martedì 25 novembre 2014

Lgbt: 1522 il numero verde antiviolenza e stalking 24h su 24h - Mai più violenze sulle donne, 25 novembre giornata mondiale di sensibilizzazione

Il 25 novembre è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne, un fenomeno sociale che in questi ultimi tempi ha toccato livelli patologici.
Pochi dati del “bollettino di guerra”: una donna su tre viene uccisa dopo aver scelto di lasciare il proprio partner.
Ma il segnale nuovo del rapporto della banca dati Eures è il forte aumento dei matricidi, compiuti “anche per effetto del perdurare della crisi”, ovvero per ragioni di denaro o per un’esasperazione dei rapporti in seguito a convivenze imposte da necessità. Sono infatti 23 le madri uccise nell’ultimo anno, pari al 18,9% dei femminicidi familiari. Dando uno sguardo generale al fenomeno, sono stati 179 i femminicidi nel 2013, rispetto alle 157 vittime del 2012, l’anno scorso le donne uccise sono aumentate del 14%.

Un anno nero, con la più elevata percentuale di donne tra le vittime di omicidio mai registrata in Italia, in pratica una ogni due giorni. In 7 casi su 10 i femminicidi si sono consumati all’interno del contesto familiare, una costante nell’interno periodo tra il 2000 e il 2013 (70,5%).
“Inadeguata – secondo Eures – la risposta istituzionale alla richiesta d’aiuto delle donne “, visto che nel 2013 più della metà delle future vittime (il 51,9%) aveva segnalato o denunciato le violenze subite. Per dieci anni quasi la metà dei femminicidi è avvenuta al nord.
Ma dal 2013 c’è stata un’inversione di tendenza e il meridione ha visto una crescita del 27% degli omicidi di donne (75 casi), mentre al centro Italia le vittime sono raddoppiare, dalle 22 del 2012 a 44 dello scorso anno. Il nord, dove nel 2013 sono state uccide 60 donne, rimane il territorio dove si verificano più omicidi in famiglia, 8 su 10.
La maglia nera spetta al Lazio e alla Campania, con 20 vittime ciascuno; solo a Roma sono state 11. Ma è l’Umbria a registrare l’indice più alto di mortalità con 12,9 femminicidi per milione di donne residenti. Resta la mano del partner quella dietro il 66% degli omicidi di donne. Dal 2000 sono 333 le compagne o mogli uccise perché “colpevoli di decidere“, come le definisce il dossier, ovvero le donne che avevano scelto di lasciare il loro compagno ma non sono riuscite a scappare in tempo dalla furia del partner.

Ma il segnale nuovo che il report collega alla crisi economica è il forte aumento dei matricidi, spesso compiuti per ragioni di denaro. Le madri uccise nell’ultimo anno corrispondono al 18,9% dei femminicidi familiari.

Tante le iniziative ovunque programmate per tentare di arginare il nefando fenomeno, e, perché no, cercare di difendersi , in pratica fare aprire gli occhi, ai soggetti passivi e alle vittime protagoniste dei tragici accadimenti: in diverse località si organizzano addirittura dei “corsi” ad hoc rivolti alle donne ed anche agli uomini di ogni età, corsi programmati per insegnare cosa fare e come agire di fronte a un’aggressione, una rapina o un tentativo di violenza, situazioni queste che, purtroppo, stanno diventando sempre più frequenti nelle nostre città.
Il proposito di queste “istruzioni per l’uso” è quello di perseguire due obiettivi due obiettivi, l’uno è far sì che i partecipanti vincano la paura e l’insicurezza, tenendo le emozioni sotto controllo, l’altro è insegnare a difendersi, sfruttando i punti deboli dell’avversario e applicando alcune tecniche in uso nelle cosiddette arti marziali.

E cosi si imparano tecniche di divincolata e di percossa, facili da apprendere e applicabili in moltissime situazioni, che non si basano sull’utilizzo della forza ma sulla cinetica corporea e sull’applicazione di leggi fisiche di leve e proiezioni. In pratica si procede con la simulazione di situazioni reali, privilegiando un insegnamento “personalizzato” che consente di acquisire una preparazione efficace da utilizzare alla bisogna.
Il 25 novembre dunque si celebra la giornata dedicata alla “ violenza sulle donne” istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dal 1999 per sensibilizzare i Governi e l’opinione pubblica sul tema dei maltrattamenti femminili. La data del 25 novembre è stata scelta per ricordare il brutale assassinio del 1960 delle tre sorelle Mirabal da parte del regime di Rafael Leònidas Trujillo, sanguinario dittatore della Repubblica Dominicana per oltre 30 anni.

Una breve riflessione sul tema: violentate e picchiate, in Italia una donna su tre tra i 16 e 20 anni è stata vittima nella sua vita di aggressioni maschili, aggressioni che spesso finiscono tragicamente con la soppressione della donna, tragici eventi che si consumano quasi sempre nell’ambito familiare. Stando ai dati Istat sono oltre sette milioni le donne che hanno subito violenza e dato ancor più allarmante: in media 100 italiane vengono uccise dal proprio partner o dall’ex, il 10% degli omicidi è stato preceduto da stalking. Sempre secondo i dati in possesso lo stalking è senza dubbio in crescita anche se le denunce rappresentano solo una piccola parte degli episodi, almeno fino ad ieri, ma oggi la donna è diventata più matura e consapevole e le denunce sono in aumento.

Tra gli obiettivi della Giornata sono il riconoscimento a livello internazionale, regionale e locale della violenza di genere come violazione dei diritti umani; il rafforzamento delle attività a livello locale e internazionale contro questo tipo di violenza; la creazione di spazi internazionali di discussione per l’adozione di strategie condivise ed efficaci in materia; dimostrazioni di solidarietà con le vittime di queste violenze in tutto il mondo; il ricorso a governi affinché adottino provvedimenti concreti per l’eliminazione di questo tipo di violenze.
fonte http://www.insiemeragusa.it/Silvio Biazzo

lunedì 24 novembre 2014

Lgbt Icone: “Queen Forever” il ritorno di Freddy Mercury a 23 anni dalla sua scomparsa

A 23 anni dalla morte di Freddy Mercury, la voce del cantante torna in nuovi brani inediti inclusi nella nuova raccolta "Queen Forever" che raccoglie alcuni grandi pezzi della band inglese, più delle chicche inedite per i fan, compreso il duetto tra Freddy e Michael Jackson.

L’ultimo album in studio dei Queen risale al 1995, era “Made In Heaven” e uscì a 4 anni, ormai, dalla morte di Freddy Mercury (24 novembre 1991), il quale, però, prima di morire registrò delle tracce vocale chiedendo alla band di lavorarci su, come poi avvenne. Per risalire, invece, all’ultimo album in cui Freddy era vivo bisogna tornare a “Innuendo”, del 1991, uno degli album della band ritenuti migliori, conquistando la prima posizione in Inghilterra e in molti paesi del mondo.

Freddy Mercury sapeva di essere malato già a fine degli anni ’80 e lo ammise alla band ma non al pubblico e ai giornalisti, ma nonostante ciò la stampa scandalistica cominciò a chiedersi i motivi di quell’aspetto dimesso nelle poche occasioni in cui Mercury appariva in pubblico.

La sua malattia rallentò anche i lavori dell’album che, però, resta una delle pietre miliari della band e della musica in generale. Da quel momento in poi, come sempre avviene per le grandi band, la discografia si è arricchita di raccolte, edizioni speciali, inediti cacciati dai cassetti, tribute album e tutto ciò che ne consegue. Un modo per mantenere viva la memoria del cantante, per far conoscere alle giovani generazioni l’opera di una delle band più influenti degli ultimi decenni, senza dimenticare i motivi economici, sempre presenti dietro questa scelta.

Il perché di “Queen Forever”
“Avevamo un po’ più materiale del previsto chiuso in un cassetto, quindi al momento stiamo lavorando su alcuni pezzi. Freddie suona fresco come ieri” aveva dichiarato Brian May in occasione della partenza del tour americano a inizio anno e l’attesa s’era fatta alta per questo ennesimo cofanetto che racchiude il meglio delle canzoni d’amore dei Queen.
“Queen Forever” è composto da un’edizione standard con un cd che contiene 20 tracce e una versione doppia con 36 tracce: grandi hit, brani classici del loro repertorio, e pezzi meno noti che May ha descritto come “cose a cui abbiamo lavorato insieme e che sono rappresentative della nostra crescita forse più delle grandi hit”.

Ci sono anche tre inediti a dare un di più a tutti i fan della band: “Let Me in Your Heart Again” tratto dalle sessioni di registrazioni di “The Works”, l’album del 1984, una nuova versione di “Love Kills”, brano incluso nel primo lavoro da solista di Mercury e rivisitato da Giorgio Moroder e quello che era uno dei pezzi più attesi, ovvero il duetto tra Freddy e Michael Jackson in “There Must Be More To Life Than This”, nato da una canzone scritta dal cantante inglese per le session di “Hot Space”, quando Mercury andò a trovare il King Of Pop senza, però, arrivare mai a una versione definitiva del pezzo che oggi è stata messa nelle mani del produttore William Orbit che l’ha prodotta e remixata utilizzando la backing track originale dei Queen e le voci dei due cantanti: “Conosco Roger [Taylor, ndr] da molti anni – ha detto Orbit -, e un giorno mi chiama al telefono per chiedermi se mi sarei imbarcato in una nuova avventura musicale.
Quando l’ho suonata per la prima volta nel mio studio, ho aperto un forziere di delizie fornite dai musicisti più grandi di sempre” per poi aggiungere: “Sentire la voce di Michael Jackson è stata un’emozione. Così vivida, così straordinaria, così toccante, è stato come averlo lì in studio dal vivo. E lavorare al mix di Freddie sul mio desk non ha fatto che aumentare la mia ammirazione per il suo talento. L’attitudine alla musica di tutti e quattro i Queen è fenomenale”.

“Let Me In Your Heart Again” per la ricerca sull’Aids
Ad aprire questo nuovo lavoro una vera e propria chicca, ovvero proprio “Let Me In Your Heart Again”, pezzo di Roger May a cui ha lavorato negli anni in cui scrissero alcuni dei brani storici della band, come “Radio Ga Ga” e “I Want To Break Free”, e mai portato a compimento, finché non ci hanno rimesso le mani lo stesso May e Taylor che lo hanno utilizzato anche come mezzo di raccolta fondi a favore della ricerca sull’Aids: “Sono passati 23 anni da quando abbiamo perso il nostro amato Freddie Mercury.
Da allora, sono stati fatti progressi enormi nella lotta all’AIDS, ma non possiamo cullarci sul fatto che esistono delle cure. Dobbiamo assicurarci che esse vengano fornite. Io e Roger siamo fieri di poter consegnare questa canzone riscoperta alla campagna (Coca-Cola) RED, nella speranza che la potente voce di Freddie possa ispirare il mondo, ancora una volta”.
ASCOLTALA A QUESTO LINK
https://www.youtube.com/watch?v=jA0OfvQQVx0
fonte http://music.fanpage.it

sabato 22 novembre 2014

"Una nobile rivoluzione" Al Torino Film Festival il documentario del regista Simone Cangelosi dedicato a Marcella Di Folco la leader del movimento LGBT scomparsa nel 2010

"Una nobile rivoluzione" Al Torino Film Festival il documentario dedicato a Marcella Di Folco la leader del movimento LGBT scomparsa nel 2010. La storia della prima transessuale eletta a una carica pubblica e della sua vulcanica attività politica.
Il regista Simone Cangelosi: "Una personalità straordinaria, di portata storica"

Marcella Di Folco è stata la prima transessuale al mondo eletta a una carica pubblica. Era il 1995, il suo ingresso al consiglio comunale di Bologna fu una tappa, non l'ultima, di una vita di battaglie. Prima nel privato, poi il privato è diventato politico, pubblico.

Una nobile rivoluzione è il titolo del film documentario che racconta la vita della leader del MIT, Movimento Identità Transessuale, una delle figure più significative della lotta per i diritti civili in Italia negli ultimi quarant'anni.
Lo ha diretto Simone Cangelosi, scritto insieme a Roberto Nisi in collaborazione con Fulvia Antonelli e Silvia Silverio, sarà distribuito dalla Fondazione Cineteca di Bolgna e presentato al Torino Film Festival il 22, in concomitanza con la data fissata quest'anno - il 20 - per il Transgender Day of Remembrance, la giornata che commemora le vittime della transfobia.
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"Una nobile rivoluzione" è il titolo del film documentario che racconta la vita della leader del MIT, Movimento Identità Transessuale, una delle figure più significative della lotta per i diritti civili in Italia negli ultimi quarant'anni. Lo ha diretto Simone Cangelosi, scritto insieme a Roberto Nisi in collaborazione con Fulvia Antonelli e Silvia Silverio, sarà distribuito dalla Fondazione Cineteca di Bolgna e presentato al Torino Film Festival il 22, in concomitanza con la data fissata quest'anno - il 20 - per il Transgender Day of Remembrance, la giornata che commemora le vittime della transfobia

Marcella Di Folco è morta nel 2010 dopo aver attraversato molte vite. Figlia di un gerarca fascista, famiglia "parolina" caduta in disgrazia dopo la morte del genitore, è stata uomo poi è stata donna, protagonista delle notti romane degli anni Sessanta e caratterista al cinema con Fellini (prima Satyricon, poi Amarcord, nel ruolo del Principe), Rossellini, Petri.

Poi è arrivata la politica, è iniziata la nobile rivoluzione.
Prima, però, c'è il cambio di sesso. Succede alla fine di un grande amore che non funziona. La delusione, la crisi d'identità. Nell'estate del 1980 Marcello va a Casablanca, torna Marcella. Sempre per inseguire l'amore, la sua città diventa Bologna.

E lì, nell'arco di vent'anni circa, diventa una delle leader del movimento LGBT italiano. Il pubblico e il privato si fondono definitivamente. "La chiave di questo film è proprio questa - spiega Simone Cangelosi - lei era convinta che non ci fossero confini fra la dimensione politica e quella personale, quando l'ho incontrata per la prima volta ho avuto la percezione netta che fosse già da viva un personaggio storico. La sua morte mi ha fatto sentire l'urgenza di raccontare la sua storia. Ha influenzato moltissimo chi le stava accanto, aveva una personalità straordinaria, riuscivi a sentire, appunto, la sua portata storica".

Marcella Di Folco è stata la prima transessuale al mondo eletta a una carica pubblica. Era il 1995, il suo ingresso al consiglio comunale di Bologna fu una tappa, non l'ultima, di una vita di battaglie. Il 22 novembre, al Torino Film Festival, sarà presentato "Una nobile rivoluzione", documentario che racconta la vita della leader del MIT, il Movimento Identità Transessuale.

Cangelosi l'ha conosciuta bene, il suo percorso è simile a quello di Marcella Di Folco, ripete che per lui ha rappresentato "un punto di riferimento".
Per questo nel film i diversi piani narrativi sono sempre filtrati da quello intimo, affettivo.
Anche nella scelta dei materiali: accanto a quelli ufficiali si affiancano quelli dei suoi amici e compagni bolognesi. "Sono filmati girati con lei presente, con lei accanto, Marcella si vede, si sente la sua voce. Non si tratta solo di testimonianze, volevamo che fosse lei a parlare in prima persona, oltre che chi ha documentato le sue battaglie.

L'obiettivo era costruire una scena che interloquisse col presente, aprendo confini fra dimensioni temporali. Tutto si mischia, passato e presente, nulla è privilegiato rispetto ad altro". Ci sono i ricordi di chi le stava accanto e i filmati delle manifestazioni, il digitale non c'era ancora e la grana fa sembrare tutto più antico e familiare, come un Super8 di famiglia. "Subiamo continuamente violenza - dice Di Folco nel suo intervento sul palco a 'Emilia Romagna delle differenze', nel 2010, era maggio, a settembre se ne sarebbe andata per sempre - non solo violenza fisica, anche la violenza degli sguardi che ci seguono quando passiamo e ci spaccano il cuore come un infarto". In quell'occasione annunciò che una delegazione del Movimento, da lei guidata, sarebbe stata ricevuta da Napolitano, "il primo a darci un riconoscimento, e sono così emozionata".

Dal film emerge un'attività vulcanica di attivista, "la sua era una battaglia per il diritto di tutti all'amore, lei s'era fatta strumento di lotta politica per gli altri", continua Cangelosi, che ricorda quando la seguiva "nelle mille occasioni dei Pride, delle interviste, delle campagne elettorali, negli interventi pubblici, dei comitati politici e delle emergenze politiche cittadine o nazionali cui prendeva parte.
I racconti della sua vita erano talmente sorprendenti che all'inizio stentavi a credere che fossero veri. L'atteggiamento delle istituzioni e della società nei riguardi delle persone LGBT è cambiato rispetto ad allora, è vero, ma molto deve ancora cambiare e quel che s'è ottenuto anche grazie alle battaglie di Marcella serve a chiarire qual è la direzione da prendere.
Le conquiste sono quotidiane, c'è ancora parecchia strada da fare".
fonte http://www.repubblica.it/di ALESSANDRA VITALI

giovedì 20 novembre 2014

Lgbt Radio: A “Oltre le Differenze” si parla di bullismo e omofobia a scuola

Nella puntata di venerdì 21 novembre tra gli ospiti anche Stefano Ciccone dell’associazione Maschile Plurale

Quali strategie possono essere messe in campo per arginare omofobia e bullismo dalle nostre scuole? A questa domanda si cercherà di rispondere nella puntata di venerdì 21 novembre di “Oltre le Differenze”, il format radiofonico di informazione sul mondo gay, lesbico, bisex, transessuale e queer, condotto da Natascia Maesi e Oriana Bottini, in onda alle 21 su Antenna Radio Esse (FM 91.25, 93.20, 93.50, 99.10 o diretta online dal sito www.antennaradioesse.it).

Apertura dedicata alla notizia proveniente dal perugino di un’aggressione fisica avvenuta a scuola da parte di un docente verso un ragazzo di 14 anni che avrebbe risposto all’affermazione del prof. “essere gay è brutto”. Delle possibili ripercussioni e conseguenze psicologiche sulla vittima e su tutti gli altri studenti della scuola parleremo con la dott.ssa Eleonora Motta, psicologa e sessuologa, curatrice della rubrica “A far l’amore comincia tu…”.

Un’ampia riflessione sulle origini e sulle cause del bullismo a sfondo omofobico, ma anche sui modelli identitari della nostra società, su virilità e fantomatica ideologia del gender, sarà fatta insieme al formatore Stefano Ciccone, presidente dell'Associazione Maschile Plurale e autore di numerose pubblicazioni sulle questioni dell’identità e dei ruoli di genere come ad esempio “Essere maschi” della casa editrice Rosemberg&Sellier.

Non mancheranno i consigli su libri, film ed eventi lgbt nella rubrica Rainbow Life Style che ospiterà anche Ingrid Lamminpaa, una delle protagoniste del docu-film “Lei Disse Sì” in programmazione in questi giorni in numerosi cinema toscani (sabato 22 e domenica 23 al Teatro Verdi di Monte San Savino – AR e giovedì 27 novembre al cinema Garibaldi di Poggibonsi – SI). Questa settimana non andrà in onda la replica del sabato pomeriggio per lasciare spazio allo sport, ma è sempre possibile interagire con la redazione del programma attraverso la mail redazione.oltreledifferenze@gmail.com, la pagina fan su Facebook e il blog www.oltreledifferenze.wordpress.com dove sono archiviate tutte le puntate già andate in onda.
fonte redazione di "Oltre le Differenze"

mercoledì 19 novembre 2014

Florence Queer Festival, la grande festa del cinema "lgbt" Il regista Eytan Fox e la drag performer Cybersissy tra gli ospiti della 12 edizione della kermesse

Un cartellone densissimo, con una lunga carrellata di ospiti in cui spiccano il regista israeliano Eytan Fox, ma anche Ernst Ostertag e Robi Rapp, protagonisti della vera storia raccontata da "Der Kreis" di Stefan Haupt, film vincitore nella sezione documentari all'ultima Berlinale che ricostruisce l'epopea del primo club gay di Zurigo, nonché precursore del genere in Europa.

E ancora Cybersissy, artista e performer drag, con le sue incredibili parrucche in mostra allo Ied, e i cineasti Tim Lienhard, Thérèse Clerc, Sara Basilone, Luigi Caiffa. Torna da venerdì 21 a giovedì 27 all'Odeon, nell'ambito della "Cinquanta giorni di cinema internazionale a Firenze", l'appuntamento con il Florence Queer Festival, manifestazione dedicata al cinema - ma anche al teatro, all'arte e alla letteratura - "Lgbtiq" (acronimo per "lesbo, gay, bisexual, transgender, intersex e questioning") diretta da Bruno Casini e Roberta Vannucci con Silvia Minnelli e giunta alla sua dodicesima edizione.

Oltre trenta i titoli, quindici dei quali in concorso, presenti nell'articolato programma della rassegna che prevede anche due contest per corti ("Videoqueer" e "Se hai la testa fai il test", quest'ultimo sul tema della prevenzione dell'Hiv) e una retrospettiva dedicata proprio a Eytan Fox, atteso alla serata inaugurale (venerdì 21 alle 21) con il suo ultimo lavoro, "Cupcakes", esilarante commedia musicale che celebra l'amore, l'amicizia e la gioia di vivere. Fox - di cui saranno proiettati anche "Yossi", "Yossi and Jagger", "Mary Lou", "Walk on Water", tutti lungometraggi mai o poco visti in Italia - sarà poi protagonista di un incontro a ingresso libero domenica 23 alle 11.30 con Bruce Edelstein della New York University.

Sempre il giorno dell'inaugurazione è in programma anche "This is Plastic!" di Patrizio Saccò, viaggio nel club milanese mecca dell'underground, dal quale sono passati Andy Warhol, Vincent Gallo, Madonna o Vivienne Westwood. Tra i titoli da non perdere, oltre al già citato "The Kreis" (il 23 alle 21 e, in replica, il 26 alle 18.30), vi sono poi "Pierrot Lunaire" del visionario regista canadese Bruce LaBruce, fra musiche di Schönberg e versi di Albert Giraud (sabato 22 alle 23.45), il documentario "Global Gay: the next frontier in human rights" di Frédéric Martel e Rémi Lainé, sul movimento globale per i diritti degli omosessuali (in anteprima italiana mercoledì 26 alle 18.30), "One Zero One" di Tim Lienhard, ibrido fra documentario e performance dal vivo sulla vita delle drag Cybersissy e BayBjane (il 22 alle 19), "Giò Stajano. Siamo tutti figli di Dio" di Luigi Caiffa, sulla vita del primo omosessuale dichiarato in Italia, scomparsa nel 2011 (il 23 alle 18.15), "Violette Leduc" di Esther Hoffenbnerg, sulla scrittrice iconoclasta degli anni Cinquanta (il 23 alle 18.30) e come film di chiusura, il 27 alle 22.30 in anteprima europea, "Helicopter Mum" di Salomé Breziner, storia di una mamma amorevole ma invadente, interpretata da Nia Vardalos (attrice e sceneggiatrice de "Il mio grosso grasso matrimonio greco") e del figlio diciassettenne Lloyd, ancora indeciso sulla propria identità.

In occasione della Giornata mondiale contro la transfobia del 20 novembre, inoltre, saranno presentati nel corso del festival tre film dedicati a questo tema: il documentario "Purple Skies" di Sridhar Rangayan, sull'emarginazione e la violenza subite in India dalle donne lesbiche, bisessuali o transessuali (il 25 alle 18 in anteprima europea); "Boy meets girl" di Eric Schaeffer, commedia struggente e romantica interpretata da Michael Welch (già protagonista di "Twilight") che affronta il passaggio all'età adulta (il 22 alle 21 in anteprima europea) e "Favolose: storie in passerella!" di Luca Oliviero, con le voci e i racconti delle protagoniste di un concorso di bellezza sui generis (il 27 alle 17 alla presenza di Regina Satariano, presidente del consultorio transgenere di Torre del Lago).
Ancora, un focus sui diritti umani, mercoledì 26 in collaborazione col Robert F. Kennedy Center, mostre e presentazioni di libri.
Programma completo su www.florencewueerfestival.it; biglietti da 5 a 10 euro.
fonte http://firenze.repubblica.it/ di GAIA RAU

martedì 18 novembre 2014

Lgbt: A Taranto per la prima volta il “TRANSGENDER DAY OF REMEMBRANCE” il 20 novembre nell’auditorium del SS. Annunziata

CON IL “TRANSGENDER DAY OF REMEMBRANCE” SI PRESENTA LA NUOVA ASSOCIAZIONE DI VOLONTARIATO “T GENUS - MAGNA GRECIA” PER UNA NUOVA IDEA DI TRANSESSUALITÀ

Per la prima volta in assoluto, il 20 novembre prossimo verrà accesa la candela del TDoR (Transgender Day of Remembrance), la Giornata Mondiale contro la Trasfobia con cui da anni in tutto il mondo si commemorano le vittime di questa forma di discriminazione.

L’iniziativa è nata sul web per ricordare l’assassinio di Rita Hester, una transgender americana uccisa nel 1998 ad Allston, nel Massachusetts: già l’anno successivo venne organizzata a San Francisco a una grande veglia a lume di candela per ricordare lei e tutti i morti per transfobia, e da allora il 20 novembre di ogni anno le iniziative TDoR, sempre con simbolo una candela accesa, si sono via via moltiplicate in numerosi paesi di tutto il mondo.

A Taranto il TDoR (Transgender Day of Remembrance) sarà celebrato per la prima volta dall’associazione “T Genus - Magna Grecia”, in particolare organizzando il convegno “L’importanza della psicoterapia nel percorso verso sé stessi”; la manifestazione, sostenuta dal Centro Servizi Volontariato nell’ambito del “Regolamento Patrocini 2014”, si terrà giovedì prossimo, dalle ore 16.30 alle 19.00, nell’Auditorium del Padiglione Vinci dell’Ospedale SS. Annunziata.

Saranno trattati temi delicati inerenti il cambiamento di genere, come il percorso psicologico e l'iter legale, regolamentato ancora oggi dalla ormai obsoleta Legge n.164/82; interverranno Luca Quagliarella, psicoterapeuta del Policlinico di Bari, Barbara Gambillara, consigliera provinciale di Parità, Antonella Palmitesta, psicosessuologa e presidente dell’associazione N.U.D.I., Marina Venezia, coordinatore regionale Giustizia per i diritti-CittadinanzAttiva, e la psicologa Lucia Lacarbonara.

I lavori saranno coordinati da Miky Formisano, presidente dell’associazione “T Genus - Magna Grecia” che, costituita nello scorso aprile, è attiva per la tutela dei diritti delle persone transessuali e transgender.

Presentando l’iniziativa Miky Formisano ha spiegato che «T Genus è formata da persone, attive sul nostro territorio, che vogliono rivendicare una nuova idea positiva di transessualità priva di vittimismi, soprattutto non più legata al mondo della prostituzione, una piaga purtroppo ancora presente, o al travestitismo. Una nuova immagine di transessualità, un volto nuovo, fresco, autentico, vero e fuori da stereotipi che ci vogliono ancora vittime di una società di cui oggi facciamo invece parte integrante».
fonte http://www.agoramagazine.it Scritto da redazione cultura

Lgbt Arte: A Firenze "Omaggio al Maestro Piero Tosi" in mostra a Palazzo Pitti i costumi di scena di Maria Callas e Romy Schneider

Dal 1° ottobre 2014 fino all’11 gennaio 2015 la Galleria del Costume di Palazzo Pitti ospita la mostra dedicata a Piero Tosi nell’anno del conseguimento del premio Oscar onorario alla carriera con la seguente motivazione “Piero Tosi, un visionario i cui incomparabili costumi superano il tempo facendo vivere l’arte nei film”.

Il Maestro ha lavorato per anni come costumista teatrale, poi affermandosi soprattutto nel cinema a fianco di grandi registi fra i quali vanno ricordati Luchino Visconti ed altri che hanno contribuito a fare la storia del cinema italiano come Vittorio De Sica, Federico Fellini, Mauro Bolognini, Liliana Cavani, Franco Zeffirelli e Pier Paolo Pasolini.

Tosi si è avvalso di sartorie teatrali di prestigio, come quella di Umberto Tirelli,con la quale collabora ancor oggi a distanza di anni dalla scomparsa di quest’ultimo.
La mostra, dal titolo “Omaggio al Maestro Piero Tosi. L’arte dei costumi di scena dalla Donazione Tirelli”, propone una quindicina di abiti di scena di Piero Tosi; questi sono esposti nella sala da ballo del museo, nell’allestimento coordinato dall’architetto Mauro Linari, e costituiscono un nucleo di grande importanza storica e di innegabile fascino della ricca donazione fatta da Umberto Tirelli alla Galleria del Costume nel 1986, comprendente abiti storici e costumi teatrali e cinematografici.

“Questa selezione di abiti di scena tratti dalla Donazione Tirelli – come afferma il Soprintendente per il Polo Museale Fiorentino, Cristina Acidini – non solo rappresenta la nota creatività di Tosi in una varietà di epoche e di tipologie, ma ci porta attraverso i migliori film dei più grandi registi italiani del Novecento”. Tra i costumi di scena disegnati da Tosi che è possibile ammirare in mostra ricordiamo Medea (film: Medea, regia di Pier Paolo Pasolini, interprete: Maria Callas), Elisabetta (Sissi) (film: Ludwig, regia di Luchino Visconti, interprete: Romy Schneider), Giuliana Hermil (film: L’innocente, regia di Luchino Visconti, interprete: Laura Antonelli); questi due ultimi sono frutto del sodalizio con Luchino Visconti che diede vita a veri e propri capolavori fondati su un rigore filologico perfetto, “al quale sono complementari – come spiega la Direttrice della Galleria del Costume, Caterina Chiarelli -, svelando la complessità di espressione del Maestro, l’inventiva e la creatività sprigionata dai personaggi atavici, quasi tribali nel film Medea”.

La mostra, chiusa ogni primo e ultimo lunedì del mese, sarà visitabile dalle 8.15 alle 18.30 nel mese di ottobre, e dalle 8.15 alle 16.30 da novembre a gennaio.
L’ingresso al museo è gratuito fino a 18 anni; dai 18 ai 25 anni è ridotto; gli adulti pagano il biglietto d’ingresso. Un’opportunità per le famiglie Domenica 12 ottobre 2014, in occasione della “Giornata Nazionale delle Famiglie al Museo”, la Sezione Didattica del Polo Museale Fiorentino e la Galleria del Costume di Palazzo Pitti, propongono una serie di visite alla mostra “Omaggio al maestro Piero Tosi.

L’arte dei costumi di scena dalla Donazione Tirelli”. L’occasione offrirà alle famiglie e ai loro bambini la possibilità di partecipare a un percorso alla scoperta degli abiti creati per attori di cinema e teatro dalle abili mani di Piero Tosi, costumista, artista e poeta che con la sua arte riuscì a “vestire i sogni”. Le visite si terranno alle ore 10 e alle ore 11.30 con accompagnamento didattico gratuito, ingresso con il biglietto d’accesso alla Galleria del Costume.
La prenotazione è obbligatoria ed è possibile a partire da mercoledì 1° ottobre, presso Sezione Didattica (via della Ninna 5, a Firenze), telefonando al numero 055-284272 oppure scrivendo un’email all’indirizzo didattica@polomuseale.firenze.it. Per ogni visita è previsto un numero massimo di 15 bambini.

"Omaggio al Maestro Piero Tosi. L’ arte dei costumi di scena dalla Donazione Tirelli"
1° ottobre 2014 – 11 gennaio 2015 - Galleria della Moda e del Costume Palazzo Pitti Firenze
Telefono per info: +39 055 3693407 - E-Mail info: firenzemusei@operalaboratori.com
Sito ufficiale: http://www.polomuseale.firenze.it
fonte http://www.gonews.it Fonte: Ufficio Comunicazione Opera Laboratori Fiorentini

lunedì 17 novembre 2014

Lgbt: Perugia il prof che picchia l’alunno 14enne e gli dice «Essere gay è brutto»

Il ragazzo replica alla frase omofoba del docente e questi lo attacca con calci e pugni.
In attesa di indagini, il ragazzo è stato spostato in un’altra sezione

Picchiato a scuola e insultato da un professore. Il fatto è stato denunciato alla polizia dalla famiglia di uno studente 14enne che frequenta un istituto della provincia di Perugia.

“Il Giornale dell’Umbria” riporta che l’episodio si è svolto la settimana scorsa durante una lezione: secondo il racconto del ragazzo, suffragato dalla testimonianza di tre compagni di scuola, il professore avrebbe pronunciato la frase «essere gay è una brutta malattia», guardando fisso lo studente e in seguito chiamandolo per nome e cognome. In seguito, rispondendo a una domanda del giovane, avrebbe rincarato la dose: «Certo che dico a te, è brutto essere gay. Tu ne sai qualcosa».
Il professore avrebbe poi perso le staffe alla reazione contrariata del ragazzo che avrebbe risposto: «Sicuramente, da quando conosco lei».
Testimoni e il 14enne riferiscono di due calci alle gambe sferrati dal docente all’alunno , due pugni alla spalla e una lunga e pericolosa stretta al collo.

Il racconto del ragazzo in famiglia e la querela
All’inizio il 14enne interrogato sui fatti dalla coordinatrice di classe, non vuole parlare e anche una volta rincasato si mostra titubante. I genitori insistono quando lo vedono zoppicare e alla fine lui, tra lacrime di dolore e rabbia, racconta tutto e viene accompagnato in ospedale.
Al nosocomio gli riscontrano un grosso ematoma alla coscia (giudicato guaribile in cinque giorni) e dopo la segnalazione obbligatoria dell’ospedale, i genitori si recano alla polizia.
I genitori si sono affidati ad un legale ed hanno proceduto a depositare una querela, riservandosi ogni azione a tutela del figlio.
In attesa degli accertamenti la preside dell’istituto ha deciso di spostare il ragazzo di sezione in modo che non possa più incontrare il professore.
fonte http://www.corriere.it di Redazione Online

Lgbt: Laura Pausini ospite all'edizione spagnola di "C'è posta per te" un momento toccante con protagonista un giovane ragazzo transessuale

Non è la prima volta che Laura Pausini si trova al centro delle notizie LGBT della settimana, ma questa volta, per fortuna, non è per denunciare qualche crimine d'odio o combattere l'omofobia direttamente sulle pagine Facebook e in concerto: è successo tutto all'edizione spagnola di C'è posta per te, Hay una cosa que te quiero decir, dove la cantante è stata protagonista di una sorpresa davvero bella a Hugo, ragazzo transessuale FTM,, prima donna, innamorato follemente di lei e della sua musica.

Sfortunatamente i video non sono stati pubblicati su YouTube, quindi potrete vederli tutti AL LINK:
http://www.telecinco.es/hayunacosaquetequierodecir/programas/programa-116-12-11-14/Laura-Pausini-Conectamos-traves-musica_0_1891050573.html

Si tratta di filmati davvero commoventi, visto che il ragazzo ha ammesso di essere profondamente legato a Laura, perché proprio lei è stata uno dei suoi grandi punti di riferimento nel difficile periodo di cambiamento che l'ha visto protagonista. Preparatevi a una storia stupenda, insomma, da vedere e ascoltare senza interruzioni.

"Tu eri davvero tutto per me - queste, le parole di Hugo quando ha visto la busta aprirsi -. Sei stata la mia confidente, il mio rifugio e la mia protezione, una specie di amica migliore che mi ha aiutato e mi è stata vicina nei momenti più difficili".
fonte http://www.queerblog.it/Scritto da Mik

Al Centro Culturale Candiani di Mestre un "Focus on Daniele Sartori" retrospettiva dei corti queer più interessanti dell’artista veneziano

Mercoledì 26 novembre 2014 il Centro Culturale Candiani di Mestre, in collaborazione con l’ Ass. Cult. Mismomatic e Segnoperenne, presenta “Focus on Daniele Sartori”, una breve retrospettiva dedicata ai corti queer più interessanti dell’artista veneziano.


A partire dalle ore 18.30, presso la Sala Conferenze al IV° piano, saranno proiettati “L’appuntamento”, “Doris Ortiz”, “What about Alice?” e il nuovo “Contatto forzato”, girato interamente a Forte Carpenedo di Mestre e in questi giorni in concorso al XII° Florence Queer Festival.

L’evento è curato dall’Artista Adolfina De Stefani, la presentazione critica è affidata a Gaetano Salerno e in sala interverranno il cast artistico e tecnico delle opere.

La durata della proiezione è di 70 min. c.a., l’ingresso è libero.

Il Centro Culturale Candiani è in Piazzale Candiani 7 a Venezia Mestre.
Telefono 041-2386111. Mail candiani@comune.venezia.it

A QUESTO LINK MAGGIORI DETTAGLI DELLE OPERE:
http://lostinvauxhall.com/2014/11/15/focus-on-daniele-sartori-al-centro-culturale-candiani-una-retrospettiva-dedicata-al-regista-veneziano/
fonte Comunicato Stampa Lost in Vauxhall

sabato 15 novembre 2014

Lgbt Eventi: ”Jane Austen a Firenze” una mostra di Alessandro Fullin al Florence Queer Festival dal 16 al 30 Novembre

Il Florence Queer Festival
presenta ”Jane Austen a Firenze”
una mostra di Alessandro Fullin

Ireos via de’ Serragli 3, Firenze
Vernissage: 16 novembre 2014 ore 19.00
Finissage: 30 novembre 2014 ore 19.00 Ingresso libero


Jane Austen, la celebre scrittrice inglese, non è mai stata a Firenze. Per la precisione, non è mai stata in Italia: bisognerà infatti aspettare qualche anno prima che le signorine britanniche, armate della celebre guida Baedeker, intraprendano il loro Gran Tour nella penisola, alla ricerca di marmi romani e dei loro aitanti discendenti.
Per rimediare a questa “svista” biografica, Alessandro Fullin porta a Firenze i suoi minuscoli quadri (cm. 20×20) della serie “Jane Austen“: nature morte monocromatiche che raccontano gli oggetti oggi in pericolo grazie alle mail e l’ipod. Libri, lettere, fogli di carta: una biblioteca romantica fuori tempo massimo.
Accanto a questi lavori non mancano le lugubri “Clothbrush” o i cinematografici “Super Friedrich” e i “San Sebastiano“, icona sacra diventata, da Guido Reni in poi, anche gay.

La mostra inaugura alle ore 19.00 alla presenza dell’artista. Alle 19.30 si terrà “La visita guidata alle Opere e ai Fantasmi” e, a seguire, la presentazione dell’ultimo libro di Alessandro Fullin “Panico Botanico” (Cairo Editore). Un romanzo sorprendente, venato di humor e aforismi folgoranti, in un mondo declinato tutto al femminile, tra ambientazioni bucoliche surreali e passioni che stravolgono il cuore.

Il Florence Queer Festival è organizzato dall’associazione Ireos – Centro Servizi Autogestiti per la Comunità Queer di Firenze, in collaborazione con Arcilesbica Firenze e Music Pool, con il contributo di Fondazione Sistema Toscana – Mediateca Regionale e il patrocinio del Comune di Firenze. Il festival è inserito nel cartellone della 50 giorni di cinema internazionale a Firenze di F.S.T. -Mediateca regionale toscana. Direzione artistica Bruno Casini e Roberta Vannucci, organizzazione generale Silvia Minelli, selezione e programmazione Susan Sabatini, consulenti al festival Paolo Baldi e Massimo Poccianti.

Ireos – Via de’ Serragli, 3 – Firenze t. 055 216907
info@florencequeerfestival.it - silvia@florencequeerfestival.it - www.florencequeerfestival.it
fonte http://www.taxidrivers.it by RàRò

lunedì 10 novembre 2014

Lgbt Libri: "La ragazza indossava Dior" Storia (a fumetti) della Maison creata da Monsieur Dior

È il 12 febbraio 1947, a Parigi ci sono -6 gradi ed eleganti signore in fila davanti al numero 30 di Avenue Montaigne.
Sta per iniziare la nuova storia della moda.
Sta per nascere il "new look".
Un uomo sta per diventare una leggenda dell'haute couture.
È il giorno della prima sfilata dello stilista Christian Dior.

Questo l'incipit di una storia da leggere, ammirare e sfogliare (per sognare) attraverso le pagine e le illustrazioni del libro
"La Ragazza indossava Dior", edito da BAO Publishing.

Una storia da sogno durata dieci anni, dal 1947 al 1957, che ha portato la Maison Dior nell’olimpo della moda mondiale, raccontata con il tratto elegante della fumettista francese Annie Goetzinger.

Protagonista assoluto Christian Dior. Ma ci sono anche le sue donne in atelier, sarte, costumiste e collaboratrici, le sue "ragazze", le muse-modelle, che lo accompagnano fedeli tra duro lavoro, ambizioni, successi e delusioni, il lusso e lo splendore delle passerelle. E poi le dive e il glamour da Rita Hayworth a Marlene Dietrich, comprese le più importanti nobildonne europee. Tra le tavole si riconosce anche Carmel Snow, redattrice di Vogue che consegnò alla storia la definizione di New Look, una vera rivoluzione della moda.

A guidarlo, il suo pensiero, attualissimo ed eterno come il suo stile:“La Moda, in questi tempi governati dalle macchine, è uno degli ultimi rifugi dell’umanità, della personalità, dell’inimitabile.”
fonte http://www.elle.it/ Désirée Paola Capozzo

giovedì 6 novembre 2014

Lgbt: La top model Lea T è la nuova musa di Redken 5th Avenue, sarà la prima modella transgender a rappresentare un’azienda del gruppo L’Oreal

Redken 5th Avenue presenta la sua nuova musa, la modella brasiliana molto attiva nelle campagne anti-bullismo.

Lea T farà il suo debutto con Redken a Gennaio 2015, comparendo nella campagna stampa e social della colorazione Chromatics, fotografata dal celebre fotografo di moda Matt Irwin.

Redken 5th Avenue presenta la sua nuova musa, la modella brasiliana molto attiva nelle campagne anti-bullismo Lea T.
Con il suo innegabile spirito, l’incredibile look e i sui splendidi capelli, Lea è una musa perfetta per Redken.

Oggi Lea T approda nell’olimpo delle muse e dei creatori di tendenze di Redken, raggiungendo la musicista Sky Ferreira, la fashion blogger Chiara Ferragni, il celebre hairstylist e leggenda del mondo della moda Guido Palau, e la colorista delle celebrities Tracey Cunningham.

"Lea T è una vera pioniera nel campo del beauty," afferma Shane Wolf, Global General Manager di Redken 5th Avenue. "Esprime la visione di Redken di una bellezza globale ed ha una percezione di sé e della bellezza assolutamente particolare.”

“Ognuno di noi ha la propria personalità, la propria bellezza, la propria vita,”
dice Lea T. “Mi piace lavorare con Redken perché come brand apprezza tutti i tipi di bellezza. Crede nell’individualità di ciascuno e penso che questo sia davvero importante.”


Una delle modelle più richieste a livello mondiale, Lea T è stata scoperta dal designer di Givenchy Riccardo Tisci e nel 2010 è diventata il volto del brand. È apparsa sulle riviste Vogue Paris, Vanity Fair, Vogue Brazil, Numero, W, Hercules, Interview, Cover e Love, nonché sulla copertina di Elle Brasil, e dell’edizione Primavera Estate 2011 di Love al fianco di una veterana del mondo della moda, Kate Moss.

Lea T farà il suo debutto con Redken a Gennaio 2015, comparendo nella campagna stampa e social della colorazione Chromatics, fotografata dal celebre fotografo di moda Matt Irwin.
fonte http://styleandfashion.blogosfere.it CaterinaDiIorgi- Foto by Twitter and Facebook

Lgbt Radio: L’Italia non è un paese per vecchi, soprattutto se gay, lesbiche o trans, se ne parla a“Oltre le Differenze”

Nella puntata di venerdì 7 novembre il progetto Lambda terza età e i gruppi Over55 lgbt

L’Italia è un paese accogliente per persone lgbtqi nella terza età? A questa domanda si cercherà di rispondere nella puntata di venerdì 7 novembre di “Oltre le Differenze”, il format radiofonico di informazione sul mondo gay, lesbico, bisex, transessuale e queer, condotto da Natascia Maesi e Oriana Bottini, in onda alle 21 su Antenna Radio Esse (FM 91.25, 93.20, 93.50, 99.10 o diretta online dal sito www.antennaradioesse.it) e in replica sabato 8 dalle ore 15.

La popolazione gay, lesbica o transgender over 60 ha esigenze e bisogni specifici?
A Torino è nato uno sportello di informazione e orientamento dedicato a questo target, il progetto Lambda terza età che è in grado di accogliere, ascoltare e rispondere ad alcune di queste esigenze, attraverso una rete di volontari, se ne parla meglio con una delle volontarie Emilia Astore.
Per rispondere alle necessità di socializzazione, visibilità e condivisione ci sono invece i gruppi Over55 lgbt, organizzati nelle città di Rimini, Modena, Bologna, ma presenti anche sui social network e in via di costituzione in altre località italiane, ce li presenterà Alfredo, referente del gruppo Over55 lgbt di Modena.
Non mancherè la rassegna stampa sulle notizie a tema lgbt, ma anche la notizia da “Passare Oltre…” e infine i consigli su libri, serie tv, eventi lgbt nella rubrica Rainbow Life Style.

E' sempre possibile interagire con la redazione del programma attraverso la mail redazione.oltreledifferenze@gmail.com, la pagina fan su Facebook e il blog www.oltreledifferenze.wordpress.com.

mercoledì 5 novembre 2014

Lgbt Libri: "Una Callas dimenticata" di Dario Fo e Franca Rame

A Franca
Questo mio libro è dedicato a una delle cantanti più famose dell'ultimo secolo e che, a Verona, nello stupendo palcoscenico dell'Arena, per la prima volta nella sua vita ha debuttato in Italia.
Si tratta di Maria Callas.

Personalmente ho conosciuto questa eccezionale soprano quando avevo poco più di 20 anni. Lei ne aveva due o tre più di me.
Frequentavo l'Accademia di Brera e tutti noi allievi spesso eravamo ingaggiati dalla Scala, nello spazio dedicato alla scenografia, per rinfrescare i fondali e i drappi di repertorio per i nuovi allestimenti.

Naturalmente ci pagavano... poco, ma ci pagavano!
Da un trabattello sul quale stavo lavorando ho notato una ragazza piuttosto avvenente che attraversava tranquillamente il palco, transitando come niente fosse tra le strutture sceniche e gli scorrevoli. Preoccupato le ho gridato: “Fermati, è pericoloso attraversare il palco adesso! Non vedi che dalla soffitta stanno calando centine e colonnati della scena? Dove stai andando? Vuoi finire schiacciata come una sfogliatella?”

E lei: “Sto andando in proscenio, stiamo provando lì”.
All'istante arrivò il responsabile del montaggio che disse: “Non si preoccupi signora Callas, ci penso io”; e così le fece strada prendendosela per mano e l'accompagnò passando da dietro le quinte.
Poi la sentii cantare. Tutti noi ragazzi della scenografia ci bloccammo, scendemmo da scale e praticabili.
Quindi, badando di non dare nell'occhio, ci avvicinammo al proscenio: di lì a poco eravamo tutti seduti sul pavimento dietro le quinte, ad ascoltare affascinati l'aria di Casta Diva.
Alla fine, non abbiamo potuto trattenerci dall'applaudire, il direttore di scena ci cacciò dal palco come degli intrusi. “Peggio, dei guardoni musicali... non si ascolta di nascosto una soprano come questa!”

E poi parte lo spettacolo ... lo spettacolo immaginato da Dario e lo spettacolo a volte tragico della vita della grande diva Maria Callas.

"Una Callas dimenticata" La vita straordinaria di Maria Callas raccontata da Dario Fo e Franca Rame
fonte pagina FB Dario Fo via http://www.commercioetico.it

martedì 4 novembre 2014

Lgbt Arte: Frida Kahlo e Diego Rivera. La mostra a Palazzo Ducale di Genova

“Tu ti chiamerai Auxocromo, colui che capta il colore. Io Cromofora, colei che dà il colore… Tu riempi e io ricevo”

Frida: una donna poliedrica, criptica, affascinante, insomma, un mito. Se la mostra allestita alle Gallerie del Quirinale a Roma fino al 31 agosto era incentrata quasi esclusivamente su di lei, a Genova, Palazzo Ducale apre le sue stanze per accogliere le sue opere affiancate a quelle di Diego Rivera, il compagno di una vita.

Nelle prime stanze, il colore blu delle pareti ci indica la presenza di opere che testimoniano la maturazione artistica di Diego Rivera (1886-1957), dagli esordi, caratterizzati da una pittura realista, al suo arrivo a Madrid e poi a Parigi, dove si inserirà nel gruppo degli artisti di Montparnasse. Entrato in contatto con le Avanguardie artistiche del primo Novecento si ispirò in particolar modo al cubismo. Il clima di incontro-scontro, gelosie e rivalità varie, interno al gruppo, però lo porterà ad allontanarsi da questi artisti, spostandosi verso uno stile più naturalistico.

Proseguendo, il colore delle pareti diventa rosa acceso: eccoci in compagnia di Frida Khalo, nata a Città del Messico nel 1907. Animata da una forte passione politica, farà parte del Movimento degli studenti rivoluzionari e verrà a contatto con il movimento futurista di cui condividerà molte idee. Un grave incidente in autobus segnerà la sua vita: durante la convalescenza infatti Frida iniziò a dipingere, da autodidatta.
Il suo stile si ispirò allo stridentismo (adattamento del futurismo europeo) e alle scuole naif ed espressive messicane post-rivoluzionarie. La svolta della sua carriera artistica avvenne nel 1928, quando mostrò i suoi dipinti a Rivera, artista di ventuno anni più grande di lei, che l’anno successivo diventerà suo marito.

Dopo le nozze soggiornarono quattro anni in USA, per il lavoro di Diego, attirando così l’attenzione mediatica. Per Frida sarà l’occasione di conoscere le Avanguardie artistiche e far maturare il suo stile pittorico. La vita coniugale sarà travagliata, scombussolata da vari tradimenti di Diego, da un aborto spontaneo di Frida, da un divorzio e da un loro secondo matrimonio. A New York Frida indagò la sua personalità attraverso l’influsso dell’oggettività tedesca, della pittura degli Anni ’30 europea e del futurismo.
La loro storia si intrecciò con le vicende post-rivoluzionarie, con i murales rievocativi commissionati a Rivera (“Murales di Emiliano Zapata”), con la loro adesione al Partito Comunista, con la figura della loro amica, fotografa e comunista, Tina Modotti.

Le pareti color arancio rivelano il confronto tra le opere di Frida e quelle di Diego: se i ritratti di Diego Rivera sono eleganti e raffinati, quelli di Frida sono precisi, enigmatici, iconografici. Si parla spesso del Surrealismo dei due artisti: quello di Frida consiste nel prendere l’iconografia del quotidiano, alienandola per descrivere la sua surrealtà, quello di Diego consiste invece nel trovare oggetti, osservarli, potenziandone le sembianze.
Nelle opere di Diego non c’è mai un chiaro segno dell’amore per la moglie, mentre nei lavori di Frida il desiderio d’amore è il tema costante. Frida sarà per tutta la vita legata a quest’uomo che ripetutamente la tradì, persino con la sorella di lei – questa sarà la causa del loro divorzio, seguito però un anno dopo dal loro secondo matrimonio.
Le opere di Frida hanno implicazioni biografiche, psicologiche, introspettive.
Basti pensare a “Diego nei miei pensieri”, “L’abbraccio amorevole dell’Universo, la terra (il Messico), Diego, io e il signor Xolotl”, “Autoritratto con scimmia” e moltissimi altri.
Negli ultimi anni della sua vita, segnati dalla malattia, Frida è portata a dipingere soprattutto nature morte o autoritratti.
La vita di questa coppia, continuamente segnata da passioni politiche, passioni artistiche, tradimenti e amore, è magistralmente raccontata in questa mostra attraverso un dialogo serrato e avvincente delle opere di Diego e Frida. Una mostra che lascia il segno.

“Vorrei darti tutto quello che non hai mai avuto, e neppure così sapresti quanto è meraviglioso amarti” Frida-Kahlo

INFORMAZIONI UTILI
Frida Kahlo e Diego Rivera PALAZZO DUCALE Piazza Giacomo Matteotti, 9 – Genova
20 settembre 2014 – 8 febbraio 2015
INFOLINE, PRENOTAZIONI Tel. +39 010.9280010; gruppi scolastici Tel.+39 010.8171604
www.fridakahlogenova.it

fonte http://www.artslife.com/By Giulia Genesio

Apre a Vicenza da mercoledì 5 novembre il primo sportello Lgbt gratuito

Anche Vicenza avrà da mercoledì 5 novembre un nuovo servizio dedicato a tutte le persone lesbiche, gay, bisex, trans, intersessuali e queer che sentano la necessità di un supporto o un ascolto non giudicante. Offrirà consulenza e sostegno psicologico gratuito per questioni di genere, mobbing, coming out, bullismo omofobico, transizioni di genere.

Lo sportello Lgbt (Lesbian Gay Bisex Transgender) avrà sede presso l'associazione “Donna Chiama Donna onlus”, in via Torino 11, dove sarà a disposizione gratuitamente, su appuntamento, un'operatrice esperta, affiancata da personale volontario appositamente formato.

Il nuovo servizio è stato presentato oggi dal consigliere delegato alle pari opportunità Everardo Dal Maso e dai rappresentanti del coordinamento delle associazioni Lgbt Daniela Ghiotto, Nicoletta Piazzetta e Mauro Miazzolo. “Finalmente siamo riusciti a concludere il percorso lungo e complesso che ci ha condotto all'apertura di uno sportello di riferimento soprattutto per i giovani che, in un particolare momento della loro vita, non avendo il coraggio di parlare con i genitori o con gli insegnanti, sentono il bisogno di rivolgersi ad una persona con specifica preparazione che possa sostenerli – ha annunciato il consigliere delegato alle pari opportunità Everardo Dal Maso -.

Lo sportello, che sarà in funzione per due ore al giorno ogni due settimane su appuntamento, fornisce consulenze gratuite. Con i 7 mila euro messi a disposizione dal Comitato Vicenza Pride 2013 lo sportello riuscirà a rimanere attivo per i prossimi due anni senza gravare in alcun modo sulle casse del comune. Sono convinto che si tratti di un servizio concreto a sostegno della comunità Lgbt che tanto si è spesa per il Pride 2013”. “Le tre operatrici che si turneranno allo sportello, già in servizio per “Donna Chiama donna onlus”, e una ventina di volontari che le affiancheranno, hanno seguito nove incontri di formazione, finanziati dal Comitato Vicenza Pride 2013, che hanno spaziato attraverso varie tematiche, condotti da specialisti tra cui avvocati e psicoterapeuti – ha precisato Daniela Ghiotto del coordinamento delle associazioni Lgbt - e gli ultimi incontri si terranno il 15 novembre e il 6 dicembre”. I giovani ragazzi Lgbt sono spesso vittime di violenza e bullismo e nella maggior parte dei casi non hanno il coraggio di rivolgersi ai genitori, ai professori o alle forze dell'ordine.

In un momento della vita già di per sé complicato, si trovano quindi ad essere vittime di pregiudizi ed ingiustizie e a non avere un punto di riferimento con cui sfogarsi o chiedere aiuto.

Lo sportello nasce con l'intento di aiutare questi ragazzi e di prevenire situazioni limite che portano anche a gesti estremi. Lo sportello è nato dalla volontà di una parte dei componenti del Comitato Vicenza Pride 2013, che ha proposto alle associazioni Lgbt vicentine di partecipare al progetto, dando vita a questo servizio nuovo e gratuito per la comunità vicentina.

Il coordinamento vicentino, formato dalle associazioni Delos, Agedo Vicenza, Rete Genitori Rainbow, la Parola, Arcigay 15 Giugno, Famiglie Arcobaleno, che si battono a favore del riconoscimento dei diritti della comunità rappresentata lesbiche, gay, bisex, trans, intersessuali e queer, ha accolto l'invito di costituire uno Sportello Lgbt in città e si è attivamente impegnato per la sua realizzazione. Lo sportello sarà aperto al pubblico ogni primo e terzo mercoledì del mese dalle 17.30 alle 19.30 su appuntamento.

I costi del servizio saranno sostenuti per i primi due anni con fondi raccolti dal Comitato Vicenza Pride 2013 che ha messo a disposizione la somma di circa 7.000 euro. Chi lo desidera può richiedere l'attestato di iscrizione quale famiglia anagrafica costituita da persone coabitanti legate da vincoli affettivi. Dal venerdì 1 giugno 2012 ad oggi la richiesta all'ufficio anagrafe a palazzo Uffici è stata presentata complessivamente da 61 coppie di cui 53 composte da un uomo e da una donna, 3 da due donne, 5 da due uomini.
fonte http://www.ilgiornaledivicenza.it

lunedì 3 novembre 2014

Lgbt Eventi: Anna Marchesini in "Cirino e Marilda non si può fare" al Piccolo Teatro Grassi di Milano dal 4 al 16 Novembre

Anna Marchesini torna al Piccolo con Cirino e Marilda non si può fare, un reading, con l’accompagnamento dal vivo del trio ‘Aire de Mar’.

Protagonista è il solitario professor Cirino Pascarella: “un’incantevole figura”, come racconta la stessa Marchesini, “candidata a essere completamente travolta da quella turbolenza di emozioni da cui ha sempre procurato di tenersi distante”. A complicargli la vita prova la signora Olimpia, tenutaria della Pensione Smeraldo, dove il professore vive, decisa a fargli sposare la figlia Marilda, ormai quasi quarantenne. Continua l’attrice: “con gioia attendo di raccontare questa storia in un palcoscenico che ho immaginato nudo e senza supporti scenici per permettere alla voce e al corpo di riscrivere ogni volta la storia, rappresentarla senza mai conoscerne la fine”.

Perché vederlo?
Per assistere all’interpretazione di un’attrice che riesce a restituire le mille sfaccettature dei personaggi; per sorridere delle incomprensioni che nascono dall’incontro/scontro di due mondi diversi.


Piccolo Teatro Grassi dal 4 al 16 novembre 2014
"Cirino e Marilda non si può fare" di e con Anna Marchesini
musiche eseguite dal vivo da AIRE DE MAR
Durata: un’ora e 20 minuti senza intervallo

PER TUTTE LE INFO: DATE ORARI E COSTI VAI AL LINK:
http://www.piccoloteatro.org/events/2014-2015/cirino-e-marilda-non-si-puo-fare

venerdì 31 ottobre 2014

Lgbt Roma: Cambio di sesso, la denuncia di 4 transgender "Rovinate a vita da una tecnica sperimentale"

Il caso di alcuni pazienti che hanno subito l'intervento al Policlinico Umberto I di Roma. "Non ci avevano detto dei rischi, il risultato è un'infibulazione". Dalla struttura si difendono: "Loro negligenza dopo l'intervento". E ora la procura indaga su 24 persone

Dopo gli articoli dell'Espresso, che aveva raccolto le denunce di quattro transgender, è arrivata la conferma: ventiquattro medici dell'Umberto I di Roma sono indagati per lesioni colpose aggravate, come riporta oggi la Repubblica. I legali delle trans sostengono che siano state attuate "sperimentazioni illegali come nel caso Stamina".

Una serie di interventi chirurgici dall’esito disastroso, che al posto dell'atteso cambio di sesso hanno portato infezioni e malformazioni invalidanti a quattro ragazze: la Procura di Roma ha avviato un'inchiesta su 24 medici e specializzandi del Policlinico Umberto I di Roma, dopo un esposto delle pazienti che accusa l'Ospedale di aver sperimentato su di loro nuove tecniche e farmaci senza le dovute autorizzazioni né un consenso debitamente informato.

Le ragazze, come accade in genere in questi casi, avevano già percorso tutto l'iter tipico delle persone transgender: cure ormonali, sostegno psicologico, trasformazione lenta e graduale del proprio corpo, il seno, i fianchi, la voce. Mancava solo il passo finale: ovvero la demolizione dei genitali maschili con la creazione di una vagina. Ora, secondo i protocolli tradizionali, in genere la vagina si ricostruisce rivoltando la pelle del pene (precedentemente rimosso, ma appositamente conservato) e ricoprendo con questo tessuto una cavità creata ad hoc.

Ma all'Umberto I i medici decidono di non applicare i protocolli consueti, e preferiscono una nuova via: nell'arco di due anni, dal 2011 al 2013, eseguono una serie di operazioni che definiscono innovative. Il metodo, poi da loro stessi celebrato in una rivista scientifica statunitense, e messo sotto accusa nell'esposto, consiste in questo: il tessuto per la ricostruzione dell'organo genitale viene prelevato dalla mucosa della bocca, poi coltivato in vitro, quindi rigenerato, per essere infine innestato nella cavità vaginale.

Un sistema, questo, che era stato sperimentato qualche anno prima dalla stessa equipe dell'Umberto I, ma solo su tre casi, peraltro del tutto differenti: tre donne che per una rara sindrome, la Mayer Rokitanski Kuster Hauser, non avevano sviluppato in modo completo la vagina.

La denuncia “Il risultato è un'infibulazione”
Evidentemente lo staff del Policlinico romano avrà pensato di trasporre quell'esperienza anche nell'ambito della transizione uomo-donna, utilizzando il tessuto della mucosa della bocca, il più simile in qualche misura a quello vaginale. Ma, secondo le accuse, l'innesto avrebbe causato infezioni, la necessità di riparare con interventi successivi e, infine, la chiusura dell'organo genitale, con gravissimo danno per tutte e quattro le ragazze. "Un'infibulazione", recita l'esposto alla Procura. Peraltro, i chirurghi hanno continuato a proporre questo metodo anche quando avevano già verificato numerose complicazioni nelle prime pazienti transgender.

Così i medici sono stati portati davanti alla magistratura, in due diversi procedimenti. Uno di carattere civile, visto che il risarcimento potrà servire a nuove operazioni riparatorie. Interventi che le ragazze hanno scelto di fare all'estero, da San Francisco a Bangkok, non fidandosi più della sanità italiana. E poi c'è il penale, che ha portato la procura di Roma a indagare i 24 sanitari.

Alessandra Gracis, avvocatessa che difende le quattro pazienti, spiega che "i medici hanno indotto le ragazze a scegliere questa operazione, prospettata come innovativa, aggiungendo un allettante incentivo: e cioè che poteva essere fatta subito. Al contrario, se si fosse optato per l'intervento classico, dissero che si sarebbe dovuto attendere la normale lista di attesa, ovvero oltre 2 anni".
"Non è stato comunicato a nessuna di loro - afferma la legale - che si sarebbe eseguita una tecnica ancora sperimentale, quindi non riteniamo completo il consenso informato acquisito dalle pazienti”.

Non basta: l'avvocatessa, nei suoi esposti, contesta ai medici di non aver acquisito né l'autorizzazione del Comitato etico, né dell'Aifa (Agenzia del Farmaco), "necessarie quando si sperimentano nuovi metodi e medicine". Il tessuto innestato, infatti, "non è né più né meno che una sorta di farmaco sperimentale, visto che si tratta di cellule manipolate e ingegnerizzate, dagli sviluppi imprevedibili". Gracis ha inviato all'Aifa una denuncia con le cartelle cliniche delle sue assistite, chiedendo di essere rassicurata sulla non pericolosità del materiale iniettato, “potenzialmente dannoso o addirittura cancerogeno”.

In uno scambio di mail che la legale ha incluso nella sua documentazione, Beatrice, una delle pazienti, si lamenta con la dottoressa che aveva operato inizialmente le tre donne prive di vagina, e che aveva ispirato quindi i successivi interventi sulle persone transgender. La studiosa alla fine ammette: "Cara Beatrice, mi dispiace ancora per la sua storia di cui non conosco il finale. Tuttavia posso dirle che mentre la mia tecnica è perfetta per le ragazze con la sindrome di Mayer Rokitanski Kuster Hauser è ancora sperimentale nelle riassegnazioni del sesso".

Il Policlinico: “Ragazze negligenti dopo le operazioni”
Dal Policlinico Umberto I per il momento i medici, i dirigenti e i legali preferiscono non rilasciare dichiarazioni: l’ufficio comunicazione del Direttore generale del nosocomio spiega che, come in altri casi analoghi, è stata avviata un’indagine interna, eseguita da una commissione creata ad hoc.

Nella memoria difensiva presentata alla magistratura dagli avvocati dell’ospedale, si legge che sui nove pazienti su cui è stata utilizzata la metodologia dell’innesto di cellule della mucosa orale in vagina (sei transgender e tre donne), in cinque si ritengono soddisfatti dei risultati (due transgender e le tre donne), mentre in altri quattro in effetti si sono riscontrate complicazioni: “In due casi questo è dovuto - recita la memoria - a un non corretto utilizzo del tutore vaginale nei tempi e nelle modalità consigliate” (si tratta di uno stent che serve a divaricare la neovagina, da portare diverse ore al giorno nei mesi successivi all’intervento, ndr). “In un altro caso, le infezioni sono da ascriversi a variabili esterne all’intervento (rapporti sessuali e scarsa igiene)”. Nell’ultimo caso, i medici si astengono dalla valutazione, “in quanto il paziente ha eseguito altra procedura chirurgica in altra sede che ne ha modificato irreversibilmente i caratteri”.

L'avvocatessa Gracis, anche lei transgender come le quattro pazienti che difende (ma ha scelto di operarsi in California), segue un'altra quindicina di casi simili in tutta Italia, pure loro in transizione da uomo a donna, presunte vittime di episodi di malasanità.

"E' il nostro sistema che è sbagliato alla radice - spiega - Si fanno pochi interventi l'anno in decine di ospedali, da Pietra Ligure a Ragusa, quindi non ci si può specializzare a fondo. Piuttosto, come accade all'estero - ad esempio a Ghent in Belgio, dove si registrano risultati di eccellenza - bisognerebbe puntare su un'unica struttura nazionale, in cui questo tipo di chirurgia diventi di routine, e dove si possa investire seriamente su ricerca, innovazione, formazione e aggiornamento. Si risparmierebbero tanti soldi pubblici, oggi forzatamente utilizzati per riparare a posteriori operazioni venute male: un danno per i singoli coinvolti ma anche per la sanità”.

“Sarebbe importante - conclude la legale - parlare di questi problemi con il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, se solo volesse ricevere per un confronto me e le mie ragazze: abbiamo lanciato molti segnali e provocazioni, ma non abbiamo mai ricevuto risposta".
fonte http://espresso.repubblica.it di Antonio Sciotto
http://espresso.repubblica.it/attualita/2014/07/09/news/cambio-di-sesso-la-denuncia-di-4-transgender-rovinate-da-una-tecnica-sperimentale-1.172742?ref=fbpe

Diritti Lgbt in Europa: l’Italia arranca, ma non molla

L’esito del sondaggio svolto dall’Agenzia dei diritti fondamentali (FRA) ed i dati forniti dall’Associazione internazionale lesbiche, gay, bisessuali, trans ed intersex mostrano l’arretratezza italiana. Ma Scalfarotto fa notare i passi avanti compiuti

Negli ultimi 12 mesi, in Italia il 54% delle persone Lesbiche, gay, bisessuali, transessuali (Lgbt) si sono sentite molestate sulla base proprio orientamento sessuale; il 93% dei giovani Lgbt ha sentito commenti negativi nei confronti di compagni di scuola percepiti al loro gruppo sociale; il 69% ha dichiarato di nascondere o mascherare sempre o spesso di avere preferenze sessuali non solo etero. Questi i risultati del sondaggio (che non considera una quinta categoria, gli intersex, (coloro i cui cromosomi sessuali, i genitali e/o i caratteri sessuali secondari non sono definibili come esclusivamente maschili o femminili) svolto dall’Agenzia dei diritti fondamentali dell’Ue (FRA) e presentati oggi a Bruxelles in occasione della Conferenza “Affrontare la discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale e l’identità di genere”.

Per quanto riguarda l’Italia, il sondaggio ha rilevato in tutti e tre i campi d’indagine una percentuale superiore alla media europea. L’unica eccezione riguarda la discriminazione registrata dal gruppo Lgbt quando si ricerca un lavoro. In questo caso la media europea del 20% coincide con quella italiana.

A confermare la preoccupante situazione delle persone Lgbt in Italia vi sono i dati raccolti dall’ dall’Associazione internazionale lesbiche, gay, bisessuali, trans ed intersex (ILGA).
L’indice Europa arcobaleno,(http://www.glen.ie/attachments/Side_A_-_Rainbow_Europe_Map_May_2014.pdf) utilizzato dall’ILGA per definire la tutela nazionale dei diritti Lgbt, è estremamente basso per l’Italia e si attesta al 25%, ben lontano dall’82% del Regno Unito o al 78% del Belgio e 70% dell’Olanda. Peggio di noi fanno solo Lituania (22%), Andorra (21%), Bosnia Erzegovina (20%), Cipro (20%), Lettonia (20%), Lichtenstein (18%), Kosovo (17%), Moldavia (17%), Bielorussia (14%), San Marino (14%), Turchia (14%), Macedonia (13%), Ucraina (12%), Monaco (10%), Armenia (9%), Azerbaijan (7%) e Russia (6%).

L’esponente del Partito Democratico Ivan Scalfarotto riconosce la triste situazione italiana nel corso del suo intervento alla Conferenza, che è stata promossa dalla Presidenza semestrale italiana dell’unione europea. “In Italia sono un cittadino di serie B”, ha affermato il politico, che pure è sottosegretario al ministero per le Riforme Costituzionali. Scalfarotto ha ricordato un periodo di lavoro trascorso nel Regno Unito ed ha riconosciuto “amaramente” che come cittadino appartenente al gruppo Lgbt ha ricevuto un trattamento migliore nel paese britannico piuttosto che nella penisola.

Al contempo tuttavia ci sono segnali positivi per le persone Lgbt, come la stessa Conferenza FRA, organizzata dalla Presidenza Italiana del Consiglio, primo evento di questo tipo nella storia delle presidenze di turno.
Ciò dimostrerebbe una rinnovata volontà delle istituzioni europee di affrontare la discriminazione e l’ostilità fronteggiata tutt’oggi in Europa dalle persone Lgbt.
Secondo l’ambasciatore Stefano Sannino, rappresentante italiano presso l’Ue, l’Italia nel periodo di presidenza del Consiglio europeo vuole “aprire la porta in Europa alla questione Lgbt. Vogliamo discutere e cambiare la mentalità e l’atteggiamento nei confronti delle persone omosessuali, nelle scuole, nei posti di lavoro e nella società. Abbiamo bisogno di lavorare per dare voce a quella parte di società che non ne ha una”.

Della stessa opinione il direttore della Fra Morten Kjaerum, secondo il quale: “La corrente sta cambiando, molti stati membri stanno vivendo momenti positivi. Dobbiamo costruire su questa situazione. Il nuovo Parlamento e la nuova Commissione stanno per insediarsi, e il tempo è maturo per rimettere l’uguaglianza e la non discriminazione delle persone Lgbti nell’agenda Ue”.

Tuttavia, bisogna essere cauti sugli eventuali risultati raggiungibili perché “c’è un limite a quello che la Commissione è in grado di fare, considerato il rispetto per le leggi e le competenze degli stati membri” ha ricordato Martine Reicherts, commissaria Ue per la Giustizia, i diritti fondamentali e la cittadinanza. “Se spingiamo troppo vi è il rischio di ottenere una forte opposizione”, ha sottolineato la Reicherts. Di conseguenza, secondo la commissaria “è necessario sviluppare un action plan in cooperazione con gli stati membri se vogliamo affrontare efficacemente le discriminazioni”. Al contempo, “si deve essere disponibili ad accettare compromessi. Perché poco è meglio di nulla”.

Riprendendo le parole del presidente del Consiglio Matteo Renzi, enunciate nelle Aule del Parlamento e nei dibattiti televisivi, Scalfarotto ha dichiarato che il Partito Democratico ha come progetto “quello di riconoscere le unioni civili tra persone omosessuali secondo un modello di legge simile a quello tedesco”.
I diritti delle coppie omosessuali “formali” verrebbero equiparati a quelli delle coppie etero sposate. Inoltre, sempre seguendo lo stampo tedesco, verrebbe riconosciuta anche l’adozione del figlio del partner altresì nota come “step child adoption”, che consente di tutelare il bambino cresciuto dalla coppia omossessuale mediante il riconoscimento del genitore non biologico.
In questo modo ad esempio, se il genitore biologico dovesse morire, “il minore non rimarrebbe abbandonato perché il genitore non biologico conserva il diritto a vedere il bambino che ha cresciuto”. Questo è l’impegno che ha preso il Presidente del Consiglio, il quale, “ha dichiarato di voler mettere in questo provvedimento la stessa energia spesa per il Jobs act” ha sottolineato Scalfarotto.

Quando viene fatta notare la diversa sensibilità mostrata sull’argomento dal ministro dell’Interno Angelino Alfano, Scalfarotto ritiene che per “modernizzare il Paese è necessario rinunciare a parte della propria identità novecentesca. Così come il partito democratico ha fatto tale rinuncia, così tocca anche alla destra”. E le parole di Alfano sulle nozze gay? “Un eccesso di zelo” secondo Scalfarotto. In Italia le trascrizioni non producono effetti giuridici, ma “il tempo degli atti simbolici è passato. Oggi è il momento delle decisioni vere”.

Non vi sono scadenze precise in merito alla legge sulle unioni civili anche se il sottosegretario aspetta di concludere la riforma entro il 2018, sebbene Renzi abbia invece definito la data di scadenza subito dopo la seconda lettura della riforma costituzionale e l’approvazione della legge elettorale. “Noi siamo impegnati nella riforma costituzionale del bicameralismo, della legge elettorale, della giustizia, del fisco, della pubblica amministrazione, della scuola, quindi lo sforzo riformatore del governo comprende una serie enorme di attività che non possono essere fatte tutte quante nello stesso momento”. Dopotutto, ha sottolineato l’esponente del PD “sono 49 anni che aspetto, che siano 49 anni e 6 mesi oppure 50 non fa differenza. È più importante sottolineare che per la prima volta un presidente del consiglio dice queste cose, poiché nessuno lo aveva mai fatto prima”, ha concluso il Scalfarotto.

Il tema della tutela dei diritti Lgbt si inserisce nel quadro più ampio delle riforme legate ai diritti civili, come il divorzio breve, l’assegnazione ai bambini del cognome della madre, e alla modernizzazione dei diritti legati alla vita privata dei cittadini. Nuovi passi avanti stanno per essere compiuti e secondo Scalfarotto c’è da aspettarsi un effetto a valanga, frutto di “un percorso più laico più rispettoso delle differenze”.
fonte http://www.eunews.it-Daria Delnevo

giovedì 30 ottobre 2014

Arriva il nuovo social network "Ello" l'anti-Facebook e spopola nella comunita' Lgbt

Si chiama Ello ed e' gia' stato ribattezzato l'anti-Facebook, punta sull'assenza di pubblicita' e si presenta con un manifesto in cui promette di non trattare gli utenti come merce.

Il nuovo social network ha debuttato alcuni mesi fa, ma la sua popolarita' sta avendo un picco ora, soprattutto tra la comunita' Lgbt, in polemica con Facebook per la sospensione di alcuni account di drag queen 'colpevoli' di aver usato il loro nome d'arte al posto di quello reale.


Oggetto del contendere e' una nuova regola di Facebook che impone di usare - nei profili personali ma non nelle pagine pubbliche di artisti, enti e aziende - il nome che compare sulla carta d'identita'. La societa' di Mark Zuckerberg ha motivato l'adozione della 'Legal Name Policy' con la volonta' di mantenere il social sicuro, ma per alcune drag queen, che hanno bollato la scelta come ''ingiusta e discriminatoria'', non e' affatto cosi'. Per protestare hanno indetto una manifestazione, il 2 ottobre a San Francisco, pubblicizzandola anche su Facebook, dove l'iniziativa conta gia' l'adesione di oltre mille persone.

Ad approfittare di questa bagarre sembra essere proprio Ello, che sta registrando un boom di iscrizioni. Il social network e' ancora in versione beta e per farne parte occorre conoscere qualcuno che e' gia' dentro, oppure chiedere un invito sul sito internet. Stando al fondatore, il creatore di giochi Paul Budnitz, Ello sta ricevendo 4.000 richieste di invito all'ora. ''Non devi usare il tuo vero nome per essere su Ello. Noi incoraggiamo le persone a essere chi vogliono essere'', ha detto Budnitz. ''Ello da' il benvenuto alla comunita' Lgbtq. Siamo entusiasti di vedere che tante persone si stanno spostando sul nostro social network''.

E la liberta', sulla nuova rete sociale, e' anche dalla pubblicita'. ''Il tuo social network e' di proprieta' degli inserzionisti. Ogni post che condividi, ogni amicizia che stringi, ogni link su cui clicchi viene monitorato, registrato e convertito in dati'', si legge sul manifesto di Ello. ''Gli inserzionisti acquistano i tuoi dati in modo da poterti mostrare piu' annunci pubblicitari. Sei il prodotto che viene comprato e venduto. Noi crediamo che ci sia un modo migliore. Crediamo che un social network possa essere non uno strumento per ingannare, costringere e manipolare, ma un luogo per connettersi, creare e celebrare la vita. Tu non sei un prodotto''.
fonte http://www.ansa.it/RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA-foto Ansa

Lgbt: Danimarca cambiare genere sui documenti senza l’obbligo del chirurgo

A partire dal 1° settembre, in Danimarca, le persone trans che vorranno modificare la definizione di genere riportata nei loro documenti d’identità non saranno più tenute a sottoporsi a invasivi interventi chirurgici per cambiare il sesso.

Il Parlamento del paese scandinavo, infatti, ha introdotto una legge in base alla quale sarà sufficiente la sola autocertificazione del soggetto interessato. Gli unici requisiti richiesti saranno un’età minima di 18 anni e un periodo di sei mesi di attesa durante il quale gli interessati verranno invitati dagli psicologi a ponderare ulteriormente la loro scelta.

Con questa decisione la Danimarca diventa la nazione europea con la legislazione più avanzata in tema di cambiamento legale del genere nel quale ci si identifica.
Fino ad oggi – sottolineano le organizzazioni LGBT – solo l’Argentina aveva una normativa simile.
fonte http://www.west-info.eu/it/di Ivano Abbadessa

Lgbt: Daria Bignardi ai microfoni di “Oltre le Differenze” focus anche sulla transessualità tra piccoli riconoscimenti e vuoti legislativi, venerdì 31 ottobre

Venerdì 31 ottobre focus anche sulla transessualità tra piccoli riconoscimenti e vuoti legislativi con la testimonianza di Vittoria Agnese e il parere dell’avvocata Cathy La Torre

Sarà la scrittrice, giornalista e conduttice tv Daria Bignardi ad aprire la puntata di “Oltre le Differenze”, il format radiofonico di informazione sul mondo gay, lesbico, bisex, transessuale e queer, condotto da Natascia Maesi e Oriana Bottini, venerdì 31 ottobre alle 21 su Antenna Radio Esse (FM 91.25, 93.20, 93.50, 99.10 o diretta online dal sito www.antennaradioesse.it) e in replica sabato 1° dalle ore 15.

Daria Bignardi dal programma tv di La7 “Le invasioni barbariche” ai microfoni di Oltre le Differenze per presentare il suo nuovo libro "L'amore che ti meriti" edito da Mondadori, quarto romanzo dell’autrice ferrarese in cui si racconta di segreti, amori, famiglie, indagini… e la giornalista approfitterà anche per parlare di tutti gli amori e di diritti civili. Daria Bignardi sarà inoltre a Pienza sabato 1 novembre alle 18 nell’ambito del Caffeina Festival, intervistata da Luca Sofri.

Approfondimento poi sul mondo transessuale, in particolare sulla battaglia per la rettifica del sesso anagrafico senza ricorso all’intervento chirurgico
in favore delle persone intrappolate in un corpo dal genere biologico diverso da quello psicologico. Ascolteremo la testimonianza di Vittoria Agnese, studentessa catanese che ha ottenuto il cambio di nome sul libretto universitario e il parere di Cathy La Torre, avvocata esperta in materia nonché vice-presidente del MIT di Bologna.
Non mancheranno i consigli su libri, serie tv, eventi lgbt e moda nella rubrica Rainbow Life Style.

E' sempre possibile interagire con la redazione del programma attraverso la mail redazione.oltreledifferenze@gmail.com, la pagina fan su Facebook e il blog www.oltreledifferenze.wordpress.com.
fonte Redazione OLTRE LE DIFFERENZE

mercoledì 29 ottobre 2014

Lgbt Libri: “Le inutili vergogne” di Eduardo Savarese

Eduardo Savarese, magistrato di professione, è anche uno scrittore di romanzi a tematica lgbt: il suo primo romanzo “Non passare per il sangue”, storia omosessuale vissuta all’interno dell’esercito, rivisitazione da L’amore assente, ha avuto un buon successo.

E’ appena uscito il suo secondo romanzo “Le inutili vergogne”, edito sempre da E/O, presentato lo scorso giovedì 23 ottobre presso Rain, circolo culturale lgbt di Caserta, e la cui narrazione si focalizza sul rapporto difficile e ostile tra omosessualità e Chiesa.
Gli amori, gli affetti, il peccato, i sensi di colpa, la pressione di una cultura, quella cattolica, che inevitabilmente influenza vite ed esperienze di persone che vivono il nostro contesto, i corpi, la loro esaltazione, il loro mutamento, le questioni dell’identità di genere sono le parti portanti della storia su cui si evolve il romanzo: abbiamo intervistato Eduardo, affrontando anche questioni da lui affrontate attraverso la sua attività giurisprudenziale e giuridica in riferimento ai diritti lgbt.

Come è nata l’idea del libro?
L’idea è nata da tre nuclei, due immaginativi, l’altro più concettuale. Il primo nucleo: un personaggio di un certo peso sociale e di età matura, che “esplodesse” portando alla luce tutto quanto teneva nascosto; il secondo nucleo: una creatura transessuale, che fosse per certi versi inquietante e poco credibile, per altri l’ancora di salvezza del protagonista; il terzo nucleo, concettuale, fare narrativa intorno al rapporto tra corpo e anima.

Sei magistrato e ti occupi di diritti, spesso violati: quale è la situazione attuale a livello culturale e giuridico che il Paese sta affrontando in merito ai diritti Lgbt?
Il livello giuridico, se pensiamo alla mancanza di norme, è molto buono: i giudici cercano di tutelare i diritti e di trovare un concreto spazio di vita per essi: credo che a livello culturale ci sia ancora molta confusione, ed una comunicazione che stenta a fare chiarezza.

Diverse iniziative come affermazione civile promuovono i diritti nella loro affermazione, appunto, attraverso ricorsi e procedimenti giudiziari: quali sono gli effetti di questo percorso ormai affermato da più anni attraverso l’esperienza di diverse associazioni per i diritti Lgbt? È utile come metodo in un contesto giuridico basato sulla legge scritta e non sul precedente giurisprudenziale?
E’ utilissimo: viviamo in un sistema giuridico transnazionale e la creazione giurisprudenziale del diritto è ormai al centro.

Veniamo al libro che hai avuto modo di presentare presso Rain lo scorso giovedì, “Le inutili vergogne”: il titolo, perché una scelta così diretta, anticipatrice e manifesta del contenuto che il lettore si attende nella lettura? Esiste una scelta letteraria in questo?
Il titolo del romanzo è quasi didascalico, lo so: tuttavia, leggendolo fino all’epilogo, credo si comprenda che il percorso tracciato, e vissuto dai personaggi, è meno scontato e politicamente corretto di quanto il titolo lasci immaginare; direi, quindi, che è un procedimento letterario improntato all’ironia, nel senso più proprio del termine, quello che ha dato vita al titolo.

Le reazioni da parte del pubblico finora registrate?

Molto intense e appassionate: l’aggettivo più usato? Che è un libro “vero”, e che “riconcilia” con l’esistenza.

Come possiamo classificare, se così si può dire, “Le inutili vergogne”?
Un romanzo di formazione, ma non nel senso classico del termine: direi una formazione a ritroso, per ri-pensare e ri-fondare vite già vissute a fondo.

Gli amori, gli affetti, il peccato, i sensi di colpa, la pressione di una cultura, quella cattolica, che inevitabilmente influenza vite ed esperienze di persone che vivono il nostro contesto, i corpi, la loro esaltazione, il loro mutamento, le questioni dell’identità di genere: tutti questi temi come vengono calibrati e affrontati all’interno della narrazione del libro?
I temi che citi sono calati nelle esperienze di vita di tutti i personaggi che vivono nelle pagine del mio romanzo: solo un’esperienza esistenziale profondamente radicata nella realtà può dare vita a personaggi “pieni”, in grado di restare, ben al di là delle occasioni di trama; ho adoperato un duplice livello narrativo, uno nel presente, in terza persona, più lineare, ed anche grottesco e crudo; un altro nel passato, in un misterioso dario scritto in corsivo in prima persona, dove la visione mistica della vita è al centro … per riconnettersi, infine, alla preziosità irripetibile della carne di ciascuno di noi.

A chi hai voluto rivolgerti maggiormente attraverso la scrittura del tuo libro?
Mi rivolgo ai misteri che ciascuno di noi si porta nascosti, nel cuore.

Le fasi della composizione del testo: come sono avvenute e quali sono state?
Il romanzo è stato scritto e riscritto. Alla fine, è emersa (chissà da quale recesso nascosto di me) la voce del passato, quella che parla, al femminile, in prima persona. Con la quale ho tentato la mia riconciliazione e composizione armonica, narrativamente parlando, tra le pulsioni della carne, i bilanci di una vita, le occasioni e le rinunce, e il percorso che ci porta al Divino.

Cosa ti aspetti dal futuro come magistrato e come scrittore, soprattutto, in un cambiamento a favore dell’eguaglianza nelle differenze effettiva dei cittadini, auspicabile ma ancora altamente ostile nel suo verificarsi?
Mi aspetto un maggiore coinvolgimento delle persone omosessuali nell’affermazione della loro verità e dei loro diritti; da cattolico, mi aspetto una ventata di ossigeno nella concezione dell’amore omosessuale; e, a breve termine, una legge intelligente su matrimonio e filiazione. Ma, mi aspetto pure che si ricorra poi in concreto a questa legge e che non resti un trofeo di carta.
fonte http://www.pianetagay.com By Alessandro Rizzo

martedì 28 ottobre 2014

Lgbt: Anna Marchesini, ritorno a Teatro dopo la malattia: "La vita è sorprendente, mi sento una donna del '900"

La storia di un professore in pensione, dall'esistenza piatta e monotona.

E' con questa storia che torna a calcare le scene Anna Marchesini, per la prima volta a teatro da autrice e attrice dopo la malattia che l'ha colpita. "Solista" in un certo senso, lei che è stata uno dei volti dello storico Trio con Solenghi e Lopez, la Marchesini con "Cirino e Matilda" torna in scena al Teatro Piccolo di Milano con lo spettacolo-reading dopo sei anni di assenza. Come racconta in un'intervista al Corriere della Sera "la storia del povero pensionato è simile a tante altre: lui non vive ma si lascia vivere senza capire neanche il perché. E' uno che non ha. Sono quelle vite che scorrono piane, senza scosse, senza sogni né desideri...m a basta uno scivolone oppure una inaspettata carezza, o un incontro speciale, insomma una minima increspatura dell'ordinarietà e la vita può cambiare direzione".

Al centro del suo spettacolo, quindi c'è la solitudine: "Quella che viviamo tutti in questa società numericamente molto affollata, iper stimolata, super tecnologizzata e globalizzata, ma alla fine risulta solo la somma di tante solitudini". Ma tutto questo non basta per sentirsi parte di qualcosa: "Ci ritroviamo orfani di attenzioni, di rapporti interpersonali, di un confronto con l'altro". "Io rifuggo da iPhone, iPad, web persino dai computer. Stare davanti allo schermo mi dà l'ansia, mi fa venire caldo, basti dire che non uso nemmeno la macchina da scrivere, i miei libri li scrivo a penna. Non sono e non voglio essere aggiornata, non voglio conoscere i segreti di internet, io sono una donna del Novecento, anzi direi a cavallo tra '800 e '900. Non ho voglia di imparare questo genere di comunicazione che non comunica nulla. Desidero morire senza sapere nulla".
fonte http://www.huffingtonpost.it