Protagonista del film Eddie Redmayne, già in profumo di secondo Oscar dopo "La teoria del tutto"
È uno dei film più attesi della Mostra del Cinema di Venezia 2015 e il suo protagonista è già in odore di (un altro) Oscar. Stiamo parlando di The Danish Girl, pellicola diretta da Tom Hooper (anch'egli premio Oscar per Il discorso del re e regista de Les Misérables) che ha come protagonista Eddie Redmayne in una parte che non mancherà di commuovere - e anche di fare discutere.
Il giovane attore che lo scorso anno si è portato a casa la statuetta più ambita di Hollywood per aver interpretato la parte dello scienziato Stephen Hawking nel film La teoria del tutto, ora si cimenta in un altro ruolo-limite come quello di Lili Elbe, alias Einar Wegener, uomo che tra gli anni 20 e 30 del secolo scorso decise di vivere come una donna: prima indossando abiti femminili e truccandosi e poi sottoponendosi a interventi chirurgici per cambiare definitivamente genere: una figura che viene presentata come la prima transessuale della storia.
Einar, infatti, visse la sua vita da donna con il nome di Lili, facendo la pittrice e restando sposata alla moglie Gerda (che nel film ha il volto dell'attrice Alicia Vikander), che per proteggere il marito lo presentava come sua sorella.
Una storia vera che è stata oggetto del romanzo The Danish Girl di David Ebershoff (pubblicato in Italia da Guanda nel 2001 con il titolo La danese) da cui il regista ha tratto il film.
La pellicola arriverà nei cinema a febbraio 2016 e sarà presentata in anteprima mondiale tra pochi giorni a Venezia: in attesa di conoscere la reazione di pubblico e critica, è tutto da vedere il primo trailer italiano.
THE DANISH GIRL di Tom Hooper - Al link Trailer italiano ufficiale:
https://www.youtube.com/watch?v=UpcjiDPrumE
fonte: Federica Palladini http://www.elle.it/Showbiz/the-danish-girl-trailer
Questo Blog è un aggregatore di notizie, nasce nel 2010, per info e news dall'Italia e dal mondo, per la Danza, Teatro, Cinema, Fashion, Tecnologia, Musica, Fotografia, Libri, Eventi d'Arte, Sport, Diritti civili e molto altro. Ogni articolo riporterà SEMPRE la fonte delle news nel rispetto degli autori e del copyright. Le rubriche "Ritratto d'artista" e "Recensioni" sono scritte e curate da ©Lisa Del Greco Sorrentino, professional dancer e autrice di questo blog
mercoledì 2 settembre 2015
Il brand fiorentino Damai punta sui gioielli. Una nuova linea preziosa firmata dall'artista Sara Bencini
Si amplia la gamma di prodotti Damai in linea con i valori aziendali di innovazione e territorialità. Un rapporto stretto con la città di Firenze testimoniato dalla nuova serie di gioielli realizzati in esclusiva e a mano dall'artista fiorentina Sara Bencini (a sinistra fotografata da Francesco Ormando).
“Si tratta di gioielli che sposano la filosofia del nostro brand - ha dichiarato Mauro Fabbri fondatore dell'azienda - prima di tutto per l'alta qualità e la lavorazione a mano che rendono ogni articolo un pezzo unico. Una linea dal design suggestivo che ricorda gli ornamenti delle dame rinascimentali e che i clienti possono presto riconoscere come elementi in continuità rispetto alle borse Damai.”
“Artigiana di lusso” come amano definirla le riviste di moda e di arte, fiorentina di origine, con una famiglia di pittori e storici d'arte alle spalle, Sara Bencini ha lavorato a lungo a Parigi dove ha unito la passione per l'oreficeria e le pietre preziose al mondo del teatro. Divenuta riproduttrice di gioielli di scena, ha ottenuto importanti riconoscimenti e pubblicazioni.
Un nuovo segmento di prodotti si inserisce dunque e completa l'offerta di Damai nel settore accessori: l'azienda ha infatti lanciato alcuni mesi fa, tramite il proprio sito www.damaitaliana.it e in un selezionato numero di showroom, le tre linee di borse che si contraddistinguono per elementi di innovazione e di rottura.
I nuovi gioielli Damai, firmati Sara Bencini, sono acquistabili in esclusiva sul sito www.damaitaliana.it, ed è solo una delle novità: presto saranno presentati nuovi di accessori, introdotti altri colori per la Eva Bag e nuove forme per la Essenza.
fonte: http://www.firenzemadeintuscany.com/it/fashion/article/il-brand-fiorentino-damai-punta-sui-gioielli/
“Si tratta di gioielli che sposano la filosofia del nostro brand - ha dichiarato Mauro Fabbri fondatore dell'azienda - prima di tutto per l'alta qualità e la lavorazione a mano che rendono ogni articolo un pezzo unico. Una linea dal design suggestivo che ricorda gli ornamenti delle dame rinascimentali e che i clienti possono presto riconoscere come elementi in continuità rispetto alle borse Damai.”
“Artigiana di lusso” come amano definirla le riviste di moda e di arte, fiorentina di origine, con una famiglia di pittori e storici d'arte alle spalle, Sara Bencini ha lavorato a lungo a Parigi dove ha unito la passione per l'oreficeria e le pietre preziose al mondo del teatro. Divenuta riproduttrice di gioielli di scena, ha ottenuto importanti riconoscimenti e pubblicazioni.
Un nuovo segmento di prodotti si inserisce dunque e completa l'offerta di Damai nel settore accessori: l'azienda ha infatti lanciato alcuni mesi fa, tramite il proprio sito www.damaitaliana.it e in un selezionato numero di showroom, le tre linee di borse che si contraddistinguono per elementi di innovazione e di rottura.
I nuovi gioielli Damai, firmati Sara Bencini, sono acquistabili in esclusiva sul sito www.damaitaliana.it, ed è solo una delle novità: presto saranno presentati nuovi di accessori, introdotti altri colori per la Eva Bag e nuove forme per la Essenza.
fonte: http://www.firenzemadeintuscany.com/it/fashion/article/il-brand-fiorentino-damai-punta-sui-gioielli/
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lunedì 31 agosto 2015
Lgbt: H&M_un milione di euro a chi scopre come riciclare gli abiti
H&M dice addio alla filosofia del "take, make, waste": prendere, fare, sprecare. Con la sua fondazione lancia The Global Change Award, premio per chiudere il cerchio della moda e trovare il modo di riciclare i tessuti usati.
CI VUOLE una buona idea per riciclare i vestiti e il gioco è fatto: le cinque migliori selezionate accederanno per un anno a un acceleratore di impresa in collaborazione con Accenture e KTH Reale Institute of Technology: https://www.kth.se/en di Stoccolma con accesso esclusivo all'industria della moda per essere messe alla prova. In palio c'è un milione di euro, stanziato da H&M attraverso la sua Conscious Foundation:http://about.hm.com/en/About/sustainability/hm-conscious/conscious-foundation.html
è The Global Change Award: https://www.globalchangeaward.com/articles/
C'è tempo fino al 31 ottobre 2015 per partecipare a questo concorso internazionale. Metà dei soldi verrà attribuita secondo il giudizio di una giuria di otto esperti, tra cui Franca Sozzani, direttore di Vogue Italia, e la modella Amber Valletta. L'altra, secondo il voto online del pubblico, dal 1 al 7 febbraio 2016. Una cerimonia a Stoccolma proclamerà i vincitori il 10 febbraio 2016.
L'aziende svedese non è nuova a idee di questo tipo: per limitare lo spreco di rifiuti tessili che si producono ogni anno (il 95% di questi non viene riutilizzato) ha introdotto un'iniziativa che guarda all'ambiente e anche al portafoglio dei clienti del "lowcost": portando in negozio i propri capi usati si ottiene uno sconto di cinque euro su una spesa minima di 40 euro. Una delle maggiori sfide per l'industria della moda, infatti, sta nei milioni di tonnellate di rifiuti tessili che finiscono in discarica. "La domanda per la moda non è più 'qual è il nuovo nero?', ma piuttosto 'quali sono le idee innovative in grado di chiudere il ciclo?', spiega Rebecca Earley, docente all'Università delle Arti di Londrae e membro della giuria del premio. "The Change Global Award è alla ricerca di idee che proteggeranno le risorse naturali della terra, e io sono felice di esserne parte".
La Fondazione Conscious di H&M è una fondazione finanziata dalla famiglia Persson, proprietaria della società moda svedese H&M. La sua mission è quella di di creare moda a prezzi accessibili per una popolazione in crescita, riducendo però l'impatto sull'ambiente. "Sono impaziente di vedere come l'industria della moda nel suo complesso abbraccerà la sfida", dice Karl-Johan Persson, membro del consiglio della Fondazione e amministratore delegato di H&M.
fonte: http://m.repubblica.it/mobile/r/sezioni/ambiente/2015/08/27/news/riciclare_gli_abiti_diventa_realta_-121715115/?ref=fbpd
CI VUOLE una buona idea per riciclare i vestiti e il gioco è fatto: le cinque migliori selezionate accederanno per un anno a un acceleratore di impresa in collaborazione con Accenture e KTH Reale Institute of Technology: https://www.kth.se/en di Stoccolma con accesso esclusivo all'industria della moda per essere messe alla prova. In palio c'è un milione di euro, stanziato da H&M attraverso la sua Conscious Foundation:http://about.hm.com/en/About/sustainability/hm-conscious/conscious-foundation.html
è The Global Change Award: https://www.globalchangeaward.com/articles/
C'è tempo fino al 31 ottobre 2015 per partecipare a questo concorso internazionale. Metà dei soldi verrà attribuita secondo il giudizio di una giuria di otto esperti, tra cui Franca Sozzani, direttore di Vogue Italia, e la modella Amber Valletta. L'altra, secondo il voto online del pubblico, dal 1 al 7 febbraio 2016. Una cerimonia a Stoccolma proclamerà i vincitori il 10 febbraio 2016.
L'aziende svedese non è nuova a idee di questo tipo: per limitare lo spreco di rifiuti tessili che si producono ogni anno (il 95% di questi non viene riutilizzato) ha introdotto un'iniziativa che guarda all'ambiente e anche al portafoglio dei clienti del "lowcost": portando in negozio i propri capi usati si ottiene uno sconto di cinque euro su una spesa minima di 40 euro. Una delle maggiori sfide per l'industria della moda, infatti, sta nei milioni di tonnellate di rifiuti tessili che finiscono in discarica. "La domanda per la moda non è più 'qual è il nuovo nero?', ma piuttosto 'quali sono le idee innovative in grado di chiudere il ciclo?', spiega Rebecca Earley, docente all'Università delle Arti di Londrae e membro della giuria del premio. "The Change Global Award è alla ricerca di idee che proteggeranno le risorse naturali della terra, e io sono felice di esserne parte".
La Fondazione Conscious di H&M è una fondazione finanziata dalla famiglia Persson, proprietaria della società moda svedese H&M. La sua mission è quella di di creare moda a prezzi accessibili per una popolazione in crescita, riducendo però l'impatto sull'ambiente. "Sono impaziente di vedere come l'industria della moda nel suo complesso abbraccerà la sfida", dice Karl-Johan Persson, membro del consiglio della Fondazione e amministratore delegato di H&M.
fonte: http://m.repubblica.it/mobile/r/sezioni/ambiente/2015/08/27/news/riciclare_gli_abiti_diventa_realta_-121715115/?ref=fbpd
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Lgbt: L’appello di Elena Sofia, trans che rischia di morire
Raccogliamo l’appello di questa donna trans in pericolo di vita. Aiutiamola a diffonderlo.
Questa è la storia di Elena Sofia Trimarchi, donna trans anche per lo stato dal 2000 quando si sottopose all’intervento di riassegnazione del genere. Qualche anno dopo, però, le cose per Elena non sono andate bene dal punto di vista fisico. Una riduzione della profondità della vagina subentrata con gli anni e, poi, un grave problema di deviazione dell’intestino l’hanno costretta a ricorrere a nuovi interventi, che però non hanno risolto la situazione anzi l’hanno peggiorata. Elena racconta di essere rimasta da sola per una settimana in una stanza fatiscente dell’ospedale, senza che nessuno si prendesse cura di lei né che un medico la visitasse. Uscita dall’ospedale, Elena denuncia il medico e l’ospedale e si rivolge ad altri specialisti che, però, si rifiutano di curarla. Fino a quando denuncia tutto su Facebook. Elena viene sottoposta ad un nuovo intervento, in vista di altri che avrebbe già dovuto subire. Da un anno però, la donna non riceve cure e non ha più saputo niente. “Ho l’impressione che non mi vogliano curare”, dice nella testimonianza raccolta da Saverio Tommasi per FanPage. E lancia un appello al presidente della Regione Toscana Enrico Rossi e all’assessore alla Sanità perché si facciano carico della sua situazione. Un appello che raccogliamo e diffondiamo. E invitiamo tutti a fare altrettanto.
fonte: http://www.gay.it/video/elena-sofia-trans-rischia-di-morire-appello
QUI IL LINK DELLA VIDEO INTERVISTA DI SAVERIO TOMMASI AD ELENA
http://youmedia.fanpage.it/video/aa/Vdz9lOSwc0yAHP_I
Questa è la storia di Elena Sofia Trimarchi, donna trans anche per lo stato dal 2000 quando si sottopose all’intervento di riassegnazione del genere. Qualche anno dopo, però, le cose per Elena non sono andate bene dal punto di vista fisico. Una riduzione della profondità della vagina subentrata con gli anni e, poi, un grave problema di deviazione dell’intestino l’hanno costretta a ricorrere a nuovi interventi, che però non hanno risolto la situazione anzi l’hanno peggiorata. Elena racconta di essere rimasta da sola per una settimana in una stanza fatiscente dell’ospedale, senza che nessuno si prendesse cura di lei né che un medico la visitasse. Uscita dall’ospedale, Elena denuncia il medico e l’ospedale e si rivolge ad altri specialisti che, però, si rifiutano di curarla. Fino a quando denuncia tutto su Facebook. Elena viene sottoposta ad un nuovo intervento, in vista di altri che avrebbe già dovuto subire. Da un anno però, la donna non riceve cure e non ha più saputo niente. “Ho l’impressione che non mi vogliano curare”, dice nella testimonianza raccolta da Saverio Tommasi per FanPage. E lancia un appello al presidente della Regione Toscana Enrico Rossi e all’assessore alla Sanità perché si facciano carico della sua situazione. Un appello che raccogliamo e diffondiamo. E invitiamo tutti a fare altrettanto.
fonte: http://www.gay.it/video/elena-sofia-trans-rischia-di-morire-appello
QUI IL LINK DELLA VIDEO INTERVISTA DI SAVERIO TOMMASI AD ELENA
http://youmedia.fanpage.it/video/aa/Vdz9lOSwc0yAHP_I
I film LGBT del prossimo autunno
L’autunno porterà al cinema una bella scelta di film a tematica LGBT. Andiamo con ordine: il 1° ottobre arriva finalmente uno dei film italiani più attesi: Io e lei di Maria Sole Tognazzi. Con un omaggio a Il vizietto del padre Ugo, la regista racconta una storia d’amore fatta di quotidianità e normalità. A impersonare le protagoniste due bellissime attrici del nostro cinema: Sabrina Ferilli e Margherita Buy. Come racconta alla rivista Ciak, la Tognazzi vuole colmare un vuoto importante nel cinema italiano, dove i pochi ruoli di ragazze omosessuali sono di solito giovani e marginali rispetto alla storia centrale del film. E dichiara anche che non si tratta solo di un impegno cinematografico, ma anche politico, nella speranza che si facciano dei passi in avanti nel nostro paese per quanto riguarda i diritti.
Sempre a ottobre, da Hollywood arriva un film sui diritti delle persone LGBT: Freeheld. Tratto dall’omonimo documentario del 2007 di Cynthia Wade, Freeheld racconta la vera battaglia per i diritti combattuta dalla coppia lesbica formata da Laurel Hester e Stacie Andree. Protagoniste saranno Julianne Moore, che abbiamo già apprezzato nel ruolo di lesbica in I ragazzi stanno bene (2010), ed Ellen Page (famosa per il film Juno del 2007), che tra l’altro ha dichiarato pubblicamente la propria omosessualità nel 2014.
Per Carol, la cui uscita era prevista nel 2015, dovremo aspettare gennaio 2016. Tratto dal cult The Price of salt (noto anche col titolo Carol), il film racconta l’appassionante storia d’amore tra una donna matura, interpretata da Cate Blanchett, e una giovane commessa, la bella Rooney Mara. Quest’ultima ha vinto il premio per la migliore interpretazione femminile (ex aequo con Emmanuelle Bercot di Mon Roi) allo scorso festival di Cannes, dove il film era in concorso.
Se invece decidete di rimanere a casa, potrete godervi dal vostro divano i tredici episodi di Grace and Frankie, la serie tv sulla singolare amicizia tra due donne (Jane Fonda e Lily Tomlin_in foto) che scoprono che i rispettivi mariti sono gay e si amano. La prima stagione sarà in onda su Netflix da ottobre
fonte: di Elisa Grimaldi http://www.pianetagay.com/i-film-lgbt-del-prossimo-autunno/
Sempre a ottobre, da Hollywood arriva un film sui diritti delle persone LGBT: Freeheld. Tratto dall’omonimo documentario del 2007 di Cynthia Wade, Freeheld racconta la vera battaglia per i diritti combattuta dalla coppia lesbica formata da Laurel Hester e Stacie Andree. Protagoniste saranno Julianne Moore, che abbiamo già apprezzato nel ruolo di lesbica in I ragazzi stanno bene (2010), ed Ellen Page (famosa per il film Juno del 2007), che tra l’altro ha dichiarato pubblicamente la propria omosessualità nel 2014.
Per Carol, la cui uscita era prevista nel 2015, dovremo aspettare gennaio 2016. Tratto dal cult The Price of salt (noto anche col titolo Carol), il film racconta l’appassionante storia d’amore tra una donna matura, interpretata da Cate Blanchett, e una giovane commessa, la bella Rooney Mara. Quest’ultima ha vinto il premio per la migliore interpretazione femminile (ex aequo con Emmanuelle Bercot di Mon Roi) allo scorso festival di Cannes, dove il film era in concorso.
Se invece decidete di rimanere a casa, potrete godervi dal vostro divano i tredici episodi di Grace and Frankie, la serie tv sulla singolare amicizia tra due donne (Jane Fonda e Lily Tomlin_in foto) che scoprono che i rispettivi mariti sono gay e si amano. La prima stagione sarà in onda su Netflix da ottobre
fonte: di Elisa Grimaldi http://www.pianetagay.com/i-film-lgbt-del-prossimo-autunno/
Lgbt: Estetica a sesso unico_dalla moda alla cultura la tendenza è genderless
Lui come lei, lei come lui: un segno dei tempi o un sogno che si realizza nella fusione di una sola irripetibile cultura?
Che gli steccati estetiti tra maschio e femmina stiano progressivamente sfumando, diciamolo: mica è una novità. Non staremo qui a esibirci in noiosi saggetti di storia della moda per rimembrare trascorse vanità maschili che hanno oltrepassato la decenza del termine “leziosità”, parola comunque dotata di assai elastici significati. Dal mito degli ermafroditi di cui parla Platone nel Simposio alle mise sfarzose di Luigi XVI, per approdare alla mistica del dandy à la Oscar Wilde e/o Charles Baudelaire fino ad arrivare alla “rivoluzione dei pavoni” (la “Peacock Revolution” londinese dei 60), al glam rock dei 70, alla cura maniacale del corpo degli 80, al makeup da uomo nei 90, alla banalità del “normcore” con felpe, tute, sneakers, cappellini e zaini indossati trasversalmente (e trasversalmente poco donanti) negli anni 00, abbiamo capito che le porte del guardaroba - anche nella coppia più etero del mondo - sono girevoli come quelle di un hotel e permettono di girovagare tra il suo (di lui) e il suo (di lei).
AGENDER SPECIALE
«I sessi sono diversi; eppure si confondono. Non c’è essere umano che oscilli così da un sesso all’altro, e spesso non sono che gli abiti a serbare l’apparenza virile o femminile, mentre il sesso profondo è l’opposto di quello superficiale».
(Virginia Woolf, Orlando)
Domanda: perché proprio oggi #genderless o #agender è l’hashtag che più ingolosisce i fashionisti con indosso bluse da segretaria stile Mad Men e le fashioniste con in- dosso giubbotti da motociclista e jeans stracciati? Che cosa succede? Si è diffuso un Alzheimer estetico oppu- re adesso è il momento storico ideale per imporre un modo di essere che vada al di là sia di una presunta “vi- rilità”, sia quello di una presunta “femminilità”?
Insom- ma: se Cara Delevingne solca il red carpet in completo da uomo e la coppia Brangelina - Brad Pitt e Angelina Jolie - si fanno paparazzare ai BAFTA Awards con uno smoking identico, il department store londinese Selfridge’s inaugura un intero piano di abbigliamento denominato #Agen- der, sulle passerelle ci sono modelli che stanno ridefinendo un concetto di bellezza disconnesso dagli organi intimi (come l’au- stralian* Andrej Pejic, che sfila indifferemente per le sfilate uomo e donna, mentre la lesbo-top Rain Dove definisce il suo lavoro «una forma di attivismo»), significa che questa non è una tenden- za passeggera.
Ma una maniera di stare al mondo e di apparire agli altri che oggi sta profondamente cambiando la società. E, insieme alla società, naturalmente dà un nuovo volto all’economia: ecco la prima, plausibile risposta.
Lo stile asessuale vuole vendere a una generazione di giovani clienti che, dalla Cina alla Cecenia (e pros- simamente, l’Iran?) cercano un abbigliamento che si distacchi dall’abito borghese giacca-e-cravatta o dalla consueta, sia pur sontuosa, crinolina da sera.
Lo stesso thecorner.com, luxury boutique online, da qualche tempo, con lo slogan No Attitude, No Entry, ha creato un’area di vendita denominata, guarda caso, “No Gender”.
NEUTRO, NON NEUTRALE
«Le persone di tutte le età, in tutti i mercati del mondo, stanno definendo la loro identità con una libertà prima sconosciuta. Il risultato è che i consumi non potranno più essere definiti da segmenti demografici come età, genere, residenza, stipendio, status familiare»
(Dal sito Trendwatching.com)
Sicuramente gli alfieri di questo movimento sono due: Alessandro Michele per Gucci, autore di un impressionante “revam- ping” della griffe fiorentina ed Hedi Slimane, che disegna Saint Laurent (senza dimenticare i pionieri Rad Hourani e Stephanie Hahn e il guru makeup artist Aaron de Mey). Per il primo, però, paradossalmente il concetto di “genderless” rimane sullo sfondo. «Promuovo il bello», dichiara. «La bellezza è una e prescinde dai generi. Qualcuno si è sentito quasi provocato, non era mia intenzione.
Il mondo è così, è la lettura estetica di qualcosa che vedo per strada. L’idea che alcune donne vogliano sentirsi libere di indos- sare gli abiti del fidanzato non è una rivoluzione. Come trovo belli degli uomini con qualcosa del guardaroba femminile».
La sua moda usa l’androginia per sottolineare il desiderio di artigianalità e tenerezza.
Hedi Slimane, invece, riconduce il suo stile al concetto di tribù unita dall’amore per certe (sub)culture musicali e/o artistiche che comprendono e superano i ruoli, e restituisce sensibilità a qualcosa che poco ha a che fare con la seduzione fisica. Che questo mandi nel dimenticatoio il concetto di “trasgressione”, beh: sappiate che, in questa fase storica, fare sesso è quanto meno di moda possa esserci.
fonte: articolo di Antonio Mancinelli per http://www.marieclaire.it/Moda/tendenze/genderless-tendenza-moda-inverno-2015#4
Che gli steccati estetiti tra maschio e femmina stiano progressivamente sfumando, diciamolo: mica è una novità. Non staremo qui a esibirci in noiosi saggetti di storia della moda per rimembrare trascorse vanità maschili che hanno oltrepassato la decenza del termine “leziosità”, parola comunque dotata di assai elastici significati. Dal mito degli ermafroditi di cui parla Platone nel Simposio alle mise sfarzose di Luigi XVI, per approdare alla mistica del dandy à la Oscar Wilde e/o Charles Baudelaire fino ad arrivare alla “rivoluzione dei pavoni” (la “Peacock Revolution” londinese dei 60), al glam rock dei 70, alla cura maniacale del corpo degli 80, al makeup da uomo nei 90, alla banalità del “normcore” con felpe, tute, sneakers, cappellini e zaini indossati trasversalmente (e trasversalmente poco donanti) negli anni 00, abbiamo capito che le porte del guardaroba - anche nella coppia più etero del mondo - sono girevoli come quelle di un hotel e permettono di girovagare tra il suo (di lui) e il suo (di lei).
AGENDER SPECIALE
«I sessi sono diversi; eppure si confondono. Non c’è essere umano che oscilli così da un sesso all’altro, e spesso non sono che gli abiti a serbare l’apparenza virile o femminile, mentre il sesso profondo è l’opposto di quello superficiale».
(Virginia Woolf, Orlando)
Domanda: perché proprio oggi #genderless o #agender è l’hashtag che più ingolosisce i fashionisti con indosso bluse da segretaria stile Mad Men e le fashioniste con in- dosso giubbotti da motociclista e jeans stracciati? Che cosa succede? Si è diffuso un Alzheimer estetico oppu- re adesso è il momento storico ideale per imporre un modo di essere che vada al di là sia di una presunta “vi- rilità”, sia quello di una presunta “femminilità”?
Insom- ma: se Cara Delevingne solca il red carpet in completo da uomo e la coppia Brangelina - Brad Pitt e Angelina Jolie - si fanno paparazzare ai BAFTA Awards con uno smoking identico, il department store londinese Selfridge’s inaugura un intero piano di abbigliamento denominato #Agen- der, sulle passerelle ci sono modelli che stanno ridefinendo un concetto di bellezza disconnesso dagli organi intimi (come l’au- stralian* Andrej Pejic, che sfila indifferemente per le sfilate uomo e donna, mentre la lesbo-top Rain Dove definisce il suo lavoro «una forma di attivismo»), significa che questa non è una tenden- za passeggera.
Ma una maniera di stare al mondo e di apparire agli altri che oggi sta profondamente cambiando la società. E, insieme alla società, naturalmente dà un nuovo volto all’economia: ecco la prima, plausibile risposta.
Lo stile asessuale vuole vendere a una generazione di giovani clienti che, dalla Cina alla Cecenia (e pros- simamente, l’Iran?) cercano un abbigliamento che si distacchi dall’abito borghese giacca-e-cravatta o dalla consueta, sia pur sontuosa, crinolina da sera.
Lo stesso thecorner.com, luxury boutique online, da qualche tempo, con lo slogan No Attitude, No Entry, ha creato un’area di vendita denominata, guarda caso, “No Gender”.
NEUTRO, NON NEUTRALE
«Le persone di tutte le età, in tutti i mercati del mondo, stanno definendo la loro identità con una libertà prima sconosciuta. Il risultato è che i consumi non potranno più essere definiti da segmenti demografici come età, genere, residenza, stipendio, status familiare»
(Dal sito Trendwatching.com)
Sicuramente gli alfieri di questo movimento sono due: Alessandro Michele per Gucci, autore di un impressionante “revam- ping” della griffe fiorentina ed Hedi Slimane, che disegna Saint Laurent (senza dimenticare i pionieri Rad Hourani e Stephanie Hahn e il guru makeup artist Aaron de Mey). Per il primo, però, paradossalmente il concetto di “genderless” rimane sullo sfondo. «Promuovo il bello», dichiara. «La bellezza è una e prescinde dai generi. Qualcuno si è sentito quasi provocato, non era mia intenzione.
Il mondo è così, è la lettura estetica di qualcosa che vedo per strada. L’idea che alcune donne vogliano sentirsi libere di indos- sare gli abiti del fidanzato non è una rivoluzione. Come trovo belli degli uomini con qualcosa del guardaroba femminile».
La sua moda usa l’androginia per sottolineare il desiderio di artigianalità e tenerezza.
Hedi Slimane, invece, riconduce il suo stile al concetto di tribù unita dall’amore per certe (sub)culture musicali e/o artistiche che comprendono e superano i ruoli, e restituisce sensibilità a qualcosa che poco ha a che fare con la seduzione fisica. Che questo mandi nel dimenticatoio il concetto di “trasgressione”, beh: sappiate che, in questa fase storica, fare sesso è quanto meno di moda possa esserci.
fonte: articolo di Antonio Mancinelli per http://www.marieclaire.it/Moda/tendenze/genderless-tendenza-moda-inverno-2015#4
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giovedì 27 agosto 2015
Lgbt: Vogue Fashion's Night Out a Firenze il 17 settembre 2015
Dopo il grande successo delle prime due edizioni, il Comune di Firenze e Vogue Italia annunciano la terza edizione fiorentina della Vogue Fashion’s Night Out prevista il prossimo 17 settembre: nata nel 2009, la manifestazione di respiro internazionale dedicata allo shopping e alla moda accenderà nuovamente i riflettori nella culla del Rinascimento con l'obiettivo di festeggiare la moda e dare impulso all'economia del settore.
VFNO rinnova il suo appuntamento anche a Milano il 22 settembre.
Vogue Fashion’s Night Out avvicina il mondo della moda, spesso percepito come lontano ed esclusivo, al grande pubblico, agli interessati o ai semplici curiosi, e si conferma un’occasione unica per conoscere il mondo del fashion vivendo le emozioni dello shopping in un’atmosfera festosa.
Ogni anno la Vogue Fashion’s Night Out coinvolge un numero sempre crescente di Paesi e la partecipazione entusiasta di migliaia di persone, oltre 300 mila solo in Italia nelle due città che hanno ospitato l’edizione 2014, Milano e Roma.
Grazie anche alla collaborazione di ConfCommercio di Firenze, scenari della manifestazione saranno le vie del centro, da Piazza della Signoria a Piazza Duomo, da Ponte Vecchio a Via del Corso, da Piazza della Repubblica a Via della Condotta, da Via Brunelleschi a Via delle Terme, da Via dei Medici a via Tosinghi, che saranno animate da party esclusivi e momenti musicali.
I negozi resteranno aperti fino alle ore 23 creando allestimenti ad hoc, dando a tutti la possibilità di incontrare alcuni dei più importanti stilisti.
Vogue Fashion's Night Out, offre infatti anche l’opportunità di partecipare attivamente a progetti charity: dalla prima edizione, i tanti brand che sono intervenuti all’evento hanno realizzato oggetti limited edition firmati VFNO i cui ricavi delle vendite sono stati destinati a numerosi progetti benefici.
Quest’anno i ricavati saranno devoluti a favore della Fondazione dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) per contribuire alla formazione e allo sviluppo della ricerca clinica e sperimentale, e a favore dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze.
fonte: http://www.firenzetoday.it/eventi/
VFNO rinnova il suo appuntamento anche a Milano il 22 settembre.
Vogue Fashion’s Night Out avvicina il mondo della moda, spesso percepito come lontano ed esclusivo, al grande pubblico, agli interessati o ai semplici curiosi, e si conferma un’occasione unica per conoscere il mondo del fashion vivendo le emozioni dello shopping in un’atmosfera festosa.
Ogni anno la Vogue Fashion’s Night Out coinvolge un numero sempre crescente di Paesi e la partecipazione entusiasta di migliaia di persone, oltre 300 mila solo in Italia nelle due città che hanno ospitato l’edizione 2014, Milano e Roma.
Grazie anche alla collaborazione di ConfCommercio di Firenze, scenari della manifestazione saranno le vie del centro, da Piazza della Signoria a Piazza Duomo, da Ponte Vecchio a Via del Corso, da Piazza della Repubblica a Via della Condotta, da Via Brunelleschi a Via delle Terme, da Via dei Medici a via Tosinghi, che saranno animate da party esclusivi e momenti musicali.
I negozi resteranno aperti fino alle ore 23 creando allestimenti ad hoc, dando a tutti la possibilità di incontrare alcuni dei più importanti stilisti.
Vogue Fashion's Night Out, offre infatti anche l’opportunità di partecipare attivamente a progetti charity: dalla prima edizione, i tanti brand che sono intervenuti all’evento hanno realizzato oggetti limited edition firmati VFNO i cui ricavi delle vendite sono stati destinati a numerosi progetti benefici.
Quest’anno i ricavati saranno devoluti a favore della Fondazione dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) per contribuire alla formazione e allo sviluppo della ricerca clinica e sperimentale, e a favore dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze.
fonte: http://www.firenzetoday.it/eventi/
Lgbt: La stampa estera punta il dito: "No pride con Mr Brugnaro in carica"
Le dichiarazioni rilasciate dal sindaco di Venezia mercoledì a La Repubblica continuano a far discutere. Grande la risonanza anche nella stampa estera.
Non c'è tregua per il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, che dopo le accuse per il rinvio della mostra sulle grandi navi di Berengo Gardin e il polverone sui libri di gender, viene preso di mira per la sua ferma opposizione ad una eventuale manifestazione del popolo gay tra i ponti e le calli di Venezia.
La principale stampa estera, infatti, ha dato parecchia risonanza alle parole del primo cittadino lagunare, che ha sostenuto come il gay pride sia una buffonata. Ed è il Time a muovere le accuse più marcate, sottolineando come Brugnaro consideri il pride una manifestazione kitsch, lui che è sindaco nella "patria del carnevale più kitsch che esista". Le affermazioni del sindaco sono servite anche per dare una stilettata all'Italia, "uno dei pochi paesi dell'Europa occidentale a negare i matrimoni gay e le unioni di fatto ai propri cittadini".
Per il britannico "The Guardian" è strano che il sindaco permetta il passaggio della navi da crociera e non regolamenti l'afflusso di turisti nella città, impedendo al contempo la manifestazione al popolo LGBT. "Non ci sarà un gay pride, finché Mr Brugnaro sarà in carica", si legge. La BBC, invece, non commenta la notizia, ma riporta esattamente le parole di Brugnaro rilasciate a "La Repubblica", ricordando anche la quérelle con Elton John dei giorni scorsi e la questione dei libri gender: "Il signor Brugnaro ha provocato una grande polemica, dopo aver ritirato dalle scuole i libri che raffigurano famiglie con genitori dello stesso sesso".
fonte: http://www.veneziatoday.it/cronaca/gay-pride-stampa-estera-contro-brugnaro.html
Non c'è tregua per il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, che dopo le accuse per il rinvio della mostra sulle grandi navi di Berengo Gardin e il polverone sui libri di gender, viene preso di mira per la sua ferma opposizione ad una eventuale manifestazione del popolo gay tra i ponti e le calli di Venezia.
La principale stampa estera, infatti, ha dato parecchia risonanza alle parole del primo cittadino lagunare, che ha sostenuto come il gay pride sia una buffonata. Ed è il Time a muovere le accuse più marcate, sottolineando come Brugnaro consideri il pride una manifestazione kitsch, lui che è sindaco nella "patria del carnevale più kitsch che esista". Le affermazioni del sindaco sono servite anche per dare una stilettata all'Italia, "uno dei pochi paesi dell'Europa occidentale a negare i matrimoni gay e le unioni di fatto ai propri cittadini".
Per il britannico "The Guardian" è strano che il sindaco permetta il passaggio della navi da crociera e non regolamenti l'afflusso di turisti nella città, impedendo al contempo la manifestazione al popolo LGBT. "Non ci sarà un gay pride, finché Mr Brugnaro sarà in carica", si legge. La BBC, invece, non commenta la notizia, ma riporta esattamente le parole di Brugnaro rilasciate a "La Repubblica", ricordando anche la quérelle con Elton John dei giorni scorsi e la questione dei libri gender: "Il signor Brugnaro ha provocato una grande polemica, dopo aver ritirato dalle scuole i libri che raffigurano famiglie con genitori dello stesso sesso".
fonte: http://www.veneziatoday.it/cronaca/gay-pride-stampa-estera-contro-brugnaro.html
mercoledì 19 agosto 2015
Lgbt: A Peschici, il 25 agosto la terza "Notte Arcobaleno" con Francesca Vecchioni e Vladimir Luxuria
Terza edizione a Peschici per la Notte arcobaleno, l’evento promosso dall’Amministrazione Comunale di Peschici (Fg) in collaborazione con il Puglia Pride e Arcigay Foggia ‘Le Bigotte’.
Appuntamento il 25 agosto con una notte di musica ed appuntamenti contro le discriminazioni delle persone gay, lesbiche e trans.
Nel bellissimo scenario della città gioiello del Parco nazionale del Gargano arriveranno Francesca Vecchioni, autrice per Mondadori del libro “T’innamorerai senza pensare”, e Vladimir Luxuria: saranno loro ad animare, dalle 22, il convegno “Diritti e tutele degli omosessuali”, in programma nel centro cittadino. L’evento è a ingresso libero.
fonte: www.foggiatoday.it
Appuntamento il 25 agosto con una notte di musica ed appuntamenti contro le discriminazioni delle persone gay, lesbiche e trans.
Nel bellissimo scenario della città gioiello del Parco nazionale del Gargano arriveranno Francesca Vecchioni, autrice per Mondadori del libro “T’innamorerai senza pensare”, e Vladimir Luxuria: saranno loro ad animare, dalle 22, il convegno “Diritti e tutele degli omosessuali”, in programma nel centro cittadino. L’evento è a ingresso libero.
fonte: www.foggiatoday.it
Lgbt: Obama assume la prima trans alla Casa Bianca. Raffi Freedman-Gurspan è la prima transessuale ad essere stata assunta nello staff della Casa Bianca.
Lei si chiama Raffi Freedman-Gurspan ed è la prima transessuale ad entrare a far parte dello staff della Casa Bianca: a comunicare la decisione è stata Valerie Jarrett, una delle collaboratrici più strette di Obama, che ha spiegato come l'impegno della Gurspan a favore degli omosessuali statunitensi rispecchi in pieno i valori e le battaglie del Presidente.
Non si tratta dunque solo di una scelta dettata dalle competenze della donna, bensì di una decisione dal forte impatto politico e dalla portata storica arrivata dopo le dure critiche indirizzate a Obama, accusato di aver riservato poca attenzione alla comunità LGBT.
Due mesi fa, durante il Gay Pride, Barack Obama aveva seccamente replicato alle contestazioni da parte di un'attivista omosessuale che gli rimproverava una scarsa cura per i diritti dei trans. In realtà il Presidente aveva già mosso significativi passi in tal senso, soprattutto esprimendosi più volte contro la discriminazione dei dipendenti governativi transgender spingendo anche per consentire a personale militare di potersi liberamente dichiarare transgender nello svolgimento del proprio servizio.
Il suo arrivo nella squadra – ha aggiunto Valerie Jarrett – “dimostra il tipo di leadership che questa amministrazione persegue”. La Gurspan, che aveva avuto importanti incarichi nel Centro Nazionale per l’uguaglianza transgender e razziale (NCTE), verrà impiegata nel reclutamento del personale.
La sua nomina è solo l'ultima di una serie di provvedimenti adottati per promuovere l’uguaglianza LGBT, tra cui l’ordine esecutivo che impedisce agli appaltatori federali di discriminare i dipendenti LGBT
fonte: di Davide Falcioni http://www.fanpage.it/
Non si tratta dunque solo di una scelta dettata dalle competenze della donna, bensì di una decisione dal forte impatto politico e dalla portata storica arrivata dopo le dure critiche indirizzate a Obama, accusato di aver riservato poca attenzione alla comunità LGBT.
Due mesi fa, durante il Gay Pride, Barack Obama aveva seccamente replicato alle contestazioni da parte di un'attivista omosessuale che gli rimproverava una scarsa cura per i diritti dei trans. In realtà il Presidente aveva già mosso significativi passi in tal senso, soprattutto esprimendosi più volte contro la discriminazione dei dipendenti governativi transgender spingendo anche per consentire a personale militare di potersi liberamente dichiarare transgender nello svolgimento del proprio servizio.
Il suo arrivo nella squadra – ha aggiunto Valerie Jarrett – “dimostra il tipo di leadership che questa amministrazione persegue”. La Gurspan, che aveva avuto importanti incarichi nel Centro Nazionale per l’uguaglianza transgender e razziale (NCTE), verrà impiegata nel reclutamento del personale.
La sua nomina è solo l'ultima di una serie di provvedimenti adottati per promuovere l’uguaglianza LGBT, tra cui l’ordine esecutivo che impedisce agli appaltatori federali di discriminare i dipendenti LGBT
fonte: di Davide Falcioni http://www.fanpage.it/
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mercoledì 12 agosto 2015
Lgbt: La “Couture - Sculpture” di Azzedine Alaïa alla Galleria Borghese fino al 25 ottobre
Più di 60 abiti, dalla giacca coccodrillo all’abito viola realizzato per l’amica Grace Jones, esposti tra le opere del Bernini, di Canova e Caravaggio
Azzedine Alaïa, uno tra i più grandi stilisti contemporanei, approda alla Galleria Borghese, fino al 25 ottobre con la mostra: “Couture - Sculpture. Azzedine Alaïa in the History of Fashion”.
Nato in Tunisia dove studia scultura all’Istituto delle Belle Arti, ma parigino di adozione, è proprio in Francia che inizia a lavorare per il mondo della moda. Allievo di Christian Dior, lavorerà anche per Guy Laroche e Thierry Mugler.
60 abiti per ripercorrere insieme la sua carriera dagli anni Ottanta fino ad oggi. Da sempre innamorato del corpo femminile, lo stilista è famoso per cucire i suoi abiti addosso alle modelle, per riuscire a modellare ed esaltare le loro forme.
Le forbici sono il suo scalpello, i tessuti preziosi e colorati la sua tavolozza, la creatività e il genio il suo pennello. Lo stesso Mark Wilson, storico del costume, che ha curato la mostra ammette: «Non è solo uno stilista ma uno scultore, taglia cuce e colora ogni tessuto. Non si limita a disegnare, ma si occupa attivamente di tutto il processo creativo».
Per questo le sue creazioni sono esposte insieme alle opere dei più grandi artisti del passato, Canova, Bernini e Caravaggio per primi. C’è Paolina Borghese che distesa sembra ammirare alcune delle sue creazioni, quasi a volerle provare, ci sono Apollo e Dafne, c’è il David del Bernini, e tra le grandi opere del passato ritroviamo la moda del presente. Una passeggiata tra passato e futuro, Alaïa entra in punta di piedi, sembra quasi chiedere il permesso, ma i grandi del passato lo accolgono a braccia aperte, e la mostra si trasforma in un dialogo senza tempo.
Nel vostro viaggio, tra le tante cose, ritroverete la giacca coccodrillo del 1984, una tra le più imitate, ma anche l’abito viola realizzato per l’amica Grace Jones, e lo storico “Bongage dress” del 1984.
fonte: di Giulia Martinelli per http://www.cittanuova.it
Azzedine Alaïa, uno tra i più grandi stilisti contemporanei, approda alla Galleria Borghese, fino al 25 ottobre con la mostra: “Couture - Sculpture. Azzedine Alaïa in the History of Fashion”.
Nato in Tunisia dove studia scultura all’Istituto delle Belle Arti, ma parigino di adozione, è proprio in Francia che inizia a lavorare per il mondo della moda. Allievo di Christian Dior, lavorerà anche per Guy Laroche e Thierry Mugler.
60 abiti per ripercorrere insieme la sua carriera dagli anni Ottanta fino ad oggi. Da sempre innamorato del corpo femminile, lo stilista è famoso per cucire i suoi abiti addosso alle modelle, per riuscire a modellare ed esaltare le loro forme.
Le forbici sono il suo scalpello, i tessuti preziosi e colorati la sua tavolozza, la creatività e il genio il suo pennello. Lo stesso Mark Wilson, storico del costume, che ha curato la mostra ammette: «Non è solo uno stilista ma uno scultore, taglia cuce e colora ogni tessuto. Non si limita a disegnare, ma si occupa attivamente di tutto il processo creativo».
Per questo le sue creazioni sono esposte insieme alle opere dei più grandi artisti del passato, Canova, Bernini e Caravaggio per primi. C’è Paolina Borghese che distesa sembra ammirare alcune delle sue creazioni, quasi a volerle provare, ci sono Apollo e Dafne, c’è il David del Bernini, e tra le grandi opere del passato ritroviamo la moda del presente. Una passeggiata tra passato e futuro, Alaïa entra in punta di piedi, sembra quasi chiedere il permesso, ma i grandi del passato lo accolgono a braccia aperte, e la mostra si trasforma in un dialogo senza tempo.
Nel vostro viaggio, tra le tante cose, ritroverete la giacca coccodrillo del 1984, una tra le più imitate, ma anche l’abito viola realizzato per l’amica Grace Jones, e lo storico “Bongage dress” del 1984.
fonte: di Giulia Martinelli per http://www.cittanuova.it
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Lgbt: La scelta gay friendly del Teatro Massimo di Palermo
Il Massimo di Palermo anticipa i tempi: è il primo teatro italiano a riconoscere ai suoi dipendenti il diritto di usufruire dei permessi matrimoniali per nozze e unioni civili, anche tra omosessuali, che potranno ottenere i 15 giorni di congedo, al momento previsti dal contratto nazionale di lavoro solo per i matrimoni etero.
Dopo la condanna dell’Italia da parte della Corte di Strasburgo, in attesa delle tutele di una norma nazionale, l’ente lirico siciliano ha approvato un accordo con le parti sindacali che consente anche ai dipendenti omosessuali di avere gli stessi diritti dei colleghi etero.
"Un atto di civiltà di un teatro che vuole essere solidale con tutti i suoi lavoratori" ha spiegato il sovrintendente, Francesco Giambrone.
Gli fa eco il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando: "Il Massimo assume un ruolo di primo piano e di stimolo sul tema dei diritti dei lavoratori".
Le novità rientrano in un accordo sull’integrativo che mette in sicurezza i bilanci dell’ente lirico, introducendo flessibilità.Il Massimo riaprirà i battenti a settembre con la Bohème di Giacomo Puccini, che sarà in scena dal 18 al 27. www.teatromassimo.it
fonte: http://www.guidasicilia.it/
Dopo la condanna dell’Italia da parte della Corte di Strasburgo, in attesa delle tutele di una norma nazionale, l’ente lirico siciliano ha approvato un accordo con le parti sindacali che consente anche ai dipendenti omosessuali di avere gli stessi diritti dei colleghi etero.
"Un atto di civiltà di un teatro che vuole essere solidale con tutti i suoi lavoratori" ha spiegato il sovrintendente, Francesco Giambrone.
Gli fa eco il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando: "Il Massimo assume un ruolo di primo piano e di stimolo sul tema dei diritti dei lavoratori".
Le novità rientrano in un accordo sull’integrativo che mette in sicurezza i bilanci dell’ente lirico, introducendo flessibilità.Il Massimo riaprirà i battenti a settembre con la Bohème di Giacomo Puccini, che sarà in scena dal 18 al 27. www.teatromassimo.it
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Lgbt: "Ritorno alla vita" il nuovo film di Wim Wenders in uscita il 24 settembre
Ritorno alla vita (Every Thing Will Be Fine), il nuovo film di Wim Wenders -regista di Il sale della terra– in uscita nelle sale italiane il prossimo 24 settembre.
Trionfatore dell’ultimo Festival di Berlino, dove ha ricevuto l’Orso d’Oro alla carriera, Wim Wenders torna dietro la cinepresa con una storia d’amore, di colpa e redenzione, interpretata da un cast d’eccezione che riunisce James Franco, Charlotte Gainsbourg, Rachel McAdams e Marie-Josée Croze: Ritorno alla vita.ritorno alla vita wim wendersRitorno alla vita (Every Thing Will Be Fine) – in uscita nelle sale italiane il prossimo 24 settembre, distribuito da Teodora Film – racconta dodici anni nella vita di Tomas, uno scrittore americano in piena crisi creativa: la sua relazione con Sara, una ragazza dolce e convenzionale che poco capisce del suo mondo interiore; quella con l’editrice Ann e sua figlia Mina; il difficile rapporto con la scrittura, il successo critico e il riconoscimento intellettuale; il legame misterioso e indissolubile con la bellissima Kate, giovane madre di due bambini che vive negli spazi sconfinati del lago Ontario.
In Ritorno alla vita (Every Thing Will Be Fine), dopo il grande successo di Pina, Wenders ha scelto di usare nuovamente il 3D in chiave esistenziale, con risultati straordinari.
«Il 3D è completamente sottovalutato, male utilizzato – spiega il regista – e sento che le possibilità che offre non sono state ancora esplorate. Può essere uno strumento fantastico, capace di aprire una dimensione completamente nuova di partecipazione emotiva alla storia e ai personaggi».
fonte: http://www.artslife.com
Trionfatore dell’ultimo Festival di Berlino, dove ha ricevuto l’Orso d’Oro alla carriera, Wim Wenders torna dietro la cinepresa con una storia d’amore, di colpa e redenzione, interpretata da un cast d’eccezione che riunisce James Franco, Charlotte Gainsbourg, Rachel McAdams e Marie-Josée Croze: Ritorno alla vita.ritorno alla vita wim wendersRitorno alla vita (Every Thing Will Be Fine) – in uscita nelle sale italiane il prossimo 24 settembre, distribuito da Teodora Film – racconta dodici anni nella vita di Tomas, uno scrittore americano in piena crisi creativa: la sua relazione con Sara, una ragazza dolce e convenzionale che poco capisce del suo mondo interiore; quella con l’editrice Ann e sua figlia Mina; il difficile rapporto con la scrittura, il successo critico e il riconoscimento intellettuale; il legame misterioso e indissolubile con la bellissima Kate, giovane madre di due bambini che vive negli spazi sconfinati del lago Ontario.
In Ritorno alla vita (Every Thing Will Be Fine), dopo il grande successo di Pina, Wenders ha scelto di usare nuovamente il 3D in chiave esistenziale, con risultati straordinari.
«Il 3D è completamente sottovalutato, male utilizzato – spiega il regista – e sento che le possibilità che offre non sono state ancora esplorate. Può essere uno strumento fantastico, capace di aprire una dimensione completamente nuova di partecipazione emotiva alla storia e ai personaggi».
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giovedì 23 luglio 2015
Lgbt: La Cassazione dice no alla sterilizzazione forzata per la rettificazione degli atti di stato civile delle persone transessuali
La Cassazione dice no alla sterilizzazione forzata per la rettificazione degli atti di stato civile delle persone transessuali
(Copia pdf della sentenza n.15138/2015 LINK:
http://www.retelenford.it/images/Cass_Civ_15138-15.pdf)
Con una decisione storica la prima sezione della Corte di cassazione (sentenza n. 15138/2015) ha deciso che per ottenere la rettificazione degli atti anagrafici non è obbligatorio l'intervento di adeguamento degli organi riproduttivi.
Il ricorso è stato presentato dagli avvocati e le avvocate di Rete Lenford - Avvocatura per i diritti LGBTI (Avvocati Bilotta e Genova), insieme con l'avvvocata Gracis, da tempo a fianco delle persone transessuali che hanno subito danni nell’ambito di interventi di rettificazione chirurgica del sesso. L'impegno degli avvocati e delle avvocate di Rete Lenford, come pure di singoli avvocati e avvocate con cui l'Associazione collabora, mettendo a loro disposizione il bagaglio di conoscenze che in questi anni ha accumulato, testimonia la funzione sociale che l’avvocatura svolge per l'avanzamento dei diritti nel nostro Paese.
Nel caso deciso dalla Cassazione, l'assistita, una persona trans di 45 anni aveva già ottenuto nel 1999 una sentenza che l'autorizzava all'intervento chirurgico. Ciononostante aveva rinunciato alla demolizione/ricostruzione chirurgica dei propri caratteri primari, avendo raggiunto nel tempo un equilibrio psico-fisico e che da 25 anni vive ed è socialmente riconosciuta come donna. Sia il tribunale di Piacenza che la corte d'appello di Bologna, a cui la stessa si era rivolta per ottenere la rettificazione dello stato civile pure in assenza dell'intervento chirurgico, avevano respinto la richiesta aderendo a quella giurisprudenza di merito, sino ad oggi prevalente, che subordinava la modificazione degli atti anagrafici all’effettiva e concreta esecuzione del trattamento chirurgico sui caratteri sessuali primari (organi genitali).
La cassazione sostiene che “La percezione di una disforia di genere (secondo la denominazione attuale del D.S.M. V, il manuale statistico diagnostico delle malattie mentali) determina l’esigenza di un percorso soggettivo di riconoscimento di questo primario profilo dell’identità personale né breve né privo d’interventi modificativi delle caratteristiche somatiche ed ormonali originarie. Il profilo diacronico e dinamico ne costituisce una caratteristica ineludibile e la conclusione del processo di ricongiungimento tra ‘soma e psiche’ non può, attualmente, essere stabilito in via predeterminata e generale soltanto mediante il verificarsi della condizione dell’intervento chirurgico”.
E ancora: “il desiderio di realizzare la coincidenza tra soma e psiche è, anche in mancanza dell’intervento di demolizione chirurgica, il risultato di un’elaborazione sofferta e personale della propria identità di genere realizzata con il sostegno di trattamenti medici e psicologici corrispondenti ai diversi profili di personalità e di condizione individuale. Il momento conclusivo non può che essere profondamente influenzato dalle caratteristiche individuali. Non può in conclusione che essere il frutto di un processo di autodeterminazione verso l’obiettivo del mutamento di sesso, realizzato mediante i trattamenti medici e psicologici necessari, ancorché da sottoporsi a rigoroso controllo giudiziario. La complessità del percorso, in quanto sostenuto da una pluralità di presidi medici (terapie ormonali trattamenti estetici) e psicologici mette ulteriormente in luce l’appartenenza del diritto in questione al nucleo costitutivo dello sviluppo della personalità individuale e sociale, in modo da consentire un adeguato bilanciamento con l’interesse pubblico alla certezza delle relazioni giuridiche che costituisce il limite coerentemente indicato dal nostro ordinamento al suo riconoscimento”.
Secondo la Cassazione, in conclusione: “L’interesse pubblico alla definizione certa dei generi, anche considerando le implicazioni che ne possono conseguire in ordine alle relazioni familiari e filiali, non richiede il sacrificio del diritto alla conservazione della propria integrità psico fisica sotto lo specifico profilo dell’obbligo dell’intervento chirurgico inteso come segmento non eludibile dell’avvicinamento del some alla psiche. L’acquisizione di una nuova identità di genere può essere il frutto di un processo individuale che non ne postula la necessità, purché la serietà ed univocità del percorso scelto e la compiutezza dell’approdo finale sia accertata, ove necessario, mediante rigoroso accertamenti tecnici in sede giudiziale”.
La presidente dell'Associazione avv. Maria Grazia Sangalli esprime la propria soddisfazione per l'esito del procedimento "che ha finalmente chiarito che l'intervento chirurgico di riassegnazione – quando non è frutto di una scelta personale - è uno strumento lesivo dell’integrità fisica e della dignità umana. In molti casi, le terapie ormonali e gli interventi sui caratteri sessuali secondari garantiscono alla persona di raggiungere il proprio equilibrio e fissare la propria identità di genere a prescindere dalla modificazione chirurgica dei caratteri sessuali primari, che comporta interventi dolorosi, invasivi e con conseguenze negative in un’alta percentuale di casi”.
fonte: http://www.retelenford.it/854-la-cassazione-dice-no-alla-sterilizzazione-forzata-per-la-rettificazione-degli-atti-di-stato-civile-delle-persone-transessuali.html
(Copia pdf della sentenza n.15138/2015 LINK:
http://www.retelenford.it/images/Cass_Civ_15138-15.pdf)
Con una decisione storica la prima sezione della Corte di cassazione (sentenza n. 15138/2015) ha deciso che per ottenere la rettificazione degli atti anagrafici non è obbligatorio l'intervento di adeguamento degli organi riproduttivi.
Il ricorso è stato presentato dagli avvocati e le avvocate di Rete Lenford - Avvocatura per i diritti LGBTI (Avvocati Bilotta e Genova), insieme con l'avvvocata Gracis, da tempo a fianco delle persone transessuali che hanno subito danni nell’ambito di interventi di rettificazione chirurgica del sesso. L'impegno degli avvocati e delle avvocate di Rete Lenford, come pure di singoli avvocati e avvocate con cui l'Associazione collabora, mettendo a loro disposizione il bagaglio di conoscenze che in questi anni ha accumulato, testimonia la funzione sociale che l’avvocatura svolge per l'avanzamento dei diritti nel nostro Paese.
Nel caso deciso dalla Cassazione, l'assistita, una persona trans di 45 anni aveva già ottenuto nel 1999 una sentenza che l'autorizzava all'intervento chirurgico. Ciononostante aveva rinunciato alla demolizione/ricostruzione chirurgica dei propri caratteri primari, avendo raggiunto nel tempo un equilibrio psico-fisico e che da 25 anni vive ed è socialmente riconosciuta come donna. Sia il tribunale di Piacenza che la corte d'appello di Bologna, a cui la stessa si era rivolta per ottenere la rettificazione dello stato civile pure in assenza dell'intervento chirurgico, avevano respinto la richiesta aderendo a quella giurisprudenza di merito, sino ad oggi prevalente, che subordinava la modificazione degli atti anagrafici all’effettiva e concreta esecuzione del trattamento chirurgico sui caratteri sessuali primari (organi genitali).
La cassazione sostiene che “La percezione di una disforia di genere (secondo la denominazione attuale del D.S.M. V, il manuale statistico diagnostico delle malattie mentali) determina l’esigenza di un percorso soggettivo di riconoscimento di questo primario profilo dell’identità personale né breve né privo d’interventi modificativi delle caratteristiche somatiche ed ormonali originarie. Il profilo diacronico e dinamico ne costituisce una caratteristica ineludibile e la conclusione del processo di ricongiungimento tra ‘soma e psiche’ non può, attualmente, essere stabilito in via predeterminata e generale soltanto mediante il verificarsi della condizione dell’intervento chirurgico”.
E ancora: “il desiderio di realizzare la coincidenza tra soma e psiche è, anche in mancanza dell’intervento di demolizione chirurgica, il risultato di un’elaborazione sofferta e personale della propria identità di genere realizzata con il sostegno di trattamenti medici e psicologici corrispondenti ai diversi profili di personalità e di condizione individuale. Il momento conclusivo non può che essere profondamente influenzato dalle caratteristiche individuali. Non può in conclusione che essere il frutto di un processo di autodeterminazione verso l’obiettivo del mutamento di sesso, realizzato mediante i trattamenti medici e psicologici necessari, ancorché da sottoporsi a rigoroso controllo giudiziario. La complessità del percorso, in quanto sostenuto da una pluralità di presidi medici (terapie ormonali trattamenti estetici) e psicologici mette ulteriormente in luce l’appartenenza del diritto in questione al nucleo costitutivo dello sviluppo della personalità individuale e sociale, in modo da consentire un adeguato bilanciamento con l’interesse pubblico alla certezza delle relazioni giuridiche che costituisce il limite coerentemente indicato dal nostro ordinamento al suo riconoscimento”.
Secondo la Cassazione, in conclusione: “L’interesse pubblico alla definizione certa dei generi, anche considerando le implicazioni che ne possono conseguire in ordine alle relazioni familiari e filiali, non richiede il sacrificio del diritto alla conservazione della propria integrità psico fisica sotto lo specifico profilo dell’obbligo dell’intervento chirurgico inteso come segmento non eludibile dell’avvicinamento del some alla psiche. L’acquisizione di una nuova identità di genere può essere il frutto di un processo individuale che non ne postula la necessità, purché la serietà ed univocità del percorso scelto e la compiutezza dell’approdo finale sia accertata, ove necessario, mediante rigoroso accertamenti tecnici in sede giudiziale”.
La presidente dell'Associazione avv. Maria Grazia Sangalli esprime la propria soddisfazione per l'esito del procedimento "che ha finalmente chiarito che l'intervento chirurgico di riassegnazione – quando non è frutto di una scelta personale - è uno strumento lesivo dell’integrità fisica e della dignità umana. In molti casi, le terapie ormonali e gli interventi sui caratteri sessuali secondari garantiscono alla persona di raggiungere il proprio equilibrio e fissare la propria identità di genere a prescindere dalla modificazione chirurgica dei caratteri sessuali primari, che comporta interventi dolorosi, invasivi e con conseguenze negative in un’alta percentuale di casi”.
fonte: http://www.retelenford.it/854-la-cassazione-dice-no-alla-sterilizzazione-forzata-per-la-rettificazione-degli-atti-di-stato-civile-delle-persone-transessuali.html
mercoledì 22 luglio 2015
Lgbt: A Londra in mostra il lusso di Chanel alla Saatchi Gallery dal 13 ottobre al 1 novembre 2015
In autunno alla Saatchi Gallery “Mademoiselle Privé” per un viaggio nella creatività della maison
Sulla porta d’ingresso dell’atelier di Gabrielle Chanel, in rue Cambon, a Parigi, troneggiano due parole: Mademoiselle Privé.
Da questo spazio di creazione intima è nata una collezione fuori dal tempo. Intarsi in madreperla, ricami preziosi, smalto Grand Feu per una linea di orologi che raccolgono tutti i “Metiers d’Art” della Maison Chanel.
Ma Mademoiselle Privé sarà anche il titolo di una mostra che si terrà in autunno a Londra (13/10-1/11) alla Saatchi Gallery sull’Haute Couture di Chanel. Un viaggio incantato attraverso la creatività della maison che dal secolo scorso rappresenta l’essenza del lusso francese nel mondo.In mostra una selezione di capi Haute Couture di Chanel, una riedizione della celebrata High Jewellery Collection «Bijoux de Diamants», creata nel 1932 da Coco e uno spazio dedicato all’iconico profumo Chanel N.5.
Una full immersion nelle origini delle creazioni di Chanel, che cattura la personalità carismatica e lo spirito irriverente di Mademoiselle Coco e del suo successore alla direzione artistica della maison Karl Lagerfeld. Installata su tre piani della galleria, la mostra punterà agli elementi iconici della griffe fondata da Gabrielle Chanel e reinventata da Karl Lagerfeld, custode dei codici estetici della maison.
fonte: http://www.lastampa.it
Sulla porta d’ingresso dell’atelier di Gabrielle Chanel, in rue Cambon, a Parigi, troneggiano due parole: Mademoiselle Privé.
Da questo spazio di creazione intima è nata una collezione fuori dal tempo. Intarsi in madreperla, ricami preziosi, smalto Grand Feu per una linea di orologi che raccolgono tutti i “Metiers d’Art” della Maison Chanel.
Ma Mademoiselle Privé sarà anche il titolo di una mostra che si terrà in autunno a Londra (13/10-1/11) alla Saatchi Gallery sull’Haute Couture di Chanel. Un viaggio incantato attraverso la creatività della maison che dal secolo scorso rappresenta l’essenza del lusso francese nel mondo.In mostra una selezione di capi Haute Couture di Chanel, una riedizione della celebrata High Jewellery Collection «Bijoux de Diamants», creata nel 1932 da Coco e uno spazio dedicato all’iconico profumo Chanel N.5.
Una full immersion nelle origini delle creazioni di Chanel, che cattura la personalità carismatica e lo spirito irriverente di Mademoiselle Coco e del suo successore alla direzione artistica della maison Karl Lagerfeld. Installata su tre piani della galleria, la mostra punterà agli elementi iconici della griffe fondata da Gabrielle Chanel e reinventata da Karl Lagerfeld, custode dei codici estetici della maison.
fonte: http://www.lastampa.it
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"RITRATTO D'ARTISTA" In esclusiva per LISADELGRECO > FASHION DESIGNER: INTERVISTA A MICHELE CHIOCCIOLINI
RITRATTO D'ARTISTA è uno spazio dedicato a persone del mondo dell'Arte, dello Spettacolo e del Fashion Style.
Come i lettori ormai sapranno, in questa rubrica spesso saranno artisti con cui ho avuto il piacere di lavorare, o comunque di aver conosciuto personalmente, come nel caso dell'Artista che vi presento oggi.
Michele Chiocciolini, (a sinistra in una foto di Laura Anichini) giovane fashion designer nasce a Firenze. Il suo amore per la bellezza e la ricerca di un linguaggio contemporaneo lo hanno portato a sviluppare uno spirito poliedrico e colto.
Mentre porta avanti gli studi in Architettura, inizia a fare le prime esperienze come fashion designer,assecondando l’esigenza di una più libera e totale creatività.
Il giovane designer fiorentino ha debuttato nel Luglio 2011, con un fashion show che si è tenuto nello storico Atelier di Roberto Cavalli a Firenze.
Questa prima collezione è nata dalla volontà di trasferire sugli abiti gli sviluppi pittorici della sua creatività e di trasmettere l’idea della ruvidezza che gli era stata suscitata dalle campagne fiorentine. Abiti-Giacca ispirati ai costumi della campagna e all’eleganza nobile Toscana.
In foto a sinistra l'abito in seta della prima collezione Michele Chiocciolini "Arte Indossata" quadri stampati su tessuti pregiati. Photo di Matteo Trentanove (clicca per ingrandire)
Nell’Atelier Chiocciolini, fondato nel 2012 a Firenze, in Via Del Fico 3R non esiste soltanto la moda e non si parla soltanto di questa.
Qui avviene magicamente una ricerca di costume e si sviluppano connessioni complementari che ne fanno un centro di idee e collaborazioni.
A destra l'Atelier Chiocciolini
(Photo www.pinterest.com/chryspap/unusualflorence clicca per ingrandire)
Le sue collezioni uomo donna e accessori dimostrano una grande interscambiabilità di generi, e al tempo stesso conservano una precisa identità.
A sinistra Photo Angelo Trani (clicca per ingrandire)
Particolare attenzione merita la linea di Clutch ideate dal designer ed ispirate ad immagini Pop, che ne trasfiguarano il significato.
Forte è la volontà del designer di rievocare le forme architettoniche.
Questa attitudine è visibile nei suoi disegni, che nascono da linee nette e geometriche dove tuttavia non restano estranee la morbidezza e la fluidità.
Gesti mentali flessibili, emozioni tramutate in oggetti, sogni in materia. Risultati di un grande lavoro e di uno studio complesso dove la ricerca della bellezza futura, si fonda sulla consapevolezza di quella passata.
La ricerca porta Michele Chiocciolini alla creazione di una linea di clutch da uomo diventate oggi il suo punto di forza.
Si tratta di clutch in pelle interamente made in Italy, tagliate e cucite a mano da sapienti mani artigiane di uno dei più antichi laboratori fiorentini.
A destra Photo Niccolò Brogelli per Florence Foto Factory (clicca per ingrandire)
Le clutch sono ispirate ad immagini pop che hanno accompagnato da sempre l’immaginario di Michele Chiocciolini, immagini che rimandano agli anni ’80: i graffiti, New York, Madonna, Prince, Keith Haring…
La qualità nell’uso dei materiali e nella manifattura rimanda sicuramente alla tradizione dei più abili pellettieri fiorentini, i disegni rendono le borse al tempo stesso contemporanee, pratiche ed eleganti.
Le immagini stilizzate trasfigurano il significato originale, la volontà è quella di rievocare forme architettoniche, e ciò è chiaramente visibile nei disegni che prendono vita da linee nette e geometriche dove tuttavia non restano estranee la morbidezza e la fluidità.
Nasce così la dog clucth, che si evolve in seguito nella star clutch e nella palm clutch, ormai definibili come carryover del brand. In occasione di Pitti Uomo 87 Michele Chiocciolini ha aperto le porte del suo atelier fiorentino per presentare l’ultima evoluzione, la Golden Crowns Clutch Capsule Collection.
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IN ESCLUSIVA PER IL NOSTRO BLOG Lisa Del Greco ha intervistato Michele Chiocciolini
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Ciao Michele, quindi nel 2011 è stato lanciato il brand che porta il tuo nome, che percorso è stato arrivare fin qui?
Esatto, il brand Michele Chiocciolini nasce nel 2011 con una sfilata svoltasi nel primo atelier fiorentino di Roberto Cavalli.
Ricordo ancora con entusiasmo la serata con una passerella illuminata da 1000 luci, che costeggiava la vasca del giardino della villa ottocentesca.
Un'emozione unica, lì ho percepito realmente che la passione per la moda stava diventando un lavoro.
Da quel momento la strada come designer è stata un percorso caratterizzato da sfide lavorative sempre più ardue ma anche stimolanti.I progetti e le collaborazioni si sono moltiplicate. In un solo anno è nata la mia prima capsule collection di clutch bags tra cui il carry over del mio brand la dog clutch. (Photo clutch twitter.com/chiocciolini clicca per ingrandire)
Quale è il processo creativo che si cela dietro ad ogni tua creazione?
Quando progetto devo essere in un luogo estraneo dalla mia routine lavorativa....non riesco ad avere uno studio fisso come luogo creativo piuttosto un atelier studio-contenitore,dove poter ricavare più angoli dediti alla creatività.
In genere mi immergo in un mondo immaginario fatto di ciò di cui ho bisogno in quel momento...bisogno come necessità personale.
Tutto fa parte di quel mondo: musica, arte, disegno, stoffe, storia...ispirazioni di ogni genere vanno a costruire una idea. Questa idea cerco di farla divenire un abito o disegno da utilizzare per la stampa delle mie stoffe.
Michele Chiocciolini fotografato da Laura Anichini (clicca per ingrandire)
Ti ricordi il primo abito che hai creato? e per chi?
Il primo abito disegnato su commissione lo realizzai per una mia amica, Guendalina Canessa, un macramè giallo limone che lasciava intravedere una magnifica silhouette
in modo molto sensuale .
Cosa ti ha dato in termini di visibilità partecipare e vincere il reality televisivo "Fashion Style"?
Fashion style è stata una esperienza lavorativa arrivata in un momento giusto della mia carriera. Parteciparvi ha espanso di gran lunga la visibilità e conoscenza del mio brand.
Molte le opportunità lavorative, straordinaria l'esperienza del mio abito per Alessia Marcuzzi.
Unica l'occasione per rapportarmi con un mezzo di comunicazione che non avevo mai considerato:la televisione. È stato divertente ed entusiasmante...lo rifarei. (foto www.tvblog.it/clicca per ingrandire)
Quali difficoltà hanno i giovani stilisti nel farsi conoscere?
Le difficoltà sono molte,rendere il tuo prodotto riconoscibile e credibile sul mercato non è sicuramente cosa semplice. l'idea deve essere buona, il prodotto valido,di bella fattura, hand Made in Italy e deve avere carattere. Quello che credo io: e che si debba vedere l'amore con cui è stato creato...Quello che spero comunichino le mie creazioni.
Quali sono le tue fonti di ispirazione?
La musica ,l'arte,i viaggi, l'architettura,il cinema, la lettura,le persone. Queste sono le mie più grandi fonti di ispirazione. Come designer la poesia di Antonio Marras e l'immensità di Yves Saint Laurent.
Come descriveresti il tuo stile?
Il mio stile è eclettico, spazia nei miei 1000 interessi, principalmente caratterizzato da tagli geometrici alle volte evidenziati da stoffe ferme come il "canvas" alle volte meno percepibili poiché celati dall'utilizzo di stoffe più romantiche come il macramè. Photo Angelo Trani (clicca per ingrandire)
Cosa vuoi che emerga nelle tue collezioni?
Contemporaneità e poesia. Questa per rendere l'idea deve essere breve
Quale sarebbe la testimonial ideale per il tuo brand?
Per l'uomo David Bowie per la donna adoro Tilda Swinton,due mondi simili.
Qual è la donna a cui ti rivolgi?
Una new yorker (o comunque una donna di una grande città/metropoli) che non rinunci all'eleganza anche nella frenesia dei ritmi urbani.
Il successo professionale del quale vai più fiero ?
Sicuramente la mia linea di borse che hanno come ispirazione le mie grafiche con disegni stilizzati del mio mondo a pastelli ed in particolare la "Dog Clutch".
Quali sono i tuoi obbiettivi futuri professionalmente parlando?
Molti Lisa, per scaramanzia non li elencherò tutti, ti confido solo che mi piacerebbe che il mio nome riportasse immediatamente alla moda e a Firenze, la mia città è la mia più grande ispirazione insieme al mio paese di origine Castagno d'Andrea e al mio ormai buon ritiro a Marciana Marina all'Elba. Photo Niccolò Brogelli per Florence Foto Factory (clicca per ingrandire)
PER INFO
Atelier Michele Chiocciolini
Via Del Fico 3R Piazza Santa Croce - Firenze
www.michelechiocciolini.it info@michelechiocciolini.it
PAGINA FB: Atelier Michele Chiocciolini Via Del Fico 3R
TWITTER: https://twitter.com/chiocciolini
Photo Margherita Cialdi per Florence Foto Factory (clicca per ingrandire)
Fonte: Intervista di Lisa del Greco per http://lisadelgreco.blogspot.com/ © Riproduzione riservata
Esclusiva per NEWS DAL MONDO LGBT E NON SOLO © Riproduzione riservata
Come i lettori ormai sapranno, in questa rubrica spesso saranno artisti con cui ho avuto il piacere di lavorare, o comunque di aver conosciuto personalmente, come nel caso dell'Artista che vi presento oggi.
Michele Chiocciolini, (a sinistra in una foto di Laura Anichini) giovane fashion designer nasce a Firenze. Il suo amore per la bellezza e la ricerca di un linguaggio contemporaneo lo hanno portato a sviluppare uno spirito poliedrico e colto.
Mentre porta avanti gli studi in Architettura, inizia a fare le prime esperienze come fashion designer,assecondando l’esigenza di una più libera e totale creatività.
Il giovane designer fiorentino ha debuttato nel Luglio 2011, con un fashion show che si è tenuto nello storico Atelier di Roberto Cavalli a Firenze.
Questa prima collezione è nata dalla volontà di trasferire sugli abiti gli sviluppi pittorici della sua creatività e di trasmettere l’idea della ruvidezza che gli era stata suscitata dalle campagne fiorentine. Abiti-Giacca ispirati ai costumi della campagna e all’eleganza nobile Toscana.
In foto a sinistra l'abito in seta della prima collezione Michele Chiocciolini "Arte Indossata" quadri stampati su tessuti pregiati. Photo di Matteo Trentanove (clicca per ingrandire)
Nell’Atelier Chiocciolini, fondato nel 2012 a Firenze, in Via Del Fico 3R non esiste soltanto la moda e non si parla soltanto di questa.
Qui avviene magicamente una ricerca di costume e si sviluppano connessioni complementari che ne fanno un centro di idee e collaborazioni.
A destra l'Atelier Chiocciolini
(Photo www.pinterest.com/chryspap/unusualflorence clicca per ingrandire)
Le sue collezioni uomo donna e accessori dimostrano una grande interscambiabilità di generi, e al tempo stesso conservano una precisa identità.
A sinistra Photo Angelo Trani (clicca per ingrandire)
Particolare attenzione merita la linea di Clutch ideate dal designer ed ispirate ad immagini Pop, che ne trasfiguarano il significato.
Forte è la volontà del designer di rievocare le forme architettoniche.
Questa attitudine è visibile nei suoi disegni, che nascono da linee nette e geometriche dove tuttavia non restano estranee la morbidezza e la fluidità.
Gesti mentali flessibili, emozioni tramutate in oggetti, sogni in materia. Risultati di un grande lavoro e di uno studio complesso dove la ricerca della bellezza futura, si fonda sulla consapevolezza di quella passata.
La ricerca porta Michele Chiocciolini alla creazione di una linea di clutch da uomo diventate oggi il suo punto di forza.
Si tratta di clutch in pelle interamente made in Italy, tagliate e cucite a mano da sapienti mani artigiane di uno dei più antichi laboratori fiorentini.
A destra Photo Niccolò Brogelli per Florence Foto Factory (clicca per ingrandire)
Le clutch sono ispirate ad immagini pop che hanno accompagnato da sempre l’immaginario di Michele Chiocciolini, immagini che rimandano agli anni ’80: i graffiti, New York, Madonna, Prince, Keith Haring…
La qualità nell’uso dei materiali e nella manifattura rimanda sicuramente alla tradizione dei più abili pellettieri fiorentini, i disegni rendono le borse al tempo stesso contemporanee, pratiche ed eleganti.
Le immagini stilizzate trasfigurano il significato originale, la volontà è quella di rievocare forme architettoniche, e ciò è chiaramente visibile nei disegni che prendono vita da linee nette e geometriche dove tuttavia non restano estranee la morbidezza e la fluidità.
Nasce così la dog clucth, che si evolve in seguito nella star clutch e nella palm clutch, ormai definibili come carryover del brand. In occasione di Pitti Uomo 87 Michele Chiocciolini ha aperto le porte del suo atelier fiorentino per presentare l’ultima evoluzione, la Golden Crowns Clutch Capsule Collection.
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IN ESCLUSIVA PER IL NOSTRO BLOG Lisa Del Greco ha intervistato Michele Chiocciolini
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Ciao Michele, quindi nel 2011 è stato lanciato il brand che porta il tuo nome, che percorso è stato arrivare fin qui?
Esatto, il brand Michele Chiocciolini nasce nel 2011 con una sfilata svoltasi nel primo atelier fiorentino di Roberto Cavalli.
Ricordo ancora con entusiasmo la serata con una passerella illuminata da 1000 luci, che costeggiava la vasca del giardino della villa ottocentesca.
Un'emozione unica, lì ho percepito realmente che la passione per la moda stava diventando un lavoro.
Da quel momento la strada come designer è stata un percorso caratterizzato da sfide lavorative sempre più ardue ma anche stimolanti.I progetti e le collaborazioni si sono moltiplicate. In un solo anno è nata la mia prima capsule collection di clutch bags tra cui il carry over del mio brand la dog clutch. (Photo clutch twitter.com/chiocciolini clicca per ingrandire)
Quando progetto devo essere in un luogo estraneo dalla mia routine lavorativa....non riesco ad avere uno studio fisso come luogo creativo piuttosto un atelier studio-contenitore,dove poter ricavare più angoli dediti alla creatività.
In genere mi immergo in un mondo immaginario fatto di ciò di cui ho bisogno in quel momento...bisogno come necessità personale.
Tutto fa parte di quel mondo: musica, arte, disegno, stoffe, storia...ispirazioni di ogni genere vanno a costruire una idea. Questa idea cerco di farla divenire un abito o disegno da utilizzare per la stampa delle mie stoffe.
Michele Chiocciolini fotografato da Laura Anichini (clicca per ingrandire)
Ti ricordi il primo abito che hai creato? e per chi?
Il primo abito disegnato su commissione lo realizzai per una mia amica, Guendalina Canessa, un macramè giallo limone che lasciava intravedere una magnifica silhouette
in modo molto sensuale .
Cosa ti ha dato in termini di visibilità partecipare e vincere il reality televisivo "Fashion Style"?
Fashion style è stata una esperienza lavorativa arrivata in un momento giusto della mia carriera. Parteciparvi ha espanso di gran lunga la visibilità e conoscenza del mio brand.
Molte le opportunità lavorative, straordinaria l'esperienza del mio abito per Alessia Marcuzzi.
Unica l'occasione per rapportarmi con un mezzo di comunicazione che non avevo mai considerato:la televisione. È stato divertente ed entusiasmante...lo rifarei. (foto www.tvblog.it/clicca per ingrandire)
Quali difficoltà hanno i giovani stilisti nel farsi conoscere?
Le difficoltà sono molte,rendere il tuo prodotto riconoscibile e credibile sul mercato non è sicuramente cosa semplice. l'idea deve essere buona, il prodotto valido,di bella fattura, hand Made in Italy e deve avere carattere. Quello che credo io: e che si debba vedere l'amore con cui è stato creato...Quello che spero comunichino le mie creazioni.
Quali sono le tue fonti di ispirazione?
La musica ,l'arte,i viaggi, l'architettura,il cinema, la lettura,le persone. Queste sono le mie più grandi fonti di ispirazione. Come designer la poesia di Antonio Marras e l'immensità di Yves Saint Laurent.
Come descriveresti il tuo stile?
Il mio stile è eclettico, spazia nei miei 1000 interessi, principalmente caratterizzato da tagli geometrici alle volte evidenziati da stoffe ferme come il "canvas" alle volte meno percepibili poiché celati dall'utilizzo di stoffe più romantiche come il macramè. Photo Angelo Trani (clicca per ingrandire)
Cosa vuoi che emerga nelle tue collezioni?
Contemporaneità e poesia. Questa per rendere l'idea deve essere breve
Quale sarebbe la testimonial ideale per il tuo brand?
Per l'uomo David Bowie per la donna adoro Tilda Swinton,due mondi simili.
Qual è la donna a cui ti rivolgi?
Una new yorker (o comunque una donna di una grande città/metropoli) che non rinunci all'eleganza anche nella frenesia dei ritmi urbani.
Il successo professionale del quale vai più fiero ?
Sicuramente la mia linea di borse che hanno come ispirazione le mie grafiche con disegni stilizzati del mio mondo a pastelli ed in particolare la "Dog Clutch".
Quali sono i tuoi obbiettivi futuri professionalmente parlando?
Molti Lisa, per scaramanzia non li elencherò tutti, ti confido solo che mi piacerebbe che il mio nome riportasse immediatamente alla moda e a Firenze, la mia città è la mia più grande ispirazione insieme al mio paese di origine Castagno d'Andrea e al mio ormai buon ritiro a Marciana Marina all'Elba. Photo Niccolò Brogelli per Florence Foto Factory (clicca per ingrandire)
PER INFO
Atelier Michele Chiocciolini
Via Del Fico 3R Piazza Santa Croce - Firenze
www.michelechiocciolini.it info@michelechiocciolini.it
PAGINA FB: Atelier Michele Chiocciolini Via Del Fico 3R
TWITTER: https://twitter.com/chiocciolini
Photo Margherita Cialdi per Florence Foto Factory (clicca per ingrandire)
Fonte: Intervista di Lisa del Greco per http://lisadelgreco.blogspot.com/ © Riproduzione riservata
Esclusiva per NEWS DAL MONDO LGBT E NON SOLO © Riproduzione riservata
lunedì 20 luglio 2015
Lgbt, i Festival in Europa ad agosto
Alla scoperta dei principali festival LGBT del Vecchio Continente.
Dopo la sentenza storica degli Stati Uniti che lo scorso giugno la Corte Suprema ha reso legali i matrimoni gay, la comunità Lgbt internazionale ha nuovamente alzato la testa per ottenere gli stessi diritti degli States in ogni parte del mondo.
Nel frattempo, tra una mobilitazione e una petizione, tra un pride e una manifestazione, c'è anche tempo per divertirsi e rinfrescarsi in quella che è l'estate più rovente dal 2003.
Ecco allora alcuni Festival Lgbt, aperti a tutti, in cui il divertimento è all'ordine del giorno. Scopriamo i principali del Vecchio Continente.
Brighton Pride: http://www.brighton-pride.org/
Il Brighton Pride è uno dei più importanti tra i festival etero-friendly in Europa che si tiene l'1 e il 2 agosto. Punto di riferimento della comunità in Europa, qui si svolge il Pride più importante del nostro continente, che ogni anno attira migliaia di visitatori non solo gay. Si parte con la Parade al mattino, che culmina a Preston Park per l’evento centrale. Nel frattempo, djs set, balli per strada e mercatini. Attenzione: la parata è gratis mentre per il party si paga un biglietto di 25 euro.
Circuit Festival: http://www.circuitfestival.net/2015/es/main
A Barcellona c'è il Circuit Festival, dal 5 al 16 agosto. Nato nel 2008 è diventato subito tra gli appuntamenti più ricercati perchè è un festival dinamico e divertente, aperto ad ogni orientamento sessuale.
Il festival consiste in una serie di feste in piscina no stop con djs set di fama internazionale; il tutto si conclude il 16 agosto con un mega evento allestito in un water park. L'ingresso al festival è di circa 350 euro, che permette di accedere a tutte le iniziative.
XLSior: https://www.facebook.com/XLSIOR.Mykonos
Il Festival XLSior si tiene sulla splendida isola di Mykonos, in Grecia, dal 19 al 23 agosto. E' uno degli eventi gay più esclusivi al mondo che si svolge in una location mozzafiato. Un evento aperto a tutti, ottimo per sostenere la Grecia in questo momento economico difficile inoltre. Tante le serate in programma per questa edizione 2015, e, anche se, visti i frequenti sold-out, è difficile trovare i biglietti per l’intera rassegna, si può tentare di acquistare i singoli eventi.
fonte: Di Angela Iannone http://www.travelblog.it/
Dopo la sentenza storica degli Stati Uniti che lo scorso giugno la Corte Suprema ha reso legali i matrimoni gay, la comunità Lgbt internazionale ha nuovamente alzato la testa per ottenere gli stessi diritti degli States in ogni parte del mondo.
Nel frattempo, tra una mobilitazione e una petizione, tra un pride e una manifestazione, c'è anche tempo per divertirsi e rinfrescarsi in quella che è l'estate più rovente dal 2003.
Ecco allora alcuni Festival Lgbt, aperti a tutti, in cui il divertimento è all'ordine del giorno. Scopriamo i principali del Vecchio Continente.
Brighton Pride: http://www.brighton-pride.org/
Il Brighton Pride è uno dei più importanti tra i festival etero-friendly in Europa che si tiene l'1 e il 2 agosto. Punto di riferimento della comunità in Europa, qui si svolge il Pride più importante del nostro continente, che ogni anno attira migliaia di visitatori non solo gay. Si parte con la Parade al mattino, che culmina a Preston Park per l’evento centrale. Nel frattempo, djs set, balli per strada e mercatini. Attenzione: la parata è gratis mentre per il party si paga un biglietto di 25 euro.
Circuit Festival: http://www.circuitfestival.net/2015/es/main
A Barcellona c'è il Circuit Festival, dal 5 al 16 agosto. Nato nel 2008 è diventato subito tra gli appuntamenti più ricercati perchè è un festival dinamico e divertente, aperto ad ogni orientamento sessuale.
Il festival consiste in una serie di feste in piscina no stop con djs set di fama internazionale; il tutto si conclude il 16 agosto con un mega evento allestito in un water park. L'ingresso al festival è di circa 350 euro, che permette di accedere a tutte le iniziative.
XLSior: https://www.facebook.com/XLSIOR.Mykonos
Il Festival XLSior si tiene sulla splendida isola di Mykonos, in Grecia, dal 19 al 23 agosto. E' uno degli eventi gay più esclusivi al mondo che si svolge in una location mozzafiato. Un evento aperto a tutti, ottimo per sostenere la Grecia in questo momento economico difficile inoltre. Tante le serate in programma per questa edizione 2015, e, anche se, visti i frequenti sold-out, è difficile trovare i biglietti per l’intera rassegna, si può tentare di acquistare i singoli eventi.
fonte: Di Angela Iannone http://www.travelblog.it/
Lgbt: Vogue celebra la bellezza senza tempo: a luglio è Timeless Issue
Il mensile Condé Nast questo mese arriva in edicola con un numero speciale, The Timeless Issue, dedicato alla bellezza femminile senza tempo. Protagoniste, donne tra loro diverse raccontate attraverso l’obbiettivo del celebre Steven Meisel
Dopo il numero speciale sulla Cina, Vogue Italia torna in edicola a luglio con The Timeless Issue, dedicato alla bellezza femminile in qualsiasi stagione della vita.
Protagoniste sono donne giovani, giovanissime e meno giovani, perché l’età anagrafica non conta e perché non c’è un tempo per un certo tipo di bellezza.
Contano la personalità, le scelte e i traguardi raggiunti o quelli ancora da tagliare.
Steven Meisel, uno dei più grandi fotografi internazionali e contributor di “Vogue” Italia, ha ritratto con il suo sguardo unico e inconfondibile 17 donne dai background e dalle esperienze più diverse. Tra loro, Mariel Hemingway e Stockard Channing, Bambi e Anna Cleveland, Jan de Villeneuve, Verde Visconti,Kaia Gerber…
In questo numero di Vogue Italia, anche un portfolio con foto di Bruce Weber: dieci ritratti di donne che il fotografo ha realizzato nel corso della sua carriera, icone globali come Vanessa Redgrave e China Machado, negli anni 50 prima modella non caucasica fotografata su un magazine americano; come Marianne Faithfull, Alba Clemente e le attiviste per i diritti umani Edie Windsor e Marleine Bastien.
Donne dalla vita piena, felici di crearsi in ogni momento una personale bellezza, alle quali il passare del tempo non ha in alcun modo intaccato fascino e personalità. Vere ambasciatrici di quella bellezza appunto “senza tempo”. Inoltre, a proposito di vite vissute, The Timeless Issue ospita un portrait a tutto tondo di Deeda Blair, figura unica di filantropa e fundraiser, moglie dell’ambasciatore William McCormick Blair Jr. e amica dei Kennedy.
Competente di haute couture come di biotecnologie, il suo stile è leggendario, come pure il suo impegno sul fronte della ricerca scientifica. In The Timeless Issue ampio spazio è dedicato anche al tema Beauty: come prendersi cura di sé nelle diverse fasi della vita, dalla prevenzione, alla salvaguardia della bellezza, alla strategie anti-age.
fonte: http://www.gqitalia.it/
Dopo il numero speciale sulla Cina, Vogue Italia torna in edicola a luglio con The Timeless Issue, dedicato alla bellezza femminile in qualsiasi stagione della vita.
Protagoniste sono donne giovani, giovanissime e meno giovani, perché l’età anagrafica non conta e perché non c’è un tempo per un certo tipo di bellezza.
Contano la personalità, le scelte e i traguardi raggiunti o quelli ancora da tagliare.
Steven Meisel, uno dei più grandi fotografi internazionali e contributor di “Vogue” Italia, ha ritratto con il suo sguardo unico e inconfondibile 17 donne dai background e dalle esperienze più diverse. Tra loro, Mariel Hemingway e Stockard Channing, Bambi e Anna Cleveland, Jan de Villeneuve, Verde Visconti,Kaia Gerber…
In questo numero di Vogue Italia, anche un portfolio con foto di Bruce Weber: dieci ritratti di donne che il fotografo ha realizzato nel corso della sua carriera, icone globali come Vanessa Redgrave e China Machado, negli anni 50 prima modella non caucasica fotografata su un magazine americano; come Marianne Faithfull, Alba Clemente e le attiviste per i diritti umani Edie Windsor e Marleine Bastien.
Donne dalla vita piena, felici di crearsi in ogni momento una personale bellezza, alle quali il passare del tempo non ha in alcun modo intaccato fascino e personalità. Vere ambasciatrici di quella bellezza appunto “senza tempo”. Inoltre, a proposito di vite vissute, The Timeless Issue ospita un portrait a tutto tondo di Deeda Blair, figura unica di filantropa e fundraiser, moglie dell’ambasciatore William McCormick Blair Jr. e amica dei Kennedy.
Competente di haute couture come di biotecnologie, il suo stile è leggendario, come pure il suo impegno sul fronte della ricerca scientifica. In The Timeless Issue ampio spazio è dedicato anche al tema Beauty: come prendersi cura di sé nelle diverse fasi della vita, dalla prevenzione, alla salvaguardia della bellezza, alla strategie anti-age.
fonte: http://www.gqitalia.it/
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Lgbt: Due film di Marco Simon Puccioni all'Arena di Piazza Vittorio a Roma, giovedì 23 luglio alle 21.15
Giovedì 23 luglio 2015, nello splendido scenario dell'Arena di Piazza Vittorio nei giardini Nicola Calipari a Roma, si svolgerà la proiezione del documentario “Prima di Tutto” del regista Marco Simon Puccioni.
Un lungo ed emozionante viaggio vissuto in prima persona, che ha portato Marco e il suo compagno Giampietro a diventare padri in California per poi vivere in Italia come famiglia omogenitoriale. L'evento sarà arricchito da alcuni piccoli "extra" girati da Puccioni per le Famiglie Arcobaleno.
In sala saranno presenti il regista Marco Simon Puccioni, il produttore Giampietro Preziosa, il presidente di SEL Nichi Vendola, la consigliera comunale Imma Battaglia e la presidente dell'associazione Famiglie Arcobaleno Giuseppina La Delfa.
Al termine del documentario è previsto un dibattito con il regista Marco Simon Puccioni e il produttore Giampietro Preziosa.
A seguire, alle 22.30 verrà inoltre proiettato il film “Come il Vento”, del regista Marco Simon Puccioni, ispirato alla vita di Armida Miserere, interpretata da Valeria Golino e con Filippo Timi. Il prezzo del biglietto è di 5 euro.
Il documentario “Prima di Tutto” e il film “Come il Vento” sono prodotti da INTHELFILM società di produzione di Marco Simon Puccioni e Giampietro Preziosa che quest’anno compie vent’anni e ha in cantiere nuovi progetti per il cinema e la televisione.
fonte: http://www.cinemaitaliano.info
Un lungo ed emozionante viaggio vissuto in prima persona, che ha portato Marco e il suo compagno Giampietro a diventare padri in California per poi vivere in Italia come famiglia omogenitoriale. L'evento sarà arricchito da alcuni piccoli "extra" girati da Puccioni per le Famiglie Arcobaleno.
In sala saranno presenti il regista Marco Simon Puccioni, il produttore Giampietro Preziosa, il presidente di SEL Nichi Vendola, la consigliera comunale Imma Battaglia e la presidente dell'associazione Famiglie Arcobaleno Giuseppina La Delfa.
Al termine del documentario è previsto un dibattito con il regista Marco Simon Puccioni e il produttore Giampietro Preziosa.
A seguire, alle 22.30 verrà inoltre proiettato il film “Come il Vento”, del regista Marco Simon Puccioni, ispirato alla vita di Armida Miserere, interpretata da Valeria Golino e con Filippo Timi. Il prezzo del biglietto è di 5 euro.
Il documentario “Prima di Tutto” e il film “Come il Vento” sono prodotti da INTHELFILM società di produzione di Marco Simon Puccioni e Giampietro Preziosa che quest’anno compie vent’anni e ha in cantiere nuovi progetti per il cinema e la televisione.
fonte: http://www.cinemaitaliano.info
martedì 14 luglio 2015
Lgbt: "ILIADE - LE LACRIME DI ACHILLE" del Regista Matteo Tarasco, in prima nazionale il 16 luglio al teatro Romano di Sutri
Sequel ideale dell’esperienza di Eneide – Ciascuno patisce la propria ombra, che ha raggiunto le 100 repliche in un anno in tutta Italia, Iliade – Le Lacrime di Achille intende indagare la figura dell’eroe e delle vicende della guerra di Troia, adottando il punto di vista di tre figure femminili fondamentali nella storia dell’eroe, la schiava Briseide, la madre divina Teti e la guerriera Pentesilea.
In assenza dell’eroe le donne che lo hanno amato ne raccontano la storia creando una ideale achilleide, una indagine intima sul dolore e alla fragilità dell'eroe.
(In foto il regista Matteo Tarasco)
Lo spettacolo è il secondo capitolo della Trilogia del Mito al Femminile che vedrà la messa in scena dell’Odissea nel 2016.
Uno sguardo storico
Una fulgida oscurità ammanta l’epopea della guerra di Troia: oscure sono le trame della storia, fulgido il mito.
La vicenda è assai nota: si narra che una donna, Elena – moglie di Menelao, re di Sparta – sia stata rapita da Paride, figlio di Priamo, re di Troia. Per riportare a casa Elena si scatena una guerra lunga e feroce. Ma è concepibile combattere una guerra per una donna rapita, che in realtà si era lasciata rapire, o meglio, era fuggita con il proprio rapitore? È concepibile radunare un esercito di centomila uomini per assediare una città, che per quanto fosse la città più grande, più ricca, più famosa del mondo, aveva pur sempre un diametro di trecento metri? Ed è concepibile che questa guerra d’assedio duri dieci anni? Uno storico che volesse far luce sul mito potrebbe parlare di un embargo commerciale ai danni delle città greche, della chiusura dello stretto dei Dardanelli da parte delle autorità troiane, di una situazione politico-economica di forte squilibrio, di flussi migratori che attraversano l’Egeo verso oriente, insomma di una delicata congiuntura internazionale. Il lontano passato si rispecchia quindi nel presente, e le parole dello storico, potrebbero essere quelle dell’odierno inviato di guerra.
L’Eroismo e il dolore
L’Iliade di Omero narra quarantanove giorni nel corso del decimo anno di guerra, ma il racconto del grande oratore greco termina prima della fine della guerra.
Potremmo definire l’Iliade, il romanzo di Achille, perché il poeta sceglie di raccontare le vicende dell’ultimo anno della lunga guerra a partire dall’ira dell’eroe che determina una congiuntura di eventi tragici concatenati. L’ira funesta genera le lacrime di Achille, le prime di una lunga serie di pianti e lamentazioni che costellano l’epopea, perché nell’Iliade, non soltanto le donne Troiane piangono, ma anche e soprattutto i grandi eroi.
Il nostro progetto di messa in scena vuole addentrarsi nel linguaggio del dolore, per riscoprirne un nuovo valore semantico e ridisegnare l’ideologia della virilità, che, nell’epopea, si completa e acquista valore soltanto quando si appropria del modello femminile. Nell’Iliade si assiste costantemente al contrasto tra le bufere del dolore maschile e la lenta perdita di sostanza che consuma la vita nel rituale della lamentazione femminile.
Se il dolore delle donne esautora la forza vitale, il dolore dell’eroe ne esalta l’energia e l’ardore guerriero, perché per Omero, lacrime e gloria, sofferenza ed eroismo sono strettamente connessi Le lacrime degli eroi non sono segno di debolezza ma ostentazione di forza e di vitalità, perché gli uomini valorosi sono sempre inclini alle lacrime.
Le nostre fonti
Abbiamo scelto di trasfondere sul palcoscenico queste suggestioni utilizzando il punto di vista femminile delle donne che hanno amato o sono state amate da Achille nel corso della guerra: la schiava Briseide, personaggio enigmatico ma fondamentale, alla cui vicenda Omero dedica circa metà dell’Iliade, pur facendola parlare raramente, ma che molto parlerà nella famosa lettera che le fa scrivere Ovidio nelle Eroidi e della quale conosceremo meglio le intime sorti nel romanzo contemporaneo di Coleen McCollough, Il Canto di Troia; la madre divina Teti, che sin dall’inizio del poema consola l’eroe che lei considera ancora fanciullo, il tramite tra il mondo terreno e l’Olimpo, colei che consapevole del tragico destino di Achille cerca di raccoglierne le lacrime e la cui storia si ritrova in Biblioteca di Apollodoro e in Miti di Igino; l’amazzone Pentesilea, donna guerriera ed esotica che fronteggia da pari il condottiero Achille, generando in lui stupore e ammirazione, una sorta di doppelganger dell’eroe, un Achille femmina, che ha affascinato la letteratura europea del diciottesimo secolo e trovando in Heinrich Von Kleist primo altissimo compimento, mai nessuno infatti prima del grande poeta tedesco aveva narrato la storia della Regina delle Amazzoni.
Il nostro progetto racconta l’assenza dell’eroe, tema che abbiamo già affrontato in Eneide - (Ciascuno patisce la propria ombra), consapevoli che la modernità è orfana di eroi e modelli virili, scegliamo di indagare il punto di vista femminile sul mito, ricreando un’ideale achilleide, che vuole essere una indagine intima sul dolore e alla fragilità dell'eroe.
Le istanze del nostro progetto
Il nostro progetto racconta l’assenza dell’eroe, tema che abbiamo già affrontato in Eneide - (Ciascuno patisce la propria ombra), consapevoli che la modernità è orfana di eroi e modelli virili, scegliamo di indagare il punto di vista femminile sul mito, ricreando un’ideale achilleide, che vuole essere una indagine intima sul dolore e alla fragilità dell'eroe.
Mettere in scena Iliade – Le Lacrime di Achille oggi significa essere appassionati, e folli, significa ricordare che le parole bruciano, che le parole si fanno carne mentre noi parliamo e quindi anche parlare, anche raccontare una storia, è un gesto fisico e corporale.
Oggi sembra che la lingua abbia perduto la sua Physis, la lingua oggi non è più del cuore, come diceva Paracelso, ma della mente, di Nuos. Per questo è necessario fare teatro oggi, ovunque e comunque, per non far soccombere la parola nelle paralizzanti spire dell’ossessione comunicativa, per non stritolare la parola nell’angoscia semantica della comunicazione che molto dice e poco esprime. Fare teatro oggi ci ricorda che il valore della parola si riconosce nel silenzio dell’ascolto.
MATTEO TARASCO
Informazioni
Arte e Spettacolo Domovoj
In collaborazione con TEATRI DI PIETRA presenta
I L I A D E LE LACRIME DI ACHILLE Da Omero, Ovidio, Kleist - Uno spettacolo di Matteo Tarasco
Drammaturgia e Regia MATTEO TARASCO
Con ELENA AIMONE, ROSY BONFIGLIO, GIULIA SANTILLI
Spazio scenico MATTEO TARASCO
Costumi CHIARA AVERSANO - Assistente alla Regia KATIA DI CARLO
Fotografie di Scena PINO LEPERA - Organizzazione MARILIA CHIMENTI
Fonte: http://laplatea.it/
In assenza dell’eroe le donne che lo hanno amato ne raccontano la storia creando una ideale achilleide, una indagine intima sul dolore e alla fragilità dell'eroe.
(In foto il regista Matteo Tarasco)
Lo spettacolo è il secondo capitolo della Trilogia del Mito al Femminile che vedrà la messa in scena dell’Odissea nel 2016.
Uno sguardo storico
Una fulgida oscurità ammanta l’epopea della guerra di Troia: oscure sono le trame della storia, fulgido il mito.
La vicenda è assai nota: si narra che una donna, Elena – moglie di Menelao, re di Sparta – sia stata rapita da Paride, figlio di Priamo, re di Troia. Per riportare a casa Elena si scatena una guerra lunga e feroce. Ma è concepibile combattere una guerra per una donna rapita, che in realtà si era lasciata rapire, o meglio, era fuggita con il proprio rapitore? È concepibile radunare un esercito di centomila uomini per assediare una città, che per quanto fosse la città più grande, più ricca, più famosa del mondo, aveva pur sempre un diametro di trecento metri? Ed è concepibile che questa guerra d’assedio duri dieci anni? Uno storico che volesse far luce sul mito potrebbe parlare di un embargo commerciale ai danni delle città greche, della chiusura dello stretto dei Dardanelli da parte delle autorità troiane, di una situazione politico-economica di forte squilibrio, di flussi migratori che attraversano l’Egeo verso oriente, insomma di una delicata congiuntura internazionale. Il lontano passato si rispecchia quindi nel presente, e le parole dello storico, potrebbero essere quelle dell’odierno inviato di guerra.
L’Eroismo e il dolore
L’Iliade di Omero narra quarantanove giorni nel corso del decimo anno di guerra, ma il racconto del grande oratore greco termina prima della fine della guerra.
Potremmo definire l’Iliade, il romanzo di Achille, perché il poeta sceglie di raccontare le vicende dell’ultimo anno della lunga guerra a partire dall’ira dell’eroe che determina una congiuntura di eventi tragici concatenati. L’ira funesta genera le lacrime di Achille, le prime di una lunga serie di pianti e lamentazioni che costellano l’epopea, perché nell’Iliade, non soltanto le donne Troiane piangono, ma anche e soprattutto i grandi eroi.
Il nostro progetto di messa in scena vuole addentrarsi nel linguaggio del dolore, per riscoprirne un nuovo valore semantico e ridisegnare l’ideologia della virilità, che, nell’epopea, si completa e acquista valore soltanto quando si appropria del modello femminile. Nell’Iliade si assiste costantemente al contrasto tra le bufere del dolore maschile e la lenta perdita di sostanza che consuma la vita nel rituale della lamentazione femminile.
Se il dolore delle donne esautora la forza vitale, il dolore dell’eroe ne esalta l’energia e l’ardore guerriero, perché per Omero, lacrime e gloria, sofferenza ed eroismo sono strettamente connessi Le lacrime degli eroi non sono segno di debolezza ma ostentazione di forza e di vitalità, perché gli uomini valorosi sono sempre inclini alle lacrime.
Le nostre fonti
Abbiamo scelto di trasfondere sul palcoscenico queste suggestioni utilizzando il punto di vista femminile delle donne che hanno amato o sono state amate da Achille nel corso della guerra: la schiava Briseide, personaggio enigmatico ma fondamentale, alla cui vicenda Omero dedica circa metà dell’Iliade, pur facendola parlare raramente, ma che molto parlerà nella famosa lettera che le fa scrivere Ovidio nelle Eroidi e della quale conosceremo meglio le intime sorti nel romanzo contemporaneo di Coleen McCollough, Il Canto di Troia; la madre divina Teti, che sin dall’inizio del poema consola l’eroe che lei considera ancora fanciullo, il tramite tra il mondo terreno e l’Olimpo, colei che consapevole del tragico destino di Achille cerca di raccoglierne le lacrime e la cui storia si ritrova in Biblioteca di Apollodoro e in Miti di Igino; l’amazzone Pentesilea, donna guerriera ed esotica che fronteggia da pari il condottiero Achille, generando in lui stupore e ammirazione, una sorta di doppelganger dell’eroe, un Achille femmina, che ha affascinato la letteratura europea del diciottesimo secolo e trovando in Heinrich Von Kleist primo altissimo compimento, mai nessuno infatti prima del grande poeta tedesco aveva narrato la storia della Regina delle Amazzoni.
Il nostro progetto racconta l’assenza dell’eroe, tema che abbiamo già affrontato in Eneide - (Ciascuno patisce la propria ombra), consapevoli che la modernità è orfana di eroi e modelli virili, scegliamo di indagare il punto di vista femminile sul mito, ricreando un’ideale achilleide, che vuole essere una indagine intima sul dolore e alla fragilità dell'eroe.
Le istanze del nostro progetto
Il nostro progetto racconta l’assenza dell’eroe, tema che abbiamo già affrontato in Eneide - (Ciascuno patisce la propria ombra), consapevoli che la modernità è orfana di eroi e modelli virili, scegliamo di indagare il punto di vista femminile sul mito, ricreando un’ideale achilleide, che vuole essere una indagine intima sul dolore e alla fragilità dell'eroe.
Mettere in scena Iliade – Le Lacrime di Achille oggi significa essere appassionati, e folli, significa ricordare che le parole bruciano, che le parole si fanno carne mentre noi parliamo e quindi anche parlare, anche raccontare una storia, è un gesto fisico e corporale.
Oggi sembra che la lingua abbia perduto la sua Physis, la lingua oggi non è più del cuore, come diceva Paracelso, ma della mente, di Nuos. Per questo è necessario fare teatro oggi, ovunque e comunque, per non far soccombere la parola nelle paralizzanti spire dell’ossessione comunicativa, per non stritolare la parola nell’angoscia semantica della comunicazione che molto dice e poco esprime. Fare teatro oggi ci ricorda che il valore della parola si riconosce nel silenzio dell’ascolto.
MATTEO TARASCO
Informazioni
Arte e Spettacolo Domovoj
In collaborazione con TEATRI DI PIETRA presenta
I L I A D E LE LACRIME DI ACHILLE Da Omero, Ovidio, Kleist - Uno spettacolo di Matteo Tarasco
Drammaturgia e Regia MATTEO TARASCO
Con ELENA AIMONE, ROSY BONFIGLIO, GIULIA SANTILLI
Spazio scenico MATTEO TARASCO
Costumi CHIARA AVERSANO - Assistente alla Regia KATIA DI CARLO
Fotografie di Scena PINO LEPERA - Organizzazione MARILIA CHIMENTI
Fonte: http://laplatea.it/
venerdì 10 luglio 2015
Lgbt: Sul lungomare di Pescara il flash mob di Dejavù contro l'omofobia, il progetto guidato da Michael Iurino
Il progetto, guidato da Michael Iurino, organizza serate lgbt, ma ha un ruolo attivo nella promozione di eventi contro l'intolleranza di genere. "Con le Arcigay provinciali vorremmo organizzare - spiega - il primo pride dell'Adriatico"
Lustrini, paillettes e musica ad alto volume per combattere l’omofobia. È il flash mob messo in scena venerdì sera (3 luglio) sul lungomare di Pescara, a pochi metri dalla nave di Cascella, dallo staff di Dejavu friendly.
Tre drag queen e una vocal performer sono scese in strada per la prima volta in Abruzzo cantando e danzando destando la curiosità e l’interesse di decine di persone, con l’unico obiettivo di portare arte, ironia, gioia e un messaggio chiarissimo: no all’omofobia. L’obiettivo, a giudicare dalla folla di curiosi, immortalati anche nel video pubblicato su You Tube, è riuscito.
Il flash mob è servito anche a pubblicizzare la serata lgbt di sabato scorso al lido Palm Beach, sul lungomare Matteotti, organizzata sempre da Dejavu Friendly. Il progetto, guidato da Michael Iurino, fa da filo conduttore ad una serie di serate pescaresi, con l’obiettivo di far divertire omosessuali ed etero, proponendo musica commerciale ed edm, animazione con drag queen, ballerine, giochi di fuoco, giocolieri. Ma, soprattuto, mira a portare avanti un messaggio positivo contro i pregiudizi
“Organizzo questo genere di eventi da 2 anni – spiega Iurino, 23 anni – e partecipano con entusiasmo non solo persone lgbt, ma anche chiunque voglia vedere un grande spettacolo che raramente si trova nei locali abruzzesi. Con le nostre serate promuoviamo la lotta contro il pregiudizio e a favore della convivenza pacifica fra tutti i sessi, tanto che, insieme alle Arcigay provinciali d’Abruzzo, vorremmo organizzare, per la prossima estate, il pride dell’Adriatico”.“
fonte: Francesca Rapposelli per http://www.ilpescara.it/
Lustrini, paillettes e musica ad alto volume per combattere l’omofobia. È il flash mob messo in scena venerdì sera (3 luglio) sul lungomare di Pescara, a pochi metri dalla nave di Cascella, dallo staff di Dejavu friendly.
Tre drag queen e una vocal performer sono scese in strada per la prima volta in Abruzzo cantando e danzando destando la curiosità e l’interesse di decine di persone, con l’unico obiettivo di portare arte, ironia, gioia e un messaggio chiarissimo: no all’omofobia. L’obiettivo, a giudicare dalla folla di curiosi, immortalati anche nel video pubblicato su You Tube, è riuscito.
Il flash mob è servito anche a pubblicizzare la serata lgbt di sabato scorso al lido Palm Beach, sul lungomare Matteotti, organizzata sempre da Dejavu Friendly. Il progetto, guidato da Michael Iurino, fa da filo conduttore ad una serie di serate pescaresi, con l’obiettivo di far divertire omosessuali ed etero, proponendo musica commerciale ed edm, animazione con drag queen, ballerine, giochi di fuoco, giocolieri. Ma, soprattuto, mira a portare avanti un messaggio positivo contro i pregiudizi
“Organizzo questo genere di eventi da 2 anni – spiega Iurino, 23 anni – e partecipano con entusiasmo non solo persone lgbt, ma anche chiunque voglia vedere un grande spettacolo che raramente si trova nei locali abruzzesi. Con le nostre serate promuoviamo la lotta contro il pregiudizio e a favore della convivenza pacifica fra tutti i sessi, tanto che, insieme alle Arcigay provinciali d’Abruzzo, vorremmo organizzare, per la prossima estate, il pride dell’Adriatico”.“
fonte: Francesca Rapposelli per http://www.ilpescara.it/
Lgbt: Bacio gay in copertina su Sportweek: è la prima volta in Italia per un giornale sportivo
"Chi ha paura di un bacio?" sarà il titolo della cover dell'allegato della Gazzetta dello Sport. I protagonisti sono due rugbisti della squadra Libera Rugby, compagni anche nella vita
Con l’hashtag #liberitutti Sportweek entra nella storia: per la prima volta, nel numero che troverete in edicola sabato, vedremo un bacio gay tra due rugbisti.
I protagonisti sono due giocatori della squadra amatoriale romana Libera Rugby, Stefano e Giacomo, non solo compagni di squadra, ma anche compagni di vita.
“Chi ha paura di un bacio?” sarà il titolo della copertina dell’allegato della Gazzetta dello Sport. Sul sito della squadra si legge: “Libera Rugby Club è la prima squadra maschile di rugby gay-friendly in Italia. L’obiettivo di Libera è promuovere la diffusione del gioco del rugby nella comunità LGBT, fornendo un ambiente sociale e sportivo dove tutti si sentono accettati e rispettati indipendentemente dal loro orientamento sessuale, contribuendo in tal modo a combattere l’omofobia nel mondo dello sport”.
Un messaggio forte in un mondo, quello sportivo, pieno di tabù. Per la prima volta in Italia un giornale sportivo pubblica un bacio gay sulla sua copertina, iniziativa commentata positivamente dal portavoce del Gay Center Fabrizio Marrazzo: “Si tratta di una scelta rivoluzionaria per lo sport italiano e di grande importanza per il messaggio che vuole veicolare, quello di abbattere i pregiudizi anche nello sport e tramite lo sport”.
Nel 2013 GQ tedesco aveva lanciato l’hashtag #Mundpropaganda mettendo in copertina un bacio omosessuale e facendo una campagna di sensibilizzazione sull’omofobia chiedendo a 13 celebrità maschili tedesche di baciarsi. “L’intolleranza a cui sono sottoposti gli omosessuali è troppa – ha detto il capo redattore della rivista – Con #Mundpropaganda ci vogliamo battere per una società più libera e rispettosa”.
fonte: di Elisa D'Ospina per http://www.ilfattoquotidiano.it/
Con l’hashtag #liberitutti Sportweek entra nella storia: per la prima volta, nel numero che troverete in edicola sabato, vedremo un bacio gay tra due rugbisti.
I protagonisti sono due giocatori della squadra amatoriale romana Libera Rugby, Stefano e Giacomo, non solo compagni di squadra, ma anche compagni di vita.
“Chi ha paura di un bacio?” sarà il titolo della copertina dell’allegato della Gazzetta dello Sport. Sul sito della squadra si legge: “Libera Rugby Club è la prima squadra maschile di rugby gay-friendly in Italia. L’obiettivo di Libera è promuovere la diffusione del gioco del rugby nella comunità LGBT, fornendo un ambiente sociale e sportivo dove tutti si sentono accettati e rispettati indipendentemente dal loro orientamento sessuale, contribuendo in tal modo a combattere l’omofobia nel mondo dello sport”.
Un messaggio forte in un mondo, quello sportivo, pieno di tabù. Per la prima volta in Italia un giornale sportivo pubblica un bacio gay sulla sua copertina, iniziativa commentata positivamente dal portavoce del Gay Center Fabrizio Marrazzo: “Si tratta di una scelta rivoluzionaria per lo sport italiano e di grande importanza per il messaggio che vuole veicolare, quello di abbattere i pregiudizi anche nello sport e tramite lo sport”.
Nel 2013 GQ tedesco aveva lanciato l’hashtag #Mundpropaganda mettendo in copertina un bacio omosessuale e facendo una campagna di sensibilizzazione sull’omofobia chiedendo a 13 celebrità maschili tedesche di baciarsi. “L’intolleranza a cui sono sottoposti gli omosessuali è troppa – ha detto il capo redattore della rivista – Con #Mundpropaganda ci vogliamo battere per una società più libera e rispettosa”.
fonte: di Elisa D'Ospina per http://www.ilfattoquotidiano.it/
A Roma "MARINA ABRAMOVIĆ-THE ARTIST IS PRESENT" alla Casa Internazionale Delle Donne, lunedì 13 luglio ore 21
MARINA ABRAMOVIĆ: "THE ARTIST IS PRESENT"
Casa Internazionale Delle Donne-via San francesco di Sales 1/a Roma
Seducente, senza paura, oltraggiosa, Marina Abramović ha stravolto il significato della parola ARTE in quasi 40 anni di attività. Usando il proprio corpo come medium fino a farlo diventare l’Opera d’Arte stessa e spingendosi oltre i propri limiti fisici e mentali, Marina ha creato performance che sfidano, scioccano ed emozionano profondamente.
Il film documentario MARINA ABRAMOVIĆ-THE ARTIST IS PRESENT ci fornisce l’occasione preziosa di un accesso totale al mondo di Marina, seguendola nella preparazione del momento più importante della sua vita come artista, l’inaugurazione della retrospettiva che l’ha celebrata nel 2010 al MoMA - Museum of Modern Art - di New York, luogo eletto forse anche per mettere a tacere l’assillante brusio che aveva sempre accompagnato il suo lavoro: “Ma questa è arte?
La proiezione speciale si inserisce in una settimana che vedrà protagonista Marina Abramović a Milano con il suo nuovo inedito lavoro “The Abramović Method” pensato per il Padiglione d’Arte Contemporanea. Una serie di living installation che il pubblico, guidato e motivato dall'artista, sarà invitato a percorrere e sperimentare. In mostra per la prima volta anche la monumentale installazione della performance del MoMA ricostruita nel film, insieme ad opere recenti collegate alla tematica del nuovo lavoro.
Il film comincia con Marina che allestisce la performance. La vediamo spostarsi nel museo, consultare curatori, galleristi e designer, scherzare e affascinare chiunque incroci il suo cammino. Klaus Biesenbach, curatore del MoMA e vecchio amico di Marina, afferma: “Marina non sta mai non eseguendo una performance.”
L’allestimento della retrospettiva e l’esibizione quotidiana, durata tre mesi, sono la colonna narrativa di MARINA ABRAMOVIĆ THE ARTIST IS PRESENT.
L’esibizione, appositamente intitolata “L’artista è presente”, sarà la performance solista più lunga della carriera della Abramović, nonché l’impresa più faticosa che abbia mai sostenuto, sia fisicamente che emotivamente.
Quando l’aveva concepita si era immaginata subito quello che avrebbe rappresentato per lei perché solo nel pensarla “ le provocava la nausea”.
Le persone che hanno partecipato sono state 1400: alcune per pochi minuti, altri anche per un giorno intero. Non sono mancate le celebrità, come Marisa Tomei, Isabella Rossellini, Lou Reed, Rufus Wainwright.
La performance diventa la vita, e la vita diventa arte, i confini sono permeabili. Un principio reso vivido dal film che scava indietro nel tempo per esplorare la genesi di “The Artist is Present”, dall’iniziale carriera solista fino alla relazione/collaborazione, durata dodici anni, con Ulay, una figura nevralgica per Marina. Dalla storia del loro rapporto e del loro riavvicinamento emotivamente intensissimo, nel periodo precedente la retrospettiva del MoMA, emerge di lei una figura parallela, una diapositiva in carne ed ossa dell’artista/icona: una donna guidata dalla passione, esasperatamente divorata dalle contraddizioni, con un bisogno disperato di essere ammirata.
Il critico d’arte Arthur Danto sottolinea come “The Artist is Present” rappresenti un’esperienza completamente nuova nella storia dell’arte. “La gente rimane di fronte a gran parte dei capolavori per trenta secondi. Monna Lisa? trenta secondi. Ma qui la gente viene e si siede per tutto il giorno”.
Un ipnotizzante viaggio cinematografico nel mondo di un’artista radicale che non traccia distinzioni tra vita e arte. In occasione della sua nuova mostra al PAC di Milano dal 21 marzo, GA&A e Feltrinelli presentano il film rivelazione della Berlinale: ritratto intimo di una donna incredibilmente magnetica e infinitamente intrigante acclamata tra le artiste più significative dei nostri tempi.
Una produzione Show of Force per HBO, in coproduzione con AVRO Television e in collaborazione con GA&A Productions
Distribuito in Italia da GA&A Productions e Feltrinelli Real Cinema
Presentato al Sundance Film Festival 2012 - US Documentary Category
PANORAMA AUDIENCE AWORD - 62 Berlinale 2012
Il trailer del film è visionabile al link:
https://www.youtube.com/watch?v=aBROmNaRE3k&feature=em-share_video_user
fonte: https://www.facebook.com/events/978484882203073/
Casa Internazionale Delle Donne-via San francesco di Sales 1/a Roma
Seducente, senza paura, oltraggiosa, Marina Abramović ha stravolto il significato della parola ARTE in quasi 40 anni di attività. Usando il proprio corpo come medium fino a farlo diventare l’Opera d’Arte stessa e spingendosi oltre i propri limiti fisici e mentali, Marina ha creato performance che sfidano, scioccano ed emozionano profondamente.
Il film documentario MARINA ABRAMOVIĆ-THE ARTIST IS PRESENT ci fornisce l’occasione preziosa di un accesso totale al mondo di Marina, seguendola nella preparazione del momento più importante della sua vita come artista, l’inaugurazione della retrospettiva che l’ha celebrata nel 2010 al MoMA - Museum of Modern Art - di New York, luogo eletto forse anche per mettere a tacere l’assillante brusio che aveva sempre accompagnato il suo lavoro: “Ma questa è arte?
La proiezione speciale si inserisce in una settimana che vedrà protagonista Marina Abramović a Milano con il suo nuovo inedito lavoro “The Abramović Method” pensato per il Padiglione d’Arte Contemporanea. Una serie di living installation che il pubblico, guidato e motivato dall'artista, sarà invitato a percorrere e sperimentare. In mostra per la prima volta anche la monumentale installazione della performance del MoMA ricostruita nel film, insieme ad opere recenti collegate alla tematica del nuovo lavoro.
Il film comincia con Marina che allestisce la performance. La vediamo spostarsi nel museo, consultare curatori, galleristi e designer, scherzare e affascinare chiunque incroci il suo cammino. Klaus Biesenbach, curatore del MoMA e vecchio amico di Marina, afferma: “Marina non sta mai non eseguendo una performance.”
L’allestimento della retrospettiva e l’esibizione quotidiana, durata tre mesi, sono la colonna narrativa di MARINA ABRAMOVIĆ THE ARTIST IS PRESENT.
L’esibizione, appositamente intitolata “L’artista è presente”, sarà la performance solista più lunga della carriera della Abramović, nonché l’impresa più faticosa che abbia mai sostenuto, sia fisicamente che emotivamente.
Quando l’aveva concepita si era immaginata subito quello che avrebbe rappresentato per lei perché solo nel pensarla “ le provocava la nausea”.
Le persone che hanno partecipato sono state 1400: alcune per pochi minuti, altri anche per un giorno intero. Non sono mancate le celebrità, come Marisa Tomei, Isabella Rossellini, Lou Reed, Rufus Wainwright.
La performance diventa la vita, e la vita diventa arte, i confini sono permeabili. Un principio reso vivido dal film che scava indietro nel tempo per esplorare la genesi di “The Artist is Present”, dall’iniziale carriera solista fino alla relazione/collaborazione, durata dodici anni, con Ulay, una figura nevralgica per Marina. Dalla storia del loro rapporto e del loro riavvicinamento emotivamente intensissimo, nel periodo precedente la retrospettiva del MoMA, emerge di lei una figura parallela, una diapositiva in carne ed ossa dell’artista/icona: una donna guidata dalla passione, esasperatamente divorata dalle contraddizioni, con un bisogno disperato di essere ammirata.
Il critico d’arte Arthur Danto sottolinea come “The Artist is Present” rappresenti un’esperienza completamente nuova nella storia dell’arte. “La gente rimane di fronte a gran parte dei capolavori per trenta secondi. Monna Lisa? trenta secondi. Ma qui la gente viene e si siede per tutto il giorno”.
Un ipnotizzante viaggio cinematografico nel mondo di un’artista radicale che non traccia distinzioni tra vita e arte. In occasione della sua nuova mostra al PAC di Milano dal 21 marzo, GA&A e Feltrinelli presentano il film rivelazione della Berlinale: ritratto intimo di una donna incredibilmente magnetica e infinitamente intrigante acclamata tra le artiste più significative dei nostri tempi.
Una produzione Show of Force per HBO, in coproduzione con AVRO Television e in collaborazione con GA&A Productions
Distribuito in Italia da GA&A Productions e Feltrinelli Real Cinema
Presentato al Sundance Film Festival 2012 - US Documentary Category
PANORAMA AUDIENCE AWORD - 62 Berlinale 2012
Il trailer del film è visionabile al link:
https://www.youtube.com/watch?v=aBROmNaRE3k&feature=em-share_video_user
fonte: https://www.facebook.com/events/978484882203073/
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martedì 7 luglio 2015
Lgbt: Il 18 luglio sul palco «Un ragazzo di nome Giulia» di Saverio Aversa, nei Giardini della Filarmonica a Roma
Avevamo già avuto occasione di intervistare e conoscere Saverio Aversa con “L’enigma di un amore”, “in memoria di Karl Heinrich Ulrichs, pioniere del movimento omosessuale” e che aveva debuttato alla rassegna lgbt Illecite//Visioni a Milano, nel 2013.
Sabato 18 luglio alle 21 debutterà “Un ragazzo di nome Giulia”, testo scritto e spettacolo diretto da Saverio Aversa, nei Giardini della Filarmonica a Roma. “Con “Un ragazzo di nome Giulia” – ci racconta Saverio – continuo ad occuparmi di persone lgbt e dei pregiudizi nei loro confronti, della battaglia, oggi più che mai attuale nel nostro Paese, per il riconoscimento dei diritti ancora negati”. Abbiamo intervistato Saverio, che ci ha presentato il lavoro e anticipato un’opera a cui sta lavorando.
Saverio, ho già avuto occasione di di intervistarti per lo spettacolo “L’Enigma dell’Amore” che ha debuttato a Milano nel 2013, per la rassegna lgbt Illecite//Visioni. Oggi stai per andare in scena con un altro testo tuo, “Un ragazzo di nome Giulia”, che sabato 18 luglio alle 21 sarà sul palco de “I solisti del teatro” nei Giardini della Filarmonica a Roma. Ce ne puoi parlare?
Il testo nasce da una storia vera, il racconto di un ragazzo che conobbi durante un dibattito politico quando ero dirigente nazionale di Rifondazione, responsabile diritti civili. Scrissi un racconto dal titolo “Un ragazzo di nome Giulia”, parafrasando il romanzo di Milena Milani “La ragazza di nome Giulio”. È la storia di una persona ftom, female to male, che viene raccontata dall’attore Pino Censi. Su facebook c’è la pagina “unragazzodinomegiulia” e in rete il blog. E’ un atto unico accompagnato dal sassofono di Carmen Falato, concertista e cantante di esperienza.
Puoi darci qualche dettaglio in più?
Il protagonista è nato in un corpo che non riconosce e vengono raccontate le difficoltà vissute fin da bambino, in quel corpo imberbe unisex e che comincia a cambiare nella pubertà. Giulia è forte ma la sua consapevolezza si costruisce superando una serie di ostacoli e fra questi l’anoressia e la bulimia. Non voglio raccontare oltre ma vorrei sottolineare che va in scena una sorta di dialogo fra attore e musicista, fra la voce umana e il suono del sassofono.
Perché hai scelto di unire musica e voce?
La scelta di unire musica e voce parte dal testo che riferisce anche la storia di Billy Tipton, pianista e cantante swing degli anni 50 e 60, morto nel 1989, sposato cinque volte e con tre figli adottivi. Il medico che ne accertò il decesso dovette constatare che il suo corpo era biologicamente femminile ma che aveva vissuto come un uomo. Un gruppo di sassofoniste americane ha scelto di fargli omaggio chiamandosi “Billy Tipton Memorial Saxophone Quartet”.
Come hai costruito “Un ragazzo di nome Giulia” con l’attore Pino Censi?
L’impegno maggiore è stato cucire addosso, come un vestito, il testo sull’attore, sulla sua fisicità e sulla sua recitazione. Siamo stati facilitati dal rapporto di amicizia fra noi due e da precedenti collaborazioni. Censi è entrato giovanissimo all’Accademia nazionale “Silvio D’amico” e ha lavorato con una decina di registi importanti. Da tanto tempo volevamo fare uno spettacolo insieme e questa è stata l’occasione giusta. Vorremmo portare lo spettacolo in giro per l’Italia e anche a Milano naturalmente.
Quali sono le differenze di produzione e sceniche con il primo spettacolo?
Contrariamente a “L’Enigma dell’amore”, questo nuovo spettacolo è quasi “tascabile”, può avere varie versioni adattabili agli spazi e alle varie necessità: lo realizzeremo sempre con le musiche dal vivo ma spesso saranno registrate. La produzione ricade unicamente sulle mie spalle anche se è realizzata insieme ad un’associazione teatrale. Vorrei promuovere lo spettacolo nelle sedi di associazioni lgbt, nei centri autogestiti, in piccoli teatri, negli appartamenti, ricordando Nino Gennaro che faceva spettacoli nelle strade, nei cortili, negli scantinati con Teatro Madre: andava dappertutto con la sua arte. Sono consapevole che è una bella sfida da portare avanti in un panorama desolante. Le sovvenzioni pubbliche agli eventi culturali subiscono continui tagli e, per esempio, quest’anno la rassegna romana “Garofano verde” rischia di non essere realizzata dopo ventuno anni.
Questo nuovo impegno ti vede oltre che come autore anche come regista. Potresti dirci i passaggi di un’evoluzione e di un cambiamento, che c’è stato, nel tema e nei protagonisti tra i due spettacoli?
Sono al mio secondo testo di teatro, il primo è stato “L’Enigma dell’Amore “, in memoria di Karl Heinrich Ulrichs, pioniere del movimento omosessuale. Con “Un ragazzo di nome Giulia” continuo ad occuparmi di persone lgbt e dei pregiudizi nei loro confronti, della battaglia, oggi più che mai attuale nel nostro Paese, per il riconoscimento dei diritti ancora negati.
Ci sono altri progetti in sospeso a cui stai lavorando?
Un altro mio amico attore mi ha chiesto di fare qualcosa insieme, qualcosa di adatto a lui, e ho pensato ad un romanzo da adattare drammaturgicamente, “Signori” di Warwick Collins, ambientato negli anni ottanta in un bagno pubblico a Londra, dove si entrava con un penny, in cui si accostano l’omosessualità e il sesso al capitalismo.
fonte: By Alessandro Rizzo http://www.pianetagay.com/18-luglio-ragazzo-nome-giulia-aversa/
Sabato 18 luglio alle 21 debutterà “Un ragazzo di nome Giulia”, testo scritto e spettacolo diretto da Saverio Aversa, nei Giardini della Filarmonica a Roma. “Con “Un ragazzo di nome Giulia” – ci racconta Saverio – continuo ad occuparmi di persone lgbt e dei pregiudizi nei loro confronti, della battaglia, oggi più che mai attuale nel nostro Paese, per il riconoscimento dei diritti ancora negati”. Abbiamo intervistato Saverio, che ci ha presentato il lavoro e anticipato un’opera a cui sta lavorando.
Saverio, ho già avuto occasione di di intervistarti per lo spettacolo “L’Enigma dell’Amore” che ha debuttato a Milano nel 2013, per la rassegna lgbt Illecite//Visioni. Oggi stai per andare in scena con un altro testo tuo, “Un ragazzo di nome Giulia”, che sabato 18 luglio alle 21 sarà sul palco de “I solisti del teatro” nei Giardini della Filarmonica a Roma. Ce ne puoi parlare?
Il testo nasce da una storia vera, il racconto di un ragazzo che conobbi durante un dibattito politico quando ero dirigente nazionale di Rifondazione, responsabile diritti civili. Scrissi un racconto dal titolo “Un ragazzo di nome Giulia”, parafrasando il romanzo di Milena Milani “La ragazza di nome Giulio”. È la storia di una persona ftom, female to male, che viene raccontata dall’attore Pino Censi. Su facebook c’è la pagina “unragazzodinomegiulia” e in rete il blog. E’ un atto unico accompagnato dal sassofono di Carmen Falato, concertista e cantante di esperienza.
Puoi darci qualche dettaglio in più?
Il protagonista è nato in un corpo che non riconosce e vengono raccontate le difficoltà vissute fin da bambino, in quel corpo imberbe unisex e che comincia a cambiare nella pubertà. Giulia è forte ma la sua consapevolezza si costruisce superando una serie di ostacoli e fra questi l’anoressia e la bulimia. Non voglio raccontare oltre ma vorrei sottolineare che va in scena una sorta di dialogo fra attore e musicista, fra la voce umana e il suono del sassofono.
Perché hai scelto di unire musica e voce?
La scelta di unire musica e voce parte dal testo che riferisce anche la storia di Billy Tipton, pianista e cantante swing degli anni 50 e 60, morto nel 1989, sposato cinque volte e con tre figli adottivi. Il medico che ne accertò il decesso dovette constatare che il suo corpo era biologicamente femminile ma che aveva vissuto come un uomo. Un gruppo di sassofoniste americane ha scelto di fargli omaggio chiamandosi “Billy Tipton Memorial Saxophone Quartet”.
Come hai costruito “Un ragazzo di nome Giulia” con l’attore Pino Censi?
L’impegno maggiore è stato cucire addosso, come un vestito, il testo sull’attore, sulla sua fisicità e sulla sua recitazione. Siamo stati facilitati dal rapporto di amicizia fra noi due e da precedenti collaborazioni. Censi è entrato giovanissimo all’Accademia nazionale “Silvio D’amico” e ha lavorato con una decina di registi importanti. Da tanto tempo volevamo fare uno spettacolo insieme e questa è stata l’occasione giusta. Vorremmo portare lo spettacolo in giro per l’Italia e anche a Milano naturalmente.
Quali sono le differenze di produzione e sceniche con il primo spettacolo?
Contrariamente a “L’Enigma dell’amore”, questo nuovo spettacolo è quasi “tascabile”, può avere varie versioni adattabili agli spazi e alle varie necessità: lo realizzeremo sempre con le musiche dal vivo ma spesso saranno registrate. La produzione ricade unicamente sulle mie spalle anche se è realizzata insieme ad un’associazione teatrale. Vorrei promuovere lo spettacolo nelle sedi di associazioni lgbt, nei centri autogestiti, in piccoli teatri, negli appartamenti, ricordando Nino Gennaro che faceva spettacoli nelle strade, nei cortili, negli scantinati con Teatro Madre: andava dappertutto con la sua arte. Sono consapevole che è una bella sfida da portare avanti in un panorama desolante. Le sovvenzioni pubbliche agli eventi culturali subiscono continui tagli e, per esempio, quest’anno la rassegna romana “Garofano verde” rischia di non essere realizzata dopo ventuno anni.
Questo nuovo impegno ti vede oltre che come autore anche come regista. Potresti dirci i passaggi di un’evoluzione e di un cambiamento, che c’è stato, nel tema e nei protagonisti tra i due spettacoli?
Sono al mio secondo testo di teatro, il primo è stato “L’Enigma dell’Amore “, in memoria di Karl Heinrich Ulrichs, pioniere del movimento omosessuale. Con “Un ragazzo di nome Giulia” continuo ad occuparmi di persone lgbt e dei pregiudizi nei loro confronti, della battaglia, oggi più che mai attuale nel nostro Paese, per il riconoscimento dei diritti ancora negati.
Ci sono altri progetti in sospeso a cui stai lavorando?
Un altro mio amico attore mi ha chiesto di fare qualcosa insieme, qualcosa di adatto a lui, e ho pensato ad un romanzo da adattare drammaturgicamente, “Signori” di Warwick Collins, ambientato negli anni ottanta in un bagno pubblico a Londra, dove si entrava con un penny, in cui si accostano l’omosessualità e il sesso al capitalismo.
fonte: By Alessandro Rizzo http://www.pianetagay.com/18-luglio-ragazzo-nome-giulia-aversa/
Lgbt: Ricordando Frida Kahlo
Breve storia della pittrice messicana Frida Kahlo, nata il 6 luglio 1907 e scomparsa nel 1954 dopo anni turbolenti all'insegna di un'arte moderna e fortemente personale. Photo Credit: Nickolas Muray Photo Archives.
Il 6 luglio del 1907 nasceva a Coyoacan, in Messico, Magdalena Carmen Frieda Kahlo y Calderon, meglio nota con il nome di Frida Kahlo. Figlia di un fotografo di origini ebraico-ungheresi e di una benestante donna messicana, Frida Kahlo era affetta da spina bifida, una malformazione della spina dorsale, che fu inizialmente scambiata per poliomelite.
Fin da giovane, nonostante la malattia, Frida Kahlo mostrò un notevole talento artistico oltre che una personalità molto forte e indipendente. Nonostante gli interessi artistici, Frida Kahlo inizialmente si preparò allo studio della medicina presso la Escuela Nacional, dove si legò ai Cachucas, un gruppo di studenti di orientamento socialista, vicini al rivoluzionario messicano José Vasconcelos.
Non a caso, Frida Kahlo amava dire di essere nata nel 1910 proprio per mostrare di essere nata lo stesso anno in cui in Messico scoppiò la rivoluzione che portò a una nuova costituzione nel Paese. Nel 1925 Frida Kahlo fu vittima di un grave incidente. L'autobus su cui viaggiava si scontrò con un tram: l'artista riportò numerose fratture, tre le quali una alla colonna vertebrale, e si frantumò il collo.
In seguito al grave incidente, Frida Kahlo subì ben 32 operazioni e fu costretta per molto tempo a rimanere in casa, dove si chiuse in una forte solitudine. In questo periodo lesse numerosi libri, soprattutto sul movimento comunista, e realizzò diversi autoritratti, utilizzando uno stile decisamente moderno per l'epoca.
Quando poté nuovamente camminare, Frida Kahlo decise di trovare nella pittura un modo per contribuire finanziariamente alla vita della sua famiglia: per questa ragione decise di mostrare i suoi dipinti a Diego Rivera, il principale pittore messicano del tempo. Quest'ultimo fu molto colpito dalle opere di Frida Kahlo e dalla loro modernità. I due si sposarono nel 1929.
Nello stesso periodo, Frida Kahlo si inserì profondamente nella vita politica e culturale messicana e divenne una militante del Partito comunista messicano. Dopo aver passato alcuni anni della sua vita negli Stati Uniti, dove Diego Rivera doveva dipingere alcuni importanti affreschi, Frida Kahlo rimase incinta ma, vista l'inadeguatezza del proprio fisico, subì un aborto spontaneo. Questo fatto la turbò molto e per questo decise di tornare in Messico.
Nel 1939 divorziò da Diego Rivera dopo che quest'ultimo l'aveva tradita con la sorella Cristina Kahlo. Nel 1940, tuttavia, i due tornarono insieme nuovamente. Per quanto la sua grande storia d'amore fu quella con Diego Rivera, Frida Kahlo ebbe numerosi amanti di entrambi i sessi, tra cui il rivoluzionario russo Lev Trockij e il poeta francese Andrè Breton.
Il 13 luglio del 1954 Frida Kahlo morì di embolia polmonare dopo che, pochi anni prima, le era stata amputata una gamba a causa di una gangrena. Lo stile artistico di Frida Kahlo fu diversamente moderno per l'epoca in cui viveva e al tempo stesso molto personale, permeato in molti casi dagli episodi drammatici che aveva vissuto in prima persona.
fonte: http://www.thepostinternazionale.it/mondo/messico/frida-kahlo-storia
Il 6 luglio del 1907 nasceva a Coyoacan, in Messico, Magdalena Carmen Frieda Kahlo y Calderon, meglio nota con il nome di Frida Kahlo. Figlia di un fotografo di origini ebraico-ungheresi e di una benestante donna messicana, Frida Kahlo era affetta da spina bifida, una malformazione della spina dorsale, che fu inizialmente scambiata per poliomelite.
Fin da giovane, nonostante la malattia, Frida Kahlo mostrò un notevole talento artistico oltre che una personalità molto forte e indipendente. Nonostante gli interessi artistici, Frida Kahlo inizialmente si preparò allo studio della medicina presso la Escuela Nacional, dove si legò ai Cachucas, un gruppo di studenti di orientamento socialista, vicini al rivoluzionario messicano José Vasconcelos.
Non a caso, Frida Kahlo amava dire di essere nata nel 1910 proprio per mostrare di essere nata lo stesso anno in cui in Messico scoppiò la rivoluzione che portò a una nuova costituzione nel Paese. Nel 1925 Frida Kahlo fu vittima di un grave incidente. L'autobus su cui viaggiava si scontrò con un tram: l'artista riportò numerose fratture, tre le quali una alla colonna vertebrale, e si frantumò il collo.
In seguito al grave incidente, Frida Kahlo subì ben 32 operazioni e fu costretta per molto tempo a rimanere in casa, dove si chiuse in una forte solitudine. In questo periodo lesse numerosi libri, soprattutto sul movimento comunista, e realizzò diversi autoritratti, utilizzando uno stile decisamente moderno per l'epoca.
Quando poté nuovamente camminare, Frida Kahlo decise di trovare nella pittura un modo per contribuire finanziariamente alla vita della sua famiglia: per questa ragione decise di mostrare i suoi dipinti a Diego Rivera, il principale pittore messicano del tempo. Quest'ultimo fu molto colpito dalle opere di Frida Kahlo e dalla loro modernità. I due si sposarono nel 1929.
Nello stesso periodo, Frida Kahlo si inserì profondamente nella vita politica e culturale messicana e divenne una militante del Partito comunista messicano. Dopo aver passato alcuni anni della sua vita negli Stati Uniti, dove Diego Rivera doveva dipingere alcuni importanti affreschi, Frida Kahlo rimase incinta ma, vista l'inadeguatezza del proprio fisico, subì un aborto spontaneo. Questo fatto la turbò molto e per questo decise di tornare in Messico.
Nel 1939 divorziò da Diego Rivera dopo che quest'ultimo l'aveva tradita con la sorella Cristina Kahlo. Nel 1940, tuttavia, i due tornarono insieme nuovamente. Per quanto la sua grande storia d'amore fu quella con Diego Rivera, Frida Kahlo ebbe numerosi amanti di entrambi i sessi, tra cui il rivoluzionario russo Lev Trockij e il poeta francese Andrè Breton.
Il 13 luglio del 1954 Frida Kahlo morì di embolia polmonare dopo che, pochi anni prima, le era stata amputata una gamba a causa di una gangrena. Lo stile artistico di Frida Kahlo fu diversamente moderno per l'epoca in cui viveva e al tempo stesso molto personale, permeato in molti casi dagli episodi drammatici che aveva vissuto in prima persona.
fonte: http://www.thepostinternazionale.it/mondo/messico/frida-kahlo-storia
Lgbt: Una danzatrice nella storia: Misty Copeland è Prima Ballerina all’American Ballet Theater
Una notizia nell’aria da giorni ma confermata soltanto martedì 30 giugno: Misty Copeland, 32 anni, è Prima Ballerina all’American Ballet Theater di New York, la prima di colore nei 75 anni di vita dell’ABT.
Una nomina che fa storia. Negli Stati Uniti ma soprattutto nel mondo della danza internazionale.
Un sogno iniziato 14 anni fa, quando per la prima volta ha varcato la soglia dell’Abt. Promossa ‘Solista’ solo otto anni fa, anche in quel caso passando alla storia come una delle più giovani ballerine della compagnia ad avere tale ruolo.
Alta poco meno di un metro e 60, la Copeland, originaria di Kansas City in Missouri, è considerata quasi un prodigio vista la tarda età in cui ha iniziato con la danza. Il primo tutu a 13 anni. A 15, però, le prime offerte professionali. Ma la fama della Copeland, che ha appena finito con il Lago dei Cigni al Metropolitan Opera, va ben oltre la danza ed in poco tempo è diventata un’icona della pop culture, conquistandosi copertine di giornali e campagne pubblicitarie. L’anno scorso la sua campagna per Under Armour è diventata immediatamente virale su YouTube. Quest’anno il Time le ha dedicato la copertina e il suo profilo Instagram ha oltre mezzo milioni di seguaci.
La candidatura a Prima Ballerina della Copeland nell’ABT è stata di particolare interesse pubblico visto anche il dibattito razziale che ultimamente tiene particolarmente banco negli Stati Uniti. Raramente le danzatrici afro-americane arrivano a posizioni di alto livello nelle compagnie d’élite e, ancora come scrive il New York Times, se la compagnia non avesse promosso la Copeland avrebbe corso il rischio di continuare a perpetuare le disparità a cui vanno incontro le ballerine di colore, spesso sottorappresentate a certi livelli.
La stessa Misty ha più volte sollevato l’argomento, anche nel suo libro ‘Life in Motion: An Unlikely Ballerina’, in cui ha scritto: “Il mio timore è che potrebbero passare altri vent’anni prima che ci sia un’altra ballerina di colore nella posizione che ho in una compagnia di balletto d’élite”. “Se non divento Prima Ballerina – ha affermato – la gente si sentirà come tradita da me”.
Prima di Misty, la storia di ballerini o ballerine di colore ad alti livelli è fatta di rari esempi. Oltre 50 anni fa è stato pioniere Arthur Mitchell, che nel 1962 infranse le barriere razziali del New York City Ballet diventando Primo Ballerino. Ed è passata una generazione da quando, nel 1990, Lauren Anderson è diventata la prima afro americana Prima Ballerina dello Houston Ballet.
Dicono “The best is yet to come”…ma in questo caso, ci auguriamo che “The best is yet …to stay”.
fonte: http://giornaledelladanza.com
Una nomina che fa storia. Negli Stati Uniti ma soprattutto nel mondo della danza internazionale.
Un sogno iniziato 14 anni fa, quando per la prima volta ha varcato la soglia dell’Abt. Promossa ‘Solista’ solo otto anni fa, anche in quel caso passando alla storia come una delle più giovani ballerine della compagnia ad avere tale ruolo.
Alta poco meno di un metro e 60, la Copeland, originaria di Kansas City in Missouri, è considerata quasi un prodigio vista la tarda età in cui ha iniziato con la danza. Il primo tutu a 13 anni. A 15, però, le prime offerte professionali. Ma la fama della Copeland, che ha appena finito con il Lago dei Cigni al Metropolitan Opera, va ben oltre la danza ed in poco tempo è diventata un’icona della pop culture, conquistandosi copertine di giornali e campagne pubblicitarie. L’anno scorso la sua campagna per Under Armour è diventata immediatamente virale su YouTube. Quest’anno il Time le ha dedicato la copertina e il suo profilo Instagram ha oltre mezzo milioni di seguaci.
La candidatura a Prima Ballerina della Copeland nell’ABT è stata di particolare interesse pubblico visto anche il dibattito razziale che ultimamente tiene particolarmente banco negli Stati Uniti. Raramente le danzatrici afro-americane arrivano a posizioni di alto livello nelle compagnie d’élite e, ancora come scrive il New York Times, se la compagnia non avesse promosso la Copeland avrebbe corso il rischio di continuare a perpetuare le disparità a cui vanno incontro le ballerine di colore, spesso sottorappresentate a certi livelli.
La stessa Misty ha più volte sollevato l’argomento, anche nel suo libro ‘Life in Motion: An Unlikely Ballerina’, in cui ha scritto: “Il mio timore è che potrebbero passare altri vent’anni prima che ci sia un’altra ballerina di colore nella posizione che ho in una compagnia di balletto d’élite”. “Se non divento Prima Ballerina – ha affermato – la gente si sentirà come tradita da me”.
Prima di Misty, la storia di ballerini o ballerine di colore ad alti livelli è fatta di rari esempi. Oltre 50 anni fa è stato pioniere Arthur Mitchell, che nel 1962 infranse le barriere razziali del New York City Ballet diventando Primo Ballerino. Ed è passata una generazione da quando, nel 1990, Lauren Anderson è diventata la prima afro americana Prima Ballerina dello Houston Ballet.
Dicono “The best is yet to come”…ma in questo caso, ci auguriamo che “The best is yet …to stay”.
fonte: http://giornaledelladanza.com
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