martedì 19 novembre 2019

I paesi più sicuri per le persone Lgbt: l'Italia non è nemmeno tra i primi 20

Uno studio ha analizzato le legislazioni in materia dei paesi del mondo.
L'Italia si trova al 52esimo posto della classifica, tra il Nicaragua e la Bulgaria

Un altra conferma che l'Italia è un paese che ancora sui diritti delle persone Lgbt ha una lunga strada davanti a sé. E che la mancanza di una legge contro l'omofobia è una necessità impellente, visto che - oltre che sul piano morale e civile - la sua assenza potrebbe avere ripercussioni anche su una delle principali fonti di reddito del nostro paese, il turismo.

Uno studio pubblicato dal sito di viaggi Asher & Lyric ha identificato quali sono nel mondo i paesi più sicuri per le persone lgbt e quali invece i più pericolosi. Lo studio è stato condotto attraverso un'analisti delle leggi riguardanti i diritti civili in ogni paese. Risultato: senza sorprese al primo posto si colloca la Norvegia, seguita dal Portogallo e dal Belgio. Tra i paesi invece più pericolosi, al primo posto troviamo la Nigeria, seguita da Qatar e Yemen.

Secondo lo studio, l'Italia si trova solo al 52esimo posto nella classifica dei paesi considerati sicuri, tra il Nicaragua e la Bulgaria. L'indice mostra che in Italia è assente una legislazione sulle discriminazioni legate all'identità di genere e all'orientamento sessuale e che c'è pressoché indifferenza nei confronti delle condizioni di vita delle persone Lgbt.
Curiosamente, la Russia è solo al 42esimo posto della classifica dei paesi più pericolosi.
fonte: www.globalist.it

Lgbt: TDOR > GLAAD remembers the transgender people whose lives have been lost to anti-transgender violence this year and over the years.

Transgender Day of Remembrance (TDOR) is an annual observance on November 20 that honors the memory of the transgender people whose lives were lost in acts of anti-transgender violence.
You can read more about the Transgender Day of Remembrance below, and find out how you can show support for the community on this day.

Additionally, the week before TDOR, people and organizations around the country participate in Transgender Awareness Week to help raise visibility for transgender people and address issues the community faces.

What is Transgender Day of Remembrance?

Transgender Day of Remembrance (TDOR) was started in 1999 by transgender advocate Gwendolyn Ann Smith as a vigil to honor the memory of Rita Hester, a transgender woman who was killed in 1998. The vigil commemorated all the transgender people lost to violence since Rita Hester's death, and began an important tradition that has become the annual Transgender Day of Remembrance.
"Transgender Day of Remembrance seeks to highlight the losses we face due to anti-transgender bigotry and violence. I am no stranger to the need to fight for our rights, and the right to simply exist is first and foremost. With so many seeking to erase transgender people -- sometimes in the most brutal ways possible -- it is vitally important that those we lose are remembered, and that we continue to fight for justice."
- Transgender Day of Remembrance founder Gwendolyn Ann Smith

How can I get involved in the Transgender Day of Remembrance?

Participate in Transgender Day of Remembrance by attending and/or organizing a vigil on November 20 to honor all those transgender people whose lives were lost to anti-transgender violence that year, and learning about the violence affecting the transgender community. Vigils are typically hosted by local transgender advocates or LGBTQ organizations, and held at community centers, parks, places of worship, and other venues. The vigil often involves reading a list of the names of those lost that year.
Please see resources below on how to write stories about transgender people who have been victimized by crime, and additional resources for writing about the violence that affects transgender people, especially transgender women of color.
On Transgender Day of Remembrance, GLAAD remembers the transgender people whose lives have been lost to anti-transgender violence this year and over the years.

Information for media:

Organizations and resources:

Reports on violence and discrimination:

More information:

Lgbt: TDOR > La Trans Freedom March 2019 a Roma il 22 e 23 novembre

Le persone trans prendono la parola e in occasione del 20° Transgender Day of Remember vi invitano alla Trans Freedom March nazionale a Roma.


La violenza di genere assume diverse forme. Le vittime trans di omicidi di matrice transfobica sono donne che hanno pagato con la propria vita il fatto di aver tradito il patriarcato attraversando i generi approdando verso la femminilità, di essere migranti, di essere lavoratrici del sesso e di avere la pelle di colore nero. In questo odio verso le persone trans vediamo la stessa matrice che sta attraversando il mondo intero.
La stessa violenza che sta distruggendo il pianeta, che uccide e violenta le donne, che fomenta guerre e che sottomette gli ultimi della terra ha origine nel potere patriarcale che si esprime nella forma del capitalismo.

Evento organizzato da: 
MIT - Movimento Identità Trans
Sunderam Identità Transgender Torino Onlus
Atn - Associazione transessuale Napoli
Libellula

La violenza di genere ovviamente non si esprime solo con gli omicidi ma va ad attaccare ogni aspetto della nostra vita come donne e uomini trans, come persone non binarie e intersex, impedendo accesso ai diritti con cui siamo nat*e che non sempre vengono riconosciuti. In questa giornata non ci limiteremo alla memoria delle vittime ma grideremo con forza che un altro mondo è possibile, che siamo in campo nella lotta contro il patriarcato e che insieme alle altre donne lo combatteremo.

Per questo motivo il movimento trans in Italia si ritroverà insieme per la prima volta per marciare insieme il 22 a Roma contro la violenza transfobica e insieme alle donne il 23 contro la violenza maschile e di genere. Inoltre invitiamo tutta la comunità trans, non binaria e intersex a partecipare all'assemblea del 23 novembre.
Solo unit* vinceremo!
Programma:
Venerdì 22 novembre 2019
Ore 15:00
Convegno "50 di Stonewall. 20 anni di Tdor. Le persone trans prendo la parola".
Presso Chiesa Evangelica Metodista, via Firenze 38 - Roma (Metro A Repubblica)

Ore 19:00
TRANS FREEDOM MARCH
Piazza Madonna di Loreto (Piazza Venezia)

Sabato 23 novembre 2019
Ore 10:00
Assemblea Nazionale delle soggettività Trans, Non binarie e Intersex.
Presso Circolo di Cultura Omosessuale "Mario Mieli". via Efeso 2/a - Roma (Metro B San Paolo)

Ore 14:00
Siamo Rivolta! Manifestazione Nazionale Non Una Di Meno contro la Violenza Maschile e di Genere
Piazza della Repubblica - Roma
fonte:  https://www.facebook.com/events/2489577384440846/

venerdì 15 novembre 2019

Lgbt: Al Politecnico di Torino il primo premio che valorizza i talenti di persone trans

TORINO. Una marcia, domenica 17, e una Trans Celebration Night con la prima edizione di un premio che valorizza i talenti delle persone transgender. In foto: Gianmarco Negri, primo sindaco transessuale d'Italia.
Così Torino celebra il TDoR, Transgender Day of Remembrance 2019, la Giornata in cui si ricordano le vittime dell’odio transfobico, quest’anno oltre 300 nel mondo.

Per la prima volta in Italia, dunque, persone trans che si siano contraddistinte in vari ambiti – artistico, letterario, moda, attivismo – riceveranno un riconoscimento. E l’iniziativa, ha affermato Giziana Vetrano, coordinatrice del Torino Pride, che la promuove,  «è destinata a diventare stabile, annuale». L'appuntamento è alle 21 del 23 novembre nell’aula magna del Politecnico dove, in collaborazione con l'Università degli Studi, si terrà la Star.T Trans Celebration Night.

Il premio «personaggio dell’anno» andrà a Gianmarco Negri, primo sindaco transessuale d'Italia (a Tromello, provincia di Pavia), per la categoria «musica» sarà premiata la cantante lirica  Emily De Salve; poi la poetessa Giovanna Vivinetto, e la stilista Egy Cutolo. Per la categoria attivismo viene premiata Porpora Marcasciano, mentre Bianca Berlinguer riceve il premio per la categoria «alleata» (nel corso della serata, aperta dalla lettura dei nomi delle vittime dell’odio,  sarà intervistata da Vladimir Luxuria sul suo libro «Storia di Marcella che fu Marcello», edito da La Nave di Teseo, che narra la vita di Marcella di Folco). Premio alla memoria a Marti Gianello Guida, attivista torinese prematuramente scomparsa.

«La Città di Torino - dice l'assessore Marco Giusta - è grata e orgogliosa del Coordinamento Torino Pride per l'iniziativa che vuole valorizzare le persone trans e transgender nei loro percorsi di vita, costruendo una narrazione positiva che contrasti quella basata sui pregiudizi e stereotipi. Sarò presente con gioia e presente sarà la sindaca Chiara Appendino».

E Sunderam Onlus – identità Transgender Torino  con il gruppo Fuori dai Binari di Torino, con la collaborazione di Casa Arcobaleno, Divine Queer Film Festival e Unione Culturale Franco Antonicelli, in occasione del TDoR commemorano le vittime di transfobia e celebrano le identità trans con la Trans Freedom March, domenica 17 novembre 2019 a Torino da piazza Vittorio Veneto a piazza Castello.

Per la prima volta, la marcia è organizzata interamente da persone trans e intersex, con l’obiettivo di rivendicare spazi e autodeterminazione. In occasione del cinquantesimo anniversario dei moti di Stonewall, l’evento è dedicato alla memoria delle attiviste Marsha P. Johnson e Sylvia Rivera.
fonte: 

Lgbt: Una storia trans-itoria di Yel Bosco per il TDoR. A Foggia il 17 novembre.

“Ci deliziamo nella bellezza della farfalla ma raramente ammettiamo i cambiamenti a cui ha dovuto sottostare per raggiungere quella bellezza” (Maya Angelou)

In occasione della Giornata Internazionale in ricordo delle vittime di transfobia (T-DoR, secondo l’acronimo inglese) l’Osservatorio lgbti di Capitanata contro le discriminazioni propone un evento spettacolo gratuito presso l’Auditorium Santa Chiara di Foggia per domenica 17 novembre alle  ore 18.30.

La serata è stata organizzata con il decisivo contributo di: Agedo Foggia “Gabriele Scalfarotto”, Arcigay Foggia “Le Bigotte”, Rete Genitori Rainbow con Ivana Palieri, Associazione “Giovanni Panunzio – Eguaglianza Legalità Diritti”, Il Vangelo della Vita O.N.L.U.S. con Dora De Palma, A.C.L.I. Foggia con Valentina Scala, Donne in Rete con Lina Appiano. Le associazioni sono tutte componenti, insieme a molte altre realtà del territorio, dell’Osservatorio nato nel 2018 quale coordinamento per contrastare discriminazioni e violenza contro le persone transessuali e omosessuali (persone LGBTI).


Per l’occasione l’Osservatorio ha invitato a Foggia due artiste, Yel Bosco e Daniela Mastrandrea, che, con lo spettacolo intitolato “L’Intrusa – Una Storia Transitoria“, ripercorreranno con i testi di Yel Bosco l’esperienza della transizione di genere delle persone transessuali.
Secondo le parole dell’autrice L’Intrusa racconta la storia del ‘transitare’ da un genere all’altro, basata sulla stessa esperienza autobiografica di Yel Bosco, accompagnata al pianoforte da Daniela Mastrandrea che ne ha curato l’arrangiamento musicale.
Lo spettacolo vuole far riflettere su cosa significhi affrontare una transizione di genere, un percorso complesso per chi lo vive, ma anche difficile da spiegare alle persone che vivono accanto alle persone trans: famiglia, amici, colleghi. Il concerto vuole anche affrontare l’origine storica e mitologica, nonché la forte componente spirituale che, da sempre, caratterizza le persone che vivono questa esperienza.

La serata sarà arricchita da un breve dibattito con ospiti la stessa Yel Bosco e due persone transessuali, le quali racconteranno la loro esperienza personale: Francesca Parisi, già Presidente di Arcigay Foggia e Miki Formisano, Presidente di T – Genus e di C.E.S.T. – Centro Salute Persone Trans e Gender Variant. A moderare Dimitri Cavallaro Lioi in rappresentanza dell’Osservatorio Lgbti.

E' possibile ascoltare le canzoni dello spettacolo QUI
Le anime non transitano, sono i corpi che fanno un passaggio per ritrovare la completezza e l’Armonia. INGRESSO LIBERO
fonte: www.statoquotidiano.it

lunedì 11 novembre 2019

Cultura: Puoi scaricare gratis 569 libri d'arte dal sito del Metropolitan di New York

Ti piace l’arte moderna, e sei a caccia, mettiamo, di un catalogo con gli splendidi disegni di Vincent Van Gogh? Con una breve ricerca scopri che costa 150 euro. Oppure, lo puoi scaricare gratis in pdf sul sito del Metropolitan Museum.
È proprio lo stesso libro.

Cerchi invece opere e informazioni su Edward Burne-Jones, uno dei più grandi pittori preraffaeliti? C’è un gigantesco e prezioso catalogo del Met, e costa appena 120 euro. Anche questo, però, lo puoi scaricare gratis sul sito Met Publications.

Possiamo continuare il giochino per centinaia di volte. Il Metropolitan infatti ha messo online 569 libri d’arte su ogni epoca e periodo: dal Medioevo cinese al Rinascimento Italiano all’Europa illuminista col mito dell’Inghilterra (splendido libro). Come si legge sul sito:
Cinque decenni di pubblicazioni del Metropolitan Museum sulla storia dell’arte sono leggibili on line, scaricabili, e consultabili gratuitamente.

Centinaia di libri d’arte scaricabili gratis dal sito del Metropolitan

Il sito è Met Publications. Dentro ci sono: libri recentemente pubblicatiLibri preferiti dal pubblico, come questo dedicato all’arte della miniatura. E i fascicoli del Metropolitan Museum Journal. Trovi inoltre cataloghi di collezioni importanti e cataloghi di mostre importanti ospitate dal Met.

Alcune pubblicazioni di queste sezioni per ora sono leggibili su Google Books ma non sono scaricabili—è il caso di un succulento librone su Camille Corot, di un libro sull’Art déco francese, di un volume sui disegni di Michelangelo, un’altro dedicato agli artisti afroamericani del primo ‘900, o un’altro ancora, bellissimo, sulla collezione di strumenti musicali del museo. Probabilmente, per trovarli liberamente scaricabili, bisogna solo aspettare un po’ di tempo.

Infatti nella sezione Books with full-text online trovi già 569 titoli tutti scaricabili gratuitamente in pdf. Nel paragrafo sotto c’è una selezione di libri che ti consigliamo di scaricare. 
Nella sezione “full text online” c’è veramente da sbizzarrirsi. Che tu sia alla ricerca di materiale iconografico.
Di approfondimenti seri. O di una  guida per approcciare un argomento di storia dell’arte. Molto interessanti, da questo punto di vista, le Risorse per gli insegnanti—anche queste quasi tutte scaricabili gratis—sulle varie epoche, stili e personaggi della storia dell’arte. Da Rodin alla scultura greca, dai linguaggi artistici del XX secolo all’arte islamica, coreana, africana.

15 titoli suggeriti da scaricare gratis

Prenditi un po’ di tempo libero per rovistare nel catalogo online di Met Publications. Ti servirà, e non sarà tempo buttato. Noi ti suggeriamo quindici titoli, tra quelli che si possono scaricare gratis, che ci sono piaciuti moltissimo. In ordine sparso.

  1. Orazio e Artemisia Gentileschi.
  2. Vincent Van Gogh: i disegni.
  3. Pieter Bruegel il Vecchio: disegni e stampe.
  4. Ideare la natura: l’estetica della scuola Rinpa nell’arte giapponese. 
  5. Dipinti italiani delle scuole fiorentina, veneziana, senese, e del nord Italia dalla collezione del Met (4 voll., a cura di Federico Zeri).
  6. L’arte della miniatura.
  7. Antonello da Messina: il maestro del Rinascimento siciliano.
  8. Degas, 1834-1917.
  9. Le origini dell’impressionismo.
  10. L’arte del sud-est asiatico. Risorsa per gli insegnanti. 
  11. Bisanzio, fede e potere (1261-1557).
  12. Paul Strand – Circa 1916.
  13. Velazquez.
  14. Cina: l’alba di un’età dorata (200-750 d.C.)
  15. Genesi: l’idea dell’Origine nella scultura africana.
E avremmo potuto continuare a lungo…
fonte:  www.helloworld.it/

Libri. “Combatti, ho scelto di vincere”: la biografia di Sara Cardin: “Volevo raccontarmi,ora sono libera”

Un racconto della campionessa mondiale di kumite della sua vita privata e sportiva. Dalle fragilità da bambina e adolescente, alle scelte della donna adulta. Sempre con un filo conduttore: il karate e il sogno della vittoria. 

“Ero stanca di tenermi tutto dentro, era come avere uno zainetto sulle spalle pieno di pietre pesanti: ora sono libera”. Spiega così Sara Cardin la scelta di scrivere un libro dove mettere tutta se stessa, dalle vittorie alle sconfitte sul doppio piano della vita sportiva e quella personale.


“Combatti! Ho scelto di vincere” è uscito in libreria il 24 ottobre e ha già riscosso molto successo: “Sta andando benissimo e ne sono davvero felice. Da ragazzina ho sempre avuto molti diari su cui mettere nero su bianco i miei pensieri, negli ultimi due anni poi ho scritto nei ritagli di tempo o quando me la sentivo, ma il grosso è stato fatto nei mesi di stop per il mio infortunio al ginocchio. Insomma ci ho messo così tanto e la gente lo legge in un giorno, mi ha sconvolta! In positivo ovviamente”.

Il libro, edito da Baldini+Castoldi, è stato scritto insieme a Tiziana Pikler con la prefazione di Giovanni Malagò e Rodolfo Sganga, e racconta la storia della Sara campionessa, dalle prime gare, passando per i titoli italiani ed europei, fino al titolo mondiale nel 2014; ma anche della Sara combattente, stavolta però nella vita: la storia di una donna fragile e determinata, con sogni da guerriera e fantasmi da affrontare come, ad esempio, la battaglia contro l’anoressia e la bulimia.
“Combatti! Ho scelto di vincere” è la storia che tutti dovrebbero leggere per trovare il coraggio di inseguire fino in fondo i propri sogni, come Sara Cardin non ha mai smesso di fare: lo sguardo ora è tutto verso Tokyo 2020.

Sara, il tuo libro è uscito da poco più di due settimane e già ha riscosso un grande successo!
“Sì, non me lo aspettavo e mi fa molto piacere. Credo che sia perché le storie vere piacciono, io mi sono messa completamente a nudo, è un libro senza filtri, diretto, e questo arriva. Poi mi stanno scrivendo un sacco di persone che non vengono dal mondo del karate, ma che hanno comunque apprezzato la mia storia perché magari si sono ritrovate in qualche episodio di vita. Il fatto che si stiano avvicinando anche altri mondi è una cosa bellissima”.

Per chi ancora non l’avesse letto, cosa possono trovare nel tuo libro?
“C’è un 60% di vita personale un 40% di vita sportiva, è strutturato in sette capitoli e ognuno racconta le due facce della medaglia di un determinato periodo con tutti gli alti e bassi che ne conseguono. La cosa bella è che si vede il parallelismo tra la crescita da ragazzina a donna e quella da atleta e campionessa”.

Quando si pensa ad un campione lo si inquadra solo come un vincente, ma non si può mai sapere quali e quante sconfitte si celano dietro alle vittorie.
“Esattamente. Tutte le volte che mi sento dire ‘Vorrei rinascere Sara Cardin’ resto stupita perché io so che non è stato facile essere me. Io non volevo scrivere un libro sulle mie vittorie, pensa che alcune non le ho nemmeno menzionate! Io desideravo raccontare quella che è la vita reale di un campione, che prima di tutto è una persona con i suoi lati positivi e negativi. È una storia di vita, non di vittorie”.

Nel retro della copertina troviamo stampate due frasi: “Nessuno nasce mai campione. Nessuno vince mai da solo”. Chi ti è stato accanto nel percorso verso i tuoi traguardi?
“Sicuramente la mia famiglia, importantissima per me: se non fosse stato per i miei genitori che ogni giorno mi portavano in palestra, da sola non sarei qui. Poi mio nonno, il vero agonista, quello che mi ha sempre spronata a fare di più, Paolo, mio marito e allenatore… ma anche le tante persone positive che ho incontrato nella mia vita e che hanno sempre creduto in me”.

Sappiamo che è indirizzato a chiunque, ma se dovessimo focalizzarci solo sui giovani karateka perché consiglieresti loro il tuo libro?
“Mi sono sempre sentita dire che sono una ragazza sorridente, che vano a manetta e non mollo mai, ma dietro ci sono state tante difficoltà. Chi come me è un atleta e sta affrontando il percorso agonistico, potrà magari ritrovarsi in alcuni aspetti e da lì trovare nuova forza: la realtà non è solo Sara sul podio con la medaglia al collo, ma anche Sara con tutte le sue debolezze negli allenamenti o le incertezze nelle gare. Dentro ci sono molti retroscena, il mio modo di approcciarmi alle competizioni, come gestisco le emozioni o le aspettative, in pratica l’evoluzione di una bambina che non riusciva a fare il kiai ed è poi diventata Campionessa del Mondo davanti a 18mila spettatori. Il mio messaggio è ben sintetizzato nel titolo: “Combatti!”, perché non si deve mollare mai, qualunque cosa ti riservi la vita”.

Pensi che il fatto di aver scelto, praticato e vissuto il karate ti abbia spronata di più verso questo tuo modo di affrontare le cose?
“Assolutamente si! Per come sono fatta avrei in ogni caso fatto qualche altro sport, ma scoprire il karate è stato come trovare quello ideale per esprimere la mia creatività, la voglia di rivincita, il desiderio di combattere”.

E ora che hai messo nero su bianco tutta te stessa, come ti senti?
“Libera! Mi tenevo dentro queste cose da troppo tempo, le scrivevo sui diari, ma poi è arrivata l’ora di pubblicarle perché solo così avrei potuto liberarmene. Mi sentivo come se avessi uno zainetto sulle spalle pieno di pietre, ecco questo è il momento di svuotarlo!”.
fonte:  www.ilfaroonline.it

Lgbt: Chanel sceglie la Top Model transgender Teddy Quinlivan per la sua campagna beauty

Vittima di bullismo a scuola, di violenza domestica, oggi è una vera icona di stile nella moda.

La moda non ha mai amato – ma questo è sempre stato un dato chiaro – le più rigide convenzioni sociali.


E per parlare un linguaggio di oggi possiamo forse dire che la moda è in assoluto il primo motore di ricerca di tutti i tempi. Il suo occhio coglie cambiamenti li plasma e li culla ancora prima che gli stessi fruitori (del cambiamento) se ne accorgano.


Il no-gender per esempio, il transgender in primis  è un aspetto che si evolve nel sistema toccando i cambiamenti che per fortuna tracciano la realtà di oggi.
Le bellezze da passerella a volte sono così transgender e conquistano cover o diventano testimonial di campagne internazionali riscattandosi da tempi forti e molto molto molto difficili.

Un esempio su tutte è quello della bellissima Theodora QuinlivanTeddy – nominata poco tempo fa nuovo volto della nuova campagna beauty di Chanel.

Americana, 25 anni, scoperta da Nicolas Ghesquière, ha lavorato per Moschino, Maison Margiela, Louis Vuitton, Miu Miu e già sfilato per Chanel quando ancora non aveva fatto pubblicamente coming out.

Un passato come vittima di bullismo a scuola, di violenza domestica da parte del padre; una vita in lotta continua, quella di una vera guerriera che oggi ha avuto il suo riscatto.
Fonte: Di Marco Loriga    www.fashiontimes.it  foto: Instagram @teddy_quinlivan

venerdì 8 novembre 2019

Pierre Cardin in mostra a Brooklyn: il futuro era ieri

Il Brooklyn Museum celebra con Pierre Cardin, l’autore più conosciuto della «moda spaziale», una tendenza che non mai ha avuto un riscontro reale. Anche se ha anticipato l’era digitale. 

In foto: Pierre Cardin indossa la tuta da astronauta dell’Apollo 11

La storia di Pierre Cardin fa capire che non sempre il futuro si avvera per come viene immaginato ma il potere dell’immaginazione produce estetiche che segnano il presente in cui nascono. 

La moda, che tra le creatività si lascia influenzare facilmente dai cambiamenti dei tempi, spesso allunga lo sguardo oltre il prevedibile consentito. È successo, ad esempio, all’alba degli anni sessanta quando, esaurita la spinta del dopoguerra con il New Look di Christian Dior nel 1947 e del rinnovamento degli anni cinquanta, culture giovanili e prerivoluzionarie hanno portato alla nascita degli «anni pop» e, al loro interno, del movimento della Space Age.

Un percorso ben visibile nella mostra Pierre Cardin: Future Fashion al Brooklyn Museum di New York fino al 5 gennaio 2020 che, primo omaggio al créateur di origini italiane dopo 40 anni, ripercorre la storia di questo innovatore relegato come il creatore della moda spaziale e, invece, ha fatto molto altro, come i costumi per il cinema e il teatro (è stato compagno per quattro anni anche di Jeanne Moreau), futuristici mobili di design tuttora in produzione e diversi progetti di architettura.

L’esposizione di questo museo newyorkese, che si sta rivelando tra i più attenti a legare la moda, le celebrazioni e l’analisi dei fenomeni raccontandoli in contesti complessivi, è quindi un’occasione per rileggere un fenomeno epocale, sia pure attraverso i 170 abiti, oggetti di design, immagini e invenzioni di Pierre Costante Cardin, nato a San Biagio di Callalta (Treviso) il 22 luglio 1922.
Pierre Cardin: Future Fashion è stata volutamente inaugurata lo scorso 20 luglio nello stesso giorno in cui 50 anni prima Neil Alden Armstrong e Edwin Buzz Aldrin scendevano dal modulo Eagle e toccavano la superficie della Luna mentre il collega Michael Collins li aspettava nella navicella Apollo 11. Avrebbero anche potuto inaugurarla due giorni dopo per non «bucare» il 97esimo compleanno del protagonista che, però, sarebbe stato assente in ogni caso perché l’inventore della moda spaziale ha sempre odiato volare (ma forse la retrospettiva, dopo un tour in Asia, arriverà a Parigi dove Cardin potrà festeggiare i suoi 100 anni).

Curata da Matthew Yokobosky, Senior Curator of Fashion and Material Culture del Brooklyn Museum, la mostra quindi analizza una visione che in realtà nasceva più da una speranza che da una previsione, quella conquista spaziale che avrebbe dovuto sconvolgere per sempre l’aspetto degli umani abitanti del nostro pianeta a partire dal loro abbigliamento per cui, nell’attesa sia di incontri ravvicinati con i cugini extraterrestri sia di trasferimenti dalle città terrestri a quelle di Luna e di Marte, occorreva un nuovo modo di vestire, con forme e materiali nuovi.

La Space Age della moda quindi nasce da questo improvviso bisogno di allargare l’orizzonte e lo spazio vitale. Cardin, che da giovane nell’atelier di Dior aveva partecipato alla nascita della rivoluzione del New Look e che Pierre Bergé aveva convinto a lavorare per il cinema, si trova pronto per pensare al nuovo in modo molto audace e, presa la forma di un classico miniabito smanicato degli anni Sessanta, la trasforma con un tessuto sintetico per ottenere una superficie tridimensionale e inventa «la mode cosmonaute». È il 1965 e Cardin manda in passerella una collezione intitolata Cosmos dedicata a Edward Higgins White, astronauta precursore che poche settimane prima era uscito dalla sua gemini 4 per una passeggiata nello spazio (perderà la vita due anni dopo nel tragico incidente dell’Apollo 1 a Cape Canaveral).

La Nasa, il programma Apollo, il Sessantotto imminente, la guerra fredda che infiamma i tifosi dell’Urss contro quelli Usa (superpotenze in lotta anche per il dominio dello spazio) il pop, il beat e il rock che formano la colonna sonora mentre i creatori di moda accendono la loro immaginazione e trasformano i loro sogni in realtà cucite con tessuti argentati o pvc, acrilico, metallizzati
e luccicanti in lurex o altro derivato degli idrocarburi, cioè del petrolio. Gli accessori fanno il resto: caschi trasparenti usati come cappelli, visiere in pvc che sostituiscono gli occhiali da sole, i capelli seguono la forma dell’uno e dell’altro (infatti il taglio che va per la maggiore si chiama «a caschetto» e ha la frangia che mima una visiera).

Certo, Cardin non è da solo. Viene giudicato troppo d’avanguardia ma può contare in fiancheggiatori di puro lignaggio: nel 1964 André Courrège aveva già presentato la sua Moon Girl, collezione in cui per la prima volta convivono tessuti in cashmere mischiati con plastica, vinile, pvc e nylon, gli abiti sono squarciati da oblò che mettono in mostra buona parte del corpo, minigonne inguinali. E non va dimenticato Paco Rabanne, che interpreta lo spirito del tempo con abiti di metallo ma che lo spazio lo disegna nel 1968 addosso a Jane Fonda per il film Barbarella che il regista Roger Vadim ambienta in un futuro lontanissimo, nel 40.000 d.C. 
In foto: Tre modelli di Pagoda Jacket in pelle della collezione Pierre Cardin 1979

Il fenomeno, però, non si restringe a Parigi, allora unica capitale della moda, perché da Londra un bravissimo ma non conosciuto al grande pubblico stilista inglese Hardy Amies disegna i costumi per 2001 Odissea nello Spazio, il film in cui Stanley Kubrick immagina l’intelligenza artificiale, che per l’epoca rappresenta l’inimmaginabile, e Hardy declina al futuro il più puro stile londinese anni Sessanta (il processo creativo, molto interessante, lo si può trovare nel documentario, rarissimo, Stanley Kubrick and Hardy Amies: when Fashion and Future collide).

La mostra, quindi, è anche un momento di riflessione che fa capire come si può anche immaginare un futuro che non si verifica nelle forme e nei modi pensati, ma che quella fuga in avanti non era del tutto sbagliata. In fondo, il touch screen dell’era digitale nasce proprio da lì.
fonte:  di Michele Ciavarella https://style.corriere.it

Mel C releases LGBTQ anthem High Heels inspired by drag queens

Mel C has dropped a brand new single called High Heels.


The Spice Girls singer has been an outspoken ally of the LGBTQ community through her career, and this year toured the world for a string of incredible Pride performances alongside queer club troupe Sink The Pink.


It seems the experience left a lasting impression, as she’s now released a fierce new track called High Heels inspired by her time with the drag performers, who also feature in the glittery music video.

Mel wrote the track with Rae Morris and Fryars, with production from Grammy-winner Alex Metric.
The bridge echoes Drag Race matriarch RuPaul, as well as LGBTQ anthems like Lady Gaga’s Born This Way and Madonna’s Express Yourself, with the self-love mantra: “You gotta love yourself above anybody else.”

Related: Mel C gets emotional as she shows support for trans rights at Brighton Pride
“High Heels was inspired by the time I spent with my gorgeous friends at Sink The Pink,” Mel C explained.

“From the first moment I set foot in their fantastic club, I was blown away by the warmth and inclusivity of the atmosphere that had been created. It was a place where anyone could be themselves, whomever they were, while feeling completely relaxed about being so.

“High Heels is also frivolous riot of a song, encapsulating an amazing night out and everything that goes into getting yourself ready for it!”

Watch the music video for High Heels here
fonte: by Daniel Megarry www.gaytimes.co.uk

Golden Globes 2020: Il Traditore e Il banchiere anarchico sono i due film italiani in corsa

In corsa per una nomination ai Golden Globes 2020 ci sono, per l'Italia, Il Traditore e Il banchiere anarchico.

Il Traditore e Il Banchiere Anarchico sono i due film italiani in corsa per una possibile nomination ai Golden Globes 2020 nella categoria Miglior Film Straniero

La Hollywood Foreign Press Association, che organizza l'annuale riconoscimento cinematografico che anticipa la serata degli Oscar, ha infatti diramato la lista dei film che possono essere votati nella categoria dedicata ai progetti composti da almeno il 51% dei dialoghi in una lingua diversa dall'inglese.


I documentari e film animati non vengono considerati, avendo una categoria a parte, e i lungometraggi devono essere distribuiti nella propria nazione durante i 15 mesi precedenti ai premi, da ottobre a dicembre, oltre a essere stati proiettati per i membri dell'associazione che riunisce i membri della stampa straniera che lavorano a Hollywood.

Il traditore di Marco Bellocchio e Il banchiere anarchico di Giulio Base possono quindi essere entrambi votati in vista dei Golden Globes 2020, non essendoci il limite di un titolo per nazione come accade invece con i premi dell'Academy.

Tra gli "avversari" delle due opere italiane ci sono anche il canadese Antigone, Il ragazzo che catturò il vento diretto da Chiwetel Ejiofor, i nuovi film di Claude Lelouch e François Ozon, The Farewell di Lulu Wang, Les Miserables, Non-Fiction di Olivier Assayas, Dolor y Gloria di Pedro Almodovar, l'acclamato Parasite e Young Ahmed dei fratelli Dardenne.

Le nomination dell'edizione numero 77 dei Golden Globes verranno annunciate l'8 dicembre.
fonte:  di    movieplayer.it

Facebook cambia il marchio: sarà maiuscolo e con altri colori

La decisione – fa sapere la socità - per rendere ancora più esplicito il legame tra la casa madre e gli altri prodotti, da WhatsApp a Instagram, passando per Oculus e Calibra

Facebook ha cambiato il proprio marchio aziendale. La società si chiamerà FACEBOOK, scritto tutto in maiuscolo, ma con un carattere e una colorazione diversi rispetto a quello usato finora. Lo ha comunicato la società sul proprio blog, dove ha pubblicato anche alcune fotografie del nuovo logo e come comparirà su tutte le applicazioni del network di Mark Zuckerberg.

La decisione di cambiare il logo, fa sapere la società, serve a rendere ancora più esplicito il legame tra la casa madre e gli altri prodotti, da WhatsApp a Instagram, passando per Oculus e Calibra. "Oggi abbiamo aggiornato il marchio della nostra azienda per essere più chiari sui prodotti che provengono da Facebook", ha scritto Antonio Lucio, direttore marketing dell'azienda, in un post.

"Abbiamo introdotto un nuovo logo aziendale e stiamo ulteriormente distinguendo la società Facebook dall'app Facebook, che manterrà invece il proprio simbolo". Racchiudere tutti i prodotti della società sotto un unico marchio, che comparirà su tutte le applicazioni della casa madre, ha un tempismo singolare: arriva mentre la politica americana si interroga sulla necessita' di spacchettare le società tecnologiche che in questi anni hanno creato monopoli attraverso i processi di acquisizione. Facebook, insieme a Google, e' tra i principali indiziati.
fonte: www.lastampa.it

martedì 5 novembre 2019

Salute. A Napoli il convegno sulla Medicina di Genere LGBT - Venerdì 8 novembre

NAPOLI – Venerdì 8 novembre 2019, dalle ore 09:00 alle ore 17:00, presso l’Aula Magna “Gaetano Salvatore” della Facoltà di Medicina dell’Università Federico II di Napoli, si svolgerà il convegno “Medicina di Genere LGBT” (Persone omosessuali, intersessuali e transessuali in Sanità) a cura della Commissione Pari Opportunità della Regione Campania.

L’evento, che ha lo scopo di ripercorrere la storia dei Diritti Sanitari delle persone omosessuali, intersessuali e transessuali, è stato organizzato in collaborazione con il Centro di Ateneo SInAPSi e con il Patrocinio della Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università Federico II.

La Medicina di Genere esiste in Italia con l’Art. 3 della legge 3/18, grazie a un importante lavoro da parte delle donne, soprattutto delle donne medico, che hanno ottenuto questo grande traguardo dopo decenni di studi scientifici e lotte politiche.

A queste si sono aggregate nel tempo anche le persone omosessuali, intersessuali e transessuali, grazie al contributo internazionale soprattutto della GLMA, l’Associazione Americana di Medici e Personale Sanitario LGBT.



Gli studi scientifici internazionali dimostrano che esistono specifiche esigenze sanitarie, soprattutto per la necessità di superare barriere che ne impediscono, anche in Italia, l’accesso agli appropriati percorsi di prevenzione, diagnosi e cura. Il convegno sarà utile per tracciare un quadro delle possibili linee guida e dei percorsi di inclusione: dalla anagrafica al curriculum formativo; dalla deontologia professionale alla comunicazione specifica; dal sostegno al Coming Out, fino al contrasto attivo all’Omofobia Sanitaria.

La partecipazione è libera e saranno rilasciati attestati
PDF o stampa articolo

fonte: Redazione  www.crudiezine.it


lunedì 4 novembre 2019

Lgbt: "Tales of the City" recensione della serie TV Netflix con Laura Linney

Recensione di Tales of the City, il commovente, erotico e spassoso revival Netflix della serie del 1993 basata sui romanzi di Armistead Maupin. 
Quanto è cambiata San Francisco dagli anni ’60?

Questa è la domanda posta ad Anna Madrigal all’inizio della serie e sarà l’implicita domanda che ci porteremo dentro per tutte e dieci le puntate. Tales of the City è il commovente, erotico e spassoso revival della serie del 1993 basata sui romanzi di Armistead Maupin, un’opera che è molto più che un semplice racconto di finzione: Barbary Lane è stato, ed è ancora, molto più che un luogo di appartenenza, è salvezza, sicurezza, condivisione e comunità, è a tutti gli effetti la prima vera casa di generazioni di persone LGBTQ+.


Mary Ann (Laura Linney) torna a San Francisco per il 90° compleanno di Anna Madrigal; Mary Ann torna a San Francisco più anziana, triste, non più saggia come sempre. Si ricongiunge alla figlia Shawna (Ellen Page) e all’ex marito Brian dopo averli abbandonati per vent’anni per dedicarsi alla propria carriera. Mary Ann una volta li dovrà affrontare oltre che una terribile crisi di mezza età anche il giudizio e i dissapori della propria famiglia adottiva, composta da una nuova generazione di giovani queer e dall’inossidabile e granitica Anna Madrigal.

Quando Armistead Maupin ha iniziato a scrivere Tales of the City i suoi racconti sulla vita a San Francisco erano centrati su ragazza del Midwest molto ingenua ed eterosessuale, Mary Ann Singleton, una figura di point-of-entry per i lettori e gli spettatori. I tempi sono cambiati, sia per Mary Ann che per le storie LGBTQ+ in generale: Barbary Lane è la casa di una nuova generazione. La figlia adottiva di Brian e Mary Ann Shawna (Ellen Page) si prende cura del bar, Jake (Garcia) e Margot (May Hong), sono una coppia che sta cercando di ridefinire la loro relazione in seguito alla transizione di Jake, Michael vive ancora nella sua stanza a Barbary Lane ed è fidanzato con un ragazzo molto giovane, Ben, e c’è una nuova arrivata, Claire, una ragazza che si aggira nel quartiere sperando di fare un documentario su Anna e sulla trasformazione della città negli ultimi 50 anni.


Tales of the City: il trailer ufficiale della serie con Ellen Page e Laura Linney

  

Tales of the City è stato ed è una serie pionieristica della rappresentazione queer mainstream, è uno spettacolo che vuole che le persone si sentano raccontate, prese in considerazione e incoraggiate, e lo fa includendo nella sua narrazione sia personaggi della vecchia generazione che della nuova. Tales of the City è molto più che un prodotto d’intrattenimento, è la testimonianza della vita intima di persone emarginate, prima e durante la crisi dell’AIDS, prima e dopo la durissima repressione che la comunità transgender subì da parte della società civile e della polizia negli anni ’60 e ’70.

  
Tales of the City è stato ed è una serie pionieristica della rappresentazione queer mainstream
Viene dato il giusto spazio anche ai problemi di oggi, dal punto di vista linguistico viene affrontato il problema della discriminazione e di come l’omofobia passi sempre attraverso il linguaggio, dalla poca conoscenza dei temi e delle problematiche LGBTQ+, ma Tales of the City è anche altro: è eredità, è comprensione, è sostegno, è un rifugio sicuro per una cerchia di anime perse. Lauren Morelli scrive e ricolloca l’avanguardia e il genio della serie originale attraverso i cambiamenti e il volto di un tempo diverso, che riesce ieri come oggi a raccontare in maniera genuina, autentica e beffarda la comunità queer, attraverso un’opera che è molto più che un semplice racconto di finzione. Ecco perché abbiamo bisogno di Tales of the City ora più che mai.
fonte: Di  Lucia Tedesco   www.cinematographe.it

Fotografia "Derno Ricci – Ritratti" al Museo Marino Marini di Firenze

In mostra una selezione di ritratti di personaggi che hanno lasciato il segno nella Firenze e nell’Italia degli anni Ottanta: Derno li ha saputi immortalare in uno scatto, fermando il tempo con la naturalezza e la maestria che caratterizzano le sue collezioni fotografiche

Dal 2 novembre al 2 dicembre il Museo Marino Marini dedica una mostra ai ritratti fotografici di Derno Ricci, fotografo toscano scomparso nell’ottobre del 2009. Artista poliedrico, viaggiatore, affascinato dalla gente e dallo scatto in bianco e nero. In mostra una selezione di ritratti di personaggi che hanno lasciato il segno nella Firenze e nell’Italia degli anni Ottanta: Derno li ha saputi immortalare in uno scatto, fermando il tempo con la naturalezza e la maestria che caratterizzano le sue collezioni fotografiche. L’artista Derno Ricci nasce a Sansepolcro nel 1949. 
 
Per più di trent’anni ha vissuto a Firenze, base per i suoi frequenti viaggi e reportage in India, Congo, Mali, Afghanistan, Giappone e Stati Uniti. È attratto dal mondo in genere ma soprattutto dalle persone; per questo motivo il suo terreno preferito è il ritratto. Per due anni è inviato speciale per il mensile “Frigidaire”, per cui pubblica un’importante documentazione sui Pigmei Babinga della Lobaye. 
 
Collabora con riviste e case editrici con i suoi tanti reportage dal Mali all’India, dal Congo alla Siria, da Tokyo a New York. È stato uno dei fondatori di “Westuff”. Fotografo ufficiale di Linea Verde (Rai 1) con Sandro Vannucci e GUSTIBUS (Rai 3). Per sei anni gira per un’Italia sconosciuta e fantastica. Pubblica un lavoro a quattro mani con Fosco Maraini. 
La sua vita professionale si ferma a Il Cairo, dove sceglie di trasferirsi. Lavora con agenzie pubblicitarie e per il cinema e trascorre serenamente gli ultimi anni della sua breve vita. La collezione Ritratti è una delle quattro collezioni principali dell’artista, insieme a Necropolitanie, L’isola delle anime e Animali. Il ritratto rappresenta uno dei temi più significativi dell’attività di Derno Ricci, ritrattista naturalista. La sua passione per il ritratto fotografico si sviluppa grazie al catalogo di una mostra di Irving Penn, allestita a Londra e in seguito a Torino. 
 
Altri maestri di fotografia quali Nadar, maestro indiscusso della fotografia di posa, Richard Avedon e Robert Mapplethorpe sono considerati punti di riferimento per il suo lavoro. Come riportato in una delle sue ultime interviste (“Conversazione con Derno Ricci”, a cura di Stefano Curone), l’artista, come Penn, ricercava, attraverso la posa, qualcosa che unisse chi aveva scattato le fotografie a chi aveva posato, esaltando l’enorme intimità che deve manifestarsi tra le persone ritratte e l’autore. 
 
Derno sosteneva che senza una collaborazione tra chi sta dietro la macchina fotografica e chi sta davanti, non si possa raggiungere qualcosa che contenga sia la bellezza dell’immagine sia la sua specifica anima. Molte delle opere esposte sono state realizzate grazie all’utilizzo di lampade a luce continua e di una fotocamera Mamiya RB67, che ha consentito, grazie al suo dorso girevole, che diventa da orizzontale a verticale, di muovere l’atmosfera, giocando con l’immagine. 
Questa collezione mette in luce come questo ritrattista, unico nel suo genere, sia riuscito a fermare, in ogni occasione, l’animo più intimo e segreto delle persone ritratte, regalandoci la possibilità di osservare volti e scatti ancora così moderni, da cui si continuano a cogliere frammenti dell’essenza più profonda di Derno, nonostante il passare degli anni.
fonte:  www.exibart.com

mercoledì 30 ottobre 2019

Libri: "Una notte soltanto, Markovitch" di Ayelet Gundar-Goshen

Io che di solito scelgo con attenzione le mie letture, sono inciampata per caso in questo romanzo di esordio della scrittrice israeliana.

È come se un incantatore di serpenti avesse suonato la sua musica. Da questo libro escono fuori profumi, sentimenti, personaggi, vicende che si intrecciano in una melodia che mi ha tenuta sospesa fino alla fine. Mi ha raccontato non una, ma molte storie, in un ‘atmosfera che a tratti pare quasi surreale.

Sullo sfondo delle vicende degli ebrei e della costituzione dello stato di Israele, negli anni del dopoguerra, danzano i nostri personaggi, che si muovono leggeri, nonostante tutto.
Le loro storie sono di amore, di odio, di lotta, di incomprensioni familiari, di tradimento, ma io le ho ascoltate con il sorriso sulle labbra, come se qualcuno mi avesse incantato, suonandomi le loro vicende con un flauto.

Al centro due amici, diversi tra loro. Da una parte l’insignificante Markovitch, che caparbiamente ha deciso di tenere con sé Bella, la donna che ha amato fin dal primo istante, che le era capitata in “sorte” per un matrimonio fittizio, nonostante lei abbia deciso di odiarlo per tutta la vita. 

Dall’altra il corpulento, estroverso e affascinante Feinberg, impenitente donnaiolo, che si innamora della donna con la pelle che profuma di arancia e gli occhi troppo distanti l’uno dall’altro.
Sono sicura che potrete sentire anche voi, come me, il profumo delle arance o quello di pesca della pelle del piccolo Yair, ed il gusto delle fragole che Markovich ha tenacemente ha voluto coltivare. Sentirete il rumore del vento nei campi ed il suono delle imprecazioni che Sonia urla verso il mare in attesa del suo Feinberg.

Lo consiglio a chi ama “farsi raccontare” la realtà con i colori, i sapori e i suoni di una favola.
fonte:  Recensione di Benedetta Giannoni www.unlibrotiralaltroovveroilpassaparoladeilibri.it

Cinema: "Non si può morire ballando" di Andrea Castoldi

La parola più abusata per eccellenza del ventunesimo secolo è: crisi. Un concetto ampio, che si è esteso in qualsiasi campo, dal governo alle relazioni, sino al campo ideologico.
Una parola che spesso rimbomba anche nei corridoi del cinema italiano, per descrivere in sintesi un momento creativo preoccupante. Ma come se ne esce?


Una risposta prova a darla il regista indipendente Andrea Castoldi, che con il suo ultimo lavoro Non si puo’ morire ballando conferma come le idee, quelle su cui scommettere, sono ancora il miglior antidoto all’apatia artistica. La sua è un’opera coraggiosa, una boccata d’aria fresca che ci fa respirare a pieni polmoni – o almeno con quel che ne resta.




Il film è un turbinio emotivo non indifferente che, nonostante un inizio eccessivamente lento, trasporta lo spettatore in un’analisi sentimentale in cui è difficile non ritrovarsi e, chissà, magari anche riconoscersi. Il merito è da spartire in diversi e uguali parti.

Prima di tutto una sceneggiatura puntuale e profonda, che attraverso dialoghi carichi di significati raggiunge il suo scopo: stimolare i sentimenti del pubblico. E poi un’orchestra di attori, professionisti e non, capaci di interpretare ognuno lo spessore del proprio ruolo in maniera davvero convincente.

Non si può morire ballando è un lavoro di grande qualità anche a livello tecnico nonostante i mezzi sicuramente limitati, che spesso per forza maggiore diventano un limite per il film stesso, ma non è questo il caso. Nel suo piccolo e con le sue possibilità, Andrea Castoldi ci aiuta a respirare un po’, lasciandoci persino con una microscopica speranza per il futuro.
fonte: Fabrizio la Sorsa    www.1977magazine.com

Lgbt: "Nati 2 volte" in anteprima nazionale a Torino, in collaborazione con il Lovers Film Festival.

A Torino l'anteprima nazionale del film "Nati 2 volte" organizzata da Zenit Distribution in collaborazione con il Lovers Film Festival (Cinema Massimo, 6 novembre 2019, ore 21:00)

Fabio Troiano interpreta Teresa/Maurizio nella storia di una transizione da Femmina a Maschio e di una sfida ai pregiudizi e alla burocrazia. Appuntamento il 6 novembre alle 21.00 al Cinema Massimo insieme al regista, al cast e a Vladimir Luxuria 
Milano, novembre 2019. È possibile raccontare una storia transgender in maniera leggera e profonda, con quelli che si chiamano, per consuetudine, i toni della commedia? 
La sfida di Nati 2 volte, al cinema dal prossimo 28 novembre, è tutta qui: il gioco degli equivoci e quello dei pregiudizi, l’eterna scelta tra la grande città e la provincia, il conflitto interiore e quello, inevitabile, legato alle relazioni con le persone che amiamo, la scelta, spesso dolorosa, di diventare finalmente uomini, o donne, o semplicemente adulti. 

Diretto da Pierluigi Di Lallo (al suo secondo film) e scritto assieme a Riccardo Graziosi e Francesco Colangelo, Nati 2 volte racconta la storia di Teresa, adolescente che si sente doppiamente rinchiusa: in un corpo che non è il suo e in un paese dove vige il pregiudizio e la mentalità ristretta della provincia. 

La pellicola, con il patrocinio dell’Arcigay, verrà proiettata il 6 novembre alle ore 21:00 al Cinema Massimo di Torino in anteprima nazionale in collaborazione con il Lovers Film Festival di Torino, il più importante festival cinematografico dedicato ai film LGBTQI+, da quest’anno diretto da Vladimir Luxuria. Saranno presenti il regista, Luigi Di Lallo, i protagonisti Fabio Troiano, Euridice Axen, l’attrice transgender Vittoria Schisano, la direttrice del Festival Vladimir Luxuria e il direttore del Museo Nazionale del Cinema Domenico De Gaetano

Questa importante anteprima – sottolinea Vladimir Luxuria, direttrice del Lovers Film Festival – inaugura una serie di appuntamenti che il Lovers Film Festival farà nei prossimi mesi sul territorio cittadino, grazie alla disponibilità e alla collaborazione di numerosi enti e associazioni. I temi trattati vanno dal cinema, alla letteratura e allo spettacolo, e intendono mantenere alta l’attenzione sul festival e sulle tematiche che rappresenta”. 

Ispirato a una storia vera, Nati 2 volte non vuole essere un film militante, e non diventa mai un film caricatura. Vi sono ritratte molte propensioni tipicamente italiane: il provincialismo, la burocrazia, la “pruderie”. Il personaggio di Maurizio, nel corso della storia, si muove all’interno di una cittadina dove lo ricordano ancora per quella persona (Teresa) che oggi non esiste più. 

Le vicende prendono avvio nel 1989 quando Teresa, assieme a suo padre e sua madre (interpretati da Francesco Pannofino e Daniela Giordano) per sfuggire alla “vergogna” lasciano Foligno per Milano, una città dove nessuno li conosce e nessuno soprattutto, li giudica. Qui Teresa intraprenderà quel lungo percorso che la porterà alla transizione di genere “F to M” e a diventare Maurizio. Dopo venticinque anni, Maurizio/Teresa (interpretato da Fabio Troiano) è costretto a tornare nel suo paese natale, a causa della morte della madre Angela. E qui si scontrerà per l’ennesima volta con un passato decisamente ingombrante. 

Girato interamente a Foligno, Nati 2 volte, è prodotto da Time, Oberon Media e Green Film, e sarà nelle sale dal 28 Novembre grazie a Zenit Distribution, società indipendente di distribuzione cinematografica di Mauro Venditti. 
fonte: VERONICA GERACI www.museocinema.it