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sabato 1 maggio 2021
Pescara: Al Centro Studi Artedanza, "Art on Summer" lo Stage di Danza dal 23 al 29 agosto
La chirurga Giulia Lo Russo: “Opero pazienti con disforia di genere. Per loro è come ritrovare la verità su se stessi”
Dietro la porta della dottoressa Giulia Lo Russo c’è qualcosa di molto simile alla felicità: dal suo studio esce una coppia, un uomo e una donna, che ne è il perfetto ritratto. Si tengono per mano, hanno entrambi un sorriso così contagioso da strapparne uno anche a me. “Un controllo a un mese dall’intervento, e l’emozione di vedersi in quel corpo cercato da sempre, genera questa felicità a effetto domino”, spiega la dottoressa. Marc (chiameremo così l’uomo della coppia, ndr) è un ragazzo transgender, un mese fa è entrato in sala operatoria per sottoporsi alla mascolinizzazione del torace che consiste nella rimozione del seno per eliminare così qualsiasi traccia del profilo femminile. La sua gioia, oggi, è incontenibile. Marc ha chiuso un capitolo della sua vita.
“Col mio bisturi curo l’anima”
Giulia Lo Russo è medico di chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica. Da molti anni si occupa di chirurgia di riassegnazione di genere. “Per me la chirurgia è uno strumento che permette anche di curare l’anima”, chiarisce. E i suoi pazienti per guarire la loro anima arrivano da strade costellate da profonda sofferenza: un lungo percorso di transizione, tra pregiudizi e molto spesso mancanza di diritti, che in molti casi inizia già dall’infanzia. Disforia di genere. Questa la parola che descrive il malessere vissuto da chi si sente imprigionato in un corpo ‘bugiardo’ che non rappresenta l’identità di genere sentita. Disforia deriva dal greco dysphoría, composto di dys “male” e phérein “sopportare”. “Mal sopportazione” dunque. E quando la parola si applica alla sessualità indica il malessere percepito da un individuo che non si riconosce nel sesso biologico (maschile o femminile) assegnatogli alla nascita. È bene sottolineare però che molte persone transgender non mostrano un disagio per i propri caratteri sessuali e hanno un rapporto sereno e armonioso con il proprio corpo.
Dottoressa da dove nasce il suo interesse per la chirurgia di riassegnazione di genere?
“Da molto lontano. Al quinto anno di medicina mi recai a Roma per seguire un congresso in questa materia. Era il 1995. In Italia eravamo gli albori di questa disciplina. Me ne appassionai subito. I primi anni collaborai con l’urologia nel campo della chirurgia uro-ginecologica della riassegnazione di genere da uomo a donna. Da una decina di anni mi occupo della chirurgia mammaria dei transgender e in particolar modo della transizione da donna a uomo, quindi della mastectomia con creazione del torace maschile”. Foto: Giulia Lo Russo, medico specializzata in chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica
Come funziona il percorso di transizione in Italia?
“Se alcune persone transgender, non tutte ne sentono la necessità, decidono di intervenire sul proprio corpo per renderlo più simile al loro sentire, il percorso che dovranno affrontare sarà multidisciplinare. Il primo step sarà con uno psichiatra o uno psicoterapeuta. Se durante questa fase viene accertata una intensa e persistente sofferenza causata dal sentire la propria identità di genere diversa dal sesso assegnato alla nascita, si potrà iniziare il trattamento ormonale. Quindi sarà necessario rivolgersi a un endocrinologo. La terapia può essere mascolinizzante o femminilizzante. Il trattamento ormonale sarà comunque personalizzato a seconda delle esigenze e degli obiettivi che la singola persona intende raggiungere”.
Immaginiamo ci sia un decorso medico ed uno “sociale”
“Esatto Per circa un anno la persona vivrà in società come uomo o come donna, a seconda del genere in cui si riconosce. Il passaggio successivo è il cambio dei documenti anagrafici che avviene solo dopo la sentenza del Tribunale di residenza. Per ottenere i nuovi documenti si deve dimostrare al giudice di essere certi, dopo aver vissuto per dodici mesi nel genere sentito, di non voler tornare più indietro. Per chi lo desidera è anche possibile farsi autorizzare, sempre dal tribunale di residenza, gli interventi chirurgici per cambiare sesso. In Italia, per legge, un medico non può asportare un organo sano. È quindi necessario che un giudice lo consenta espressamente, come forma di tutela per la saluta psicofisica della persona”.
Qual è l’intervento più complesso? Da femmina a maschio o viceversa?
“Per la parte superiore, quella toracica, è più complesso l’intervento da femmina a maschio: in questo caso si esegue una mastectomia, viene cioè rimosso il tessuto mammario e vengono riposizionati l’areola e il capezzolo. Anche per quanto riguarda la chirurgia dei genitali, la falloplastica è molto più complessa di una ricostruzione di neo vagina. Quindi in generale è più complesso l’intervento da femmina a maschio”.
Per la sua esperienza, in quanto tempo si matura la decisione di sottoporsi a un intervento chirurgico di riassegnazione di genere?
“Non è tanto la decisione di sottoporsi all’intervento, ma tutto il percorso è frutto di un lungo viaggio verso se stessi. Si tratta del bisogno di cercare la verità, un’esigenza che nasce fin da bambini. Già a tre anni queste persone percepiscono di trovarsi in un corpo sbagliato. Poi con l’adolescenza questo disagio esplode e questi ragazzi, o ragazze, cadono in profondi stati depressivi e le famiglie spesso ignorano il perché”.
Come viene vissuta la scelta di un percorso di riassegnazione di genere all’interno di una famiglia?
“Ho trovato di tutto, da genitori super accoglienti, ad altri che accettano la scelta dei figli ma che non riescono poi a chiamarli con pronomi diversi. Ho trovato genitori imbarazzatissimi e disperati. Ho visto persone buttate fuori di casa. Comunque quello che posso dire è che col passare degli anni c’è molta più accettazione. Dieci anni fa vedevi ragazzi soli, adesso arrivano coi genitori che vogliono saper tutto sull’intervento chirurgico”.
C’è un dubbio, o una paura ricorrente, in chi si sottopone a questi interventi?
“Assolutamente no. All’intervento arrivano tutti convinti e prontissimi. Sfiniti da un iter legale molto lungo. Occorrono anni per arrivare alla sentenza del tribunale che consenta il cambio di genere. Per anni queste persone vivono nell’esasperazione dell’attesa. Con la pandemia peraltro i tempi per arrivare all’intervento si sono fatti ancora più lunghi. Immaginiamo per un attimo cosa possa provare una persona che ha iniziato il suo percorso di transizione, acquisendo i caratteri del genere desiderato con le cure ormonali. Faccio un esempio: se la transizione è da donna a uomo, negli anni di cure ormonali la voce muta come tutte le caratteristiche estetiche. Sui documenti però rimane il genere femminile e il ragazzo ha ancora il seno. Diventa frustrante anche il solo spogliarsi in spiaggia o presentare un documento di identità. Quindi si capisce quanto il periodo di attesa tra la terapia ormonale in atto e l’intervento chirurgico costituisca un disagio enorme”.
Che rapporto si instaura tra lei e il paziente?
“Molto intenso. Sono tutte persone bellissime con una grandissima attitudine alla ricerca della verità di se stessi. Diventano degli amici con i quali condivido l’emozione della loro rinascita. Mi rendono partecipe delle loro vite. Mi mandano ad esempio foto o video della loro prima volta al mare. Un paziente si è persino tatuato il mio nome”.
Lei ai suoi pazienti, in un certo senso, restituisce la vita…
(Sorride) “Il primo intervento che di solito fanno con me è quello della mastectomia e quindi è la prima volta che il loro corpo cambia davvero notevolmente. Per la prima volta si guardano allo specchio e si riconoscono nel loro corpo. Eliminano una parte odiatissima. Ho visto fiocchi azzurri al letto del paziente, lacrime di gioia. Sì, vedo un grande senso di rinascita”.
Quanto è importante saper usare le parole giuste?
“È fondamentale. È assolutamente da abolire l’uso del nome di nascita e si deve chiamare il paziente col nome che ha scelto. Non uso mai la parola transessualismo, in quanto la riassegnazione di genere non ha nulla a che vedere col sesso, è una questione di identità e genere perciò uso solo la parola transgender. Poi è fondamentale l’uso corretto del pronome”.
A quale età può iniziare il percorso di transizione?
“La cura ormonale si può iniziare prima dei 18 anni. Mentre l’intervento chirurgico, dopo la maggiore età”.
Il paziente più anziano che ha operato?
“Ho fatto interventi su pazienti ultrasessantenni che hanno aspettato di crescere i figli prima di intraprendere questo percorso. Dopo una vita ingabbiati in un’identità che sentivano diversa rispetto al proprio sesso biologico, hanno deciso di riallineare l’identità sentita e il corpo. Non è mai troppo tardi per essere se stessi”.
Una domanda che non le ho fatto ma che avrebbe voluto le facessi perché la ritiene importante?
“Vorrei si conoscesse l’esistenza del portale www.infotrans.it È il primo sito istituzionale dedicato al benessere e alla salute delle persone transgender. Frutto di una collaborazione tra il centro di riferimento per la medicina di genere dell’Istituto superiore di sanità (Iss) e l’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali della Presidenza del Consiglio dei Ministri (Unar). Il progetto risponde all’esigenza di fornire alla popolazione informazioni indipendenti, certificate e aggiornate in questo campo per favorire anche una piena inclusione sociale”.
fonte: di Serena Valecchi https://luce.lanazione.it
I fantasmi di Cinecittà raccontati dal regista Alessandro Capitani - Cinecittà. Studio 13. Atmosfere da ghost story, un omaggio a Del Toro con un Michele Riondino bravissimo
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| Gioele Vettraino |
Cinecittà, aprile 2021: autocertificazione, doppia mascherina, tampone e si entra nello studio 13. L’emozione della condivisione ritrovata sul set di I nostri fantasmi di Alessandro Capitani, dopo molti mesi tra le pareti di casa, che quasi non ricordiamo più com’era, prima.
Mi aggiro con insensata leggerezza dentro la finzione pura, una grande scenografia che simula i due piani di una casa con botole, passaggi e ribaltine, la soffitta ingombra, colorata e un telescopio per sognare, il bagno delabré ispirato a quello della Creatura di La forma dell’acqua di Guillermo del Toro. "Un omaggio dichiarato", conferma Capitani, già autore di In viaggio con Adele, "il mio film inizia come una ghost story, mistero e ombre inquietanti corrono sul set, ma poi diventa una storia d‘amore che sconfigge il disagio".
Un padre rimasto senza lavoro,
interpretato dal bravissimo Michele Riondino, occupa
con il figlioletto il sottotetto della loro ex-abitazione in una
villetta gotica del quartiere operaio Leumann a Torino, città dalla fama
esoterica. L’adulto cerca di sottrarre il figlio ai servizi sociali,
inventa per lui una realtà parallela, si fingono fantasmi per spaventare
i nuovi inquilini al piano di sotto e farli sloggiare. Finché arriva
Melania, l’attrice israeliana Hadas Yaron, premiata a Venezia per La sposa promessa:
ha un deficit uditivo e scambia i sinistri rumori del sottotetto per
suoni affettuosi, la realtà da cui fugge è ben peggio, il compagno la
pestava a sangue.
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| Gioele Vettraino |
La
storia, nata anni fa dopo la rottura con la mia fidanzata storica, parla
di seconde possibilità, della necessità nella vita di poter
ricominciare, nonostante i fantasmi dell’anima che qui sono anche
reali". Spettri per gioco e sopravvivenza, che la costumista Nicoletta Taranta,
ha voluto «diversi dall’iconografia, a piedi scalzi, i pantaloni un
po’ frusti, il codino di Riondino come rimedio dignitoso a chi non può
ogni giorno concedersi una doccia. Sono i fantasmi della nuova povertà".
Una storia d’oggi, finanziata dalla Fenix Entertainment, nata con le produzioni musicali, e adesso lanciata nel cinema, ciclo completo da produzione a distribuzione, grazie anche a un socio consigliere speciale, Daniele Orazi, agente fra i più noti. Fra i prossimi titoli molti italiani, ma anche gli ultimi film di Maïwenn e Zhang Yimou. Ambizione e challenge, in questo paradossale mondo, dove si produce tanto a sale spente. Il produttore Riccardo Di Pasquale non ha dubbi: "Dal 2016, abbiamo capito che anche grazie alle piattaforme ci sarebbe stata grande richiesta di audiovisivo e di immagini. E abbiamo puntato sul cinema. La pandemia non ci ha fermato e scommettiamo sulla riapertura dei cinema. Di storie ci sarà sempre bisogno. Oggi più di ieri".
fonte: Di
Piera Detassis www.elle.com
Arte: ''All about Banksy'': le opere dell'artista "sconosciuto" al Chiostro del Bramante
Lo spazio romano, dal 5 maggio al 9 febbraio 2022, presenterà lavori da collezioni private e approfondimenti.
In foto: Girl with balloon, Banksy
Dal 5 maggio, il Chiostro del Bramante a Roma, ospiterà la nuova mostra del maggior esponente della street art contemporanea: Banksy. La rassegna ''All about Banksy'', curata dai direttori artistici Butterfly e David Chaumet di ''Butterfly Art News'', verrà inaugurata nei primi di maggio e resterà visitabile fino al 9 gennaio 2022, pandemia permettendo.
L’esposizione comprenderà 257 opere
dell’artista provenienti da diverse collezioni private e presenterà al
pubblico, inoltre, approfondimenti che racconteranno la carriera del
pittore attraverso locandine e fotografie. Verrà trasmesso anche un
documentario inedito che lo rappresenterà nelle diverse città in cui ha
creato le sue opere d’arte: da Roma, Londra, Gerusalemme a Venezia e New
York.
Sarà un percorso cronologico quello che verrà presentato: a partire dalle sue prime opere nate nella scena underground di Bristol, i ''Rats'' realizzati sui muri e le metropolitane di Londra, ''Girl with ballon'', ''Flower thrower'', ''Flying Cooper''.
La mostra sarà accessibile soltanto tramite prenotazione tramite il sito https://www.chiostrodelbramante.it/
mercoledì 14 aprile 2021
Libri: " Elisabetta. Per sempre regina. La vita, il regno, i segreti" di Antonio Caprarica
Un'indagine nella storia, nei luoghi, tra i personaggi dell'ultima grande dinastia reale alla ricerca dell'Elisabetta segreta.
Quando Elisabetta salì al trono, nel 1952, Truman governava gli Usa e Stalin guidava l'Urss.
Sette decenni più tardi, dopo la fine dell'Impero britannico, il crollo del comunismo, diverse tragedie collettive e da ultimo perfino la peggiore pandemia da un secolo in qua, lei è ancora al suo posto, anacronistica nei suoi completi pastello come nella sua rigida etichetta, impassibile di fronte alle tempeste e agli scandali che si sono accumulati nella vita della famiglia reale: dai vari divorzi alla morte di Diana, dai sex affair del principe Andrea alla ribellione di Harry e Meghan.
Se gli avvenimenti sollevano più di un interrogativo sulla sopravvivenza della Corona, è innegabile però che la regina, dopo aver consacrato la sua lunga vita alla monarchia, sia ormai universalmente il simbolo del suo Paese.
A lei, che ben pochi possono vantarsi di conoscere, Antonio Caprarica ha dedicato un'indagine penetrante e documentatissima, seguendone la storia fin dalla nascita e dal ribaltamento della linea dinastica che le regalerà la corona dopo l'abdicazione di Edoardo VIII, le cui simpatie naziste preoccupavano gli ambienti politici non meno del suo legame con la divorziata Wallis Simpson. In ciascuna delle tappe il giornalista, il maggiore esperto italiano della Casa Reale, va alla ricerca dell'Elisabetta segreta, dei sentimenti, dei sogni, dei tormenti nascosti dietro la maschera offerta ai sudditi e ai media nelle situazioni ufficiali.
Un'occasione per ripercorrere i momenti più significativi di un regno punteggiato di record e per avvicinare, attraverso un racconto appassionante, una donna straordinaria che, qualunque sarà la sorte della dinastia, sarà regina.
fonte: www.ibs.it
Serie TV > Pose: esce il trailer della terza ed ultima stagione. Che fine faranno Pray Tell e Blanca?
La terza stagione di Pose, serie tv prodotta da FX, sta per partire e in Italia verrà distribuita da Netflix e Sky Q. La produzione di Pose ha svelato il trailer dell’ultima stagione, il video potete vederlo > QUI
Pose si conclude con la terza stagione: ecco il trailer
Nel trailer vediamo il personaggio Blanca riflettere sulla sua famiglia e sul suo percorso di vita. Tra sbagli e rischi, molti degli equilibri che si erano creati hanno subito un duro cambiamento. Pray Tell deve fronteggiare i suoi gravi problemi di salute: «Sapevo che questa malattia mi avrebbe mangiato vivo, ma non me ne andrò senza combattere.»
L’ultima stagione di Pose verrà trasmessa in streaming il 2 maggio 2021 e sarà composta da sette episodi. Gli spettatori verranno guidati verso un tempo più lontano rispetto a quello in cui erano stati lasciati: un salto temporale notevole fino al 1994, un anno fondamentale per Blanca. Il passato è un demone che la protagonista ha dovuto controllare, in modo tale da vivere diversamente il suo ruolo di madre, partner e assistente medico.
Una vita difficile, fatta di rinunce e situazioni incontrollabili: all’improvviso la sua comunità e la sua famiglia dovrà combattere una tra le peggiori malattie del nostro secolo, L’AIDS. Gli anni ’90 sono stati devastanti da questo punto di vista, l’AIDS ha spento numerose vite e gli Stati Uniti è stato il paese più colpito al mondo. Pray Tell affronterà il terrore della sua positività alla malattia, con la paura di morire da un momento all’altro.
La serie tv di Canals, Brad Falchuck e Ryan Murphy si conclude con la terza stagione. Il progetto ha accolto sin da subito un cast molto ampio e composto da transgender per ricoprire i ruoli principali: MJ Rodriguez, Dominique Jackson, Indya Moore e Hailie Sahar. Pose vanta di un record non inddiferente, infatti, è il primo show a tenere il numero più alto di attori appartenenti alla comunità LGBTQ.
Un progetto dalle caratteristiche uniche, il cui obiettivo è sempre stato quello di abbattere la discriminazione di genere. Pose ha visto il trionfo di Billy Porter come miglior protagonista ai Golden Globe. Janet Mock è stata la prima donna trans a scrivere la sceneggiatura di un episodio televisivo proprio con Pose.
fonte: di Alessandro Leonardi www.ultimora.news
sabato 10 aprile 2021
Fashion: Vivienne Westwood, 80 anni tra anticonformismo, moda e impegno civile

©Getty
La stilista, classe 1941, continua a essere protagonista nella storia del
costume mondiale, in un 2021 che moltiplica le ricorrenze per la
matriarca della moda britannica suggellando, oltre al compleanno tondo, i
50 anni dall’esordio nella Swinging London e i 40 dalla prima sfilata
in passerella destinata a consacrarla regina-ribelle del fashion
d'Oltremanica.

Ottant'anni e non sentirli. Nata nelle Midlands inglesi l'8 aprile 1941, Vivienne Westwood gira la boa dell'ottavo decennio di vita 'young at heart',
nessuno può negarlo. Sono lo spirito battagliero e l'irriverente senso
dello stile che le consentono di restare protagonista nella storia del
costume mondiale dopo mezzo secolo di carriera a tinte forti. In un 2021
che moltiplica le ricorrenze per la matriarca della moda britannica:
suggellando, oltre al compleanno tondo, i 50 anni dal fragoroso esordio
nella Swinging London e i 40 dalla prima sfilata in passerella destinata
a consacrarla regina-ribelle del fashion d'Oltremanica.
L'ascesa dell'astro Westwood
Figlia d'una coppia di operai tessili del Derbyshire, inizia a disegnare abiti nel 1971 con il compagno Malcom McLaren, vendendoli nella storica boutique londinese al numero 430 di Kings Road, che avrebbe cambiato nome ed arredamento diverse volte rispecchiando l'evoluzione creativa del duo. Da Let it Rock a Too Fast To Live, Too Fast Too Die, quando le prime collezioni si ispiravano ai rockers fra cui la stilista aveva già fatto numerosi proseliti come Ringo Starr, fino ad arrivare all'esplicito Sex: con abiti di cuoio, magliette di gomma, catene e immagini osé che suscitano un tale scandalo da costringere la polizia a far serrare le saracinesche del negozio. Ma la futura dame Vivienne ed il compagno non si arrendono e nel '76 riaprono i battenti dello store di culto, ribattezzandolo questa volta Seditionaires, gioco di parole fra seduzione e sedizione, con tanto di collezione omonima in grado di definire la cultura Punk.
Sono gli anni in cui McLaren diventa impresario di una nuova band rivoluzionaria, i Sex Pistols, gruppo musicale simbolo del movimento punk che adotta il codice stilistico di Queen Viv, ovvero il concetto di moda come strumento di lotta contro l'establishment. A partire dalla stessa Elisabetta in persona, sbeffeggiata nell'urlo dell'immortale hit God Save The Queen.
Nel 1981, la stilista sfila per la prima volta in passerella: la collezione s'intitola Pirates e inaugura una nuova stagione del suo linguaggio creativo, il New Romantic. Dopo le creste, gli spilli e i chiodi dei ribelli anni 70, arrivano i corsetti, le crinoline, i panieri degli edonistici Eighties.
Mentre l'ascesa dell'astro Westwood prosegue inarrestabile. Nel 1982 è la prima inglese dopo Mary Quant a essere accolta nel calendario dei de'file' di Parigi. Sarà proprio la Ville Lumiere il teatro della memorabile caduta - entrata negli annali della moda - di Naomi Campbell, inciampata sulle vertiginose zeppe delle platform di Vivienne "ideate per issare la bellezza femminile su un piedistallo".
Un piedistallo su cui a salire è in effetti anche la creatrice, che nel 1992 si vede ricevere dalla stessa Elisabetta II, quasi come in un incontro fra sovrane, e insignire - malgrado gli affronti passati dell'era punk - col prestigioso Order of the British Empire (OBE) per i suoi meriti artistici; un'onorificenza e un titolo che la neo dame Viv accetta con apparente rispetto dell'etichetta, salvo sorprendere i fotografi a fine cerimonia con una provocatoria alzata di gonna nude look.
Nello stesso anno, la designer convola a nozze con uno di suoi allievi alla Scuola di Moda di Vienna, Andreas Kronthaler, di 25 anni più giovane, che da quel momento diventa il fidato braccio destro fino a ereditare nel 2016 la direzione creativa della griffe
Dallo spirito ribelle all'impegno civile, alla rivoluzione green
Una griffe consolidata nel tempo come piattaforma di comunicazione e d'impegno civile progressista all'insegna di slogan come "Make Love, not Fashion" o "Buy less, choose well, make it last". E trasformata negli ultimi anni in veicolo di campagne di sensibilizzazione dell'opinione pubblica su temi come la battaglia contro il consumismo estremo, per l'ambiente, contro gli effetti del cambiamento climatico, per la pace, in difesa della libertà di Julian Assange. Sfide condotte non solo a parole o a colpi di provocazioni, del resto, ma anche nelle scelte concrete di collezioni realizzate ormai con materiali e modalità di produzione eco-sostenibili. Perché non c'è dubbio che, sulla trincea degli 80 anni, lo spirito ribelle dell'ex Queen del punk rimanga vivo e vegeto. La sua missione adesso? Una Rivoluzione Green per combattere "la guerra per la sopravvivenza della razza umana e del pianeta".
fonte: https://tg24.sky.it
Arte: Tiepolo. Venezia, Milano, l'Europa. Dal 6 aprile 2021 al 02 maggio 2021
La mostra è dedicata al genio settecentesco nella ricorrenza dei 250
anni dalla sua morte e nella città di Milano, che fu per Tiepolo una
seconda patria.
Tiepolo fu un artista versatile che, con i suoi colori luminosi e i
cieli spalancati, conquistò Venezia, Milano, l’Europa tutta. Nella prima
metà del ‘700 gli artisti e gli scrittori del Bel Paese erano i più
contesi dalle corti europee: dall’Inghilterra alla Francia, dalla
Germania alla Boemia.
In questo scenario Venezia brillava come una città particolarmente
feconda: qui nacquero e si formarono alcuni tra gli uomini di cultura
più richiesti dell’epoca. Nonostante fosse nato (nel 1696) in una
famiglia povera di mezzi, Tiepolo dimostrò ben presto il suo
straordinario talento nei palazzi, nelle ville e nelle chiese del
Veneto, del Friuli e della Lombardia.
A Milano, tra una decorazione ad affresco e l’altra, realizzò uno dei
suoi capolavori: la Corsa del carro del Sole, l’affresco che si
sviluppava lungo i 22 metri di lunghezza della volta della galleria di
Palazzo Clerici.
L’artista attese di arrivare ai 55 anni prima di andare all’estero:
prima a Würzburg in Germania e poi a Madrid, presso il maestoso palazzo
reale dei Borbone, in compagnia dei figli Giandomenico e Lorenzo.
Ed è proprio in Spagna che si chiude la sua parabola: qui morì nel 1770
dimenticato da tutti. Un lento declino che proseguì oltre la sua morte,
anche se ebbe come grandi ammiratori Canova e Hayez.
La mostra continua a vivere anche online, con un tour virtuale che
permette di vivere l’esposizione attraverso una visita interattiva.
Fino al 2 maggio, Gallerie d’Italia MILANO
fonte: www.raicultura.it
Asp di Catania, insediato il team per la disforia di genere
La costituzione dell'equipe fa seguito a due determine dell'Agenzia italiana del farmaco, che ha previsto la prescrivibilità a carico del SSN dei farmaci utilizzati nel processo di virilizzazione/femminilizzazione per donne/uomini transgender
E' operativa nell'Asp di Catania l'equipe multidisciplinare per la diagnosi della disforia di genere. Ieri, durante la riunione di insediamento, nella Direzione Sanitaria dell'Azienda, sono intervenuti, il direttore generale Maurizio Lanza e il direttore sanitario Antonino Rapisarda. Dell'equipe, coordinata dall'endocrinologo Giuseppe Grasso, fanno parte la farmacista Anna D'Agata, la psichiatra Francesca Iuppa, i consulenti legali, gli avvocati Pina Morina e Giuseppe Bongiovanni, la ginecologa Santina Racca e la psicologa Cinzia Tubino.
Il team è supportato dalla presenza dell'endocrinologo Mario Vetri con specifico expertise nella materia. Le visite e le attivita' si svolgeranno presso il PTA di San Giorgio. Per info contattare lo 095 09389766.
La costituzione dell'equipe fa seguito a due determine dell'Agenzia italiana del farmaco, che ha previsto la prescrivibilita' a carico del SSN dei farmaci utilizzati nel processo di virilizzazione/femminilizzazione per donne/uomini transgender, previa diagnosi di disforia/incongruenza di genere formulata da un'equipe multidisciplinare e specialistica dedicata.
"La 'centralità' del paziente, l'acquisizione della consapevolezza per la partecipazione alla costruzione del percorso assistenziale e la tutela della relazione di cura - sottolinea una nota dell'Asp - rappresentano le priorità di lavoro del team. Il percorso assistenziale, che segue un modello di riferimento, e' dettato da linee di indirizzo di tipo normativo e di governance ed e' rispondente sia all'evoluzione culturale e sociale odierna, sia al miglioramento della qualita' dei livelli d'assistenza".
fonte: www.cataniatoday.it
Milano: alla Fondazione Sozzani la mostra “La lunga strada di sabbia”
La Fondazione Sozzani di Milano a fine aprile inaugurerà una bellissima mostra del fotografo Paolo Di Paolo, a cura di Silvia Di Paolo, con il patrocinio del Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa.
L’esposizione è intitolata “La lunga strada di sabbia”, con fotografie di Paolo Di Paolo e testi di Pier Paolo Pasolini: centouno immagini, di cui molte inedite, video e documenti.
La mostra è in programma dal 24 aprile al 29 agosto 2021 (inaugurazione venerdì 23 aprile dalle ore 15.00 alla presenza di Paolo di Paolo).
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| Foto di Paolo di Paolo – Pier Paolo Pasolini, spiaggia del Cinquale (Massa-Carrara), 1959 |
Arturo Tofanelli, direttore del mensile “Successo” e del settimanale “Tempo”, affida ai due autori, che non si conoscono, il servizio sulle vacanze estive degli italiani.
Lo scrittore e il fotografo partono insieme da Ventimiglia, con il progetto di percorrere le coste dell’Italia sino al sud e risalirle sino a Trieste. Ma hanno visioni diverse. “Pasolini cercava un mondo perduto, di fantasmi letterari, un’Italia che non c’era più – ricorda Di Paolo – io cercavo un’Italia che guardava al futuro. Avevo anche ideato il titolo La lunga strada di sabbia che voleva indicare la strada faticosa percorsa dagli italiani per raggiungere il benessere e le vacanze.” Nasce un sodalizio complesso, delicato, che li accomunerà solo per la prima parte del viaggio, ma che si consoliderà poi nel rispetto e nella fiducia reciproci.
La lunga strada di sabbia, lo straordinario racconto per immagini di Paolo Di Paolo accompagnato dai testi di Pier Paolo Pasolini verrà pubblicato da “Successo” in tre puntate (4 luglio, 14 agosto e 5 settembre 1959) e racconterà gli italiani in vacanza, dal Tirreno all’Adriatico; da Ventimiglia a Ostia; da Torvaianica alla Sicilia; da Santa Maria di Leuca a Trieste. Scrive Pasolini: “I monti della Versilia…ridenti o foschi? Ecco una cosa che non si può mai capire. Un poco folli, di forma, e inchiostrati sempre con tinte da fine del mondo, con quei rosa, quelle vampate secche del marmo che trapelano come per caso. Ma così dolci, mitici. Qui c’è la spiaggia del Cinquale. (…)”.
– La Fondazione Sozzani è un’istituzione culturale costituita a Milano da Carla Sozzani nel 2016 per la promozione della fotografia, della cultura, della moda e delle arti. La Fondazione ha assunto il patronato della Galleria Carla Sozzani e intende proseguire il percorso dell’importante funzione pubblica che la galleria svolge dal 1990.
FONDAZIONE SOZZANI
La lunga strada di sabbia – Paolo Di Paolo e Pierpaolo Pasolini
dal 24 aprile al 29 agosto 2021
Tutti i giorni, ore 10.30 – 19.30
press@fondazionesozzani.org
*Foto di copertina: autore Paolo Di Paolo – Pier Paolo Pasolini a Genova (giugno 1959)
Il teatro siciliano cerca giovani talenti: come partecipare al Premio #cittàlaboratorio 2021
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| Uno spettacolo dell'edizione 2020 del Premio Città Laboratorio |
Le Orestiadi di Gibellina, in collaborazione con l’associazione
culturale Scena Aperta di Palermo, promuovono la quarta edizione del Premio #cittàlaboratorio,
con lo scopo di valorizzare i giovani autori, registi, coreografi,
attori e i diversi linguaggi della scena teatrale siciliana.
Il premio si rivolge a giovani artisti siciliani under 35:
gruppi di recente formazione, artisti impegnati in nuovi percorsi di
ricerca teatrale, drammaturgica e linguistica. I partecipanti non devono
appartenere a strutture riconosciute e sovvenzionate dal Ministero o
dalla Regione Siciliana.
Autori e partecipanti al progetto (registi, attori, drammaturghi,
coreografi, scenografi, musicisti) devono essere residenti in Sicilia e
non devono avere compiuto i 35 anni di età alla data di scadenza del
bando. Nel caso di compagnie o gruppi, la maggioranza degli attori in
scena, il regista o coreografo e l’autore devono necessariamente essere
residenti in Sicilia.
Il Premio seleziona progetti teatrali (prosa,
narrazione, teatro-danza, performance, teatro gestuale) originali e
inediti destinati alla scena, che dovranno essere presentati a mezzo
mail entro e non oltre le ore 12.00 del 28 aprile 2021.
Per candidarsi bisogna compilare l’apposito modulo scaricabile dal sito di Fondazione Orestiadi e inviare via mail quanto richiesto entro e non oltre la data di scadenza prevista dal bando all'indirizzo festival@orestiadi.it
In una prima fase, la direzione delle Orestiadi di Gibellina valuterà le
proposte pervenute sulla base della loro congruità artistica, della
rispondenza al bando a alle linee di indirizzo del Premio, scegliendo un
massimo di 15 progetti a cui verrà comunicata la partecipazione alla
fase di selezione, che si svolgerà il 28 e 29 maggio 2021.
I partecipanti selezionati esporranno frammenti o parti del loro
progetto in forma diretta e performativa, contenendo il loro intervento
in un tempo massimo di 10 minuti.
Un osservatorio critico, designato dalle Orestiadi di Gibellina e
dall’associazione Scena Aperta di Palermo, sceglierà il progetto
vincitore del Premio e attribuirà una menzione speciale.
Il premio consiste in un contributo di 3.000,00 euro
(oltre iva 10%), che servirà a presentare un’anteprima del lavoro alle
Orestiadi di Gibellina (luglio/agosto 2020). È prevista anche una
menzione speciale che riceverà la somma di 2.000,00 euro (oltre iva 10%)
per presentare un’anteprima del lavoro alle Orestiadi di Gibellina.
fonte: www.balarm.it
DDL Zan, il premio Oscar Nicola Piovani: “sostenerlo è il minimo passo da fare sulla strada della civilizzazione”
Premio Oscar grazie alla colonna sonora de La Vita è Bella, Nicola Piovani si è così esposto a favore della legge contro l’omotransfobia.
Continua la pioggia di endorsement alla legge contro l’omotransfobia, la misoginia e l’abilismo dal mondo della musica italiana. Dopo Fedez, Elodie, Levante, Piero Pelù, Michele Bravi, Paola Turci e Mahmood, anche Nicola Piovani ha espresso il suo sostegno totale al DDL Zan.
Cinguettio chiaro, quello pubblicato dal 74enne pianista, compositore e direttore d’orchestra, nel 1999 premio Oscar grazie alle musiche del film La vita è bella, diretto da Roberto Benigni. Pellicola che all’epoca vinse altre due statuette, per il miglior film straniero e il miglior attore protagonista."Sostenere il passaggio al Senato della legge Zan è il minimo passo che possiamo fare sulla strada della nostra civilizzazione."
Nato a Roma, da 20 anni Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana, nonché Cavaliere dell’Ordre des Arts et des Lettres della Repubblica francese dal 2008, Piovani ha realizzato decine e decine di colonne sonore in 50 anni di carriera, comprese quelle relative agli ultimi lavori di Federico Fellini (Ginger e Fred , Intervista e La voce della Luna ), vincendo anche 3 David di Donatello e 4 Nastro d’argento.
fonte: di Federico Boni www.gay.it Fonte foto cover: Instagram, Comune di Ferrara
mercoledì 7 aprile 2021
533 million Facebook users’ phone numbers and personal data reported leaked online
A user in a hacking forum has published the phone numbers and personal data of hundreds of millions of Facebook users for free online, Business Insider reported Saturday.
The exposed data includes personal information of over 533 million Facebook users from 106 countries, including over 32 million records on users in the US, 11 million on users in the UK, and 6 million on users in India. It includes their phone numbers, Facebook IDs, full names, locations, birthdates, bios, and in some cases email addresses.
Insider reviewed a sample of the leaked data and verified several records by matching known Facebook users’ phone numbers with the IDs listed in the data set. The business news website also verified records by testing email addresses from the data set in Facebook’s password reset feature, which can be used to partially reveal a user’s phone number.
Reuters was not immediately able to vet the information, which is being offered for a few euros’ worth of digital credit on a well-known site for low-level hackers, but Alon Gal, CTO of cybercrime intelligence firm Hudson Rock, said he had verified the authenticity of at least some of the data by comparing it against phone numbers of people he knew.
The leaked data could provide valuable information to cybercriminals who use people’s personal information to impersonate them or scam them into handing over login credentials, according to Gal who first discovered the leaked data on Saturday.
Facebook FB, -0.86% did not immediately respond to multiple requests for comment by Business Insider or Axios or Reuters.
Gal first discovered the leaked data in January when a user in the same hacking forum advertised an automated bot that could provide phone numbers for hundreds of millions of Facebook users in exchange for a price. Motherboard reported on that bot’s existence at the time and verified that the data was legitimate.
Now, the entire dataset has been posted on the hacking forum for free, making it widely available to anyone with rudimentary data skills.
It’s not the first time that a huge number of Facebook users’ phone numbers have been found exposed online. A vulnerability that was uncovered in 2019 allowed millions of phone numbers to be scraped from Facebook servers in violation of its terms of service, TechCrunch reported. Facebook said that vulnerability was patched in August 2019.
source: www.marketwatch.com
Petizione: Da’ voce al rispetto – Sì alla legge contro l’omotransfobia, la misoginia e l'abilismo
Chiediamo perciò che si proceda con la massima celerità alla calendarizzazione e approvazione del testo già licenziato dalla Camera senza stralci, sconti o deroghe che ne pregiudichino la bontà. Troppe volte ci siamo trovate e trovati di fronte alla possibilità di avere una legge di tutela contro i reati d’odio così come già realizzato in tante democrazie occidentali. Troppe volte questa possibilità si è arenata.
Oggi vi chiediamo di fare presto e bene: questa legge è necessaria e inderogabile per la vita e per la piena eguaglianza di tutte persone.
PUOI FIRMARE >> QUI
fonte: www.change.org
LIbri: "Basta un caffè per essere felici" di Toshikazu Kawaguchi
«Un romanzo magico quasi come un film di Hayao Miyazaki» – Cosmopolitan
«Una lettura emozionante e commovente per dimenticare le preoccupazioni quotidiane» – Publishers Weekly
«Un'esplorazione nella verità senza alibi, guardando in faccia le proprie debolezze e paure, più che quelle degli altri» - Annachiara Sacchi, la Lettura
L'aroma dolce del caffè aleggia nell'aria fin dalle prime ore del mattino. Quando lo si avverte, è impossibile non varcare la soglia della caffetteria da cui proviene. Un luogo, in un piccolo paese del Giappone, dove si può vivere un'esperienza indimenticabile.
Basta entrare, lasciarsi servire e appoggiare le labbra alla tazzina per vivere di nuovo l'esatto istante in cui ci si è trovati a prendere una decisione sbagliata. Per farlo, è importante che ogni avventore stia attento a bere il caffè finché è caldo: una volta che ci si mette comodi, non si può più tornare indietro.
È così per Gōtaro, che non è mai riuscito ad aprirsi con la ragazza che ha cresciuto come una figlia. Yukio, che per inseguire i suoi sogni non è stato vicino alla madre quando ne aveva più bisogno. Katsuki, che per paura di far soffrire la fidanzata le ha taciuto una dolorosa verità. O Kiyoshi, che non ha detto addio alla moglie come avrebbe voluto. Tutti loro hanno un conto in sospeso, ma si rendono presto conto che per ritrovare la felicità non serve cancellare il passato, bensì imparare a perdonare e a perdonarsi. Questo è l'unico modo per guardare al futuro senza rimpianti e dare spazio a un nuovo inizio.
Toshikazu Kawaguchi è diventato un fenomeno internazionale con il suo romanzo d'esordio, Finché il caffè è caldo, che ha venduto oltre un milione di copie in Giappone e in Italia è tuttora in classifica dopo mesi dall'uscita. Ora torna con la sua caffetteria speciale e ci consegna una storia emozionante sulla meraviglia che si nasconde negli imprevisti della vita e nei regali del destino.
fonte: www.ibs.it
Danza: In Spagna sfilata di protesta delle scuole di Flamenco
Nel Paese iberico spesso le manifestazioni di protesta si trasformano in una sorta di sfilata, forse retaggio di antiche tradizioni.
Una di queste sfilate, in particolare, a nostro avviso, risulta interessante, quanto meno a livello coreografico.
Si tratta della protesta delle scuole di Flamenco, ballo molto popolare
in Spagna, che sono state chiuse dal Governo ed hanno quindi deciso di
far sfilare per le strade di Madrid, le ballerine nel loro tipico
costume. Indubbiamente una manifestazione simpatica che non ha mancato
di riscuotere successo da parte di coloro che si sono trovati a passare
lungo il percorso dello strano corteo. fonte: https://fiorenzaoggi.it
Cultura: Franceschini abolisce la censura cinematografica
“Abolita la censura cinematografica, definitivamente superato quel sistema di controlli e interventi che consentiva ancora allo Stato di intervenire sulla liberta’ degli artisti”.
Con la firma del ministro Dario Franceschini
sotto al decreto che istituisce la Commissione per la classificazione
delle opere cinematografiche presso la Direzione Generale Cinema del
ministero della Cultura prende definitivamente corpo quanto previsto
dalla cosiddetta “Legge Cinema”,
quella con la quale nel novembre 2016 il governo aveva ridisegnato il
proprio impegno a favore del cinema italiano, anche in materia di
finanziamenti. Il provvedimento segnava tra l’altro il superamento della
‘censura’
introdotta con la legge 161 del 1962: in soffitta il discusso
meccanismo delle commissioni ministeriali chiamate a valutare i film, il
governo aveva un anno di tempo per definire un nuovo sistema di
classificazione che responsabilizzasse produttori e distributori
cinematografici: come gia’ avviene in altri settori e sostanzialmente
tutti i Paesi occidentali, avrebbero dovuto provvedere gli stessi
operatori a definire e classificare i propri film, con lo Stato pronto
ad intervenire e sanzionare solo in caso di abusi.
Il 7 dicembre 2017 un decreto ha previsto appunto la nascita di una
nuova Commissione per la classificazione delle opere cinematografiche e
l’approvazione del relativo regolamento di funzionamento: in attesa che
la Commissione fosse effettivamente costituita, le sette sezioni della
Commissione per la revisione cinematografica ex lege 161/1962 avrebbero
continuano ad esercitare le proprie funzioni dando il proprio parere per
la concessione del “nulla osta” prima della proiezione in pubblico. Con
il decreto firmato oggi, sottolinea il ministro della Cultura,
viene “definitivamente superato quel sistema di controlli e interventi
che consentiva ancora allo Stato di intervenire sulla liberta’ degli
artisti”. Di fatto, viene archiviata la possibilita’ di censurare le
opere cinematografiche e non e’ piu’ previsto il divieto assoluto di
uscita in sala ne’ di uscita condizionata a tagli o modifiche.
La Commissione e’ guidata dal presidente emerito del Consiglio di Stato, Alessandro Pajno, ed e’ composta da 49 componenti scelti tra “esperti di comprovata professionalita’ e competenza nel settore cinematografico e negli aspetti pedagogico-educativi connessi alla tutela dei minori o nella comunicazione sociale, nonche’ designati dalle associazioni dei genitori e dalle associazioni per la protezione degli animali”.
fonte: www.cronachedellacampania.it
Carnegie Hall e The Metropolitan Museum of Art, New York: MetLiveArts Digital Premiere — Quartet for the End of Time. April 20
Carnegie Hall e The Metropolitan Museum of Art, New York Digital Premiere. Online free event
Quartet for the End of Time TUESDAY / APRIL 20 7:00–8:00 P.M. - 21 apr alle ore 01:00 UTC+02 - 21 apr alle ore 02:00 UTC+02
Alan Gilbert, violin
Carter Brey, cello
Anthony McGill, clarinet
Inon Barnatan, piano
New York Philharmonic’s principal players Carter Brey and Anthony McGill are joined by pianist Inon Barnatan and former New York Philharmonic music director Alan Gilbert for a nuanced and heart-wrenching performance of Olivier Messiaen’s Quartet for the End of Time. Inspired by texts from the Book of Revelation, the work was composed during Messiaen’s internment in a German prisoner-of-war camp and was first performed by and for fellow prisoners in 1941. The Met’s Temple of Dendur provides the solemn setting for a work the New Yorker calls “the most ethereally beautiful music of the twentieth century.”
This Digital Premiere is presented as part of Carnegie Hall’s online festival Voices of Hope. Highlighting musical works created in times of war, repression, and tyranny, the festival is an apt setting for Messiaen’s transcendent composition, created in unimaginable circumstances at one of history’s darkest moments. At our present moment, following a year of pandemic and loss, the composition is testament to the resilience of art and artists.
Online: met.org
Learn more at Voices of Hope.
Watch on Facebook, YouTube, or below. Note: No login required.
Watch on You Tube
This Digital Premiere is made possible through the Adrienne Arsht Fund for Resilience through Art and is presented as part of Carnegie Hall’s online festival Voices of Hope.
This project was originally presented on March 13, 2016, in collaboration with the New York Philharmonic.
The Metropolitan Museum of Art is on the island known as Mannahatta—now called Manhattan—in Lenapehoking, the homeland of the Lenape people.
source: Photo by Paula Lobo www.metmuseum.org
venerdì 2 aprile 2021
Libri: "Per tutto il resto dei miei sbagli" di Camilla Boniardi
Per tutto il resto dei miei sbagli è il romanzo d'esordio di una scrittrice di talento che ha fatto della sua esperienza di vita materia pulsante, vivida, e soprattutto universale.
Marta vive ogni giorno in preda a uno strano e costante senso di inafferrabilità: anche le scelte più semplici, le decisioni più ovvie sembrano sempre un passo più in là di ogni suo sforzo.
Non sfugge a questa sua irrequieta condizione nemmeno l'amore, che sembra volersi arrendere allo stesso senso di inadeguatezza: mai abbastanza affascinante, mai sufficientemente intelligente, mai all'altezza o idonea a soddisfare le aspettative dei partner.
Trovare il modo per ovviare a quelle che ormai ritiene siano delle sue mancanze, diventa per Marta quasi un'ossessione. La sua vita si trasforma in uno slancio sofferto, a tratti agonistico, verso la perfezione, una ricerca continua e a volte dolorosa di quell'immagine che gli altri hanno costruito su di lei, fatta di empatia, ironia, leggerezza e seduzione.
Nel suo percorso verso una nuova consapevolezza, Marta scoprirà quanto sia sottile e tagliente la lama che la separa dall'etica dell'imperfezione. In questo difficile cammino il tempo sarà suo alleato.
La vita, come questa storia, non è altro che una lunga battaglia contro la sindrome dell'impostore. Ritroviamo un po' di Jane Austen e un po' di Sally Rooney nel racconto di Marta, che parla d'amore senza mai dimenticarsi della realtà, dove, mentre ondeggiano tra lacrime e sorrisi, i personaggi si abbandonano a profonde riflessioni e a coinvolgenti momenti di autoanalisi.
fonte: www.ibs.it
Giornata mondiale del teatro, il messaggio di Helen Mirren
Dopo, tra gli altri, Jean Cocteau, Arthur Miller, Laurence Olivier, Jean-Louis Barraul, Peter Brook, Dimitri Chostakovitch, Maurice Béjart, Luchino Visconti, Richard Burton, Ellen Stewart, Eugène Ionesco, Umberto Orsini, Vaclav Havel, Ariane Mnouchkine, Augusto Boal, John Malkovich, Isabelle Huppert, Simon Mc Burney, Sabina Berman, Were Were Liking, Ram Gopal Bajaj, Maya Zbib, Carlos Celdràn, Shahid Nadeem, i Premi Nobel Miguel Angel Asturias, Dario Fo, Pablo Neruda, Wole Soyinka, nel 2021 la scrittura del Messaggio è stata affidata all’artista britannica, una delle attrici più conosciute e apprezzate, con una carriera internazionale che abbraccia il teatro, il cinema e la televisione. Premio Oscar nel 2007 come miglior attrice protagonista per “The Queen – La regina”, Helen Mirren ha conquistato anche tre Golden Globe, quattro BAFTA, quattro Emmy Awards e l’Orso d’oro alla carriera del Festival del Cinema di Berlino nel 2020.
Anche nel 2021, purtroppo, la grave emergenza sanitaria internazionale non consentirà le consuete celebrazioni in Italia e in molti paesi nel resto del Mondo. Sono spostati sul web due appuntamenti organizzati in collaborazione con il Centro italiano dell’ITI-Unesco presieduto da Fabio Tolledi, direttore artistico della compagnia Astràgali Teatro. Dalle 10 alle 12 su Facebook e Youtube (@InternationalTheatreInstituteItalia) si terrà la proclamazione del vincitore assoluto e dei segnalati di “Scrivere il teatro”, concorso per le scuole indetto dal Ministero dell’Istruzione e Iti-Italia. Dopo la lettura del Messaggio interveranno i rappresentanti di alcuni dei teatri italiani soci dell’Iti (Teatro Vascello di Roma, Accademia Amiata Mutamenti di Grosseto, La Mama Umbria International di Spoleto, Mana Chuma Teatro di Reggio Calabria, Astràgali Teatro di Lecce, Teatro Aenigma di Urbino). Nel pomeriggio, dalle 15 (info www.teatroaenigma.it), sul web anche l’ottava Giornata Nazionale di Teatro in Carcere promossa dal Coordinamento Nazionale del Teatro in Carcere, costituito da cinquanta esperienze teatrali diffuse su tutto il territorio italiano, con il sostegno del Ministero della Giustizia – Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità.
IL MESSAGGIO
Questo è un momento così difficile per lo spettacolo dal vivo e
molti artisti, tecnici, artigiani e artigiane hanno lottato in una
professione già piena di insicurezze. Forse questa insicurezza sempre
presente li ha resi più capaci di sopravvivere, con intelligenza e
coraggio, a questa pandemia. La loro immaginazione si è già tradotta, in
queste nuove circostanze, in modi di comunicare creativi, divertenti e
toccanti, naturalmente soprattutto grazie a internet. Da quando esistono
sul pianeta, gli esseri umani si sono raccontati storie. La bellissima
cultura del teatro vivrà finché ci saremo. L’urgenza creativa di
scrittori, designer, danzatori, cantanti, attori, musicisti, registi non
sarà mai soffocata e nel prossimo futuro rifiorirà con una nuova
energia e una nuova comprensione del mondo che noi tutti condividiamo.
Non vedo l’ora!
*Traduzione italiana di Roberta Quarta (International Theatre Institute – Italia)
ITI-UNESCO
Fondata nel 1948 a Praga, da esperti di teatro e danza dell’UNESCO,
l’International Theatre Institute, unica organizzazione non governativa,
operante in ambito culturale, in relazioni formali con l’UNESCO, è
presente con Centri Nazionali in circa 100 Paesi, ed ha come obiettivo
lo sviluppo di pratiche di cooperazione tra artisti e istituzioni
teatrali a livello internazionale, per consolidare collaborazioni tra
operatori culturali di tutto il mondo e favorire il dialogo
interculturale. Mission primarie dell’ITI sono la promozione della pace
attraverso l’arte, il sostegno dell’innovazione nelle arti performative,
la valorizzazione delle diversità culturali, il rispetto dei diritti
umani nel campo delle arti dello spettacolo. Tra le più note iniziative
promosse a livello mondiale dall’International Theatre Institute
figurano la Giornata Mondiale del Teatro (27 marzo), l’International
Dance Day (29 aprile), il Theatre of Nations, dove si sono esibiti per
la prima volta in Occidente, dopo la seconda Guerra mondiale, l’Opera di
Pechino, il Berliner Ensemble, il Teatro Kabuki, il Teatro d’Arte di
Mosca.
Info
www.world-theatre-day.org/index.html
www.iti-worldwide.org/
www.iti-italy.it/
fonte: www.teatrionline.com
Fashion: Hunter Schafer and Dominique Jackson Are Mugler’s New Bodysuit-Wearing Runway Stars
The Euphoria and Pose stars donned bedazzled catsuits on the runway for the legendary French fashion house. 
Courtesy of Mugler
Euphoria actress Hunter Schafer and Pose star Dominique Jackson can now add “haute couture runway models” to their already impressive resumes. On Transgender Day of Visibility, the starlets appeared in the Spring/Summer 21 presentation for the legendary French fashion house Thierry Mugler, wearing certified lewks, including bedazzled catsuits, slinky wraps, and post-swim wet hair, all executed by creative director Casey Cadwallader.
On Instagram, Dominique Jackson expressed joy
over being cast by the storied luxury brand. “Another DREAM MADE
REALITY!” she wrote, sharing a clip from the show. >>> HERE
Schafer, who shared her runway debut on her own Instagram page, received
major praise from friends and co-stars. “Wow,” Schafer’s Euphoria co-star Zendaya wrote. “The way in which you devoured,” trans model Aaron Philip, who has also pushed for greater disability representation in fashion, added. >>HERE
Mugler is one of the buzziest brands of the moment. Singers Dua Lipa, Megan Thee Stallion, Cardi B and Miley Cyrus have all donned Mugler bodysuits recently. And under the direction of Casey Cadwallader, who has past experience at Acne Studios and Loewe, Mugler has begun embracing more inclusive casting. Schafer and Jackson starring in Mugler’s latest staging, alongside names like Bella Hadid, exemplifies this ongoing push towards greater trans visibility in fashion.
Increasingly, designers and major fashion publications are bringing more trans models and public figures into the fold, like Hari Nef, Chella Man, Laith Ashley, and Indya Moore, who in 2019 became the first trans woman to front the cover of Elle USA. Schafer herself has modeled for a slew of hot brands, including Miu Miu, Marc Jacobs, and Shiseido Makeup.
If you have the coins, Mugler has made Schafer’s and Jackson’s available for sale.
source: By André Wheeler www.them.us
TV and Movies: Angelica Ross Is Creating A Healing Space for Cis and Trans Women
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| Getty Images |
Angelica Ross has her hands full. Aside from starring on shows like American Horror Story and Pose, she also serves as the CEO of Trans Tech Social Enterprises, a company that focuses on the economic empowerment of trans and gender non-conforming people in the digital space. But for the past few months, Ross has added a new venture to her repertoire: an online talk show called The Turning Point.
The latest episode, “I Am My Sister,” takes its title from a well known Iyanla Vanzant quote: “I am not my sister’s keeper, I am my sister.” In a two-hour conversation timed to coincide with Women’s History Month and International Transgender Day of Visibility, Ross brought together a panel of dynamic women, including Bevy Smith, Aaryn Lang, Candice Benbow, and more to have a public conversation about the relationship between cis and trans women.Together, they tackled a myriad of topics ranging from anti-trans violence, intercommunal transphobia, to solidarity and sisterhood.
“For me, the Trans Day of Visibility is a time when we can teach and we can learn how to amplify the voices of Black and brown trans people and to listen and learn from those voices, because there's so much to learn,” Ross tells them. “It's also about not just visibility but helping transform that visibility into equity and into agency over our bodies and over our narratives.”
Back in 2019, Ross ruffled feathers when she called out the lack of trans inclusion in BET’s annual Black Girls Rock special. Since then, she has approached this delicate topic in a nuanced way by proposing that all women ask themselves how they can be better sisters to one another.
“Like mother Oprah would say, ‘Focus on your own race,’" she says, stressing the importance of balance and self-preservation. “I can focus [on running my own race] as the overall conversation moves us all forward. As far as focusing on what people are doing versus what they’re not doing, that's taking away from the time that I need to finish producing what I'm producing.”
As Ross continues to juggle her many projects and forge new paths for herself and others, she has maintained her commitment to unapologetic trans visibility. To mark Trans Day of Visibility this year, Ross spoke with them. about the “I Am My Sister” episode of The Turning Point and the future of Black trans representation in Hollywood.
THE TURNING POINT LIVE: I AM MY SISTER - VIDEO >> HERE
What motivated you to tackle the divide between cis and trans women as a topic for your show?
I am very sensitive to what's going on in our society. I'm highly aware. So when I speak up on my social media and on many various platforms, it's often because I'm tuned in and feel the need to say the thing that other people are not saying [so I can] push us forward. I know that in Hollywood, a lot of people are getting by, by not saying anything, by not revealing that they're actually not supportive of trans people. Maybe they don't want us to see us die, but it pretty much stops there as far as their advocacy is concerned. I wanted to lift the rug in the same way that the rug of racism and white supremacy has been lifted due to the past [presidential] administration. The increasing numbers of trans people dying in the violence epidemic and the increasing numbers of bills sweeping across the country signaled that it was time to amplify this conversation.
What are some of your personal highlights from the I Am My Sister episode?
Wow. There were so many gems that were dropped because we were honestly just packed with guests who are brilliant Black women in their own right. One of the things that stuck out for me was when I was having a conversation with [activist] Sage [Grace Dolan-Sandrino], and we stumbled upon the notion that she wanted to make sure that cis women understood that we don't want to be cis. Then we got to the point that, “I don't want to be cis. I want to be safe.” That was one of the things that dropped like an anvil on our audience because so many people started to comment and understood it. It was like a light bulb went off for people at that moment and they were like, "Ah, got it.” They just want to be safe in expressing who they are, safe to love, safe to go to work, safe to live.“I think we all need to realize that just because you think you're a nice person, that doesn't mean that you're a safe person to be around.”
What do you think can be done to create a more cohesive healing space for some of these issues?
I think we all need to realize that just because you think you're a nice person, that doesn't mean that you're a safe person to be around. We have to hold ourselves accountable. Queer Black and brown folks have learned so much because we’ve had to fight for our dignity and have to sort of be academic around it and explain it in As, Bs, and Cs for people. So now many of us are able to model how to check ourselves. I've had moments where I recognize that I was unsafe. I was an unsafe space for trans men because of my lack of understanding and ignorance towards them. Just because I'm a trans woman doesn’t mean I understand trans men. It's one of those things that I constantly check myself about. I'm just like, "Okay. How can I be more informed? How can I be more inclusive? How can I be more precise, more impeccable with my words, with my actions?" That's something I think we need to ask ourselves daily because it's so indoctrinated into us that none of us can take for granted thinking that we are safe. This means you shouldn't assume someone else is safe.
Before we go, let’s talk quickly about the direction of on-screen representation. What are your thoughts on Black trans visibility in a post-Pose Hollywood landscape?
The series finale of Pose is coming up around the corner, and it's going to leave a huge hole in our audience’s hearts and in the field of trans representation. I am very hopeful that people like Janet Mock, myself, Laverne Cox, Rain Valdez, and other folks who are executive producing content will fill that gap, that we will not wait for another white man to be able to extend his privilege, that we will have built upon the experiences that we had and take our place in leading these narratives. I'm not really concerned about Hollywood's short attention span for trans stories — or about their consistent, almost predictable move of turning our trans stars into symbols to virtue signal that they are on the right side of history when they're really just saying, "I hope that you think this is enough so we don't have to continue doing more of this." So I'm really not concerned or paying attention to watered-down offerings because I'm well on the way to creating something much more substantial.
Angelica Ross’ talk show The Turning Point broadcasts live on her YouTube channel.
This interview has been edited and condensed for clarity.
source: By Shar Jossell www.them.us






















