Nella periferia di Los Angeles, il 17 luglio 1955, apriva per la
prima volta i suoi cancelli Disneyland.
Quasi trentamila persone si
riversarono nei viali mai calpestati prima, un fiume in piena di bambini
pronti a lasciarsi meravigliare. Lì, tra famiglie, figuranti e pupazzi,
c’era Vivian Maier, una tata di origine francese da poco trasferitasi
sulla West Coast in cerca di un nuovo incarico.
La donna girovagava da
sola tra la folla con una macchina fotografica in mano: dopo anni di
scatti in bianco e nero, aveva deciso di passare al colore per
immortalare gli attori travestiti da nativi americani e i castelli di
cartapesta, per rendere giustizia a quell’atmosfera sognante e un po’
finta.
Ma conclusa la gita, quelle foto non furono viste da nessuno,
come le altre decine di migliaia di immagini che Vivian Maier scattò e
tenne nascoste agli occhi del mondo per decenni. La storia del loro
ritrovamento è già leggendaria: montagne di rullini chiusi in scatole di
cartone fino al 2007, quando per un caso fortunato John Maloof, il
figlio di un rigattiere di Chicago, acquistò in blocco il contenuto di
un box espropriato. All’interno trovò un archivio brulicante di
autenticità e umanità, il patrimonio di una fotografa sconosciuta che in
pochi anni sarebbe stata celebrata in tutto il mondo.
Ma mentre le sue
opere diventavano sempre più popolari, la sua biografia restava un
segreto impenetrabile, perché Vivian aveva sepolto il suo talento con la
stessa cura e riserbo con cui aveva protetto la sua vita. Adesso,
grazie alla meticolosa ricerca investigativa di Ann Marks, che ha avuto
accesso a documenti personali e fonti di primissima mano, quelle vicende
personali finora oscure vengono sottratte all’oblio, al mistero e alla
leggenda.
"Vita di Vivian Maier" rivela in tutta la sua complessità la
storia di una donna fuggita da una famiglia disfunzionale, fra
illegittimità, abuso di sostanze, violenza e malattia mentale, per poter
finalmente vivere alle sue condizioni. Nessuno, neanche le famiglie
presso cui prestava servizio, aveva idea che quella bambinaia di
provincia nascondesse uno dei maggiori talenti fotografici del periodo,
in grado di ritrarre le disparità e le ingiustizie degli Stati Uniti del
boom economico, le persone comuni, i bambini, la semplice vita urbana.
In questo, che trabocca di foto (anche inedite), l’opera e la vita
finalmente si intrecciano in un’unica storia: il ritratto che emerge è
quello di una sopravvissuta, fiduciosa nel suo talento nonostante le
sfide della malattia mentale, una donna socialmente consapevole,
straordinariamente complessa e soprattutto libera.
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fonte: www.amazon.it