sabato 27 gennaio 2024

Libri: "Il secolo della noia" di Franca Valeri

Cos'è la gioia e cos'è la noia? In un certo senso, per Franca Valeri, la domanda ha a che fare con un passato ricco di realtà e con un presente avvitato su se stesso, con due secoli che sono come due mondi: il Novecento, il suo, e il Duemila, tutto nuovo. In questo confronto serrato tra due epoche c'è un solo indiscusso vincitore: la penna dell'autrice.

«La vita che non costa un po' di fatica non è mai stata divertente. La fatica era ingegno, la fatica era invenzione, la fatica era amore. Non so come mi sia venuta questa parola abbastanza magica, fatica, ma il mondo era piú bello quando ce n'era molta».

Nelle pagine di Franca Valeri autobiografia e pensiero, ironia e intelligenza, s'intrecciano per dare vita a un'analisi lucidissima e spietata del mondo in cui viviamo. Attraverso ricordi che spaziano dal teatro ai legami affettivi, e con un passo tutto suo, Franca Valeri ripercorre gli anni febbrili del secolo scorso e li confronta con il tempo presente. 

L'avvento del Terzo Millennio, atteso come una promessa, può rivelarsi in un certo senso una delusione. Il fil rouge è il tema della noia con le sue molteplici sfumature, declinazioni, cause ed effetti: «Non tutte le noie sono uguali: c'è quella in cui si sbadiglia aspettando la fine del giorno senza scopo e c'è, invece, quella piú insopportabile in cui è lo scopo che si rivela noioso. La noia è un sentimento eroico, se ti afferra sulla tomba di un eroe o se lo vivi dietro un vetro in attesa di un amante ritardatario». Il secolo della noia , divertendoci e facendoci riflettere, interroga ciascuno di noi: il presente corrisponde a quello che ci aspettavamo? E in quale direzione stiamo andando? 

Attrice, conduttrice televisiva e scrittrice italiana di teatro e cinema.
Franca Valeri (vero nome Alma Franca Maria Norsa, il nome d'arte è un omaggio al poeta francese Paul Valery) può vantare una straordinaria carriera teatrale, cinematografica, radiofonica e televisiva. Celebre per le sue caratterizzazioni (fra tutte ricorderemo almeno la signorina Snob e la signora Cecioni), ha affiancato alla sua pratica artistica una attività autoriale, che ha dato luogo a una serie di pubblicazioni distribuite negli ultimi sessant'anni.
Ha pubblicato Il diario della Signorina Snob (Mondadori 1951, Lindau 2003), Le donne (Longanesi 1960), Le Catacombe (Cappelli 1961), Questa qui, quello là (Longanesi 1965), Toh, quante donne! (Mondadori 1992, Lindau 2004), Tragedie da ridere - Dalla Signorina Snob alla vedova Socrate (La Tartaruga 2003), Animali e altri attori - Storie di cani, gatti e altri personaggi (Nottetempo 2005), Di tanti palpiti. Divertimenti musicali (La Tartaruga 2009), Bugiarda no, reticente (Einaudi 2010) e Donne (Einaudi 2012), Il secolo della noia (Einaudi, 2019).

fonte: www.ibs.it

Cinema > Con Garrone in corsa Bayona, Glazer, Wenders e Catak

Quasi tutta europea la cinquina dei film internazionali  

Io Capitano di Matteo Garrone, Perfect Days di Wim Wenders candidato dal Giappone, lo spagnolo La Società della Neve di J.A.

Bayona, il tedesco The Teachers' Lounge di İlker Çatak, e il britannico The Zone of Interest di Jonathan Glazer sono i candidati al miglior film internazionale.

Le nomination, scelte da membri dell'Academy da un numero record di 93 Paesi, sono state annunciate oggi al Samuel Goldwyn Theater di Los Angeles da Zazie Beetz e Jack Quaid. 

fonte: Redazione ANSA  www.ansa.it  RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA - Tutti i diritti riservati

Libri: "Ho paura torero" di Pedro Lemebel

A Santiago, nei giorni della resistenza, l'incontro fatale tra la Fata dell'angolo, travestito passionale, e Carlos, militante del Fronte patriottico Manuel Rodriguez. Una satira schiacciante della dittatura, una storia d'amore meravigliosamente sovversiva.

«Era solo questo, solo cortesia, solo il ringraziamento per aver concesso la sua casa e il suo tempo a quei rivoluzionari senza cuore. In quella posizione, con le ginocchia unite, rannicchiata a metà scala sembrava davvero una bambina, lo sgorbio artritico del disamore.»

Lei è la Fata dell'angolo, travestito passionale e canterino, sartina dei quartieri alti.Carlos è un militante del Fronte patriottico Manuel Rodríguez, a caccia di un nascondiglio per le sue riunioni clandestine. Per amore, la Fata offre al ragazzo la propria soffitta. Per amore, accetta le mezze verità di Carlos, gli incarichi rischiosi necessari per la Causa. Assillato da una moglie logorroica, tormentato da incubi d'infanzia, Pinochet va e viene dal proprio "retiro" di Cajón del Maipo, che domina Santiago dall'alto. Finché un giorno, lungo la strada rovente che scende verso la capitale, la Sua pista si incrocia drammaticamente con quella di Carlos. Anche Carlos e la Fata si troveranno ancora di fronte. In tutt'altro scenario, tutt'altro attentato. Scritto con linguaggio gioioso e barocco, questo romanzo celebra il trionfo dei sentimenti e dell'erotismo su pregiudizi, barriere, meschinità. Adorato dai cileni, che l'hanno proclamato "il libro del nuovo millennio".

Pedro Lemebel, nato - come gli piaceva dire -  negli anni Cinquanta, vive una giovinezza indigente: «in casa mia non c'era nemmeno un libro, e se entrava un giornale, era avvolto intorno alla carne: carta macchiata di sangue».
Nel 1987 fonda, insieme a Francisco Casas, il Collettivo artistico "Yeguas del Apocalipsis". Tra il 1987 e il 1995 il Collettivo realizza almeno quindici memorabili, eventi pubblici, mescolando performance provocatorie, trasformismo, fotografia, video e installazioni per rivendicare il diritto alla vita, alla memoria, alla libertà sessuale. Personaggio amatissimo dalla comunità omosessuale («non è che da piccolo mi piacesse giocare con le bambole: io volevo essere la bambola») e dalla sinistra del suo paese, Lemebel porta alla luce il Cile sommerso con le sue cronache urbane, pubblicate sui giornali dell'opposizione, come «Pagina Abierta», «The Clinic», oppure trasmesse quotidianamente da Radio Tierra. Raccolte progressivamente in volume (La Esquina es mi Corazón, Loco Afán: Crónicas de Sidario, De perlas y Cicatrices, Zanjon de la Aguada) le sue testimonianze figurano sempre nelle classifiche dei libri più venduti, e sono più piratate di Harry Potter. Il suo primo romanzo, Ho paura torero, è stato il libro più venduto in Cile nel 2001.
In Italia le opere di Pedro Lemebel, che ci lascia nel 2015 dopo lunga malattia, sono pubblicate dall'editore Marcos y Marcos. Nel 2019 Edicola Ediciones pubblica 70 cronache che Pedro Lemebel compilò per il programma radiofonico "Cancionero" di Radio Tierra.

fonte: www.ibs.it

Danzainfiera 2024 - Fortezza da Basso, Firenze dal 23 al 25 febbraio 2024.

Danzainfiera 2024 Fortezza da Basso, dal 23 Febbraio 2024 al 25 Febbraio 2024
 
ORARIO EVENTO: dalle ore 09;:00 alle ore 20:00 tutti i giorni

Dal 23 Febbraio 2024 al 26 febbraio 2024, presso Fortezza da Basso, si terrà la nuova edizione dell'evento Danzainfiera 2024.
 
Il primo, l’originale, il più grande evento internazionale dedicato alla danza.
 
Ogni anno oltre 400 eventi, 14 padiglioni, 65.000 metri quadri, 20.000 ballerini sui palchi, 17 competizioni internazionali: giunta alla quindicesima edizione, Danzainfiera è un appuntamento fisso per professionisti del settore, ballerini, scuole, compagnie di danza e aziende. 
É il luogo d’incontro per tutti gli stili di danza, dove gli spazi espositivi convivono con aule e palchi per un evento unico nel suo genere.

A Danzainfiera puoi: fare, partecipare, vedere, vincere!
 
"Classica, jazz, moderna, contemporanea. La danza è movimento, è ispirazione, è tecnica. È interpretazione e quindi individualità. Ma poi diventa pluralità, coinvolgimento, passando dall'io al noi. Danzainfiera esprime questa duplice dimensione presente in tutte le arti coreutiche, facendosi vetrina delle diverse discipline e di tutto il variegato mondo del ballo. 
“All Beats to Dance” è il tema scelto per questa edizione, in programma alla Fortezza da Basso di Firenze, dal 23 al 25 febbraio 2024. 
La campagna adv sarà contrassegnata da un'immagine colorata, gioiosa, immediatamente percepibile: un insieme di dettagli a comporre una scena unica. 
Siamo noi, siete voi: adulti e giovanissimi, principianti e professionisti, ballerini e corpi di ballo, scuole e organizzazioni sportive, aziende e operatori del settore. Tutti alla ricerca del proprio palcoscenico. Insieme componiamo una polifonia di voci e di desideri che dentro alla Fortezza da Basso, nei giorni di Danzainfiera, troveranno il modo per esprimersi e condividere emozioni. Venite a ballare con noi, a colori" 

ACQUISTA I BIGLIETTI: clicca qui

fonte: www.destinationflorence.com photo e credits: Danzainfiera

Moda > Dior omaggia la danza: abiti per lui che può indossare anche lei

Ufficio stampa - Dior Men Winter 2024-2025 Collection (credit: Adrien Dirand)
In passerella look ispirati al grande danzatore Rudolf Nureyev. Per il prossimo inverno, il prêt-à-porter sposa la teatralità della couture

Dior omaggia l’arte del balletto per la collezione maschile per il prossimo inverno.

A Parigi è andato in scena un atto d’amore da parte del direttore creativo per l’uomo Kim Jones nei confronti di Rudolf Nureyev, tra i più grandi ballerini classici di tutti i tempi. Il prêt-à-porter sposa la teatralità della haute couture: il risultato è la quintessenza dell’eccellenza, dai confini di genere sempre più labili.

È così che la collezione Dior per l’inverno 2024-205 dedicata all’uomo segna la convergenza tra funzionale e poetico, tra utilità e grazia. Sono look permeati di eleganza, nati dalla reinterpretazione degli archivi della maison. La sartoria si reinventa con nuovi volumi, spacchi, pieghe e scollature.

A ricordare lo stile di Nureyev sono le tute, gli shorts in lana con zip, le maglie a coste aderenti, le fasce per capelli, i collant, le scarpe modello ballerina. Un’occasione, per Kim Jones, per ricordare anche un affetto a lui carissimo: suo zio Colin, amico del danzatore russo che scelse Parigi tra le sue città di residenza, diresse il Balletto dell’Opéra e fu partner dell’étoile Margot Fonteyn, amica a sua volta di Monsieur Christian Dior.

fonte: www.tgcom24.mediaset.it

DRUSILLA FOER: da oggi anche in streaming il suo primo album "DRU" con inedito video live dal BLUE NOTE

 

Uscito a inizio ottobre in vinile numerato e CD maxi e ora anche in formato digitale

(tutti i formati sono disponibili al link https://drusillafoer.lnk.to/DRU),

DRU si compone di tredici tracce, di cui 12 inediti scritti da autori di varie generazioni, per un disco che svela nuove tonalità nel mondo artistico di Drusilla. 

 

Da oggi disponibile anche il video inedito di Non mi parlare d’amore

il brano composto da Tricarico per Dru, in versione live dal Blue Note di Milano

(al link https://bit.ly/Dru-NonMiParlareDAmore).

 

Milano, – È disponibile da oggi anche in digitale (streaming e download), DRU il primo album di Drusilla Foer, pubblicato in ottobre da BMG inizialmente solo in formato Vinile numerato e Maxi CD da collezione. L’uscita in digitale (https://drusillafoer.lnk.to/DRU) è accompagnata dal video inedito di uno dei brani più apprezzati dell’album, Non mi parlare d’amore, composta da Tricarico, in versione live registrata al Blue Note di Milano l’8 dicembre scorso, dove Drusilla si è esibita in tre sole serate, accompagnata sul palco da sei musicisti e dal trio vocale delle Blue Doll’s (al link https://bit.ly/Dru-NonMiParlareDAmore).

 

Oltre al teatro (dopo il recital Eleganzissimail 14 febbraio 2024 debutta al Teatro Comunale di Vicenza il suo secondo lavoro teatrale, la pièce di prosa musicale Venere Nemica, in tour per 50 date fino a fine aprile), la TV (la grandissima notorietà è arrivata grazie alla co-conduzione di Sanremo 2022), il web (diventato di culto il format delle sue telefonate alle amiche e alla domestica Ornella), qualche incursione nel cinema (annunciata per il 2024 la sua presenza nella serie Netflix Tutto chiede salvezza), Drusilla ha voluto suggellare il suo grande amore per la musica con un disco di canzoni che le assomiglia, un’ulteriore strada espressiva intrapresa per completare il suo mondo artistico, ricco di tonalità e sfaccettature.

 

Pubblicato da BMG e prodotto da Best Sound, la storica etichetta di Franco Godi che del disco ha curato personalmente la direzione artistica e gli arrangiamenti, DRU contiene tredici tracce, di cui dodici canzoni inedite, firmate da autori eccelsi di tante generazioni diverse, fra i quali Pino Donaggio e Maurizio PiccoliPacifico e Vittorio Cosma, Mariella Nava, Giovanni Caccamo,Mogol e Donida, Tricarico e Luca Rossetti.Ognuno di loro ha creato piccoli quadri su temi diversi – l’amore naturalmente, ma anche la guerra, l’avversione per il pregiudizio e altri temi da sempre cari all’interprete - con grandi aperture sonore, in uno spettro emotivo nel quale Drusilla si è saputa riconoscere.

 

Oltre a loro, Ditonellapiaga e Fabio Ilacqua, autori di nuova generazione fra i più ricercati, che hanno composto i due brani dalle tonalità apparentemente più distanti fra loro: la prima ha firmato Io ne voglio Ancora, elegante divertissement in chiave dance e dichiarazione di libertà e amore per la musica e per la vita che Drusilla ha cantato in duetto con Asia Argento. Il secondo - già autore di alcuni grandissimi successi di Gabbani, Mengoni, Mina, Celentano, Vanoni - ha composto per Drusilla Tanatosi, un brano dirompente sia nel tema – quello della violenza e della sopraffazione che richiedono un atto estremo di resilienza per restare aggrappati alla vita – sia nelle parole che la voce incide con la precisione di una lama su una musica dal crescendo ossessivo con inattese aperture melodiche carezzevoli, sia per il video dall’impatto emotivo travolgente che lo accompagna. La produzione musicale di Tanatosi, come di altri brani dell’album (Moon in ChampagneAmami se puoiDa questa parte), è di Fausto Cogliati, collaboratore storico di Franco Godi.

 

C’è un secondo duetto in DRU, su un brano ancheggiante, divertente e scanzonato: si tratta di Amore… Boh! e non poteva che portare la firma di Franco Godi per la musica, dal sapore brasiliano, nonché la sua voce in alternanza a quella di Drusilla, mentre il testo è di Gianluca Gori. Nella tracklist anche due extravaganze: l’inedito Buonanotte Rossana, brano di Lelio Luttazzicolmo di delicatezza e sentimento, nel quale la voce di Drusilla si accompagna a un’esecuzione originale al piano del Maestro scomparso nel 2010, e Giorno ad Urlapicchio, non una canzone ma una poesia avvolgente e giocata sull’onomatopea scritta da Fosco Maraini, padre di Dacia e indimenticato antropologo e scrittore toscano.

 

Le sonorità fuori dal tempo, eleganti, ricche di sfumature - e lontane da qualunque indulgenza verso tendenze musicali alla moda – sono la cifra stilistica di DRU, a proposito del quale la sua interprete scrive: “La musica è il mio grande amore, davanti al quale sono stata sempre in piedi, con lo sguardo arreso di chi è disposto a non essere corrisposto, cercando solo di non arrossire. Un bell’amore, irrorato di pudore e di coraggio, di rabbia e calma, di note giuste e sbagliate, di respiri, pensieri, sorrisi e civetteria. Cantare mi fa essere me, con facilità, intimità, con perdono per ciò che sono”. 

 

Nell’introduzione a DRU, la cantante dedica “questo miracolo” al prezioso amico Franco Godi, il produttore e compositore che ha attraversato con successo oltre sei decenni di storia musicale italiana, con intuizioni che lo hanno portato con Drusilla Foer alla terza illuminazione geniale nell’arco della sua vita professionale: già autore di migliaia di jingle pubblicitari, musica per il cinema e per la televisione dagli anni ’60 agli anni ’90 del secolo scorso (per questo soprannominato Mr Jingle), ha poi generato il movimento hip hop italiano, del quale lui e la sua Best Sound sono stati il fulcro per oltre 20 anni nei due decenni a cavallo del terzo millennio, arrivando nel 2015 a Drusilla Foer, della quale ha intuito l’enorme talento e unicità artistica fin dal primo momento. 

 

Godi è colui che ha desiderato tanto quanto Drusilla la realizzazione di DRU, la cui uscita è la prima dopo dieci anni siglata con la sua storica etichetta Best Sound. A proposito del lavoro svolto e del risultato raggiunto Franco Godi dice: “Mi piaceva l’idea di un album slegato da tempi e mode del momento, soprattutto suonato e arrangiato con creatività e ricchezza di sfumature, cucito su misura per Drusilla. Lei e io ci troviamo spesso in totale sintonia nel riconoscere le canzoni che ci piacciono, non solo perché sono belle canzoni, ma perché le sentiamo in qualche misura necessarie ad esprimere l’estetica musicale che ci appartiene. Sento che abbiamo fatto un lavoro sincero, senza risparmiarci, insieme ad Andrea Benassai e ai musicisti in studio, che ringrazio, trovando sempre in BMG e in Dino Stewart dei partner entusiasti e propositivi, con uno sguardo curioso e in sintonia con le nostre scelte artistiche”.


 

IG drusillafoer

FBDrusilla Foer

Youtube: DrusillaFoer

https://drusillafoer.com

 

fonte: Ufficio stampa Elena Pantera elena.pantera@pantarei.me

lunedì 22 gennaio 2024

Serie TV: Maria Antonietta, tutto quello che c'è da sapere sulla serie tv in onda su Sky

Alla vigilia della messa in onda del finale di stagione dello show chiamato a far rivivere i fasti della corte di Versailles attraverso le vicende della più celebre sovrana di Francia, un riepilogo dei punti di forza della serie con Emilia Schüle

La storia mitica ed incredibile di Maria Antonietta, l'ultima regina di Francia, continua ad affascinare gli spettatori contemporanei che, questa stagione hanno a disposizione sul piccolo schermo le puntate di Maria Antonetta, serie tv composta da otto episodi in onda in esclusiva su Sky e in streaming su Now. Lo show, scritto e ideato da Deborah Davis, candidata all'Oscar per La Favorita, vede coinvolta l'attrice Emilia Schüle nel ruolo della protagonista.

La trama della prima stagione

Basterebbero i fasti della corte di Versailles della seconda metà del XVIII secolo per sedurre gli spettatori e convincerli a rivivere ancora una volta l'epopea dell'arciduchessa d’Austria Maria Antonietta che è stata varie volte raccontata al cinema e in tv. In effetti la lussuosa ambientazione costituisce di per sé motivo sufficiente per tuffarsi nelle vicende pubbliche e private di quella che è ricordata nelle cronache come una delle sovrane più controverse della storia.

Femminista accanita, ribelle oltre i limiti consentiti da un'epoca crudele per le donne, a cominciare da quelle sedute sul trono, la giovane Maria Antonietta diede prova di saper lottare contro l'ordine precostituito per ottenere la libertà di godersi la vita a modo suo, fino – naturalmente – al tragico epilogo sul patibolo, nel 1793, che decretò la fine della corona e del resto dell'ancien régime.
Procedendo con ordine, nella prima stagione della serie tv di Deborah Davis, seguiamo gli anni tra il 1770 e i 1780, i primi dieci alla corte di Francia preceduti dagli anni della giovinezza che viene comunque descritta come piena di costrizioni ed etichetta

Chiamata a sposare il Delfino di Francia, Maria Antonietta lascia l'Austria a quattordici anni e, giunta a Versailles subisce le angherie delle zie del suo futuro sposo. Le cose non cambiano, ma peggiorano, col matrimonio col giovane Luigi XVI, inesperto e ostile. La situazione si fa tale da spingere Maria Antonietta ad esigere il suo posto nel mondo. Intanto, non mancano le difficoltà politiche e istituzionali che spingono il fratello di Maria Antonietta a intervenire per salvare il matrimonio e mantenere viva l'alleanza franco-austriaca.

Il cast e l'approccio femminile al personaggio

Nella più recente scrittura per il piccolo schermo della storia di Maria Antonietta sono coinvolti Emilia Schüle nel ruolo principale, Louis Cunningham in quello di Luigi Augusto (in seguito, Re Luigi XVI), Caroline Piette e Crystal Shepherd-Cross, interpreti delle zie del futuro re, James Purefoy, volto di Luigi XV e Marthe Keller, interprete della madre di Maria Antonietta.

Il buon livello del cast non toglie attenzione alla scrittura, realizzata a più mani dalla Davis con Louise Ironside, Chloë Moss ed Avril E. Russell, nella quale i fatti storici si mescolano al racconto intimo della vita della sovrana secondo quel gusto moderno che caratterizza l'approccio a personaggi realmente esistiti, specie quelli di stirpe reale, premiato dal pubblico di ogni generazione.

La serie, prodotta da Banijay Studios France, Capa Drama e Les Gen, è stata trasmessa per la prima volta da Canal + dal 31 ottobre 2022 ed è giunta in Italia a partire dallo scorso 15 febbraio con due nuove puntate ogni settimana. Le maggiori testate internazionali ne hanno lodato la scrittura e l'approccio al femminile, punto di forza anche del noto e molto apprezzato adattamento per il grande schermo d'inizio millennio ad opera di Sofia Coppola.

fonte: https://tg24.sky.it foto ©Webphoto 005

Libri: "86400. Trova te stesso e cambia la tua vita con l'intelligenza valoriale" di Luca Mazzucchelli

Un libro per scoprire i propri valori guida e comprendere come metterli al centro del proprio progetto di crescita.

 
Ogni giorno, allo scoccare della mezzanotte, sul conto corrente della nostra vita vengono depositati 86400 secondi. Fossero 86400 euro, li spenderemmo con grande cura per non sprecarne nemmeno un centesimo. Ma siccome il tempo è gratis, lo usiamo senza rendercene conto per attività che ci allontanano dalla felicità. 

Vivere una vita di valore significa innanzi tutto investire questi 86400 secondi ogni giorno alla luce di quelli che sono i nostri valori, ovvero i motivi che rendono la vita degna di essere vissuta. 

Il libro illustra un metodo step by step per scoprire i propri valori guida e comprendere come metterli al centro del proprio progetto di crescita, in modo da accendere la propria intelligenza valoriale e vivere una vita significativa e appagante. Contiene, inoltre, approfondimenti su come usare i valori per migliorare il benessere psicologico, le relazioni interpersonali (sul lavoro, in coppia, con i figli e con gli amici), la gestione dello stress, ma anche la leadership, il public speaking e le abilità di vendita. 

Conoscere i propri valori e imparare a usarli, infatti, permette di avere una chiara bussola per orientare la propria vita, trovare energie assopite per raggiungere i propri obiettivi, tenere la rotta nei momenti difficoltà e fare esplodere il proprio potenziale di cambiamento. 

fonte: www.lafeltrinelli.it

Spettacolo > La casa di Marilyn Monroe a Los Angeles non sarà demolita

©Getty
La villa di 270 metri quadri era stata acquistata da una società che aveva deciso di abbatterla. Ma una commissione della città di Los Angeles ha fermato il progetto proponendo che venga considerata patrimonio storico e culturale

La casa in cui visse e morì Marilyn Monroe è salva. Una commissione della città di Los Angeles ha votato contro la demolizione dello stabile di Brentwood che la diva di Hollywood acquistò a 36 anni e all’interno del quale fu trovato il suo corpo privo di vita poco dopo. La casa, rilevata da un nuovo proprietario, doveva essere abbattuta un anno fa, ma i lavori furono fermati per consentire la valutazione del Cultural Heritage Commission and City Council. Valutazione che ora è arrivata con un parere inequivocabile: quella costruzione deve restare in piedi, in memoria della straordinaria attrice che lo abitò.

Patrimonio storico e culturale di Los Angeles

A dare notizia della decisione presa dalla Commissione è il quotidiano Los Angeles Times, che spiega come i 5 membri del gruppo che ha esaminato la questione abbiano suggerito di considerarla patrimonio storico e culturale della città di Los Angeles, con buona pace di chi  nel 2017 aveva speso ben 7 milioni e 250 mila dollari celando la propria identità dietro la Glory of the Snow LLC, per poi rivenderla per 8 milioni e 350 mila dollari al Glory of the Snow Trust all’inizio del 2024.

UNA CASA DA 270 METRI QUADRI CON GIARDINO E PISCINA

Turisti e ammiratori potranno dunque continuare a visitare la casa da 270 metri quadri al 12305 Fifth Helena Drive durante i loro pellegrinaggi in memoria dell’attrice scomparsa giovanissima nel 1962. La casa è una villa costruita in stile coloniale, con giardino e piscina, grande ma non grandissima, lontana dagli standard delle ville dei divi di Hollywood di oggi. Fu l’unica casa acquistata indipendentemente da Marilyn Monroe.

fonte: https://tg24.sky.it

Musica: Subsonica, la band è qualcosa di cui tutti abbiamo bisogno

Realtà Aumentata il nuovo album in uscita. Da aprile il tour

E' una Realtà Aumentata che per una volta aiuta a buttare l'occhio nel passato e a prendere tutto quello che era attuale già allora, figuriamoci adesso, quella che ha ispirato i Subsonica per il loro decimo album.

Il capitolo discografico è quello appena uscito e con il quale la band torinese è tornata a lavorare 'alla vecchia maniera', dopo l'isolamento da (e post) Covid e l'incertezza sul voler portare avanti quel progetto iniziato nel 1996. 

"Ad un certo punto - dice Samuel - ci siamo chiesti se davvero avevamo voglia di continuare a raccontare come Subsonica.

Non siamo mai stati un'équipe formata da singoli ma piuttosto un'entità, della quale abbiamo capito che ciascuno di noi non avrebbe potuto stare senza". E così, i cinque, al secolo Max, Samuel, Boosta, Vicio e Ninja, hanno deciso che si doveva tornare a fare 'alla vecchia': riunirsi, anche fisicamente in luogo specifico, per mettere insieme le idee e scrivere. 

Nasce così Realtà Aumentata con le sue undici tracce in scaletta, da 'Cani umani' fino ad 'Adagio', passando per 'Pugno di sabbia', 'Nessuna colpa', 'Africa su Marte' e tutte le altre, che tornano a dare ai Subsonica quello che è dei Subsonica, al di là della musica che li (ci) circonda, cambia e racconta altri mondi e altri stili. 

"Stare in una band - spiega Max Casacci - è come essere inseriti in tessuto di relazioni umane ancora più intime di quelle di una famiglia, perché devi continuare a sceglierti. In occasione di '8' (l'album precedente) non abbiamo avuto questa interazione". Da qui, lo sfilacciarsi della tela, tessuta insieme dai cinque da quasi vent'anni, ora ricucita per una nuova partenza ma con lo spirito di sempre. "Questo nuovo album - dice Ninja - torna a rappresentare l'identità della band, perché c'è tanto delle nostre origini, pur andando in una direzione completamente nuova". 

Il disco è stato anticipato dai singoli 'Pugno di Sabbia', 'Mattino di Luce' e 'Adagio', quest'ultimo parte della colonna sonora scritta e composta dalla band, per l'omonimo film di Stefano Sollima, uscito nelle sale il 14 dicembre e presentato all'80esima Mostra di Venezia, dove il gruppo è stato insignito del Premio speciale Soundtrack Stars Awards.  

fonte: Redazione ANSA  www.ansa.it  RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA - Tutti i diritti riservati

lunedì 15 gennaio 2024

Cinema: "La Compagnia Cult – I capolavori del XX secolo" in programma fino a marzo 2024 per 50 Giorni di Cinema a Firenze

La rassegna “XX Secolo – L’invenzione più bella“, cambia nome ma non la sostanza. Finita la stagione dei festival e della 50 Giorni di Cinema a Firenze, torniamo a dedicare una grossa fetta della nostra programmazione ai capolavori senza tempo da rispolverare in sala, in lingua originale, e sempre con il supporto prezioso di CSC – Cineteca Nazionale

La formula è la stessa: blocchi via via dedicati ad un attore/attrice, un autore/autrice o ad un determinata wave o periodo storico significativo. In questo tranche ci dedichiamo a Marilyn Monroe, Roman Polanski, Luchino Visconti, ad un focus sul Cinema inglese tra il 1941 e il 1985 per poi finire, a marzo, con il grande melodramma (ma non solo!) di Douglas Sirk.

La Compagnia CULT diventa anche il nuovo marchio (e presto una sezione/tag sul sito) sotto al quale troverete reggruppate tutte le rassegne, retrospettive ed omaggi che dedicheremo, da qui in avanti, più strettamente alla Storia del cinema.

 

I nostri prezzi sono immuni all’inflazione. I biglietti e abbonamenti per questa rassegna non cambiano:

Biglietto intero: 5€
Biglietto ridotto: 4€
Carnet 10 film: 35€
PROGRAMMA

Le proiezioni saranno in lingua originale con sottotitoli in italiano

 >> Scarica il programma in formato pdf


fonte: www.cinemalacompagnia.it

Libri: "Io che nasco immaginaria" di Chiara Boni

Un'autobiografia brillante. Un ritratto complesso, indomito e vitale.

«A Chiara le donne piacciono davvero quando sanno fare squadra.» Non è l’incipit della storia di questa donna eclettica e resiliente, ma le donne, di certo, occupano un posto importante nella vita della stilista toscana. Le amiche sono al suo fianco sin dall’inizio, quando seguiva la mamma in sartoria a Firenze, dove quest’ultima provava modelli e lei, bambina, già imparava i trucchi del mestiere. 

Poi nella stagione dei balli, o quando Chiara, appena diciottenne, parte per Londra, la città che le insegna a vestirsi libera da qualsiasi condizionamento. Anni dopo, in Italia, l’incontro con Titti, il suo primo marito, la politica, un figlio. Le prime «cose» create e vendute, l’avanguardia architettonica degli UFO – di cui Titti era ideatore – l’influenza dell’arte, del cinema, della musica. E poi la Milano degli anni Ottanta, quando è una giovane donna separata alle prese con una carriera in ascesa. 

La sperimentazione con il Collettivo Moda Nostra e il successo che arriva quando il suo marchio entra nel GFT, il Gruppo Finanziario Tessile, e lei sceglie di usare un unico tessuto, un jersey elastico, e un unico colore, il nero. Nasce così la sua petite robe, un abito adatto a tutte, che si può ripiegare in una bustina e che rappresenta la sua concezione della moda e della bellezza: un vestito che possa farsi interpretare da ogni corpo, dando a ogni donna la possibilità di esprimersi. 

Tante persone attraversano la sua vita privata e lavorativa, e amori appassionati – da Cesare Romiti ad Angelo Rovati, a Fabrizio Rindi. E, ancora, il sogno americano, con lo sbarco negli Stati Uniti, seguendo un itinerario funambolico di Stato in Stato, e una vita che mai si ferma, riservandole anche prove dolorose. Questa autobiografia, scritta con Daniela Fedi, si snoda parallela al racconto di un’Italia che cresce e cambia nelle vicissitudini politiche, negli scontri generazionali, nella trasformazione dei costumi. Chiara Boni si svela come donna e come stilista, lasciando che le pieghe più intime del proprio vissuto esprimano sempre un’idea della moda che da quel vissuto origina, rilanciandone un invincibile senso di gioiosa libertà. 

Chiara Boni scopre la sua passione con la mamma in sartoria a Firenze, dove quest’ultima provava modelli e lei, bambina, già imparava i trucchi del mestiere. Poi, appena diciottenne, parte per Londra, la città che le insegna a vestirsi libera da qualsiasi condizionamento. Anni dopo, in Italia, le prime «cose» create e vendute, l’avanguardia architettonica degli UFO, l’influenza dell’arte, del cinema, della musica, il brand You Tarzan Me Jane notato e acquisito da GFT, il Gruppo Finanziario Tessile. Sceglie di usare un unico tessuto, un jersey elastico, e un unico colore, il nero. Nasce così la sua petite robe, un abito adatto a tutte, che si può ripiegare in una bustina e che rappresenta la sua concezione della moda e della bellezza: un vestito che possa farsi interpretare da ogni corpo, dando a ogni donna la possibilità di esprimersi.
Il racconto della sua vita in Io che nasco immaginaria, a cura di Daniela Fedi, è pubblicato nel 2023 da Baldini + Castoldi.

fonte: www.lafeltrinelli.it

Mostre: a Firenze "Beauty and Desire" fino al 14 febbraio il Museo Novecento rende omaggio a Robert Mapplethorpe

Fino al 14 febbraio il Museo Novecento rende omaggio a uno dei più grandi esponenti della fotografia del Novecento, Robert Mapplethorpe

Robert Mapplethorpe (New York, 1946 – Boston, 1989), raccontato tramite un raffronto inedito con gli scatti di Wilhelm von Gloeden (Wismar, 1856 – Taormina, 1931) e alcune immagini dei Fratelli Alinari: un confronto evocativo e a tratti puntuale, che rivela il ricorrere di temi comuni; motivi che attraversano il tempo e giungono fino a noi, ponendosi come spunti di riflessione sull’attualità e su come arte, morale e spiritualità cambino e si evolvano nella loro reciproca relazione.

La mostra, organizzata a quarant’anni di distanza dall’esposizione del Palazzo delle Cento Finestre che fece conoscere a Firenze l’opera del fotografo statunitense, mette in luce il legame di Robert Mapplethorpe con la classicità, nonché il suo approccio scultoreo al mezzo fotografico. Il profondo interesse per l’antico, la passione per i maestri che lo hanno preceduto e l’attenta comprensione della statuaria (in particolare dell’opera di Michelangelo) sono delle costanti nella ricerca dell’artista.

Appassionato collezionista di fotografie, Mapplethorpe conosce l’opera del barone Wilhelm von Gloeden, con la quale ha forse la possibilità di confrontarsi ampiamente anche agli inizi degli anni Ottanta, grazie ai contatti con il gallerista Lucio Amelio e a un soggiorno a Napoli, durante il quale si misura inoltre con la potenza disarmante delle rovine. Von Gloeden, tra i pionieri della staged photography, celebra nelle sue composizioni un ideale richiamo al passato, concepito quale inesauribile bacino di soggetti e suggestioni: un segno stilistico unico, che lo rende ancora oggi un’icona e costituisce un suggestivo riferimento per Mapplethorpe.

Le fotografie di Mapplethorpe e von Gloeden, pur traendo ispirazione dai canoni della classicità, sembrano condurre lungo traiettorie estetiche non scontate e a tratti perturbanti, sollevando e risolvendo interrogativi sul tema del corpo e della sessualità la cui eco risuona, a tratti immutata, nella cultura visiva contemporanea, dove la censura e il giudizio morale sono sempre pronti a mettere sotto accusa la bellezza e il desiderio.

Museo Novecento  www.museonovecento.it   info@musefirenze.it

Lunedì-Domenica 11:00 - 20:00 Giovedì Chiuso

fonte: https://cultura.comune.fi.it

Musica > Ad Atene apre il primo museo dedicato a Maria Callas

Nel centenario della nascita del leggendario soprano Maria Callas, la città di Atene le rende omaggio aprendo al pubblico il primo museo al mondo dedicato alla commemorazione della sua straordinaria carriera, che cambiò per sempre il mondo dell’opera.

Passata alla storia come il soprano che rivoluzionò l’opera del XX secolo, l’iconica cantante statunitense (naturalizzata italiana e poi greca) Maria Callas è tutt’oggi riconosciuta come una delle personalità più amate e carismatiche della storia della musica, in grado di influenzare generazioni di artisti a venire. Nel centenario della sua nascita, l’hub culturale The Technopolis City of Athens inaugura il primo museo al mondo dedicato alla celebrazione del suo talento, della sua voce, e soprattutto del mito senza tempo a cui ha dato forma.

IL MARIA CALLAS MUSEUM DI ATENE

Il Maria Callas Museum, allestito negli spazi di un edificio neoclassico di tre piani situato nel cuore di Atene, apre le sue porte ai visitatori con l’obiettivo di offrire un viaggio esperienziale attraverso i punti salienti della sua vita e della sua carriera. Questo grazie a un'incredibile collezione di oggetti appartenuti al soprano, tra cui lettere, fotografie, libri e costumi di scena, ma anche video e frammenti audio rari. 

È infatti dai primi anni del Duemila che la città di Atene si impegna nella raccolta e nella conservazione di un vasto schieramento di memorabilia legati a Maria Callas, che a oggi conta oltre mille pezzi (questo anche grazie alle generose donazioni degli ultimi anni: nel 2022, Konstantinos e Victoria Pylarinos della Maria Callas Scholarship Society hanno affidato alla città cinquanta reperti unici della cantante; seguiti nel 2023 dalla Maria Callas Greek Society che ha donato, tra gli altri oggetti, un disegno dello stilista Manolo Blahnik a lei ispirato).

LA COLLEZIONE DEL MARIA CALLAS MUSEUM

Finalmente raccolti sotto un unico tetto e riconsegnati alla comunità locale e ai fan di tutto il mondo, questi oggetti danno vita a un percorso espositivo che indaga il "fenomeno Callas" a partire dagli esordi, analizzando il suo legame con la Grecia; passando per la consacrazione sulla scena internazionale e le sue interpretazioni più celebri; ricordando infine la sua personalità, i suoi affetti e l’eredità che ha lasciato al mondo. 

"Creare un museo, il primo al mondo, per la grande artista Maria Callas, è stato un compito impegnativo che la città di Atene ha assegnato a Technopolis, e siamo lieti di inaugurarlo. I residenti e i visitatori della città avranno l'opportunità di conoscere, sentire e ascoltare la sua voce in un luogo moderno e accessibile nel cuore di Atene", ha dichiarato Konstantinos Dedes, presidente di Technopolis.

[Immagine in apertura: view of the first floor Maria Callas Museum. © Vangelis Patsialos]

fonte: https://arte.sky.it

lunedì 8 gennaio 2024

Libri: "La via dell'equilibrio. Scienza dell’invecchiamento e della longevità" di Antonella Viola

Antonella Viola racconta le ragioni biologiche ed evolutive di un’esperienza universale, che ciascuno di noi attraversa a modo suo, con il proprio corpo, secondo tempi diversi.

«Non si può respingere il tempo che passa, ma si può accoglierlo con la giusta postura. Per essere longevi in modo sostenibile.»

Restare giovani è una delle nostre più grandi chimere. La vita media si è allungata e la nostra cultura sposta continuamente in avanti la soglia alla quale ci consideriamo anziani. Esistono teorie scientifiche e false teorie, diete e manuali che ci dicono come dobbiamo mantenerci in forma, come dobbiamo trattare il nostro corpo: tutto questo rende molto difficile capire, e anche accettare, come e perché il nostro organismo muta nel tempo. 

Antonella Viola racconta le ragioni biologiche ed evolutive di un’esperienza universale, che ciascuno di noi attraversa a modo suo, con il proprio corpo, secondo tempi diversi. È il primo passo da compiere se vogliamo accogliere questo fenomeno regolando le nostre abitudini e il nostro stile di vita. Perché invecchiamo? Come mai a un certo punto il tempo biologico delle donne finisce? Mentre l’età anagrafica è facile da svelare, come si determina quella biologica? Esiste un momento in cui il corpo comincia a invecchiare? Da sempre la scienza si interroga. 

Il nostro organismo cambia fin da quando siamo nati. A partire dai primi giorni ha bisogno di stare in equilibrio, rigenerando tessuti e riparando ferite. L’invecchiamento vero e proprio, però, è legato alla perdita di funzione e ci espone a un rischio maggiore di sviluppare malattie. 

I mutamenti si accumulano nel tempo e ci rendono più fragili e vulnerabili. Eppure, non tutti i segni legati all’invecchiamento sono deleteri per la nostra salute. I capelli bianchi non rappresentano un problema di salute, né ci rendono meno forti. Lo stesso vale per le rughe. E noi spesso impieghiamo più tempo e più risorse a tentare di nascondere questi segni innocui piuttosto che a mantenere i muscoli forti o il cuore sano. Trovare il nostro equilibrio significa concentrarsi sulla prevenzione e sui segni disfunzionali, imparando a non respingere il tempo, ma ad accoglierlo. 

fonte: www.lafeltrinelli.it

Golden Globe 2024, trionfano "Oppenheimer" e "Poor things" | "Anatomia di una caduta" miglior film non in lingua inglese

ANSA Cillian Murphy e Robert Downey Jr
Niente da fare per "Io capitano" di Garrone. Cillian Murphy e Lily Gladstone miglior attore e migliore attrice protagonista in un film drammatico

"Oppenheimer" di Christopher Nolan, incentrata sulla storia del padre della prima bomba atomica, ha ricevuto il Golden Globe 2024 come "miglior film drammatico".

"Poor things" di Yorgos Lanthimos ha invece battuto "Barbie" nella categoria "miglior film leggero o musical". "Anatomia di una caduta" di Justine Triet, già Palma d'Oro al Festival di Cannes, ha ottenuto il premio di "miglior film non in lingua inglese". "Io capitano" di Matteo Garrone, entrato in sestina, non ce l'ha fatta.

Nolan miglior regista per "Oppenheimer"

 Christopher Nolan ha vinto anche il premio di "miglior regista" per il suo "Oppenheimer". Battuti, tra gli altri, Bradley Cooper ("Master"), Greta Gerwig ("Barbie") e Martin Scorsese ("Killers of the Flower Moon").

Gladstone migliore attrice film drammatico, Murphy miglior attore

 Lily Gladstone di "Killers of the Flower moon" ha vinto il Golden Globe per la "migliore attrice in un film drammatico", la prima volta per lei e per un'interprete nativa-americana. Un risultato definito "storico", ha commentato la Gladston con in mano la statuetta. L'attrice, che ha esordito nei ringraziamenti usando la lingua dei Blackfeet, aveva la parte di Mollie Burkhart, una donna Osage i cui membri della famiglia sono assassinati in un complotto per impadronirsi della loro fortuna. Trionfa invece nella categoria "miglior attore protagonista in un film drammatico" Cillian Murphy per la sua interpretazione in "Oppenheimer", pellicola che "incassa" anche la statuetta per il "miglior attore non protagonista" con Robert Downey Jr. Emma Stone, invece, ha vinto la statuetta come "migliore attrice in un film commedia o musical" per l'interpretazione in "Poor things".

Niente da fare per Garrone

  Per quanto riguarda l'Italia niente da fare per "Io capitano" di Matteo Garrone, che sperava di ripercorrere le orme de "La grande bellezza" di Paolo Sorrentino che si impose dieci anni fa. Come miglior film non in lingua inglese ha trionfato infatti "Anatomia di una caduta", già Palma d'Oro al Festival di Cannes, che si è aggiudicato anche il premio di miglior sceneggiatura. La pellicola di Justine Triet è stata però esclusa nei mesi scorsi dalla commissione francese come candidata per gli Oscar e pertanto non concorrerà per la preziosa statuetta, mentre Garrone può sperare ancora. Il prossimo step è previsto il 23 gennaio, quando verrà annunciata la cinquina di titoli in lizza per la cerimonia in programma il 10 marzo a Los Angeles.

Delusione per Barbie

 Billie Eilish si è aggiudicata il premio per la migliore canzone originale, "What Was I Made For?", seconda vittoria in tre anni per la cantautrice. E ha regalato una delle due statuette che si è aggiudicata Barbie, in una serata difficile (oltre a quella per il film con i maggiori incassi).

Le serie tv

 Per quanto riguarda le serie e programmi tv come da pronostici "Succession" si è rivelato il lavoro più apprezzato con quattro vittorie. Oltre al premio di miglior serie, giunta alla conclusione con la quarta e ultima stagione, in ambito drammatico sono arrivati i riconoscimenti anche per Kieran Culkin (miglior attore), Sarah Snook (migliore attrice) e Matthew Macfadyen (migliore attore non protagonista). Il thriller di vendetta "Beef" e la commedia drammatica "The Bear" hanno entrambi ottenuto tre premi, tra cui miglior mini serie tv e miglior film o commedia musicale rispettivamente. Il dramma britannico "The Crown", basato sugli affari privati turbulenti della famiglia reale, ha ottenuto un premio per la miglior attrice non protagonista televisiva, Elizabeth Debicki. Mentre la statuetta per il "miglior stand-up comico" è andata a Ricky Gervais.

fonte: www.tgcom24.mediaset.it

Cinema: "Prima danza, poi pensa - Scoprendo Beckett" di James Marsh

Recensione di Marzia Gandolfi www.mymovies.it

Il gigante letterario Samuel Beckett: bon vivant parigino, combattente della Resistenza della seconda guerra mondiale, drammaturgo vincitore del premio Nobel, marito donnaiolo e recluso.

Un biopic delicato e sobrio sulla vita di Samuel Beckett.

Stoccolma, 1969. Ha vinto il Premio Nobel per la letteratura Samuel Beckett ma non sembra affatto contento. Sale sul palco, strappa bruscamente la busta dell'assegno e comincia a scalare le quinte e infilare un palco che diventa una galleria e poi un antro polveroso, dove il suo doppio lo attende. Insieme discutono chi meriterebbe davvero i soldi del premio, espiando la colpa, le tante colpe di una vita. Una lista di 'giusti' è stilata e inaugura i flashback. Dalla madre alla compagna, passando per un'amante o un amico perduto, Beckett ripercorre la sua vita: l'incontro con Joyce, la Resistenza in Francia, il teatro, il successo, il Nobel, la fine e il finale di partita.

Chissà cosa avrebbe pensato Samuel Beckett di questo film delicato e sobrio sulla sua vita. Quasi certamente avrebbe apprezzato quel debutto surreale durante la cerimonia del Premio Nobel nel 1969.

Un espediente onirico per incontrare la sua coscienza nella 'soffitta' di un teatro fantasma dove scorrono i capitoli più scivolosi della sua vita, artistica e sentimentale. Declinato in cinque personaggi, a cui il film dedica un approfondimento, Dance First, Think Later ripercorre il mondo fittizio e quello reale dell'autore irlandese, che ha servito la resistenza francese e ha cavalcato intrighi amorosi. Senza asperità e senza immaginazione, a parte il segmento iniziale, James Marsh segue cronologicamente una traiettoria che conduce dall'infanzia alla gloria. Disegna in bianco e nero, non contempla i grigi e si colora nel capitolo finale.

Come fu per La teoria del tutto, le teorie dei suoi eroi, buchi neri o metafisica, sono secondarie per Marsh che preferisce focalizzarsi sulla loro vita privata e sui loro amori senza pensare con altri mezzi, i loro mezzi, che osavano l'impensabile e l'astratto, l'intuizione e l'abbandono. Il risultato è un biopic convenzionale che non si prende i rischi della letteratura di Beckett, il drammaturgo che strappava l'infinitesimo al nulla.

Il trattamento, un lavaggio ordinario e irrimediabilmente omogeneo, l'unica macchia è il tradimento di Beckett con la traduttrice e critica Barbara Bray, non va oltre i buoni sentimenti e qualche tribolazione per giustificare la vertigine e l'euforia della sua opera. Il rifiuto della figlia di Joyce, la morte dell'amico ebreo Alfred Péron, il tradimento della fiducia di Suzanne Dechevaux-Dumesnil, compagna della vita, sono pretesti per futili riflessioni condite con lacrime e sensi di colpa. 

La cosa migliore della sceneggiatura di Neil Forsyth resta il titolo, che 'recita' una replica di "Aspettando Godot" e lascia immaginare quello che avrebbe potuto essere un biopic disposto ad ascoltare la poesia e a mettersi a disposizione di un poeta, avvicinandosi come per caso ai suoi recessi più segreti. Meglio di Eddie Redmayne (La teoria del tutto), il suo 'method acting' è quello della mimesi, fa Gabriel Byrne, attore segreto ed elegante che regala al protagonista un bagliore, giocando con lo spazio, interrogando e provocando. L'attore, ben oltre il dialogo, come un personaggio di Beckett, utilizza i silenzi, riproporziona lo spazio e rimanda la morte. È Vladimiro ed Estragone insieme, un atto di fede davanti al vuoto.

fonte: Recensione di Marzia Gandolfi www.mymovies.it

Dpcm: lavoratori spettacolo in piazza, vogliamo un reddito

Presidio lavoratori dello spettacolo piazza scala - RIPRODUZIONE RISERVATA
In piazza a Milano concerto muto per crisi spettacolo 

Lavoratori dello spettacolo in piazza da Nord a Sud in Italia contro il Dpcm.

Un concerto muto in piazza Scala a Milano per testimoniare la crisi in cui versa il mondo dello spettacolo dopo le chiusure decise dal governo per contenere i contagi da Coronavirus.

A dirigerlo, nell'ambito della manifestazione di protesta promossa dai lavoratori del mondo dello spettacolo e dai sindacati confederali, è stato il pianista e direttore d'orchestra Enrico Intra. 

I musicisti hanno solo fatto il gesto di suonare i loro strumenti, i cantanti hanno aperto la bocca per essere afoni in questa occasione e così il silenzio ha accompagnato l'esibizione che è stata spezzata sul finale solo dal ritmare degli applausi dei manifestanti. 

"Noi siamo produttori di suoni, immagini e rappresentazioni ma oggi simuleremo il silenzio che è parte integrante della musica, un momento di attesa dove il pubblico pensa 'adesso cosa succederà'? - ha premesso Intra prima di dirigere il concerto muto -. Dirigere il silenzio oggi è importante non solo per la musica ,ma anche per i rapporti con le persone e per questa piazza che protesta in modo civile e viva la musica". Alla protesta in piazza hanno partecipato anche i cantanti de La bohème che sarebbe dovuta andare in scena alla Scala dal 4 novembre ma che è stata sospesa a causa dell'epidemia. "Noi siamo per non chiudere il teatro che è un luogo sicuro - ha detto Simone Piazzola, baritono - chi si è ammalato lo ha fatto fuori dal teatro. Dovevamo fare la Boheme ma è saltata, un lavoro da otto mesi è saltato. Vogliamo poter lavorare e, se la situazione non lo permette, come artisti chiediamo di essere tutelati in modo consono, non come stanno facendo ora. Tutti devono avere un sostegno economico e il governo da quando c'è il virus con noi è stato presente zero".

"Se chiudi teatri, cinema, circhi, ci dovete pagare. Serve un reddito garantito per i lavorati dello spettacolo che non lavorano più per via della pandemia e dei Docm". È il grido di dolore che arriva da piazza Castello, a Torino, dove un migliaio di persone si sono ritrovate per la manifestazione regionale unitaria sindacale Cgil-Cisl-Uil Spettacolo. "Abbiamo diritto al rispetto dei nostri contratti - dicono - una definizione degli orari di lavoro e il rispetto delle norme di sicurezza". Molti i lavoratori dei Luna Park e dei circhi. "Il Luna Park è un'impresa, pretendiamo un aiuto", sostengono i rappresentanti dell'Associazione Nazionale Esercenti Spettacoli Viaggianti. "Il Luna Park non deve morire, siamo fermi senza aiuto". "Vorremmo tornare a fare il nostro lavoro - sostiene Caterina Pignasco, rappresentante dei lavorati del Teatro Regio - non chiediamo nulla di più. Rispettiamo tutte le regole eppure veniamo nuovamente fermati".

C'è chi ha portato in piazza il tutù, chi le scarpette da danza. Flash mob in piazza De Ferrari a Genova dove i lavoratori dello spettacolo, circa un centinaio, aderenti al coordinamento "Emergenza Spettacolo Liguria", assieme ai rappresentanti di Assodanza Italia, hanno dato vita a una "passeggiata" attorno alla fontana per denunciare la situazione difficile che stanno vivendo dopo l'ultimo Dpcm che chiude i teatri. Tutto il mondo dello spettacolo, dagli attori ai musicisti, dagli insegnanti ai tecnici, si è praticamente paralizzato. "Noi anche in tempi normali siamo abbandonati - spiega Massimo Olcese, che era in tournée quando è scattato il blocco agli spettacoli - ma adesso la situazione è più complessa perché non abbiamo nessun aiuto economico. Servono soldi per aiutare persone che non lavorano anche perché le poche riserve che avevamo erano già finite con la prima chiusura". Un disagio fortissimo per i teatri. "Noi siamo aziende e se chiudiamo per il bene comune - spiega il direttore di Teatri Possibili, Sergio Maifredi - allora servono indennizzi proporzionati al fatturato delle nostre aziende".

Spettacolo davanti alla Prefettura di Cagliari. Perché la piazza e le manifestazioni sono l'unico palco possibile in tempi di emergenza Covid. Anche la Sardegna ha aderito ad "Assenza spettacolare", l'iniziativa nazionale promossa da Cgil, Cisl e Uil per accendere i riflettori sul mondo degli artisti bloccati a casa dall'ultimo Dpcm del Governo. Circa cinquecento persone si sono presentate all'appuntamento in rappresentanza di teatri, cinema, scuole di danza, circhi, animatori è tanto altro. "Siamo necessari, non siamo un peso", hanno urlato al microfono. Poi via alla performance con tamburi, trampolieri e passi di danza, tutti con una tuta bianca. Un pensiero anche a a Genova, unica città delle dieci coinvolte che non è riuscita a scendere in piazza a causa di una ordinanza. Parafrasando Paolo Conte molti hanno mostrato un cartello con la scritta "Genova con noi". In Sardegna il popolo dello spettacolo supera le cinquemila unità. "Siamo stanchi di elemosina - questa la denuncia - di lavorare gratis, stanchi di essere l'anello più debole. Chiediamo risorse certe".

Anche a Bari i lavoratori del mondo della cultura e dello spettacolo scendono in piazza per manifestare contro la crisi del settore messo ulteriormente in ginocchio dagli ultimi provvedimenti anti-Covid del Governo. Un sit-in pacifico in piazza della Libertà davanti al palazzo della Prefettura di Bari, al quale hanno aderito alcune centinaia di manifestanti, attori, ballerini, musicisti, lavoratori del settore dello spettacolo viaggiante e dei luna park, è stato organizzato da Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom.

"Emergenza senza fine": è lo striscione che apre il corteo "funebre" dei lavoratori dello spettacolo che oggi in piazza a Napoli protestano chiedendo supporto per il settore. In piazza del Gesù, centro storico della città, i lavoratori dello spettacolo di sono dati appuntamento per celebrare "la morte del nostro lavoro": sono attori di cinema e teatro, gli artisti del circo, costumisti. Un uomo con il megafono passa tra i manifestanti invitando a mantenere le distanze per evitare assembramenti. "Prima delle rose vogliamo il pane", recita un altro striscione portato in piazza. Sui volti, molti hanno dipinto la lacrima di Pierrot, un gruppo di attrici è travestito da vedova "di un mondo che è morto". Il "corteo funebre", con la banda che suona una marcia triste, fa il girotondo intorno all'obelisco della piazza.

fonte: Redazione ANSA  www.ansa.it  RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA - Tutti i diritti riservati

venerdì 5 gennaio 2024

Libri: "Dior Glamour: 1952-1962" by Mark Shaw

A collection of the lavish and iconic gowns of Christian Dior, from the 1950s and ’60s, captured by the legendary photographer Mark Shaw. 

Iconic photographer Mark Shaw documented the ultra-exclusive Parisian fashion world, focusing on Paris’s long-standing top couturier Christian Dior. Shaw’s photographs—some of the first fashion photographs ever shot in color—capture the most stunning and extraordinary fashion of the era.

This lavish volume embodies the glamour of that time, from rare moments of Christian Dior during fittings to editorial-style photographs of models, socialites, and actresses posing in Dior’s ballgowns, day suits, and haute couture collections. Shaw’s photojournalistic style changed fashion photography forever: his approach was to photograph wide, giving the subject a sense of context, creating an environment as exquisitely transformative as the subject and garment. 

With an eye for intimacy and opulence, this book features more than 200 color and black-and-white photographs, many never published before, having only recently been found in a secret vault by his estate. Dior Glamour: 1952–1962 captures the drama and elegance of the period’s style and will be treasured by lovers of photography, fashion, style, history, and cultured living.

 Dior Glamour is a glorious record...Shaw didn’t just shoot the gorgeous clothes but caught the workings of the house.~Wall Street Journal
 
“Demonstrating an unrehearsed fluidity—an honesty—Dior Glamour explores the photographer’s work, chronicling his experience with Christian Dior. The era of 1952 to 1962 called for a sort of sweet beauty—a pretty elegance—to reinvigorate the spirit of the world. Shaw embraced his task of communicating Dior’s message with aplomb, forever captivating this moment of glamour.” ~Quest Magazine
 
“…relish the ultimate romance of the creations of fashion’s iconic standard-bearer, Christian Dior....readers are treated to the phenomenal art that is truly Christian Dior. It’s what all the best coffee tables will be wearing this fall.” ~Beverly Drive

“A rare look into the world of Christian Dior…a luxurious volume presenting a decade of dazzling Dior haute Couture photography by the legendary Mark Shaw in the 1950’s. Dior Glamour contains black-and-white and color (including some of the very first fashion photographs ever shot in color).”
~Yatzer
 
“As new book, Dior Glamour reveals, not everything Shaw photographed had celebrity at its heart. The lavish volume documents the post-war heyday of French fashion house and includes rare images of Christian Dior himself, working behind the scenes.” ~Wordpress

“Behind-the-scenes fittings, dazzling frothy gowns--Mark Shaw’s images offer an intimate peek into a lush decade of Parisian Haute Couture.” ~Veranda Magazine
 
“Mark Shaw’s photographs serve as an unrivaled source of such great fashion moments during the career of a fashion master, Christian Dior. Even though the photos span a mere 10 years while Mr. Shaw covered Dior for Life magazine, the body of work is breathtaking on so many planes. Dior Glamour must be appreciated regarding both its demonstration of photographic skill and its manner of fashion coverage.
The reader will be or should be astounded at the exquisite quality of the photos as well as the even more astounding quality of the clothes. The exquisite physicality of this book is as grand as the subject matter, and that is stated without any exaggeration. If you are fan of the house, a fan of photography, or a fan of the legacy of fashion, rush out and buy this for yourself and gift it to those who will cherish it. It was an honor and pleasure to have been able to review and possess such a fine volume of fashion history made possible by the amazingly talented Mark Shaw.”
~New York Journal of Books

source: www.amazon.it

Libri: "Le piccole libertà" di Lorenza Gentile

Oliva ha trent’anni, una passione segreta per gli snack orientali e l’abitudine di imitare Rossella O’Hara quando è certa di non essere vista. Di lei gli altri sanno solo che ha un lavoro precario, abita con i genitori e sta per sposare Bernardo, il sogno di ogni madre. 

Nessuno immagina che soffra di insonnia e di tachicardia, e che a volte senta dentro un vuoto incolmabile. Fa parte della vita, le assicura la psicologa, e d’altronde la vita è come il mare: basta imparare a tenersi in equilibrio sulla tavola da surf. Ma ecco arrivare l’onda anomala che rischia di travolgerla. Dopo anni di silenzio, la carismatica ed eccentrica zia Vivienne – che le ha trasmesso l’amore per il teatro e la pâtisserie – le invia un biglietto per Parigi, dove la aspetta per questioni urgenti. 

Oliva decide di partire senza immaginare che Vivienne non si presenterà all’appuntamento e che mettersi sulle sue tracce significherà essere accolta dalla sgangherata comunità bohémienne che fa base in una delle più famose librerie parigine, Shakespeare and Company. Unica regola: aiutare un po’ tra gli scaffali e leggere un libro al giorno. Mentre la zia continua a negarsi, Oliva capisce che può esserci un modo di stare al mondo molto diverso da quello a cui è abituata, più complicato ma anche più semplice, dove è possibile inseguire un sogno o un fenicottero, o bere vino sulla Senna con un clochard filosofo. 

Dove si abbraccia la vita invece di tenersene a distanza, anche quando fa male. E allora, continuare a cercare l’inafferrabile Vivienne o cedere al proprio senso del dovere e tornare a casa? E soprattutto: restare fedele a ciò che gli altri si aspettano da lei o a se stessa? Quando tante piccole libertà finiscono per farne una grande, rinunciarci diventa quasi impossibile. “Ci sono piccole libertà che ci cambiano per sempre. Perché tante piccole libertà ne fanno una grande.” 

fonte: www.lafeltrinelli.it