lunedì 12 novembre 2012

Lgbt: Diritti civili e omofobia, il ritardo dell’Italia non fa bene all’economia

Racconta Emilio Carnevali nel suo ebook
“In difesa di Barack Obama” che dal 1988 si sono svolti negli Stati Uniti 22 referendum sui matrimoni omosessuali, nei quali ha sempre vinto il fronte del “no”, perfino in Stati “progressisti” come la California e l’Oregon.


Poi Obama, che all’inizio del primo mandato si era mostrato titubante sul tema, ha dichiarato che “Le coppie dello stesso sesso devono avere la possibilità di sposarsi”, e il vento ha iniziato a cambiare.

Se la persona più importante del mondo dichiara apertamente che due uomini o due donne hanno il diritto di sposarsi e di crescere insieme i loro figli, mette in moto un cambiamento che può influenzare il sentimento e le scelte di milioni di persone. Martedì negli Usa si è votato anche per 176 referendum: e gli Stati di Washington, Maryland e Maine hanno approvato i matrimoni omosessuali.

Inoltre il Wisconsin, lo Stato di Paul Ryan (il vice designato di Romney, noto per le posizioni omofobe e antiabortiste), ha eletto per la prima volta una persona apertamente omosessuale al Senato, Tammy Baldwin.

Ieri mattina il governo francese, rispettando le promesse elettorali di Hollande, ha varato un disegno di legge che autorizza i matrimoni omosessuali e l’adozione di un bambino per le coppie gay. Appena qualche giorno prima la Corte Costituzionale spagnola aveva emesso una sentenza, attesa da 7 anni, sulla legittimità costituzionale della legge approvata da Zapatero che consente matrimonio e adozioni da parte di persone dello stesso sesso.

Sono bei giorni per i diritti civili, che hanno registrato un balzo in avanti in tutto il mondo occidentale. L’Italia, però, rimane sempre più indietro. Pdl, Lega e Udc hanno affossato in Commissione Giustizia il testo base di una nuova legge contro l’omofobia e la transfobia, promossa da Pd e Idv. Se negli Stati Uniti le dichiarazioni di Obama rendono i comportamenti omofobi sempre più anacronistici, nel nostro paese l’indulgenza del Parlamento sembra il miglior incoraggiamento alla moltiplicazione delle aggressioni omofobe, che tristemente già riempiono le cronache locali.

Nel mercato del lavoro la situazione non è più rosea. Le discriminazioni diffuse e la percezione di un clima culturale ostile alla diversità costringono spesso gli omosessuali a nascondere il loro orientamento sessuale e rifugiarsi in una condizione di “invisibilità” della propria identità.

La questione non è soltanto morale o ideologica. Riguarda anche aspetti economici di vitale importanza. Il rispetto e l’integrazione della diversità sono elementi fondamentali dello sviluppo, perché favoriscono l’innovazione, che a sua volta si basa sulla capacità dei lavoratori di esprimere il meglio di sé e dare un contributo attivo e originale ai processi produttivi. Ciò può avvenire solo in contesti capaci di accettare e stimolare ogni forma di espressione e di libertà individuale, e di valutare le persone per il loro contributo di idee, impegno e competenze, anziché per il sesso della persona che amano.

Come mostra un recente studio empirico di Carlo D’Ippoliti (Università di Roma La Sapienza) e Fabrizio Botti (Università di Perugia) l’invisibilità costituisce invece un ostacolo alla piena affermazione dei lavoratori omosessuali, alla socializzazione sul posto di lavoro e alla condivisione degli obiettivi aziendali, che si traduce nella maggior parte dei casi in prospettive di carriera e retributive inferiori. Ciò ha un effetto negativo anche sulla società nel complesso, in quanto riduce la produttività del lavoratore e la capacità di innovazione delle imprese.

È di fondamentale importanza che il vento di cambiamento partito dalla Francia, dalla Spagna e dagli Stati Uniti arrivi al più presto anche nella vecchia Italia. Sia perché favorirebbe la modernizzazione della società e dell’economia, stimolando innovazione e sviluppo economico e sociale.

Sia perché migliorerebbe la vita di molte persone. Come ha detto con voce rotta dalle lacrime Jesse Tyler Ferguson, attore noto per l’interpretazione di Mitch, uno dei papà gay della serie tv Modern family: “Se a quindici anni, mentre ero seduto a guardare la tv con i miei genitori, avessi sentito il presidente degli Stati Uniti dire che era a favore dei matrimoni gay, la mia vita sarebbe stata molto diversa. Non ho idea se lui si rende conto di quante vite sta cambiando dicendo questa semplice frase. Sta letteralmente salvando delle vite”.
fonte http://www.ilfattoquotidiano.it di Fabio Sabatini

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