sabato 5 dicembre 2020

Netflix: uno studio rivela l'importanza di film e serie tv per l'inclusione LGBT+

Secondo una ricerca firmata Netflix e Diversity, l'intrattenimento rappresenta un mezzo fondamentale per una maggiore comprensione del mondo LGBT+.

Netflix e Diversity hanno condotto uno studio i cui risultati sottolineano quanto film e serie tv riescano a migliorare la comprensione del mondo LGBT+ e a favorirne l'inclusione.

Nel corso degli anni, sono sempre di più i film e le serie tv in cui interviene almeno un personaggio appartenente alla comunità LGBT+. Rispetto a trenta o venti anni fa, quando l'orientamento omo, bi o transessuale poteva rappresentare ancora un tabù, le opere cinematografiche o seriali possono contare su un pubblico più progressivo e proprio questo aspetto ha spinto Netflix a condurre uno studio per analizzare quanto sia importante la rappresentazione LGBT+ nel mondo dell'intrattenimento.

Lo streamer si è unito a Diversity per presentare la ricerca "LGBT+ inclusion nelle serie TV e nei film" che, come intuibile, si concentra soprattutto su quello che viene proposto nel catalogo Netflix. Ebbene, dallo studio è emerso che secondo l'82% delle persone intervistate i film e le serie tv hanno una funzione cruciale e trasversale di inclusività a livello collettivo. In definitiva, 7 persone su 10 pensano che determinate opere, proprio presentando al loro interno uno o più personaggi LGBT+, aiutino le persone a conoscere meglio persone e situazioni legate alla comunità. Il 72% degli intervistati ha quindi ammesso che vedere personaggi LGBT+ sullo schermo li ha aiutati a sentirsi più a proprio agio con le persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e queer che conoscono.

Lo studio celebra anche quei prodotti che non sono esclusivamente "LGBT+ oriented" ma che sono comunque stati in grado di raccontare e includere il mondo LGBT+ nella propria storyline, basti pensare ai casi de La casa di carta, Sex Education ed Orange is the new black. Gli utenti Netflix che fanno parte della comunità LGBT+ hanno infine sottolineato quanto sia importante anche il modo in cui determinati personaggi vengano rappresentati, e quindi senza che questi risultino troppo stereotipati o poco carismatici. La loro profondità individuale, invece, aiuta ben l'82% del pubblico LGBT+ ad identificarsi, come nel caso di Omar in Élite, Robin Buckley in Stranger Things e della coppia composta da Eric e Adam in Sex Education.

Francesca Vecchioni, Presidente di Diversity, associazione non profit impegnata nella promozione di una cultura dell'inclusione, ha dichiarato: "Oggi la rappresentazione sullo schermo è più importante che mai. Netflix e i narratori di tutto il mondo hanno l'opportunità di aumentare l'inclusione della comunità LGBT+ attraverso l'intrattenimento. Una percentuale dell'82% in un'analisi su campione rappresentativo è una conferma schiacciante di quanto siano importanti storie in cui, non solo potersi riconoscere, ma attraverso le quali poter comprendere la realtà vissuta dalle altre persone. A conferma di questo, un altro dato eclatante è che il 75% delle persone coinvolte1 vorrebbe vedere ancor più rappresentate sullo schermo le relazioni genitoriali e familiari delle persone LGBT+".

fonte:  NOTIZIA di    https://movieplayer.it

Corso Online di formazione per Logopedisti sulla "Femminilizzazione della voce: percorso logopedico nella donna transgender"

Il Centro Italiano Logopedia, terrà Online un corso solo per Logopedisti:  "Femminilizzazione della voce: percorso logopedico nella donna transgender"   IL corso si terrà nei giorni 16 e 23 gennaio 2021.

 

 

 

Il Programma:

16 GENNAIO 2021

Ore 9.30-10.00
Introduzione al transgenderismo: chi sono le pazienti transgender – Dorella Minelli Logopedista
Ore 10.00–11.00
L’accoglienza alla paziente transgender: il colloquio conoscitivo – Dorella Minelli Logopedista
Ore 11.00-13.00
Femminilizzazione della voce (parte I): timing della presa in carico e valutazione logopedica della paziente transgender. Lezione frontale, visione di filmati e ascolto di registrazioni – Anna Guerrini, Logopedista

23 GENNAIO 2021

Ore 9.30-13.00
Femminilizzazione della voce (parte II): l’iter terapeutico logopedico

  • preparazione (requisiti, igiene vocale, allineamento posturale, respirazione e riscaldamento)
  • frequenza fondamentale e attacco vocale
  • modulazione dell’intonazione
  • risonanza
  • articolazione
  • suoni non verbali
  • automatizzare gli apprendimenti

Lezione frontale, visione di filmati, ascolto di registrazioni e pratica individuale dei singoli esercizi – Anna Guerrini, Logopedista

Ore 13.00-14.00
Pausa
Ore 14.00-15.00
Allenamento vocale: l’estensione della voce alla quotidianità – Paola Guidetti, Partner comunicativo
Ore 15.00-15.30
Femminilizzazione del linguaggio verbale e non verbale: differenze di genere nel linguaggio verbale e non verbale – Dorella Minelli, Logopedista
Ore 15.30-16.00
Training logopedico per la femminilizzazione del linguaggio verbale e non verbaleElisabetta Bandiera, Logopedista
Ore 16.30-16.15
Chiusura del corso

QUOTE DI ISCRIZIONE
Il costo è pari a 190 euro IVA inclusa 

Il corso verrà avviato con un numero minimo di 5 iscritti. 

Per tutte le info e iscrizione clicca >>> QUI 

fonte:  www.centroitalianologopedia.it

mercoledì 2 dicembre 2020

Libri: "Diario notturno" di Ennio Flaiano

L’arguta e pungente satira di un io narrante che viaggia di malavoglia e osserva con amaro disincanto, dapprima, una popolazione povera ed erede di una dispersa e gloriosa civiltà. A dispetto della sua gravosa condizione ha tuttavia fede in Dio e nel futuro, ama la guerra senza essere bellicosa, è fiera di avere molti sovrani e nei periodi di carestia si lacera in una lotta intestina. 

Quindi la lente si posa su di un “uomo qualsiasi”, di stanche ambizioni e nessuna idea politica, opportunista, superstizioso e volubile. Un moralista indisciplinato e incoerente, che evade il fisco e deruba il prossimo, ma invoca ordine e diritto a una vita confortevole. Una sezione costituita da sei brevissimi racconti o più propriamente scenette e una raccolta di riflessioni dedicati alla stupidità umana e alla presunzione di intelligenza dei popoli mediterranei, introducono a quella galleria di pensieri, notazioni, elzeviri e aforismi che costituiscono il Diario notturno. 

Per chiudere con ulteriori brevi racconti tra cui Un marziano a Roma, cronaca dell’atterraggio a Roma di un alieno solitario e perfettamente informato sulla situazione del nostro pianeta, tra folle di curiosi e personaggi illustri del calibro di Federico Fellini, Mario Soldati, Carlo Levi e Alberto Moravia…
Se credete che la letteratura sia dilatare proustianamente a ippopotamo una scrittura da formica, allora rivolgete la vostra attenzione altrove. 

Ma se ritenete che la letteratura sia scrivere solo ciò che è essenziale e necessario, con un’estrema economia di parole che schioccano, tuttavia, come un colpo di lama ben rifilato all’attaccatura del collo, allora Diario notturno fa al caso vostro. Scritti nell’immediato dopoguerra per la rivista “Il Mondo” di Mario Pannunzio e raccolti per la prima volta nel 1956, i brevi testi di questo sarcastico e corrosivo zibaldone di Ennio Flaiano furono definiti da Corrado Alvaro “Racconti nello spazio di un pensiero”. 

Spirito libero nel periodo storico e culturale delle catene ideologiche, lo scrittore e giornalista nato a Pescara nel 1910 e morto a Roma nel 1972 è stato un testimone non disposto a tacere e tantomeno a barare su nulla, vincolandosi a una parte da fine e ironico fustigatore del costume italiano. 

E questi testi, suggellano la sua vocazione a dire di no al gioco sociale e alla religione, ai governi e alle opposizioni, a i luoghi comuni del conformismo e dell’impegno politico dell’arte, alla retorica e a ogni forma di furbizia. Il libro lo si apre con curiosità e lo si chiude con tristezza, per quella capacità ancora attuale di far scattare nella mente del lettore pensieri di rispecchiamento.

fonte: Articolo di: Gian Paolo Grattarola   www.mangialibri.com

Elliot Page, Oscar-nominated star of Umbrella Academy, speaks out about being transgender

“Elliot Page has given us fantastic characters on-screen, and has been an outspoken advocate for all LGBTQ people,” said Nick Adams, GLAAD’s Director of Transgender Media. “He will now be an inspiration to countless trans and non-binary people. All transgender people deserve the chance to be ourselves and to be accepted for who we are. We celebrate the remarkable Elliot Page today.”  ph. Courtesy of Elliot Page

Today, Elliot Page, Oscar-nominated star of Umbrella Academy, spoke out about being transgender and non-binary on Instagram: click >>>  HERE

GLAAD also released a tip sheet for journalists covering the story:

The following style guide provided by GLAAD is designed to help you create respectful and accurate coverage, while avoiding common mistakes and clichés, around Elliot Page’s decision to live publicly as their authentic self. Please read thoroughly and respect the language and terminology guidelines below.

For a more extensive Reference Guide on covering transgender issues, please visit glaad.org/reference/transgender. For additional resources visit glaad.org/transgender. 

  • DO describe people who transition as transgender, and use transgender as an adjective. Elliot Page is a transgender person. DON'T use transgender as a noun: "Elliot Page is a transgender". DON'T use "transgendered." Transgender never needs an extraneous "-ed" at the end. DON’T use "transsexual" or "transvestite."
  • DO describe Elliot Page as a non-binary, transgender person. Both transgender and non-binary are umbrella terms that describe many different types of experiences. In Page's case, it can be used like this: "Elliot Page describes themself as transgender and non-binary, meaning that their gender identity is neither man nor woman."
  • DO refer to Elliot Page's gender identity being non-binary, not his sexual orientation. Gender identity is one's own internal, deeply held sense of one's own gender. Sexual orientation is who one is attracted to. They are not the same thing and should not be conflated or confused.
  • DO refer to them as Elliot Page. DON’T refer to them by their former name. He has changed it, and should be accorded the same respect received by anyone who has changed their name. Since Elliot Page was known to the public by their prior name, it may be necessary initially to say "Elliot Page, formerly known as Ellen Page, …" However, once the public has learned Page's new name, do not continually refer to it in future stories.
  • DO use he/they pronouns when referring to Elliot Page. This means you can use either he/him or they/them pronouns to refer to Elliot. Both pronouns are acceptable. If you need to explain this to your audience, you can include a sentence that says "Elliot Page uses both he/him and they/them pronouns; this story will use he/him when referring to Page."
  • DON'T use she/her pronouns to describe Elliot Page, even when referring to events in their past. Simply use their current name and pronouns. For example, "Elliot Page began their career as a child actor before their breakout performances in Hard Candy and Juno."
  • AVOID the phrase "born a woman" when referring to Page. If it is necessary to describe for your audience what it means to be transgender, consider: "Elliot Page was designated as female on his birth certificate, but is now living as his authentic self."
  • DON'T speculate about medical procedures transgender people may or may not choose to undertake as part of their transition. This is private medical information, and a transgender identity is not dependent on medical procedures. Overemphasizing the medical aspects of a person's transition objectifies transgender people, and prevents the public from seeing the transgender person as a whole person.
  • DON'T imply that someone who discloses that they are transgender was lying or being deceptive because they chose to keep that information private. Transgender people face extremely high rates of family rejection, employment and housing discrimination, and physical violence. Every transgender person has to prepare to face the possible consequences of transitioning to live as their authentic self. That caution does not mean that they were deceptive or lying. It simply means they felt it necessary to keep their authentic self private until they were safely able to disclose it to others.
  • DON'T indulge in superficial critiques of a transgender person's femininity or masculinity. There is no one way to "look" transgender or non-binary. Transgender people can have a range of gender expressions, just like cisgender people. How a person chooses to express their gender through their hair, clothing, make-up, jewelry, etc. is their own personal decision and doesn't change their gender identity. 
  •  source: www.glaad.org

martedì 1 dicembre 2020

Da Associazione transgender appello ad Aifa per tutela diritto alla cura

ROMA (ITALPRESS) - L'Associazione Libellula, che dal 1998 si occupa di assistere, orientare e difendere le persone LGBTQI+, con il supporto di Agedo, associazione di genitori, parenti, amici di persone LGBT+ e BOA (Brianza Oltre Arcobaleno), hanno deciso di proporre ricorso amministrativo nei confronti delle determine dell'Aifa del 23 settembre 2020 nella parte in cui "condizionano la diagnosi, la prescrizione e l'erogazione dei farmaci nel percorso di virilizzazione di uomini e femminilizzazione di donne transgender a vincoli e condizioni che rischiano concretamente di pregiudicarne l'accesso e quindi vanificare di fatto l'erogabilita' a carico del Servizio Sanitario Nazionale". 

La decisione del ricorso, spiegano le Associazioni, e' stata presa dopo una lunga riflessione e un'approfondita analisi dei contenuti delle determine e vuole essere uno strumento per aprire un confronto costruttivo con l'Agenzia Italiana del Farmaco allo scopo di raggiungere un risultato che sia di aiuto per le persone transgender. "L'azione - osserba Leila Pereira Daianis, presidente e fondatrice dell'Associazione Libellula - non deve in nessun modo essere vista come un atto ostile, ma come lo strumento per aprire un confronto con l'Agenzia sui punti incerti e oscuri della determina. 

Vogliamo, infatti, confermare la nostra piena disponibilita' al confronto e al dialogo affinche' l'Aifa possa rivedere la determina in modo da poter essere davvero d'aiuto alle persone transgender". Tra i punti contestati della determina vi e' il fatto che la possibilita' di somministrazione e' stata condizionata dall'Agenzia a una serie di prescrizioni "particolarmente gravose" e, secondo quanto contestato da Libellula, "non giustificate". Nella determina si richiede infatti che la diagnosi e la prescrizione di disforia di genere/incongruenza di genere provenga da "una equipe multidisciplinare e specialistica dedicata" e "con comprovata esperienza". 

Per l'avvocato Lorenzo Lamberti, che assiste le associazioni nel ricorso, "si teme che questo nuovo assetto regolatorio si trasformi di fatto in un forte ostacolo alla possibilita' di avere accesso ai farmaci, in considerazione del fatto che equipe con queste caratteristiche sono poche e mal distribuite sul territorio nazionale. Non si specificano neppure, quali caratteristiche dovrebbe avere l'equipe, ne' quali specialisti dovrebbero essere presenti per soddisfare il requisito della multidisciplinarieta'. 

Non sono poi disciplinate le conseguenze per tutti coloro che sono gia' in terapia e che rischiano di vedersi sospese le cure". Per le Associazioni ricorrenti, inoltre, non e' chiaro se il percorso indicato dall'Aifa sia obbligatorio solo per avere accesso gratuito al farmaco, oppure se impedisca in ogni caso ai medici specialisti, non inseriti nelle strutture citate dalla determina, di prescrivere i farmaci a pagamento e ai farmacisti di dispensarli. "Abbiamo deciso di supportare Associazione Libellula in questa azione legale perche' riteniamo che la delibera Aifa potrebbe portare a un'ulteriore complessita' in un percorso che, a oggi, e' gia' di per se' molto difficile nonche' fortemente medicalizzato. Per questo chiediamo ad Aifa di aprirsi al confronto affinche' si trovino soluzioni non discriminanti per nessuno e rendano veramente non oneroso per tutti l'accesso ai farmaci", conclude Fiorenzo Gimelli, presidente dell'Associazione Agedo. (ITALPRESS). ads/com

fonte:  di Italpress via https://notizie.tiscali.it

Arte: A Roma il nuovo murale mangia smog contro l’omofobia

Sulla parete dell’Istituto Tecnico industriale Armellini, di Largo Beato Placido Riccardi, è stato realizzato un enorme murale che omaggia il movimento LGBT+. Il grande dipinto rappresenta un uomo ed una donna, il primo in posizione frontale, l’altra di spalle, avvolti da una stoffa bianca e che guardano fissi nella stessa direzione.

Da San Paolo a Roma a New York e Amsterdam, l’inaugurazione del grande murale Outside In è stata data con una diretta Facebbok. L’opera è fatta con vernice mangia-smog, ed è dedicato a La Karl Du Pigné, personaggio icona del movimento LGBT+, che “lo rende oggi simbolo condiviso di diritto alla felicità, diritto all’affettività”.

Il progetto è a cura di Yourban 2030 in collaborazione con il Circolo Mario Mieli, patrocinato dal Municipio VIII di Roma e con il sostegno dell’Ambasciata Olandese in Italia. “Il progetto è nato da una cordata internazionale tra Italia, Stati Uniti e Olanda – spiegano i promotori – per regalare alla Città Eterna una nuova opera d’arte a cielo aperto. Un muro per tutti, un muro di tutti: perché nessun muro si abbatte da solo. Nel 1921 ci fu il Primo congresso per la riforma sessuale, che pose le basi per la fondazione della Lega mondiale per la riforma sessuale. Così 99 anni dopo, oggi 19 novembre, viene inaugurato Outside In, della street artist olandese JDL: il primo murales green a tema LGBT, nato dalla collaborazione tra Italia, Stati Uniti e Olanda, per portare la storia di un secolo di conquiste e battaglie per il diritto alla felicità sul muro di una scuola, nel quartiere San Paolo”.

Due anni fa Hunting Pollution, il primo murale mangia smog presente a Roma, Yourban 2030 torna con una alleanza internazionale etica: “Il nuovo monumento per Roma, che è al tempo stesso colore e rigenerazione urbana, restyling creativo della città e messaggio, in grado di trasformare un muro bianco in opera d’arte accessibile a tutti. Capofila del progetto è Yourban2030, la no-profit italiana guidata da Veronica De Angelis, che ha già regalato a Roma, nel quartiere Ostiense, Hunting Pollution, il murales green più grande d’Europa. Il primo di una serie di muri di tutti, murales e monumenti, omaggi e opere d’arte a cielo aperto”.

Yourban 2030 è stata fondata da Veronica De Angelis, giovane imprenditrice romana che ha investito in prima persona sulla sostenibilità ed è da 12 anni attiva nel campo dell’edilizia ed appassionata d’arte. Ha fondato la no profit nel 2018 con la collaborazione della vice presidente e project manager Maura Crudeli ed un team composto da Daniele Bernardi, Emanuela Conti e Giuseppe Molinari. Yourban si ispira ai 17 obiettivi dell’Agenda 2030 con cui produce collegamenti tra arte e innovazioni tecnologiche per dar vita a nuovi progetti in grado di parlare di ambiente e sostenibilità.

Nel 2020 insieme a Frank Ferrante il progetto approda negli Stati Uniti dove hanno l’uso esclusivo di Airlite per progetti artistici. “A partire dalla street art, una delle correnti artistiche che più di altre – spiegano i responsabili del progetto – dialogando con lo spazio urbano, si presta a raccontare concetti e affrontare temi legati all’ambiente, Veronica ha deciso di regalare al mondo un esperimento di grande valore, estetico e ambientale”.

fonte:   www.insidemagazine.it

Spettacoli, la proposta di Melandri: "Rendiamo i biglietti per cinema, teatri e musei deducibili dalle tasse come i farmaci"

Eʼ lʼappello della presidente della Fondazione Maxxi per rilanciare uno dei settori più colpiti dalla pandemia

"Curare l’Italia agendo anche sulla leva fiscale: rendendo deducibili, ai fini del calcolo d’imposta sul reddito delle persone fisiche, le spese di accesso (ticket, abbonamenti ecc.) ai tanti luoghi – teatri, cinema, auditorium, musei, istituzioni – dove si riceve, si produce, si scambia cultura. Proprio come facciamo per le nostre spese farmaceutiche". E' questa la proposta, formulata sulle pagine dell'Espresso, di Giovanna Melandri, presidente della Fondazione Maxxi, per rilanciare uno dei settori più colpiti dalla pandemia.

"Lo stesso meccanismo diretto, la segnalazione all’Agenzia delle Entrate tramite tessera sanitaria, si può replicare per quel consumo sociale di arte, musica, parole, immagini che è da sempre uno speciale salva-vita e a maggior ragione varrà quando cominceremo a emergere dall’incubo Covid-19", dichiara Melandri, perché "la cultura, nella sua accezione più ricca e articolata, è una leva da cui non si potrà prescindere nella sala-macchine della rinascita".

"Nel contesto europeo di Next Generation e della nuova 'Bauhaus' proposta da Ursula von der Leyden, il governo può delineare una visione progettuale di lungo respiro per la cultura italiana. Però il farmaco finora progettato, sperimentato o già somministrato al mondo della produzione culturale in Italia e in Europa manca ancora, a mio avviso, di una componente importante. Finora ha agito tipicamente sul lato della offerta, sul sostegno necessario a chi produce. Ma la cura di cui c’è bisogno dopo la pandemia deve realizzarsi anche sul lato della domanda", spiega. 

"Affinché il mondo dell’intuizione artistica e della produzione culturale si riprenda e si sviluppi come un investimento a lungo termine, occorre agire strutturalmente e con decisione (superando la logica dei bonus) sostenendo i consumi culturali di cittadini ulteriormente impoveriti dalla crisi", aggiunge avanzando la proposta di detrarre la cultura dalle tasse. 

"So bene che non è facile tracciare la linea. Si studino compatibilità e criteri, si fissi un congruo tetto annuo di spesa deducibile per persona, si esca definitivamente dall’idea che la cultura sia un optional, un bene, se non superfluo, secondario. L’allargamento e la crescita della domanda, grazie a un meccanismo certo e permanente di detrazione, attiverà un circolo virtuoso per la conservazione e l’arricchimento del patrimonio, per i percorsi educativi e formativi, per la produzione e la diffusione di musica, arte, teatro e cinema e naturalmente per il tessuto imprenditoriale collegato e il mecenatismo - conclude -. Sarebbe in ogni caso un gran dono all'Italia e ai suoi cittadini sapere che il consumo di cultura può entrare nelle fibre vive del nostro futuro ed esser riconosciuto tra i farmaci buoni, ampiamente sperimentati, che aiutano a curarci".

fonte: ph. Istockphoto  www.tgcom24.mediaset.it

Spagna: Il libraio che legge agli anziani al telefono, per combattere la loro solitudine

Una bella storia che arriva dalla Spagna quella del libraio che ha deciso di offrire un nuovo servizio per gli anziani, leggere libri per telefono. 

In questi mesi in cui ancora ci portiamo dietro il forte isolamento vissuto durante i lockdown a causa della pandemia che più di tutti hanno colpito gli anziani soli, che sono rimasti per molto tempo isolati da tutto, ancora più che il resto della popolazione, senza possibilità di uscire di casa e fare due chiacchiere, arriva da una libreria spagnola la bella iniziativa per dare un piccolo momento di sollievo agli anziani soli, proprio attraverso la materia prima della libreria: la lettura tutti amano le storie, a qualsiasi età e se leggere diventa un momento per condividere, ascolta e fare due chiacchiere, anche un gesto che solitamente si fa in solitudine diventa un modo per avere un contatto con un’altra persona e sentirsi meno soli. 

La biblioteca Soto del Real ha deciso di mettere a disposizione un servizio di lettura telefonica proprio per dare un sostegno agli anziani soli, questo bellissimo progetto di vicinanza sociale prende il nome di “Biblioterapia per anziani” ed è un progetto attivo da diversi anni presso questa libreria ma in forma differente, infatti di solito, in periodi normali, sono i volontari ad andare presso le case di riposo per stare gli anziani, leggere storie, favole, accompagnati anche da strumenti musicali, ma è proprio con la diffusione del Covid che il servizio si è reso ancora più necessario e si è trasformato da reale a virtuale, infatti con la necessità di mantenere distanziamento e di portare avanti il volontariato in sicurezza, non è stato più possibile recarsi presso le case di riposo, ma dall’altro lato, i volontari non volevano abbandonare il progetto proprio nel momento di maggiore bisogno, quando tanti anziani si sono ritrovati per forza bloccati in casa di riposo, senza potere ricevere visite esterne.

Così hanno pensato di dare un nuovo volto alla Biblioterapia, rendendolo un servizio telefonico settimanale, ogni volontario si accorda con un anziano su cosa preferisce che gli venga letto, in base ai suoi gusti, e una volta alla settimana c’è una sessione di lettura virtuale di minimo 20 minuti, (anche se poi ci si dilunga sempre in chiacchiere) ogni anziano ha un suo volontario che resta sempre quello, in modo che tra i due si crei un rapporto di confidenza e che sia un piacere ritrovare ogni settimana la stessa voce e la stessa persona, il responsabile del progetto si chiama Juan Sobrino ed è anche il proprietario della libreria, insieme a lui ci sono diversi volontari che lo aiutano con le telefonate

Juan Sobrino ha raccontato al quotidiano spagnolo El Pais: “Usiamo il telefono e i libri per combattere l’isolamento sociale, finché non si potrà tornare di nuovo a leggere dal vivo nelle residenze per anziani”

Tra gli utenti che stanno usufruendo del servizio c’è Chus López,una signora di 70 anni che da tre anni vive in una casa di riposo di Madrid. Intervistata da El País ha spiegato che le piace molto questo servizio e che ha raccontato al suo volontario che le piacciono i libri d’amore e per il resto, si fida dei criteri di scelta del suo bibliotecario che fino ad ora non l’ha mai delusa!

Ovviamente tutti sperano di poter tornare presto alle letture dal vivo, che regalano più emozioni, permettono di ridere e scherzare con i volontari e di concedersi anche una bibita insieme finita la lettura… e non possiamo che augurare anche noi che possano tornare alla loro normalità il più presto possibile.

fonte: Sources and images: elpais.com via www.positizie.it

Libri: Presentazione de "IL MEREGHETTI Dizionario dei Film 2021" su #iorestoinSALA venerdì 4 dicembre alle ore 20.30

Venerdì 4 dicembre alle ore 20.30 su #iorestoinSALA Paolo Merenghetti e Piera Detassis, presentano i nuovi volumi de IL MEREGHETTI  Dizionario dei Film 2021 al pubblico di #iorestoinSALA

 

Da oltre venticinque anni il più noto e apprezzato Dizionario dei Film, enciclopedico nel rigore e nella quantità di dati, efficace, divertente e rapido nella lettura, l'edizione 2021 del Mereghetti prevede nuove schede tematiche - che con questa edizione arrivano quasi a 33.000 - nuove voci, filmografie ampliate e revisioni. 

Venerdì 4 dicembre alle ore 20.30 Paolo Mereghetti e Piera Detassis presenteranno i nuovi volumi del Dizionario dei Film 2021 al pubblico di #iorestoinSALA in un incontro aperto a tutti e disponibile sulla nostra pagina Facebook spazioCinema

Non perdere l'opportunità di ascoltare e dialogare con due personaggi tra i più di spicco del panorama della critica cinematografica, anche e soprattutto alla luce dei grandi stravolgimenti che hanno scosso il mono del cinema in questo 2020.

Torna #iorestoinSALA: il cinema di qualità riparte dalla rete! #iorestoinsala è un circuito di sale di qualità virtuali, la cui offerta cinematografica è fruibile online, comodamente seduti sulla poltrona di casa.  Tutte le INFO > QUI

fonte:  www.spaziocinema.info

World Aids Day, Durex insieme ad Anlaids nella lotta contro Hiv e infezioni sessualmente trasmissibili


  • Al via la seconda edizione di #BastaTantoCosì: la campagna digital di Durex Italia per sensibilizzare ad una sessualità consapevole in occasione del World Aids Day del 1° dicembre. Ambassador l’attore e creator Frank Matano

  • La campagna prevede il lancio di un’asta benefica il cui ricavato, insieme ad una donazione da parte di Durex di oltre 90.000 preservativi, sarà devoluto ad ANLAIDS, Associazione Nazionale per la Lotta Contro l’AIDS

  • Attenzione ai giovani: secondo una recente ricerca Durex-Skuola.net solo 1 giovane su 2 utilizza il preservativo, mentre oltre il 60% prova vergogna nell’acquisto. Tra le cause principali la poca consapevolezza dovuta alla precocità dell’attività sessuale (73% tra i 14 e i 17 anni) e lo scarso ruolo educativo di famiglie e istituzioni, troppe volte sostituite dalle fake news online

Milano, 30 novembre 2020 – Promuovere l’educazione sessuale e sostenere la cultura della prevenzione contro le infezioni sessualmente trasmissibili: è questo l’obiettivo della campagna digital #BastaTantoCosì, promossa da Durex, leader nel mercato del benessere sessuale e “ambasciatore del sesso sicuro”, in collaborazione con ANLAIDS, prima Associazione Italiana nata per fermare la diffusione del virus HIV e dell’AIDS.

Arrivata quest’anno alla sua seconda edizione, e presentata in occasione del World Aids Day, l’iniziativa si propone di sensibilizzare sull’importanza di una sessualità sempre più consapevole e protetta, promuovendo l’uso del preservativo come unico dispositivo anticoncezionale in grado anche di prevenire le infezioni sessualmente trasmissibili.

La campagna di Durex, che trova fondamento nel gesto semplice e immediato dell’utilizzo di un preservativo – basta poco, basta tanto così per evitare rischi e proteggersi – si inserisce in un contesto estremamente delicato come quello odierno, nel quale ognuno di noi dovrebbe essere impegnato ad utilizzare le massime precauzioni in tutte le situazioni. Ci siamo abituati ad indossare le mascherine, perché non farlo anche con i preservativi?

Al centro dell’iniziativa pensata da Durex in occasione del World Aids Day 2020, la creazione di una special edition di oggetti di protezione di uso quotidiano che, dopo essere stati indossati dall’Ambassador Frank Matano nei giorni antecedenti al 1° dicembre, verranno poi messi all’asta tramite il sito Charity Star. Il ricavato verrà poi interamente devoluto ad ANLAIDS, già al fianco del brand nella campagna “Safe is the new normal”, nata lo scorso giugno per sensibilizzare le persone a non tornare alla normalità precedente al lock-down in termini di abitudini sessuali. Inoltre, sempre nell’ambito dell’iniziativa, Durex si impegnerà ad effettuare una donazione iniziale di ben 91.000 preservativi (1.000 per ogni anno di storia del brand) ad ANLAIDS, prevedendo una seconda fase nella quale si arriverà alla donazione di un preservativo per ogni nuovo follower reclutato entro il 1° dicembre dalla pagina Instagram del brand.

EDUCAZIONE SESSUALE VS PRESERVATIVO: COME SE LA CAVANO I GIOVANI

L’utilizzo del preservativo, del resto, rimane nel nostro paese una pratica non ancora pienamente consolidata, anche tra i più giovani. Ne sono un esempio i dati emersi da una recente indagine realizzata da Durex e Skuola.net, su un campione di oltre 15.000 giovani tra gli 11 e i 24 anni.

Ciò che emerge da questo Osservatorio, infatti, è che solo 1 giovane su 2 utilizza abitualmente il preservativo, con motivazioni molto spesso legate al contesto sociale all’interno del quale essi vengono in contatto con la sessualità.

Il 67% degli intervistati, infatti, prova vergogna nell’acquistare i preservativi, principalmente a causa di un approccio al tema sempre più precoce e meno consapevole (il 73% afferma di aver avuto il primo rapporto tra i 14 e i 17 anni). Tutto ciò, unito al ruolo storicamente debole delle famiglie (meno del 60% è solito parlarne con i genitori, che solo per il 26% consigliano il condom per la prevenzione dalle IST) e alla scarsa diffusione dei corsi di educazione sessuale sul territorio, sempre più richiesti (il 58% inviterebbe medici o esperti) ma fino ad ora ritenuti scarsamente utili (il 35% ha partecipato a corsi nei quali sono stati affrontati argomenti già conosciuti). Tutto ciò, comporta una maggiore impreparazione sul tema da parte dei più giovani, che non si rivolgono più agli esperti (2% chiede informazioni al consultorio, 3% a sessuologo o psicologo, 5% a ginecologo o andrologo) ma, al contrario, ricorrono a internet come principale fonte di “educazione e informazione” (il 50% del campione), con il rischio, sempre più alto, di esposizione a fake news e comportamenti sbagliati.

Informazione, educazione e attenzione sono quindi i tre elementi più importanti nel contrasto al fenomeno, mai diminuito, delle infezioni sessualmente trasmissibili. È in quest’ottica, quindi, che si può leggere il costante impegno di Durex nel garantire conoscenza, in termini di educazione alla prevenzione e di corrette abitudini sessuali, che si concretizza attraverso la quotidiana proposta di prodotti di qualità, di campagne informative, di donazioni e collaborazioni di lunga durata con associazioni come ANLAIDS, che da anni forniscono il loro prezioso contribuito in questo ambito.

fonte:  Matteo Inverno www.politicamentecorretto.com

sabato 28 novembre 2020

Veneto: Nasce la web tv dell’Arena di Verona

Streaming live dal Teatro Filarmonico in diretta e WebTV on demand con progetti a sostegno della cultura musicale italiana a partire dal 28 novembre, con i Carmina Burana diretti da Ezio Bosso, sono il nuovo progetto della Fondazione Arena di Verona che potenzia la sua presenza virtuale in attesa di poter tornare finalmente con il pubblico in presenza.

Dopo la chiusura forzata per il Coronavirus, è stato potenziato al massimo il live streaming dal Filarmonico, che continua a produrre arte in stretto accordo con i complessi artistici; un accordo con il Gruppo Editoriale Athesis prevede l’utilizzo anche della televisione veronese TeleArena in chiaro, in collaborazione con Fondazione Cariverona, Aulss 9 Scaligera, l’Assessorato alle Politiche sociali del Comune di Verona e Banco Bpm.

Il 28 novembre alle ore 12.00 debutterà la versione on demand della webTV con un palinsesto che inaugura con la serata dei Carmina Burana del 2019, diretti da Ezio Bosso, con i solisti Ruth Iniesta, Raffaele Pe e Mario Cassi, che registrò il record sinfonico delle ultime sei stagioni con 13.555 spettatori, disponibile al costo di 9,90 euro per singolo accesso e disponibile almeno per un anno. I Carmina Burana saranno trasmessi anche in chiaro esclusivamente per il pubblico del territorio veronese.

I proventi derivanti dai diritti dovuti al Maestro Bosso, per volere della famiglia saranno devoluti ad Aiam (Associazione Italiana Attività Musicali), associazione che raccoglie cento fra le principali istituzioni italiane della concertistica, dei complessi strumentali, della loro formazione e promozione, al fine di poter sostenere il settore musicale in tutt’Italia.

Il palinsesto della nuova webTV, realizzata con il contributo di Unicredit, ogni mese sarà arricchito da un titolo del grande repertorio areniano. In programma, per il 2021, anche l’inserimento di nuovi contenuti: il dietro le quinte della straordinaria e complessa macchina areniana, i racconti dei protagonisti, le curiosità del palcoscenico. (ANSA). 

fonte: REDAZIONE  www.tviweb.it

Discriminazioni sul lavoro e persone Lgbtiq

Vi proponiamo un articolo dal n.6/2020 del bimestrale dell’Uaar, Nessun Dogma – Agire laico per un mondo più umano 

Un commento sulla sentenza della Corte di giustizia dell’Unione Europa sul caso Taormina.  di UAAR - A ragion veduta (sito)

In occasione della proposta di legge Zan, in questo periodo in esame alla Camera, si è recentemente sviluppato il dibattito pubblico italiano sulle discriminazioni e sulla violenza per motivi legati al sesso, al genere, all’orientamento sessuale e all’identità di genere. L’importanza di un approfondimento degli strumenti giuridici di contrasto a questi fenomeni deriva in primo luogo da un esame del dato di realtà: nel nostro paese gli episodi di discriminazione omo-lesbo-bi-trans-fobici sono all’ordine del giorno.

In particolare, vi è un ambito nel quale la fisiologica condizione di disparità tra le parti rende particolarmente odiose e di difficile repressione queste condotte: si tratta del mondo del lavoro.

Con questo commento si tenterà di accennare ai principali profili giuridici connessi al fenomeno discriminatorio nel rapporto di lavoro con particolare riferimento ai lavoratori e alle lavoratrici Lgbtiq (lesbian, gay, bisexual, transgender, intersex, queer/questioning), attraverso una breve analisi di una recente sentenza della Corte di giustizia sulle dichiarazioni omofobe in materia di occupazione e di lavoro.

Va innanzitutto ricordato che l’orientamento sessuale e il transessualismo sono stati riconosciuti come criteri di discriminazione in un momento successivo rispetto ad altri fattori collegati a condizioni personali, poiché introdotti nell’ordinamento sovranazionale solo dalla direttiva 2000/78 e recepiti nell’ordinamento italiano con il decreto legislativo n. 216/2003, sebbene la Corte di giustizia dell’Unione europea e la Corte europea dei diritti umani avessero già in precedenza attribuito rilievo e protezione all’identità personale nella sua dimensione sessuale. Le discriminazioni che riguardano l’ambiente di lavoro possono avere a oggetto diverse relazioni professionali, tutte protette dal diritto: la fase pre-assuntiva di accesso all’impiego, le condizioni di lavoro e la progressione di carriera, la formazione interna, il licenziamento e le altre cause di risoluzione del rapporto di lavoro.

Bisogna precisare che deve considerarsi discriminatoria ogni condotta datoriale che, in ragione dell’orientamento sessuale e/o dell’identità di genere, si concretizza nell’applicazione di regole diverse a situazioni comparabili nonché nell’applicazione di regole identiche in situazioni differenti.

La discriminazione che riguarda l’ambiente di lavoro può essere diretta: questo accade quando, sulla base del suo orientamento sessuale e/o della sua identità di genere, una persona è trattata meno favorevolmente rispetto a un’altra in una situazione simile; oppure indiretta, nel caso in cui una disposizione, un criterio o una prassi apparentemente neutri mettano in posizione di particolare svantaggio i lavoratori e le lavoratrici Lgbtiq per la sola ragione del loro orientamento sessuale e/o della loro identità di genere.

La nozione di orientamento sessuale riguarda le relazioni affettive e ha come oggetto l’insieme di emozioni poste alla base di un rapporto sentimentale nonché l’attrazione fisico-sessuale nei confronti di un’altra persona.

L’idea di identità di genere, invece, valorizza la fluidità delle appartenenze e si riferisce, in particolare, alla percezione che ciascuna persona ha di sé come uomo e/o donna, che può o meno avere corrispondenza con il sesso attribuito alla nascita.

Un esempio paradigmatico di discriminazione diretta sul lavoro in ragione dell’orientamento sessuale è costituito dalla condotta dell’avvocato Carlo Taormina, sulla quale ha recentemente statuito la Corte di giustizia dell’Unione europea, con sentenza del 23 aprile scorso. Nel corso di un’intervista in un programma radiofonico, l’ex parlamentare aveva dichiarato di non intendere procedere all’assunzione di persone omosessuali nel proprio studio legale poiché «turberebbe l’ambiente, sarebbe una situazione di grande difficoltà», annunciando, dunque, politiche discriminatorie nella selezione del personale in ragione dell’orientamento sessuale dei potenziali candidati.

L’associazione Rete Lenford-Avvocatura per i diritti Lgbti ha agito in giudizio per l’accertamento della violazione, in tale episodio, della disciplina antidiscriminatoria relativa alle condizioni di accesso all’occupazione e al lavoro. Il Tribunale di Bergamo ha accolto il ricorso dell’associazione e la sentenza è stata confermata dalla Corte d’appello di Brescia: entrambi i giudici hanno stabilito che le affermazioni dell’avvocato Taormina, per la loro natura, per il loro contenuto e per il contesto in cui sono state rese, non possono in alcun modo costituire manifestazione del principio di libera espressione del pensiero. La libertà di espressione non è, cioè, incondizionata e assoluta: il suo esercizio deve essere bilanciato con altri diritti e altre libertà di pari rango quali il diritto alla dignità umana, all’identità personale (e, segnatamente, all’identità sessuale), all’uguaglianza e alla libertà personale (in particolare nelle sue declinazioni di libertà morale e sessuale).

La Cassazione, a cui il soccombente è ricorso, ha sospeso il procedimento, ritenendo pregiudiziale (e quindi necessaria per la definizione del giudizio) l’interpretazione del diritto dell’Unione europea da parte della Corte di giustizia.

Due erano i nodi problematici dal punto di vista del diritto antidiscriminatorio; essi, invece, sono stati superati dalla Corte di giustizia.

In primo luogo, non essendo individuabile in questa vicenda una persona determinata che fosse stata discriminata, si trattava di capire se Rete Lenford-Avvocatura per i diritti Lgbti, in quanto associazione di avvocate e avvocati volta alla promozione della cultura Lgbtiq, potesse considerarsi ente rappresentativo di interessi collettivi, e quindi essere legittimata ad agire in giudizio per la tutela dei predetti interessi.

Inoltre, in secondo luogo, la Corte di giustizia è stata chiamata a pronunciarsi sulla effettività della discriminazione: si può ritenere violata la direttiva in materia di parità di trattamento in ambito lavorativo
, anche quando, come all’epoca delle dichiarazioni rese dall’avvocato Taormina, non si faccia riferimento a una procedura di assunzione concretamente esistente e in essere in quel momento?

La Corte di giustizia ha risposto in senso affermativo a entrambe le questioni giuridiche, affermando la legittimazione ad agire in giudizio di Rete Lenford e stabilendo che le dichiarazioni omofobe relative alla selezione dei dipendenti costituiscono una discriminazione in materia di occupazione e di lavoro se rese da chi esercita, o può essere percepito come capace di esercitare, un’influenza determinante sulla politica di assunzioni di un datore di lavoro, poiché hanno l’effetto implicito di inibire future candidature delle persone omosessuali.

Il caso Taormina ci mostra come anche quando le discriminazioni in ambito lavorativo non hanno risvolti drammatici sulle vittime, o le vittime non siano addirittura neanche identificabili, questi fenomeni hanno forti ripercussioni sulla vita delle persone. Il lavoro, infatti, non rappresenta soltanto il principale strumento attraverso il quale si ricavano le risorse necessarie per vivere, ma è anche espressione della propria personalità, identità e delle proprie competenze nonché mezzo di costruzione di relazioni sociali.

fonte:  Francesca Romana Guarnieri www.agoravox.it

Oscar: 25 film per rappresentare l’Italia alla 93esima edizione degli Academy Awards

Sono 25 i film italiani che concorreranno alla designazione del titolo candidato a rappresentare l’Italia nella selezione per la categoria International Feature Film Award dei 93^ Academy Awards.

A causa della pandemia che ha condizionato l’industria cinematografica mondiale, l’Academy Awards ha stabilito nuove regole che rendono eleggibili agli Oscar anche i film per i quali era stata programmata la distribuzione al cinema ma che, causa chiusura sale, sono stati, invece, diffusi in streaming attraverso le diverse piattaforme VOD.

Hanno proposto la propria candidatura i film distribuiti in Italia, o in previsione di essere distribuiti, nel periodo compreso tra il 1° ottobre 2019 e il 31 dicembre 2020. La finestra di eleggibilità è stata, per questa edizione, ampliata dall’Academy a 15 mesi invece dei tradizionali 12 mesi.

La commissione di selezione, istituita presso l’ANICA su richiesta dell’Academy, si riunirà per votare il titolo designato il prossimo 24 novembre 2020. L’annuncio ufficiale di tutte le nomination è previsto per il 15 marzo 2021 e la cerimonia di consegna degli Oscar si terrà a Los Angeles il 25 aprile 2021.

Di seguito, l’elenco dei candidati in ordine alfabetico:

· 18 REGALI di Francesco Amato

· ASPROMONTE LA TERRA DEGLI ULTIMI di Mimmo Calopresti

· BAR GIUSEPPE di Giulio Base

· LA DEA FORTUNA di Ferzan Ozpetek

· IL DELITTO MATTARELLA di Aurelio Grimaldi

· FAVOLACCE di Damiano e Fabio D’Innocenzo

· L’INCREDIBILE STORIA DELL’ISOLA DELLE ROSE di Sydney Sibilia

· LONTANO LONTANO di Gianni Di Gregorio

· NON ODIARE di Mauro Mancini

· NOTTURNO di Gianfranco Rosi

· PADRENOSTRO di Claudio Noce

· PICCIRIDDA CON I PIEDI NELLA SABBIA di Paolo Licata

· PINOCCHIO di Matteo Garrone

· I PREDATORI di Pietro Castellitto

· LE SORELLE MACALUSO di Emma Dante

· SPACCAPIETRE di Gianluca e Massimiliano De Serio

· SUL PIU' BELLO di Alice Filippi

· THE SHIFT di Alessandro Tonda

· TORNARE di Cristina Comencini

· TRASH di Francesco Dafano e Luca Della Grotta

· TUTTO IL MIO FOLLE AMORE di Gabriele Salvatores

· L’UOMO DEL LABIRINTO di Donato Carrisi

· LA VERITA' SU LA DOLCE VITA di Giuseppe Pedersoli

· LA VITA DAVANTI A SÉ di Edoardo Ponti

· VOLEVO NASCONDERMI di Giorgio Diritti

fonte: di Anna Maria Iozzi   www.agoravox.it

La Norvegia vieta l’incitamento all’odio (anche) contro le persone trans e bisessuali

Ad oggi la legge puniva solo l’odio contro omosessuali e lesbiche. Inasprite le pene per gli omotransfobici.

La Norvegia ha ampliato il suo codice penale che fino ad oggi proteggeva le persone lesbiche e gay dall’incitamento all’odio, includendo finalmente anche i membri della comunità trans e bisessuale.

Nella giornata di ieri il parlamento norvegese ha approvato gli emendamenti presentati alla legge del 1981 senza neanche aver bisogno del voto, in quanto già sostenuti dai parlamentari in prima lettura la scorsa settimana. Gli emendamenti andranno ora a proteggere il genere, l’identità o l’espressione di genere dall’incitamento all’odio, cambiando la frase “orientamento omosessuale” in “orientamento sessuale“, per indicare anche le persone bisessuali.

Il codice penale esistente puniva le persone fino a un anno di reclusione per osservazioni private e fino a tre anni per osservazioni pubbliche. Questo per far capire alla destra italiana quanto nel resto d’Europa le leggi contro l’omobilesbotransfobia siano da tempo realtà.

Il disegno di legge è stato ovviamente accolto con favore dai movimenti LGBTQ +, con Birna Rorslett, vicepresidente dell’Associazione Persone Transgender in Norvegia, che ha affermato: “Sono molto sollevata, perché la mancanza di protezione legale è stata per molti, molti anni un pugno nell’occhio per le persone trans di questo Paese”.

Monica Mæland, ministro della giustizia e della pubblica sicurezza, aveva sottolineato come le persone trans fossero “un gruppo molto esposto quando si tratta di discriminazione, molestie e violenza”. “È imperativo che la protezione contro la discriminazione offerta dalla legislazione penale sia adattata alle situazioni pratiche che si presentano”.

Il codice penale è stato anche modificato in modo che le condanne per le persone accusate di crimini violenti saranno più dure se si ritiene che l’attacco sia stato motivato dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere di una persona.

fonte:    www.gay.it

Cori Amenta umiliata durante i controlli in aeroporto a Catania perché trans: la denuncia social

La fashion stylist Cori Amenta ha denunciato sul suo profilo Instagram un caso di transfobia accadutole pochi giorni fa all’aeroporto di Catania. 

La donna era di ritorno dalla Sicilia verso Milano, città in cui risiede attualmente. 

Non volendo avere a che fare con nessuno, anche per via di un lutto subito, la designer aveva deciso di facilitare le operazioni di controllo levando ogni indumento e accessorio che avrebbe potuto far suonare il metal detector. IL VIDEO >> QUI

A causa di un anello dimenticato, però, l’apparecchiatura ha dato l’allarme e la donna, accortasi immediatamente del problema, ha detto a chi si occupava del controllo che lo avrebbe levato subito. La guardia, accortasi della voce profonda di Amenta, avrebbe subito voluto avvisare con aria divertita i colleghi di trovarsi di fronte a una donna trans. «Vieni qua subito! Ci sono calamari, ci sta il signor calamaro!», avrebbe urlato l’addeto a controlli.

«Per chi non lo sapesse o non è siciliano – rivela Cori – Calamaru, puppu, serve il prezzemolo, porta il limone, sono tutte espressioni che si sottintendono un’unica vera offesa: “fr**io”». Un’umiliazione pubblica, soprattutto tenendo conto dei numerosi catanesi in fila per i controlli dietro la donna.

Dopo aver risposto a tono e allontanatasi per procedere per l’imbarco, la stilista ha notato, però, che le risatine da parte delle guardie continuavano. Volendo denunciare il grave atto di discriminazione ha prontamente preso il cellulare con l’intenzione di chiedere i dati dei suoi schernitori. Al rifiuto di dare le proprie generalità da parte di questi, la donna si è rivolta alla Polizia per chiedere aiuto.

«Quello che è accaduto dopo, non me lo sarei mai aspettato – racconta – In cinque mi hanno accerchiato, intimandomi a lasciar perdere e minacciandomi di farmi perdere l’aereo se non l’avessi fatto. Hanno anche detto che avrei fatto molto, molto bene ad andarmene».

«Per lo Stato Italiano io sono una donna a tutti gli effetti, anche sui documenti – continua – Vivo da dieci anni con il mio compagno, non ho mai dato fastidio a nessuno. Trovo assurdo dover fare questi video. In un momento in cui si contesta che ci possa essere o meno una legge contro l’omotransfobia e le discriminazioni, io mi chiedo: se chi mi dovrebbe proteggere è il primo che mi insulta urlando in un aeroporto, di chi dovrei fidarmi?».

«Mi sento di dire che da tutta la vita mi ritrovo attaccata solo perché trans, e prima gay. La mia vera bellezza sta nel sentirmi libera di vivere come ritengo giusto e NESSUNO può permettersi di tapparmi le ali – confida Cori a NEG Zone – È assurdo che adesso si stia ancora a subire angherie immotivate, dettate solo da ignorante indifferenza». Fiduciosa del fatto che la giustizia farà il suo corso, Cori Amenta chiede che la sua storia abbia una risonanza, affinché si scardini «questo atteggiamento maschilista, così cattivo, così piccolo».

fonte:     www.neg.zone

martedì 24 novembre 2020

Arte > “Uffizi On Air”: gli Uffizi live su Facebook

Si chiama ‘Uffizi On Air’ il nuovo progetto social delle Gallerie, per portare l’arte del museo fiorentino più famoso al mondo on-line.

La chiusura dei musei e di tutti i luoghi cultura imposta dall’ultimo Dpcm in tutta Italia ha portato ad un vero e proprio “Lockdown dell’arte”. Le Gallerie degli Uffizi non si arrendono però e aprono al pubblico di tutto il mondo, in diretta, attraverso il web con un nuovo progetto social: ‘Uffizi On Air’.

Dal 6 novembre, ogni martedì e venerdì, alle ore 13, sul profilo Facebook del museo sono trasmessi video live con curatori e specialisti delle Gallerie per illustrare le opere d’arte e svelarne i dettagli e i segreti; ma è anche l’occasione per raccontare aneddoti e curiosità del museo e della sua storia. Alla fine anche uno spazio dedicato a rispondere alle risposte alle domande del pubblico che può avere l’occasione di chiedere in diretta curiosità e chiarire dubbi semplicemente scrivendo nei commenti della live chat. 

“Vi accompagneremo virtualmente nelle sale e ci metteremo a disposizione per soddisfare le vostre curiosità” – ha dichiarato il direttore Eike Schmidt – “Come già nel caso del lockdown di primavera, anche stavolta gli Uffizi resteranno in contatto con tutti voi: ora, con Uffizi On Air, offriamo un modo ancora più diretto per condividere i nostri tesori con il mondo. Se non possiamo portarvi fisicamente in museo, con questo nuovo progetto social vi ci accompagneremo virtualmente, in versione live, mettendoci a disposizione per soddisfare il vostro desiderio di sapere e le vostre curiosità”.

Un museo social

L’esperimento di portare il museo sui social tentato durante il lockdown di marzo ha avuto da subito grande successo: i video della serie ‘La mia sala’ su Facebook, con addetti delle Gallerie ad illustrarne capolavori e spazi, in pochi mesi dall’apertura avevano infatti ottenuto milioni di visualizzazioni. Forte la presenza del museo fiorentino anche su Instagram, con oltre 561mila seguaci, che lo rendono uno dei complessi museali più seguiti d’Europa, mentre sul canale TikTok, aperto appena ad aprile e che ha già raggiunto oltre 60mila follower, è, insieme al Prado, il museo con più seguaci al mondo. 

Perciò anche durante questo nuovo periodo di chiusura forzata, verranno potenziate anche le altre attività di comunicazione a distanza. Tra le iniziative in programma c’è anche la “trasposizione” online delle ultime tre mostre inaugurate nelle scorse settimane, con “ipervisioni” (così si chiama la sezione sul sito dedicata ad esse) sul sito web delle Gallerie http://www.uffizi.it: ‘L’esperimento’ di Joseph Wright of Derby per la prima volta in Italia (già visitabile), Il ritorno a Firenze del Leone X di Raffaello, Imperatrici, Matrone, Liberte. Volti e segreti delle donne romane.

E poi ancora visitabili online “Rinascenza. Itinerario di emozioni e sentimenti attraverso la statuaria antica delle Gallerie degli Uffizi”, “Francesco, Fratello Universale. La vita e il culto del Poverello di Assisi nelle opere delle Gallerie degli Uffizi” e molte altre, oltre alle visita delle sale a 360 gradi e a interessanti approfondimenti sui capolavori ospitati nel museo.

fonte: By    https://firenzeurbanlifestyle.com

25 novembre: Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne

Ministero della Salute. Secondo il rapporto dell'OMS Valutazione globale e regionale della violenza contro le donne: diffusione e conseguenze sulla salute degli abusi sessuali da parte di un partner intimo o da sconosciuti (in lingua inglese), la violenza contro le donne rappresenta “un problema di salute di proporzioni globali enormi”. 

Redatto in collaborazione con la London School of Hygiene & Tropical Medicine e la South African Medical Research Council, il rapporto analizza sistematicamente i dati sulla diffusione della violenza femminile a livello globale, inflitta sia da parte del proprio partner, sia da sconosciuti.


L’abuso fisico e sessuale è un problema sanitario che colpisce oltre il 35% delle donne in tutto il mondo e, cosa ben più grave, è che ad infliggere la violenza sia nel 30% dei casi un partner intimo. Leggi la sintesi del rapporto.

I servizi del Sistema sanitario nazionale

Il nostro sistema sanitario mette a disposizione di tutte le donne, italiane e straniere, una rete di servizi sul territorio, ospedalieri e ambulatoriali, socio-sanitari e socio-assistenziali, anche attraverso strutture facenti capo al settore materno-infantile, come ad esempio il consultorio familiare, al fine di assicurare un modello integrato di intervento.
Uno dei luoghi in cui più frequentemente è possibile intercettare la vittima è il Pronto Soccorso.
E’ qui che le vittime di violenza, a volte inconsapevoli della loro condizione, si rivolgono per un primo intervento sanitario. Nello specifico, presso alcuni Pronto soccorso in Italia si sta sperimentando un percorso speciale per chi subisce violenza, contrassegnato da un codice rosa, o uno spazio protetto, detto stanza rosa, in grado di offrire assistenza dal punto di vista fisico e psicologico e informazioni sotto il profilo giuridico, nel fondamentale rispetto della riservatezza.

La normativa sulla violenza

La prima significativa innovazione legislativa in materia di violenza sessuale, in Italia, si era avuta con l’approvazione della Legge 15 febbraio 1996, n. 66, che ha iniziato a considerare la violenza contro le donne come un delitto contro la libertà personale, innovando la precedente normativa, che la collocava fra i delitti contro la moralità pubblica ed il buon costume.


Con la Legge 4 aprile 2001, n. 154 vengono introdotte nuove misure volte a contrastare i casi di violenza all’interno delle mura domestiche con l'allontanamento del familiare violento.
Nello stesso anno vengono approvate anche le Leggi n. 60 e la Legge 29 marzo 2001, n. 134 sul patrocinio a spese dello Stato per le donne, senza mezzi economici, violentate e/o maltrattate, uno strumento fondamentale per difenderle e far valere i loro diritti, in collaborazione con i centri anti violenza e i tribunali.


Con la Legge 23 aprile 2009, n. 38 sono state inasprite le pene per la violenza sessuale e viene introdotto il reato di atti persecutori ovvero lo stalking.
Il nostro Paese ha compiuto un passo storico nel contrasto della violenza di genere con la legge 27 giugno 2013 n. 77, approvando la ratifica della Convenzione di Istanbul, redatta l'11 maggio 2011. Le linee guida tracciate dalla Convenzione costituiscono infatti il binario e il faro per varare efficaci provvedimenti, a livello nazionale, e per prevenire e contrastare questo fenomeno.
Il 15 ottobre 2013 è stata approvata la Legge 119/2013 (in vigore dal 16 ottobre 2013) “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, che reca disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere”.

Linee guida soccorso e assistenza donne vittime di violenza

Il 24 novembre 2017 sono state approvate con DPCM le Linee guida nazionali per le Aziende sanitarie e le Aziende ospedaliere in tema di soccorso e assistenza socio-sanitaria alle donne vittime di violenza.
Obiettivo delle linee guida è quello di fornire un intervento adeguato e integrato nel trattamento delle conseguenze fisiche e psicologiche che la violenza maschile produce sulla salute della donna. Il provvedimento prevede, dopo il triage infermieristico, salvo che non sia necessario attribuire un codice di emergenza (rosso o equivalente), che alla donna sia riconosciuta una codifica di urgenza relativa (codice giallo o equivalente) per garantire una visita medica tempestiva (tempo di attesa massimo 20 minuti) e ridurre al minimo il rischio di ripensamenti o allontanamenti volontari.
Le linee guida prevedono, inoltre, l'aggiornamento continuo delle operatrici e operatori, indispensabili per una buona attività di accoglienza, di presa in carico, di rilevazione del rischio e di prevenzione.

A chi rivolgersi

Vedi anche:

fonte:  www.salute.gov.it

lunedì 23 novembre 2020

Aumentano le fashion company nel Diversity Leaders ranking: Hermès, Armani, Prada e Hugo Boss tra le aziende europee più inclusive

Nonostante sia in ritardo rispetto ad altri settori, anche la moda ha iniziato il suo percorso verso la creazione di ambienti di lavoro più inclusivi, con l’inserimento di figure ad hoc e la promozione di valori rispettosi del concetto di diversità.

Ne è la prova la seconda edizione del ranking annuale Diversity Leaders, promosso dal Financial Times con il supporto di Statista, società tedesca leader nel campo delle ricerche di mercato, che da aprile ad agosto 2020 ha intervistato 100mila persone di 15mila imprese con un minimo di 250 dipendenti, setacciando 16 Paesi Europei: Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Spagna, Svezia, Svizzera e Regno Unito.

Oltre alle dichiarazioni dei dipendenti - interpellati su come si gestiscono in azienda tematiche relative a età, genere, equità, etnia, disabilità e orientamento sessuale - al fine di perfezionare l’analisi sono stati coinvolti anche i referenti delle risorse umane di ogni società.

Risultato: è stata compilata una graduatoria di 850 realtà europee di diversi ambiti e settori, dove anche la moda è ben rappresentata.

Nella parte alta della classifica troviamo infatti Hermès, che ha conquistato la quinta posizione, facendo un balzo rispetto a un anno fa, quando si era classificato 575esimo su 700.

Subito sotto, al sesto posto, si piazza Giorgio Armani (nella foto la sfilata Spring-Summer 2021), la prima delle 35 aziende italiane a comparire nel ranking.

Interessante notare che nella top 100 entrano Prada, al numero 57, e Hugo Boss, al 97. Ricordiamo che il gruppo milanese proprio recentemente ha arruolato Malika Savell come chief diversity, equity e inclusion officer per il Nord America: un ruolo in realtà trasversale, che vedrà la manager come responsabile dello sviluppo di politiche, strategie e programmi in grado di garantire una rappresentazione di culture e punti di vista diversificati a tutti i livelli dell’azienda.

In rappresentanza dell’Italia nelle prime 100, al 71esimo posto, si trova la beauty company Kiko Milano. Al numero 111 Benetton Group, al 711 il Gruppo Calzedonia.

Tra le 850 aziende più virtuose non compare un colosso come Lvmh, anche se si mettono in evidenza alcuni marchi del gruppo, come Sephora (in 49esima posizione) e Louis Vuitton (in 161esima).

Non riesce a entrare della graduatoria nemmeno il big elvetico Richemont, ma a sua difesa va detto che all’inizio del 2019 ha assunto un director of diversity and inclusion e, secondo voci vicine al dossier, sta piazzando pedine simili nelle aree geografiche e nel management dei marchi che presidia.

Quanto al rivale Kering, casa madre di Gucci, si è classificato al 715esimo posto: l’analisi sottolinea che il gruppo francese ha lavorato con impegno sul gender gap, aumentando il numero di donne nel suo cda, ma ha performance meno brillanti, rispetto per esempio a Hermès e Giorgio Armani, sul fronte “age” e “ethnicity”.

«L’industria del lusso ha fatto passi in avanti significativi – ha commentato Hannah Stoudemire, a.d. della Fashion for All Foundation, un’organizzazione non profit con sede a New York che promuove l’uguaglianza e la diversità nel settore della moda – ma molte aziende non stanno facendo nemmeno il minimo indispensabile».

«Il consiglio – aggiunge – è di affrontare i problemi legati alla diversity a tutti i livelli dell’organizzazione e di creare spazio e budget per un chief cultural officer. Un ruolo che dovrebbe essere obbligatorio in ogni azienda di moda, bellezza e media».

fonte:  a.t.  www.fashionmagazine.it

Society: Lilith Primavera, la Malafemmina in un podcast che dovrebbe ascoltare chi vive di pregiudizi

La diva della nightlife romana e la sua storia, diretta da Chloé Barreau, per un podcast divertente, intimo ed emozionante, sulla transizione e sulla femminilità. Foto di Giuseppe Zizza

Lilith Primavera è un personaggio mitico della notte romana. Una donna dal fascino che non lascia indifferenti. Una donna nata maschio, come dice lei stessa, ma è solo un dettaglio.Lilith è una cantante, una performer, un’attrice, una poetessa, una femminista. Per arrivare fino a qui, è stata costretta a fare i conti con alcune ferite. 

Malafemmina è un viaggio vibrante nella vita di un’artista underground. Uno sguardo intimo sul tema della transizione. Un diario di amicizia e di sorellanza.

La storia di come sono rimasto affascinato dal podcast Malafemmina, è di quelle che capitano nelle pandemie, in un tempo in cui niente è normale. Mi capita quasi per caso di scambiare due chiacchiere virtuali con Lilith Primavera, robe di musica, mentre ignoro assolutamente chi sia. Vengo dalla campagna toscana, non troppo intima con la nightlife romana, di cui Lilith è regina. Poco male. Mentre ampliamo la forbice delle chiacchiere da lockdown su argomenti tipo cani o serie tv, mi fa sentire un po’ della sua musica che migliora di una buona percentuale l’umore della mia giornata, poi mi butta lì che uscirà a breve, il 25 novembre, un podcast su di lei su Storytel.

La cosa mi incuriosisce, e dopo poco entro in contatto con la regista Chloé Barreau, parigina da 20 anni a Roma, che mi passa sotto banco tutto il podcast. Lo ascolto in una botta, in cuffia tra faccende di casa e sparato in macchina nei viaggi pirata a sconfinare la zona rossa. Ne rimango rapito. Chloé mi dice che è cinema da ascoltare, ed è una definizione assolutamente calzante. Riesco a vedere nitide le immagini di quello che sento, il podcast è montato perfettamente, Le musiche di Giorgio Maria Condemi, poi, sono la ciliegina sulla torta. Un viaggio con tante voci, in cui Lilith recita alcune pagine del suo libro al momento inedito (si intitola Piccola Gemma e gioca col thriller e con l’ucronia da vera pro) ancora in fase di revisione, scegliendo solo quelle autobiografiche, alternandole a momenti di vita quotidiana, incontri casuali, poetici e gong assurdi di cui capirete il significato solo ascoltando le 4 puntate. Ascese e cadute, momenti di festa, altri tremendi, nella vita di una donna trans. Chloé e Lilith, foto di Marco Ragaini

Il punto è quello, la transizione, ma resta in secondo piano rispetto allo storytelling e alla storia molto poco fiction di due donne che entrano in contatto tra di loro in modo complementare: la narratrice e la narrata. La femminilità data per scontata e quella da conquistare, la lotta per i propri diritti di essere umano, senza etichette o catalogazioni. Io, ascoltatore, sono poco dentro le storie di femminismo e transizione, e non nego da perfetto italiano medio di essere uno di quelli che ha avuto pregiudizi, almeno una volta, anche se non lo ammetterebbe mai in società. Un po’ come quelli che pensano che il sovrappeso nei film debba sempre essere il pauroso della compagnia, la studiosa per forza la sfigata, l’asiatico quello che ne sa di tecnologia e l’africano quello col ritmo nel sangue, anche a me è capitato di riporre le caratteristiche di una certa scena LGBTQ+ nel cassetto della frivolezza e dello stare senza pensieri, poco educato per fare il passo laterale e capire che ogni persona ha una storia a sé stante, che merita di essere ascoltata e va decisamente oltre la definizione di genere.

Non ci sono arrivato proprio oggi, a onor del vero, ma Malafemmina di Chloé Barreau sulla storia di Lilith Primavera, mi ha fatto entrare nella vita di una donna che ha un milione di sfaccettature che non t’immagini: dall’ovvio lato vamp della notte a quello dell’artista ricercata, dalla donna semplice, bucolica a quella inaspettatamente nerd. Non solo oscurità e punti luce, però: nel podcast ci sono un sacco di momenti in cui Lilith si mette in discussione, roba davvero intima e personale in cui ogni persona che ha passato i 30 si riconosce. Ecco la chiave: Malafemmina non è (solo) un podcast che racconta la transessualità, altrimenti sarebbe la solita cosa di nicchia che se sei interessato all’argomento, bene, altrimenti sticazzi e se invece sei hater congenito, schifi a priori. È la storia di una diva di provincia (perché pure se stai sotto al Colosseo, l’Italia è tutta provincia), e di come riesce a vivere in un mondo a volte gentile, spesso no, tra gli sguardi, la curiosità morbosa e le domande che, alla fine, sono sempre le stesse. Ascoltarlo non è solo divertente e interessante, ma anche un passo verso la civiltà.

fonte:  di Simone Stefanini    www.dailybest.it

Cultura: È morta Jan Morris, storica e scrittrice gallese

Venerdì mattina è morta la storica e scrittrice gallese Jan Morris. Aveva 94 anni ed era molto nota, oltre che per i suoi libri di viaggio e i suoi saggi storici, come donna transgender: nel 1974 Enigma, il libro autobiografico con cui raccontò il suo percorso di transizione conclusosi due anni prima, fece discutere e divenne un bestseller in molti paesi. 

In foto: La storica gallese Jan Morris nel 2018, dopo aver ricevuto un premio (Canale YouTube di Stanfords)

Morris era molto conosciuta fin dal 1953, quando era stata mandata dal Times di Londra a seguire il tentativo di scalata del monte Everest di Edmund Hillary e Tenzing Norgay: fu suo lo scoop che la vetta della montagna più alta del mondo era finalmente stata raggiunta. 

Era stata inoltre la corrispondente del Times durante la crisi di Suez, quando Israele attaccò l’Egitto, ma per via di un disaccordo con la direzione del quotidiano lo lasciò per il Guardian. Nel corso della sua carriera scrisse molti libri di storia culturale, tra cui uno dedicato a Venezia e uno a Trieste. Dopo la sua transizione di genere dovette divorziare da sua moglie, ma continuò a vivere con lei e si unirono civilmente nel 2008, quattro anni dopo l’introduzione delle unioni civili nel Regno Unito.

fonte:  www.ilpost.it