venerdì 8 aprile 2022

Lirica: Rai Cultura porta su Rai3 "La bohème", il terzo film-opera firmato Martone. Sul podio del Teatro dell'Opera di Roma, Michele Mariotti

Dopo i successi del "Barbiere di Siviglia" e della "Traviata", Mario Martone realizza il suo terzo film-opera, ancora una volta prodotto da Rai Cultura e dal Teatro dell'Opera di Roma. L'ultima tappa del progetto cinematografico nato durante la pandemia è "La bohème" di Giacomo Puccini, diretta da Michele Mariotti, che Rai Cultura propone in prima visione venerdì 8 aprile alle 21.20 su Rai 3, con un’introduzione di Corrado Augias. 

Per Rai – che ha partecipato all’intero progetto editoriale – è una ulteriore, importante tappa del percorso di creazione di nuovi linguaggi che permettano al grande pubblico di avvicinarsi alla lirica.
La vicenda dei giovani parigini di fine Ottocento viene raccontata attraverso lo sguardo di Martone che associa i loro amori, le amicizie, gli entusiasmi, le inquietudini e persino le sofferenze, a una realtà che è quella del nostro presente. I protagonisti dell’opera pucciniana sono immersi in un mondo che si rifà alla poetica della Nouvelle Vague francese. 

Il film – girato dalla squadra Esterna 1 del Cptv Rai di Napoli, con la ripresa musicale in presa diretta, affidata a 120 microfoni della Direzione Radiofonia - è ambientato nei Laboratori di Scenografia del Teatro dell’Opera di Roma, in via dei Cerchi: un affascinante edificio di archeologia industriale, tra officine per scenografi-pittori, depositi immensi di costumi e attrezzeria scenica e una falegnameria. Il set ideale per la rappresentazione della gioventù pucciniana e per affrontare il racconto operistico da un punto di vista nuovo: non più lo spazio vuoto della platea del teatro chiuso, ma il dietro le quinte, dove l’opera si costruisce. La stessa Orchestra, con il Direttore musicale del Teatro Michele Mariotti, è immersa negli immensi spazi del salone inondato di luce.

La Bohème di Gacomo Puccini, regia Mario Martone. Foto Fabrizio Sansoni
Rodolfo è interpretato da Jonathan Tetelman, Federica Lombardi veste i panni della dolce Mimì. Nelle parti di Musetta e Marcello sono impegnati rispettivamente Valentina Naforniţă e Davide Luciano. Schaunard è Roberto Lorenzi, Colline è Giorgi Manoshvili. Ancora nel cast troviamo Armando Ariostini (Benoît), Bruno Lazzaretti (Alcindoro), Giordano Massaro (un venditore ambulante), Vinicio Cecere (Parpignol), Daniele Massimi (un doganiere) e Alessandro Fabbri (sergente dei doganieri). Il Coro del Teatro è diretto da Roberto Gabbiani.

La produzione dell’opera, su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, ispirato al romanzo Scènes de la vie de Bohème di Henri Murger, è arricchita dai costumi di Anna Biagiotti. mentre Pasquale Mari firma le luci.

Per Rai, il progetto editoriale ed artistico è di Francesca Nesler, a cura di Nicola Pardini. Direttore della fotografia Sandro Carotenuto e collaborazione alla regia di Claudia De Toma. Il direttore di produzione è Giacomo Ramaglia, mentre i consulenti musicali sono Marco Diano e Gennaro Soldi. La produzione è a cura di Claudia Tarantino, produttore esecutivo Eleonora De Angelis. La ripresa musicale e la postproduzione audio è curata dalla Direzione Radiofonia con il coordinamento tecnico di Valeriano Battisti. 

fonte: www.rai.it/ufficiostampa

Libri: "Gianni Versace, il giovane favoloso” di Tony di Corcia

«Restare negli schemi mi ha sempre infastidito, mi diverte infrangere le regole, confondere le carte, andare controcorrente»

A più di venticinque anni di distanza dalla sua drammatica morte, avvenuta nel 1997 a Miami, tanto è stato detto e scritto sugli anni d’oro di Gianni Versace. Ma chi era Versace prima di raggiungere il successo? 

Tony di Corcia lo racconta in un libro-tributo che è un viaggio agli albori del talento – innato – di uno stilista che resta ancora oggi una delle icone più luminose della moda internazionale, dalla nascita a Reggio Calabria nel 1946 fino al 1978, anno in cui sfila per la prima volta una collezione con il suo nome. 

L’infanzia nella sartoria della madre Franca, il profondo legame con il fratello Santo e la complicità con la sorella Donatella, un complicato rapporto con la scuola e le prime passioni per la musica e l’arte, fino all’intuizione di trasformare l’atelier in una boutique di prêt-à-porter: fra le pagine di questo volume, che svela l’origine di molti dei suoi temi stilistici, si può scoprire un volto inedito del celebre designer e ripercorrerne i primi passi da predestinato, per capire come è iniziata la sua travolgente cavalcata verso la fama e perché la sua moda – grazie ai tagli seducenti, al culto di una femminilità esuberante e alla capacità di innovare con intuizioni e azzardi – sia rimasta giovane e tutt’oggi ambita e desiderata anche dalle nuove generazioni.

fonte: https://edizioniclichy.it

Esteri: Perché la rielezione di Orban minaccia ulteriormente i diritti Lgbt in Ungheria

Viktor Orban viene rieletto per il suo quarto mandato consecutivo ma perde il referendum sulla legge anti Lgbt, i membri della comunità adesso temono per un inasprimento della repressione.

 

Quarta schiacciante vittoria elettorale consecutiva per Orban, che sul fronte dei diritti Lgbt in Ungheria riceve però la prima vera sconfitta da quando è presidente. Il fronte sul quale il presidente rieletto ha perso è quello del referendum sulla legge che vieta la “promozione dell’omosessualità” ai minori.

Una sfida che Orbàn ha fallito perché la consultazione, avvenuta nello stesso giorno delle elezioni politiche, non ha raggiunto il quorum di partecipazione, come si auguravano le associazioni dei diritti umani.

Dopo la sua rielezione Orban dovrebbe intervenire contro le sanzioni energetiche alla Russia e rafforzare la sua posizione nei colloqui con Bruxelles per sbloccare i fondi congelati dell’UE, quelli del Recovery Fund. Orban rieletto con il 53% delle preferenze ha mantenuto la sua ampia maggioranza, schiacciando l’opposizione formata da una coalizione di sei partiti, che nonostante gli sforzi per unirsi non hanno ottenuto il risultato sperato.

L’UE teme per un aumento delle violazioni nei confronti dei diritti Lgbt in Ungheria

Usando il suo quarto mandato, Orban rafforzerà anche le sue politiche conservatrici contro i diritti Lgbt in Ungheria, soprattutto alla luce del fallimento della proposta referendaria contro la propaganda omosessuale. La rielezione dell’autocrate è stata ovviamente una grande delusione per la comunità Lgbt. Il Governo di Orbán in questi 12 anni è stato sempre scandito da attacchi allo stato di diritto, alla democrazia e ai diritti umani, inclusi molteplici attacchi alle persone della comunità Lgbt e ai diritti delle donne.

Nel campo dei diritti Lgbt in Ungheria arriva però una piccola vittoria, che non lascia comunque ben sperare, essendo arrivata più grazie a una massiccia astensione che non a un grande afflusso di votanti, quella sul referendum che riguarda la legge che vieta la “promozione dell’omosessualità” (così viene definita dal Governo) ai minori.

Agli elettori è stato chiesto il punto di vista sulla proposta di legge per limitare l’insegnamento nelle scuole su argomenti legati alle identità Lgbt in seguito alla cosiddetta legge “anti propaganda omosessuale” di Orbán.

Il referendum presentava agli elettori quattro domande specifiche per valutare se il pubblico sostenesse la “dimostrazione di contenuti multimediali sul cambio di sesso ai minori”. L’amministrazione di Orbán aveva esortato i cittadini ungheresi a dire “no” a tali domande. Prendendo in considerazione il bacino dei votanti, 9 ungheresi su 10 hanno votato in linea con la campagna anti Lgbt del Governo.

Peccato che il referendum non è riuscito ad attirare un numero sufficiente di elettori per renderlo legalmente vincolante. Secondo l’Ufficio elettorale nazionale, hanno preso parte solo 3,5 milioni di elettori su otto milioni aventi diritto: la metà degli elettori idonei doveva presentarsi affinché il sondaggio fosse vincolante, così non è stato.

Più di 1,5 milioni di voti (il 20 %) tra l’altro non erano validi. Una campagna condotta da gruppi per i diritti umani, tra cui Amnesty International Hungary e Budapest Pride, aveva incoraggiato gli ungheresi a esprimere voti non validi barrando sia “sì” che “no” per ogni domanda.

La minaccia dei diritti Lgbt in Ungheria aumenta le crepe tra Budapest e L’UE

Orbán aveva definito il referendum l’ultimo confronto dell’Ungheria con l’Unione Europea. Il blocco europeo ha combattuto, e continua a farlo, la repressione di Orbàn, durata 12 anni, sui diritti Lgbt in Ungheria, sulla stampa e sul sistema giudiziario.

Sulla base dei risultati preliminari, Fidesz avrà 135 seggi, una maggioranza di due terzi in parlamento, con 56 seggi che andranno all’alleanza di opposizione. I critici di Orban affermano che la vittoria potrebbe incoraggiarlo in quella che secondo loro è “un’erosione delle norme democratiche”, della libertà dei media e dei diritti delle persone Lgbt.

Senza voler sembrare eccessivamente drammatico, è una tragedia. Sembra la fine di qualsiasi sogno si possa avere sulla democrazia in Ungheria – ha affermato un funzionario dell’UE – Dovremmo ulteriormente tagliare i trasferimenti di denaro in modo che non costruisca la sua oligarchia con i nostri soldi.

L’Unione Europea adesso teme seriamente l’aumento della pressione sui diritti Lgbt in Ungheria. Il quarto mandato consecutivo rafforza esageratamente la posizione di Orban, storico alleato di Putin. La riconferma porta l’attuale Governo ungherese a non temere ne il taglio dei soldi per la ripartenza post Covid ne le sanzioni economiche contro la Russia che ricadono anche sull’Ungheria.

Il mondo intero può vedere che il nostro marchio di politica cristiano-democratica, conservatrice e patriottica ha vinto – ha detto Orbán ai sostenitori alla base elettorale del suo partito, Balna, sulla riva del Danubio a Budapest -Stiamo inviando all’Europa un messaggio che questo non è il passato, questo è il futuro.

Un futuro che rischia di schiacciare sotto il tacco autoritario i diritti Lgbt in Ungheria, e più in generale i diritti umani.

fonte: Tommaso Panza   www.ildigitale.it

giovedì 7 aprile 2022

Spettacoli: “Dive” al Teatro Marconi in scena le stelle di Hollywood

Greta Garbo, Mercedes De Acosta, Marlene Dietrich e Cecil Beaton. Sono loro le “Dive“, protagoniste del testo di Roberta Calandra per la regia di Mariano Lamberti.

Dive” andrà in scena al Teatro Marconi dal 15 al 20 aprile e vedrà sul palco Caterina Gramaglia, Mariano Gallo alias Priscilla, Marit Nissen e Tiziana Sensi.

“Dive”: lo spettacolo al Teatro Marconi

Una documentatissima scorribanda nella Hollywood dei ruggenti anni ’30 fino all’intervento del codice Haynes, amori saffici “in the closet”, tradimenti, solitudine, passione, censura, religione.

Nel clima asfissiante delle limitazioni imposte dal codice Haynes si sviluppano personalità indimenticabili e fuori dal comune, a riprova che la creatività più alta può fiorire sfidando il limite imposto dalle convenzioni del tempo. 

Al centro la mitica Greta Garbo intorno alla quale ruotano Mercedes De Acosta, Marlene Dietrich e Cecil Beaton

La riscrittura registica che ne fa Mariano Lamberti stravolge i parametri del divismo ispirandosi alle ballroom tipiche della cultura underground anni ‘80 newyorkese.

Anni in cui la comunità LGBT Plus, emarginata per condizioni sociali e un incipiente arrivo del virus dell’Hiv, ebbe modo di riscattarsi rifacendosi alle dive dell’epoca.  

A suggellare questa particolare scelta stilistica il regista ha voluto Mariano Gallo, alias Priscilla, nei panni di un particolarissimo Cecil Beaton.

Sul palco, quindi, la Drag Queen più celebre d’Italia che ha da poco terminato la conduzione del fortunato programma tv Drag Race Italia prima su Discovery+ e poi su RealTime

 

“Il limite mette alla prova l’eccezionalità del carattere”

Quando scrivo non so in che momento poi verrà messo in scena ciò che ho concepito” racconta l’autrice Roberta Calandra.

In quel momento c’era l’atmosfera delle persecuzioni sessuali a Hollywood“.

Oggi, in questo momento storico, voglio dire che ‘Dive‘ è una storia in cui il limite e la restrizione mettono alla prova l’eccezionalità di un carattere, creando una personalità unica“. 

Gli spettacoli teatrali a Roma aggiungono quindi al loro calendario anche questo prezioso evento culturale, che vi consigliamo di inserire nella vostra “to do list” di appuntamenti da non mancare.

  

Informazioni

Dive“, dal 15 al 20 aprile 2022 al Teatro Marconi (Viale Guglielmo Marconi 698/E).

Orario spettacolo:

  • Venerdì 15 e sabato 16 aprile 2022 ore 21
  • Domenica 17 aprile 2022 ore 17.30
  • Lunedì 18, martedì 19 e mercoledì 20 aprile 2022 ore 21

Biglietti:

  • Intero 24 euro
  • Ridotto 18 euro 

Info e Prenotazioni Biglietteria Teatro Marconi:

  • Carnet “Vivi Cinema e Teatro” a 13,50 euro: CLICCA QUI
  • Link diretto all’acquisto dei biglietti: CLICCA QUI 

The Parallel Vision ⚭ ­_ Redazione) Fonte: https://theparallelvision.com

Libri: "Elisabetta, la Regina “italiana” di Ilaria Grillini

La lunga storia d’amore che lega i Windsor al nostro Paese

Quella dei Windsor è di certo una tra le famiglie regnanti che nel corso degli anni ha fatto parlare di sé. Da quando Edoardo VIII rinunciò al regno per sposare la bella americana Wallis Simpson, fino ad arrivare ai nostri giorni e a tutti i pettegolezzi che girano intorno al principe Harry e a sua moglie Meghan Markle. 

Ilaria Grillini, giornalista esperta in materia di teste coronate di tutta Europa, in questo libro ricostruisce il privilegiato rapporto che tutti gli esponenti del casato reale inglese hanno intrattenuto con l’Italia, grazie anche alle testimonianze delle persone – nobili, politici e rappresentanti delle istituzioni, imprenditori e gente comune – che hanno avuto il piacere di incontrarli. Non solo Elisabetta II e il principe Filippo, ma anche Giorgio V, la Regina Madre, Carlo e Diana, e più recentemente il giovane Harry con relativa consorte, sono spesso venuti nel nostro Paese, e lo hanno visitato dal Piemonte alla Sicilia, passando per Roma e Firenze. 

A partire dunque dai cinque viaggi ufficiali “e mezzo” della Regina Elisabetta, l’autrice ci racconta tanti curiosi aneddoti sui Reali inglesi – dalle gaffe meno conosciute del Principe Filippo alle occhiatacce della Regina alla servitù che non sa rispettare alcuni dettagli del protocollo a tavola, dal mood assente e malinconico di Diana nel suo viaggio in Italia con Carlo al buon gusto in fatto di vini del Principe di Galles – in un capitolo inedito sulla storia della Casa Reale inglese, che da sempre fa discutere e sognare tutti coloro che ne seguono le vicissitudini. 

Ilaria Grillini è giornalista professionista dal 1999. Dal 1991 è stata in Fininvest alla produzione del Tg5 e successivamente, da giornalista, in Mediaset. In Rai dal 2000, ha realizzato interviste, dirette, servizi, legati all’attualità, alla moda e al costume nella trasmissione “La vita in diretta”, collaborando poi a diversi programmi. Nel 2008 nasce da una sua idea “l’Italia delle grandinastie”, un programma in seconda serata su Rai1 che condurrà per due anni. Insieme alle colleghe Paola Pisa e Roberta Petronio ha scritto il libro Romane (2013).

fonte: www.railibri.rai.it

Cinema: Chi era Katherine Johnson, la donna raccontata nel film "Il diritto di contare"

Creola Katherine Johnson, raccontata nel film Il diritto di contare dove viene interpretata dall’attrice Taraji P. Henson, è stata una matematica, informatica e fisica americana. La donna, conosciuta anche come Katherine Goble, è nata a White Sulphur Springs il 26 agosto del 1918 e morta a Hampton il 24 febbraio del 2020. Ma scopriamo tutto quello che c’è da sapere su Katherine Johnson: ecco chi era.

Biografia e carriera

Katherine Johnson era la più piccola di quattro figli. Suo padre era un boscaiolo, contadino e tuttofare presso il Greenbrier Hotel, mentre sua madre era un’insegnante. Fin dall’infanzia Katherine dimostrò di avere talento per la matematica. I suoi genitori dettero molta importanza ai suoi studi, e, dato che la contea di Greenbrier non assicurava l’istruzione agli studenti di colore che avessero superato la scuola dell’obbligo, i bambini della famiglia Coleman frequentarono il liceo a Institute, nella contea di Kanawha (Virginia Occidentale). Bambina prodigio, Katherine ottenne il diploma superiore all’età di 14 anni e a 16 anni iniziò a frequentare il West Virginia State College, università storicamente afroamericana. 

La ragazza si laureò in matematica e francese con la valutazione Magna cum laude nel 1937, all’età di 18 anni e si trasferì quindi a Marion, Virginia, per insegnare in una scuola pubblica per afroamericani. Nel 1939, dopo aver sposato il suo primo marito, James Goble, lasciò il suo lavoro di insegnante e si iscrisse a un corso di laurea in matematica. Rinunciò un anno dopo essere rimasta incinta e scelse di concentrarsi sulla sua famiglia. Diventò la prima donna afroamericana ad aver superato le barriere segregazioniste dell’Università della Virginia Occidentale a Morgantown nella contea di Monongalia. Fu una dei tre studenti afroamericani, nonché l’unica donna, selezionati per integrare la scuola di specializzazione, dopo la sentenza della Corte Suprema del Missouri, Gaines versus Canada.

Nel 1953 divenne membro del team della NASA. Secondo una storia orale archiviata dal National Visionary Leadership Project, in un primo momento lavorò in un gruppo di tecnici donne che eseguivano calcoli matematici, noto come “computors”. Il loro principale compito era quello di leggere i dati delle scatole nere degli aerei e svolgere diverse e precise operazioni. Poi, un giorno, Katherine e un altro collega vennero assegnati temporaneamente al team di ricerca di volo tutto al maschile. Katherine Johnson contribuì alla scienza dell’aeronautica statunitense e ai programmi spaziali, già dal primo utilizzo dei computer elettronici digitali da parte della NASA, come raccontato nel film Il diritto di contare.

Katherine Johnson: vita privata, marito, figli e morte

Nel 1939 Katherine Johnson  si sposò con James Francis Goble, dal quale ebbe tre figlie: Costanza, Joylette e Katherine; dal 1953 la famiglia visse a Newport News (in Virginia). Nel 1956 il marito morì per un tumore al cervello e nel 1959 Katherine si risposò con il tenente colonnello James A. Johnson, continuando la sua carriera alla NASA. Nel 2015, in occasione della consegna della Medaglia presidenziale della Libertà, Katherine ha spiegato: “Io conto tutto, conto i passi che faccio per strada, quelli per andare in chiesa, il numeri di piatti e stoviglie che lavo, le stelle in cielo. Tutto ciò che può essere contato, io conto”. Cantò nel coro della Carver Presbyterian Church per cinquant’anni, ed era una componente dell’Alpha Kappa Alpha Sorority. Negli ultimi anni, a partire dal 2016, la Johnson e il suo secondo marito vissero ad Hampton, Virginia, con sei nipoti e quattro pronipoti. Katherine Johnson è morta il 24 febbraio 2020 all’età di 101 anni.

fonte: di     www.tpi.it

domenica 3 aprile 2022

Teatro: Fondazione Arena di Verona - 67 colonne per l'Arena di Verona. Vince l'Art bonus

Il progetto 67 Colonne è una raccolta fondi a sostegno del Festival Lirico dell'Arena di Verona nella consapevolezza della sua rilevanza nel contesto economico di Verona e provincia. Un progetto rivolto quindi a privati e aziende che hanno al centro dei propri interessi la responsabilità sociale e che hanno voluto fare la propria parte per difendere il valore identitario ed economico del Festival Areniano, minacciato dalla crisi del turismo internazionale derivante dal Covid-19. L'idea suggestiva alla base della campagna di fundraising è stata quella che imprenditori e persone comuni, aderendo al progetto, idealmente hanno contribuito a ricostruire le 67 colonne che sono state distrutte nel terremoto del 1117.  

La Fondazione Arena di Verona promuove lo sviluppo e la diffusione dell'arte musicale classica e contemporanea, realizzando spettacoli lirici, di balletto e concerti; promuovere attività di formazione, didattica e ricerca nel campo musicale e teatrale; tutelare e valorizzare il patrimonio storico-culturale, artistico, tecnico e professionale e divulgare la musica lirica, realizzando eventi, conferenze ed incontri.

Ente beneficiario Fondazione Arena di Verona
Erogazioni ricevute 1.590.100,00 €

Mecenati: 128
I mecenati che hanno scelto di essere visibili:
APSA srl
MADCOM S.R.L.
TOMMASI F.LLI S.R.L.
MADAS S.R.L.
MAXI DI S.R.L. >> Vedi di più

Contribuisci a tutelare il patrimonio culturale italiano > Scopri come diventare un mecenate

sito www.artbonus.gov.it  

fonte: artbonus.gov.it

A San Marino il primo capo di Stato Lgbt al mondo: Paolo Rondelli nominato Capitano Reggente

(Youtube/Rete)
 Finora, nel mondo, ci sono stati ministri e capi di governo dichiaratamente gay, ma mai capi di Stato. Paolo Rondelli si è insediato. 

 Paolo Rondelli è stato nominato Capitano Reggente della Repubblica di San Marino"Si tratta di un fatto storico perché è il primo capo di stato al mondo dichiaratamente omosessuale e attivista per i diritti della comunità LGBTI. Ci sono precedenti tra Premier e ministri, ma è la prima volta al mondo per un capo di stato", ha dichiarato Marco Tonti, presidente di Arcigay Rimini, associazione della quale Rondelli è socio e per la quale ha ricoperto i ruoli di vicepresidente e responsabile cultura.

Dal presidente di Arcigay Rimini arriva anche un sollecito all'Italia affinché  "prenda esempio da questo percorso di progresso civile e dei diritti". Rondelli, ex vicepresidente di Arcigay Rimini e primo ambasciatore della Repubblica negli Stati Uniti, non ha poteri esecutivi e resterà in carica per sei mesi. 

A San Marino, per la cerimonia di ingresso dei nuovi Capitani Reggenti Oscar Mina e Paolo Rondelli anche la senatrice Monica Cirinnà, responsabile Diritti del Pd che ha definito la nomina una svolta storica: " La notizia mi riempie di gioia e di orgoglio, perché Paolo Rondelli sarà da oggi e per i prossimi sei mesi il primo capo dello Stato appartenente alla comunità LGBT+, non solo a San Marino, ma nel mondo".

fonte: www.rainews.it

Libri: David Leavitt presenta “La lingua perduta delle gru” al Cassero LGBTI+ Center a Bologna il 4 Aprile

David Leavitt presenta il libro “La lingua perduta delle gru”al Cassero LGBTI+ Center
Lunedì 4 Aprile ore 18:30. Prenotazione obbligatoria

Un evento coordinato da Cassero LGBTI+ Center, Gender Bender Festival e Igor libreria
DAVID LEAVITT presenta “La lingua perduta delle gru” in dialogo con Carlo Gabardini.
Traduttore Paolo Noseda. BOLOGNA 31/03 h18:30 Via Don Giovanni Minzoni, 18

«Insomma, i miei genitori sono liberal. Non saranno certo distrutti». pensa Philip Benjamin, il protagonista di questo romanzo nel momento in cui, a venticinque anni, si appresta a rivelare alla famiglia la propria omosessualità. Sa che il tipo di amore che lui ha scelto di vivere non è convenzionale né facile; ma non vede motivi per costringersi ancora a tenere segreta la sua vera aspirazione, la sua speranza di felicità, perché «qualunque sia la cosa che amiamo, è ciò che siamo». 
 
Eppure per Rose e Owen, piccoli intellettuali nella sfavillante New York degli anni Ottanta, la scoperta delle inclinazioni amorose del figlio apre una crepa dapprima sottile, poi sempre più profonda e insanabile, nel delicato equilibrio affettivo familiare, costringendoli a fare i conti con la propria più intima natura, le proprie scelte, le proprie responsabilità. Ma in questo paesaggio desolato, in questo sfacelo di relazioni personali, Philip (e non solo lui) saprà individuare la strada per costruirsi una vita sentimentale flessibile, realistica, libera, saldamente ancorata all’autenticità e alla sincerità. Con questo libro delicato e al tempo stesso tagliente, chirurgico nella descrizione dei sentimenti che uniscono e dividono generazioni vicine ma diversissime, David Leavitt è entrato di diritto nella storia del Grande Romanzo Americano.
 
David Leavitt, nato a Pittsburgh nel 1961, è cresciuto in California. Professore di inglese all’Università della Florida, dirige la rivista letteraria “Subtropics”. Tra i suoi romanzi ricordiamo: Il matematico indiano, Eguali amori, Un posto dove non sono mai stato, Mentre l’Inghilterra dorme, Il decoro. Tutte le sue opere sono in corso di pubblicazione da SEM, che ha curato la nuova traduzione di Ballo di
Famiglia (2021).
 
Ingresso con Super Green Pass (rafforzato) o con certificato di guarigione da COVID19 (validità 6 mesi dalla notifica)
Vi chiediamo di seguire le indicazioni dello staff durante l’attesa per l’ingresso e di rispettare la distanza di sicurezza.
Per accedere è necessaria la MASCHERINA FFP2.

Firenze: Al Teatro Verdi "GRAZIE RUDY" gala di danza in omaggio a Rudolf Nureyev. Con la straordinaria partecipazione dell'étoile Daniil Simkin, domenica 15 maggio

Gala di danza "GRAZIE RUDY" tributo a Rudolf Nureyev. Al Teatro Verdi di Firenze, domenica 15 maggio 2022 ore 20:45. Organizzato da Antico Teatro Pagliano

Domenica 15 maggio la danza è protagonista con una serata dedicata al più grande ballerino di tutti i tempi: RUDOLF NUREYEV..

DANIIL SIMKIN, primo ballerino dell’American Ballet sul palcoscenico del Teatro Verdi per una prestigiosa serata di danza con etoiles internazionali dedicata al “tartaro volante”, il più grande ballerino di tutti i tempi!

 Unica data in toscana GRAZIE RUDY

Galà di danza in omaggio a Rudolf Nureyev

Rudolf Nureyev, il cui talento rimane ancora oggi ineguagliato, ha segnato un’epoca dal  punto di vista interpretativo e creativo nella storia della danza del ‘900: eccelso danzatore, virtuoso talento ed irrequieta genialità, si univano ad un incredibile carisma ed una presenza scenica unica.

Le sue coreografie, hanno saputo infondere nuova linfa ai classici del repertorio, rivitalizzando con un perfetto equilibrio tra  modernità e tradizione. Nureyev ha saputo motivare alla passione per la danza e alla ricerca per la perfezione tecnica tante giovani promesse, che arricchite dal suo prezioso bagaglio artistico, gli rendono omaggio.

In scena celebri pas de deux del repertorio classico e assoli contemporanei portati in scena da etoiles e primi ballerini provenienti dall’ American Ballet Theater, City Ballet di New York, National Ballet Theatre of Ukraine-Kiev, Hungarian National Ballet.

Ad arricchire la serata sarà la straordinaria partecipazione di una grande stella della danza mondiale Daniil Simkin, etoile dell’American Ballet di New York e vincitore di numerosi riconoscimenti, Daniil Simkin, ha già conquistato i palcoscenici di tutto il mondo con la sua tecnica dai virtuosismi mozzafiato, pirouettes interminabili, salti dotati del momento della magica sospensione in aria.

Daniil Simkin
 I celebri pas de deux tratti da LO SCHIACCIANOCI, IL LAGO DEI CIGNI, LA BELLA ADDORMENTATA, GISELLE, LE CORSAIRE, DON CHISCIOTTE ed interpretati da:

 Daniil Simkin / American Ballet Theatre New York
Tanya Bolotova / Hungarian National Ballet
Young Gyu Choi / Dutch National Ballet
Maia Makhateli / Dutch National Ballet
Ana Sophia Scheller/ New York City Ballet, Teatro Nazionale dell’Opera di Kiev
Viktor Ishchuk / Teatro Nazionale dell’Opera di Kiev
Natalia Matsak / Teatro Nazionale dell’Opera di Kiev
Sergiy Kryvokon / Teatro Nazionale dell’Opera di Kiev

Galà di danza con Etolies del Royal Ballet di Londra, Teatro alla Scala di Milano, New York City Ballet e Teatro Nazionale dell'Opera di Kiev

Rudolf Nureyev, il cui talento rimane ancora oggi ineguagliato, ha segnato un’epoca dal punto di vista interpretativo e creativo nella storia della danza del ‘900.

Eccelso danzatore, le cui doti espressive e virtuosistiche hanno esaltato talento ed irrequieta genialità, si univano ad un’ incredibile carisma ed una presenza scenica unica ed ammaliante.
In scena i più celebri pas de deux del repertorio classico in cui lo stesso Nureyev eccelleva interpretati da solisti di compagnie di balletto internazionale.
Lo spettacolo, già applaudito nei più prestigiosi teatri italiani, torna ad emozionare il pubblico in una nuova brillante produzione.

LO SCHIACCIANOCI, IL LAGO DEI CIGNI, LA BELLA ADDORMENTATA,
GISELLE, DIANA E ATTONE, LE CORSAIRE, DON CHISCIOTTE

interpretato dalle Étoile

Natalia Osipova / Royal Ballet di Londra
Osiel Gouneo / Bayerisches Staatsballett
Martina Arduino / Teatro alla Scala di Milano
Marco Agostino / Teatro alla Scala di Milano
Ana Sophia Scheller/ New York City Ballet, Teatro Nazionale dell’Opera di Kiev
Viktor Ishchuk / Teatro Nazionale dell’Opera di Kiev
Ilona Kravchenko – Aleksander Skulkin / Teatro Nazionale dell’Opera di Kiev
Natalia Matsak – Sergiy Kryvokon / Teatro Nazionale dell’Opera di Kiev

Teatro Verdi, Via Ghibellina, 99/R, 50122 Firenze Apri su Google Maps 
domenica 15 maggio 2022 ore 20:45 
Tel. 055 212320  info@teatroverdionline.it
Biglietti anche su ticketone >>  QUI

fonte: www.teatroverdifirenze.it  www.anticoteatropagliano.it

domenica 27 marzo 2022

Firenze: Il film "Porpora" di Roberto Cannavò, al Cinema La Compagnia, sabato 2 aprile alle 18.30

Al cinema La Compagnia di Firenze in Via Cavour 50, il film "Porpora" sabato 2 aprile alle 18.30

La Compagnia: Un progetto promosso da Regione Toscana; uno spazio nel cuore di Firenze realizzato e gestito da Fondazione Sistema Toscana per tutti gli appassionati di documentari, sperimentazione e cultura dell'audiovisivo in tutte le sue forme.

Evento di La Compagnia, IREOS comunità queer autogestita e Florence Queer Festival

Un viaggio on the road nell’avventura umana di Porpora Marcasciano, transessuale che ha vissuto da protagonista i movimenti femministi, comunisti e trans dagli anni Settanta ad oggi. Né uomo né donna, la sua identità è in transizione perenne.
 
Le battaglie del ’77, le folli notti romane e l’impegno politico. In un road trip la leader del movimento trans Porpora Marcasciano rivive la sua formazione politica e umana insieme a Vittorio, un testimone di una nuova generazione. Il viaggio verso il paese natale del sud è una ricerca per scoprire gli effetti di quella stagione sul presente, fra racconti intimi e incontri con figure storiche del movimento trans e con la comunità dei “femminielli” di Napoli. Evento in collaborazione con Florence Queer Festival e Associazione IREOS all'interno del cartellone di LGBT+ History Month Italia.

Porpora | Trailer ufficiale > QUI

www.cinemalacompagnia.it 

Spettacolo unico 

SABATO 2 APRILE, ORE 18.30

Intervengono: Porpora Marcasciano (protagonista), Vittorio Martone (autore e produttore). Barbara Caponi (Presidente IREOS e co-direttrice FQF), Bruno Casini (co-direttore FQF).
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REGIA: Roberto Cannavò
ANNO: 2021
PAESE: Italia
DURATA: 62 minuti
LINGUA: v. originale in italiano

INGRESSO: 6€ intero/ 5€ ridotto/ 3€ tesserati IREOS  

Trova Biglietti QUI

Sito Web: http://www.humareels.com/porpora/
Ambientazione: Napoli / Bologna
"Porpora" è stato sostenuto da:
ARCI Bologna, Atn - Associazione Trans Napoli, Cassero lgbtq center,
Circolo Mario Mieli, Comune di Napoli, Dedalus Mit - Movimento Identita' Trans,
Onig - Osservatorio Nazionale sull'Identita' di Genere, Regione Emilia Romagna,
Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, Fondazione Carisbo, UISP - Emilia Romagna

fonte: www.cinemalacompagnia.it evento Facebook

Tecnologia: iPhone nuovo ogni anno? Apple pensa ad abbonamento all inclusive

Un Pixel Pass in salsa Apple: questa potrebbe essere una delle grosse novità che l'azienda di Cupertino presenterà più avanti, nel corso dell'anno. Non una revisione di Apple One, che già ora prevede un unico abbonamento per Music, TV+, Arcade, iCloud e, con la versione Premium, Apple Fitness+ (e News+ in certi mercati), ma qualcosa di diverso, che vada a comprendere - come Pixel Pass - prodotti hardware tipo iPhone, Apple Watch o iPad.

Reuters riferisce che si tratterebbe di una sottoscrizione mensile onnicomprensiva, la prima di questo genere nella storia del marchio (si è sempre limitata ai servizi digitali, mai ha incluso nelle sue forme di abbonamento i prodotti hardware con la possibilità di cambiarli a cadenza regolare). Non c'è ancora nulla di ufficiale né di definitivo, ma la fonte (il nome non è stato rivelato per ovvi motivi) pare essere ben informata dei progetti dell'azienda.

La Borsa ha accolto positivamente questa indiscrezione, tant'è che appena si è diffusa la notizia le azioni sono crescite del 2,3%. Certo è che se Apple davvero decidesse di affiancare alla vendita a prezzo pieno, alle rate ed ai sussidi tramite operatore anche la quarta via dell'abbonamento, sarebbe una piccola grande rivoluzione. L'intenzione sarebbe quella di attirare coloro che non intendono spendere cifre elevate tutte in una volta, optando piuttosto per una formula dilazionata.

Dunque potremo abbonarci ad un iPhone esattamente come oggi facciamo per Apple Music? Probabilmente sì, i margini di guadagno ci sono e l'azienda sa che potrebbe catturare tutti quelli che non vogliono pagare oltre 1.000 euro per un prodotto in un'unica soluzione. Attenzione: non è un pagamento a rate (ovvero la cifra totale divisa per il numero di mesi), né una versione rinnovata dell'Apple Upgrade Program attivo da diverso tempo, ma la somma mensile deve ancora essere definita dall'azienda - e chiaramente varierà al variare del dispositivo e del modello scelto. I clienti avranno anche la possibilità di cambiare ogni anno l'iPhone (o altro iDevice) sostituendolo con il modello più recente.

Chiaramente il piano di abbonamento hardware andrà integrato adeguatamente alle offerte digitali in corso, Apple One ed Apple Care in primis. Non è ancora chiaro se questi saranno inclusi per creare un abbonamento all-in-one o se invece resterà l'opzione per il cliente di selezionare voce per voce. Almeno Apple Care avrebbe senso fosse incluso automaticamente.

Il debutto del servizio è atteso entro la fine del 2022, o al limite a inizio 2023. Ma è anche possibile che Apple accantoni definitivamente il progetto o lo rimandi a data da destinarsi.

Stefano Bontempi

fonte: www.bloomberg.com Stefano Bontempi per www.hdblog.it

sabato 26 marzo 2022

Mostre: "Pas de deux. Marino Marini, Igor Stravinskij" al Museo Marino Marini di Firenze

Si intitola Pas de deux. Marino Marini Igor Stravinskij la mostra da venerdì 11 marzo e che sarà visitabile fino al 30 maggio presso il Museo Marino Marini di Firenze: cinquanta opere, molte delle quali mai espostmostree in precedenza, a ripercorrere l’amicizia e il legame tra due delle personalità artistiche più influenti del Novecento, Marino Marini e Igor Stravinskij. Foto: Biglietto con note musicali e dedica a Marino Marini di Igor Stravinskij

Con la curatela di Luca Scarlini, scrittore, drammaturgo, performer e voce nota di Radio Tre, l’esposizione documenta le tappe (alcune delle quali inedite) di questo straordinario sodalizio, iniziato nel 1948 presso la galleria d’arte newyorchese Curt Valentine, e proseguito con successivi e costanti incontri illustrati in alcune tra le opere più straordinarie di Marini: dalle acqueforti della serie “Marino to Stravinskij” alle litografie “Personnages du sacre du printemps”, fino all’unica, magnifica scenografia mai realizzata dall’artista, quella per “La sagra della primavera” dello stesso Stravinskij, rappresentata alla Scala di Milano l’8 dicembre 1972. 

Marino Marini aveva rifiutato molte volte di lavorare per il teatro, ed è solo il profondo affetto per l’amico morto l’anno prima (Stravinskij era scomparso a New York il 6 aprile 1971) a persuaderlo. Ne risultano opere straordinarie, che contribuirono a rendere il balletto, diretto da Bruno Maderna con coreografie di John Taras e protagonista l’étoile Natalia Makarova, da poco transfuga in occidente, un netto successo. “Gli incontri tra artisti di diverse discipline generano eredità ricche – spiega Scarlini, collaboratore di numerose istituzioni teatrali italiane e europee (tra cui il National Theatre di Londra) che ha lavorato in varie occasioni su temi di storia della scenografia – Il Novecento è stata epoca di grandi incontri: il lavoro di artisti notissimi con compositori illustri nasceva in base ad affinità elettive. Il ballo per Marino era stato una seduzione importante fin dalla giovinezza, come dimostrano la nutrita sequenza delle danzatrici, di grandi e piccole dimensioni, e i numerosi lavori pittorici e di incisione. “Pas de deux: Marino Marini Igor Stravinskij” narra, attraverso opere inedite o poco viste, la storia di una amicizia che è anche sincera condivisione di un sentimento dell’arte come evocazione di antichi ritmi vitali, che il secolo scorso aveva riscoperto dopo un lungo oblio”.

Al primo piano del Museo saranno esposti dipinti dedicati ad attori, danzatori e giocolieri, oltre ad incisioni originali a tema teatrale. In prestito dalla Fondazione Marino Marini di Pistoia le acqueforti e le litografie realizzate tra il 1972 e il 1974 in ricordo dell’amico scomparso nel 1971, oltre al ritratto in bronzo di Stravinskij che il compositore definì “straordinariamente bello” e una serie di affascinanti materiali – tra biglietti e scambi epistolari – che documentano la stima e l’affinità artistica tra i due. Andati malauguratamente dispersi dopo il debutto dello spettacolo, i fondali dipinti da Marini per il balletto di Stravinskij saranno proiettati in formato digitale, ed uno di essi verrà riprodotto su tela. L’allestimento è a cura di Marisa Coppiano.

Progetto realizzato e sostenuto con il contributo di Fondazione CR Firenze e Intesa Sanpaolo. Si ringraziano la Fondazione Marino Marini di Pistoia e il Teatro alla Scala per i prestiti.

Durante il vernissage Luca Scarlini racconterà in una performance il legame tra i due maestri accompagnato al piano dal Maestro Antonio Artese.

Dal 11 Marzo 2022 al 30 Maggio 2022 Firenze 

Luogo: Museo Marino Marini
Indirizzo: Piazza di S. Pancrazio
Orari: Sabato, Domenica e Lunedì 10-19 (ultimo ingresso ore 18.30)
Curatori: Luca Scarlini

Costo del biglietto: intero: 6 €, ridotto: 4 € (bambini da 7 a 14 anni). Gratuito bambini fino a 6 anni, tessere ICOM, EDU Musei Card, guide turistiche e giornalisti con tesserino in corso di validità, disabili e un loro accompagnatore

Telefono per informazioni: +39 055 219432

E-Mail info: info@museomarinomarini.it

Sito ufficiale: http://museomarinomarini.it

fonte: www.arte.it

Libri: "Il sesso è (quasi) tutto. Evoluzione, diversità e medicina di genere" di Antonella Viola

Viviamo in un mondo di maschi e di femmine. Difficile immaginare qualcosa di più naturale. Ma sappiamo davvero in cosa sono diversi? Cos'è il sesso in biologia? E il genere? Come funziona l'orientamento sessuale? Il mondo è davvero binario? La visione che lo separa sulla base dei due sessi è semplice e ovvia quanto l'idea che fosse il Sole a girare intorno a noi, prima della rivoluzione copernicana. 

Maschio e femmina sono distinti nella sostanza e nei ruoli. Eppure, questa visione non corrisponde alla realtà. Per un tempo troppo lungo abbiamo trovato differenze dove non ce ne sono e le abbiamo trasformate in dogmi. Abbiamo invece ignorato le differenze davvero importanti. La nostra cultura ha strumentalizzato le differenze legate a sesso e genere e le ha esasperate. 

Al contrario, la scienza le ha ignorate troppo a lungo. Il corpo femminile è stato poco studiato, poco considerato e, di conseguenza, curato male. Per secoli la medicina è stata una medicina dei maschi bianchi per i maschi bianchi. Continuare a ignorare questo gravissimo squilibrio significa ridurre la nostra capacità di curare. 

Perché, per esempio, siamo più abili a trattare le malattie cardiovascolari negli uomini e la depressione nelle donne? Una rivoluzione nella scienza, nelle nostre abitudini e nelle parole che usiamo è urgente. Può cominciare con la medicina di genere. Antonella Viola ci guida alla scoperta di una medicina giusta, finalmente attenta alle differenze fisiologiche legate al sesso ma anche alle conseguenze che le disparità di genere esercitano sulla salute. 

"Fare la rivoluzione", scrive Viola, "significa avere occhi nuovi per guardare noi stessi e il resto del mondo. Occhi nuovi per riconoscere le differenze che contano. E per dare loro valore". In biologia il sesso è nato come opportunità di adattamento a un ambiente che cambia in fretta. Oggi è diventato la nostra gabbia, perché viviamo in un mondo rigidamente binario. Senza vedere le differenze che contano. Perché esiste il sesso? Che differenza c'è fra sesso e genere? Maschi e femmine sono diversi? E in cosa? Li stiamo curando nel modo giusto? 

In biologia il sesso è nato come opportunità di adattamento a un ambiente che cambia in fretta. Oggi è diventato la nostra gabbia, perché viviamo in un mondo rigidamente binario. Senza vedere le differenze che contano.

Perché esiste il sesso? Che differenza c’è fra sesso e genere? Maschi e femmine sono diversi? E in cosa? Li stiamo curando nel modo giusto?


La nostra cultura ha strumentalizzato le differenze legate a sesso e genere e le ha esasperate. Al contrario, la scienza le ha ignorate troppo a lungo. Il corpo femminile è stato poco studiato, poco considerato e, di conseguenza, curato male. Per secoli la medicina è stata una medicina dei maschi bianchi per i maschi bianchi. Continuare a ignorare questo gravissimo squilibrio significa ridurre la nostra capacità di curare. Perché, per esempio, siamo più abili a trattare le malattie cardiovascolari negli uomini e la depressione nelle donne? Una rivoluzione nella scienza, nelle nostre abitudini e nelle parole che usiamo è urgente. Può cominciare con la medicina di genere. 

Antonella Viola ci guida alla scoperta di una medicina giusta, finalmente attenta alle differenze fisiologiche legate al sesso ma anche alle conseguenze che le disparità di genere esercitano sulla salute. “Fare la rivoluzione,” scrive Viola, “significa avere occhi nuovi per guardare noi stessi e il resto del mondo. Occhi nuovi per riconoscere le differenze che contano. E per dare loro valore.” 

Conosci l'autrice

Antonella Viola è un’immunologa. È professoressa ordinaria di Patologia generale presso il dipartimento di Scienze biomediche dell’Università di Padova, dove insegna anche al general course “Generi, saperi e giustizia sociale”. è direttrice scientifica dell’Istituto di ricerca pediatrica (irp-Città della Speranza), fa parte del comitato scientifico della Fondazione onda (Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere) e del consiglio direttivo del Centro Elena Cornaro per gli studi di genere dell’Università di Padova. Con Feltrinelli ha pubblicato Danzare nella tempesta (2020) e Il sesso è (quasi) tutto (2022). fonte: www.amazon.it

Giornata Mondiale del Teatro 2022: il messaggio di Peter Sellars

In occasione della 60° edizione, il tradizionale messaggio è stato scritto dal regista americano Peter Sellars.

Cambiamento, linguaggio, rinnovamento: sono molti i temi affrontati dal regista Peter Sellars nel suo messaggio per la Giornata Mondiale del Teatro del 27 Marzo

L'appuntamento annuale è stato istituito dall’International Theatre Institute e da esperti dell’UNESCO, e venne celebrato come "Giornata Mondiale del Teatro" per la prima volta il 27 Marzo 1962. Da quel giorno, in tutto il mondo la Giornata viene celebrata con un messaggio tradotto in tutte le lingue e scritto da artisti o personalità del teatro, della musica e della cultura in genere. Ne viene data lettura nei teatri, nelle scuole, nelle biblioteche, nei luoghi di cultura e di aggregazione umana in tutto il mondo. 

La Giornata Mondiale del Teatro quest’anno è giunta alla 60° edizione e per l’occasione il messaggio è stato scritto dal regista americano Peter Sellars. 

Il messaggio

Cari Amici,

mentre il mondo è sospeso di ora in ora, di minuto in minuto su un flusso quotidiano di notizie, posso invitare tutti noi, in qualità di creatori, ad entrare nel nostro ambito, nella nostra sfera e nella nostra prospettiva di tempo epico, di cambiamento epico, di consapevolezza epica, di riflessione e visione epica?

Stiamo vivendo in un periodo epico della storia umana e i cambiamenti profondi e significativi che stiamo vivendo nelle relazioni degli esseri umani con se stessi, tra di loro e con i mondi non umani sono quasi al di là delle nostre capacità di comprendere, articolare, parlarne ed esprimerci. 

Non stiamo vivendo in un ciclo di notizie 24 ore su 24, stiamo vivendo al bordo del tempo. I giornali e i media sono completamente impreparati ed incapaci di affrontare ciò che stiamo vivendo. 

Dov'è il linguaggio, quali sono i movimenti e quali sono le immagini che potrebbero permetterci di comprendere i profondi cambiamenti e le rotture che stiamo vivendo? E come trasmettere in questo momento il contenuto delle nostre vite non come reportage ma come esperienza? 

Il teatro è la forma d’arte dell'esperienza. 

In un mondo travolto da enormi campagne stampa, da esperienze simulate, da previsioni terrificanti, come possiamo andare oltre l'infinito ripetersi di numeri per fare esperienza del carattere sacro ed infinito di una singola vita, di un singolo ecosistema, di un'amicizia o della qualità della luce in un cielo strano? Due anni di COVID-19 hanno offuscato i sensi delle persone, ristretto la vita delle persone, interrotto le connessioni e ci hanno messo in uno strano ground zero dell'insediamento umano. 

Quali semi bisogna piantare e ripiantare in questi anni, e quali sono le specie invasive e troppo cresciute che devono essere completamente e definitivamente eliminate? Così tante persone si sentono al limite. Tanta violenza sta divampando, irrazionalmente o inaspettatamente. Tanti sistemi consolidati si sono rivelati strutture di crudeltà continua. 

Dove sono le nostre cerimonie della memoria? Che cosa dobbiamo ricordare? Quali sono i rituali che ci permettono finalmente di reimmaginare e cominciare a provare passi che non abbiamo mai fatto prima? 

Il teatro della visione epica, dello scopo epico, del recupero, della riparazione e della cura ha bisogno di nuovi rituali. Non abbiamo bisogno di essere intrattenuti. Dobbiamo metterci insieme. Abbiamo bisogno di condividere lo spazio e di nutrire lo spazio condiviso. Abbiamo bisogno di spazi protetti di ascolto profondo e di uguaglianza. 

Il teatro è la creazione sulla terra dello spazio dell’uguaglianza tra umani, dèi, piante, animali, gocce di pioggia, lacrime e rigenerazione. Lo spazio dell'uguaglianza e dell'ascolto profondo è illuminato da una bellezza nascosta, mantenuta viva da una profonda interazione col pericolo, l’equanimità, la saggezza, l’azione e la pazienza. 

Nel Sutra dell’Ornamento Fiorito Buddha elenca dieci tipi di grande pazienza nella vita umana. Uno dei più potenti si chiama Pazienza nel Percepire Tutto come Miraggio. Il teatro ha sempre presentato la vita di questo mondo come somigliante a un miraggio, consentendoci di vedere, attraverso l'illusione umana, la delusione, la cecità e la negazione con chiarezza e forza liberatorie. 

Siamo così certi di ciò che stiamo guardando e del modo in cui lo guardiamo che non siamo in grado di vedere e sentire realtà alternative, nuove possibilità, approcci diversi, relazioni invisibili e connessioni senza tempo. 

Questo è un tempo per una profonda rivitalizzazione delle nostre menti, dei nostri sensi, delle nostre immaginazioni, delle nostre storie e dei nostri futuri. Questo lavoro non può essere fatto da persone isolate che lavorano da sole. Questo è un lavoro che dobbiamo fare insieme. 

Il teatro è l'invito a fare insieme questo lavoro. 
Un sentito grazie per il vostro lavoro

- PETER SELLARS -
(Traduzione dal testo originale inglese di Roberta Quarta del Centro Italiano dell’International Theatre Institute)

Biografia di Peter Sellars 

Considerato uno dei più innovativi e audaci registi contemporanei, Sellars ha ormai all’attivo oltre cento produzioni, tra teatro, opera, cinema e televisione. Nato a Pittsburgh nel 1957, egli giunge infatti al successo molto giovane, grazie a una serie di scelte decisamente anticonformiste e ad un’attenzione non comune verso i nuovi linguaggi e le forme espressive della tradizione orientale: non a caso, dopo la laurea ad Harvard, egli approfondisce la propria formazione in Cina, Giappone e India, prima di tornare in patria e vedersi affidare la direzione della Boston Shakespeare Company e, nel 1983, dell’American National Theatre di Washington.

Alla fine degli anni ottanta viene alla ribalta grazie a lavori come Nixon in China (1987), con musiche di John Adams e coreografie di Mark Morris, ma soprattutto con la messa in scena della trilogia operistica di Mozart e Da Ponte, sotto la direzione musicale di Craig Smith: Sellars scandalizza il pubblico americano ambientando Don Giovanni tra i neri del Bronx, Le nozze di Figaro in un grattacielo di New York e Così fan tutte in un postribolo. La trilogia viene accolta con entusiasmo nei principali festival europei e inaugura una serie di allestimenti fortunati, che negli anni novanta lo confermano uno dei pochi registi capaci di confrontarsi in modo innovativo con l’opera e la tragedia classica, rivitalizzandole con un mai sopito impegno civile e sociale: Giulio Cesare in Egitto da Haendel (1990), La morte di Klinghoffer, tratto dalla cronaca del sequestro dell’Achille Lauro, San Francesco d’Assisi di Olivier Messiaen (1992, direzione musicale di Esa-Pekka Salonen), Mathis der Maler di Paul Hindemith, Le Grand Macabre di György Ligeti, Il mercante di Venezia di Shakespeare (ironicamente ambientato a Venice, in California), I Persiani di Eschilo, in una rilettura che allude esplicitamente alla Guerra del Golfo. 

Nel cinema, intanto, oltre a lavorare con Godard nel leggendario King Lear, che lo vede nei panni improbabili di William Shakespeare V, dirige nel 1991 The Cabinet of Dr. Ramirez, pellicola ispirata a Il gabinetto del dottor Caligari e interpretata da John Cusack, Peter Gallagher e Mikhail Baryshnikov. Egli cura, inoltre, la regia della versione televisiva di alcune delle sue produzioni teatrali, raggiungendo un pubblico sempre più ampio, mentre sul palcoscenico si conferma uno dei più richiesti e apprezzati protagonisti della scena contemporanea, firmando, tra gli altri, nuovi lavori con il fido musicista John Adams (I Was Looking at the Ceiling and Then I Saw the Sky e El Niño, quest’ultimo in prima al Théâtre du Châtelet di Parigi nel 2000), Peony Pavillion (1998), tratto dall’opera del poeta cinese del ‘500 Tang Xianzu, The Story of a Soldier (1999), da Stravinskij, The Screens, di Jean Genet, L’Amour de Loin, di Kaija Saariaho, Children of Herakles (2002), da Euripide, e i due monologhi For an End to the Judgment of God e Kissing God Goodbye, rispettivamente di Artaud e June Jordan. 

Direttore artistico del Los Angeles Festival (1990-1993), che ha saputo trasformare in un luogo di incontro privilegiato per culture ed etnie diverse, Sellars è professore ospite all’Ucla e ha inoltre diretto a Venezia la Biennale Teatro nel 2003 (dove ha allestito anche il suo The Love Cloud, tratto da un testo del poeta indiano Kalidasa). In occasione dell’anniversario per i 250 anni della nascita di Mozart, dirigerà a Vienna nel 2006 il New Crowned Hope, evento celebrativo destinato a coinvolgere l’intera città.

Per maggiori informazioni: https://www.world-theatre-day.org/

fonte:

venerdì 25 marzo 2022

Arte > Firenze: A Palazzo Strozzi la mostra "Donatello, il Rinascimento" Dal 19 marzo al 31 luglio 2022

Dal 19 marzo 2022 Fondazione Palazzo Strozzi e Musei del Bargello presentano Donatello, il Rinascimento, una mostra storica e irripetibile che mira a ricostruire lo straordinario percorso di uno dei maestri più importanti e influenti dell’arte italiana di tutti i tempi, a confronto con capolavori di artisti come Brunelleschi, Masaccio, Andrea Mantegna, Giovanni Bellini, Raffaello e Michelangelo.

A cura di Francesco Caglioti e concepita come un’unica mostra su due sedi, Palazzo Strozzi e Museo Nazionale del Bargello, il progetto nasce come una celebrazione di Donatello in dialogo con musei, collezioni e istituzioni di Firenze e di tutto il territorio italiano oltre che tramite fondamentali collaborazioni internazionali, per allargare la riflessione su questo maestro nel tempo e nello spazio, nei materiali, nelle tecniche e nei generi, e ad abbracciare finalmente le dimensioni dell’universo donatelliano.

Promossa e organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi e Musei del Bargello. In collaborazione con Staatliche Museen di Berlino e Victoria and Albert Museum di Londra e con F.E.C. – Fondo Edifici di Culto. 
Main Supporter: Fondazione CR Firenze. Sostenitori: Comune di Firenze, Regione Toscana, Camera di Commercio di Firenze, Comitato dei Partner di Palazzo Strozzi. 
Main Partner: Intesa Sanpaolo. 
Con il supporto di: Maria Manetti Shrem, Bank of America, ENEL. 
Con il contributo di Città Metropolitana di Firenze. 
Si ringrazia Beyfin S.p.A.

In copertina: Donatello, Madonna col Bambino (Madonna Pazzi), 1420-1425 circa, Staatliche Museen zu Berlin – Preußischer Kulturbesitz. Skulpturensammlung und Museum für Byzantinische Kunst. Photo Antje Voigt

Per info: www.palazzostrozzi.org

Dal 19 marzo 2022 al 31 luglio 2022
Orario mostra Tutti i giorni 10.00-20.00 Giovedì fino alle 23.00

fonte: www.palazzostrozzi.org

Libri: "Ne ho fatte di tutti i colori. Vita e fortuna di un situazionista" di Oliviero Toscani

“Io non ho nessuna idea ma non ho paura di guardare. Tutto il mio lavoro è stato questo, tutta la mia vita. Finché, guardando il cielo, non noterò due nuvole identiche, io continuerò a osservare, fiducioso che qualcosa mi cadrà in testa e mi colpirà.” 

Fotografo, portatore di un pensiero sovversivo e irriverente, Oliviero Toscani ha rivoluzionato il mondo della moda e della comunicazione in oltre mezzo secolo di carriera. In questo libro si racconta per la prima volta in un’autobiografia deflagrante come le sue idee. 

Dagli studi d’arte a Zurigo all’avventura da esordiente sfrontato negli Stati Uniti, rincorrendo un servizio per “Harper’s Bazaar”, andando alle feste con Andy Warhol, fotografando Muhammad Ali e imponendo un nuovo modo di raccontare la bellezza. E poi le prime campagne pubblicitarie, in cui rompe ogni regola portando una ventata di aria fresca e sconvolgendo i benpensanti, fino alla comunicazione sociale innovativa con Fabrica e la rivista “Colors”, le provocazioni della politica e lo sguardo ostinatamente rivolto ai giovani e al futuro. Dalla più grande pop star dell’iconografia italiana, un racconto divertente, esplosivo, pieno di sorprese.

L'autore
Oliviero Toscani, nato a Milano, dopo gli studi alla Kunstgewerbeschule di Zurigo (1961-65) si è dedicato inizialmente al fotogiornalismo, per poi orientare la sua ricerca verso la moda e la comunicazione. Ideatore di campagne pubblicitarie molto note (tra cui la promozione, iniziata nel 1982 e terminata nel 2000, del marchio Benetton), si è distinto per la creazione e la manipolazione di immagini che uniscono alla ricerca innovativa sul linguaggio pubblicitario un discorso ideologico dichiaratamente provocatorio. 

Dopo la creazione di “Colors” (1990), primo giornale globale al mondo, Toscani ha concepito e diretto il centro internazionale per le arti e la ricerca della comunicazione moderna Fabrica (1993). Nel 2003 ha coordinato la pubblicazione di 30 ans de Libération, volume che ripercorre gli ultimi trent’anni di storia sulla base degli articoli del quotidiano francese “Libération”. 

Nel 2012 è stata edita la sua biografia, Moriremo eleganti, mentre è del 2015 il libro Cinquant’anni di magnifici fallimenti. Dal 2016 al 2020 ha partecipato come giudice alla prima edizione di Master of Photography, talent show europeo riservato ai fotografi amatoriali e professionisti.

fonte: www.lanavediteseo.eu

Danza: Scala, ci sarà Bolle ma niente Zakharova al Gala Fracci

Parata di stelle per la prima edizione del tributo a Carla

(ANSA) - MILANO, 23 MAR - Svetlana Zakharova, una delle ballerine più famose al mondo, étoile del Bolshoi, non parteciperà al gala in memoria di Carla Fracci in programma alla Scala il prossimo 9 aprile con grandi star del calibro di Roberto Bolle, Alessandra Ferri e Marianela Nuñez e Carsen Jung.

Dal teatro hanno spiegato che vista la situazione politica mondiale e il conflitto fra Russia e Ucraina, Zakharova "ha deciso di ridurre i suoi impegni e, di comune accordo con il Teatro alla Scala, di rinviare la sua presenza" a Milano.

Al Gala Fracci non potrà essere presente nemmeno un'altra danzatrice russa, Olga Smirnova, in questo caso però il motivo è che da poco è stata nominata prima ballerina Dutch National Ballet, incarico che non le lascia il tempo per le prove. Si tratta solo del primo Gala dedicato a una donna che "è stata e rimane una figura cardine della storia della danza, personaggio di riferimento per il Teatro alla Scala e per tutta la cultura italiana" come hanno spiegato dal Piermarini.

Il programma è un tributo ai balletti che Carla Fracci ha saputo rendere unici: Excelsior, Giselle, Chéri, Romeo e Giulietta, la Vedova allegra, ma anche La strada, Cachucha. Per la prima volta alla Scala, Ferri e Jung si esibiranno un estratto da L'heure exquise, ma non mancherà La bella addormentata e nemmeno Onegin con protagonisti Bolle e Nuñez. 

fonte: www.ansa.it RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA