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mercoledì 1 aprile 2026

Mostre: le Stanze della Fotografia presentano “Horst P. Horst. La Geometria della Grazia” sull’Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia, fino al 5 luglio 2026

Dal 21 febbraio al 5 luglio 2026, Le Stanze della Fotografia presentano sull’Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia una delle più attese mostre fotografiche dell’anno: “Horst P. Horst. La Geometria della Grazia”, una grande esposizione dedicata a uno dei maestri assoluti della fotografia del Novecento.

Curata da Anne Morin in collaborazione con Denis Curti, la mostra su Horst P. Horst propone una lettura originale dell’opera del fotografo tedesco naturalizzato americano, andando oltre la celebre fotografia di moda che lo rese famoso sulle pagine di Vogue.

Una grande mostra fotografica a Venezia

Con oltre 300 opere tra fotografie a colori, stampe vintage, disegni e documenti inediti, la mostra invita a scoprire un artista che ha trasformato la fotografia in un linguaggio di armonia, proporzione e bellezza. Molti dei lavori presentati arrivano per la prima volta in Italia, rendendo questa esposizione una tappa imperdibile nel panorama delle mostre a Venezia del 2026.

Horst concepisce l’immagine come un’architettura di forme e di luce: un equilibrio tra rigore e sensualità, che richiama la ricerca di perfezione da Fidia a Le Corbusier, suo maestro negli anni parigini.

La poetica di Horst: tra arte, architettura e fotografia

Prima di dedicarsi alla fotografia, Horst studia architettura ad Amburgo e Parigi, collaborando con Le Corbusier. Da questa formazione nasce una visione in cui la luce e lo spazio diventano elementi costruttivi, ispirati ai principi del Bauhaus e al concetto di “spazio minimo”.

Come sottolinea Denis Curti, «Horst non ricerca una decorazione effimera, ma un’eleganza che nasce dalla perfezione delle forme e dalla purezza delle linee».
La sua fotografia di moda si trasforma così in un’esplorazione artistica tra modernismo e classicità, tra rigore e grazia.

Il percorso espositivo

Il percorso della mostra fotografica “Horst P. Horst. La Geometria della Grazia” si sviluppa come un viaggio nella ricerca di equilibrio e proporzione. Dalle influenze del Bauhaus e del classicismo alla costruzione architettonica dell’immagine, dalle fotografie di moda ai ritratti e alle nature morte, l’esposizione mostra la complessità di un autore che ha saputo fondere arte, design e fotografia.

Tra i ritratti in mostra figurano Cecil Beaton, Ingrid Bergman, Coco Chanel, Salvador Dalí, Marlene Dietrich, Karl Lagerfeld, Yves Saint Laurent, Gianni Versace, Luchino Visconti e molti altri protagonisti del Novecento.

Open call 2026

Open call per fotografi under 30 | Candidature fino al 1 febbraio 2026

Hai tra i 18 e 30 anni e la fotografia è la tua passione? Partecipa all’open call della Fondazione Le Stanze della Fotografia!

Il contest, indetto in occasione della prossima mostra Horst P. Horst. La Geometria della Grazia che arriverà a Venezia dal 21 febbraio 2026 darà la possibilità alle fotografe e ai fotografi selezionati di esporre le proprie opere alle Stanze della Fotografia.

INFORMAZIONI
tel.:+39 041 2412330
mail: lestanzedellafotografia@gmail.com 

Venezia, Isola di San Giorgio Maggiore. Vaporetto: Fermata San Giorgio, linea 2 

fonte: https://lestanzedellafotografia.it 

lunedì 2 marzo 2026

Mostre: a Roma 140 scatti ripercorrono la carriera di Doisneau

Il grande fotografo Robert Doisneau sarà protagonista della più grande retrospettiva mai dedicatagli in Italia, al Museo del Genio di Roma. I 140 scatti in mostra raccontano la Parigi più autentica, tra poesia e vita quotidiana.

Con il suo bianco e nero delicato e ironico, Robert Doisneau ha saputo trasformare la quotidianità in un racconto universale, restituendo poesia e dignità ai gesti più semplici. 

Maestro indiscusso della fotografia del Novecento e narratore silenzioso dell’anima urbana, l'autore parigino sarà protagonista della più grande retrospettiva mai dedicatagli in Italia, ospitata al Museo del Genio di Roma dal 5 marzo al 19 luglio.

La mostra accompagnerà il pubblico in un viaggio nella Parigi più autentica e vissuta: operai all’uscita dalle fabbriche, bambini intenti a giocare sui marciapiedi, coppie innamorate nei bistrot o agli angoli delle strade, frammenti di vita quotidiana trasformati in immagini senza tempo.

ROBERT DOISNEAU IN MOSTRA A ROMA

In mostra anche Le Baiser de l’Hôtel de Ville, lo scatto del 1950 diventato icona globale dell’amore e della libertà. Ma l’esposizione va ben oltre quella fotografia entrata nella storia: più di 140 opere accompagnano il visitatore lungo tutta la carriera dell’autore, dagli anni Trenta alle immagini più mature. Emergono così personaggi eccentrici, portinai curiosi, studenti distratti, cani improbabili e scene di strada cariche di umorismo e tenerezza. Fotografie come Un chien à roulettes, La concierge aux lunettes e L’information scolaire rivelano la straordinaria capacità di Doisneau di cogliere l’attimo prima che svanisca.

LA VITA DI ROBERT DOISNEAU

Prima di diventare il poeta visivo della Parigi del dopoguerra, Doisneau attraversò un percorso umano e professionale tutt’altro che lineare. Nato nel 1912 a Gentilly, nella periferia sud della capitale francese, rimase presto orfano e crebbe in un ambiente severo che contribuì a sviluppare in lui uno sguardo attento agli ultimi e agli invisibili. Studiò incisione litografica all’École Estienne, ma fu la fotografia a conquistarlo definitivamente negli anni Trenta, quando iniziò a lavorare come fotografo industriale per la Renault. Licenziato per la sua cronica impuntualità, trasformò quell’episodio in un’opportunità, dedicandosi alla strada e alla vita reale. Durante la Seconda guerra mondiale partecipò alla Resistenza falsificando documenti, esperienza che rafforzò il suo legame con la gente comune. Nel dopoguerra collaborò con importanti riviste come Vogue e Life, mantenendo però sempre uno stile libero, empatico e profondamente umano.

[Immagine in apertura: Robert Doisneau, Le baiser de l’Hôtel de Ville, 1950. Stampa fine art su carta ai sali d’argento da negativi originali, 50x40 cm © Atelier Robert Doisneau]

fonte: https://arte.sky.it 

Sky Arte: "Gian Paolo Barbieri: L'uomo e la bellezza" La storia del fotografo Gian Paolo Barbieri

La parabola biografica di uno dei grandi maestri della fotografia italiana è al centro del documentario Gian Paolo Barbieri. L'uomo e la bellezza, che delinea in modo autentico e diretto i sessant’anni di una carriera straordinaria, tra moda, teatro e cinema. In onda – in prima visione – su Sky Arte, il biopic raccoglie immagini e testimonianze di stilisti, modelle, critici d’arte e, soprattutto, dello stesso Barbieri, per tratteggiare un percorso artistico unico nel suo genere.

Attraverso il suo obiettivo, Barbieri riesce a catturare l'essenza dei suoi soggetti e, dimostrando una grande familiarità con i tessuti e gli abiti, sfrutta questa affinità per ridefinire l'immagine della moda con i suoi scatti. 

Il documentario diretto da Emiliano Scatarzi esplora l'influenza di Barbieri sulla moda e sull'arte contemporanea, evidenziando come il fotografo milanese abbia saputo integrarsi nel processo creativo del mondo del fashion, fino a collaborare con Valentino, Versace e Armani e molti altri stilisti di primissimo piano.

I numerosi scatti e il materiale d’archivio contribuiscono a rendere Gian Paolo Barbieri. L'uomo e la bellezza la perfetta testimonianza di un innato talento di questo grande fotografo: il saper cogliere la bellezza e inserirla in un contesto ricco di significati, sempre al fine di ispirare le generazioni di fotografi presenti e future.

fonte: https://arte.sky.it 

domenica 1 febbraio 2026

Mostre: al Palazzo Reale di Milano "ROBERT MAPPLETHORPE. Le forme del desiderio" dal 29 gennaio al 17 maggio 2026

Dal 29 gennaio al 17 maggio 2026 la mostra Robert Mapplethorpe. Le forme del desiderio arriva a Milano con un’ampia e inedita selezione delle opere più iconiche, potenti e audaci che riassume e celebra la carriera del fotografo statunitense.

Avviso ai visitatori
Mercoledì 4 febbraio le mostre di Palazzo Reale apriranno alle ore 11.00 anziché alle ore 10.00 per motivi istituzionali. 

La mostra Robert Mapplethorpe. Le forme del desiderio arriva a Milano con un’ampia e inedita selezione delle opere più iconiche, potenti e anticonformiste del fotografo statunitense, tra i più originali, raffinati e controversi artisti del XX secolo.

L’esposizione sarà allestita nelle sale di Palazzo Reale dal 29 gennaio al 17 maggio 2026 e rientra nel programma culturale dei Giochi Olimpici invernali di Milano Cortina 2026.

La retrospettiva, curata da Denis Curti, è il secondo atto di una più ampia trilogia, che ha avuto inizio a Venezia ne Le Stanze della Fotografia e proseguirà poi a Roma. Ogni evento esplora un percorso di studio e ricerca volto ad approfondire un differente aspetto della figura di Mapplethorpe.

A Milano il curatore accompagna il pubblico in un viaggio nella ricerca estetica del fotografo, tra i suoi nudi sensuali che si distinguono per la perfezione formale, una mimesi greca olimpica, in cui risaltano muscolatura e tensione fisica.

Accompagnano la mostra il podcast - disponibile dal 21 ottobre su Spotify, Apple Music e sulle principali piattaforme - Mapplethorpe Unframed, scritto e condotto da Nicolas Ballario e il catalogo pubblicato da Marsilio Arte, che indaga la vasta produzione e l’evoluzione del linguaggio di Mapplethorpe attraverso 257 opere.

Alcune immagini di questa mostra comprendono tematiche di nudo esplicito. Vi invitiamo a considerare questo aspetto prima della visita.

Una mostra promossa da Comune di Milano-Cultura prodotta da Palazzo Reale e Marsilio Arte in collaborazione con la Fondazione Robert Mapplethorpe di New York

A cura di Denis Curti

Altre Info >> QUI 

fonte e Info: www.palazzorealemilano.it 

lunedì 5 gennaio 2026

Mostre: "Robert Mapplethorpe. Le forme del desiderio" Palazzo Reale, Milano

Dal 29 gennaio al 17 maggio 2026 la mostra Robert Mapplethorpe. Le forme del desiderio arriva a Milano con un’ampia e inedita selezione delle opere più iconiche, potenti e audaci che riassume e celebra la carriera del fotografo statunitense.

La mostra Robert Mapplethorpe. Le forme del desiderio arriva a Milano con un’ampia e inedita selezione delle opere più iconiche, potenti e anticonformiste del fotografo statunitense, tra i più originali, raffinati e controversi artisti del XX secolo.

L’esposizione sarà allestita nelle sale di Palazzo Reale dal 29 gennaio al 17 maggio 2026 e rientra nel programma culturale dei Giochi Olimpici invernali di Milano Cortina 2026.

La retrospettiva, curata da Denis Curti, è il secondo atto di una più ampia trilogia, che ha avuto inizio a Venezia ne Le Stanze della Fotografia e proseguirà poi a Roma. Ogni evento esplora un percorso di studio e ricerca volto ad approfondire un differente aspetto della figura di Mapplethorpe.

A Milano il curatore accompagna il pubblico in un viaggio nella ricerca estetica del fotografo, tra i suoi nudi sensuali che si distinguono per la perfezione formale, una mimesi greca olimpica, in cui risaltano muscolatura e tensione fisica.

Accompagnano la mostra il podcast - disponibile dal 21 ottobre su Spotify, Apple Music e sulle principali piattaforme - Mapplethorpe Unframed, scritto e condotto da Nicolas Ballario e il catalogo pubblicato da Marsilio Arte, che indaga la vasta produzione e l’evoluzione del linguaggio di Mapplethorpe attraverso 257 opere.

Una mostra promossa da Comune di Milano-Cultura prodotta da Palazzo Reale e Marsilio Arte in collaborazione con la Fondazione Robert Mapplethorpe di New York

A cura di Denis Curti

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lunedì 15 dicembre 2025

Mostre: "ROBERTO DOISNEAU – Il fotografo poeta" al Centro Culturale CAMBIO di Castelfiorentino, visitabile fino al 6 gennaio 2026

La poesia della fotografia in mostra a Castelfiorentino

È stata inaugurata il 4 ottobre al Centro Culturale CAMBIO di Castelfiorentino la mostra “Robert Doisneau, il fotografo poeta”, visitabile fino al 6 gennaio 2026.

Promossa dalla Fondazione Cambiano e organizzata da Opera Laboratori in collaborazione con l’Atelier Robert Doisneau, l’esposizione presenta circa 100 fotografie in grande formato del grande maestro francese, capace di trasformare la vita quotidiana in poesia visiva.

Scatti iconici come “Il Bacio” (simbolo della Parigi del dopoguerra) aprono un percorso espositivo che attraversa la città del Novecento, dai boulevard ai quartieri popolari, tra volti comuni e ritratti di grandi protagonisti della cultura come Prévert, Picasso, Tati e Malaparte.

La mostra, curata da Patrick Amsellem, è accompagnata da un catalogo edito da Sillabe e si inserisce in un più ampio progetto culturale promosso da Banca Cambiano 1884 attraverso il CAMBIO, con l’obiettivo di fare di Castelfiorentino un punto di riferimento per la fotografia e la cultura contemporanea.

Come ha sottolineato il Presidente Banca Cambiano, Paolo Regini «Accogliere Doisneau al CAMBIO è un segno della rotta culturale che abbiamo scelto: parlare ai giovani, custodire la memoria e riscoprire il valore dei gesti semplici attraverso le immagini».

Una mostra che parla al presente e ci invita a riscoprire lo sguardo umano, ironico e delicato di uno dei grandi poeti dell’obiettivo.

ROBERTO DOISNEAU – Il fotografo poeta
La mostra "Robert Doisneau, il fotografo poeta" rappresenta un'esperienza immersiva e affascinante nei meandri di Parigi, vista attraverso l'obiettivo di uno dei più grandi fotografi del ventesimo secolo. 

Con i suoi scatti in bianco e nero, Doisneau riesce a catturare essenze di vita quotidiana, trasformando gesti anonimi in opere d'arte che raccontano storie universali. 

Le sue immagini, spesso intrise di ironia e tenerezza, mostrano l'anima di una città vibrante e in continua evoluzione, dove la frenesia delle strade convive armoniosamente con la calma dei caffè. Ogni fotografia è un’istantanea di un momento effimero, capace di evocare emozioni profonde e riflessioni sul senso di umanità.

FOTOGRAFIA CONTEMPORANEA – Premio Raccont’Arti 2025
In contemporanea, dal 29 novembre fino al 6 gennaio, sarà possibile visitare anche la mostra dedicata ai vincitori della 5° edizione del Premio di fotografia contemporanea Raccont’Arti 2025, quelli del premio fotografico amatoriale Cambi’Arti e la mostra del Gruppo Fotografico Il Giglio Rosso di Castelfiorentino.
Immergiti in un dialogo imperdibile tra il maestro Doisneau e la fotografia contemporanea.

fonte: www.bancacambiano.it 

lunedì 27 ottobre 2025

Mostre: "FERDINANDO SCIANNA. LA MODA, LA VITA" a Saluzzo (CN), La Castiglia, dal 24 ottobre 2025 al 1 marzo 2026

Attraverso 90 opere, la rassegna esplora, per la prima volta, uno dei capitoli che hanno segnato la carriera del fotografo siciliano: la moda.

 Dal 24 ottobre 2025 al 1° marzo 2026, la Castiglia di Saluzzo (CN), antica fortezza e residenza marchionale, oggi spazio museale e luogo del contemporaneo, ospita la personale di Ferdinando Scianna (Bagheria, PA, 1943), primo fotografo italiano a essere annoverato tra i membri della prestigiosa agenzia internazionale Magnum Photos e uno dei protagonisti assoluti della fotografia del Novecento.

La mostra, dal titolo Ferdinando Scianna. La moda, la vita, curata da Denis Curti, è un progetto del Comune di Saluzzo e della Fondazione Artea che esplora, per la prima volta, uno dei capitoli meno noti della carriera di Scianna: la moda. Un ambito che l’autore affronta con il suo linguaggio da fotogiornalista, scardinando ogni estetica patinata a favore di una narrazione più umana. Scianna porta la moda fuori dalle passerelle e dentro la vita, restituendo immagini che sono insieme documento e poesia, verità e immaginario.

Il percorso espositivo, che presenta oltre novanta fotografie, si apre con una sezione introduttiva dedicata al legame tra Scianna e Leonardo Sciascia, a partire dagli scatti realizzati insieme, che documentano non solo la loro collaborazione professionale, ma anche l’amicizia e la complicità intercorsa tra due grandi intellettuali siciliani, quindi continua con un serie di 12 fotografie provenienti dalla collezione della Fondazione Arte CRT, in comodato alla GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino; sono immagini realizzate in India, in Francia e in Bolivia, in cui appare evidente il suo occhio da fotoreporter, attento ai luoghi, alle persone, ai dettagli della vita quotidiana. Oltre a evidenziare l’importanza del fondo collezionistico custodito dall’istituzione torinese, probabilmente il più ricco dedicato all’autore, questa sezione offre la chiave di lettura dell’intera mostra. Per Scianna, il reportage resta la matrice stilistica e narrativa, sia che si stia approcciando alle feste religiose siciliane o che realizzi un servizio su commissione per conto di marchi di moda.

L’esordio di Ferdinando Scianna nel mondo della moda è datato 1987 quando Dolce&Gabbana, allora giovani stilisti emergenti, gli commissionano di realizzare le immagini per i cataloghi di due collezioni, dando vita a una delle collaborazioni meglio riuscite nella storia della fotografia. Un compito che l’artista siciliano assolse in modo originale e spiazzante. Scianna, infatti, non rinunciò alla sua natura di fotoreporter, né tantomeno rimase insensibile al richiamo della sua terra, così ricca di tradizioni, di cerimonie, di misticismo, facendo uscire la moda dagli studi di posa per trasportarla nella realtà della Sicilia e tra le strade dei paesi. Le sue fotografie di moda sono frammenti di storie che riflettono la sua visione del mondo, restituendo un ideale di bellezza che va oltre la pura descrizione del prodotto. Fondamentale in questo percorso fu anche la collaborazione con la top model Marpessa, che incarnava la bellezza mediterranea, che lo stesso Scianna scelse come sua musa.

L’esposizione segue tutto il percorso di Scianna nel mondo della moda, durato quasi dieci anni, tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta, durante il quale collaborò con importanti brand e numerose riviste internazionali, tra cui Vogue, Vanity Fair, Stern, Grazia. Nei suoi scatti si fondono etica e stile, memoria e intuizione, fotografia e letteratura; questo approccio gli ha consentito di interpretare e capovolgere i modelli di rappresentazione comunemente consacrati al glamour delle passerelle, trasformando la fotografia di moda in racconto visivo, mantenendo intatto il legame tra immagine, verità e cultura.

Il progetto Ferdinando Scianna. La moda, la vita, è reso possibile, oltre alle collaborazioni con la Fondazione Torino Musei, la GAM di Torino e la Fondazione Arte CRT, anche grazie al supporto del Museo Lavazza, di Confindustria Cuneo, della Fondazione Amleto Bertoni con Terres Monviso, e con il contributo dell’ATL del Cuneese e il patrocinio della Provincia di Cuneo.

In contemporanea, il Filatoio di Caraglio (CN) ospita Helmut Newton. Intrecci, monografica dedicata ad un altro grande protagonista della fotografia del Novecento. Le mostre di Ferdinando Scianna e Helmut Newton, concepite per dialogare tra loro, approfondiscono aspetti inediti o poco esplorati dei due autori, offrendo visioni originali e complementari, due approcci distinti ma convergenti alla moda e al racconto della vita. Le carriere di entrambi vivono una svolta sul finire degli anni Ottanta, anche a seguito delle trasformazioni in atto nella società del periodo: da un lato l’avvento delle prime apparecchiature digitali e di Photoshop, che mettono in discussione il valore testimoniale dell’immagine fotografica, dall’altro la caduta del muro di Berlino e la fine dell’Unione Sovietica, che ridefiniscono gli equilibri globali e aprono nuove prospettive di incontro tra culture. Nelle immagini di Newton tutto ciò si traduce in una sempre maggiore teatralizzazione delle scene ritratte, che si fanno più oniriche e complesse. Scianna, invece, chiamato per la prima volta a confrontarsi con il genere della moda, torna alla Sicilia delle sue origini, trasformando le strade e le piazze in set inconsueti dove la verità della vita quotidiana si intreccia con la finzione degli abiti di lusso.

Ad accompagnare le due mostre sarà un ricco Public Programme, a cura di Monica Poggi e Fondazione Artea, che proporrà incontri e dialoghi con esperti di fotografia, moda e cultura visiva. Un’occasione per leggere e contestualizzare il lavoro dei due maestri, ma anche per riflettere sulle intersezioni fra fotografia, produzione, collezionismo e società contemporanea.e le 

Tutte le INFO QUI 

fonte: www.clp1968.it  

Mostre: "HELMUT NEWTON. Intrecci" al Filatoio di Caraglio, dal 23 ottobre 2025 al 1 marzo 2026

HELMUT NEWTON. Intrecci dal 23 ottobre 2025 al 1 marzo 2026 a cura di Matthias Harder

Nella cornice storica del Filatoio di Caraglio prende vita una grande esposizione dedicata a Helmut Newton, uno dei fotografi più celebri e discussi del Novecento, capace come pochi di intrecciare moda, arte e provocazione.

La mostra “Helmut Newton. Intrecci” ripercorre l’evoluzione del percorso professionale di Newton, dalle fotografie editoriali che lo hanno consacrato tra i grandi della moda internazionale, fino ai lavori commissionati da prestigiosi brand. Oltre 100 fotografie, tra icone e scatti poco noti, provenienti dalle collaborazioni con Yves Saint Laurent, Wolford, Ca’ del Bosco, Blumarine, Absolut Vodka, Lavazza, e molti altri.

Il titolo della mostra Intrecci richiama fin da subito la pluralità di significati che percorrono la sua opera: intrecci professionali con modelle e stilisti, intrecci narrativi che uniscono ironia, sensualità e potere, intrecci biografici che riportano Newton alle origini della sua carriera nella fotografia tessile. Non è un caso che l’esposizione trovi spazio proprio al Filatoio, antico setificio seicentesco, dove il filo della memoria industriale incontra le trame visive del fotografo.

La complicità con modelle come Monica Bellucci, Nadja Auermann, Kate Moss, Carla Bruni ed Eva Herzigová, unita alla fiducia di riviste e maison di moda, gli ha permesso di ridefinire radicalmente i canoni della fotografia patinata, trasformandola in un linguaggio teatrale, complesso e sorprendente. In bianco e nero o a colori, ogni immagine restituisce l’ambiguità e la forza di una visione che continua a sedurre e a spiazzare.

Il progetto espositivo dedicato a Helmut Newtonn si lega strettamente alla mostra “Ferdinando Scianna. La moda, la vita” (La Castiglia – Saluzzo, 24.10.2025 -01.03.2026) che vede protagonista un altro grande maestro della fotografia del Novecento. Due mostre in dialogo tra loro che approfondiscono aspetti inediti o poco esplorati nelle carriere dei due autori, offrendo al pubblico due visioni complementari della moda, vista dada Newton come provocazione dell’immaginario e da Scianna come racconto della vita.

ORARI
Giovedì e venerdì dalle ore 15.00 alle 19.00.
Sabato, domenica e festivi dalle ore 10.00 alle 19.00. Chiuso il 25 dicembre e il 1° gennaio. Chiusura biglietteria ore 18.00

Biglietteria presso il Filatoio di Caraglio (via Matteotti 40) o su ticket.it 

BIGLIETTI 
intero: € 12,00 (esclusi i diritti di prevendita)
ridotto: € 9,00 (esclusi i diritti di prevendita)
riservato a: bambini/ragazzi 7- 19 anni, studenti universitari fino a 25 anni, adulti over 65, insegnanti con certificazione, soci ACLI, soci FAI, possessori di biglietto di ingresso alla mostra Ferdinando Scianna. La moda, la vita (La Castiglia, Saluzzo – fino al 1 marzo 2026), possessori del voucher segnalibro ricevuto alla Festa del Libro Medievale di Saluzzo (ed. 2025).
ridotto gruppi e scuole (min 10, max 20 persone): € 6,00
ingresso gratuito: bambini fino ai 6 anni, soci ICOM, persone con disabilità + 1 accompagnatore; possessori di “Abbonamento Musei Piemonte e Valle d’Aosta” o di “Abbonamento Musei Formula Extra”; guide turistiche abilitate del territorio piemontese; giornalisti (con tesserino); residenti in Caraglio soltanto la domenica mattina.

Visita la mostra e il Museo del Setificio Piemontese*!
cumulativo intero: € 16,00 (d.p. esclusi)
cumulativo ridotto: € 13,00 (d.p. esclusi)
* Il Museo è visitabile esclusivamente con visita guidata (durata 1h circa), ai seguenti orari: giovedì e venerdì alle 15.00, 16.30 e 18.00, sabato e domenica alle 10.30, 12.00, 15.00, 16.30, 18.00.

Mostra promossa e organizzata da: Fondazione Artea, Regione Piemonte
In collaborazione con: Comune di Caraglio, Helmut Newton Foundation
Con il contributo di: Fondazione CRT, Fondazione Compagnia di San Paolo, Fondazione CRC
Con il supporto di: Museo Lavazza, Confindustria Cuneo
Con il patrocinio di: Provincia di Cuneo
Media partner: La Stampa
Il Filatoio aderisce a: Terres Monviso

Altre >>  INFO > QUI  

Filatoio di Caraglio
Via Matteotti, n.40
12023 Caraglio (CN)  
Telefono Museo
+39 0171 618300

fonte: www.filatoiocaraglio.it 

lunedì 17 marzo 2025

Mostre: alla Gagosian Gallery di Roma "Richard Avedon Italian Days" fino al 12 maggio 2025

Richard Avedon Italian Days, 2025, installation view © The Richard Avedon Foundation Photo: Martina Magno, M3 Studio Courtesy Gagosian

Gagosian presenta una mostra di fotografie di Richard Avedon scattate in Italia, che evidenzia quanto siano state fondamentali per il suo lavoro successivo Italian Days a Roma dal 12 marzo 2025

Gagosian è lieta di annunciare Italian Days, una mostra in cui più di venti fotografie scattate da Richard Avedon per le strade di Roma, della Sicilia e di Venezia—diciotto delle quali della serie Italy (1946–48), presentata qui per la prima volta nella sua interezza—dialogano con ritratti di figure iconiche che incarnano il suo stile distintivo. In mostra anche alcune immagini di una serie del 1946, che ritraggono Zazi, una performer di strada romana. Gagosian rappresenta il lavoro di Richard Avedon globalmente dal 2011.

Dal suo primo arrivo a Roma nel 1946 subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale, quando l’Italia era ancora in gran parte inaccessibile ai visitatori, Avedon compì diversi viaggi nel Paese nel corso del decennio successivo. Le molteplici serie di fotografie realizzate durante questi viaggi esplorativi sono state cruciali per lo sviluppo del suo sofisticato approccio al ritratto. Avedon era particolarmente attratto dalla bellezza e dalla devastazione dell’Italia dell’epoca, dalla grandiosità e dalla potenza della sua storia e dall’enorme varietà di espressioni umane e di resilienza che osservava ovunque volgesse lo sguardo. Rivelando il suo interesse per un’autentica interazione tra fotografo e soggetto, il lavoro italiano di Avedon ha esercitato una forte influenza sulla sua pratica, infondendo in ogni immagine una profondità di spirito e una gamma di emozioni inimitabili.

Ogni coppia e gruppo più ampio di fotografie esposte a Roma riflettono una tecnica o una strategia compositiva diversa che trae origine dalle immagini italiane di Avedon. Il famoso ritratto del 1957 di una Marilyn Monroe dallo sguardo smarrito, ad esempio, e l’immagine del 1980 di Ruby Holden, impiegata del banco dei pegni, dell’iconica serie In the American West (1979–84), sembrano entrambi essere stati anticipati da un ritratto di strada romano scattato nel 1947. Le radici di gioia e disperazione che Avedon ha catturato nella sua rappresentazione della Monroe si possono trovare a Roma, così come il suo autoritratto del 1963 ricorda la fotografia di un giovane siciliano fiero e simpatico, apparso dalle ceneri della guerra e pronto ad iniziare una nuova vita.

Le numerose corrispondenze presenti in Italian Days—tra soggetti, estranei e momenti—enfatizzano la costante attenzione di Avedon verso un’umanità comune che trascende la tecnica o le circostanze. 

Lo sguardo verso il basso che caratterizza una delle due immagini del famoso drammaturgo in Samuel Beckett, writer, Paris, April 13, ad esempio, è preannunciato dall’antecedente Italy #6, Rome, 1946, in cui un ragazzo si porta le mani sul viso mentre rivolge lo sguardo ai sampietrini assolati di una strada metropolitana. 

Un altro gruppo di immagini trasmette uno stato d’animo più leggero, tracciando una linea che va dalla giocosa figura danzante di Italy #8, Palermo, Sicily, 1947 alle successive immagini della modella americana Dorian Leigh in posa con un ciclista sugli Champs-Elysées e di Audrey Hepburn che balla con Fred Astaire sul set di Funny Face. L’Italia, con il suo cuore spezzato e il suo spirito indomito, ha indicato la strada.

L’allestimento è stato ideato da Cécile Degos, responsabile anche di quello di Iconic Avedon: A Centennial Celebration of Richard Avedon, presentata presso Gagosian Parigi nel 2024. Una mostra di Richard Avedon inaugurerà alla Fondation Henri Cartier-Bresson di Parigi il 30 aprile 2025.  

Photo courtesy Gagosian Gallery.

La mostra è alla Gagosian Gallery, in Via Francesco Crispi 16, sarà visitabile fino al 17 maggio 2025        >> INFO

Via Francesco Crispi 16
00187 Rome

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+39 06 4208 6498
rome@gagosian.com

Contatti 

fonte: https://gagosian.com   Photo courtesy Gagosian Gallery. 

lunedì 13 gennaio 2025

È morto a 82 anni il fotografo Oliviero Toscani

E' morto Oliviero Toscani: lo ha annunciato la famiglia in un breve comunicato stampa. "Con immenso dolore diamo la notizia che oggi, 13 gennaio 2025, il nostro amatissimo Oliviero ha intrapreso il suo prossimo viaggio. Chiediamo cortesemente riservatezza e comprensione per questo momento che vorremmo affrontare nell'intimità della famiglia. Kirsti Toscani con Rocco, Lola e Ali", si legge nella nota firmata dalla moglie Kirsti e dai figli. 

Il ritratto

Il fotografo della luce, del colore, della creatività, sempre fuori dagli schemi, che anche nella malattia ha seguito la sua strada di denuncia: Oliviero Toscani è morto, all'età di 82 anni, nell'ospedale di Cecina, dove era stato ricoverato il 10 gennaio per l'aggravarsi delle sue condizioni. 

Da due anni - come aveva rivelato in un'intervista choc al Corriere della Sera il 28 agosto scorso - soffriva di amiloidosi: "In un anno ho perso 40 chili. Neppure il vino riesco più a bere: il sapore è alterato dai medicinali", raccontava, spiegando di sottoporsi a una cura sperimentale e di non temere la morte. "Basta che non faccia male. E poi ho vissuto troppo e troppo bene, sono viziatissimo. Non ho mai avuto un padrone, uno stipendio, sono sempre stato libero". Aveva anche parlato dell'intenzione di rivolgersi all''amico Cappato" per scegliere il suicidio assistito in Svizzera. A Zurigo, intanto, era andato a fine settembre, a visitare la sua mostra Photography and Provocation al Museum für Gestaltung, in una delle ultime apparizioni pubbliche. 

Fino alla fine Toscani ha portato avanti la forza delle idee, quella di un uomo che ha rivoluzionato il mondo della fotografia, scandalizzando e suscitando dibattito. Dai jeans di 'Chi mi ama mi segua' al bacio tra un prete e una suora, dai volti dei condannati a morte al corpo di una donna consumata  dall'anoressia, tutte le sue campagne hanno lasciato il segno. In sessant'anni di carriera ha lavorato in ogni luogo del mondo e per tutte le riviste più importanti. Migliaia di ritratti, milioni di immagini. Eppure non voleva essere ricordato per nessuna in particolare, ma "per l'insieme, per l'impegno. 

Non è un'immagine che ti fa la storia, è una scelta etica, estetica, politica da fare con il proprio lavoro". Un percorso condensato nel libro Ne ho fatte di tutti i colori, uscito nel 2022 per La Nave di Teseo, e imperniato sul mondo che avrebbe voluto e che aveva immaginato fin dai tempi di Fabrica con i Benetton e di Colors, la rivista che anticipò l'impegno su tanti temi oggi attuali, dall'ambiente ai migranti al razzismo. Nel suo carnet da John Lennon ad Andy Warhol, da Muhammad Ali a Lou Reed, fino al desiderio di immortalare Jannik Sinner. Per la moda da Donna Jordan a Claudia Schiffer, fino a Monica Bellucci, ma anche Carmelo Bene e Federico Fellini. 

Nato a Milano il 28 febbraio 1942, Toscani pubblica il suo primo scatto sul Corriere a 14 anni: è il volto di Rachele Mussolini, immortalato a Predappio alla tumulazione del Duce nella tomba di famiglia. Dopo il diploma in fotografia all'Università delle Arti di Zurigo, debutta nel mondo della pubblicità con la campagna per il cornetto Algida. I suoi scatti finiscono su Elle, Vogue, GQ, Harper's Bazaar, Esquire, ma realizza anche foto per celebri maison di moda come Valentino, Chanel, Fiorucci, Esprit e Prénatal. La svolta, nel 1982, con Benetton: i maglioni sono il pretesto per Toscani per portare in primo piano temi sociali come l'uguaglianza, la mafia, il contrasto all'omofobia, la lotta all'Aids o alla pena di morte. Nel 1991 lancia la rivista Colors, tre anni dopo ecco Fabrica, centro internazionale per le arti e la ricerca della comunicazione moderna, la cui sede è firmata dall'archistar giapponese Tadao Ando. 

Nel 2000 il sodalizio con il gruppo Benetton si interrompe, in seguito ad una controversa campagna che utilizza foto reali di condannati a morte negli Stati Uniti. Verranno le campagne di moda per il marchio RaRe, incentrate sull'omofobia, le collaborazione con la Croce Rossa, con l'Istituto Superiore della Sanità, con l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati e quelle di impegno sociale su sicurezza, violenza contro le donne, anoressia. Proprio su questo tema nel 2007 Toscani realizza per il marchio Nolita una campagna choc, che divide pubblico e critica, mettendo al centro la modella e attrice francese Isabelle Caro, 31 chili per 1,64 metri di altezza. Nel 2007 dà vita al progetto Razza Umana, una galleria di ritratti di varia umanità, una sorta di censimento di tutte le caratteristiche somatiche e sociali del genere umano. 

Dal 2018 al 2020 torna con Benetton, rilanciando i temi dell'integrazione, ma viene poi licenziato per le dichiarazioni sul crollo del ponte Morandi ("Ma a chi interessa che caschi un ponte?"). Pluripremiato - dal Grand Prix de la publicité (1990) al Leone d'oro all'International Advertising Festival di Cannes (1996), dalla nomina ad accademico di onore dell'Accademia di Belle Arti di Firenze (2010) al premio alla carriera dell'Art director's club tedesco (2019), presidente onorario di Nessuno Tocchi Caino, Toscani è stato candidato alla Camera con i Radicali nel 1996 per la Lista Marco Pannella e nel 2006 per la Rosa nel Pugno. Ha fatto scalpore con il suo commento sulla scomparsa del Cavaliere ("per fortuna Berlusconi è morto") e non ha mai nascosto le sue posizioni critiche nei confronti del governo Meloni, ribadite in una delle ultime interviste in tv, a settembre a Piazzapulita, il programma di Corrado Formigli su La7. Il suo segreto? "Cerco facce nuove, persone con un entusiasmo negli occhi, pretendo che non abbiano trucco, il bello è  un'altra cosa", raccontava in occasione degli 80 anni. E il futuro? "Chissà, penso al cosmo, all'universo, alle stelle. Quando capiremo tutto questo, ecco, sarà il futuro".

>> La videointervista di SKY

fonte: https://tg24.sky.it/

venerdì 17 maggio 2024

Fotografia > A Roma la mostra "Vincent Peters.Timeless Time" a Palazzo Bonaparte, dal 16 maggio al 25 agosto 2024

Sulla mostra

Approda a Roma la mostra Vincent Peters. Timeless Time, con la sua ricca selezione di scatti in bianco e nero realizzati nell’arco di venti anni dal grande fotografo tedesco. Dopo l’ottimo riscontro ottenuto nelle precedenti tappe, a Milano e Bologna, l'esposizione visitabile nelle sale di Palazzo Bonaparte dal 16 maggio al 25 agosto 2024 offre l’opportunità di esplorare le luci e le ombre che delineano con precisione i soggetti ritratti da uno dei più influenti fotografi contemporanei.

GLI SCATTI DI VINCENT PETERS IN MOSTRA A ROMA

Nato in Germania nel 1969 e impegnato nel campo della fotografia di moda fin dagli anni Novanta, Vincent Peters ha conquistato nel corso degli anni lo scettro di "fotografo delle celebrità", immortalando i volti più iconici dello star system contemporaneo. La lunga galleria di ritratti in bianco e nero, realizzati da Vincent Peters fra il 2001 e il 2021 e ora esposti nella mostra romana, è suddivisa in sezioni tematiche che mettono in risalto la capacità del fotografo di catturare l'intima bellezza dei suoi soggetti. A emergere, di conseguenza, è il lato più umano e nascosto di divi del calibro di Charlize Theron, Vincent Cassel, David Beckham, John Malkovich e Monica Bellucci. Grazie all’incredibile attenzione posta ai più minimi dettagli in termini di illuminazione, costume e posa, Peters invita i visitatori ad esplorare la fotografia come arte narrativa, celebrando la luce come elemento emotivo cardinale delle emozioni di chi osserva.

LA FOTOGRAFIA SECONDO VINCENT PETERS

Organizzata da Arthemisia e curata da Maria Vittoria Baravelli, la retrospettiva Vincent Peters. Timeless Time a Palazzo Bonaparte si presenta come un’occasione unica per conoscere la potenza espressiva senza tempo degli scatti in bianco e nero dell'autore. Parallelamente incoraggia a riflettere sul valore delle emozioni viste attraverso l'obiettivo di un maestro della fotografia contemporanea.

[Immagine in apertura: Vincent Peters, Monica Bellucci, Biarritz, 2006 © Vincent Peters]

fonte: https://arte.sky.it/

lunedì 15 gennaio 2024

Mostre: a Firenze "Beauty and Desire" fino al 14 febbraio il Museo Novecento rende omaggio a Robert Mapplethorpe

Fino al 14 febbraio il Museo Novecento rende omaggio a uno dei più grandi esponenti della fotografia del Novecento, Robert Mapplethorpe

Robert Mapplethorpe (New York, 1946 – Boston, 1989), raccontato tramite un raffronto inedito con gli scatti di Wilhelm von Gloeden (Wismar, 1856 – Taormina, 1931) e alcune immagini dei Fratelli Alinari: un confronto evocativo e a tratti puntuale, che rivela il ricorrere di temi comuni; motivi che attraversano il tempo e giungono fino a noi, ponendosi come spunti di riflessione sull’attualità e su come arte, morale e spiritualità cambino e si evolvano nella loro reciproca relazione.

La mostra, organizzata a quarant’anni di distanza dall’esposizione del Palazzo delle Cento Finestre che fece conoscere a Firenze l’opera del fotografo statunitense, mette in luce il legame di Robert Mapplethorpe con la classicità, nonché il suo approccio scultoreo al mezzo fotografico. Il profondo interesse per l’antico, la passione per i maestri che lo hanno preceduto e l’attenta comprensione della statuaria (in particolare dell’opera di Michelangelo) sono delle costanti nella ricerca dell’artista.

Appassionato collezionista di fotografie, Mapplethorpe conosce l’opera del barone Wilhelm von Gloeden, con la quale ha forse la possibilità di confrontarsi ampiamente anche agli inizi degli anni Ottanta, grazie ai contatti con il gallerista Lucio Amelio e a un soggiorno a Napoli, durante il quale si misura inoltre con la potenza disarmante delle rovine. Von Gloeden, tra i pionieri della staged photography, celebra nelle sue composizioni un ideale richiamo al passato, concepito quale inesauribile bacino di soggetti e suggestioni: un segno stilistico unico, che lo rende ancora oggi un’icona e costituisce un suggestivo riferimento per Mapplethorpe.

Le fotografie di Mapplethorpe e von Gloeden, pur traendo ispirazione dai canoni della classicità, sembrano condurre lungo traiettorie estetiche non scontate e a tratti perturbanti, sollevando e risolvendo interrogativi sul tema del corpo e della sessualità la cui eco risuona, a tratti immutata, nella cultura visiva contemporanea, dove la censura e il giudizio morale sono sempre pronti a mettere sotto accusa la bellezza e il desiderio.

Museo Novecento  www.museonovecento.it   info@musefirenze.it

Lunedì-Domenica 11:00 - 20:00 Giovedì Chiuso

fonte: https://cultura.comune.fi.it

venerdì 5 gennaio 2024

Libri: "Dior Glamour: 1952-1962" by Mark Shaw

A collection of the lavish and iconic gowns of Christian Dior, from the 1950s and ’60s, captured by the legendary photographer Mark Shaw. 

Iconic photographer Mark Shaw documented the ultra-exclusive Parisian fashion world, focusing on Paris’s long-standing top couturier Christian Dior. Shaw’s photographs—some of the first fashion photographs ever shot in color—capture the most stunning and extraordinary fashion of the era.

This lavish volume embodies the glamour of that time, from rare moments of Christian Dior during fittings to editorial-style photographs of models, socialites, and actresses posing in Dior’s ballgowns, day suits, and haute couture collections. Shaw’s photojournalistic style changed fashion photography forever: his approach was to photograph wide, giving the subject a sense of context, creating an environment as exquisitely transformative as the subject and garment. 

With an eye for intimacy and opulence, this book features more than 200 color and black-and-white photographs, many never published before, having only recently been found in a secret vault by his estate. Dior Glamour: 1952–1962 captures the drama and elegance of the period’s style and will be treasured by lovers of photography, fashion, style, history, and cultured living.

 Dior Glamour is a glorious record...Shaw didn’t just shoot the gorgeous clothes but caught the workings of the house.~Wall Street Journal
 
“Demonstrating an unrehearsed fluidity—an honesty—Dior Glamour explores the photographer’s work, chronicling his experience with Christian Dior. The era of 1952 to 1962 called for a sort of sweet beauty—a pretty elegance—to reinvigorate the spirit of the world. Shaw embraced his task of communicating Dior’s message with aplomb, forever captivating this moment of glamour.” ~Quest Magazine
 
“…relish the ultimate romance of the creations of fashion’s iconic standard-bearer, Christian Dior....readers are treated to the phenomenal art that is truly Christian Dior. It’s what all the best coffee tables will be wearing this fall.” ~Beverly Drive

“A rare look into the world of Christian Dior…a luxurious volume presenting a decade of dazzling Dior haute Couture photography by the legendary Mark Shaw in the 1950’s. Dior Glamour contains black-and-white and color (including some of the very first fashion photographs ever shot in color).”
~Yatzer
 
“As new book, Dior Glamour reveals, not everything Shaw photographed had celebrity at its heart. The lavish volume documents the post-war heyday of French fashion house and includes rare images of Christian Dior himself, working behind the scenes.” ~Wordpress

“Behind-the-scenes fittings, dazzling frothy gowns--Mark Shaw’s images offer an intimate peek into a lush decade of Parisian Haute Couture.” ~Veranda Magazine
 
“Mark Shaw’s photographs serve as an unrivaled source of such great fashion moments during the career of a fashion master, Christian Dior. Even though the photos span a mere 10 years while Mr. Shaw covered Dior for Life magazine, the body of work is breathtaking on so many planes. Dior Glamour must be appreciated regarding both its demonstration of photographic skill and its manner of fashion coverage.
The reader will be or should be astounded at the exquisite quality of the photos as well as the even more astounding quality of the clothes. The exquisite physicality of this book is as grand as the subject matter, and that is stated without any exaggeration. If you are fan of the house, a fan of photography, or a fan of the legacy of fashion, rush out and buy this for yourself and gift it to those who will cherish it. It was an honor and pleasure to have been able to review and possess such a fine volume of fashion history made possible by the amazingly talented Mark Shaw.”
~New York Journal of Books

source: www.amazon.it

lunedì 20 novembre 2023

Mostre: Roma, al Museo dell'Ara Pacis "Helmut Newton. Legacy" dal 18 ottobre 2023 al 10 marzo 2024

Esposizione dedicata a uno dei fotografi più amati di tutti i tempi con oltre 200 scatti di cui 80 esposti per la prima volta in questa rassegna.

Elegante, provocatorio, rivoluzionario. A cento anni dalla sua nascita, il Museo dell’Ara Pacis di Roma ospita l’ampia retrospettiva HELMUT NEWTON. LEGACY, ideata per celebrare il fotografo (Berlino, 1920 – Los Angeles, 2004) e posticipata a causa della pandemia. Un viaggio nella sua avventurosa vita attraverso oltre 200 scatti, in parte inediti, riviste e documenti, per raccontare con un nuovo sguardo l’unicità e lo stile di un protagonista del Novecento che si descriveva con queste parole: «Il mio lavoro come fotografo ritrattista è quello di sedurre, divertire e intrattenere».

Il fotografo, all’anagrafe Helmut Neustädter, cognome anglicizzato poi in Newton, nasce a Berlino nel 1920 da una benestante famiglia ebrea e già a 12 anni dimostra familiarità con la macchina fotografica tanto che a 16 lavora come apprendista dalla famosa fotografa di moda Yva, sperimentando i suoi primi autoritratti, inscenati con grande sicurezza. Nel 1938 è costretto a lasciare la Germania a causa delle persecuzioni antisemite e, dopo un passaggio a Trieste, s’imbarca verso l’Australia dove apre un piccolo studio di fotografia che segnerà l’inizio della sua carriera.

Il percorso espositivo ripercorre la vita, umana e professionale, di un uomo ricordato come l’autore di scatti che hanno fatto la storia della fotografia, apparsi nelle più importanti copertine di fashion magazine, arricchiti da un corpus di inediti che svela aspetti meno noti della sua opera. Sono circa 80 infatti le fotografie esposte per la prima volta in questa rassegna. A completare l’esposizione, le testimonianze prodotte dai materiali d’archivio come le stampe a contatto o le pubblicazioni speciali.

Sei capitoli cronologici raccontano l’evoluzione fotografica di Newton: dagli esordi degli anni Quaranta e Cinquanta in Australia fino agli ultimi anni di produzione, passando per gli anni Sessanta in Francia, gli anni Settanta negli Stati Uniti, gli Ottanta tra Monte Carlo e Los Angeles e i numerosi servizi in giro per il mondo degli anni Novanta.

Il visitatore ha la possibilità di entrare nel cuore del processo creativo per scoprire i segreti di immagini divenute parte della nostra memoria visiva e collettiva, come la serie Big Nudes che diventerà il suo libro di maggior successo.

Helmut Newton Rue Aubriot, Yves Saint Laurent, Vogue Francia. Parigi, 1975 Rue Aubriot, Yves Saint Laurent, French Vogue. Paris, 1975 © Helmut Newton Foundation
Il suo occhio ha rivoluzionato la fotografia di moda, come dimostrano gli scatti dedicati alle creazioni dello stilista André Courrèges, realizzati per la rivista britannica Queen nel 1964, e le collaborazioni con personalità del calibro di Yves Saint Laurent, Karl Lagerfeld, Thierry Mugler, Chanel e tanti altri. Il suo nome entra nel gotha dei fotografi quando nel 1961, su invito di Vogue Paris, si trasferisce con la moglie June nella capitale francese, dove perfezionerà il suo stile. 

Un focus specifico è dedicato proprio ai servizi di moda considerati all’epoca all’avanguardia, come quelli ispirati ai film di Alfred Hitchcock, Francois Truffaut e Federico Fellini: non solo scatti, ma vere e proprie storie che contengono dettagli intriganti. Tra una sezione e l’altra, è possibile scorgere l’intensa attività ritrattistica di Newton che ha immortalato volti celebri come Gianni Versace, Andy Warhol, Charlotte Rampling, Romy Schneider, Catherine Deneuve, Mick Jagger, Nastassja Kinski, David Bowie, Elizabeth Taylor, Arthur Miller, solo per citarne alcuni.

La mostra riserva ampio spazio all’esperienza professionale del fotografo nel nostro Paese e al suo proficuo rapporto con l’editoria italiana. Una collaborazione importante che gli ha consentito di catturare le affascinanti atmosfere di località come Montecatini, Firenze, Milano, Capri, Venezia e, naturalmente, Roma. Newton era di casa a Roma come raccontano otto scatti ambientati nella capitale, in prevalenza tratti dalla serie nota come Paparazzi. Questa sequenza fotografica, unita ad altre due immagini di moda, dimostra ancora una volta la sua capacità di creare atmosfere effimere e intense trasformando una foto in una visione.

In continuità con le esperienze fatte in occasione delle ultime mostre e rinnovando l’impegno della Sovrintendenza Capitolina per l'accessibilità, la mostra Helmut Newton. Legacy è progettata per essere fruibile dal più ampio pubblico possibile grazie alla collaborazione con Rai Pubblica Utilità e Rai Cultura, con il Dipartimento Politiche sociali e Salute – Direzione Servizi alla Persona di Roma Capitale e Cooperativa Segni d’Integrazione – Lazio e con Radici Società Cooperativa Sociale. Audiodescrizioni, video LIS e disegni tattili, disponibili in mostra e scaricabili online, sono gli strumenti di accompagnamento al percorso nelle sue sezioni cronologiche, con approfondimenti tematici su alcune delle fotografie più rappresentative. Per tutto il periodo di apertura dell’esposizione è inoltre previsto un servizio di visite tattili e visite con interpreti LIS gratuite.

IMMAGINI
Si prega di rispettare il copyright. L’utilizzo in relazione alla comunicazione della mostra HELMUT NEWTON. LEGACY (18 ottobre 2023 – 10 marzo 2024) al Museo dell’Ara Pacis, Roma, è gratuito. Queste immagini devono essere utilizzate unicamente per uso stampa ai fini della promozione della mostra HELMUT NEWTON. LEGACY. Devono essere stampate per intero, non possono essere ritagliate, né ruotate o sovrascritte. In particolare, il diritto d’uso per le stampe di frontespizi o copertine deve essere approvato dalla Helmut Newton Foundation.
Tutti i dati delle immagini devono essere eliminati da ogni supporto/dispositivo di archiviazione dopo l’uso.
Si prega di inviare, se possibile, due copie dell’articolo all’indirizzo:
 Helmut Newton Foundation, Jebensstraße 2, 10623 Berlino
Dr. Matthias Harder, Tel.: + 49 (0)30 / 31 86 48 56
Nadine Dinter, Tel.: + 49 (0)30 / 39887411, Cell.: + 49 (0)151 123 70 951
Catalogo: Taschen

Informazioni > QUI

fonte: www.arapacis.it

lunedì 21 novembre 2022

Fotografi > David LaChapelle torna a Milano: "Con la mia arte voglio toccare le persone"

www.deodato.com
Per mesi protagonista della personale al Mudec, David LaChapelle torna a Milano con la mostra ‘Poems and Fever’. Per un mese a partire dal 17 novembre la Galleria Deodato Arte ospita una selezione dei suoi scatti inconfondibili, curata da Gianni Mercurio.

GUARDA L'INTERVISTA > QUI

“Sono interessato alla comunicazione, al raccontare storie, soprattutto a connettermi con le altre persone. Non considero l’opera finita fino a quando lo spettatore non si connette con l’immagine e comprende la storia che tento di raccontare. Cerco di fare fotografie che siano comprensibili. Non mi interessa l’astrattismo, ma storie che si possano comprendere facilmente. E’ proprio questa connessione che mi interessa di più.”

A parlare è David LaChapelle, uno dei più famosi e discussi fotografi al mondo. Lo abbiamo incontrato in occasione della presentazione della mostra alla Galleria Deodato Arte di Milano.

Una selezione di oltre ventisei pezzi significativi di vari periodi dell'opera dell'artista, quadri figurativi, nature morte ritratti, oltre alle più recenti fotografie ispirate alla fede dell'artista.

Fotografie che dialogano con la pittura, soprattutto con il Rinascimento.

“Sono sempre stato impressionato da Michelangelo, fin da quando ero bambino e molto prima di visitare la Cappella Sistina”, ci racconta David LaChapelle durante la nostra intervista.

“Amo il Rinascimento, soprattutto Michelangelo, da prima di diventare un fotografo. Ho sempre avuto l’ossessione di riprodurre la scena della Cappella Sistina e quando sono stato invitato a visitarla, senza folla con il museo chiuso, ho provato qualcosa di magico.”

Temi differenti ma un unico obiettivo, connettersi con le persone

Dai ritratti di Britney Spears, Leonardo Di Caprio e David Hockney realizzati attraverso un approccio ironico, alle opere piiù spirituali in cui pittura e fotografia si mescolano insieme, fino alle più recenti, quelle in cui protagonista è la natura incontaminata

La sua fotografia è difficile da etichettare in un genere, difficile da definire. Ma lessi una volta una definizione che mi è sembrò azzeccata e vorrei sapere se si trova d’accordo: “La fotografia di David LaChapelle è la vivisezione del presente per suggerire il futuro:’

"Sì, è fantasia, è spiritualità, è umorismo, sono lacrime. E’ un mondo di realtà ma anche un mondo di possibilità, di sogni."

Nelle sue opere più recenti è predominante il dialogo con la natura.

"La natura è religione, la natura è la cattedrale di Dio. Quando voglio incontrare Dio, io cerco la solitudine.

Le sue fotografie hanno ritratto negli anni temi differenti, ma in tutte c'è una sorta di fragilità umana. E’ però anche vero che alla fine quello che emerge è la fiducia nel futuro.

"Lo spero. Qui è dove entra in gioco la responsabilità dell’artista. Voglio portare ottimismo e speranza, voglio lasciare alle persone che guardano la mia opera una buona sensazione, voglio toccarle."

E’ influenzato oggi da quello che sta succedendo nel mondo? Dalla situazione internazionale?

"Molto. Viviamo in un momento storico particolare, un momento che non abbiamo mai vissuto. Siamo sull’orlo del precipizio. Si parla di bomba atomica, di terza guerra mondiale; il cambiamento climatico sta conducendo gli esseri umani all’estinzione e nessuno ha mai pensato che avrebbe potuto succedere così velocemente. Sono tempi molto complicati, pesanti. Le nuove fotografie che sto facendo sono molto più responsabili, voglio portare amore, vita."

fonte: di Nicoletta Di Feo https://tg24.sky.it/spettacolo

venerdì 9 settembre 2022

Mostre: Milano a Palazzo Reale "Richard Avedon - Relationships" dal 22/09/22 al 29/01/23

Nadja Auermann, Cindy Crawford, Stephanie Seymour, Claudia Schiffer, Christy Turlington, Maximo Morrone, Vladimir McCrary, Eric Etebari, Marcus Schenkenberg, Versace – FW 1994 © The Richard Avedon Foundation
La Mostra

Il 15 maggio del 1923 nasce a New York Richard Avedon, destinato a cambiare per sempre il concetto stesso di fotografia, di moda e non solo.

In oltre sessant’anni di carriera, il fotografo Richard Avedon ha prodotto foto di moda innovative e ritratti affascinanti. Nell’arco della sua vita ha lavorato con tante modelle e immortalato un’ampia gamma di soggetti, creando un poderoso corpus di opere che offre la possibilità di osservare da vicino attori, danzatori, celebrità, attivisti per i diritti civili, capi di stato, inventori, musicisti, artisti visivi e scrittori. Richard Avedon: Relationships presenta una selezione di queste fotografie, tratta dall’ampia collezione del Center for Creative Photography (CCP), che permetterà ai visitatori di approfondire il suo modo di fotografare le persone e di comprendere meglio, grazie a un confronto tra le opere, tanto la sua pratica quanto i soggetti da lui immortalati.

Due sono i temi esplorati nella mostra Richard Avedon: Relationships. In primo luogo, che cosa possiamo apprendere su Avedon, la persona nella foto e il rapporto tra i due quando il medesimo soggetto viene fotografato a distanza di tempo o è protagonista di una sequenza di immagini? Secondo: come cambiano i ritratti e le foto di moda quando Avedon vi include più persone? 

La struttura della mostra di Avedon

La mostra consente di approfondire le caratteristiche innovative dell’arte di Richard Avedon che ne hanno fatto uno degli autori più influenti del XX secolo. Se da un lato, ha rivoluzionato il modo di fotografare le modelle, trasformandole da soggetti statici ad attrici protagoniste del set, mostrando anche il loro lato umano, dall’altro i suoi sorprendenti ritratti di celebrità, in bianco e nero e spesso di grande formato, sono capaci di rivelare il lato psicologico più interiore della persona ritratta.

< Photo: Dovima with elephants, evening dress by Dior, Cirque d'Hiver, Paris, August 1955 © The Richard Avedon Foundation

Il percorso espositivo, suddiviso in dieci sezioni, si costruisce attorno alle due cifre più caratteristiche della sua ricerca: le fotografie di moda e i ritratti.

Quelle di moda si possono raggruppare in due periodi principali. 

Le immagini giovanili, realizzate prima del 1960, sono scattate “on location” e mettono in scena modelle che impersonano un ruolo per evocare una narrazione. Le opere successive, invece, si concentrano esclusivamente sulla modella e sui capi che indossa. In queste foto più tarde, Avedon utilizza spesso uno sfondo minimalista e uniforme, e ritrae il più delle volte il soggetto in pose dinamiche, utilizzando le forme fluide del corpo per rivelare la costruzione, il tessuto e il movimento dell’abito.

La mostra propone una nutrita selezione di ritratti di celebrità del mondo dello spettacolo, attori, ballerini, musicisti ma anche di attivisti per i diritti civili, politici e scrittori, tra cui quelli dei Beatles (John Lennon, Paul McCartney, George Harrison, Ringo Starr), ma anche di Bob Dylan, di Michelangelo Antonioni, Allen Ginsberg, Sofia Loren, Marylin Monroe, del Dalai Lama e due di Andy Warhol, dove il padre della Pop art americana decide di mostrare la sua intimità a Richard Avedon esibendo le sue cicatrici da arma da fuoco, dopo essere sopravvissuto a un tentativo di omicidio.

Per quanto tutti i ritratti di Avedon siano caratterizzati da uno specifico focus sul soggetto, da un’ossessiva attenzione al dettaglio e dalla staticità della composizione, il fotografo sviluppò il particolare stile per il quale è noto intorno al 1969. Fra i tratti salienti del suo approccio peculiare è da includere l’uso dello sfondo bianco, che gli consentiva di eliminare i potenziali elementi di distrazione di un dato set fotografico per enfatizzare le qualità della posa, dei gesti e dell’espressione. Inoltre, Avedon lavorava principalmente con una fotocamera di grande formato e riprendeva il soggetto abbastanza da vicino perché occupasse gran parte dell’inquadratura, rafforzando nell’osservatore la consapevolezza dello spazio negativo tra la figura e il margine. L’interazione tra figura e vuoto, tra corpo e spazio, tra forma solida e potere definente del bordo è la chiave della potenza delle sue immagini. 

Il fascino di queste foto non è legato solo alla composizione, ma anche al senso di intimità che esse evocano. Avedon dà vita a ritratti potentemente descrittivi che avvicinano l’osservatore ai soggetti effigiati. La capacità di vedere i singoli peli di un sopracciglio, i contorni di ogni ruga o la trama di un abito pone l’osservatore a una distanza generalmente riservata a coniugi, amanti, genitori o figli. In questo spazio privato, possiamo indugiare a nostro piacimento, assimilando lentamente i dettagli che definiscono il volto di una persona, le sue mani, il suo corpo, gli abiti che indossa. 

< Photo: Carmen (homage to Munkácsi), coat by Cardin, Place François-Premier, Paris, August 1957 © The Richard Avedon Foundation

Chiude il percorso una sezione interamente dedicata alla collaborazione tra Richard Avedon e Gianni Versace, iniziata con la campagna per la collezione primavera/estate 1980, che decretava l’esordio dello stilista, fino a quella della collezione primavera/estate 1998, la prima firmata da Donatella Versace.

Il lavoro di Avedon per Versace è l’espressione di quel rapporto unico tra designer e fotografo che genera immagini immortali, destinate a una zona fuori dal tempo, al di là del racconto circoscritto della stagionalità e capaci di rivoluzionarne la narrazione globale.   

INFO EVENTO >> Acquista qui i tuoi biglietti

Centosei immagini, che raccontano oltre sessant’anni di carriera di uno dei maestri della fotografia del Novecento. https://avedonmilano.it/

Dal 22 settembre 2022 al 29 gennaio 2023, Palazzo Reale di Milano celebra Richard Avedon (1923-2004), uno dei maestri della fotografia del Novecento, con la mostra dal titolo Richard Avedon: Relationships che ne ripercorre gli oltre sessant’anni di carriera attraverso 106 celebri immagini.

Una grande rassegna per approfondire l’arte innovativa del fotografo americano: se da un lato, Avedon ha rivoluzionato il modo di fotografare le modelle, trasformandole da soggetti statici ad attrici protagoniste del set, mostrando anche il loro lato umano, dall’altro, i suoi sorprendenti ritratti di celebrità, in bianco e nero e spesso di grande formato, sono capaci di rivelare il lato psicologico più interiore della persona ritratta.

Una sezione della mostra è dedicata alla collaborazione tra Richard Avedon e Gianni Versace, iniziata con la campagna per la collezione primavera/estate 1980, che decretava l’esordio dello stilista, fino a quella della collezione primavera/estate 1998, la prima firmata da Donatella Versace.

Le sezioni della mostra

I. The Artist
II. The Premise of The Show
III. Early Fashion
IV. Actors and Directors
V. Visual Artists
VI.  Performing Artists / Musicians and Writers / Poets
VII. Avedon’s People
VIII. Politics
IX. Late Fashion
X. Versace

fonte:  https://avedonmilano.it/

venerdì 5 agosto 2022

Milano celebra Avedon con 106 scatti a Palazzo Reale

Milano celebra Avedon con 106 scatti a Palazzo Reale RIPRODUZIONE RISERVATA
Dalle immagini icone della moda a scrittori e cantanti

MILANO - Centosei scatti che raccontano oltre 60 anni di carriera di uno dei maestri delle fotografia del Novecento: dalle icone della moda ai ritratti delle celebrità, in bianco e nero, come i Beatles, Bob Dylan o lo scrittore Truman Capote. Milano celebra Richard Avedon, scomparso nel 2004, con una mostra a Palazzo Reale che si potrà visitare dal 22 settembre al 29 gennaio 2023.

Richard Avedon: Relationships, il titolo scelto per l'esposizione promossa dal Comune di Milano e Skira Editore, ripercorre la carriera dell'artista con le immagini provenienti dalla collezione del Center for Creative Photography di Tucson e dalla Richard Avedon Foundation. Avedon ha rivoluzionato il modo di fotografare le modelle, trasformandole da soggetti statici ad attrici protagoniste del set, mostrando il loro lato umano. Una sezione della mostra infatti è dedicata alla collaborazione con Gianni Versace, iniziata con la campagna per la collezione primavera/estate 1980, che decretava l'esordio dello stilista. 

Molte sono le top model con cui Avedon ha lavorato intensamente, da Dovima a China Machado, da Suzy Parker a Jean Shrimpton, da Penelope Tree a Twiggy, a Veruschka. Dalla straordinaria affinità che aveva con Dovima, ad esempio, sono scaturite immagini spettacolari, come l'iconica Dovima con gli elefanti, Abito da sera Dior, Cirque d'Hiver, Parigi 1955. 

Il fotografo americano nella sua carriera ha ritratto i personaggi più famosi, in bianco e nero, su sfondo bianco e da vicino, per enfatizzare la qualità della posa. Ne è un esempio la fotografia del 1981, scelta come immagine guida della mostra, che ritrae Nastassja Kinski, distesa sul pavimento e abbracciata da un serpente. Alcuni personaggi sono stati ritratti più volte a distanza di anni: il caso più eclatante è quello di Truman Capote ritratto per la prima volta nel 1949 e poi più volte fino all'ultimo ritratto del 1974, con lo scrittore cinquantenne. 

Il percorso espositivo propone una selezione di ritratti di celebrità dello spettacolo ma anche di attivisti per i diritti civili, politici e scrittori, tra cui quelli dei Beatles, di Bob Dylan, di Michelangelo Antonioni, Allen Ginsberg, Sofia Loren, Marylin Monroe, del Dalai Lama e due di Andy Warhol. 

fonte:Redazione ANSA www.ansa.it/canale_viaggiart/it  RIPRODUZIONE RISERVATA© Copyright ANSA