E’ stato presentato il cartellone della 67ª edizione dell’Estate Teatrale Veronese, il festival dedicato a prosa, danza e musica, in scena al Teatro Romano e al Teatro Camploy dal 18 giugno al 14 agosto.
L’evento proporrà dal 2 luglio al 14 agosto cinquanta serate di spettacoli di prosa e danza, oltre ad otto appuntamenti con la musica nel mese di giugno. Due i titoli del Festival Shakespeariano: dal 2 al 5 luglio in prima nazionale ‘Rosencratz e Guildestern sono morti’ di Tom Stoppard con la regia di Leo Muscato e, dal 22 al 26 luglio in prima nazionale ‘La bisbetica domata’ con regia di Cristina Pezzoli e con Nancy Brilli. Sempre nella sezione prosa saranno in cartellone, dal 9 al 14 luglio in prima nazionale ‘I Rusteghi’ con la regia di Giuseppe Emiliani.
Per la danza, rimanendo nell’ambito del Teatro Romano, ci sarà il ritorno dei Momix, dal 28 luglio al 9 agosto, presenti per dodici serate e che festeggiano col loro ultimo spettacolo i trentacinque anni di attività; ci saranno inoltre, il 17 e 18 luglio, i Ballets Jazz de Montréal e, il 14 agosto, il Balletto dell’Arena con due coreografie di Renato Zanella che rendono omaggio a Igor Stravinsky.
Prosa e danza andranno in scena anche al Camploy: l’1, 2, 3 e 4 luglio Cantieri Invisibili apriranno la rassegna con ‘Sogno di una notte di mezza estate’ con regia di Mario Gonzalez. Seguiranno due spettacoli, in prima nazionale, di Fondazione Aida, destinati a bimbi e ragazzi: ‘Il bruco mangiatutto’ (7 e 8 luglio) con la regia di Nicoletta Vicentini e ‘Sogno di una notte di mezza estate’ (9 e 10 luglio) con la regia di Mirco Cittadini. Dal 14 al 17 luglio Punto in Movimento / Shiftingpoint proporrà, in prima nazionale, ‘La guerra di Arlecchino’.
A inaugurare la sezione danza al Camploy sarà, l’11 luglio, la Spellbound Dance Company con tre coreografie di Mauro Astolfi. Sarà la volta, il 18 luglio, di Versiliadanza che proporrà ‘7th Sense’ di Angela Torriani Evangelisti. A seguire, il 25 luglio, la Compagnia Fabula Saltica proporrà ‘Ballades’ con coreografia di Claudio Ronda. Seguirà, il 28 luglio, ‘Sakura blues’ di Omid Ighani e Marisa Ragazzo nell’interpretazione della DaCru Dance Company. Il 31 luglio e il 1° agosto in prima nazionale, ‘De rerum natura’ di Ersiliadanza. Dal 21 al 24 luglio, nella Grotta delle Boccare (zona Santo Stefano, Madonna del Terraglio) Il Teatro Scientifico - Teatro / Laboratorio proporrà –in prima nazionale – ‘Mais n’est pas encore la nuit -de guerre e de mixitude’ con la regia di Isabella Caserta e di Cathy Marchand del Living Theatre.
Ad inaugurare il festival Estate Teatrale Veronese sarà anche quest’anno la musica con otto serate dedicate alla rassegna Verona Jazz e a Rumors.
Il programma Asaf Avidan (18 giugno), Patti Smith (19 giugno) Nina Zilli (20 giugno), Paolo Fresu e Daniele Di Bonaventura (21 giugno), Richard Galliano Quintet (22 giugno), Fabrizio Bosso Quartet, John De Leo ed Elisabetta Fadini con il progetto Village Vanguard ( il 23 giugno), Mauro Ottolini & Sousaphonix( 24 giugno ), Stefano Bollani( 25 giugno).
Per chi acquista i biglietti per gli spettacoli di prosa e danza ( esclusi i Momix ) entro la fine del mese di maggio è previsto uno sconto del 15 per cento Ulteriori informazioni sono a disposizione sul sito www.estateteatraleveronese.it alla mail spettacolo@comune.verona.it o al numero 045/8077500.
fonte http://www.veronasera.it/
Questo Blog è un aggregatore di notizie, nasce nel 2010, per info e news dall'Italia e dal mondo, per la Danza, Teatro, Cinema, Fashion, Tecnologia, Musica, Fotografia, Libri, Eventi d'Arte, Sport, Diritti civili e molto altro. Ogni articolo riporterà SEMPRE la fonte delle news nel rispetto degli autori e del copyright. Le rubriche "Ritratto d'artista" e "Recensioni" sono scritte e curate da ©Lisa Del Greco Sorrentino, professional dancer e autrice di questo blog
venerdì 12 giugno 2015
lunedì 8 giugno 2015
Lgbt: A Firenze tra una settimana Pitti Uomo la bellezza maschile dal 16 al 19 giugno
E’ l’ultima settimana di preparativi: Firenze sta per varare l’88^ edizione di Pitti Uomo che dal 16 al 19 giugno terrà banco per tutto ciò che si riferisce alle novità per la moda maschile Primavera/Estate 2016.
In finale il “treno della moda” carico di stampa, espositori, organizzatori, PR e quant’altro ruota intorno al mondo dell’abbigliamento in queste grandi occasioni , partirà da Firenze per Milano dove comincia Milano Moda Uomo (in calendario dal 19 al 24 giugno).
Protagonisti a Pitti 1150 marchi con un aumento netto delle presenze estere. Ma Pitti Immagine non si limita alla sola esposizione del prodotto moda: come sempre il calendario di eventi culturali e spettacolari è ricco di occasioni, a cominciare dalla partita storica voluta da Stefano Ricci presidente del Centro di Firenze per la Moda Italiana che da anni si batte per il ritorno della cultura e della cultura storica soprattutto nella sua Firenze.
Calcio storico dunque in programma la sera di lunedì 15 giugno, con il contributo di Pitti Immagine, del Ministero per lo Sviluppo Economico e l’Agenzia ICE. Si tratta di una partita di calcio celebrativa e rievocativa che ripete una pagina rinascimentale scritta nella storia dai Fiorentini assediati dalle truppe di Carlo V° che imposero il rispetto per la loro città con questa risposta civile che esprimeva quanto di più importante e bello i Fiorentini sapessero fare.
Un trionfo anche dell’artigianato di oggi che continua la grande tradizione esaltata soprattutto nelle giornate di moda a Pitti.
Il corteo storico che sfilerà per Firenze la sera della vigilia dell’inaugurazione di Pitti Uomo conta sulla presenza in costumi d’epoca di 540 figuranti.
I programmi di questa edizione per la P/E 2016 annunciano quanto di più innovativo per il lifestyle uomo che si proporrà a Firenze con un anno di anticipo sulla prossima stagione calda.
“Open”, “Unconventional”, “Futuro maschile”, “Touch”, “L’altro uomo”: sono solo alcuni dei capitoli che ci consentiranno di guardare nel futuro del look maschile .
Oltre agli stands nella Fortezza, le giornate di Pitti si accendono di eventi programmati nelle più diverse location fiorentine. Nei giorni di vigilia, già Firenze registra il pieno di richieste di partecipazione per “Ovewr the Rainbow” , l’evento per “Firenze 4ever”: una cena spettacolare nella prestigiosa Limonaia di Boboli, appena restaurata: un omaggio - recita l’invito - al sapore , al profumo e al colore del cibo italiano nella sua massima espressione.
Sempre per Firenze 4 evere si terrà la sera del 15 giugno l’evento finale nella Manifattura Tabacchi.
Ottant’anni di Istituto Marangoni: l’anniversario dell’importante scuola di moda verrà festeggiato il 15 giugno con un evento in Palazzo Corsini.
La Seduzione della Bellezza sarà il tema di “My Vintage Academy” svolto con la consueta spettacolarità in Piazza della Repubblica il 16 giugno dalle 10.00 alle 14.00. In quella stessa sede, nei giorni di Pitti (dal 16 al 19 giugno) i maestri Artigiani più quotati presenteranno i loro lavori in Capsule Collecrtion.
Nel pomeriggio del 17 giugno Mason’s , al Conventino del Four Season presenterà la sua collezione P/E 2016.
Negli spazi dedicati agli stands, tra le più attese collezioni innovative , la proposta delle nuovissime calzature in vitello traforato anticato a mano di Testoni , e - sempre in Fortezza - i famosi calzini “storici”, “politici”, “musicali” , “ teatrali”, “ sentimentali”, “ sportivi” di Bresciani.
fonte: di Luciana Boccardi http://www.ilgazzettino.it/
In finale il “treno della moda” carico di stampa, espositori, organizzatori, PR e quant’altro ruota intorno al mondo dell’abbigliamento in queste grandi occasioni , partirà da Firenze per Milano dove comincia Milano Moda Uomo (in calendario dal 19 al 24 giugno).
Protagonisti a Pitti 1150 marchi con un aumento netto delle presenze estere. Ma Pitti Immagine non si limita alla sola esposizione del prodotto moda: come sempre il calendario di eventi culturali e spettacolari è ricco di occasioni, a cominciare dalla partita storica voluta da Stefano Ricci presidente del Centro di Firenze per la Moda Italiana che da anni si batte per il ritorno della cultura e della cultura storica soprattutto nella sua Firenze.
Calcio storico dunque in programma la sera di lunedì 15 giugno, con il contributo di Pitti Immagine, del Ministero per lo Sviluppo Economico e l’Agenzia ICE. Si tratta di una partita di calcio celebrativa e rievocativa che ripete una pagina rinascimentale scritta nella storia dai Fiorentini assediati dalle truppe di Carlo V° che imposero il rispetto per la loro città con questa risposta civile che esprimeva quanto di più importante e bello i Fiorentini sapessero fare.
Un trionfo anche dell’artigianato di oggi che continua la grande tradizione esaltata soprattutto nelle giornate di moda a Pitti.
Il corteo storico che sfilerà per Firenze la sera della vigilia dell’inaugurazione di Pitti Uomo conta sulla presenza in costumi d’epoca di 540 figuranti.
I programmi di questa edizione per la P/E 2016 annunciano quanto di più innovativo per il lifestyle uomo che si proporrà a Firenze con un anno di anticipo sulla prossima stagione calda.
“Open”, “Unconventional”, “Futuro maschile”, “Touch”, “L’altro uomo”: sono solo alcuni dei capitoli che ci consentiranno di guardare nel futuro del look maschile .
Oltre agli stands nella Fortezza, le giornate di Pitti si accendono di eventi programmati nelle più diverse location fiorentine. Nei giorni di vigilia, già Firenze registra il pieno di richieste di partecipazione per “Ovewr the Rainbow” , l’evento per “Firenze 4ever”: una cena spettacolare nella prestigiosa Limonaia di Boboli, appena restaurata: un omaggio - recita l’invito - al sapore , al profumo e al colore del cibo italiano nella sua massima espressione.
Sempre per Firenze 4 evere si terrà la sera del 15 giugno l’evento finale nella Manifattura Tabacchi.
Ottant’anni di Istituto Marangoni: l’anniversario dell’importante scuola di moda verrà festeggiato il 15 giugno con un evento in Palazzo Corsini.
La Seduzione della Bellezza sarà il tema di “My Vintage Academy” svolto con la consueta spettacolarità in Piazza della Repubblica il 16 giugno dalle 10.00 alle 14.00. In quella stessa sede, nei giorni di Pitti (dal 16 al 19 giugno) i maestri Artigiani più quotati presenteranno i loro lavori in Capsule Collecrtion.
Nel pomeriggio del 17 giugno Mason’s , al Conventino del Four Season presenterà la sua collezione P/E 2016.
Negli spazi dedicati agli stands, tra le più attese collezioni innovative , la proposta delle nuovissime calzature in vitello traforato anticato a mano di Testoni , e - sempre in Fortezza - i famosi calzini “storici”, “politici”, “musicali” , “ teatrali”, “ sentimentali”, “ sportivi” di Bresciani.
fonte: di Luciana Boccardi http://www.ilgazzettino.it/
Labels:
comune di firenze,
eventi culturali,
fashion style,
pitti uomo
mercoledì 3 giugno 2015
Lgbt: A Bologna "Biografilm Festival" dal 5 al 15 giugno
Biografilm Festival le proiezioni in collaborazione con Cassero e Bologna Pridesconto di due euro su TUTTI i film del festival presentando la tessera alle casse.L’edizione del 2015 del Biografilm vede il Cassero LGBT center e il Bologna Pride partner del festival: oltre ad uno sconto sconto di due euro su TUTTI i film del festival presentando la tessera alle casse per le socie e i soci del Cassero, queste sono le proiezioni col “bollino rainbow” – buona visione.
Torri, checche e tortellini
(Italia/2015/75′) di Andrea Adriatico
Alla proiezione del 7 Giugno sarà presente il regista
L’avventura più incredibile nella storia del movimento omosessuale italiano. Un gruppo di attivisti gay ottiene dal Comune di Bologna una sede per le proprie attività: un prestigioso monumento storico, per giunta di interesse religioso. Così, dal 1982 sul “Cassero di Porta Saragozza” sventola la bandiera LGBT, e in Europa si diffonde la leggenda. Attività culturali e politiche si mescolano al più oltraggioso divertimento in un’idea diversa di aggregazione e anche di battaglia, in anni in cui dagli Usa arriva lo spettro dell’Aids e i diritti, ancora più di oggi, si conquistano palmo a palmo. Per questo la storia scanzonata e commovente di quell’avventura è anche la storia di un momento cruciale del movimento LGBT: il passaggio dalla rivolta alla rivendicazione di spazi pubblici. E della città che, nonostante tutte le sue contraddizioni, disse sì.
domenica 7 giugno | ore 22.30 | Cinema Arlecchino
giovedì 11 giugno |ore 22:30 | Cinema Jolly
domenica 14 giugno | ore 20:00 | Cinema Europa
I Am Michael
(Stati Uniti/2015/98′) di Justin Kelly
Opera prima | Anteprima italiana
Michael Glatze è un fervente attivista gay, che si espone in prima persona per affermare i diritti della comunità LGBT con articoli, documentari, proteste di piazza, sensibilizzazione nelle scuole. Finché una violenta crisi personale lo induce ad abbracciare un credo religioso ortodosso nel quale non c’è posto per la sua omosessualità. Diventa un pastore mormone, si sposa con una donna. La sconvolgente storia vera di un’identità negata e di un uomo che diventa il primo nemico di se stesso.
domenica 7 giugno | ore 20.30 | Cinema Arlecchino
venerdì 12 | ore 20 | Cinema Jolly
Olya’s Love
(Russia, Austria/2014/67′) di Kirill Sakharnov
Anteprima italiana | Alla proiezione dell’8 Giugno sarà presente la produttrice Ksenia Sakharnova
Due delle Pussy Riot sono in prigione e la Duma, il Parlamento russo, ha approvato una legge che prevede pesanti multe per la “propaganda omosessuale”: nel Paese di Putin l’amore di Olya è pericoloso. In quel Paese ogni gesto di Olya, giovane attivista per i diritti LGBT, organizzatrice instancabile di eventi e proteste pubbliche, e Galiya nell’intimità del loro appartamento – anche cucinare, verniciare le pareti, parlare di avere un bambino – è un gesto politico. E come tale lo mostra questo film per mostrare come l’anormalità non sia vivere insieme e desiderare una famiglia, ma essere oppressi, insultati e minacciati per questo. In un film coraggioso, allegro e indomabile, il racconto di una ragazza disposta a rischiare la vita per un ideale: l’amore.
lunedì | 8 giugno | ore 21:30 | Cinema Lumière – sala Scorsese
martedì | 9 giugno | ore 18:00 | Cinema Europa
sabato | 13 giugno | ore 15:30 | Cinema Arlecchino
Best of Enemies
(Stati Uniti/2014/86′) di Roberto Gordon, Morgan Neville
Anteprima europea | alla proiezione del 9 Giugno sarà presente il regista Robert Gordon
Estate 1968: il repubblicano William Buckley e il democratico Gore Vidal si scontrano in diretta sulla ABC. Ciascuno di loro è convinto che le idee dell’altro porteranno gli Stati Uniti alla rovina. E tra raffinata dialettica politica e insulti personali, botte in pieno viso e colpi sotto la cintura, il loro faccia a faccia acquista il ritmo e la violenza di un match di boxe tra pesi massimi. Nulla di simile si era mai visto in tv, gli ascolti vanno alle stelle. E il concetto stesso di dibattito di idee sul piccolo schermo subisce una rivoluzione copernicana: al centro è lo scontro, non le idee. Questo racconto avvincente documenta la nascita della politica in televisione così come la conosciamo oggi: e nel farlo ne svela i meccanismi.
martedì 9 giugno | ore 19 | Cinema Arlecchino
martedì 16 giugno | ore 17.30 | Cinema Arlecchino
Voglio dormire con te
(Italia, Francia/2015/76′) di Mattia Colombo
Opera prima | Anteprima italiana | sarà presente il regista
Erodoto racconta che a Babilonia il malato veniva trasportato in piazza. Chi aveva sofferto dello stesso male si avvicinava e gli consigliava i rimedi che lo avevano fatto guarire. Questo film cerca di riproporre una simile via collettiva alla guarigione, focalizzando lo sguardo su un “male” assai diffuso: la fine di una relazione, con la sensazione di fallimento e l’incertezza che causa. Come sulla pubblica piazza, tre coppie, a partire da quella formata dal regista con il suo compagno, condividono le esperienze più intime, la crisi e l’individualismo, la paura di amare e la scoperta di nuovi modi per stare insieme. E mettendo in campo le paure che rendono fragile il rapporto a due, scoprono che da soli non si è più forti: è solo più facile illudersi di esserlo.
martedì | 9 giugno | ore 21:15 | Cinema Lumière – sala Scorsese
The Amina Profile
(Canada/2015/84′) di Sophie Deraspe
Anteprima Italiana
Tra i fiori insanguinati della primavera araba, sboccia un amore virtuale. Tra Amina e Sandra, una canadese e una siriana che si incontrano in una chat, dapprima è affinità, poi simpatia, e in breve passione. Nasce una relazione a distanza piena di promesse, tenerezza e, nel deteriorarsi del clima politico, angosce. Amina diventa una nota blogger coinvolta nell’opposizione al regime siriano, poi sparisce. Prigioniera? E dove? Sandra si muove per cercarla, appoggiata da attivisti e giornalisti. Ma qualcuno ha mai visto Amina dal vivo? In questo film la storia di un amore si trasforma sotto i nostri occhi in un mistero ancora più profondo: è difficile lottare per la verità, ma è ancora più difficile capire quale sia.
sabato 13 giugno | ore 21:30 | Cinema Europa
fonte http://www.cassero.it/biografilm-festival-le-proiezioni-in-collaborazione-col-cassero/
Torri, checche e tortellini
(Italia/2015/75′) di Andrea Adriatico
Alla proiezione del 7 Giugno sarà presente il regista
L’avventura più incredibile nella storia del movimento omosessuale italiano. Un gruppo di attivisti gay ottiene dal Comune di Bologna una sede per le proprie attività: un prestigioso monumento storico, per giunta di interesse religioso. Così, dal 1982 sul “Cassero di Porta Saragozza” sventola la bandiera LGBT, e in Europa si diffonde la leggenda. Attività culturali e politiche si mescolano al più oltraggioso divertimento in un’idea diversa di aggregazione e anche di battaglia, in anni in cui dagli Usa arriva lo spettro dell’Aids e i diritti, ancora più di oggi, si conquistano palmo a palmo. Per questo la storia scanzonata e commovente di quell’avventura è anche la storia di un momento cruciale del movimento LGBT: il passaggio dalla rivolta alla rivendicazione di spazi pubblici. E della città che, nonostante tutte le sue contraddizioni, disse sì.
domenica 7 giugno | ore 22.30 | Cinema Arlecchino
giovedì 11 giugno |ore 22:30 | Cinema Jolly
domenica 14 giugno | ore 20:00 | Cinema Europa
I Am Michael
(Stati Uniti/2015/98′) di Justin Kelly
Opera prima | Anteprima italiana
Michael Glatze è un fervente attivista gay, che si espone in prima persona per affermare i diritti della comunità LGBT con articoli, documentari, proteste di piazza, sensibilizzazione nelle scuole. Finché una violenta crisi personale lo induce ad abbracciare un credo religioso ortodosso nel quale non c’è posto per la sua omosessualità. Diventa un pastore mormone, si sposa con una donna. La sconvolgente storia vera di un’identità negata e di un uomo che diventa il primo nemico di se stesso.
domenica 7 giugno | ore 20.30 | Cinema Arlecchino
venerdì 12 | ore 20 | Cinema Jolly
Olya’s Love
(Russia, Austria/2014/67′) di Kirill Sakharnov
Anteprima italiana | Alla proiezione dell’8 Giugno sarà presente la produttrice Ksenia Sakharnova
Due delle Pussy Riot sono in prigione e la Duma, il Parlamento russo, ha approvato una legge che prevede pesanti multe per la “propaganda omosessuale”: nel Paese di Putin l’amore di Olya è pericoloso. In quel Paese ogni gesto di Olya, giovane attivista per i diritti LGBT, organizzatrice instancabile di eventi e proteste pubbliche, e Galiya nell’intimità del loro appartamento – anche cucinare, verniciare le pareti, parlare di avere un bambino – è un gesto politico. E come tale lo mostra questo film per mostrare come l’anormalità non sia vivere insieme e desiderare una famiglia, ma essere oppressi, insultati e minacciati per questo. In un film coraggioso, allegro e indomabile, il racconto di una ragazza disposta a rischiare la vita per un ideale: l’amore.
lunedì | 8 giugno | ore 21:30 | Cinema Lumière – sala Scorsese
martedì | 9 giugno | ore 18:00 | Cinema Europa
sabato | 13 giugno | ore 15:30 | Cinema Arlecchino
Best of Enemies
(Stati Uniti/2014/86′) di Roberto Gordon, Morgan Neville
Anteprima europea | alla proiezione del 9 Giugno sarà presente il regista Robert Gordon
Estate 1968: il repubblicano William Buckley e il democratico Gore Vidal si scontrano in diretta sulla ABC. Ciascuno di loro è convinto che le idee dell’altro porteranno gli Stati Uniti alla rovina. E tra raffinata dialettica politica e insulti personali, botte in pieno viso e colpi sotto la cintura, il loro faccia a faccia acquista il ritmo e la violenza di un match di boxe tra pesi massimi. Nulla di simile si era mai visto in tv, gli ascolti vanno alle stelle. E il concetto stesso di dibattito di idee sul piccolo schermo subisce una rivoluzione copernicana: al centro è lo scontro, non le idee. Questo racconto avvincente documenta la nascita della politica in televisione così come la conosciamo oggi: e nel farlo ne svela i meccanismi.
martedì 9 giugno | ore 19 | Cinema Arlecchino
martedì 16 giugno | ore 17.30 | Cinema Arlecchino
Voglio dormire con te
(Italia, Francia/2015/76′) di Mattia Colombo
Opera prima | Anteprima italiana | sarà presente il regista
Erodoto racconta che a Babilonia il malato veniva trasportato in piazza. Chi aveva sofferto dello stesso male si avvicinava e gli consigliava i rimedi che lo avevano fatto guarire. Questo film cerca di riproporre una simile via collettiva alla guarigione, focalizzando lo sguardo su un “male” assai diffuso: la fine di una relazione, con la sensazione di fallimento e l’incertezza che causa. Come sulla pubblica piazza, tre coppie, a partire da quella formata dal regista con il suo compagno, condividono le esperienze più intime, la crisi e l’individualismo, la paura di amare e la scoperta di nuovi modi per stare insieme. E mettendo in campo le paure che rendono fragile il rapporto a due, scoprono che da soli non si è più forti: è solo più facile illudersi di esserlo.
martedì | 9 giugno | ore 21:15 | Cinema Lumière – sala Scorsese
The Amina Profile
(Canada/2015/84′) di Sophie Deraspe
Anteprima Italiana
Tra i fiori insanguinati della primavera araba, sboccia un amore virtuale. Tra Amina e Sandra, una canadese e una siriana che si incontrano in una chat, dapprima è affinità, poi simpatia, e in breve passione. Nasce una relazione a distanza piena di promesse, tenerezza e, nel deteriorarsi del clima politico, angosce. Amina diventa una nota blogger coinvolta nell’opposizione al regime siriano, poi sparisce. Prigioniera? E dove? Sandra si muove per cercarla, appoggiata da attivisti e giornalisti. Ma qualcuno ha mai visto Amina dal vivo? In questo film la storia di un amore si trasforma sotto i nostri occhi in un mistero ancora più profondo: è difficile lottare per la verità, ma è ancora più difficile capire quale sia.
sabato 13 giugno | ore 21:30 | Cinema Europa
fonte http://www.cassero.it/biografilm-festival-le-proiezioni-in-collaborazione-col-cassero/
Lgbt: La bellezza del corpo, nelle foto di Howard Schatz - fino al 7 giugno, alla Triennale di Milano
Sino al 7 giugno, alla Triennale di Milano si celebra la bellezza e la potenza del corpo umano, negli scatti del fotografo americano Howard Schatz.
La bellezza, la perfezione e la potenza insite nel corpo umano sono in mostra alla Triennale di Milano, negli scatti di Howard Schatz. Sino al 7 giugno, la mostra Body Power attraversa ben 25 anni di attività del fotografo americano, in un evocativo allestimento curato da Peter Bottazzi. In mostra, ci sono 40 scatti in cui trionfano l’armonia e l’energia di corpi tanto perfetti da sembrare scolpiti nella pietra.
Le fotografie provengono da alcuni dei più noti progetti monografici di Howard Schatz: ci sono i danzatori di Dance, i pugili di At The Fight e Boxing; gli atleti di Athlete, i corpi di Human Body. Gli scatti sono in bianco e nero e allestiti in lightbox che, attraverso la retroilluminazione, sublimano i chiaroscuri di corpi umani disciplinati da anni di esercizio fisico.
La mostra è stata voluta dall’azienda internazionale Repower – attiva nel settore energetico – con cui Howard Schatz ha lavorato in precedenza, firmando lo spot e le immagini della loro campagna pubblicitaria. La collaborazione si è poi evoluta nella mostra Body Power, la prima italiana del fotografo americano.
Alla realizzazione di Body Power ha contribuito anche Sudest57, l’agenzia che rappresenta in Italia Howard Schatz. Biba Giacchetti, fondatrice dell’agenzia, è infatti la curatrice della mostra.
Howard Schatz è noto a livello internazionale per la sua ricerca attorno al corpo umano e per gli studi sulla luce e sulla cinetica in relazione ad esso. Ha lavorato con il New Yorker, il Time e Vogue. Della sua produzione, è celebre una versione subacquea e glamour dell’Ultima Cena di Leonardo, con modelle nei panni di Gesù e degli apostoli.
fonte http://arte.sky.it/
La bellezza, la perfezione e la potenza insite nel corpo umano sono in mostra alla Triennale di Milano, negli scatti di Howard Schatz. Sino al 7 giugno, la mostra Body Power attraversa ben 25 anni di attività del fotografo americano, in un evocativo allestimento curato da Peter Bottazzi. In mostra, ci sono 40 scatti in cui trionfano l’armonia e l’energia di corpi tanto perfetti da sembrare scolpiti nella pietra.
Le fotografie provengono da alcuni dei più noti progetti monografici di Howard Schatz: ci sono i danzatori di Dance, i pugili di At The Fight e Boxing; gli atleti di Athlete, i corpi di Human Body. Gli scatti sono in bianco e nero e allestiti in lightbox che, attraverso la retroilluminazione, sublimano i chiaroscuri di corpi umani disciplinati da anni di esercizio fisico.
La mostra è stata voluta dall’azienda internazionale Repower – attiva nel settore energetico – con cui Howard Schatz ha lavorato in precedenza, firmando lo spot e le immagini della loro campagna pubblicitaria. La collaborazione si è poi evoluta nella mostra Body Power, la prima italiana del fotografo americano.
Alla realizzazione di Body Power ha contribuito anche Sudest57, l’agenzia che rappresenta in Italia Howard Schatz. Biba Giacchetti, fondatrice dell’agenzia, è infatti la curatrice della mostra.
Howard Schatz è noto a livello internazionale per la sua ricerca attorno al corpo umano e per gli studi sulla luce e sulla cinetica in relazione ad esso. Ha lavorato con il New Yorker, il Time e Vogue. Della sua produzione, è celebre una versione subacquea e glamour dell’Ultima Cena di Leonardo, con modelle nei panni di Gesù e degli apostoli.
fonte http://arte.sky.it/
Labels:
Body Power,
fotografia,
Howard Schatz,
mostra,
Triennale di Milano
lunedì 1 giugno 2015
Lgbt: A Firenze nasce "Oltrarno" la scuola per attori diretta da Pierfrancesco Favino
"Non avrei accettato di farlo in altre città, perché Firenze per me rappresenta il tentativo che l'uomo ha fatto di creare bellezza in terra".
Sono parole di Pierfrancesco Favino, che è stato a Firenze per presentare la scuola di alto perfezionamento professionali per attori che apre nel cuore della città.
In foto l'attore alla presentazione del progetto
Si chiama Oltrarno e sarà diretta proprio da Favino, con il supporto del Teatro della Toscana, che ha inserito questo progetto nel novero della sua offerta didattica e come parte dell’attività di Teatro Nazionale. La partecipazione alla scuola sarà gratuita, previa selezione attraverso un bando.
"Sono particolarmente emozionato per questo viaggio iniziato mesi fa - spiega Favino - Rispetto ad altri paesi il nostro non ha una tradizione di formazione nella recitazione. Una delle straordinarietà di questo progetto è che chi verrà scelto potrà lavorare con grandi professionisti gratuitamente.
Ho scelto l'Oltrarno non a caso, perché la figura che nutre questa idea è che ragazzi attraversino il fiume col loro bagaglio e vadano verso il futuro. Oggi non possiamo pensare di formare attori e basta, ma di formarli perché lavorino, e faremo di tutto perché firenze diventi il centro di qualcosa che ancora nn esiste e che stiamo formando. Mi auguro di formare persone che saranno più brave di me".
Situata nella Galleria Pio Fedi in via dei Serragli, che prima di fare da studio all’omonimo scultore fu la chiesa del monastero di Santa Chiara, la Scuola presenterà un percorso di specializzazione e avviamento al lavoro per giovani attori capaci di recepire con duttilità un percorso di formazione innovativo.
Particolare importanza sarà data al lavoro su corpo e voce e sull’acquisizione di una forte tecnica di base che consenta agli allievi di maturare una libertà e un’autonomia espressive che li renda competitivi anche fuori dal nostro Paese. Non si lavorerà solo su discipline relative alla pratica attoriale, ma ci si aprirà anche a contributi di altri campi del sapere, dalla storia dell’arte alle scienze. Sono poi previsti numerosi momenti di incontro con i più affermati protagonisti della scena contemporanea.
L’obiettivo è quello di creare una bottega/apprendistato di qualità, profondamente connaturata con il teatro e la città, che possa avvalersi delle numerose collaborazione che il Teatro della Toscana ha messo in campo sul territorio.
Il percorso formativo avrà una durata triennale, dal mese di novembre al mese di giugno di ogni anno. Il numero massimo di ammessi è fissato a 16 partecipanti, che dovranno frequentare obbligatoriamente il 90% della totalità delle ore di lezione, pena l’esclusione dall’esame finale e il mancato ottenimento dell’attestato di frequenza.
Per poter accedere alle prove di selezione occorre essere cittadini italiani, avere un’età compresa tra i 18 e i 28 anni, essere in possesso del diploma di scuola media superiore, possedere un’ottima conoscenza della lingua italiana parlata e scritta, possedere una sana e robusta costituzione fisica. È auspicabile, ma non obbligatoria, una buona conoscenza della lingua inglese.
Le prove di selezione prevederanno due fasi: nella prima, gli aspiranti dovranno presentare un monologo di drammaturgia teatrale classica (durata massima: 2 minuti), un monologo di drammaturgia teatrale moderna (durata massima: 2 minuti) e sostenere un colloquio attitudinale; nella seconda, ai selezionati sarà richiesto di partecipare a brevi sessioni di lavoro sotto la guida degli insegnanti. Le modalità con cui presentare la domanda e accedere alla prima fase di selezione saranno presto disponibili sul costituendo sito web: http://loltrarno.teatrodellatoscana.it./
Dopo i tre anni di formazione si terrà una presentazione finale del lavoro. Inoltre, si entrerà a far parte di un database che sarà messo a disposizione degli operatori culturali, con la creazione di un portale sperimentale in chiave di ‘ufficio di collocamento’ per le giovani leve del teatro.
fonte http://www.055firenze.it/art/123654/Oltrarno-scuola-attori-diretta-Pierfrancesco-Favino
Sono parole di Pierfrancesco Favino, che è stato a Firenze per presentare la scuola di alto perfezionamento professionali per attori che apre nel cuore della città.
In foto l'attore alla presentazione del progetto
Si chiama Oltrarno e sarà diretta proprio da Favino, con il supporto del Teatro della Toscana, che ha inserito questo progetto nel novero della sua offerta didattica e come parte dell’attività di Teatro Nazionale. La partecipazione alla scuola sarà gratuita, previa selezione attraverso un bando.
"Sono particolarmente emozionato per questo viaggio iniziato mesi fa - spiega Favino - Rispetto ad altri paesi il nostro non ha una tradizione di formazione nella recitazione. Una delle straordinarietà di questo progetto è che chi verrà scelto potrà lavorare con grandi professionisti gratuitamente.
Ho scelto l'Oltrarno non a caso, perché la figura che nutre questa idea è che ragazzi attraversino il fiume col loro bagaglio e vadano verso il futuro. Oggi non possiamo pensare di formare attori e basta, ma di formarli perché lavorino, e faremo di tutto perché firenze diventi il centro di qualcosa che ancora nn esiste e che stiamo formando. Mi auguro di formare persone che saranno più brave di me".
Situata nella Galleria Pio Fedi in via dei Serragli, che prima di fare da studio all’omonimo scultore fu la chiesa del monastero di Santa Chiara, la Scuola presenterà un percorso di specializzazione e avviamento al lavoro per giovani attori capaci di recepire con duttilità un percorso di formazione innovativo.
Particolare importanza sarà data al lavoro su corpo e voce e sull’acquisizione di una forte tecnica di base che consenta agli allievi di maturare una libertà e un’autonomia espressive che li renda competitivi anche fuori dal nostro Paese. Non si lavorerà solo su discipline relative alla pratica attoriale, ma ci si aprirà anche a contributi di altri campi del sapere, dalla storia dell’arte alle scienze. Sono poi previsti numerosi momenti di incontro con i più affermati protagonisti della scena contemporanea.
L’obiettivo è quello di creare una bottega/apprendistato di qualità, profondamente connaturata con il teatro e la città, che possa avvalersi delle numerose collaborazione che il Teatro della Toscana ha messo in campo sul territorio.
Il percorso formativo avrà una durata triennale, dal mese di novembre al mese di giugno di ogni anno. Il numero massimo di ammessi è fissato a 16 partecipanti, che dovranno frequentare obbligatoriamente il 90% della totalità delle ore di lezione, pena l’esclusione dall’esame finale e il mancato ottenimento dell’attestato di frequenza.
Per poter accedere alle prove di selezione occorre essere cittadini italiani, avere un’età compresa tra i 18 e i 28 anni, essere in possesso del diploma di scuola media superiore, possedere un’ottima conoscenza della lingua italiana parlata e scritta, possedere una sana e robusta costituzione fisica. È auspicabile, ma non obbligatoria, una buona conoscenza della lingua inglese.
Le prove di selezione prevederanno due fasi: nella prima, gli aspiranti dovranno presentare un monologo di drammaturgia teatrale classica (durata massima: 2 minuti), un monologo di drammaturgia teatrale moderna (durata massima: 2 minuti) e sostenere un colloquio attitudinale; nella seconda, ai selezionati sarà richiesto di partecipare a brevi sessioni di lavoro sotto la guida degli insegnanti. Le modalità con cui presentare la domanda e accedere alla prima fase di selezione saranno presto disponibili sul costituendo sito web: http://loltrarno.teatrodellatoscana.it./
Dopo i tre anni di formazione si terrà una presentazione finale del lavoro. Inoltre, si entrerà a far parte di un database che sarà messo a disposizione degli operatori culturali, con la creazione di un portale sperimentale in chiave di ‘ufficio di collocamento’ per le giovani leve del teatro.
fonte http://www.055firenze.it/art/123654/Oltrarno-scuola-attori-diretta-Pierfrancesco-Favino
Lgbt: "Dior and I" il film sulla genesi della prima collezione Dior by Raf Simons finalmente nei cinema in Italia il 3 giugno
Presentato in anteprima mondiale al Tribeca Film Festival di New York nel 2014 - Dior & I nelle sale italiane il 3 giugno
"The new new look", così venne etichettata dalla stampa la prima collezione Dior immaginata dal designer belga Raf Simons, presentata con una sfilata straordinaria che ha scritto una pagina nella storia della moda come quel famoso 12 febbraio del 1947 quando sfilarono gli abiti fiore e le gonne a corolla sotto a strette giacchine chiamate Bar create da monsieur Christian Dior medesimo. Parallelismi tra due creatori, due mondi estetici, due epoche - e due sfilate - che palpitano nel film Dior and I, il docu-movie diretto da Frédéric Tcheng che descrive i dietro le quinte della prima stagione dell'era Dior by Raf Simons.
Presentato in anteprima mondiale al Tribeca Film Festival di New York nel 2014 - il film arriverà finalmente nelle sale italiane il 3 giugno. Si tratta di un documentario appassionante che ripercorre passo dopo passo la genesi della collezione Dior, dai primi incontri di Raf Simons con le première e le "petits mains" dell'atelier (così vengono chiamate le sarte nell'alta moda) fino ai baci e alle lacrime di gioia nel backstage subito dopo la fine dello show.
Per tutto il film Dior and I, infatti seguiamo (e inseguiamo) Raf Simons tra gallerie d'arte e viaggi in macchina (o in elicottero) tra Parigi, Granville (città natale di monsieur Dior) e Anversa (dove Raf abita e insegna alla leggendaria Royal Academy), fitting e prove delle "toile", i cartoni degli abiti d'alta sartoria realizzati in un'apposita batista di cotone, schizzo in 3D di quei sogni sartoriali che poi in tessuto diventeranno i veri vestiti.
Dior and I, infatti, ripercorrere le sette settimane che hanno segnato il debutto di Raf Simons alla direzione creativa della Maison Dior. “Grazie per avermi accolto nella vostra famiglia”, confida Raf alla fine del film e noi - guardando questo fashion film assolutamente da non perdere - ci commuoviamo come tutte le sarte e lavoranti che hanno lavorato fino all'ultimo per il successo della sfilata. Una collezione che aveva avuto una cornice d'eccezione: come location ecco un hotel particulier dalle pareti ricoperte di fiori veri davvero straordinario.
“si è trattato di un’esperienza fortemente emotiva, poiché mi sono rivisto in un periodo della mia vita dove ho provato moltissime emozioni diverse, tra cui anche la paura. è stato strano rivedersi in quelle situazioni” - ha dichiarato Raf Simons a proposito del documentario – “nel film c’è un forte senso di intimità, il quale credo sia anche presente nell’azienda di Dior. non appena ho varcato le porte di quest’edificio mi sono reso conto che si tratta di una grande famiglia”.
fonte: di Luca Lanzoni http://www.elle.it/Showbiz/Dior-and-I-film-Raf-Simons#7
"The new new look", così venne etichettata dalla stampa la prima collezione Dior immaginata dal designer belga Raf Simons, presentata con una sfilata straordinaria che ha scritto una pagina nella storia della moda come quel famoso 12 febbraio del 1947 quando sfilarono gli abiti fiore e le gonne a corolla sotto a strette giacchine chiamate Bar create da monsieur Christian Dior medesimo. Parallelismi tra due creatori, due mondi estetici, due epoche - e due sfilate - che palpitano nel film Dior and I, il docu-movie diretto da Frédéric Tcheng che descrive i dietro le quinte della prima stagione dell'era Dior by Raf Simons.
Presentato in anteprima mondiale al Tribeca Film Festival di New York nel 2014 - il film arriverà finalmente nelle sale italiane il 3 giugno. Si tratta di un documentario appassionante che ripercorre passo dopo passo la genesi della collezione Dior, dai primi incontri di Raf Simons con le première e le "petits mains" dell'atelier (così vengono chiamate le sarte nell'alta moda) fino ai baci e alle lacrime di gioia nel backstage subito dopo la fine dello show.
Per tutto il film Dior and I, infatti seguiamo (e inseguiamo) Raf Simons tra gallerie d'arte e viaggi in macchina (o in elicottero) tra Parigi, Granville (città natale di monsieur Dior) e Anversa (dove Raf abita e insegna alla leggendaria Royal Academy), fitting e prove delle "toile", i cartoni degli abiti d'alta sartoria realizzati in un'apposita batista di cotone, schizzo in 3D di quei sogni sartoriali che poi in tessuto diventeranno i veri vestiti.
Dior and I, infatti, ripercorrere le sette settimane che hanno segnato il debutto di Raf Simons alla direzione creativa della Maison Dior. “Grazie per avermi accolto nella vostra famiglia”, confida Raf alla fine del film e noi - guardando questo fashion film assolutamente da non perdere - ci commuoviamo come tutte le sarte e lavoranti che hanno lavorato fino all'ultimo per il successo della sfilata. Una collezione che aveva avuto una cornice d'eccezione: come location ecco un hotel particulier dalle pareti ricoperte di fiori veri davvero straordinario.
“si è trattato di un’esperienza fortemente emotiva, poiché mi sono rivisto in un periodo della mia vita dove ho provato moltissime emozioni diverse, tra cui anche la paura. è stato strano rivedersi in quelle situazioni” - ha dichiarato Raf Simons a proposito del documentario – “nel film c’è un forte senso di intimità, il quale credo sia anche presente nell’azienda di Dior. non appena ho varcato le porte di quest’edificio mi sono reso conto che si tratta di una grande famiglia”.
fonte: di Luca Lanzoni http://www.elle.it/Showbiz/Dior-and-I-film-Raf-Simons#7
Labels:
Christian Dior,
moda e cinema,
Raf Simons
A Firenze “Don Giovanna” - dall’estasi all’abisso. La nuova produzione teatrale di Alessandro Riccio sbarca a Villa Caruso Bellosguardo. Dal 10 al 15 giugno
“Don Giovanna” scritto e diretto da Alessandro Riccio.
Riccio ci ha abituati a non abituarsi. Chi lo segue sa che ogni volta l’ambientazione, i temi, i personaggi saranno sempre diversi dallo spettacolo precedente. Ci ha abituati alla sorpresa.
Che poi questo il segreto del bravo prestigiatore.
E così il poliedrico attore-regista-autore fiorentino, dopo il successo del “Riccio d’Aprile” (la rassegna a lui dedicata dal Teatro di Rifredi) ci porta nei meandri del piacere carnale e della sensualità raccontando un archetipo della seduzione: Don Giovanni. Ma lo fa al femminile, trasformando la figura del terribile seduttore in una fanciulla spietata e egoista.
Una variazione sul tema, che racconta come si possa diventare schiavi del piacere fisico e come possa trasformarsi in un abisso senza fondo.
Non sarà Riccio a vestire i panni della candida pulzella seduttrice (ahinoi…) ma la bellissima Giannina Raspini, che, con i suoi occhi d’angelo farà innamorare e perdere il senno a più di uno spasimante. Accanto a lei la bravissima Claudia Borioni attrice di ritorno dal Brasile che, dopo una carriera oltreoceano che l’ha vista passare dal teatro alla televisione con una nochalance da far paura, veste i panni di una dolcissima balia pronta a perdonare tutto alla sua crudele padrona.
Nel cast anche Alberto Ceville, improvvisatore dall’energia vulcanica, protagonista dei Match alla Flog, e il dinamico Davide Arena che, nonostante la giovane età (appena ventenne) ha già collaborato con molte realtà teatrali fiorentine.
E poi lui, il nostro Alessandro Riccio che per una volta non sarà il protagonista dello spettacolo ma che saprà manovrare il cast in uno spettacolo sognante e crudele, comico e terribile, aiutato anche dalla location che è già di per sé, uno spettacolo: Villa Caruso Bellosguardo, dimora che il tenore partenopeo scelse sulle colline toscane.
Perciò, dimenticando tutto ciò che si è visto fino ad ora, pronti a prenotare che, si sa, si prevede il tutto esaurito: come da copione.
Dal 10 al 15 giugno ore 21.15
Villa Caruso Bellosguardo
Via di Bellosguardo, 32 - Lastra a Signa (Firenze)
Info e prenotazioni: 055/61.20.205
info@tedavi98.it - Ingresso: 10/12 euro
fonte: comunicato stampa
Riccio ci ha abituati a non abituarsi. Chi lo segue sa che ogni volta l’ambientazione, i temi, i personaggi saranno sempre diversi dallo spettacolo precedente. Ci ha abituati alla sorpresa.
Che poi questo il segreto del bravo prestigiatore.
E così il poliedrico attore-regista-autore fiorentino, dopo il successo del “Riccio d’Aprile” (la rassegna a lui dedicata dal Teatro di Rifredi) ci porta nei meandri del piacere carnale e della sensualità raccontando un archetipo della seduzione: Don Giovanni. Ma lo fa al femminile, trasformando la figura del terribile seduttore in una fanciulla spietata e egoista.
Una variazione sul tema, che racconta come si possa diventare schiavi del piacere fisico e come possa trasformarsi in un abisso senza fondo.
Non sarà Riccio a vestire i panni della candida pulzella seduttrice (ahinoi…) ma la bellissima Giannina Raspini, che, con i suoi occhi d’angelo farà innamorare e perdere il senno a più di uno spasimante. Accanto a lei la bravissima Claudia Borioni attrice di ritorno dal Brasile che, dopo una carriera oltreoceano che l’ha vista passare dal teatro alla televisione con una nochalance da far paura, veste i panni di una dolcissima balia pronta a perdonare tutto alla sua crudele padrona.
Nel cast anche Alberto Ceville, improvvisatore dall’energia vulcanica, protagonista dei Match alla Flog, e il dinamico Davide Arena che, nonostante la giovane età (appena ventenne) ha già collaborato con molte realtà teatrali fiorentine.
E poi lui, il nostro Alessandro Riccio che per una volta non sarà il protagonista dello spettacolo ma che saprà manovrare il cast in uno spettacolo sognante e crudele, comico e terribile, aiutato anche dalla location che è già di per sé, uno spettacolo: Villa Caruso Bellosguardo, dimora che il tenore partenopeo scelse sulle colline toscane.
Perciò, dimenticando tutto ciò che si è visto fino ad ora, pronti a prenotare che, si sa, si prevede il tutto esaurito: come da copione.
Dal 10 al 15 giugno ore 21.15
Villa Caruso Bellosguardo
Via di Bellosguardo, 32 - Lastra a Signa (Firenze)
Info e prenotazioni: 055/61.20.205
info@tedavi98.it - Ingresso: 10/12 euro
fonte: comunicato stampa
Labels:
alessandro riccio,
eventi teatrali,
firenze
venerdì 29 maggio 2015
Lgbt: A Verona il 30 maggio una giornata con Marcella Di Folco
CIRCOLO PINK E TRANSFORMAZIONE PRESENTANO
Una giornata con Marcella Di Folco, storica figura del movimento Trans italiano.
ore 19.30 Inaugurazione
mostra fotografica con Apericena:
“Marcella torna a Verona” I passaggi veronesi di Marcella Di Folco, 2001-2007.
Sarà con noi Porpora Marcasciano, presidentessa del MIT di Bologna, con cui ripercorreremo la vita di Marcella, i suoi passaggi veronesi e il suo ruolo politico e culturale nel panorama trans italiano. Una vita spesa a spallate senza troppi riguardi, una figura anche controversa ma che sicuramente ha cambiato la vita di molte
e molti di noi, non solo veronesi. Tante son state le manifestazione e le iniziative a cui Marcella ha partecipato a Verona, l’ultima sua apparizione durante la campagna elettorale per le amministrative del 2007, quando venne per sostenere la candidatura di Laurella a Sindaca di Verona. Ma la ricordiamo anche alla Frocessione nel 2006 o alla manifestazione del 2005 sempre a Verona o ancora alla inaugurazione del Pink in Via Scrimiari sempre nel 2005.
La proiezione del film e la mostra vogliono essere il nostro “tributo” alla sua figura politica e umana nel 30° anniversario della costituzione del Pink, fondato nel 1985
ore 20.30 / 21.00 Proiezione del film:
“Una nobile rivoluzione” un film di Simone Cangelosi con Marcella Di Folco
Una nobile rivoluzione è un documentario di Simone Cangelosi sulla vita di Marcella Di Folco, leader del movimento LGBT italiano, scomparsa nel settembre 2010. Marcella ha avuto molte vite. Una maschile e una femminile. Una da “Cerbero” del Piper Club, nella Roma degli anni ‘60, e una da caratterista del cinema italiano, per i più grandi maestri, a cominciare da Fellini. E poi una vita da leader politica, simbolo delle battaglie per i diritti civili in Italia e all’estero, che la portò a diventare la prima transessuale al mondo a essere eletta a una carica pubblica.
Leader carismatica, ma anche attivista capace di realizzare progetti concreti e innovativi, Marcella è stata indimenticabile Presidente del Movimento Identità Transessuale, con il quale ha fondato il primo consultorio per la salute delle persone transessuali gestito da transessuali e riconosciuto dal servizio sanitario nazionale.
Il racconto della vita di Marcella non è solo la narrazione di un percorso individuale: è un modo per avviare una prima storicizzazione del movimento LGBT e delle grandi stagioni dell’impegno civile e politico vissute, nel recente passato, dal nostro Paese.
Presenta il film: Porpora Marcasciano
Circolo Pink e Transformazione
fonte http://www.pane-rose.it/
Una giornata con Marcella Di Folco, storica figura del movimento Trans italiano.
ore 19.30 Inaugurazione
mostra fotografica con Apericena:
“Marcella torna a Verona” I passaggi veronesi di Marcella Di Folco, 2001-2007.
Sarà con noi Porpora Marcasciano, presidentessa del MIT di Bologna, con cui ripercorreremo la vita di Marcella, i suoi passaggi veronesi e il suo ruolo politico e culturale nel panorama trans italiano. Una vita spesa a spallate senza troppi riguardi, una figura anche controversa ma che sicuramente ha cambiato la vita di molte
e molti di noi, non solo veronesi. Tante son state le manifestazione e le iniziative a cui Marcella ha partecipato a Verona, l’ultima sua apparizione durante la campagna elettorale per le amministrative del 2007, quando venne per sostenere la candidatura di Laurella a Sindaca di Verona. Ma la ricordiamo anche alla Frocessione nel 2006 o alla manifestazione del 2005 sempre a Verona o ancora alla inaugurazione del Pink in Via Scrimiari sempre nel 2005.
La proiezione del film e la mostra vogliono essere il nostro “tributo” alla sua figura politica e umana nel 30° anniversario della costituzione del Pink, fondato nel 1985
ore 20.30 / 21.00 Proiezione del film:
“Una nobile rivoluzione” un film di Simone Cangelosi con Marcella Di Folco
Una nobile rivoluzione è un documentario di Simone Cangelosi sulla vita di Marcella Di Folco, leader del movimento LGBT italiano, scomparsa nel settembre 2010. Marcella ha avuto molte vite. Una maschile e una femminile. Una da “Cerbero” del Piper Club, nella Roma degli anni ‘60, e una da caratterista del cinema italiano, per i più grandi maestri, a cominciare da Fellini. E poi una vita da leader politica, simbolo delle battaglie per i diritti civili in Italia e all’estero, che la portò a diventare la prima transessuale al mondo a essere eletta a una carica pubblica.
Leader carismatica, ma anche attivista capace di realizzare progetti concreti e innovativi, Marcella è stata indimenticabile Presidente del Movimento Identità Transessuale, con il quale ha fondato il primo consultorio per la salute delle persone transessuali gestito da transessuali e riconosciuto dal servizio sanitario nazionale.
Il racconto della vita di Marcella non è solo la narrazione di un percorso individuale: è un modo per avviare una prima storicizzazione del movimento LGBT e delle grandi stagioni dell’impegno civile e politico vissute, nel recente passato, dal nostro Paese.
Presenta il film: Porpora Marcasciano
Circolo Pink e Transformazione
fonte http://www.pane-rose.it/
Labels:
Circolo Pink,
Marcella Di Folco,
Transformazione,
verona
Lgbt Diritti: I transgender e la battaglia per cambiare nome
La comunità lgbt chiede una legge che permetta di poter aggiornare nome e sesso all'anagrafe senza l'intervento di sterilizzazione. E un parere di Palazzo Chigi e il dibattito in Cassazione sembrano aprire
La comunità transgender aspetta da tempo una legge che permetta di poter cambiare sesso e nome all'anagrafe senza l'obbligo di un intervento chirurgico di sterilizzazione: perché sul lavoro, negli uffici pubblici, in tante relazioni quotidiane se l'aspetto fisico è diverso dai dati dei documenti il rischio di discriminazione è molto alto.
Se il Parlamento sul punto è completamente fermo, pochi sanno che invece sulla questione qualche mese fa si è espresso Palazzo Chigi, con un parere sostanzialmente favorevole alle rivendicazioni delle associazioni: l'Atto di intervento del Presidente del consiglio è datato 30 dicembre 2014, è indirizzato alla Corte costituzionale (perché sul tema la Consulta è stata chiamata a pronunciarsi dal Tribunale di Trento, nell'agosto scorso), è stato redatto dall'Avvocatura generale dello Stato e controfirmato dall'allora sottosegretario Graziano Delrio.
Se da un lato quindi il governo Renzi prende posizione su un tema così delicato come quello del "gender", che crea contrasti nella sua stessa maggioranza, dall'altro, il 21 maggio scorso, si è aggiunto un altro importante tassello: il nodo della rettifica dei dati anagrafici delle persone transgender è arrivato per la prima volta in Cassazione, grazie al caso di Sonia Marchesi (sui documenti ancora Massimiliano), che si è vista rifiutare dal Tribunale di Piacenza e dalla Corte di Appello di Bologna la sua richiesta a essere iscritta come "Sonia" anche negli atti civili per il fatto che, pur avendo acquisito negli anni un'apparenza e una coscienza di sé come donna, non intende però operare i propri genitali, i cosiddetti "caratteri sessuali primari" (essendo definiti "secondari" altri tratti dell'aspetto fisico, dai seni agli zigomi, al timbro della voce, che contribuiscono a caratterizzare i i due sessi sul piano biologico e anatomico).
"LANCETTE FERME AGLI ANNI OTTANTA"
L'intervento della Presidenza del consiglio è stato allegato alla memoria difensiva del ricorso in Cassazione dall'avvocata di Sonia, Alessandra Gracis, a sua volta transgender e che difende una cinquantina di persone trans in diversi procedimenti giudiziari. Il documento firmato da Delrio si pronuncia sulla legge oggi in vigore, la 164 del 1982, interpretata storicamente e per prassi dai giudici con l'obbligo dell'intervento chirurgico per ottenere il cambio di sesso e di nome: tranne nel caso di alcune sentenze più recenti – tribunali di Roma, Siena, Rovereto e Messina – che invece hanno concesso la rettifica a prescindere dall'operazione ai genitali. Il governo si dichiara a favore di queste ultime interpretazioni, ritenendole più in linea con i tempi: "Si può, quindi, ritenere – recita il testo inviato dalla Presidenza del consiglio alla Consulta – che la nozione di identità sessuale non sia limitata ai caratteri sessuali esterni, ma possa essere determinata anche da elementi di carattere psicologico e sociale".
La pubblicazione della sentenza della Cassazione si attende a giorni, ma in udienza i magistrati sono apparsi abbastanza inclini ad accogliere le istanze di Sonia. La giudice relatrice, Maria Acierno, è la stessa che ha seguito il caso delle "due Alessandre": il 21 aprile scorso la Corte ha sentenziato che il vincolo coniugale contratto da Alessandra Bernaroli prima di cambiare sesso e nome, non viene annullato, e che quindi la donna resta a tutti gli effetti sposata con un'altra donna (la moglie si chiama anche lei Alessandra). La procuratrice generale, Francesca Ceroni, si è pronunciata per l'accoglimento della richiesta di Sonia, spiegando che a suo parere il giudice di Bologna che le ha negato la rettifica all'anagrafe "ha fermato le lancette ai primi anni Ottanta".
"NON SI PUO' RIVENDICARE UN TERZO GENERE"
"Il Tribunale di Piacenza ci aveva liquidate senza neanche ordinare delle perizie – spiega l'avvocata Gracis, che assiste Sonia Marchesi insieme al legale di Rete Lenford, Francesco Bilotta – All'appello di Bologna, al contrario, il giudice ha chiesto due consulenze tecniche d'ufficio, a un'endocrinologa e a una psicologa. Le conclusioni di queste perizie sono state a nostro favore: hanno riconosciuto entrambe che nonostante Sonia non si sia sottoposta a intervento chirurgico, è a tutti gli effetti una donna".
Eppure, nonostante questo, il giudice ha respinto la richiesta: questo perché in uno dei due pareri era scritto che dopo anni di terapia ormonale "l'azzeramento dell'attività testicolare" era "quasi completo", e che le caratteristiche femminili di Sonia erano "per lo più irreversibili". Inferendo da queste espressioni che la transizione non era completa al 100 percento, la Corte d'appello ha quindi motivato il rigetto spiegando che Sonia avrebbe potuto in futuro compiere il percorso inverso, sentendosi legittimata a ritornare maschio, e che non si può riconoscere il diritto "alla rivendicazione di un un terzo genere", fatto della "combinazione dei caratteri sessuali primari e secondari dei due generi".
La Pg della Cassazione Ceroni ha smontato l'interpretazione del giudice bolognese: "La teoria del terzo genere – ha spiegato – si basa sull'erroneo presupposto che l'identità di genere sia legata solo alle caratteristiche sessuali, e non anche a quelle psichiche, al contesto sociale e culturale, al diritto di autodeterminazione della persona". A proposito, la Pg ha citato due importanti sentenze europee: la Risoluzione 2048 (aprile 2015) “Discrimination against transgender people in Europe” dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, e la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo , che lo scorso marzo ha censurato la scelta della Turchia di imporre la sterilizzazione chirurgica a una persona transessuale FtM (in transizione da donna a uomo) che chiedeva di poter cambiare i documenti senza doversi operare.
Sia il Consiglio d'Europa che la Corte dei diritti di Strasburgo hanno posto alla base delle proprie decisioni il diritto all'autodeterminazione e quello alla salute, all'integrità psichica e fisica della persona. Principi sanciti anche dalla nostra Costituzione, agli articoli 2 e 32, come viene ricordato nella memoria in difesa di Sonia.
E la procuratrice Ceroni, dando infine parere per l'accoglimento della richiesta della donna transessuale (che ha sempre nominato al femminile), ha concluso con una citazione letteraria: "Come diceva Simone de Beauvoir: donne non si nasce, lo si diventa".
fonte: Articolo di Antonio Sciotto http://espresso.repubblica.it/attualita/2015/05/25/news/i-transgender-e-la-battaglia-per-cambiare-nome-1.214409
La comunità transgender aspetta da tempo una legge che permetta di poter cambiare sesso e nome all'anagrafe senza l'obbligo di un intervento chirurgico di sterilizzazione: perché sul lavoro, negli uffici pubblici, in tante relazioni quotidiane se l'aspetto fisico è diverso dai dati dei documenti il rischio di discriminazione è molto alto.
Se il Parlamento sul punto è completamente fermo, pochi sanno che invece sulla questione qualche mese fa si è espresso Palazzo Chigi, con un parere sostanzialmente favorevole alle rivendicazioni delle associazioni: l'Atto di intervento del Presidente del consiglio è datato 30 dicembre 2014, è indirizzato alla Corte costituzionale (perché sul tema la Consulta è stata chiamata a pronunciarsi dal Tribunale di Trento, nell'agosto scorso), è stato redatto dall'Avvocatura generale dello Stato e controfirmato dall'allora sottosegretario Graziano Delrio.
Se da un lato quindi il governo Renzi prende posizione su un tema così delicato come quello del "gender", che crea contrasti nella sua stessa maggioranza, dall'altro, il 21 maggio scorso, si è aggiunto un altro importante tassello: il nodo della rettifica dei dati anagrafici delle persone transgender è arrivato per la prima volta in Cassazione, grazie al caso di Sonia Marchesi (sui documenti ancora Massimiliano), che si è vista rifiutare dal Tribunale di Piacenza e dalla Corte di Appello di Bologna la sua richiesta a essere iscritta come "Sonia" anche negli atti civili per il fatto che, pur avendo acquisito negli anni un'apparenza e una coscienza di sé come donna, non intende però operare i propri genitali, i cosiddetti "caratteri sessuali primari" (essendo definiti "secondari" altri tratti dell'aspetto fisico, dai seni agli zigomi, al timbro della voce, che contribuiscono a caratterizzare i i due sessi sul piano biologico e anatomico).
"LANCETTE FERME AGLI ANNI OTTANTA"
L'intervento della Presidenza del consiglio è stato allegato alla memoria difensiva del ricorso in Cassazione dall'avvocata di Sonia, Alessandra Gracis, a sua volta transgender e che difende una cinquantina di persone trans in diversi procedimenti giudiziari. Il documento firmato da Delrio si pronuncia sulla legge oggi in vigore, la 164 del 1982, interpretata storicamente e per prassi dai giudici con l'obbligo dell'intervento chirurgico per ottenere il cambio di sesso e di nome: tranne nel caso di alcune sentenze più recenti – tribunali di Roma, Siena, Rovereto e Messina – che invece hanno concesso la rettifica a prescindere dall'operazione ai genitali. Il governo si dichiara a favore di queste ultime interpretazioni, ritenendole più in linea con i tempi: "Si può, quindi, ritenere – recita il testo inviato dalla Presidenza del consiglio alla Consulta – che la nozione di identità sessuale non sia limitata ai caratteri sessuali esterni, ma possa essere determinata anche da elementi di carattere psicologico e sociale".
La pubblicazione della sentenza della Cassazione si attende a giorni, ma in udienza i magistrati sono apparsi abbastanza inclini ad accogliere le istanze di Sonia. La giudice relatrice, Maria Acierno, è la stessa che ha seguito il caso delle "due Alessandre": il 21 aprile scorso la Corte ha sentenziato che il vincolo coniugale contratto da Alessandra Bernaroli prima di cambiare sesso e nome, non viene annullato, e che quindi la donna resta a tutti gli effetti sposata con un'altra donna (la moglie si chiama anche lei Alessandra). La procuratrice generale, Francesca Ceroni, si è pronunciata per l'accoglimento della richiesta di Sonia, spiegando che a suo parere il giudice di Bologna che le ha negato la rettifica all'anagrafe "ha fermato le lancette ai primi anni Ottanta".
"NON SI PUO' RIVENDICARE UN TERZO GENERE"
"Il Tribunale di Piacenza ci aveva liquidate senza neanche ordinare delle perizie – spiega l'avvocata Gracis, che assiste Sonia Marchesi insieme al legale di Rete Lenford, Francesco Bilotta – All'appello di Bologna, al contrario, il giudice ha chiesto due consulenze tecniche d'ufficio, a un'endocrinologa e a una psicologa. Le conclusioni di queste perizie sono state a nostro favore: hanno riconosciuto entrambe che nonostante Sonia non si sia sottoposta a intervento chirurgico, è a tutti gli effetti una donna".
Eppure, nonostante questo, il giudice ha respinto la richiesta: questo perché in uno dei due pareri era scritto che dopo anni di terapia ormonale "l'azzeramento dell'attività testicolare" era "quasi completo", e che le caratteristiche femminili di Sonia erano "per lo più irreversibili". Inferendo da queste espressioni che la transizione non era completa al 100 percento, la Corte d'appello ha quindi motivato il rigetto spiegando che Sonia avrebbe potuto in futuro compiere il percorso inverso, sentendosi legittimata a ritornare maschio, e che non si può riconoscere il diritto "alla rivendicazione di un un terzo genere", fatto della "combinazione dei caratteri sessuali primari e secondari dei due generi".
La Pg della Cassazione Ceroni ha smontato l'interpretazione del giudice bolognese: "La teoria del terzo genere – ha spiegato – si basa sull'erroneo presupposto che l'identità di genere sia legata solo alle caratteristiche sessuali, e non anche a quelle psichiche, al contesto sociale e culturale, al diritto di autodeterminazione della persona". A proposito, la Pg ha citato due importanti sentenze europee: la Risoluzione 2048 (aprile 2015) “Discrimination against transgender people in Europe” dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, e la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo , che lo scorso marzo ha censurato la scelta della Turchia di imporre la sterilizzazione chirurgica a una persona transessuale FtM (in transizione da donna a uomo) che chiedeva di poter cambiare i documenti senza doversi operare.
Sia il Consiglio d'Europa che la Corte dei diritti di Strasburgo hanno posto alla base delle proprie decisioni il diritto all'autodeterminazione e quello alla salute, all'integrità psichica e fisica della persona. Principi sanciti anche dalla nostra Costituzione, agli articoli 2 e 32, come viene ricordato nella memoria in difesa di Sonia.
E la procuratrice Ceroni, dando infine parere per l'accoglimento della richiesta della donna transessuale (che ha sempre nominato al femminile), ha concluso con una citazione letteraria: "Come diceva Simone de Beauvoir: donne non si nasce, lo si diventa".
fonte: Articolo di Antonio Sciotto http://espresso.repubblica.it/attualita/2015/05/25/news/i-transgender-e-la-battaglia-per-cambiare-nome-1.214409
Lgbt: “Io aggredita perchè trans”, il racconto shock di Aurora. Gay Center: “Lesbiche, gay e trans sono ancora persone di serie B”
Drammatico episodio di omofobia ad Aprilia, in provincia di Latina. Una giovane trans, Aurora M., ha raccontato con un toccante video a questo link su YouTube:
https://www.youtube.com/watch?v=otmMougP4Z4 di essere stata aggredita da un branco.
“Mi hanno aggredita in cinque: mi hanno insultata, uno mi ha sputato addosso, hanno tirato fuori un coltello. Mi dicevano: fai schifo, mezzo uomo e mezza donna, trans di merda” ha denunciato visibilmente scossa.
“Ero uscita a fare una passeggiata, erano le 21,10 –ha spiegato – questi ragazzi mi sono venuti incontro e hanno cominciato a insultarmi. ‘Trans di merda’. ‘Fai schifo’. ‘Mezzo uomo e mezza donna’. ‘A quanto la fai una pompa’. Io ho cercato di proseguire, ma in due si sono avvicinati, parandosi davanti a me. Uno di loro mi ha sputato addosso”.
A questo punto, Aurora ha replicato ad alta voce e uno del branco ha estratto un coltello. Terrorizzata, allora, è fuggita. “Mi hanno inseguito in tre, io credo per fare in modo che potessero tenermi in due, mentre l’altro mi poteva accoltellare. Se non fossi fuggita temo che mi avrebbero ucciso, o ferito molto gravemente”. “Il mio palazzo ha molti cancelli di entrata, perché è situato in un grande condominio, quindi ho sperato che almeno uno fosse aperto, non avrei mai avuto il tempo di estrarre la chiave. Appena ne ho trovato uno aperto, sono riuscita a passare e a sbattergli il cancello in faccia. Loro hanno continuato a insultarmi, tentando di trovare un altro ingresso, ma a quel punto ho raggiunto casa attraversando il cortile e mi sono salvata” ha concluso.
“Quanto capitato ad Aurora – ha dichiarato in una nota Fabrizio Marrazzo, portavoce del Gay center – è un fatto molto grave, che purtroppo si ripete in forme simili tutti i giorni in tutta Italia. In questo Paese lesbiche, gay e trans sono ancora persone di serie B: basti pensare che in Parlamento sono al palo la legge contro l’omofobia e quella sulle unioni civili. Anche noi aderiamo alla campagna #iostoconaurora, mobilitarsi sui social network non è sufficiente. Ci vorrebbe subito un tavolo di confronto tra le associazioni Lgbt, il ministero dell’Interno e le prefetture. Le aggressioni sono un problema di ordine pubblico, non le unioni gay”.
La giovane transgender ha sporto denuncia ai Carabinieri, contro ignoti.
fonte: di Paola Ambrosino http://www.lazio24news.net/
https://www.youtube.com/watch?v=otmMougP4Z4 di essere stata aggredita da un branco.
“Mi hanno aggredita in cinque: mi hanno insultata, uno mi ha sputato addosso, hanno tirato fuori un coltello. Mi dicevano: fai schifo, mezzo uomo e mezza donna, trans di merda” ha denunciato visibilmente scossa.
“Ero uscita a fare una passeggiata, erano le 21,10 –ha spiegato – questi ragazzi mi sono venuti incontro e hanno cominciato a insultarmi. ‘Trans di merda’. ‘Fai schifo’. ‘Mezzo uomo e mezza donna’. ‘A quanto la fai una pompa’. Io ho cercato di proseguire, ma in due si sono avvicinati, parandosi davanti a me. Uno di loro mi ha sputato addosso”.
A questo punto, Aurora ha replicato ad alta voce e uno del branco ha estratto un coltello. Terrorizzata, allora, è fuggita. “Mi hanno inseguito in tre, io credo per fare in modo che potessero tenermi in due, mentre l’altro mi poteva accoltellare. Se non fossi fuggita temo che mi avrebbero ucciso, o ferito molto gravemente”. “Il mio palazzo ha molti cancelli di entrata, perché è situato in un grande condominio, quindi ho sperato che almeno uno fosse aperto, non avrei mai avuto il tempo di estrarre la chiave. Appena ne ho trovato uno aperto, sono riuscita a passare e a sbattergli il cancello in faccia. Loro hanno continuato a insultarmi, tentando di trovare un altro ingresso, ma a quel punto ho raggiunto casa attraversando il cortile e mi sono salvata” ha concluso.
“Quanto capitato ad Aurora – ha dichiarato in una nota Fabrizio Marrazzo, portavoce del Gay center – è un fatto molto grave, che purtroppo si ripete in forme simili tutti i giorni in tutta Italia. In questo Paese lesbiche, gay e trans sono ancora persone di serie B: basti pensare che in Parlamento sono al palo la legge contro l’omofobia e quella sulle unioni civili. Anche noi aderiamo alla campagna #iostoconaurora, mobilitarsi sui social network non è sufficiente. Ci vorrebbe subito un tavolo di confronto tra le associazioni Lgbt, il ministero dell’Interno e le prefetture. Le aggressioni sono un problema di ordine pubblico, non le unioni gay”.
La giovane transgender ha sporto denuncia ai Carabinieri, contro ignoti.
fonte: di Paola Ambrosino http://www.lazio24news.net/
Labels:
transfobia,
violenza su persone trans
giovedì 28 maggio 2015
Lavoratori Lgbt? Un’indagine conoscitiva
Lo studio è stato promosso dall'ANDDOS in collaborazione con il circolo Eagle Nest – RED, in vista del convegno “La condizione lavorativa nell’era del jobs act” che si terrà il 26 giugno a Bologna. Per rispondere al questionario, c’è tempo fino al 13 giugno.
Ci vogliono solo cinque minuti per rispondere alle domande e c’è tempo sino al 13 giugno per partecipare.
Stiamo parlando di un’indagine statistica per i lavoratori Lgbt, in vista del Convegno “La condizione dei lavoratori LGBT nell’era del jobs act: tutele legali e buone prassi, che si terrà a Bologna il 26 giugno.
L'Associazione Nazionale ANDDOS, in collaborazione con il Circolo Eagle Nest-Red di Bologna, promuove la compilazione di un questionario online, assolutamente anonimo, che metterà in luce caratteristiche e problematiche della forza lavoro Lgbt in Italia.
In Italia, l’indagine scientifica di tipo quantitativo non è particolarmente sviluppata su questi temi.
Nel 2011 e 2012 sono stato pubblicati due studi, che ora questa ricerca mira ad approfondire ed aggiornare: Io Sono Io Lavoro (messa a punto da Arcigay nel 2011) e Lavoro e minoranze sessuali in Italia: il punto di vista della popolazione generale (realizzata dal sociologo Raffaele Lelleri nel 2012).
Questo breve sondaggio è rivolto principalmente alle persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali, trans) maggiorenni che lavorano o hanno lavorato in Italia.
Queste le principali domande che si troveranno sul questionario: Quanto siamo visibili sul posto di lavoro? Siamo mai stati discriminati in quanto lavoratori e lavoratrici LGBT? Essere LGBT è un vantaggio o uno svantaggio nel mercato del lavoro oggi in Italia? La situazione è cambiata negli ultimi 5 anni?
«Chiediamo di rispondere a tutte le domande e con sincerità, perché non esistono risposte giuste o sbagliate – spiegano gli organizzatori ANDDOS e Eagle Nest – Red – le domande del questionario sono 15, sono tutte chiuse a crocette ed, in media, sono necessari circa 5 minuti per compilarle.»
Gli organizzatori evidenziano che per raccogliere le risposte, è necessario arrivare alla fine del questionario e confermare l’invio.
«Abbiamo bisogno della collaborazione di tutti e di tutte per promuovere il questionario e raccogliere il maggior numero di questionari. - sottolineano i responsabili di ANDDOS - Più questionari raccoglieremo, e più diversi tra di loro, migliore sarà la fotografia che avremo del fenomeno.»
E aggiungono: «Il questionario è rivolto principalmente alle persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali, trans) maggiorenni che lavorano o hanno lavorato in Italia. In ogni caso, raccoglie l’opinione di tutti e tutte.
Abbiamo aperto anche una pagina su Facebook(https://www.facebook.com/lavoroLGBT2015) per diffondere l'informazione sullo studio e ricevere aggiornamenti.»
Per partecipare all'indagine, è necessario essere maggiorenni. Il questionario è on-line ed è, lo ricordiamo, assolutamente anonimo. Le informazioni raccolte saranno utilizzate con la massima riservatezza e soltanto ai fini della ricerca. I risultati verranno presentati in
lavoro-e-lgbt
forma aggregata, nel rispetto della normativa sulla privacy (decreto legislativo 196/2003,) a il 26 giugno a Bologna in occasione del convegno La condizione dei lavoratori LGBT nell'era del jobs act: tutele legali e buone prassi. Inoltre, verranno successivamente pubblicati sul sito di ANDDOS e su quello del sociologo Raffaele Lelleri, responsabile scientifico del progetto.
Partecipare è davvero molto semplice, basta andare sul sito:
http://www.lelleri.it/sondaggio-lavoro2015/
e rispondere alle domande, bastano pochi minuti.
Io l’ho fatto, fatelo anche voi.
fonte: di Marinella Zetti http://www.pianetaqueer.it/
Ci vogliono solo cinque minuti per rispondere alle domande e c’è tempo sino al 13 giugno per partecipare.
Stiamo parlando di un’indagine statistica per i lavoratori Lgbt, in vista del Convegno “La condizione dei lavoratori LGBT nell’era del jobs act: tutele legali e buone prassi, che si terrà a Bologna il 26 giugno.
L'Associazione Nazionale ANDDOS, in collaborazione con il Circolo Eagle Nest-Red di Bologna, promuove la compilazione di un questionario online, assolutamente anonimo, che metterà in luce caratteristiche e problematiche della forza lavoro Lgbt in Italia.
In Italia, l’indagine scientifica di tipo quantitativo non è particolarmente sviluppata su questi temi.
Nel 2011 e 2012 sono stato pubblicati due studi, che ora questa ricerca mira ad approfondire ed aggiornare: Io Sono Io Lavoro (messa a punto da Arcigay nel 2011) e Lavoro e minoranze sessuali in Italia: il punto di vista della popolazione generale (realizzata dal sociologo Raffaele Lelleri nel 2012).
Questo breve sondaggio è rivolto principalmente alle persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali, trans) maggiorenni che lavorano o hanno lavorato in Italia.
Queste le principali domande che si troveranno sul questionario: Quanto siamo visibili sul posto di lavoro? Siamo mai stati discriminati in quanto lavoratori e lavoratrici LGBT? Essere LGBT è un vantaggio o uno svantaggio nel mercato del lavoro oggi in Italia? La situazione è cambiata negli ultimi 5 anni?
«Chiediamo di rispondere a tutte le domande e con sincerità, perché non esistono risposte giuste o sbagliate – spiegano gli organizzatori ANDDOS e Eagle Nest – Red – le domande del questionario sono 15, sono tutte chiuse a crocette ed, in media, sono necessari circa 5 minuti per compilarle.»
Gli organizzatori evidenziano che per raccogliere le risposte, è necessario arrivare alla fine del questionario e confermare l’invio.
«Abbiamo bisogno della collaborazione di tutti e di tutte per promuovere il questionario e raccogliere il maggior numero di questionari. - sottolineano i responsabili di ANDDOS - Più questionari raccoglieremo, e più diversi tra di loro, migliore sarà la fotografia che avremo del fenomeno.»
E aggiungono: «Il questionario è rivolto principalmente alle persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali, trans) maggiorenni che lavorano o hanno lavorato in Italia. In ogni caso, raccoglie l’opinione di tutti e tutte.
Abbiamo aperto anche una pagina su Facebook(https://www.facebook.com/lavoroLGBT2015) per diffondere l'informazione sullo studio e ricevere aggiornamenti.»
Per partecipare all'indagine, è necessario essere maggiorenni. Il questionario è on-line ed è, lo ricordiamo, assolutamente anonimo. Le informazioni raccolte saranno utilizzate con la massima riservatezza e soltanto ai fini della ricerca. I risultati verranno presentati in
lavoro-e-lgbt
forma aggregata, nel rispetto della normativa sulla privacy (decreto legislativo 196/2003,) a il 26 giugno a Bologna in occasione del convegno La condizione dei lavoratori LGBT nell'era del jobs act: tutele legali e buone prassi. Inoltre, verranno successivamente pubblicati sul sito di ANDDOS e su quello del sociologo Raffaele Lelleri, responsabile scientifico del progetto.
Partecipare è davvero molto semplice, basta andare sul sito:
http://www.lelleri.it/sondaggio-lavoro2015/
e rispondere alle domande, bastano pochi minuti.
Io l’ho fatto, fatelo anche voi.
fonte: di Marinella Zetti http://www.pianetaqueer.it/
Labels:
Lavoratori Lgbt,
lavoro,
sondaggio lgbt
Lgbt: Diritti gay: caro Citati, le differenze esistono e le rivendichiamo
Egregio professor Citati, le scrivo – anche se lei non mi conosce e io sono solo un blogger – perché ho registrato un certo disappunto sui social per il suo commento apparso sul Corriere della Sera, dal titolo ‘Se gli omosessuali ora si riscoprono banali‘ dove sembra suggerire a noi persone Lgbt di evitare di chiedere il matrimonio perché perderemmo la nostra specificità. Temo che lei abbia capito poco di ciò che siamo e vogliamo e per spiegarglielo meglio vorrei soffermarmi su quanto ha detto.
Lei parte da una considerazione: «Non ci sono più né maschi né femmine, né eterosessuali né omosessuali, ma soltanto persone». Ebbene, qui forse c’è il primo malinteso. Nessuno di noi – tra militanti e semplici membri della gay community – ha l’arroganza di pensare che non esistano differenze tra i generi. La nostra battaglia affonda le sue radici nel pensiero opposto: ci sono gli uomini e ci sono le donne, con le loro imprescindibili differenze. Alcuni di loro obbediscono a una rappresentazione, altri se ne discostano. Ci sono “machi” e “donne con le gonne”, ma anche quelle con i pantaloni o che guidano il camion (senza essere per forza lesbiche) o ragazzi che ricamano e del tutto eterosessuali. Insomma: esistono le differenze e le rivendichiamo. Non tutti i maschi poi sono per forza rudi né le femmine necessariamente fragili o destinate a essere madri. È un concetto un po’ complicato, che lei ha sicuramente afferrato in virtù della sua levatura culturale. Certi discorsi lasciamoli al grigiore delle sentinelle e delle loro piazze silenziose. E, la stupirò, lasci tale pensiero anche a quegli omosessuali (purtroppo non pochi) che si vedono al di fuori di una normalità che fanno coincidere, loro sì, con l’eterosessualità.
Andando avanti, lei afferma: «Mentre conquistano i propri diritti, gli omosessuali pretendono di essere come gli altri: ciò che certo non sono; tanta è la singolarità di condizioni che li distingue». Anche qui però sbaglia. Grossolanamente. Noi non vogliamo essere come gli altri, combattendo una natura avversa. Noi chiediamo diritti proprio per come siamo e non perché abbiamo il dovere all’eguaglianza. È appunto una questione di accesso alle stesse prerogative di fronte alla legge. Perché la stupirà anche questo, i miei amici Dario e Andrea (sposati altrove e con prole a carico) le tasse le pagano esattamente come me (che sono gay) e lei (che presumibilmente non lo è). A parità di doveri, parità di diritti. E non chiediamo l’accesso al matrimonio per essere più vicini agli etero, ma perché quel diritto diventi più grande. E se i diritti sono più grandi, il mondo è più giusto.
Ancora: la rivendicazione «è un’offesa a loro stessi: un’offesa alla loro vita quotidiana». Strano, noi vorremmo solo poter mantenere casa se il nostro partner muore anzi tempo. Salvaguardarla, cioè, quella quotidianità. E ci offende semmai sentire qualcuno che ci dice cosa dobbiamo fare o meno delle nostre vite. E a tal proposito: lei cosa ne sa in merito? Ha mai vissuto da gay? Ha mai avuto un compagno? Si è mai sentito dire da un Giovanardi qualsiasi che il suo amore non può nemmeno definirsi tale?
Prosegue: «Gran parte di loro conserva la coscienza della propria natura di élite: la superbia di essere una minoranza, che nessuna eguaglianza di diritti può avvicinare al resto degli uomini». Ma ciò che lei chiama superbia, è solo fierezza. Un bel giorno ci siamo svegliati e abbiamo perso il nostro sguardo ferito. Per questo celebriamo i pride: gli stessi per cui gente come lei poi dice che ostentiamo troppa diversità per ottenere i diritti civili. E l’uguaglianza non ci rende per niente “normali, comuni e banali” come lei teme. Semmai ci tutela da chi fa discorsi come il suo non per dipingerci come supereroi (che non aspiriamo ad essere) ma come subumani (che non siamo).
In conclusione, egregio Citati, è tipico in questo paese parlare di persone Lgbt senza saperne molto in merito. È successo in passato con nomi molto noti, tra dichiarazioni stupide e ignoranti e scandalo conseguente. Serve per fare audience o vendere giornali. Temo sia finito nello stesso meccanismo perverso. Contrariamente all’attricetta e al calciatore senza congiuntivi che si cimentano in tali prodezze, lei è un intellettuale. Eviti di prestare il fianco a operazioni del genere. Non è dignitoso della sua singolarità. Non solo è comune e banale, ma anche patetico. Nessun uomo di cultura può permetterselo. E lei ci è arrivato tremendamente vicino, mi creda.
fonte: di Dario Accolla http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/05/27/diritti-gay-caro-citati-le-differenze-esistono-e-le-rivendichiamo/1724079/
Lei parte da una considerazione: «Non ci sono più né maschi né femmine, né eterosessuali né omosessuali, ma soltanto persone». Ebbene, qui forse c’è il primo malinteso. Nessuno di noi – tra militanti e semplici membri della gay community – ha l’arroganza di pensare che non esistano differenze tra i generi. La nostra battaglia affonda le sue radici nel pensiero opposto: ci sono gli uomini e ci sono le donne, con le loro imprescindibili differenze. Alcuni di loro obbediscono a una rappresentazione, altri se ne discostano. Ci sono “machi” e “donne con le gonne”, ma anche quelle con i pantaloni o che guidano il camion (senza essere per forza lesbiche) o ragazzi che ricamano e del tutto eterosessuali. Insomma: esistono le differenze e le rivendichiamo. Non tutti i maschi poi sono per forza rudi né le femmine necessariamente fragili o destinate a essere madri. È un concetto un po’ complicato, che lei ha sicuramente afferrato in virtù della sua levatura culturale. Certi discorsi lasciamoli al grigiore delle sentinelle e delle loro piazze silenziose. E, la stupirò, lasci tale pensiero anche a quegli omosessuali (purtroppo non pochi) che si vedono al di fuori di una normalità che fanno coincidere, loro sì, con l’eterosessualità.
Andando avanti, lei afferma: «Mentre conquistano i propri diritti, gli omosessuali pretendono di essere come gli altri: ciò che certo non sono; tanta è la singolarità di condizioni che li distingue». Anche qui però sbaglia. Grossolanamente. Noi non vogliamo essere come gli altri, combattendo una natura avversa. Noi chiediamo diritti proprio per come siamo e non perché abbiamo il dovere all’eguaglianza. È appunto una questione di accesso alle stesse prerogative di fronte alla legge. Perché la stupirà anche questo, i miei amici Dario e Andrea (sposati altrove e con prole a carico) le tasse le pagano esattamente come me (che sono gay) e lei (che presumibilmente non lo è). A parità di doveri, parità di diritti. E non chiediamo l’accesso al matrimonio per essere più vicini agli etero, ma perché quel diritto diventi più grande. E se i diritti sono più grandi, il mondo è più giusto.
Ancora: la rivendicazione «è un’offesa a loro stessi: un’offesa alla loro vita quotidiana». Strano, noi vorremmo solo poter mantenere casa se il nostro partner muore anzi tempo. Salvaguardarla, cioè, quella quotidianità. E ci offende semmai sentire qualcuno che ci dice cosa dobbiamo fare o meno delle nostre vite. E a tal proposito: lei cosa ne sa in merito? Ha mai vissuto da gay? Ha mai avuto un compagno? Si è mai sentito dire da un Giovanardi qualsiasi che il suo amore non può nemmeno definirsi tale?
Prosegue: «Gran parte di loro conserva la coscienza della propria natura di élite: la superbia di essere una minoranza, che nessuna eguaglianza di diritti può avvicinare al resto degli uomini». Ma ciò che lei chiama superbia, è solo fierezza. Un bel giorno ci siamo svegliati e abbiamo perso il nostro sguardo ferito. Per questo celebriamo i pride: gli stessi per cui gente come lei poi dice che ostentiamo troppa diversità per ottenere i diritti civili. E l’uguaglianza non ci rende per niente “normali, comuni e banali” come lei teme. Semmai ci tutela da chi fa discorsi come il suo non per dipingerci come supereroi (che non aspiriamo ad essere) ma come subumani (che non siamo).
In conclusione, egregio Citati, è tipico in questo paese parlare di persone Lgbt senza saperne molto in merito. È successo in passato con nomi molto noti, tra dichiarazioni stupide e ignoranti e scandalo conseguente. Serve per fare audience o vendere giornali. Temo sia finito nello stesso meccanismo perverso. Contrariamente all’attricetta e al calciatore senza congiuntivi che si cimentano in tali prodezze, lei è un intellettuale. Eviti di prestare il fianco a operazioni del genere. Non è dignitoso della sua singolarità. Non solo è comune e banale, ma anche patetico. Nessun uomo di cultura può permetterselo. E lei ci è arrivato tremendamente vicino, mi creda.
fonte: di Dario Accolla http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/05/27/diritti-gay-caro-citati-le-differenze-esistono-e-le-rivendichiamo/1724079/
Labels:
coppie gay,
Corriere Della Sera,
Lgbtqi,
matrimoni gay,
omosessualità
Lgbt: Quando il vino diventa arte. In mostra alla Gran Guardia di Verona centosettanta famose opere in gloria di Bacco, fino al 16 agosto
Disquisire sul connubio Arte e Vino si rischia di fare un’omerica bevuta di frasi fatte o di enfatiche celebrazioni enologiche, o uno sproloquio di baccanali e canti carnascialeschi, o di estetiche meditazioni sulla metafisica dell’ebbrezza e della follia.
Non è solo una questione di etichette, di Bacco e Arianna, o di Bacco in trionfo, o di Bacco disfatto dal bere o di Bacchini malati come nel celebre dipinto caravaggesco.
Ma se non si fa letteratura e se non ci riferiamo a celebri mitologie iconografiche, di cosa stiamo parlando?
Beh, alziamo i calici e brindiamo a questa eccezionale occasione celebrativa: una colossale mostra di centossettanta opere d’argomento, da Tiziano a Reni, da Carracci a Rubens, a Tiepolo, a Boccioni, a Balla, a Picasso, per un arco di tempo che va dal Cinquecento al Novecento, frutto espositivo di una novantina di prestiti italiani e stranieri.
Intorno a questa preziosa mole di capolavori si sono appassionati più di venti studiosi, curatori, membri di comitati scientifici, autori di testi e schede di catalogo. Ed ecco, dopo due anni di lavoro, con la sapiente attenzione dei curatori Annalisa Scarpa e Nicola Spinosa, l’evento “Arte e Vino” è pronto ad essere varato, alla Gran Guardia di Verona, dall’11 aprile al 16 agosto, sotto l’egida di Comune di Verona, Provincia di Trento, Veronafiere, Ermitage, Mart (produzione e organizzazione di Villaggio Globale International e Skira Editore).
L’avvenimento, destinato a un clamore ampliato dalla quasi concomitanza con l’Expo, è stato presentato al Circolo della Stampa di Milano, presenti tutti i responsabili, sindaco veronese Flavio Tosi in testa (in tono dimesso, ad onor del vero, viste le ambasce politiche che l’hanno coinvolto in questo periodo).
Sono state illustrate le grandi linee della mostra, suddivisa in tre sezioni, Vino e il sacro, Vino e il mito, Vino e il lavoro, in una organica successione di scuole, simbologie, interpretazioni e personalità artistiche.
La filosofia che sottende questa ricca e singolare mostra è la considerazione che la storia dell’arte è la storia dell’uomo, e la storia dell’uomo è la storia anche del vino, della socialità, della convivialità, come suscitatrici di emozione, di fantasia.
Un bicchiere di vino si fa arte e, sedendo a tavola, diventa cultura, diventa passione. Per tutto ciò, ogni dipinto esposto diventa un frammento della storia dell’uomo, del genio dell’uomo, quando ha saputo miscelare con amore i doni della terra in raffinate essenze degustative.
Come han saputo fare le aziende agricole che ora hanno sponsorizzato la mostra veronese “Arte e Vino”. Sono fra le più note in Italia e nel mondo: una trionfale esaltazione “artistica” di uve bianche, di grappoli neri, di spumeggianti bollicine, dall’Amarone al Recioto, dal Vermentino all’Aglianico, dal Brunello di Montalcino ai favolosi Chardonnay, ai prosecchi della Valdobbiadene.
Anche questa è una galleria d’imperdibili entusiasmanti occasioni: dall’ebbrezza degli occhi al trionfo delle papille. Sempre arte è.
“Arte e Vino”, Palazzo Gran Guardia, Piazza Bra, Verona –
Dall’11 aprile al 16 agosto.
Per informazioni e prenotazioni: www.mostraarteevino.it tel. +39 045 71 101 27
fonte http://www.lospettacoliere.it(di Paolo A. Paganini)
Non è solo una questione di etichette, di Bacco e Arianna, o di Bacco in trionfo, o di Bacco disfatto dal bere o di Bacchini malati come nel celebre dipinto caravaggesco.
Ma se non si fa letteratura e se non ci riferiamo a celebri mitologie iconografiche, di cosa stiamo parlando?
Beh, alziamo i calici e brindiamo a questa eccezionale occasione celebrativa: una colossale mostra di centossettanta opere d’argomento, da Tiziano a Reni, da Carracci a Rubens, a Tiepolo, a Boccioni, a Balla, a Picasso, per un arco di tempo che va dal Cinquecento al Novecento, frutto espositivo di una novantina di prestiti italiani e stranieri.
Intorno a questa preziosa mole di capolavori si sono appassionati più di venti studiosi, curatori, membri di comitati scientifici, autori di testi e schede di catalogo. Ed ecco, dopo due anni di lavoro, con la sapiente attenzione dei curatori Annalisa Scarpa e Nicola Spinosa, l’evento “Arte e Vino” è pronto ad essere varato, alla Gran Guardia di Verona, dall’11 aprile al 16 agosto, sotto l’egida di Comune di Verona, Provincia di Trento, Veronafiere, Ermitage, Mart (produzione e organizzazione di Villaggio Globale International e Skira Editore).
L’avvenimento, destinato a un clamore ampliato dalla quasi concomitanza con l’Expo, è stato presentato al Circolo della Stampa di Milano, presenti tutti i responsabili, sindaco veronese Flavio Tosi in testa (in tono dimesso, ad onor del vero, viste le ambasce politiche che l’hanno coinvolto in questo periodo).
Sono state illustrate le grandi linee della mostra, suddivisa in tre sezioni, Vino e il sacro, Vino e il mito, Vino e il lavoro, in una organica successione di scuole, simbologie, interpretazioni e personalità artistiche.
La filosofia che sottende questa ricca e singolare mostra è la considerazione che la storia dell’arte è la storia dell’uomo, e la storia dell’uomo è la storia anche del vino, della socialità, della convivialità, come suscitatrici di emozione, di fantasia.
Un bicchiere di vino si fa arte e, sedendo a tavola, diventa cultura, diventa passione. Per tutto ciò, ogni dipinto esposto diventa un frammento della storia dell’uomo, del genio dell’uomo, quando ha saputo miscelare con amore i doni della terra in raffinate essenze degustative.
Come han saputo fare le aziende agricole che ora hanno sponsorizzato la mostra veronese “Arte e Vino”. Sono fra le più note in Italia e nel mondo: una trionfale esaltazione “artistica” di uve bianche, di grappoli neri, di spumeggianti bollicine, dall’Amarone al Recioto, dal Vermentino all’Aglianico, dal Brunello di Montalcino ai favolosi Chardonnay, ai prosecchi della Valdobbiadene.
Anche questa è una galleria d’imperdibili entusiasmanti occasioni: dall’ebbrezza degli occhi al trionfo delle papille. Sempre arte è.
“Arte e Vino”, Palazzo Gran Guardia, Piazza Bra, Verona –
Dall’11 aprile al 16 agosto.
Per informazioni e prenotazioni: www.mostraarteevino.it tel. +39 045 71 101 27
fonte http://www.lospettacoliere.it(di Paolo A. Paganini)
Labels:
cultura e arte,
eventi culturali,
verona,
vino
mercoledì 27 maggio 2015
Lgbt: "DARIO FO DIPINGE MARIA CALLAS" AMO - Arena Museo Opera, Palazzo Forti, Verona fino al 27 settembre
All’AMO – Arena Museo Opera di Verona dal 22 maggio al 27 settembre 2015 è aperta al pubblico la mostra Dario Fo dipinge Maria Callas.
In esposizione le opere realizzate dal Premio Nobel tra il 2013 e il 2015 dedicate alla grande soprano.
Dopo il libro uscito a ottobre 2014 intitolato Una Callas dimenticata (di Dario Fo e Franca Rame, edito da Franco Cosimo Panini) e a seguire l’omonimo spettacolo teatrale a novembre (scritto a quattro mani con la compagna Franca Rame), Fo omaggia ancora una volta con la più rappresentativa espressione d’arte – la pittura – la cantante più famosa del secolo scorso.
L’amore per la pittura in Dario Fo nasce dal desiderio – maturato nel corso della sua carriera – di metter mano personalmente alla parte illustrativa degli spettacoli, dipingendo e inserendo gli elementi iconografici nelle quinte delle sue opere che potessero raccontare ancor meglio la vita dei suoi celebri personaggi. Ed è da questo intento che scaturisce l’ardore di narrare la vita di Maria Callas.
Tra le sale di AMO il drammaturgo presenta un reportage di vita e palcoscenico che ripercorre tutta la biografia della Divina.
La mostra, realizzata con il Patrocinio del Comune di Verona, è accompagnata da un catalogo Skira ed è promossa dalla Fondazione Arena di Verona e prodotta e organizzata da Arthemisia Group.
Informazioni e prenotazioni
www.arenamuseopera.com - Tel +39 02 54913.
fonte http://www.bitculturali.it/
In esposizione le opere realizzate dal Premio Nobel tra il 2013 e il 2015 dedicate alla grande soprano.
Dopo il libro uscito a ottobre 2014 intitolato Una Callas dimenticata (di Dario Fo e Franca Rame, edito da Franco Cosimo Panini) e a seguire l’omonimo spettacolo teatrale a novembre (scritto a quattro mani con la compagna Franca Rame), Fo omaggia ancora una volta con la più rappresentativa espressione d’arte – la pittura – la cantante più famosa del secolo scorso.
L’amore per la pittura in Dario Fo nasce dal desiderio – maturato nel corso della sua carriera – di metter mano personalmente alla parte illustrativa degli spettacoli, dipingendo e inserendo gli elementi iconografici nelle quinte delle sue opere che potessero raccontare ancor meglio la vita dei suoi celebri personaggi. Ed è da questo intento che scaturisce l’ardore di narrare la vita di Maria Callas.
Tra le sale di AMO il drammaturgo presenta un reportage di vita e palcoscenico che ripercorre tutta la biografia della Divina.
La mostra, realizzata con il Patrocinio del Comune di Verona, è accompagnata da un catalogo Skira ed è promossa dalla Fondazione Arena di Verona e prodotta e organizzata da Arthemisia Group.
Informazioni e prenotazioni
www.arenamuseopera.com - Tel +39 02 54913.
fonte http://www.bitculturali.it/
venerdì 22 maggio 2015
Lgbt: Al Salone del Libro 2015 con "Sei la mia vita" Ferzan Özpetek, si è messo a nudo
Sorprende per la sua incredibile capacità di provare dei sentimenti profondi, tanto profondi quanto semplici. E perchè non ha paura di raccontarli, di mettersi a nudo. Parla della sua vita, una vita di chi ama, senza fare tanti giri di parole, ricordando amici, aneddoti, delusioni e amori.
Il regista di diversi film emozionanti e di successo tra i quali “Le fate ignoranti, “La finestra di fronte” e “Saturno contro”, incanta il pubblico dei 600 fortunati che sono riusciti ad entrare nella sala gialla del Salone del libro di Torino. In troppi invece sono rimasti fuori, nonostante una lunga coda di fronte al cartello con la scritta “Incontro con Fernan Ozpetek in occasione della pubblicazione di Sei la mia vita”.
”Una cosa che mi commuove molto, che mi fa effetto – racconta Ferzan Ozpetek - è la condivisione; non quanto vendi, non quanto incassano i miei film, non sono importanti queste cose ... la cosa più importante è la condivisione che ho con delle persone. Per me, quando incontro qualcuno che mi dice “Ho visto il suo film, ho provato questa cosa” c'è uno scambio di emozioni e di pensieri che mi piace troppo, nel senso che mi sento meno solo. Non c'è il regista, non c'è lo scrittore, ma c'è una persona che condivide le sue emozioni con gli altri che la pensano come lui. Questa è la cosa più bella che posso fare nella vita e che mi piace davvero molto.”
Il libro è stato presentato il 17 maggio, alla rassegna letteraria torinese. La narrazione del romanzo autobiografico di “quel” diciottenne, che arriva dalla Turchia nella Roma degli anni 70 con il sogno del cinema, prosegue a ruota libera con le letture di Carolina Crescentini e con gli interventi mai banali di Elena Masuelli.
I ricordi dei primi approcci nel mondo dei film, con un regista che lo chiamava “Verza” e con il compito di portare i caffè dal bar al set, oppure di accendere e spegnere le luci di sala durante le riprese, con le dita che tremavano per il terrore di sbagliare a premere il tasto al momento giusto. La nostalgia per chi non c'è più, ”non cancello il suo numero sul telefonino, lo lascio lì e ogni tanto incontro quel suo numero e mi viene la tentazione di chiamare, perchè le persone vivono con noi con le emozioni che hanno provocato in noi e le portiamo sempre dentro” .
I personaggi che abitavano nel suo palazzo, come la Signora Vera che faceva la vita ed era un trans, il legame di affetto e di stima reciproca che li univa, le estati romane in una città che si svuotava nel mese di agosto, il vicino che si chiudeva in casa per 15 giorni e raccontava di essere andato in vacanza, le cene a casa di amici dove l'unico e solito piatto era una spaghettata, la confusione di identità che gli mette l'ansia: ”Io sono assolutamente per le cose multietniche, per il miscuglio di culture, tutto questo va benissimo, però non sopporto un posto dove Pizza e Kebab sono insieme!”
E poi c'è spazio anche per l'amarezza, per una legislatura in Italia che ancora non riconosce i diritti civile delle coppie di fatto: “Io non vorrei sposarmi, però vorrei che ci fosse una legge che invece tuteli chi vuole farlo. Io che condivido con il mio compagno da 14 anni le cose bruttissime e le cose bellissime, la malattia, i giorni felici, i giorni infelici, mille tipi di sentimenti, se mi succedesse qualcosa in questo momento vanno a chiamare un mio parente, con il quale magari non ci ho mai parlato... ma perchè questo?”
Un applauso spontaneo e caloroso del pubblico, su queste parole, abbraccia Fernan Ozpetek, che aveva affermato solo poco prima: “L'amore è una forma di malattia mentale, deve essere così, non può essere una cosa logica. In amore ci vuole follia, non può essere una cosa che calcoli, l'amore deve bruciarti”.
fonte http://www.targatocn.it/scritto da Valter Castellino
Il regista di diversi film emozionanti e di successo tra i quali “Le fate ignoranti, “La finestra di fronte” e “Saturno contro”, incanta il pubblico dei 600 fortunati che sono riusciti ad entrare nella sala gialla del Salone del libro di Torino. In troppi invece sono rimasti fuori, nonostante una lunga coda di fronte al cartello con la scritta “Incontro con Fernan Ozpetek in occasione della pubblicazione di Sei la mia vita”.
”Una cosa che mi commuove molto, che mi fa effetto – racconta Ferzan Ozpetek - è la condivisione; non quanto vendi, non quanto incassano i miei film, non sono importanti queste cose ... la cosa più importante è la condivisione che ho con delle persone. Per me, quando incontro qualcuno che mi dice “Ho visto il suo film, ho provato questa cosa” c'è uno scambio di emozioni e di pensieri che mi piace troppo, nel senso che mi sento meno solo. Non c'è il regista, non c'è lo scrittore, ma c'è una persona che condivide le sue emozioni con gli altri che la pensano come lui. Questa è la cosa più bella che posso fare nella vita e che mi piace davvero molto.”
Il libro è stato presentato il 17 maggio, alla rassegna letteraria torinese. La narrazione del romanzo autobiografico di “quel” diciottenne, che arriva dalla Turchia nella Roma degli anni 70 con il sogno del cinema, prosegue a ruota libera con le letture di Carolina Crescentini e con gli interventi mai banali di Elena Masuelli.
I ricordi dei primi approcci nel mondo dei film, con un regista che lo chiamava “Verza” e con il compito di portare i caffè dal bar al set, oppure di accendere e spegnere le luci di sala durante le riprese, con le dita che tremavano per il terrore di sbagliare a premere il tasto al momento giusto. La nostalgia per chi non c'è più, ”non cancello il suo numero sul telefonino, lo lascio lì e ogni tanto incontro quel suo numero e mi viene la tentazione di chiamare, perchè le persone vivono con noi con le emozioni che hanno provocato in noi e le portiamo sempre dentro” .
I personaggi che abitavano nel suo palazzo, come la Signora Vera che faceva la vita ed era un trans, il legame di affetto e di stima reciproca che li univa, le estati romane in una città che si svuotava nel mese di agosto, il vicino che si chiudeva in casa per 15 giorni e raccontava di essere andato in vacanza, le cene a casa di amici dove l'unico e solito piatto era una spaghettata, la confusione di identità che gli mette l'ansia: ”Io sono assolutamente per le cose multietniche, per il miscuglio di culture, tutto questo va benissimo, però non sopporto un posto dove Pizza e Kebab sono insieme!”
E poi c'è spazio anche per l'amarezza, per una legislatura in Italia che ancora non riconosce i diritti civile delle coppie di fatto: “Io non vorrei sposarmi, però vorrei che ci fosse una legge che invece tuteli chi vuole farlo. Io che condivido con il mio compagno da 14 anni le cose bruttissime e le cose bellissime, la malattia, i giorni felici, i giorni infelici, mille tipi di sentimenti, se mi succedesse qualcosa in questo momento vanno a chiamare un mio parente, con il quale magari non ci ho mai parlato... ma perchè questo?”
Un applauso spontaneo e caloroso del pubblico, su queste parole, abbraccia Fernan Ozpetek, che aveva affermato solo poco prima: “L'amore è una forma di malattia mentale, deve essere così, non può essere una cosa logica. In amore ci vuole follia, non può essere una cosa che calcoli, l'amore deve bruciarti”.
fonte http://www.targatocn.it/scritto da Valter Castellino
Labels:
eventi culturali,
Ferzan Özpetek,
libri,
registi
Lgbt: Ritorna al teatro Manzoni di Milano "Priscilla, la regina del deserto" il musical campione di incassi in tutto il mondo
Al teatro Manzoni fa tappa il musical tratto dall’omonimo film cult che nel 1995 vinse l’Oscar per i costumi. Tra piume, abiti di scena da favola e una irresistibile colonna sonora, lo spettacolo è a Milano dal 27 maggio
Ritorna il musical campione di incassi. Da mercoledì 27 maggio, Priscilla – La regina del deserto sarà al Teatro Manzoni di Milano. Il musical, firmato dal regista Simon Philipps è tratto dal film commedia “The Adventure of Priscilla Queen of Desert” e ha venduto oltre quattro milioni e mezzo di biglietti in tutto il mondo.
LA STORIA - E’ la storia di Tick, Bernadette e Adam, eccentrici artisti che, grazie ad un ingaggio, decidono di lasciare la noia e i problemi della loro vita a Sidney e portano il loro spettacolo di drag Queen nell’entroterra australiano ad Alice Springs. Inizia così la loro travolgente avventura “on the road”: i tre amici, a bordo di un vecchio bus, di nome Priscilla, viaggiano attraverso lo sconfinato deserto australiano alla ricerca di amicizia e amore, finendo per trovare più di quanto avessero mai sognato.
LO SPETTACOLO - La sceneggiatura dello spettacolo, con il suo messaggio sulla famiglia, la tolleranza e l’accettazione, è capace di raccontare e alternare momenti di puro divertimento ad altri più emozionanti, mantenendo uno stile originale, brillante e decisamente non convenzionale. Sul palco i protagonisti saranno Cristian Ruiz, Marzo D’Alberti, Riccardo Sinisi; una varietà di oltre cinquecento costumi, una raffica di battute esilaranti e una colonna sonora di venticinque intramontabili successi internazionali.
Tutte le info, prenotazioni e biglietti su
www.priscillailmusica.it - www.teatromanzoni.it
www.ticketmas.it - www.ticketone.it
fonte: Nicole Persico http://www.oggi.it/
Ritorna il musical campione di incassi. Da mercoledì 27 maggio, Priscilla – La regina del deserto sarà al Teatro Manzoni di Milano. Il musical, firmato dal regista Simon Philipps è tratto dal film commedia “The Adventure of Priscilla Queen of Desert” e ha venduto oltre quattro milioni e mezzo di biglietti in tutto il mondo.
LA STORIA - E’ la storia di Tick, Bernadette e Adam, eccentrici artisti che, grazie ad un ingaggio, decidono di lasciare la noia e i problemi della loro vita a Sidney e portano il loro spettacolo di drag Queen nell’entroterra australiano ad Alice Springs. Inizia così la loro travolgente avventura “on the road”: i tre amici, a bordo di un vecchio bus, di nome Priscilla, viaggiano attraverso lo sconfinato deserto australiano alla ricerca di amicizia e amore, finendo per trovare più di quanto avessero mai sognato.
LO SPETTACOLO - La sceneggiatura dello spettacolo, con il suo messaggio sulla famiglia, la tolleranza e l’accettazione, è capace di raccontare e alternare momenti di puro divertimento ad altri più emozionanti, mantenendo uno stile originale, brillante e decisamente non convenzionale. Sul palco i protagonisti saranno Cristian Ruiz, Marzo D’Alberti, Riccardo Sinisi; una varietà di oltre cinquecento costumi, una raffica di battute esilaranti e una colonna sonora di venticinque intramontabili successi internazionali.
Tutte le info, prenotazioni e biglietti su
www.priscillailmusica.it - www.teatromanzoni.it
www.ticketmas.it - www.ticketone.it
fonte: Nicole Persico http://www.oggi.it/
Labels:
la regina del deserto,
milano,
musical lgbt,
Priscilla,
teatro
mercoledì 20 maggio 2015
Lgbt: Sfarzo e grandezza nei 10 Teatri Lirici più belli del mondo
Dai soffitti affrescati ai palchi in oro zecchino, viaggio in giro per il mondo alla scoperta dei Teatri dell’Opera più famosi e maestosi che siano mai stati costruiti.
"Gli occhi sono abbagliati, l'anima rapita. […] Non c'è nulla, in tutta Europa, che non dico si avvicini a questo teatro, ma ne dia la più pallida idea", scriveva Stendhal del Teatro San Carlo nel 1817.
E ancora oggi il Teatro di Napoli (in foto), già il più antico teatro d'opera in Europa e del mondo, resta uno dei teatri lirici più belli e prestigiosi che l'occhio umano possa vedere.
Accanto a Napoli, città del calibro di Parigi, New York, San Pietroburgo, aprono le porte dei propri teatri più belli allo sguardo fotografico di David Leventi che ci conduce dentro gli interni sacri di alcuni dei teatri più famosi del mondo.
Il suo lavoro fotografico, Opera, è riuscito a catturare il fascino, la magia e la ricchezza di dettagli architettonici dei teatri d'opera più prestigiosi del mondo (40 teatri situati in diciannove paesi e costruiti nel corso di quattro secoli, in quattro continenti), di cui vi proponiamo i più belli, dal Metropolitan Opera di New York al Palais Garnier, Paris; da La Fenice di Venezia al Teatro Mariinsky di San Pietroburgo.
Si tratta di sale che hanno risuonato con le voci dei più grandi interpreti nel corso della storia e il loro design particolare ha servito come ispirazione per compositori, scrittori e artisti.
David Leventi
"David ha girato il mondo, catturando l'essenza di questi grandi templi dell'arte musicale e ha creato quello che è un'opera d'arte a sé stante – un lavoro di amore da parte di qualcuno che non ha solo occhi esperti di un fotografo, ma anche le orecchie di un amante della musica vera ", dice Plácido Domingo di Leventi. Figlio di due architetti, il fotografo americano David Leventi riesce con i suoi scatti, realizzati dal centro della scena in modo da far vedere ogni spazio dal punto di vista del cantante lirico, a catturare l'energia pulsante di questi luoghi, anche se vuoti, e trasferire un senso di attesa che qualcosa di straordinario sta per accadere. Leventi stesso scrive: "Il rendimento effettivo è solo una parte dell'esperienza ispiratrice di andare a teatro, io credo che lo spazio stesso può essere l'evento".
Opera
La storia personale di Leventi fa luce sulle origini di Opera. Il suo adorato nonno, Anton Gutman, era un cantore di talento formatosi dopo la seconda guerra mondiale con il famoso tenore operistico danese Helge Rosvaenge. Gutman incontrò Rosvaenge mentre erano entrambi internati in un campo sovietico come prigionieri di guerra. Le circostanze della liberazione di Gutman e la delocalizzazione in Israele dopo la guerra pose fine ai suoi sogni di una vita sul palcoscenico dell'opera.
Molti anni dopo, si recherà negli Stati Uniti, e Leventi ricorda "Sono cresciuto ascoltandolo cantare mentre camminava in giro per il nostro soggiorno".
Opera di Leventi documenta storicamente i simboli di ricchezza e grandezza di un popolo, la loro dedizione alla promozione degli artisti e di avvicinamento tra le comunità.
Forse il lavoro di Leventi getta anche nuova luce sul dibattito rinascimentale del "vedere in contrasto col sentire" come mezzo principale di percepire la bellezza.
Mentre le sale e le fotografie sono in silenzio, la mente si riempie di musica (Testi Marvin Heiferman e Thomas Mellins).
Un'esposizione di immagini tratte dal libro sarà in mostra presso la galleria Rick Wester Fine Art a New York dal 7 maggio al 10 luglio 2015.
Per informazioni sulla galleria, visitare il sito:
http://www.rickwesterfineart.com/
fonte : di Clara Salzano http://design.fanpage.it/
"Gli occhi sono abbagliati, l'anima rapita. […] Non c'è nulla, in tutta Europa, che non dico si avvicini a questo teatro, ma ne dia la più pallida idea", scriveva Stendhal del Teatro San Carlo nel 1817.
E ancora oggi il Teatro di Napoli (in foto), già il più antico teatro d'opera in Europa e del mondo, resta uno dei teatri lirici più belli e prestigiosi che l'occhio umano possa vedere.
Accanto a Napoli, città del calibro di Parigi, New York, San Pietroburgo, aprono le porte dei propri teatri più belli allo sguardo fotografico di David Leventi che ci conduce dentro gli interni sacri di alcuni dei teatri più famosi del mondo.
Il suo lavoro fotografico, Opera, è riuscito a catturare il fascino, la magia e la ricchezza di dettagli architettonici dei teatri d'opera più prestigiosi del mondo (40 teatri situati in diciannove paesi e costruiti nel corso di quattro secoli, in quattro continenti), di cui vi proponiamo i più belli, dal Metropolitan Opera di New York al Palais Garnier, Paris; da La Fenice di Venezia al Teatro Mariinsky di San Pietroburgo.
Si tratta di sale che hanno risuonato con le voci dei più grandi interpreti nel corso della storia e il loro design particolare ha servito come ispirazione per compositori, scrittori e artisti.
David Leventi
"David ha girato il mondo, catturando l'essenza di questi grandi templi dell'arte musicale e ha creato quello che è un'opera d'arte a sé stante – un lavoro di amore da parte di qualcuno che non ha solo occhi esperti di un fotografo, ma anche le orecchie di un amante della musica vera ", dice Plácido Domingo di Leventi. Figlio di due architetti, il fotografo americano David Leventi riesce con i suoi scatti, realizzati dal centro della scena in modo da far vedere ogni spazio dal punto di vista del cantante lirico, a catturare l'energia pulsante di questi luoghi, anche se vuoti, e trasferire un senso di attesa che qualcosa di straordinario sta per accadere. Leventi stesso scrive: "Il rendimento effettivo è solo una parte dell'esperienza ispiratrice di andare a teatro, io credo che lo spazio stesso può essere l'evento".
Opera
La storia personale di Leventi fa luce sulle origini di Opera. Il suo adorato nonno, Anton Gutman, era un cantore di talento formatosi dopo la seconda guerra mondiale con il famoso tenore operistico danese Helge Rosvaenge. Gutman incontrò Rosvaenge mentre erano entrambi internati in un campo sovietico come prigionieri di guerra. Le circostanze della liberazione di Gutman e la delocalizzazione in Israele dopo la guerra pose fine ai suoi sogni di una vita sul palcoscenico dell'opera.
Molti anni dopo, si recherà negli Stati Uniti, e Leventi ricorda "Sono cresciuto ascoltandolo cantare mentre camminava in giro per il nostro soggiorno".
Opera di Leventi documenta storicamente i simboli di ricchezza e grandezza di un popolo, la loro dedizione alla promozione degli artisti e di avvicinamento tra le comunità.
Forse il lavoro di Leventi getta anche nuova luce sul dibattito rinascimentale del "vedere in contrasto col sentire" come mezzo principale di percepire la bellezza.
Mentre le sale e le fotografie sono in silenzio, la mente si riempie di musica (Testi Marvin Heiferman e Thomas Mellins).
Un'esposizione di immagini tratte dal libro sarà in mostra presso la galleria Rick Wester Fine Art a New York dal 7 maggio al 10 luglio 2015.
Per informazioni sulla galleria, visitare il sito:
http://www.rickwesterfineart.com/
fonte : di Clara Salzano http://design.fanpage.it/
Lgbt: A Bologna "Divergenti, festival internazionale di cinema trans" Al Cinema Lumière dal 21 al 23 Maggio
Da giovedì 21 a sabato 23 maggio Bologna ospita l'ottava edizione di Divergenti, festival internazionale di cinema trans, per la direzione artistica di Mario Di Martino.
Si tratta del primo e unico festival cinematografico in Italia dedicato specificamente al tema del transessualismo/ transgenderismo e identità di genere, “un appuntamento prezioso nell'economia culturale della città – afferma l'assessore alla Cultura Alberto Ronchi- per la sempre altissima qualità delle pellicole presentate e per il valore intrinseco legato alla difesa dei diritti di tutte le persone”.
Ideato e realizzato dal MIT Movimento Identità Transessuale, l'associazione diretta da Porpora Marcasciano che dal 1981 difende e tutela i diritti, il benessere e la dignità delle persone trans, Divergenti propone quest'anno un programma internazionale, per rendere visibile l'immaginario e l'esperienza Trans. Un “brindisi favoloso” e aperto a tutti accompagnerà il 21 maggio l'inaugurazione del festival, nel cortile del MIT, in via Polese, a partire dalle 19 e poi, dal giorno seguente, le proiezioni dei sette film in programma, tutte al Cinema Lumière, a partire da Una nobile rivoluzione, il film di Simone Cangelosi, che traccia un ritratto intenso e allo stesso tempo delicato di Marcella Di Folco, fondatrice nel 1988 a Bologna della sezione emiliano romagnola del MIT, importante figura politica, ma anche attrice amata da registi del calibro di Fellini, Rossellini e Petri.
Sempre italiani i documentari Favolose!, di Roberta Ferraro e Luca Oliviero che riporta i corpi, le voci e i racconti dell’unico concorso di bellezza trans in Italia e Chi vuoi che sia, di Davide Vigore, racconto della vita di Maxximona nel quartiere palermitano di Ballarò e dei simpatici cortocircuiti che genera. E proprio Maxximona, quest'anno madrina di Divergenti, sarà presente in sala per la proiezione. Tra le produzioni internazionali invece Quebranto del messicano Roberto Fiesco, un poetico e pluri premiato ritratto familiare con ricordi e testimonianze di Fernando García, ora Coral Bonelli, attore bambino famoso negli anni Settanta, e di Doña Lilia Ortega, sua madre; Beautiful Darling dell'americano James Raisin che per primo approfondisce e racconta la storia di Candy Darling, icona trans warholiana, vera celebrità degli anni magici dello Studio 54 e della Pop Culture a cui è dedicata l'immagine di questa edizione del festival. E poi ancora Kumu Hina, il potente racconto che ha per protagonista un onorata e rispettata insegnate donna transgender hawaiiana e The Pearl of Africa progetto volto al sostegno delle comunità LGBT in Uganda che narra i viaggi e le problematiche della prima trans dichiarata ugandese.
Programma: proiezioni dei film al Cinema Lumiere
Giovedì 21 Maggio Cortile del MIT (Via Polese 22) alle ore 19.00 Inaugurazione del festival e BRINDISI!
Una Nobile Rivoluzione - Venerdì 22 Maggio ore 18.00
Quebranto - Venerdì 22 Maggio ore 20.30
Beautiful Darling - Venerdì 22 Maggio ore 22.15
The Pearl of Africa - Sabato 23 Maggio ore 18.00
Kumu Hina - Sabato 23 Maggio ore 18.00
Chi vuoi che sia - Sabato 23 Maggio ore 20.30
Favolose! Storie in passerella - Sabato 23 Maggio ore 22.15
Divergenti Festival internazionale di cinema trans, giunge alla sua ottava edizione. E’ il primo e unico festival cinematografico in Italia dedicato specificamente al tema del transessualismo/ transgenderismo e identità di genere. Un evento ideato e realizzato dal M.I.T. Movimento-Identità-Transessuale, associazione ONLUS impegnata nella difesa e tutela dei diritti, del benessere e della dignità delle persone trans* fin dal 1981. Divergenti quest’anno propone la proiezione di 7 documentari, provenienti da tutto il mondo, cercando di riprendere una narrazione, fino ad ora distorta, per riportarla nella logica di un’esperienza umana significativa qual è l’identità Trans*.
“Con il cinema, la letteratura, l’arte, lo spettacolo proviamo ad allargare un orizzonte piatto, limitato e limitante che nel tempo è stato costruito intorno alla nostra vita. Basta guardarsi intorno per scoprire le tante gabbie in cui sono stati costretti genere, sessualità e culture, senza bisogno di ricorrere a nessuna “teoria de/genere”. La degenerazione è piuttosto l’ingabbiamento della nostra “vitalità di genere” che Divergenti riprende e restituisce. Se è vero che il cinema è la macchina dei sogni, proviamo a metterla in moto per farla viaggiare libera sulle strade del nostro favoloso quotidiano”.
Porpora Marcasciano
fonte http://www.adnkronos.com +http://divergentifestival.com
Si tratta del primo e unico festival cinematografico in Italia dedicato specificamente al tema del transessualismo/ transgenderismo e identità di genere, “un appuntamento prezioso nell'economia culturale della città – afferma l'assessore alla Cultura Alberto Ronchi- per la sempre altissima qualità delle pellicole presentate e per il valore intrinseco legato alla difesa dei diritti di tutte le persone”.
Ideato e realizzato dal MIT Movimento Identità Transessuale, l'associazione diretta da Porpora Marcasciano che dal 1981 difende e tutela i diritti, il benessere e la dignità delle persone trans, Divergenti propone quest'anno un programma internazionale, per rendere visibile l'immaginario e l'esperienza Trans. Un “brindisi favoloso” e aperto a tutti accompagnerà il 21 maggio l'inaugurazione del festival, nel cortile del MIT, in via Polese, a partire dalle 19 e poi, dal giorno seguente, le proiezioni dei sette film in programma, tutte al Cinema Lumière, a partire da Una nobile rivoluzione, il film di Simone Cangelosi, che traccia un ritratto intenso e allo stesso tempo delicato di Marcella Di Folco, fondatrice nel 1988 a Bologna della sezione emiliano romagnola del MIT, importante figura politica, ma anche attrice amata da registi del calibro di Fellini, Rossellini e Petri.
Sempre italiani i documentari Favolose!, di Roberta Ferraro e Luca Oliviero che riporta i corpi, le voci e i racconti dell’unico concorso di bellezza trans in Italia e Chi vuoi che sia, di Davide Vigore, racconto della vita di Maxximona nel quartiere palermitano di Ballarò e dei simpatici cortocircuiti che genera. E proprio Maxximona, quest'anno madrina di Divergenti, sarà presente in sala per la proiezione. Tra le produzioni internazionali invece Quebranto del messicano Roberto Fiesco, un poetico e pluri premiato ritratto familiare con ricordi e testimonianze di Fernando García, ora Coral Bonelli, attore bambino famoso negli anni Settanta, e di Doña Lilia Ortega, sua madre; Beautiful Darling dell'americano James Raisin che per primo approfondisce e racconta la storia di Candy Darling, icona trans warholiana, vera celebrità degli anni magici dello Studio 54 e della Pop Culture a cui è dedicata l'immagine di questa edizione del festival. E poi ancora Kumu Hina, il potente racconto che ha per protagonista un onorata e rispettata insegnate donna transgender hawaiiana e The Pearl of Africa progetto volto al sostegno delle comunità LGBT in Uganda che narra i viaggi e le problematiche della prima trans dichiarata ugandese.
Programma: proiezioni dei film al Cinema Lumiere
Giovedì 21 Maggio Cortile del MIT (Via Polese 22) alle ore 19.00 Inaugurazione del festival e BRINDISI!
Una Nobile Rivoluzione - Venerdì 22 Maggio ore 18.00
Quebranto - Venerdì 22 Maggio ore 20.30
Beautiful Darling - Venerdì 22 Maggio ore 22.15
The Pearl of Africa - Sabato 23 Maggio ore 18.00
Kumu Hina - Sabato 23 Maggio ore 18.00
Chi vuoi che sia - Sabato 23 Maggio ore 20.30
Favolose! Storie in passerella - Sabato 23 Maggio ore 22.15
Divergenti Festival internazionale di cinema trans, giunge alla sua ottava edizione. E’ il primo e unico festival cinematografico in Italia dedicato specificamente al tema del transessualismo/ transgenderismo e identità di genere. Un evento ideato e realizzato dal M.I.T. Movimento-Identità-Transessuale, associazione ONLUS impegnata nella difesa e tutela dei diritti, del benessere e della dignità delle persone trans* fin dal 1981. Divergenti quest’anno propone la proiezione di 7 documentari, provenienti da tutto il mondo, cercando di riprendere una narrazione, fino ad ora distorta, per riportarla nella logica di un’esperienza umana significativa qual è l’identità Trans*.
“Con il cinema, la letteratura, l’arte, lo spettacolo proviamo ad allargare un orizzonte piatto, limitato e limitante che nel tempo è stato costruito intorno alla nostra vita. Basta guardarsi intorno per scoprire le tante gabbie in cui sono stati costretti genere, sessualità e culture, senza bisogno di ricorrere a nessuna “teoria de/genere”. La degenerazione è piuttosto l’ingabbiamento della nostra “vitalità di genere” che Divergenti riprende e restituisce. Se è vero che il cinema è la macchina dei sogni, proviamo a metterla in moto per farla viaggiare libera sulle strade del nostro favoloso quotidiano”.
Porpora Marcasciano
fonte http://www.adnkronos.com +http://divergentifestival.com
sabato 16 maggio 2015
Lgbt: Il 17 maggio "Giornata mondiale contro l’omotransfobia" al via campagna “#hungry4humanrights”.
Inizierà domenica 17 maggio in occasione della Giornata internazionale contro l’omotransfobia, con un flash mob alle 15 davanti a Palazzo Reale (Piazza Duomo 12, Milano), una serie di iniziative di Arcigay CIG Milano, che avranno un epilogo nella parata del Milano Pride 2015 del 27 giugno prossimo, dal titolo “#hungry4humanrights”.
L’iniziativa vuole ribadire l’urgenza di iniziative legislative di riconoscimento di diritti e contrasto all’omotransfobia.
L’associazione invita tutti coloro che sono “affamati di diritti” a portate in piazza un piatto di carta da pic nic di colore bianco e un pennarello per imbandire una grande tavola di rivendicazioni di diritti umani.
Il Presidente del CIG Arcigay Milano Fabio Pellegatta dichiara: “Nella Milano che celebra il cibo con EXPO decine di persone, siano esse omosessuali lesbiche trans, migranti, disoccupati, donne e uomini, giovani e anziani chiedono il riconoscimento di diritti umani ad oggi negati. Di tante cose il nostro corpo e la nostra vita devono nutrirsi per poter crescere e determinarsi. I diritti sono come il pane. Entrambi sono essenziali e interconnessi: senza il rispetto della vita non si comprende il valore del cibo, senza rispetto del cibo non si comprende il valore della vita che lo genera, senza il rispetto di entrambi non si scrivono i diritti che li tutelano. Sappiamo che i milanesi risponderanno all’appello dei diritti”.
#hungry4humanrights su Facebook: https://www.facebook.com/events/956440931067422/
fonte http://www.arcigaymilano.org
L’iniziativa vuole ribadire l’urgenza di iniziative legislative di riconoscimento di diritti e contrasto all’omotransfobia.
L’associazione invita tutti coloro che sono “affamati di diritti” a portate in piazza un piatto di carta da pic nic di colore bianco e un pennarello per imbandire una grande tavola di rivendicazioni di diritti umani.
Il Presidente del CIG Arcigay Milano Fabio Pellegatta dichiara: “Nella Milano che celebra il cibo con EXPO decine di persone, siano esse omosessuali lesbiche trans, migranti, disoccupati, donne e uomini, giovani e anziani chiedono il riconoscimento di diritti umani ad oggi negati. Di tante cose il nostro corpo e la nostra vita devono nutrirsi per poter crescere e determinarsi. I diritti sono come il pane. Entrambi sono essenziali e interconnessi: senza il rispetto della vita non si comprende il valore del cibo, senza rispetto del cibo non si comprende il valore della vita che lo genera, senza il rispetto di entrambi non si scrivono i diritti che li tutelano. Sappiamo che i milanesi risponderanno all’appello dei diritti”.
#hungry4humanrights su Facebook: https://www.facebook.com/events/956440931067422/
fonte http://www.arcigaymilano.org
venerdì 15 maggio 2015
Lgbt: Cinema "Il racconto dei racconti" di Matteo Garrone al Festival di Cannes
C'erano una volta tre regni, tra loro molto vicini, con re, regine, principi e principesse nei castelli e cortigiani, maghi, streghe, mostri e saltimbanchi accanto a loro.
La regina Selvascura, invece, non riesce ad avere figli ed è afflitta. La sua speranza rinasce una notte, dalle parole di un negromante: per avere un figlio la regina deve mangiare il cuore di un drago marino, cucinato da una vergine...
Il Re di Roccaforte, invece, è un sovrano dissoluto che un giorno per caso ode una voce deliziosa e, pensando che appartenga a una bella fanciulla, si mette sulle sue tracce... C'è, infine, il Re di Altomonte che un giorno cattura una pulce e la cura come fosse un animale domestico. La nutre con sangue e bistecche e la pulce pian piano diventa grande come un maiale.
Alla morte dell’insetto ormai enorme, il Re lo fa scuoiare. Ha un’idea: la mano di sua figlia verrà concessa a colui che che saprà riconoscere a quale animale appartenga quella pelle. Cast internazionale per la pellicola fantastica diretta da Matteo Garrone, che torna in cabina di regia dopo "Reality" del 2012, e ispirata a "Lo cunto de li cunti / Il racconto dei racconti", la raccolta di cinquanta fiabe in lingua napoletana scritte da Giambattista Basile, pubblicata postuma tra il 1634 e il 1636.
Nel ruolo della Regina di Selvascura Salma Hayek ("Everly", "Un weekend da bamboccioni 2") affiancata da John C. Reilly ("Guardiani della Galassia", "Carnage") nei panni del Re di Selvascura; nel ruolo di Re di Roccaforte Vincent Cassel, che torna a recitare in costumi "da fiaba" dopo "La bella e la bestia" del 2014. A prestare il volto al Re di Altomonte è invece Toby Jones ("Captain America: The Winter Soldier", "Captain America: Il primo vendicatore", "Hunger Games: la ragazza di fuoco"). Nel cast anche gli italiani Massimo Ceccherini, Alba Rohrwacher, e Franco Pistoni, Laura Pizzirani. Il film è in concorso al Festival di Cannes 2015.
fonte http://cinema.quotidiano.net/
La regina Selvascura, invece, non riesce ad avere figli ed è afflitta. La sua speranza rinasce una notte, dalle parole di un negromante: per avere un figlio la regina deve mangiare il cuore di un drago marino, cucinato da una vergine...
Il Re di Roccaforte, invece, è un sovrano dissoluto che un giorno per caso ode una voce deliziosa e, pensando che appartenga a una bella fanciulla, si mette sulle sue tracce... C'è, infine, il Re di Altomonte che un giorno cattura una pulce e la cura come fosse un animale domestico. La nutre con sangue e bistecche e la pulce pian piano diventa grande come un maiale.
Alla morte dell’insetto ormai enorme, il Re lo fa scuoiare. Ha un’idea: la mano di sua figlia verrà concessa a colui che che saprà riconoscere a quale animale appartenga quella pelle. Cast internazionale per la pellicola fantastica diretta da Matteo Garrone, che torna in cabina di regia dopo "Reality" del 2012, e ispirata a "Lo cunto de li cunti / Il racconto dei racconti", la raccolta di cinquanta fiabe in lingua napoletana scritte da Giambattista Basile, pubblicata postuma tra il 1634 e il 1636.
Nel ruolo della Regina di Selvascura Salma Hayek ("Everly", "Un weekend da bamboccioni 2") affiancata da John C. Reilly ("Guardiani della Galassia", "Carnage") nei panni del Re di Selvascura; nel ruolo di Re di Roccaforte Vincent Cassel, che torna a recitare in costumi "da fiaba" dopo "La bella e la bestia" del 2014. A prestare il volto al Re di Altomonte è invece Toby Jones ("Captain America: The Winter Soldier", "Captain America: Il primo vendicatore", "Hunger Games: la ragazza di fuoco"). Nel cast anche gli italiani Massimo Ceccherini, Alba Rohrwacher, e Franco Pistoni, Laura Pizzirani. Il film è in concorso al Festival di Cannes 2015.
fonte http://cinema.quotidiano.net/
Labels:
festival del cinema cannes,
matteo garrone
Lgbt: Al Teatro Filarmonico di Verona "Gran Gala di danza" dal 14 al 17 maggio
Debutto ieri sera del Gran Gala di Danza, il terzo e ultimo spettacolo coreutico al Teatro Filarmonico di Verona per la Stagione di Balletto 2014-2015 di Fondazione Arena.
Lo spettacolo è il risultato di un invito che Fondazione Arena e il suo Corpo di ballo hanno rivolto a tre grandi scuole delle tre nazioni depositarie dei metodi accademici che, nei secoli, hanno scritto la storia della danza.
Le tre coppie protagoniste provengono quindi da importanti compagnie, una russa, una italiana ed una francese: Ernest Latypov e Nadezda Batoeva dal Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, Marco Agostino e Nicoletta Manni dal Teatro alla Scala di Milano, Alexandre Van Hoorde e Stephanie Madec-Van Hoorde dall’Operá National du Rhin di Strasburgo, che si alternano ai Primi ballerini Teresa Strisciulli, Evghenij Kurtsev e Antonio Russo, ai Solisti e al Corpo di ballo dell’Arena di Verona in un programma di capolavori della tradizione tersicorea internazionale.
Accompagna i danzatori l’Orchestra areniana diretta dal M° Roman Brogli-Sacher.
Gran Gala di Danza rappresenta un viaggio tra le coreografie di maestri internazionali della danza, di ieri e di oggi, per portare in scena la grande storia del balletto mondiale. La serata intende, infatti, rendere un omaggio alle Scuole internazionali che hanno fatto la storia della danza per un incontro tra passato e presente, evidenziando le nuance e le sottili differenze stilistiche e di repertorio.
«Vivendo all’estero – spiega il coreografo e direttore del Corpo di ballo areniano Renato Zanella, che coordina lo spettacolo – mi sono reso conto del grande valore della Scuola italiana all’interno della storia del balletto, non solo nel linguaggio ma anche a livello interpretativo. In questa serata dunque, mostrando pezzi del repertorio internazionale, vogliamo instaurare un piacevole confronto tra le diverse impostazioni del metodo accademico russo, francese e italiano, evidenziando le distanze e le analogie. Questo, poi, è un Gala che vuol parlare soprattutto ai giovani ballerini e agli allievi delle scuole di danza (e a Verona ce ne sono davvero molte!); mi pare importante risalire alle basi degli stili: senza le differenti impostazioni didattiche non esisterebbero le compagnie».
Ed ecco che per circa due ore si susseguono quadri indimenticabili, alcuni firmati dallo stesso Zanella, accanto a coreografie di Mania Gielgud, Michel Fokine, Kenneth MacMillan, Uwe Scholz, Heinz Spoerli e Oleg Vinogradov; il tutto creato sulle musiche immortali di grandi compositori, la maggior parte dei quali ha legato indissolubilmente nome e fama proprio al balletto, come Johann Strauss, Adolphe Adam, Nikolaij Rimsky-Korsakov, Pëtr Il’ič Čajkovskij, Sergej Prokof’ev, Franz Joseph Haydn, Johann Sebastian Bach, Gustav Mahler e Ludwig Minkus.
ORARI & INFO
14 e 15 maggio ore 20.30 - 16 e 17 maggio ore 15.30
Teatro Filarmonico Via dei Mutilati, 4 Verona - www.arena.it
fonte http://giornaledelladanza.com/
Lo spettacolo è il risultato di un invito che Fondazione Arena e il suo Corpo di ballo hanno rivolto a tre grandi scuole delle tre nazioni depositarie dei metodi accademici che, nei secoli, hanno scritto la storia della danza.
Le tre coppie protagoniste provengono quindi da importanti compagnie, una russa, una italiana ed una francese: Ernest Latypov e Nadezda Batoeva dal Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, Marco Agostino e Nicoletta Manni dal Teatro alla Scala di Milano, Alexandre Van Hoorde e Stephanie Madec-Van Hoorde dall’Operá National du Rhin di Strasburgo, che si alternano ai Primi ballerini Teresa Strisciulli, Evghenij Kurtsev e Antonio Russo, ai Solisti e al Corpo di ballo dell’Arena di Verona in un programma di capolavori della tradizione tersicorea internazionale.
Accompagna i danzatori l’Orchestra areniana diretta dal M° Roman Brogli-Sacher.
Gran Gala di Danza rappresenta un viaggio tra le coreografie di maestri internazionali della danza, di ieri e di oggi, per portare in scena la grande storia del balletto mondiale. La serata intende, infatti, rendere un omaggio alle Scuole internazionali che hanno fatto la storia della danza per un incontro tra passato e presente, evidenziando le nuance e le sottili differenze stilistiche e di repertorio.
«Vivendo all’estero – spiega il coreografo e direttore del Corpo di ballo areniano Renato Zanella, che coordina lo spettacolo – mi sono reso conto del grande valore della Scuola italiana all’interno della storia del balletto, non solo nel linguaggio ma anche a livello interpretativo. In questa serata dunque, mostrando pezzi del repertorio internazionale, vogliamo instaurare un piacevole confronto tra le diverse impostazioni del metodo accademico russo, francese e italiano, evidenziando le distanze e le analogie. Questo, poi, è un Gala che vuol parlare soprattutto ai giovani ballerini e agli allievi delle scuole di danza (e a Verona ce ne sono davvero molte!); mi pare importante risalire alle basi degli stili: senza le differenti impostazioni didattiche non esisterebbero le compagnie».
Ed ecco che per circa due ore si susseguono quadri indimenticabili, alcuni firmati dallo stesso Zanella, accanto a coreografie di Mania Gielgud, Michel Fokine, Kenneth MacMillan, Uwe Scholz, Heinz Spoerli e Oleg Vinogradov; il tutto creato sulle musiche immortali di grandi compositori, la maggior parte dei quali ha legato indissolubilmente nome e fama proprio al balletto, come Johann Strauss, Adolphe Adam, Nikolaij Rimsky-Korsakov, Pëtr Il’ič Čajkovskij, Sergej Prokof’ev, Franz Joseph Haydn, Johann Sebastian Bach, Gustav Mahler e Ludwig Minkus.
ORARI & INFO
14 e 15 maggio ore 20.30 - 16 e 17 maggio ore 15.30
Teatro Filarmonico Via dei Mutilati, 4 Verona - www.arena.it
fonte http://giornaledelladanza.com/
mercoledì 13 maggio 2015
"RITRATTO D'ARTISTA" In esclusiva per LISADELGRECO > FASHION JEWELLERY: INTERVISTA A SARA BENCINI
RITRATTO D'ARTISTA è uno spazio dedicato a persone del mondo dell'Arte, dello Spettacolo e del Fashion Style.
Come i lettori ormai sapranno, in questa rubrica spesso saranno artisti con cui ho avuto il piacere di lavorare, o comunque di aver conosciuto personalmente, come nel caso dell'Artista che vi presento oggi.
Sara Bencini, (a sinistra fotografata da Francesco Ormando) artigiana del lusso nasce a Firenze da famiglia di pittori e storici dell’arte. Capitava spesso, che la sera dopocena venissero a trovare il padre artisti come Pietro Annigoni e Luigi Servolini e lei ascoltava, in quel clima di familiarità, lo svolgersi di appassionate discussioni, divertendosi a disegnare con loro.
Sara Bencini frequenta il liceo Artistico “Firenze 1” e successivamente si diploma all’Accademia di Belle Arti di Firenze, diretta da Domenico Viggiano, consulente capo della Scuola Internazionale di Arti grafiche “Il Bisonte”.
Frequenta in seguito la scuola libera del nudo, diventando poi collaboratrice del pittore fiorentino Piero Vignozzi.
Nel 1994 lascia Firenze per andare a Parigi, dove consegue un master di specializzazione in tecniche della decorazione. Nasce cosi in lei un interesse per le cosiddette arti minori, dall’oreficeria ai manufatti rituali religiosi.
A destra Photo Hélèn Vallet (clicca per ingrandire)
Segue seminari di gemmologia e si appassiona all’uso delle pietre, diventando cosi esperta riproduttrice di gioielli di scena per il cinema e il teatro.
Il rinascimento è la sua passione. Fatto tesoro delle tecniche della fonderia imparate dal prof. Giovanni Colacicchi, comincia a fondere insieme tutti i suoi interessi ricavando cosi gioielli-scultura.
La sua tecnica preferita è la cera persa, tanto amata da Benvenuto Cellini.
In basso Photo di Alessio Santoni (clicca per ingrandire)
Apre in seguito una bottega d’Arte nell’amato Oltrarno fiorentino. Qui disegna e realizza, saldando, fondendo e incassando pietre, accessori per la sua linea di gioielli, ma anche partenership come Louis Vuitton - Oscar de la Renta ed altri guadagnando riconoscimenti e pubblicazioni su importanti magazine da Vogue ad Art Tribune - Elle - Marie Claire - Harpes Bazar - Cosmopolitan.
Realizza oggetti belli da vedere e da portare partorendo un magico artigianato che ha respirato il gusto internazionale ma che lo rende affine ai desideri dei toscani e fiorentini perché nonostante la modernità del linguaggio affonda radici nella storia dell’arte che tanto l’ha accompagnata in ogni sua sperimentazione. Inevitabile anche nella sua opera più contemporanea.
Sarà l’exibition ITINERE-COMPENETRAZIONI D’ARTISTA splendido percorso fotografico di MUSTAFA SABBAGH che ritrae una DRUSILLA FOER incoronata e ingioiellata SARA BENCINI a consacrarla definitivamente nel panorama dell’high brands e del fashion system.
La mostra ha avuto luogo per l’apertura di PITTI UOMO a FIRENZE nel Gennaio 2013 ed è stata ospitata dalle sale dell’ARIA ART GALLERY di Antonio Budetta e diretta e curata da Federica Cirri. A sinistra Drusilla Foer fotografata da Mustafa Sabbagh (clicca per ingrandire)
Potrete trovare la nuova collezione di SARA BENCINI JEWELS presso il Luxury Store LUISA VIA ROMA e online su LUISAVIAROMA.COM
Ed inoltre alcune delle sue creazioni sono disponibili anche su:
http://manfredistyle.com/
http://www.damaitaliana.it/it/23-gioielli
Tutti i gioielli presenti nelle foto sono creazioni
©Sara Bencini Jewels artista che vive e lavora in Oltrarno a Firenze.
A sinistra Photo di Elena Ovecina per VOGUE (clicca per ingrandire)
-----------------------------------------------------------------------------------------------
IN ESCLUSIVA PER IL NOSTRO BLOG
Lisa Del Greco ha intervistato Sara Bencini
-----------------------------------------------------------------------------------------------
Ciao Sara, sono lieta di poter divulgare e raccontare la tua arte ai nostri lettori e dopo aver letto la tua interessante bio, avrei piacere di farti ancora qualche domanda.
Partiamo proprio dagli inizi, com’è nata la tua passione per l’oreficeria e l’artigianato?
E' nata con me,avendo la fortuna di nascere in una famiglia di artisti da generazioni ho respirato da subito la passione per l'arte e per la ricerca del bello.
Ricordo ancora mio nonno che per tenermi buona mi diceva: "Vieni che infiliamo i vezzi" e apriva la scatola delle perle di vetro di Murano tonde,opulente e dorate per me più seducenti delle caramelle.
Mio padre oltre alla pittura e alla storia dell'arte mi ha insegnato a riconoscere e collezionare minerali,conchiglie e gemme accompagnandomi a vedere musei e semplicemente ad un certo punto il gioco si è trasformato in passione,in seguito in studio e quindi in sogno da realizzare. Photo di David Glauso_model Refiela Shoraj-per VELVET (clicca per ingrandire)
Come descriveresti i tuoi gioielli?
Una signora alla mia ultima esposizione in una galleria d'arte si è complimentata dicendomi che i miei erano gioielli colti. Se si rispettano i valori fondanti ovvero tradizione, talento, eccellenza artigianale, creatività e materiali di alta qualità,un gioiello attraversa il tempo e diventa testimonianza,memoria e tramite tra passato e futuro.
Come s’inserisce il tuo lavoro all’interno del mercato del gioiello?
Decisamente nel sistema della fashion jewellery.
Il mio gioiello dev'essere un elemento che catturi gli sguardi,che renda seducente la donna che lo indossa. Sono gioielli accessori creati per donne appassionate che sappiano apprezzare l'unicità e l'alta qualità di un prodotto e vengono venduti esclusivamente nei luxurystores.
Sicuramente non è stata una scelta facile iniziare l'avviamento di un marchio da zero. Per un brand nuovo non mancano scoraggiamenti ed ostacoli,vanno considerati gli alti costi iniziali,la ricerca di un'azienda partnership che ti segua nella produzione in maniera ineccepibile e a regola d'arte e una lunga ricerca legata ai fornitori.
A destra Photo di Angelo Antelmi (clicca per ingrandire)
Che messaggio vuoi trasmettere con le tue creazioni?
Un messaggio che è decisamente un omaggio alla spettacolarità della vita,mi piace omaggiarne il lato teatrale.Credere nella bellezza dei propri sogni e osare per inseguirli in maniera scellerata.Gioielli onirici per la regina che è dentro ognuna di noi.
Esiste un gioiello iconico di Sara Bencini?
Esiste una coerenza di stile. Come si usa dire:sono tutti figli miei" non ho un prediletto,non potrei mai scegliere.
A sinistra e in basso Photo di Alessio Santoni (clicca per ingrandire)
Quale celebrities ti piacerebbe “vestire” con i tuoi gioielli?
Sicuramente l'icona Madonna e poi Maryl Streep che adoro, in passato avrei voluto ardentemente adornare Elvis Presley e Jim Morrison. Due "King".
Quale valore dai alla comunicazione online?
E' fondamentale gestire il sogno attraverso la comunicazione.
Non è pubblicità finalizzata alla sola vendita ma è l'estensione dell'identità di un prodotto. Racconta di come un accessorio pensato per durare in eterno si collochi nel presente: Prodotto di lusso e sogno. Funzionalità e sogno non si basano sullo stesso modello economico, il prodotto di lusso non è un prodotto perfetto ma un prodotto sacro, il prodotto di lusso e l'universo competitivo, il prodotto di lusso ed il tempo. Dura una vita..ed oltre. Prolungare l'estasi di un istante di privilegio. Adattarsi al suo tempo e la comunicazione online ha reso tutto questo possibile.
Qual è il momento più emozionante che hai vissuto nella tua storia di Designer?
Sono stati molti,la realizzazione di una collezione,vederla nelle boutiques,le pubblicazioni su importanti fashion magazine, ma l'emozione più forte rimane quella di incontrare per le strade del mondo donne che indossano le mie creazioni. Guardare in faccia chi le ha scelte,chi se ne prenderà cura,immaginare l'amore dell'uomo che le ha omaggiate o il momento in cui è scattato il colpo di fulmine dalla vetrina.
Si, è sensazionale!
Saresti interessata a spaziare al di là dei gioielli? Su cosa ti piacerebbe fare ricerca?
Per il momento no. I gioielli sono il mio mestiere e io credo fortemente nel saper fare bene.
Ci vogliono anni di pratica e acquisizione della tecnica per realizzare un prodotto di livello e in seguito per controllarne la qualità e il percorso del processo lavorativo che deve comunque esser fatto rigorosamente a mano anche in quantità maggiori.
Il sarto, il pellettiere, il cappellaio. Ad ognuno il suo mestiere con tutto il bagaglio di tradizione,piccoli segreti ed esperienza che si portano dietro.
Per un risultato "a regola d'arte". Per il meglio del meglio.
A sinistra Photo Francesco Ormando per VOGUE (clicca per ingrandire)
Che progetti ci sono nel tuo futuro?
Il primo obbiettivo riguarderà la distribuzione verso il panorama estero senza mai adattare il prodotto alle richieste troppo frettolose del mercato, dovrà rimanere un prodotto esclusivo e ad alta identità. Per permettere al cliente di indossare un eccellenza e a me di continuare a giocare. Ah,e un sogno nel cassetto, una collezione da uomo. Stay tooned!
Grazie Sara, di sicuro io ed il blog seguiremo i tuoi prossimi progetti!!
SARA BENCINI JEWELS - PER INFO E CONTATTI: www.sarabencini.com
Fonte: Intervista di Lisa del Greco per http://lisadelgreco.blogspot.com/ © Riproduzione riservata
Esclusiva per NEWS DAL MONDO LGBT E NON SOLO © Riproduzione riservata
Come i lettori ormai sapranno, in questa rubrica spesso saranno artisti con cui ho avuto il piacere di lavorare, o comunque di aver conosciuto personalmente, come nel caso dell'Artista che vi presento oggi.
Sara Bencini, (a sinistra fotografata da Francesco Ormando) artigiana del lusso nasce a Firenze da famiglia di pittori e storici dell’arte. Capitava spesso, che la sera dopocena venissero a trovare il padre artisti come Pietro Annigoni e Luigi Servolini e lei ascoltava, in quel clima di familiarità, lo svolgersi di appassionate discussioni, divertendosi a disegnare con loro.
Sara Bencini frequenta il liceo Artistico “Firenze 1” e successivamente si diploma all’Accademia di Belle Arti di Firenze, diretta da Domenico Viggiano, consulente capo della Scuola Internazionale di Arti grafiche “Il Bisonte”.
Frequenta in seguito la scuola libera del nudo, diventando poi collaboratrice del pittore fiorentino Piero Vignozzi.
Nel 1994 lascia Firenze per andare a Parigi, dove consegue un master di specializzazione in tecniche della decorazione. Nasce cosi in lei un interesse per le cosiddette arti minori, dall’oreficeria ai manufatti rituali religiosi.
A destra Photo Hélèn Vallet (clicca per ingrandire)
Segue seminari di gemmologia e si appassiona all’uso delle pietre, diventando cosi esperta riproduttrice di gioielli di scena per il cinema e il teatro.
Il rinascimento è la sua passione. Fatto tesoro delle tecniche della fonderia imparate dal prof. Giovanni Colacicchi, comincia a fondere insieme tutti i suoi interessi ricavando cosi gioielli-scultura.
La sua tecnica preferita è la cera persa, tanto amata da Benvenuto Cellini.
In basso Photo di Alessio Santoni (clicca per ingrandire)
Apre in seguito una bottega d’Arte nell’amato Oltrarno fiorentino. Qui disegna e realizza, saldando, fondendo e incassando pietre, accessori per la sua linea di gioielli, ma anche partenership come Louis Vuitton - Oscar de la Renta ed altri guadagnando riconoscimenti e pubblicazioni su importanti magazine da Vogue ad Art Tribune - Elle - Marie Claire - Harpes Bazar - Cosmopolitan.
Realizza oggetti belli da vedere e da portare partorendo un magico artigianato che ha respirato il gusto internazionale ma che lo rende affine ai desideri dei toscani e fiorentini perché nonostante la modernità del linguaggio affonda radici nella storia dell’arte che tanto l’ha accompagnata in ogni sua sperimentazione. Inevitabile anche nella sua opera più contemporanea.
Sarà l’exibition ITINERE-COMPENETRAZIONI D’ARTISTA splendido percorso fotografico di MUSTAFA SABBAGH che ritrae una DRUSILLA FOER incoronata e ingioiellata SARA BENCINI a consacrarla definitivamente nel panorama dell’high brands e del fashion system.
La mostra ha avuto luogo per l’apertura di PITTI UOMO a FIRENZE nel Gennaio 2013 ed è stata ospitata dalle sale dell’ARIA ART GALLERY di Antonio Budetta e diretta e curata da Federica Cirri. A sinistra Drusilla Foer fotografata da Mustafa Sabbagh (clicca per ingrandire)
Potrete trovare la nuova collezione di SARA BENCINI JEWELS presso il Luxury Store LUISA VIA ROMA e online su LUISAVIAROMA.COM
Ed inoltre alcune delle sue creazioni sono disponibili anche su:
http://manfredistyle.com/
http://www.damaitaliana.it/it/23-gioielli
Tutti i gioielli presenti nelle foto sono creazioni
©Sara Bencini Jewels artista che vive e lavora in Oltrarno a Firenze.
A sinistra Photo di Elena Ovecina per VOGUE (clicca per ingrandire)
-----------------------------------------------------------------------------------------------
IN ESCLUSIVA PER IL NOSTRO BLOG
Lisa Del Greco ha intervistato Sara Bencini
-----------------------------------------------------------------------------------------------
Ciao Sara, sono lieta di poter divulgare e raccontare la tua arte ai nostri lettori e dopo aver letto la tua interessante bio, avrei piacere di farti ancora qualche domanda.
Partiamo proprio dagli inizi, com’è nata la tua passione per l’oreficeria e l’artigianato?
E' nata con me,avendo la fortuna di nascere in una famiglia di artisti da generazioni ho respirato da subito la passione per l'arte e per la ricerca del bello.
Ricordo ancora mio nonno che per tenermi buona mi diceva: "Vieni che infiliamo i vezzi" e apriva la scatola delle perle di vetro di Murano tonde,opulente e dorate per me più seducenti delle caramelle.
Mio padre oltre alla pittura e alla storia dell'arte mi ha insegnato a riconoscere e collezionare minerali,conchiglie e gemme accompagnandomi a vedere musei e semplicemente ad un certo punto il gioco si è trasformato in passione,in seguito in studio e quindi in sogno da realizzare. Photo di David Glauso_model Refiela Shoraj-per VELVET (clicca per ingrandire)
Come descriveresti i tuoi gioielli?
Una signora alla mia ultima esposizione in una galleria d'arte si è complimentata dicendomi che i miei erano gioielli colti. Se si rispettano i valori fondanti ovvero tradizione, talento, eccellenza artigianale, creatività e materiali di alta qualità,un gioiello attraversa il tempo e diventa testimonianza,memoria e tramite tra passato e futuro.
Come s’inserisce il tuo lavoro all’interno del mercato del gioiello?
Decisamente nel sistema della fashion jewellery.
Il mio gioiello dev'essere un elemento che catturi gli sguardi,che renda seducente la donna che lo indossa. Sono gioielli accessori creati per donne appassionate che sappiano apprezzare l'unicità e l'alta qualità di un prodotto e vengono venduti esclusivamente nei luxurystores.
Sicuramente non è stata una scelta facile iniziare l'avviamento di un marchio da zero. Per un brand nuovo non mancano scoraggiamenti ed ostacoli,vanno considerati gli alti costi iniziali,la ricerca di un'azienda partnership che ti segua nella produzione in maniera ineccepibile e a regola d'arte e una lunga ricerca legata ai fornitori.
A destra Photo di Angelo Antelmi (clicca per ingrandire)
Che messaggio vuoi trasmettere con le tue creazioni?
Un messaggio che è decisamente un omaggio alla spettacolarità della vita,mi piace omaggiarne il lato teatrale.Credere nella bellezza dei propri sogni e osare per inseguirli in maniera scellerata.Gioielli onirici per la regina che è dentro ognuna di noi.
Esiste un gioiello iconico di Sara Bencini?
Esiste una coerenza di stile. Come si usa dire:sono tutti figli miei" non ho un prediletto,non potrei mai scegliere.
A sinistra e in basso Photo di Alessio Santoni (clicca per ingrandire)
Quale celebrities ti piacerebbe “vestire” con i tuoi gioielli?
Sicuramente l'icona Madonna e poi Maryl Streep che adoro, in passato avrei voluto ardentemente adornare Elvis Presley e Jim Morrison. Due "King".
Quale valore dai alla comunicazione online?
E' fondamentale gestire il sogno attraverso la comunicazione.
Non è pubblicità finalizzata alla sola vendita ma è l'estensione dell'identità di un prodotto. Racconta di come un accessorio pensato per durare in eterno si collochi nel presente: Prodotto di lusso e sogno. Funzionalità e sogno non si basano sullo stesso modello economico, il prodotto di lusso non è un prodotto perfetto ma un prodotto sacro, il prodotto di lusso e l'universo competitivo, il prodotto di lusso ed il tempo. Dura una vita..ed oltre. Prolungare l'estasi di un istante di privilegio. Adattarsi al suo tempo e la comunicazione online ha reso tutto questo possibile.
Qual è il momento più emozionante che hai vissuto nella tua storia di Designer?
Sono stati molti,la realizzazione di una collezione,vederla nelle boutiques,le pubblicazioni su importanti fashion magazine, ma l'emozione più forte rimane quella di incontrare per le strade del mondo donne che indossano le mie creazioni. Guardare in faccia chi le ha scelte,chi se ne prenderà cura,immaginare l'amore dell'uomo che le ha omaggiate o il momento in cui è scattato il colpo di fulmine dalla vetrina.
Si, è sensazionale!
Saresti interessata a spaziare al di là dei gioielli? Su cosa ti piacerebbe fare ricerca?
Per il momento no. I gioielli sono il mio mestiere e io credo fortemente nel saper fare bene.
Ci vogliono anni di pratica e acquisizione della tecnica per realizzare un prodotto di livello e in seguito per controllarne la qualità e il percorso del processo lavorativo che deve comunque esser fatto rigorosamente a mano anche in quantità maggiori.
Il sarto, il pellettiere, il cappellaio. Ad ognuno il suo mestiere con tutto il bagaglio di tradizione,piccoli segreti ed esperienza che si portano dietro.
Per un risultato "a regola d'arte". Per il meglio del meglio.
A sinistra Photo Francesco Ormando per VOGUE (clicca per ingrandire)
Che progetti ci sono nel tuo futuro?
Il primo obbiettivo riguarderà la distribuzione verso il panorama estero senza mai adattare il prodotto alle richieste troppo frettolose del mercato, dovrà rimanere un prodotto esclusivo e ad alta identità. Per permettere al cliente di indossare un eccellenza e a me di continuare a giocare. Ah,e un sogno nel cassetto, una collezione da uomo. Stay tooned!
Grazie Sara, di sicuro io ed il blog seguiremo i tuoi prossimi progetti!!
SARA BENCINI JEWELS - PER INFO E CONTATTI: www.sarabencini.com
Fonte: Intervista di Lisa del Greco per http://lisadelgreco.blogspot.com/ © Riproduzione riservata
Esclusiva per NEWS DAL MONDO LGBT E NON SOLO © Riproduzione riservata
Iscriviti a:
Post (Atom)





























