegno. Qui ha incontrato Arin, nato femmina e in transizione verso il genere maschile. I ragazzi oggi appaiono sereni, determinante è stata per loro la mano tesa delle famiglie.

Ma cosa succede ai tanti Katie e Arin che in Italia sono alle prese con un disagio rispetto al genere? Nel nostro paese i centri sono pochi, la richiesta è in aumento, e la risposta deve essere offerta da operatori con esperienza consolidata.

A Napoli un team di psicoterapeuti è in forza dal 2005 presso l’“Unità Operativa Complessa di Psicologia” che fa parte dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II.
In otto anni ha seguito circa 90 famiglie con figli che presentano problematiche nell’ambito dell’identità di genere (età tra 15 e 17 anni).

Quali sono le richieste dei ragazzi? “I giovani vengono per essere aiutati ad iniziare un trattamento ormonale”, dichiara Paolo Valerio, presidente Osservatorio nazionale identità di genere (Onig) e professore di psicologia clinica alla Federico II.
E i parenti accolgono o rifiutano? “Desiderano che i ragazzi cambino idea e auspicano un intervento riparativo. La prima reazione dei genitori è la vergogna, alcuni dicono: “gay sì trans no” , ” per me è una cosa impensabile ed inimmaginabile, non lo accetto”, “se ne deve andare via di casa, non voglio assistere a questo cambiamento”, “se continua così sono costretto a cambiare città, non posso fare davanti a tutti questa cattiva figura””, aggiunge Paolo Valerio. A scuola va meglio? “Le reazioni della scuola e degli amici sono molto diverse.

I professori di solito fanno finta di non vedere il problema. Tra i compagni di classe c’è chi comprende e chi, invece, esercita azioni di bullismo transfobico. Gli amici, al contrario, in genere accettano e diventano una preziosa risorsa per il ragazzo”. Occorre lavorare su più fronti: “Il nostro obiettivo è aiutare i ragazzi a conoscersi e a comprendere meglio chi sono e quello che desiderano essere.

Alcuni di loro sono stati seguiti anche per anni (fino a sette e la terapia è ancora in corso). Secondo il nostro gruppo la psicoterapia nel caso di ragazzi gender variant va intesa come un percorso di accompagnamento e di sostegno per aiutarli ad affrontare le complesse vicissitudini connesse al momento evolutivo che si trovano ad attraversare”.

Tra i problemi, la questione risorse. C’è una fondazione, “Genere Identità e Cultura”, che eroga borse di studio ad hoc, ma “sarebbe opportuno un interesse anche del Servizio sanitario nazionale, in quanto interventi precoci riducono il rischio di forme psicopatologiche in età adulta conseguenti a stigma e pregiudizi”, aggiunge il professor Valerio. Basti pensare che si sono rivolte al centro anche famiglie con bambini gender variant di 5 e 6 anni. Ancora.

Diventa fondamentale una azione culturale che incrini stereotipi e pregiudizi: “E’ ineludibile associare all’intervento offerto alla famiglia ed al ragazzo anche azioni rivolte alla scuola per prevenire e combattere pregiudizi e stigma, ma con quali fondi?”, osserva Paolo Valerio.

Della questione si parlerà al convegno internazionale “Varianze di genere” che si terrà a Napoli il 26 e il 26 ottobre organizzato da Onig con il patrocinio dell’Unar. Urge focalizzare l’attenzione non solo sui ragazzi ma anche sul contesto – famiglia e società – da considerare “in transito”.

Che messaggio dare ai genitori? “Per aiutarli a sfuggire ai profondi sensi di colpa e ai vissuti di inadeguatezza ribadirei che quanto accade non è colpa di nessuno. Se i genitori auspicano che lo psicologo faccia “guarire ” il ragazzo rimarranno delusi.

Non si tratta di una malattia da curare. La terapia non mira a far cambiare idea al figlio e se i genitori dovessero decidere, di fronte ai mancati risultati attesi, di interromperla, gli procurerebbero un grave danno”. Anche i genitori hanno bisogno di sostegno: “Suggerisco a padri e madri di intraprendere un percorso di accompagnamento psicologico per comprendere quanto sta accadendo al loro figlio o alla loro figlia al fine di accettarli e continuare ad amarli qualunque strada possano intraprendere.

Sono loro l’unico porto al quale i ragazzi possono rivolgersi in caso di un rifiuto da parte della società che in una fase della vita così complessa e delicata qual è l’adolescenza potrebbe risultare devastante”.
fonte http://liberitutti.com.unita.it/Autore: Delia Vaccarello

giovedì 20 settembre 2012

Lgbt Roma: WEIRD festival – Gender Euphoria dal 4 al 6 ottobre

GIOV 4 - VEN 5 - SAB 6 - h 17.30 - 20.30 WORKSHOP/TAVOLE ROTONDE h 21.00 - 01.00 TEATRO/PERFORMANCE/PRESENTAZIONI/LIVE MUSIC
SABATO 6 - h 23.00 - 05.00 DJ SET electro/techno/tecknoid/fat ghetto & more...

“E venne il giorno in cui il rischio di rimanere chiuso in un bocciolo divenne più doloroso del rischio di sbocciare.”
Anaïs Nin


Il 4-5-6 ottobre 2012 presso il Forte Prenestino, storico centro sociale di Roma, avrà luogo WEIRD festival – Gender Euphoria, evento che segue le edizioni del convegno “Io sono io scorro: identità trans, intersex, lesbica e gay”, tenuto nei due anni passati presso la Facoltà di Medicina e Psicologia dell’Università “Sapienza” di Roma.

L’esperienza all’interno della cornice accademica ha segnato, per noi, una prima importante tappa di un percorso che ha come obiettivo quello di mettere a confronto le differenti culture del panorama LGBTIQ .

Da qui nasce la nostra esigenza di aprire uno spazio per discutere insieme di corpi, desideri e identità. Promuovere un dibattito che si nutra di diversi approcci e apporti, che si muova tra psicologia e spettacolo, antropologia e politica, letteratura e cinema, cercando di allargare la nostra riflessione dagli ambienti universitari a un contesto sociale.

L’obiettivo del Festival è far circolare pensieri ed esperienze che, superando le banalizzazioni e i luoghi comuni, possano parlare insieme delle mille potenzialità dei corpi.

A nostro avviso, è importante condividere le esperienze trans* e intersex: proprio perché lontane da ciò che “la norma impone”. Le persone trans* e intersex sono spesso soggette a caricature e soprusi perpetrati con l’intento di sminuire l’importanza del loro enorme portato sovversivo nel “banale” mondo Maschio o Femmina, solitamente definito come “binarismo di genere”.

Quest’azione normalizzante passa attraverso mille sfaccettature differenti, etichette, manuali diagnostici, riduzione degli spazi di libera scelta, azioni di controllo di tutti i corpi LGBTIQ allo scopo di patologgizzarli.

Al tentativo di normalizzare mediante categorie binarie (ad es. uomo o donna, sano o malato) vogliamo contrapporre/proporre uno spazio di soggettivazione, che abbia al centro del festival il corpo: in transizione, segreto, usato, giocato, performato, queer, campo di diritti negati ma polo primario di identità, appartenenza e libertà.

Tutte le forme di esperienze sulle quali la società crea la norma, vogliamo che prendano vita in questo festival e sprigionino la loro forza dirompente. Questo è Weird.

Tre giorni di festival al Forte Prenestino, luogo storico di attraversamento libero di corpi e lotte sociali, in cui si alterneranno workshop teorici a spettacoli teatrali, tavole rotonde a proiezioni di film, mostre e performances, concerti e djsets che rompano i “confini nazionali” e parlino a 360°.

Tre giorni per discutere di corpo, identità e società, di incontro tra cultura accademica, letteraria, scientifica e underground, in uno scambio che immaginiamo inesauribile, poliedrico, labirintico come gli ambienti del Forte Prenestino.

Guarda la nostra sezione con il Programma:
http://weirdfestival.noblogs.org/programma/
e se vuoi informazioni scrivi a weirdfestival@gmail.com
Vi aspettiamo tutte e tutti, il 4-5-6 ottobre 2012!
fonte http://www.digayproject.org

lunedì 20 febbraio 2012

Lgbt Messina: "Fabiola" dal libro al matrimonio

Quando nel luglio di due anni fa nacque l’amicizia tra me e Fabiola prima su Facebook e poi dal vivo, che ha portato alla pubblicazione del mio libro sulla sua storia, non avremmo mai potuto immaginare che meno di due anni dopo saremmo diventate nuora e suocera ufficialmente dopo che lo siamo state ufficiosamente per quasi sedici mesi.

Oggi Fabiola e Dario hanno deciso di dare una consacrazione ufficiale al loro rapporto d’amore e siccome sono entrambi profondamente buddisti hanno pensato di organizzare la “cerimonia del tè” che è il rito con cui la filosofia buddista celebra il matrimonio.

Hanno voluto intorno a sé solo i parenti più stretti e gli amici del loro gruppo buddista di Messina, la città in cui vivono, che sono stati straordinari nell’organizzare nei minimi dettagli questa festa che è stata piena di vera gioia, di grande affetto, di accettazione e accoglienza, di calore e tanto altro.

Che splendide le parole che si sono detti al momento dello scambio degli anelli e quelle che ha pronunciato l’officiante per spiegare, nei dettagli, il significato profondo di questa cerimonia così particolare che è la prima del genere a Messina, non so se anche in Sicilia, e, a maggior ragione, la prima tra una persona trans e un uomo genetico, sottile distinguo assolutamente ininfluente per Dario e Fabiola, semplicemente un uomo e una donna innamorati che hanno voluto ufficializzare così il loro rapporto, dato che in Italia non è possibile farlo in altro modo, e nella città in cui Fabiola è cresciuta vivendo la sua transizione alla luce del sole.

Speriamo che il loro esempio sia seguito da tante altre coppie di qualunque identità sessuale siano, che possano bere quei tre sorsi di tè per rimanere insieme e innamorati in questa e nelle prossime vite.
fonte http://danielaedintorni.wordpress.com

lunedì 16 gennaio 2012

Lgbt Libri: “Sulla mia pelle” le tre vite di Martina Castellana

Nel 2009 è stata la prima trans candidata dal centrodestra (alle elezioni provinciali di Salerno nella lista di Edmondo Ciriell)

Qualche mese fa è diventata la prima transgender italiana non operata ad ottenere la rettifica dei dati anagrafici.

Si tratta di Martina Castellana (dermatologa, dirigente dell’Asl di Salerno e responsabile del primo consultorio per la salute delle persone trans al Mezzogiorno) che l’11 settembre scorso, nel decimo anniversario di Ground Zero, ha ricevuto l’ok definitivo dal Ministero dell’Interno.

Il mese scorso il Comune di Salerno le ha rilasciato la sua nuova carta d’identità e ieri ha presentato la sua auto-biografia: “Sulla mia pelle” (Edisud) in cui racconta le sue tre vite, quella di Michele (che negli anni ‘90 decide di cambiare sesso), di Micha (il nome che adotta) e poi, finalmente, di Martina.

Vent’anni trascorsi a prendere ormoni, cambiare voce e sembianze sfidando una società chiusa e benpensante pur di vivere pienamente la propria vita.
fonte http://www.napoligaypress.it foto: correiredelmezzogiorno.it

mercoledì 2 novembre 2011

Lgbt: Su Antenna Radio Esse si parla di identità trans con Gabriele Belli e l'on. Rita Bernardini ospiti a “Oltre le Differenze”


Venerdì 4 novembre alle 21, nel format radiofonico dedicato al mondo LGBT anche l'esperienza della dott.ssa Martina Castellana

Identità trans.
Il mondo transessuale e transgender raccontato da tre diverse angolazioni.

E’ questo il tema della prossima puntata di “Oltre le Differenze” il primo ed unico format radiofonico in Toscana interamente dedicato al mondo gay, lesbico, bisex, transessuale e queer, che andrà in onda venerdì 4 novembre alle 21.00 sulle frequenze di Antenna Radio Esse (FM 91.25, 93.20, 93.50 99.10) e in diretta online dal sito www.antennaradioesse.it

Ma c’è anche una novità in questa puntata che riguarderà le conduttrici: Eleonora Sassetti lascia la conduzione del programma per nuove opportunità di lavoro che la portano lontano da Siena, al fianco della giornalista Natascia Maesi, la nuova co-conduttrice sarà Oriana Bottini, laureata in scienze della comunicazione e iscritta alla laurea magistrale in Comunicazione persuasiva e nuovi media presso l'Università di Siena. Inoltre, sempre maggiori saranno le incursioni degli altri componenti della redazione.

Il primo importante ospite sarà Gabriele Belli, noto al grande pubblico per essere stato il primo transessuale ad entrare nella casa del Grande Fratello nell'edizione n°10, racconterà la sua esperienza e i progetti dell'associazione TransGenere, di cui oggi è parte attiva.


Con la deputata radicale on. Rita Bernardini, presidente dell'associazione Certi Diritti, indagheremo sulle condizioni di vita delle persone transessuali detenute nelle carceri italiane, quante sono e quali sono le strutture attrezzate per accoglierle e proveremo inoltre a far luce sulla decisione dell’Asl di Terni di negare i trattamenti sanitari ad una persona transessuale detenuta.

Nella parte dedicata alla testimonianza ascolteremo la storia della dott.ssa Martina Castellana, presidente della commissione Pari Opportunità della provincia di Salerno e responsabile del Consultorio DIG – Disturbi Identità di Genere, il primo nel sud Italia – che ha ottenuto con un decreto prefettizio, la possibilità di aggiungere ai suoi documenti d'identità un secondo nome rispondente al genere d’elezione pur non avendo completato chirurgicamente il transito, così da risultare una donna anche anagraficamente.

La puntata si concluderà con lo scaffale, il consueto momento con i consigli su libri, film e appuntamenti a tema e l'intervista a Daniele Del Pozzo, direttore artistico del festival Gender Bender di Bologna.

Per chi ascolta “Oltre le differenze”, c'è la possibilità di interagire con la redazione del programma chiamando 366 2809050 o scrivendo a redazione.oltreledifferenze@gmail.com.
E’ possibile inoltre visitare la pagina facebook e il blog: http://oltreledifferenze.splinder.com/
fonte redazione "Oltre le Differenze"

lunedì 17 ottobre 2011

Teatro lgbt: A Roma in scena “Famosa”, la storia di una trans


La storia di un ragazzino di 15 anni, nato e cresciuto nella provincia ciociara e convinto di essere una ragazza mancata a causa di un ‘errore genitale’, con il sogno di diventare famosa…

E’ la piece teatrale ‘Famosa’ in scena dal 16 ottobre al Teatro in Scatola di Roma, scritta e interpretata da Alessandra Mortelliti, nipote di Andrea Camilleri e tra pochi giorni nelle sale italiane tra i protagonisti di ‘La Scomparsa di Pato”, primo film per il cinema tratto da un libro di Camilleri che ne ha scritto anche la sceneggiatura insieme con Maurizio Nichetti.

Sia il film che la piece, presentata dall’Associazione Culturale Monade e dall’Associazione Culturale PerPetra con il patrocinio del Mit (Movimento identita’ transessuali), sono diretti da Rocco Mortelliti.

Il testo di ‘Famosa’ e’ edito da ‘Nero su Bianco Edizioni’, ed e’ arrivato tra i finalisti al concorso letterario ‘Per voce sola 2010’. Racconta le giornate di Rocco Fiorella, trascorse tra gli insulti dei paesani e le botte del padre che non accetta di avere un figlio ”invertito” e ”ritardato”.

Il suo principale rifugio e’ la televisione con quei programmi che ti danno la possibilita’ di ”diventare qualcuno”.

Ed e’ per questo che ogni giorno, contro tutto e tutti, chiuso nella solitudine della sua stanza, prova e riprova incessantemente balletti da lui stesso coreografati, interpreta canzoni pop, ricerca parrucche ”divine” e scarpe ”zeppate” per essere sempre al meglio, in attesa della grande occasione, che prima o poi, ne e’ convinto, arrivera’.
fonte http://gaynews24.tumblr.com

lunedì 10 ottobre 2011

Lgbt Australia: Per i trans FtoM “Sei legalmente un maschio. Anche se non ti sei operato”


In Australia la Corte Suprema ha riconosciuto come maschi due trasgender che conservano integri gli organi femminili

Biologicamente donne, legalmente uomini. In Australia due transgender che non hanno ancora concluso il trattamento medico per il cambiamento di genere sono stati riconosciuti come maschi dalla Corte suprema.

CHIRURGIA NON NECESSARIA
La coppia, già sottoposta a rimozione dei seni e a terapia ormonale maschile, conserva ancora integro l’organo sessuale femminile. La decisione dei giudici ha generato soddisfazione tra i transgender, che d’ora in poi potranno evitare di sottoporsi ad intervento chirurgico per vedere ricososciuto un cambio di genere.

La corte ha stabilito che le caratteristiche fisiche in grado di determinare se una persona legalmente sia uomo o donna sono quelle visibili, “socialmente riconoscibili” e che, per stabilirlo, non c’è bisogno di conoscere gli organi sessuali. Precedentemente il Consiglio per il cambiamento di genere (il Gender Reassignment Board) dell’Australia occidentale si era rifiutato di prendere la decisione per via delle operazioni mediche incomplete.

LA SODDISFAZIONE
Prima d’ora – ha spiegato Aram Hosie, portavoce del Western Australia Gender Project - i transgender non erano capaci di cambiare legalmente sesso senza ricorrere all’invasività degli ambulatori medici. Peter Hyndal, della Gender Agenda, ha detto che la sentenza è in linea con quanto già stabilito in Sudafrica, Gran Bretagna ed altri paesi europei che hanno ridotto i requisiti chirurgici per cambiare sesso legalmente.

Già dal mese scorso l’Australia consentiva alle persone transgender di cambiare genere sul passaporto senza chirurgico per il cambio di sesso.
FONTE http://www.giornalettismo.com, di Dario Ferri

giovedì 15 settembre 2011

Lgbt Pisa: E il signor Andreea partorì un bel bebé, ma solo per un'errore dell'ufficio anagrafe


Tutta colpa di un nome e all'ospedale di Pisa i medici si ritrovano con un uomo, con le sembianze di una donna, che partorisce un bambino.
Cos'è successo? Chiedetelo all'anagrafe.

Un impiegato dell'anagrafe un po' (troppo) distratto, la società che diventa sempre più multietnica cogliendoci impreparati e il gioco è fatto: all'Ospedale Santa Chiara di Pisa si ritrovano con un uomo (all'anagrafe) che partorisce un bebé e non stiamo parlando della storia di una trans.

Medici e infermieri, che davanti agli occhi avevano una donna e nella mani il documento di un uomo, sono andati nel panico ed hanno chiamato la polizia.

E gli agenti hanno risolto il giallo.
Nessuna operazione di cambio sesso né improbabili mutazioni genetiche: la signora Andreea vive a Pisa ma viene dall'Europa dell'est dove il suo nome, al contrario che in Italia, può essere usato anche al femminile.

Peccato che l'impiegato dell'anagrafe non abbia fatto molto caso alle sembianze della persona a cui stava consegnando la carta d'identità e l'abbia trasformata da donna a uomo senza passare da lunghe terapie ormonali, psicologiche, mediche e chirurgiche.

E la cosa è andata oltre, perché Andreea risultava anche sposata con una donna.
Il tutto si è risolto grazie alla nascita del piccolo, motivo per il quale in ospedale si sono resi conto della palese incongruenza.

Adesso, anche per l'anagrafe, Andreea è una donna che è sposata con un uomo ed ha partorito un bimbo sulla cui identità si spera che l'anagrafe, questa volta, non abbia dubbi.
fonte http://www.gay.it

mercoledì 10 agosto 2011

Lgbt: La Svezia chiede la sterilizzazione alle persone trans, per accedere all'intervento di riassegnazione del genere


Una legge del 1972 elenca tra i requisiti per accedere all'intervento di riassegnazione del genere, anche l'essersi sottoposti a sterilizzazione.
Ma il dibattito è acceso e le cose potrebbero cambiare

La legislazione svedese del 1972, in materia di cambio di sesso prevede che per essere ammessi al'intervento chirurgico per la riassegnazione del genere bisogna avere compiuto 18 anni, essere cittadini svedesi, non essere sposati ed essere sterilizzati.

La legge risale ad un'epoca in cui la Svezia costrinse alla castrazione circa 63.000 persone mentalmente disabili, epilettiche e persone con presunti problemi sociali in modo che potessero sposarsi o essere dimesse dagli istituti psichiatrici.

La Commissione nazionale per la Salute e il Welfare e il Partito Liberale chiedono che la richiesta di sterilizzazione venga eliminata, ma i cristiano-democratici, prevedibilmente, insistono per manetenerla.

La ministra democratica per l'infanzia e gli anziani Maria Larsson ha dichiarato: "Un cambiamento di sesso implica che desideri sottoporti ad un trattamento per cambiare il tuo genere e se lo fai è ragionevole che rinunci a qualche prerogativa del tuo sesso originario".
La ministra, però, è stata contraddetta dal suo stesso partito.

Olle Sandal, suo compagno di partito, ha recentemente dichiarato in un discorso: "Questa è una chirurgia imposta dallo stato che è obbligatoria in determinate circostanze, un intervento mutilante, e bisogna avere delle ragioni molto forti per costringere la gente a sottoporvisi".

Questo potrebbe significare una drastica riduzione delle categorie di persone che vengono obbligate a sottoporsi ad un intervento di sterilizzazione, incluse le persone transgender.
fonte http://www.gay.it

martedì 26 luglio 2011

Lgbt: Morta Giò Stajano, prima trans in Italia, e personaggio della Dolce Vita di Fellini


E' morta a 79 anni Giò Stajano, scrittrice, giornalista e attrice italiana, divenuta celebre come la prima transessuale pubblicamente dichiarata in Italia.

Nata a Sannicola (Lecce), negli anni Sessanta pubblicò alcuni libri che fecero scandalo come “Meglio l'uovo oggi”, romanzo sulla vita omosessuale di Roma. Pubblicazioni, queste, che vennero sequestrate dopo l'uscita nelle librerie, non prima però di avere ottenuto un grande successo.

Giò Stajano ha legato indissolubilmente il suo nome alla Roma della "Dolce Vita". Protagonista indiscusso delle notti, delle feste, del gossip nell'Italia degli anni Cinquanta/Sessanta, aprì anche un locale che ispirò Fellini per il film
“La dolce vita”.
E proprio in quel film, "manifesto" della dolce vita degli anni del boom economico e ora monumento della cinematografia italiana, Giò ebbe una parte.

Gli ultimi anni della sua vita sono stati caratterizzati da un costante e profondo avvicinamento alla religione cattolica. Avrebbe voluto entrare in convento e farsi suora, ma non le fu possibile farlo a causa del suo cambio di sesso non riconosciuto come legittimo dalla Chiesa.

Giò Stajano era nipote di Achille Starace, gerarca fascista e per alcuni anni segretario nazionale del fascio.
Una discendenza che Giò non ha mai cercato di nascondere.
Era orgogliosa del nonno e qualche volta si faceva vedere nella grande casa di Sannicola che era stata la residenza degli Starace e che da qualche anno è stata trasformata in ristorante.

Il suo hobby più importante è stata la pittura e i suoi quadri sono stati apprezzati da molti critici.
fonte www.quotidianodipuglia.it

venerdì 8 luglio 2011

Lgbt: MTV realizzerà un programma sui giovani transessuali?


MTV è interessata a realizzare un docureality sulle persone transessuali? È quanto ha fatto capire Alicia Ozier, il direttore esecutivo del Prevention and Community Services di Chicago.

La Ozier ha anticipato che il network televisivo è in trattative con il centro per realizzare una serie tv che avrà come obbiettivo quello di educare il grande pubblico sulle tematiche transgender.

Lo show sarà composto da almeno quattro episodi in cui alcuni giovani transessuali parleranno apertamente delle loro vicende personali.

La direttrice del PCS ha dichiarato che si tratta di una irrinunciabile occasione per far conoscere una realtà sconosciuta alla maggior parte delle persone:

E’ ancora difficile per i giovani farsi accettare all’interno delle loro comunità. In questo caso penso che sarà un’occasione per far imparare molte cose al pubblico.

La serie tv dovrebbe andare in onda all’inizio del prossimo anno.
fonte www.gayprider.com

martedì 31 maggio 2011

Lgbt: Musicista salentino trans «Devo dire addio a Luana torno ad essere Marco»


Un mese fa ha ripreso a indossare gli abiti maschili, ha tolto il trucco e smesso di prendere estrogeni. «Sono tornato uomo perché la vita da transessuale era diventata un incubo».

La nuova, scioccante rivelazione di Marco (Luana) Ricci, riporta subito la mente a un anno e mezzo fa, quando il musicista salentino, 48 anni, sposato e padre di due figli, annunciò urbi et orbi la volontà di diventare donna e per questo fu allontanato dal Duomo di Lecce, la chiesa dove ha suonato come organista e diretto il coro per ben 18 anni.

«D’ora in poi - dice alla “Gazzetta” - potete chiamarmi di nuovo Marco Della Gatta». Per quasi quattro anni, il noto pianista e compositore (ha realizzato e arrangiato le musiche per il film Nuovomondo, Leone d’Argento a Venezia, e vanta un curriculum di tutto rispetto con partecipazioni alla Notte della Taranta e collaborazioni con l’Orchestra Ico della Provincia), si è sottoposto a cure ormonali per cancellare dal suo corpo ogni traccia di virilità. Ma a un certo punto qualcosa è cambiato.


A un passo da quell’intervento chirurgico che avrebbe potuto mutare in maniera definitiva la sua sessualità, ha deciso di interrompere il percorso di transizione per tornare indietro: smettere i panni della transessuale Luana, per riprendersi la sua “vecchia” identità.

Tutto qui? No, perché la realtà è molto più complicata di quel che sembra. «Sì, ho ripreso la mia identità maschile - racconta - ma dentro di me non è cambiato niente: è un fatto esclusivamente sociale».

Vuol dire che Luana Ricci continuerà ad esistere? «La mia intimità, quello che sento realmente di essere, ora lo tengo per me e voglio condividerlo solo con la mia compagna, la persona che mi ha cambiato la vita».

Cosa l’ha spinta a tornare uomo? «Ho capito che come trans non sarei mai stata accettata. Purtroppo, in questo mondo conta moltissimo l’aspetto fisico, come ci si veste. Ma le ragioni sono diverse. In quest’ultimo anno e mezzo ho vissuto lontano dal Salento, sono andato a Roma, dove ho fatto esperienze ed incontri che mi hanno aperto gli occhi. Ho visto persone intorno ai 50 anni e più, in corso di transizione, vivere situazioni drammatiche.

Hanno problemi a trovar lavoro, sono persone sole, che hanno perso legami affettivi e contatti importanti, perché quella bellezza esteriore che ogni transessuale cerca, alla mia età sfiorisce. E tutto questo mi ha spaventato e spinto a riflettere. Ho valutato pure i rischi legati all’intervento per diventare donna, che non sono di poco conto alla mia età.

Anche Carolina, la mia compagna, ha avuto un ruolo fondamentale, mi ha aiutato ad accettarmi per quello che sono, a farmi capire che la transizione è soprattutto un processo psicologico; per lei non conta come mi vesto, se sono Luana o Marco non fa differenza. Ma su tutte queste motivazioni, prevale il fatto che da transessuale non ero più sereno» .

Troppi pregiudizi o cos’altro le dava fastidio? «Da trans, per esempio, nessuno mi ha mai chiamato “maestro”. Eppure in tutto questo tempo ho continuato a insegnare pianoforte, a dirigere e suonare in teatro o nei locali come facevo in passato e allora tutti riconoscevano la mia professionalità. Quando la mia storia legata al licenziamento da parte della Curia di Lecce è balzata su tutte le cronache, nel Salento paradossalmente si sono chiuse tante porte, non solo quelle del Duomo.

Nove mesi di “ospitate” nei salotti televisivi per denunciare quanto era accaduto non sono serviti a nulla. Penso alle fiaccolate di solidarietà, alle manifestazioni organizzate per darmi sostegno e sensibilizzare l’opinione pubblica, a cosa hanno portato? Ho provato, nel mio piccolo, a fare qualcosa: collaboro con diverse associazioni gay e trans, ho avuto una breve esperienza politica a livello locale, ma mi sono sentito solo sfruttato per interessi privati, anche dal mondo GLBT (gay, lesbiche, bisessuali e trans). Essere trans non conviene, è questa la verità».

Nella Capitale ha trovato più apertura nei confronti dei trans? «No, la stessa ipocrisia che c’è nel Salento e in tutta Italia. Infatti da un mese sono tornato a vivere a Lecce. Ho ripreso i miei contatti, l’insegnamento e i concerti, sono tornato a suonare nelle chiese di provincia per qualche matrimonio, da uomo ovviamente».

Dalla Curia di Lecce ha ricevuto un buon indennizzo dopo essere stato allontanato. «Lo considero un palliativo per un fatto grave che ho denunciato. Dopo diciotto anni di cerimonie nella cattedrale di Lecce, senza aver mai firmato un contratto di lavoro, sono stato messo alla porta per una scelta personale. Ma non voglio entrare più nel merito di questa questione».

Pensa di aver trovato, oggi, un equilibrio interiore? «Sono sereno e non rimpiango nulla di quel che ho fatto. Dopo oltre trent’anni passati a nascondermi, oggi vivo quel che sono alla luce del sole.

Non ho mai smesso di fare musica, anche questo mi ha aiutato molto nel mio processo di liberazione. Ho realizzato un nuovo disco per piano solo, Mediterraneo (Fm records), che è il risultato delle emozioni ed esperienze che in questo tempo mi hanno attraversato».
fonte www.lagazzettadelmezzogiorno.it, di FLAVIA SERRAVEZZA

mercoledì 27 ottobre 2010

Lgbt transessualità: Gabriele Belli parla della fine della sua storia d'amore


Vi ricordate Gabriele Belli, protagonista dell’edizione numero 10 del Grande Fratello? Non ne sentivamo parlare da un po’, nelle ultime interviste aveva dichiarato di essere diventato finalmente un uomo, fisicamente e per la legge, e di essere pronto a sposare la sua amata Gabriella.

Ma oggi, Gabriele sorprende tutti e annuncia, dalle pagine del settimanale Top, la fine della sua storia d’amore con la sua compagna:

Gabriella, la mia fidanzata, ha deciso di lasciarmi. Da tempo non eravamo più sulla stessa frequenza. Sapevamo che il mio cambiamento, forse, avrebbe portato sorprese e che non sarebbe stato facile.
Già una volta c’era stata una crisi, ma stavolta non abbiamo retto.

E’ sempre stata il mio specchio e io il suo. Un bel giorno abbiamo scoperto che il riflesso non era più lo stesso. Questo non toglie niente all’amore e all’importanza che la nostra storia ha avuto.

La decisione non è stata mia. È stato grazie a lei che ho deciso di intraprendere il mio percorso di transizione e anche se le nostre strade si stanno separando, ci sarà sempre un posto speciale per lei nel mio cuore”.

Nell’intervista Gabriele, oltre a raccontare l’amarezza per la fine della sua storia, parla anche delle sue prossime intenzioni lavorative: sfruttare la notorietà acquisita con il Gf per aprire una sede dell’associazione Trasgenere a Milano.
Che dire, in bocca al lupo!
fonte gossipblog.it Via|Leggo

martedì 12 ottobre 2010

Psicologia lgbt transessualità e transessualismo, Confessioni di una trans: “ora, ho la visione del mio corpo” intervista di Maria Pia Telera

Dipinto Modigliani(archivio Mod)

UN ricordo che appartiene al passato è il suo corpo di ragazzino triste. Essere donna non è solo mostrare un corpo diverso, colorare di rosso scarlatto le labbra e lanciare sguardi accattivanti in cerca di chissà quali emozioni. Anche la violenza è un’emozione.

La storia di Valentina, pseudonimo, nasce tra luci e ombre, verso la ricerca della felicità che si confonde tra le stanze di incontri occasionali, dove il cuore resta muto perchè ostaggio della confusione e di perversione pura.

Un corpo che per metà esprime il sogno di diventare donna si scontra con ciò che rimane di un uomo. Una dicotomia che supera la fantasia di un fumettista, di uno scrittore che si sforza di creare dal nulla ciò che non esiste o solamente rendere legittime le proprie sensazioni strappando ora brandelli di carne, ora dosi ormonali, poi un vestito e un seno gonfio di plastica e di sogni.

Eppure tutto ciò non basta per diventare donna, non bastano un paio di tacchi alti, un vestitino leggero che svela il “passaggio”, il transito dal tuo sentire al tuo essere. Resti un trans, una persona di passaggio, un ponte dal tuo voler essere a ciò che non diventerai mai: una donna.

Secondo il Manuale di Classificazione dei Disturbi Mentali, redatto dall’Associazione Americana degli Psichiatri e l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la persona transessuale soffre del disturbo dell’identità di genere (DIG). Il termine “transessuale” è stato coniato nel 1949 dal dottor David Cauldwell.

Considerando l’orientamento sessuale nei transessuali primari c’è quasi sempre un atteggiamento di tipo ‘omosessuale’, ossia sono attratti da soggetti dello stesso sesso biologico.

Nei transessuali secondari invece non c’è un comportamento omosessuale ma un atteggiamento eterosessuale o bisessuale rispetto al sesso biologico. Una persona che si ritiene transessuale deve in primis rivolgersi ad uno psichiatra che diagnostichi il “disturbo dell’identità di genere”.

Solo dopo questa certificazione può rivolgersi all’endocrinologo per la terapia ormonale sostitutiva (estrogeni ed antiandrogeni per le trans MtF, testosterone per i trans FtM). Deve inoltre essere assente nel genoma ogni riferimento all’intersessualità o pseudoermafroditismo.

Senza questa diagnosi l’endocrinologo non potrebbe agire in quanto, in questo particolare caso, il suo compito è quello di ammalare organi sani. Ottenuta sentenza positiva, la persona transessuale ha diritto all’intervento sui genitali a carico del SSN.

S: Valentina oggi, ieri chi? Alla tua nascita eri un bimbo, che ricordi hai del tuo passato?
V: Oggi una persona come tante ,che cerca di vivere in un mondo ormai distrutto senza cura. Un mondo malato di ipocrisia di cattiveria, una persona che lotta per essere se stessa, come sono adesso nel modo che sono nata. Ieri un ragazzino triste, timido, indifeso con tante domande ma nessuno in grado di rispondere. I miei ricordi sono a strati, di pochi momenti di felicità e tanti di sofferenze. Un momento felice che ricordo è io da piccola, penso 7 anni in braccio a mio papà in una bellissima serata in una panchina davanti al mare.

Poi le sere quando inseguivo le mie zie nelle feste di paese. Del primo vestito da donna che ho messo, avevo più meno 10 anni e mi sono messa il vestito di matrimonio di mia zia Teresinha sorella di mia mamma, mi ricordo che sognavo con quel vestito, poi una sera quando i miei sono usciti sono corsa nell’ armadio e mi sono messa il vestito e sono impazzita di gioia, continuavo a girare con il vestito sopra il letto, e poi mi sono accorta che c’era qualcuno lì che mi guardava, era mia mamma un choc , quella sera ho preso un pò di sberle ma ero felice, è stato anche il momento che la mia famiglia ha capito che ero diversa, mia mamma un giorno mi ha detto “ho sempre saputo ma pensavo che non eri coraggiosa abbastanza per dichiararti“. E non ha smesso più di rispettarmi come figlia e donna.

S: Non cambia solo il corpo di Valentina, ma anche tutta la sua persona, il suo essere, la sua identità, perché?
V: Per dire la verità, io non penso di essere cambiata dentro, anzi sono sempre quel ragazzino di ieri quello che è cambiato è che ho trovato le risposte che cercavo, e so bene chi sono oggi.

Quello che è stato cambiato nel mio corpo è solo la mia visione di ciò che sono sempre stata . La mia identità è sempre stata da donna era il mio corpo che non era adatto alla mia anima, al mio essere. Oggi sono molto più sicura di me stessa.

S: Si parla di disturbo psichiatrico dei transessuali, come è vissuto questo passaggio dentro di te? Non è stato traumatico?
V: Il disturbo dell’identità di genere è quando una persona ritiene di essere vittima di un incidente biologico, che si sente imprigionata in un corpo incompatibile con la propria identità di genere soggettiva. L’ incidenza è stimata in circa 1 su 30000 nati maschi e 1 su 100000 nate femmine.

La maggior parte delle persone transessuali che richiede un trattamento di terapie ormonali e inizia gli interventi chirurgici sul proprio corpo fino a arrivare al cambio di sesso e per avvicinare il proprio aspetto fisico alla propria identità di genere. La transessualità non è quindi un comportamento o una moda, ma un modo naturale di essere.

Una persona non sceglie di essere transessuale, è transessuale. Una persona transessuale ha una identità di genere diversa da quella espressa dal suo corpo. Dunque la transessualità non è un comportamento, ma è qualcosa di scolpito nell’identità della persona senza la quale l’esistenza stessa della persona è messa in pericolo. La trasformazione del corpo non è quindi una scelta, ma una conseguenza naturale e necessaria di uno stato psichico e fisico.

Certo, penso che per tutte è il chiudere un percorso difficile e doloroso. Il nostro obiettivo e le nostre richieste di aiuto non é per ottenere un trattamento psicologico, ma di terapie ormonali e interventi chirurgici.

Io ho vissuto tutto come una bambina in un parco di divertimento, ogni giorno una scoperta diversa sul mio corpo, i primi ormoni che ti fanno sentire una botta di vita, la crescita del seno il corpo che cambia e tu ti guardi e ti senti bella e non vedi l’ora che gli ormoni facciano il loro lavoro, la trasformazione.

Il trauma peggiore che mi ricordo era dover vestirsi da uomo essere trattata da uomo, quello era un trauma. Non mi sono ancora operata ma penso che un giorno lo farò, ma non è la cosa principale per me oggi. Prima voglio essere rispettata come persona, per quello che sono e non per quello che ho in mezzo le gambe.

S: Vivi in Italia, ti manca il Brasile?
V: Sono in Italia da più meno 11 anni mi sento italiana in tutto, amo questo paese lo vivo in pieno tutto quello che succede in questo momento drammatico che stiamo passando oggi per colpa della crisi e dell’ incompetenza della politica in generale. Sono di origine brasiliana, ho 36 anni, a 17 vivevo già da sola.

Sono venuta in Italia come tutte le persone che lasciano il loro paese in cerca di un futuro migliore, ed anche per cercare di vivere in un contesto diverso da quello in cui ho sempre vissuto. Sono la figlia più grande di una famiglia di 7 figli.

Famiglia molto umile, infatti avevo 13 anni quando già lavoravo per aiutare in casa. Da 6 anni sono fidanzata è più o meno 3 anni che stiamo convivendo, devo dire che mi trovo molto bene. Penso che finalmente sia la persona giusta. La sua famiglia frequenta casa normalmente mi rispetta e non mi hanno mai chiesto se sono una donna o una trans.

Certo che mi manca il brasile più che altro mi mancano le persone che mi hanno aiutata nella mia vita. Gli amici, la mia famiglia . Come italiana è ovvio che mi piacerebbe che anche questo paese riconoscesse un minimo di diritti a tutti. Tenga presente che anche paesi considerati arretrati o addirittura del terzo mondo hanno leggi riguardanti i diritti glbt avanti di almeno venti anni rispetto all’Italia.

Qui per il momento siamo ancora alla fase di “discussione”, senza nessuna speranza secondo me di avanzare proposte degne di questo nome. L’Italia è un bel paese, ma purtroppo la classe politica lo sta distruggendo, tutelando solo se stessa, e dimenticando i cittadini veri padroni della sovranità popolare.

Per il discorso del lavoro guarda potrei dire una bugia come ho già sentito da tante trans che dicono di fare l’avvocato, la manager, una infinità di lavori che possiamo fare di sicuro, molto bene, ma purtroppo, dico purtroppo ho fatto quello che la maggior parte delle trans fanno nel mondo, si proprio quello.

S: Il tuo cuore cosa rimpiange? Ti manca la tua famiglia? Quali i rapporti con essa?
V: Il mio cuore rimpiange il non aver potuto studiare, fare l’università prepararmi di più. La mia famiglia è sempre presente nella mia vita è la parte più importante in tutto.

Sono stata fortunata cosa rara nella vita di una persona trans, rimpiango anche di non aver passato più tempo con mia madre, lei è morta 10 anni fa e questa è la cosa che mi manca di più. Sono andata via di casa molto piccola avevo 17 anni quando sono andata a vivere da sola avevo voglia di vivere e il modo migliore era essere da sola.

S: Come si concilia il tuo essere donna e uomo? Non credi sia una contraddizione?
V: Adesso che sono veramente me stessa una persona più sicura, felice che cerco ogni giorno di migliorarmi come essere umano e credo sia possibile. Non vedo nessuna contraddizione. Anzi proprio questo dilagare di violenza prova che quando una persona si identifica esattamente in quello che è non ha paura di esprimere il suo essere, a qualsiasi costo, anche nella propria vita.

Inoltre bisogna considerare che mentre gay e lesbiche possono anche passare inosservate, noi invece siamo quelle più esposte alla visibilità, quindi più soggette a violenze. Ho acquisito una sicurezza e una consapevolezza della mia sessualità e del mio corpo, non esiste più conflitto tra loro.

Il conflitto e le contraddizioni le trovo fuori casa, nella vita di tutti giorni, nella mancanza di rispetto dell’ essere umano, nel predicare la fratellanza, ma nello stesso tempo condannare a morte persone perchè considerate scherzi della natura.

Contraddizione è nel benedire le guerre quando si dice di non uccidere, fare leva sulle contraddizioni, insinuare il dubbio per tentare di risvegliare non dico la ragione, ma almeno il buon senso di tutte le persone pensanti, anche se sepolto da anni nella mente da superstizioni, obbedienza e fuga dalla realtà.

Ci si può anche rendere conto che non siamo solo vizio e peccato, ma persone che cercano nuove opportunità di affermazione in questa società, che siamo qualcuno, e come qualcuno degne di rispetto e diritti.
fonte www.statoquotidiano.it/ di Maria Pia Telera

mercoledì 15 settembre 2010

Lgbt Transessualità e identita di genere, Francia: Quando il prof cambia sesso


Una situazione nuova, inusuale, che però nel tempo diventerà sempre più frequente: quella del cambiamento di sesso di un insegnante. Il caso fa ancora più rumore se l’insegnante presta la sua attività in una scuola cattolica.

E’ accaduto in Francia, dove un insegnante di fisica presso la scuola cattolica privata di Saint-Herblain, alla periferia di Nantes, durante l’estate ha cambiato sesso. E così, ad accogliere gli studenti nel primo giorno di scuola, giovedì scorso, non è stato il vecchio professor Vincent, ma la nuova professoressa Martine.

Dominique Eddy, direttrice del liceo Saint-Dominique, dove lavora Martine, ha trasmesso, d’intesa con l’Associazione dei Genitori degli alunni della scuola privata (Apel), una lettera ai genitori, informandoli della situazione, prima dell’inizio della scuola.

“Questo cambiamento di identità è un percorso personale sul quale non vogliamo prendere posizione. Ciò che conta è il lavoro quotidiano e la professionalità del docente”. Tuttavia, la direzione diocesana ha affermato di aver proposto al docente interessato, “per agevolare il suo cambiamento di identità”, un congedo di un anno per fare un corso di formazione oppure un trasferimento in un altro istituto. E’ stato anche richiesto l’intervento di uno psicologo per parlare agli studenti del Saint-Dominique il primo giorno di scuola.

Un rappresentante della scuola Apel ha detto, comunque, che il caso è stato considerato “una scelta personale perfettamente legittima”.
Fonte: Le Parisien via ilsessoelamore.it

martedì 17 agosto 2010

Lgbt, Trans: problema o risposta? Chi è cosa siamo? scritto da Mirella Izzo


Siamo in agosto, mese di scarso desiderio di impegnarsi e di preoccuparsi per le vicende del mondo intero. Molte persone desidererebbero una "pausa" da ogni problema... Purtroppo ci si può solo isolare dal resto del mondo non seguendo tv, giornali, internet, ecc., ma i problemi personali e familiari restano: soldi, salute, amore, umore, autostima ecc.. Problemi o concreti o esistenziali che in comune hanno solo il fatto di "inseguirci" anche sulla punta dell'Everest.

Dico "Inseguirci" perché noi vorremmo scappare, spesso da tutte le difficoltà pratiche (ecco perché si dice che "la ricchezza non fa la felicità ma l'aiuta molto") e da noi stess* e dalle dinamiche relazionali che abbiamo messo in gioco o che abbiamo ereditato per nascita (la famiglia di sangue o adottiva).
Noi transgender siamo specialist* nelle questioni esistenziali ("Chi e cosa sono?"), ma, più sovente di quanto non si creda, diamo risposte molto diverse alla stessa domanda.. «Sono un maschio uomo o sono un errore biologico e sono maschio per errore ma donna?» «Non sono né maschio né femmina, né uomo né donna? Sono, al contrario, sia uomo sia donna?».

Domande che - di norma - restano oscure al "grande pubblico" di chi non vive sulla pelle questa opportunità che la vita ci ha posto davanti. Non la chiamo né sfortuna né fortuna proprio per il motivo accennato: diamo risposte diverse alla stessa domanda, C'è chi ritiene una fortuna avere in sé "entrambe le "anime" del maschile e del femminile", c'è chi la ritiene una grave ferita e tenta in ogni modo di cancellare "l'errore originale", chi, ancora, nega di essere "due anime" e ritiene la propria condizione un errore meramente biologico che non porta affatto ad essere sia uomo sia donna, ma "donna intrappolata in un corpo maschile" o, viceversa "uomo intrappolato in un corpo femminile".

Chi ha ragione? Chi dà la risposta corretta? Chi sono io o chiunque altro, per dare una risposta univoca nel decretare chi sbaglia e chi è nel giusto? Al di là di alcuni punti fermi strettamente biologici (alcuni noti altri ancora no) che negare sarebbe una falsificazione evidente - e cioè, per esempio, che nasciamo maschi o femmine in termini genetici anche se ci sentiamo e sappiamo d'essere l'opposto di quel che ci dice il corpo e non possiamo modificare questa differenza nelle sue parti più "funzionali" come l'impossibilità a far transizionare delle ovaie in testicoli e viceversa, un utero in prostata e viceversa, ecc. - il resto appartiene più all'intimo sentire che non ad una oggettiva realtà. Perlomeno allo stato attuale delle nostre conoscenze psicobiologiche.

Alcuni studi (troppo pochi per diventare scientificamente accertabili) sembrano dimostrare che a livello di neuroscienze, effettivamente qualcosa di diverso vi sia anche nelle funzionalità biologiche fra noi trans e chi non lo è. Studi che sembrano dimostrare che i cervelli di tutte le persone trans analizzate "funzionino" e abbiano caratteristiche tipiche del sesso opposto a quello di nascita. Qualora dovesse arrivare uno studio, replicato, di massa e con "cieco", fatto su persone trans prima che inizino la terapia ormonale e che desse lo stesso risultato di difformità tra corpo e cervello, ci troveremmo di fronte ad un nuovo affascinante enigma scientifico che però, nella correlazione inestricabile tra psiche e soma (PNI) non modificherebbe in modo determinante la "risposta individuale" che si darebbe alla citata domanda e, in questo caso, anche alla successiva «cosa significa avere un corpo maschile e una mente femminile (o viceversa)... Mi rende donna (o viceversa) o una via di mezzo, una sorta di terzo sesso, una sorta di intersessuale cerebro-somatico?»

L'aspetto "esistenziale" e - come tale - individuale, non credo potrà essere spazzato via mai. Anche qualora si trovassero aspetti genetici predisponenti (e se ce ne fossero anche altri, ignoti, che annulla o rinforzano o sostituiscano quelli scoperti?), il "kit diagnostico" di transgenderismo non credo sarà mai disopnibile.
Non è come essere in cinta o meno o la misurazione dell'insulina. Nell'identità di genere entrano fattori "esistenziali" tali da mettere persino in dubbio l'attuale caratterizzazione patologico/psichiatrica della condizione stessa.

L'attuale bisogno di "ormoni/chirugie" ecc., questo sì, potrebbe diventare un obsoleto ricordo qualora gli studi attuali sulle staminali e sulla terapia genica dessero risultati per ora solo sperati. Il ricorso alla medicalizzazione "pesante" (mi riferisco alla chirurgia e a farmaci con impatto pesante) renderebbe ancora più difficile giustificare il già ingiustificabile inquadramento di patologia psichiatrica curabile con farmaci non psichiatrici e chirurgia non neuropsicologica.

In realtà, a ben guardare, la nostra realtà è così evidenziata e caricata di significati, esclusivamente per motivi culturali che vedono nell'appartenenza all'uno o all'altro sesso la prima e più importante discriminante per spiegare la natura umana. Esigenza di "classificazioni" chiare, inequivocabili per spartirsi gli "oneri" di una vita sociale, basata sul sesso di appartenenza.

Senza questi aspetti, il nostro interrogarci sul "chi e cosa sono" non dovrebbe essere poi così diverso dalle domande ancestrali e universali che dovrebbe porsi ogni essere umano, da sempre. I classici "chi sono", "perché sono", "da dove provengo", "dove vado".

Proprio questi motivi culturali che ci fanno balzare in testa agli interessi "popolari" sia in termini morbosi, sia in termini di condanna dogmatica, sia in termini positivi, di curiosità verso il confronto con una realtà "altra" rispetto all'imposto dualismo sessuale, rende - di fatto - la nostra condizione un qualcosa che, pur partendo da uno specifico territorio dell'identità umana, diventa di valore universale per ogni essere umano.

Per questo subiamo un carico di stigma sociale vergognoso.
Per questo siamo l'oggetto del desiderio di molti studiosi della natura umana.
Per questo siamo altrettanto interessanti per chi si occupa di psiche o di sistema neuroendocrinologico, di genetica ed epigenetica.
Per questo raccogliamo tanto successo sia con uomini sia con donne in ambito sensuale.

Per questo sempre più raccogliamo l'interesse di sociologi e studiosi di diritto.
Per questo la nostra presenza fa sempre alzare lo "share" nelle tv.
Generalmente non ne siamo pienamente consapevoli noi, non lo sono né i ricercatori che ci studiano per trovare delle risposte, né - tantomeno - il "pubblico popolare" di tv e giornali,
ma di fatto, la nostra realtà, per via dei dogmi culturali che spezza e corrode, rappresenta un universale "remind", valido per tutte e tutti alle domande essenziali che chiunque dovrebbe porsi per vivere una vita consapevole e che la cutlura di una vita tutta esoversa (rivolta all'esterno, alle merci, al denaro, all'accumulo di beni materiali e umani, alla carriera, al bisogno di arrivare a fine mese o di arricchirsi, ecc) rende così difficile da praticare.

Viviamo in un mondo che non lascia molto spazio e tempo ad interrogarsi su di sé e per questo suscitiamo scandalo o morboso o appassionato interesse.
In fondo, non lo sappiamo, ma abbiamo una grande responsabilità sulle spalle: ricordare al mondo degli uomini e donne, che per vivere bisogna prima essere e per essere bisogna prima capire chi e cosa siamo.
Non c'è che dire: una bella grande responsabilità.... di cui, prevedo, l'umanità diventerà più consapevole tra qualche decennio (2012 permettendo).

Mirella Izzo
Genova 10 agosto 2010, ore 12

PS: questo scritto doveva, in partenza, essere una breve presentazione alla riproposizione "in casa" di una mia vecchia intervista rilasciata a blog esterni, che ritenevo ancora attuale e importante per la natura divulgativa del suo contenuto.
Poi, come talvolta mi accade, le mani hanno iniziato ad andare da sole, spinte da sinapsi che si formavano via via scrivendo e quindi, il pezzo ha assunto una sua autonoma natura e come tale ve lo presento
fonte http://mirellaizzo.blogspot.com

giovedì 5 agosto 2010

Film Lgbt Transessualità, Vi siete mai immedesimati in un uomo che deve diventare donna?


Bree (Felicity Huffmann) è una transessuale che desidera ardentemente un operazione definitiva. La sua vita cambierà dopo aver scoperto di essere padre di un figlio adolescente, avuto con una donna. La psicoterapeuta spinge Bree a confrontarsi con il figlio e con un passato davvero doloroso, pena la mancata autorizzazione per l’intervento definitivo.

Tornare indietro per poter andare avanti. La solitudine di Bree la condurrà in un viaggio indirizzato all’accettazione del suo stato fisico seguito dall’intervento definitivo, negando le affermazioni dei dottori, imbalsamati sull’idea che il suo sia un caso di “disforia di genere” riconosciuta come malattia mentale .

Il figlio inizierà a sperimentare una vita dissoluta e promiscua, i genitori di Bree non accetteranno la sua decisione di cambiare sesso e Bree sarà una donna insoddisfatta. Universi inconciliabili e un padre che non è più padre ma madre, il figlio continuerà a dominare i suoi impulsi tradendo la fiducia della madre, ormai affezionata al ragazzo. La situazione precipita cadendo nel paradossale: Toby si prostituisce ed inizia a girare film porno per omosessuali. Il finale prevedibile non ci lascia insoddisfatti.

Critica,
Il film funziona. Il film emoziona. Il film cattura. Solleva i nostri sguardi attoniti e indifferenti nei confronti di un tema particolarmente delicato, ci racconta verità inaccettabili per bigotti di paese, ci alleggerisce il tono della nostra vita apparentemente insoddisfacente.

Una incompatibilità esistenziale che si traduce in un percorso evolutivo elaborato e conclusivo che consente anche allo spettatore più bigotto di provare tenerezza per la condizione in cui vivono milioni di persone. Anima femminile per un corpo maschile in un risultato eccezionale interpretato da Felicity Huffman, la Lynette di Desperate Housewives vincitrice del Golden Globe.

Tolleranza e compassione in un film dai risvolti drammatici ma dalla trama cruda e a volte eccesiva. Diciamo che è un film dalla lacrima facile. Nonostante gli eccessi il film funziona e raggiunge gli obiettivi che si prefissa il regista Duncan Tucker.

Ma non è una storia strappalacrime che vuole speculare sulla condizione drammatica delle transessuali, perché alla fine del film, lei è come se fosse una di noi. Insomma un dramma esistenziale volto all’eliminazione dei pregiudizi biechi di coloro che non sanno, di coloro che vivono di valutazioni negative a prescindere dalla situazione.
fonte cinemio.it

sabato 29 maggio 2010

LGBT, CARCERI TRANS, SOSPESO SCIOPERO FAME GARANTE DETENUTI FIRENZE, FRANCO CORLEONE SILENZIO MINISTRO CONFERMA GIUDIZIO NEGATIVO


ANSA FIRENZE, 28 MAG - Franco Corleone, Garante dei diritti dei detenuti del Comune di Firenze, ha sospeso lo sciopero della fame in corso da sei giorni spiegando che l'obiettivo della protesta per la mancata apertura di un penitenziario per soli trans è stato raggiunto. "L'obiettivo della mia iniziativa, di far conoscere lo scandalo di un istituto chiuso da un anno e mezzo e di svelare il divieto da parte del ministro Alfano, di destinare il carcere di Empoli a luogo di detenzione sperimentale per transgender, è stato raggiunto", ha dichiarato in una nota Corleone. "Anche il silenzio assordante del ministro Alfano e dell' amministrazione penitenziaria che si sono rifiutati fino ad oggi di dare qualunque spiegazione per una decisione offensiva - ha detto - ha confermato il mio giudizio totalmente negativo sulle politiche di gestione del carcere. La mancanza di un disegno riformatore trova la sua conferma in questa vicenda paradossale". "Il mio appello - ha proseguito - si rivolge ora ai parlamentari toscani perché rivolgano un'interrogazione al ministro per chiedere le ragioni di una decisione senza senso". "Chiedo anche alla Regione Toscana di pretendere l'apertura immediata del carcere di Empoli, anche con una destinazione diversa". Corleone ha anche criticato la provveditrice Maria Pia Giuffrida che "ieri alla festa della polizia penitenziaria non ha detto una parola su questa vicenda"
fonte(ANSA).

venerdì 28 maggio 2010

LGBT, LE TRANS, I TRANS: IDENTIKIT DI CHI CAMBIA SESSO


Chi sono le persone trans che si sottopongono all'operazione per cambiare sesso? Studiano, lavorano, sono precarie, che età anno? «Persone come tante». Il primo screening su un numero considerevole di trans è stato fornito dal Dottor Luca Chianura del Saifip dell'ospedale San Camillo di Roma nel corso del convegno «Il non detto» organizzato dalla Cgil Nuovi diritti e dall'Associazione Libellula Roma (www.libellula2001.it). Dall'indagine è emerso che «le persone trans sono come tante di noi», essendo i dati in molti punti sovrapponibili a quelli forniti dall'Istat per una buona parte di italiani. A colpire è l'età in cui si inizia a sentire il disagio: i disturbi possono manifestarsi intorno ai tre anni e sicuramente vengono percepiti fra i tre e gli otto anni. Così tre persone trans su quattro percepiscono disagio prima ancora che finisca l'adolescenza. Per questo al San Camillo da quest'anno è in funzione un servizio dedicato ai minorenni, destinato sia ai figli delle persone trans generati prima dell'iter di adeguamento sia ai bambini e agli adolescenti con problematiche relative alla identità di genere. DISTURBI PER 475 SU 900 Lo screening sugli adulti ha preso in considerazione 475 persone con diagnosi di disturbo dell'identità di genere (su 900 utenti) che si sono rivolte al centro dal 1992 al 2008. Di loro 309 sono mtf, una sigla inglese che sta per «male to female», maschio verso femmina. Si tratta di coloro che occorre chiamare «le trans», cioè maschi che si sentono donne e che, iniziato il percorso, prendono via via un aspetto femminile. Il resto è composto da 166 ftm (female to male) cioè femmine che sentono di essere maschi e che vanno chiamati «i trans». L'età media è di 29 anni, la persona più giovane ha 18 anni (sono esclusi dall'indagine i minorenni) e la più grande 61. Nove su dieci sono celibi o nubili (91,5 per cento), mentre il 2,9 per cento è composto da persone sposate e il 2,9 da separate o divorziate. Il resto convive. L'istruzione vede il 34 per cento delle trans (mtf) raggiungere la maturità, superate dai trans (ftm) che sono il 42 per cento, laddove 9 su 100 prendono la laurea. Dove abitano? Più di uno su due vive con la famiglia di origine, a conferma del fatto che sono meno frequenti di prima i casi in cui a una manifesta transessualità corrisponda il rifiuto netto da parte della famiglia e l'allontanamento da casa. Il lavoro vede circa sei persone trans su dieci con un'occupazione. L'impegno per migliorare la situazione lavorativa è stato documentato dalla Cgil: «Alcuni problemi possono sorgere nel caso dei bagni, degli spogliatoi, degli indirizzi email aziendali, del cartellino con il nome da esibire. Casi che sono stati affrontati insieme all'azienda, facendo formazione e informazione, eliminando tutto quello che l'ignoranza attribuisce alle persone trans», hanno dichiarato Gigliola Toniollo e Salvatore Marra. C'è anche una quota di persone trans (non tutte!) che si prostituisce, il «65 per cento di loro – ha denunciato Leila Daianis, presidente di Libellula -è vittima del racket e subisce violenza e minacce». Va ribadito: la prostituzione non ha un genere di elezione, si prostituiscono maschi, femmine e trans. Al contrario di quanto si crede, molte persone trans non hanno una vita sessuale. «Transessualismo uguale promiscuità? A noi non risulta – ha concluso Chianura -, c'è un forte disagio rispetto al proprio corpo, da noi arrivano persone che anche a 30 anni non hanno avuto rapporti sessuali o sentimentali»
fonte Delia Vaccarello, L'Unità

venerdì 30 aprile 2010

Transessuali, Le truppe d'assalto del transumanismo

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Penso sia stato James Hughes a descrivere i transessuali come le "truppe d'assalto del transumanismo", su una lista di discussione, qualche anno fa. E non mi sembra un caso che sia stato l'intellettuale di punta del transumanismo di sinistra a dirlo, dato che sembra che i transessuali siano in qualche modo "di sinistra", mentre altri gruppi altrettanto interessati alla liberta' morfologica*, quali i culturisti per esempio, sembrano essere in qualche modo "di destra". Personalmente ritengo entrambi i gruppi degni del titolo onorifico di nostre "truppe d'assalto" e la trasversalita' politica implicita nell'adottarli entrambi mi sembra perfettamente calzante a concetti politicamente trasversali quali quelli di liberta' morfologica e potenziamento umano. Senza per questo, sia ben chiaro, volerli "bollare" di transumanismo contro la loro volonta', e senza sostenere che fra loro si trovino piu' transumanisti che in altri gruppi di persone accomunate da altri interessi. Anzi, nonostante eccezioni eccellenti quali Martine Rothblatt (imprenditrice, transumanista, fondatrice del Terasem Movement e transessuale), entrambi i gruppi mi sembrano decisamente "transumanisti per caso". Entrambi spingono i limiti di quanto e' possibile e sono early adopters di nuove tecnologie medico-farmacologiche e, di conseguenza, cavie di laboratorio per le stesse, ma entrambi sono spinti da motivazioni specifiche, molto piu' ristrette di quelle transumaniste. Ritengo che l'elemento differenziante, fra transumanisti e transumanisti per caso, possa essere l'obiettivo della longevita', che non credo sia centrale per transessuali e body-builders. Per quanto mi sembri plausibile descrivere queste prime, rudimentali, tecnologie di modificazione morfologica come avvisaglie della singolarita', non credo che cercare di coinvolgere questi ed altri gruppi nel movimento transumanista sia una strategia praticabile, causa semplice mancanza di interesse (da parte loro). D'altra parte, e' interessante notare l'esistenza di una domanda di mercato per queste tecnologie, e come nuove e impreviste applicazioni siano realizzate da gruppi ed individui motivati da interessi di nicchia. Un altro aspetto interessante e' come il grande pubblico reagisce alla presenza di questi gruppi. In uno scenario postumano, ovviamente, non solo il corpo, ma anche la mente e quindi l'orientamento sessuale, sarebbero nient'altro che questioni di gusti personali. E, in una situazione di diffusa liberta' morfologica, e' probabile che emergano comportamenti sessuali tali da far impallidire il banale cambio di sesso di oggi. Mi chiedo come faranno ad adattarsi al mondo del 2050 coloro che oggi si dimostrano intolleranti verso gruppi quali i transessuali...

*Morphological freedom: Wikipedia; Anders Sandberg: Morphological Freedom - Why We not just Want it, but Need it.
Vedi anche: Liberta' morfologica: de gustibus non est disputandum, su piercing, body-modification e dintorni
Image: Afiche Transexualidad / Movilh 2009, by Open Mind Fest 2009
fonte estropico