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martedì 28 settembre 2021

Polonia: tre regioni polacche annullano le risoluzioni anti-Lgbt. Dopo la minaccia della Commissione Ue di tagliare i fondi

Tre regioni polacche deciso di annullare delle risoluzioni, votate nel 2019 nell'ambito di una stretta generale sui diritti degli omosessuali, che le dichiaravano libere dall'"ideologia Lgbt". Lo riporta la Bbc.

Sono state quasi 100 le regioni della Polonia che due anni fa hanno approvato provvedimenti simili scatenando la reazione dell'Ue che ha accusato il Paese di aver violato le leggi contro la discriminazione. 

La Commissione europea ha poi minacciato di bloccare fino a 126 milioni di euro di finanziamenti a cinque grandi regioni polacche se non avessero eliminato le risoluzioni. Ieri Podkarpackie, Lubelskie e Malopolskie le hanno cancellate seguendo l'esempio di un'altra regione, Swietokrzyskie, che lo ha fatto la scorsa settimana. 

Dura la reazione del ministro della giustizia, Zbigniew Ziobro, che ha definito la mossa della commissione europea un "ricatto". Le relazioni omosessuali non sono legalmente riconosciute in Polonia. A luglio l'Ue ha aperto una procedura d'infrazione contro Polonia e Ungheria per violazione dei diritti della comunità Lgbt. (ANSA). 

fonte: Redazione ANSA  RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

giovedì 2 luglio 2020

Petizione: Campagna nazionale per la legge sul contrasto alla violenza e alla discriminazione da orientamento sessuale, genere e identità di genere

Per una rapida e piena approvazione in Commissione Giustizia del disegno di legge contro l’omotransfobia e la misoginia.
Da quasi 30 anni aspettiamo una legge contro le violenze e le discriminazioni per orientamento sessuale, genere e identità di genere. Martedì 30 Giugno è stato depositato dal relatore on. Alessandro Zan il testo base del decreto legge presso la Commissione Giustizia della Camera dei Deputati.

Chiediamo che la Commissione Giustizia proceda con la massima celerità all’approvazione finale del testo, che giudichiamo positivamente, senza stralci, sconti o deroghe che ne pregiudichino la bontà.
Troppe volte ci siamo trovate e trovati di fronte alla possibilità di avere una legge di tutela contro i reati d’odio. Troppe volte questa possibilità si è arenata.

A:> I componenti della Commissione giustizia della Camera dei Deputati.:
Vogliamo una legge che intervenga in modo concreto a sostegno delle persone colpite dall’odio, che monitori il fenomeno e preveda investimenti per sportelli di ascolto e case di accoglienza.
Vogliamo una legge di prevenzione che si preoccupi di porre le basi per agire sulle vere cause del pregiudizio e dello stigma sociale: misoginia, omofobia, bifobia, lesbofobia, transfobia.
Chiediamo che la Commissione Giustizia della Camera approvi in tempi ragionevolmente brevi questo ddl per consentire l’approdo in aula di una legge urgente e inderogabile.

FIRMA > QUI

Oggi siamo a chiedervi di fare presto e di fare bene per consentire al ddl di approdare presto in aula.
Per saperne di più clicca qui

fonte:  https://action.allout.org/it

mercoledì 10 giugno 2020

LGBT e discriminazione a livello europeo: la lunga strada verso l'uguaglianza

Sconfortanti i risultati del rapporto dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali (FRA): 6 partecipanti su 10 evitano di tenere per mano in pubblico il/la partner, 2 su 5 hanno subìto molestie a causa della propria identità di genere o orientamento sessuale

È STATO pubblicato il rapporto dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali (FRA) "A long way to go for LGBTI equality" (La lunga strada da percorrere per l'uguaglianza delle persone LGBT), che presenta i risultati di un'indagine online condotta dall'Agenzia tra il maggio e il luglio 2019 nei 27 stati membri della UE, nel Regno Unito, in Macedonia del Nord e in Serbia.

Il rapporto. Il report parla di LGBT e discriminazione a livello europeo ed è importante sia per l'ampiezza del campione coinvolto - parliamo di quasi 140.000 persone dai 15 anni in su che si identificano come gay, lesbiche, trans e/o intersex - sia perché si basa sui racconti e le esperienze che le persone partecipanti hanno deciso di condividere compilando il questionario. "Racconti di prima mano - spiega Marta Capesciotti, della Fondazione "Giacomo Brodolini", contractor nazionale dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali (FRA) - sulla base di un approccio partecipativo che è fondamentale quando si parla di discriminazione e gruppi oppressi a cui troppo spesso viene tolta voce e visibilità".

Per stilare il rapporto, FRA si è avvalsa del supporto di organizzazioni internazionali per i diritti umani e, ancor più importante, di esperti e associazioni LGBT, così da affinare la metodologia di ricerca rispetto a quella utilizzata nella survey già condotta dall'Agenzia su questi temi nel 2012. "L'indagine - continua Capesciotti - si propone di comprendere il vissuto e le esperienze delle persone LGBT su alcune questioni chiave per una società inclusiva, quali il livello di apertura rispetto alla propria identità, le esperienze di discriminazione, i casi di violenza omo-lesbo-bi-transfobica, il ruolo della scuola nel favorire e visibilizzare la diversità e il livello di integrazione economica e lavorativa delle persone LGBT in Europa. L'obiettivo è quello di comprendere i passi avanti o indietro fatti dall'ultima indagine del 2012 e fornire indicazioni alla Commissione europea che dovrebbe lanciare nel 2020 la LGBTI Equality Strategy".

La situazione in Europa. I risultati che emergono dal rapporto non sono affatto confortanti ed è la stessa Agenzia a concludere che i passi avanti fatti dal 2012 a oggi siano assolutamente insufficienti e le differenze tra i vari contesti nazionali continuano a essere rilevanti. In media, 6 partecipanti su 10 dichiarano di evitare di tenere per mano in pubblico la persona che hanno scelto come partner; 2 su 5 hanno raccontato di aver subito molestie a causa della propria identità di genere o orientamento sessuale nell'anno precedente alla compilazione del questionario. Una persona su 5 dichiara di sentirsi discriminata sul lavoro, e una su 3 di sentirsi discriminata negli spazi pubblici di socializzazione, come bar e ristoranti. Per quanto riguarda il ruolo delle istituzioni scolastiche, uno studente LGBT su due ha riportato di sentirsi supportato da qualche compagno di classe o dagli insegnanti. Nell'ambito lavorativo, una persona LGBT su 3 ha dichiarato di fare difficoltà ad arrivare alla fine del mese: difficoltà questa che colpisce in maniera ancora più acuta le persone trans e intersex (una persona ogni 2 partecipanti). "La comunità trans e intersex - spiega Capesciotti - è inoltre la più esposta alla violenza: una persona su 5 ha dichiarato di essere stata aggredita fisicamente o sessualmente nell'anno precedente all'indagine, il doppio rispetto al resto del campione".

La situazione in Italia. I dati relativi al contesto italiano non sono più rassicuranti: basti pensare che il 62% dei partecipanti ha raccontato di evitare di mostrare in pubblico la propria affettività e il 30% di evitare spesso o sempre di frequentare alcuni luoghi specifici per paura di subire aggressioni. Solo il 39% del campione italiano esprime liberamente la propria identità LGBT, a fronte di una media europea del 47%. "Non siamo ovviamente immuni dalle discriminazioni - continua Capesciotti - che vengono riportate dal 23% dei partecipanti per quanto riguarda il lavoro e dal 40% in riferimento ad almeno un altro ambito della vita. Il 32% dei partecipanti italiani ha, inoltre, raccontato di aver subito almeno un episodio di molestia nell'anno precedente all'indagine e l'8% un episodio di aggressione fisica nei 5 anni precedenti. Solo il 16% del campione ha dichiarato di aver denunciato questi episodi alle forze dell'ordine". In ambito scolastico, il 28% delle persone LGBT italiane tra i 15 e i 17 anni ha raccontato di aver fatto coming out a scuola. Il 52% ha trovato qualcuno a scuola - tra insegnanti e gruppo dei pari - che ha fornito sempre o spesso supporto e tutela. Solo il 33%, infine, ha dichiarato che le questioni LGBT vengono affrontate in classe in modo positivo o quantomeno equilibrato.

Uno dei dati più indicativi è che il campione italiano che ha partecipato all'indagine di FRA ha dichiarato di percepire un generale peggioramento delle condizioni di vita della comunità LGBT in Italia, raccontando di un aumento del pregiudizio e dell'intolleranza (41% dei partecipanti) e una scarsa fiducia nel reale impegno delle istituzioni pubbliche (8% contro una media europea del 33%).

Diritti LGBT: un compromesso al ribasso. "Al di là di questi dati, - spiega ancora l'esperta - che dicono comunque già molto, non credo che l'Italia sia un paese all'avanguardia non solo nella tutela ma anche nel riconoscimento dei diritti delle persone LGBT. E penso si possa affermare da almeno due punti di vista. Da un punto di vista istituzionale, penso al poco edificante dibattito che ha accompagnato la legge sulle unioni civili del 2016: un compromesso al ribasso che, per riconoscere una base davvero minima di diritti e riconoscimento, ha costretto le persone LGBT a vivere sulla propria pelle un dibattito parlamentare e pubblico a dir poco violento. Ma penso anche al fatto che in Italia non si riesca ancora ad approvare una legge che introduca un'aggravante di omolesbobitransfobia e che, nelle audizioni parlamentari in materia, siamo ancora costretti ad ascoltare persone teoricamente esperte che esprimono concetti retrogradi, offensivi e discriminatori. Da un punto di vista culturale, poi, il lavoro da fare è davvero immenso. Le aggressioni in strada sono all'ordine del giorno, il bullismo anche".

Le persone LGBT, precisa Capesciotti, subiscono ancora violenza in casa, senza che ci sia una rete solida di case rifugio e servizi dedicati pronta ad accoglierle. I giornali ancora non hanno imparato a raccontare le vite delle persone trans senza sbagliare i pronomi che quelle persone hanno scelte per identificarsi, insultandone quindi l'identità e andando addirittura a ripescare il nome registrato all'anagrafe, una vera violenza che si chiama deadnaming. "È praticamente impossibile - conclude - parlare nelle scuole di diversità di identità e orientamenti sessuali: i detrattori dicono che sarebbe un modo per plasmare le menti di bambini e adolescenti ma il punto è che il primo modo per abbattere l'omolesbobitransfobia è decostruire l'idea che la normalità sia essere eterosessuali e cisgender. Infine, ci tengo a ribadire un ultimo aspetto. È davvero sconfortante che ci sia ancora chi - anche tra le figure istituzionali - abusa del diritto fondamentale alla libertà di espressione per arrogarsi la possibilità di offendere e denigrare: negare la legittimità dell'esistenza delle persone non può chiaramente essere un'opinione e non merita alcuna tutela".
fonte: di SARA FICOCELLI     www.repubblica.it

lunedì 20 aprile 2015

Lgbt USA: Barack Obama vuole porre fine ai trattamenti per correggere l'orientamento sessuale di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali

Il presidente Barack Obama ha condannato l’utilizzo di terapie psichiatriche volte a correggere l’orientamento sessuale di gay, lesbiche, bisessuali, transgender e queer.

Obama ha rilasciato questa dichiarazione in seguito a una petizione online dello scorso gennaio, pubblicata con lo scopo di porre fine all’utilizzo delle terapie di conversione sessuale.

L’iniziativa, che ha raccolto 120mila firme in soli tre mesi, è stata diffusa in seguito alla morte di Leelah Alcorn, transgender suicidatasi lo scorso dicembre dopo che i genitori cristiani conservatori si erano rifiutati di riconoscere la sua sessualità.

“Condividiamo i vostri timori riguardo gli effetti potenzialmente devastanti di queste terapie sulle vite dei transgender nonché su quelle dei gay e delle lesbiche”, ha commentato Valerie Jarrett della Casa Bianca, riferendosi al contenuto della petizione

"Visto l’impegno dell'amministrazione Obama nella protezione dei giovani statunitensi, è nostra intenzione sostenere gli sforzi necessari per evitare l’uso delle terapie di conversione dei minori”, ha aggiunto Valerie Jarrett.

Alcuni stati federali americani, tra cui la California e il New Jersey, hanno già sospeso queste pratiche. Altri invece, come l’Oklahoma, di stampo più conservatore, stanno adottando provvedimenti legislativi a tutela delle terapie di conversione sessuale, con l’intento di scongiurare eventuali azioni legali.

La Casa Bianca ha tuttavia chiarito che le terapie psichiatriche volte a correggere l'orientamento sessuale non verranno bandite con una legge applicabile a livello federale, ma verranno piuttosto modificate le singole legislazioni previste per ogni singolo stato americano.
fonte: http://www.thepostinternazionale.it

martedì 17 giugno 2014

Il Presidente Obama: basta discriminazioni verso lavoratori LGBT

Il Presidente degli Usa ha dichiarato di voler porre fine una volta per tutte alle discriminazioni sul luogo di lavoro
Il Presidente degli Usa, Barack Obama, in un comunicato della Casa Bianca e attraverso le pagine ufficiali del Partito Democratico Americano, ha dichiarato di voler porre fine una volta per tutte ad ogni tipo di atteggiamento denigratorio e offensivo nei confronti degli impiegati LGBT.
Ogni forma di discriminazione sarà d’ora in poi duramente punita, con punizioni inasprite per i datori di lavoro che dovessero comportarsi diversamente con un loro impiegato a causa delle sue tendenze sessuali.
fonte http://www.blogdiattualita.it/Roberto Accurso

martedì 4 marzo 2014

L’Europarlamento chiede più tutela per i gay. I deputati chiedono più diritti della comunità Lgbt

L’Europarlamento chiede ai 28 stati membri dell’UE un maggior impegno a tutela della comunità LGBT, con proposte di modifiche alla legislazione nazionale. L’appello è arrivato con l’approvazione della Relazione sui diritti fondamentali nell’Unione Europea; un atto non vincolante, che però ha scatenato l’ostilità dei conservatori del Ppe, che hanno provato a cancellare i riferimenti alla maggior tutela per gay e trans.

TUTELE PER IL MONDO LGBT
L’Europarlamento ha approvato la relazione sui diritti fondamentali dell’Unione Europea, un documento in cui sono elencati in più di 100 punti i miglioramenti che gli stati membri dovrebbero apportare per un’applicazione di questa parte di diritto comunitario.
Tra i numerosi miglioramenti richiesti ci sono anche maggiori tutele per la comunità Lgbt del Vecchio Continente; tra le altre cose la relazione chiede agli stati di assicurare la libera circolazione delle coppie omosessuali e delle loro famiglie all’interno dell’Unione Europea.
Al punto numero 40 si chiede una tutela per i profughi che appertengono alla comunità Lgbt, con «l’applicazione della recente sentenza della Corte di giustizia in cui si afferma che i richiedenti asilo LGBT possono costituire un gruppo sociale particolare, i cui membri sono suscettibili di essere perseguitati a causa del loro orientamento sessuale, e che l’esistenza di una pena detentiva nel paese di origine per atti omosessuali può costituire una atto di persecuzione».

DISCRIMINAZIONE VERSO TRANS
Nel rapporto approvato all’Europarlamento, al punto numero 33 della relazione, «si rammarica che le procedure di riconoscimento giuridico del genere per le persone transgender includano ancora la sterilizzazione obbligatoria in 14 Stati membri; invita gli Stati membri a rivedere tali procedure affinché rispettino pienamente il diritto alla dignità e all’integrità fisica delle persone transgender; si congratula con la Commissione per il suo impegno a lavorare insieme all’Organizzazione mondiale della sanità per depennare i disturbi dell’identità di genere dall’elenco dei disturbi mentali e comportamentali e garantire una riclassificazione non patologizzante nei negoziati sull’11a versione della classificazione internazionale delle malattie (ICD-11)». In metà dei 28 stati membri dell’UE è prevista la sterilizzazione obbligatoria per chi cambia sesso, un’evidente discriminazione a cui si chiede di porre rimedio.

POPOLARI CONTRO

L’integruppo dell’Europarlamento della comunità Lgbt ha dichiarato la propria indignazione per un emendamento del Partito popolare europeo che chiedeva di annacquare il testo della risoluzione, proprio sui punti relativi ai diritti di gay e transgender.
Il Ppe, che ha il maggior gruppo all’interno dell’Europarlamento, ha provato a cancellare i riferimenti alla maggior tutela dei diritti della comunità Lgbt, ovvero la libera circolazione delle coppie Lgbt e delle loro famiglie, i diritti dei transgener oppure quelli relativi ai profughi di orientamento Lgbt.
L’emendamento proposto dai popolari è però finito in minoranza, grazie al voto comune di forze laiche, liberali, e di sinistra. La relazione approvata è comunque solo una raccomandazione dell’Europarlamento, e non ha valore vincolante per gli stati membri.
La Commissione europea potrebbe introdurre alcuni di questi punti, ma vista la probabile ostilità del Consiglio, che rappresenta i governi dei paesi Ue, le chance di successo sono davvero minime.

NUOVA TUTELA
La relazione è un atto dell’Europarlamento non vincolante, ma i deputati si sono posti un obiettivo per far si che il rispetto dei diritti fondamentali sia assicurato con maggior efficacia all’interno dell’UE.
La richiesta è per l’adozione di un nuovo meccanismo di Copenaghen, che vigili con maggior efficacia sul rispetto dei diritti fondamentali all’interno dell’UE, tramite un rafforzamento dell’attività di tutte le istituzioni comunitarie.
I criteri di Copenaghen sono tre criteri stabiliti nel 1993 che sono richiesti ad ogni stato che vuole aderire all’Unione Europea; il loro rispetto è garantito dal procedimento previsto dall’articolo 7 del Tue, un meccanismo particolarmente macchinoso e poco efficace.
Fu utilizzato contro l’Austria quando Haider arrivò al governo, con un successo davvero modesto. Per l’Europarlamento ogni stato deve garantire l’essenza fondamentale dell’UE, ovvero essere prima di ogni cosa una comunità di valori.
Questi valori si riflettono nei diritti fondamentali, che secondo l’europarlamentare austriaca Ulrike Lunacek devono essere assicurati da ogni stato membro per non perdere la credibilità verso l’esterno.
fonte http://www.giornalettismo.com di Dario Ferri

domenica 2 febbraio 2014

Lgbt Mosca: Amnesty fa volteggiare ballerina in manette. Contro Putin. In tutù, nel gelo della capitale russa

Raccolta di firme per una petizione destinata a Vladimir Putin, presidente della Russia, sui diritti umani coronata da una ballerina - in manette - che danza in un giardino di Mosca nel gelo di gennaio.

Così si è conclusa la campagna di Amnesty International, il cui scopo era l'abolizione delle nuove leggi varate da putin, sulla propaganda gay e sugli agenti stranieri, la criminalizzazione della diffamazione e l'insulto di sentimenti religiosi nella legislazione russa.

"Una Russia commovente ma priva di libertà", registra il giornale di opposizione Novaja Gazeta, diventato famoso perchè ci lavorava Anna Politkovskaia.

La ballerina è Aleksandra Portiannikova. Mentre ballava, con lei c'erano alcuni militanti che esponevano una citazione di Putin: "Una delle priorità dello Stato e della società deve essere il sostegno del movimento per la difesa dei diritti umani".

Secondo gli attivisti per i diritti umani di Amnesty International, le parole del presidente della Russia non corrispondono alla situazione reale del Paese.
fonte http://www.tmnews.it fonte foto http://video.repubblica.it/

GUARDA IL VIDEO A QUESTO LINK:

http://video.repubblica.it/mondo/mosca-balla-con-le-manette-a-20-gradi/154420/152919

martedì 21 maggio 2013

Lgbt Siena: Un protocollo per il il corretto trattamento giornalistico delle informazioni in ambito di omofobia e transfobia


È stato promosso da Arci e Movimento Pansessuale Arcigay dell’Osservatorio provinciale contro le discriminazioni
Trattare con la massima attenzione le informazioni che riguardano le persone LGBTQI (lesbica, gay, bisessuale, transessuale, queer, intersessuale) ed eventuali episodi discriminatori legati a ragioni di omofobia e transfobia, nel rispetto dei diritti inalienabili di ciascun individuo, compreso l’orientamento sessuale.

E’ questo l’obiettivo principale del protocollo promosso e sottoscritto in occasione della Giornata internazionale contro l’omofobia (17 maggio) Arci provinciale di Siena, Movimento Pansessuale Arcigay e le testate giornalistiche della provincia senese: quotidiani, radio, tv e portali web.
Il protocollo si inserisce inoltre, tra le azioni dell’Osservatorio provinciale contro le discriminazioni, conta sul patrocinio della Provincia di Siena ed è stato salutato positivamente anche dal Prefetto di Siena, Renato Saccone.

Il protocollo.
Il protocollo richiama i dettati deontologici presenti nella Carta dei Doveri del giornalista - con particolare riferimento al dovere fondamentale di rispettare la persona e la sua dignità senza alcuna discriminazione legata a razza, religione, sesso, condizioni fisiche e mentali e opinioni politiche - e i principi contenuti nella Carta di Treviso, che disciplina i rapporti tra informazione e infanzia.
Su queste basi, il testo prevede alcune regole essenziali da rispettare nel trattamento di informazioni e fatti che riguardano persone LGBTQI, tenendo conto delle conseguenze che dichiarazioni superficiali e non corrette possono provocare verso queste stesse persone.

Il protocollo prevede, in particolare, l’utilizzo di termini giuridicamente appropriati e non lesivi della dignità personale; la diffusione di informazioni precise e corrispondenti alla realtà, senza distorsioni per motivi discriminatori; la tutela di persone vittime di atti di omofobia e transfobia che scelgono di parlare con i giornalisti, senza consentirne l’identificazione della persona, e il coinvolgimento delle professionalità dei soggetti promotori per poter fornire l’informazione in un contesto chiaro e completo, che guardi anche alle cause dei fenomeni.

I sottoscrittori. Il protocollo ha raccolto l’adesione convinta delle testate giornalistiche presenti sul territorio provinciale senese: per la stampa, Il Corriere di Siena e La Nazione; per le radio, Antenna Radio Esse, Radio Siena, Radio Rosa e Radio3Network; per le tv, Canale 3 Toscana, Siena Tv e Teleidea; per i portali web, Il Cittadino Online, Ok Siena, Sienafree.it, Sienanews e Valdelsa.Net.

Le dichiarazioni. “Da diversi anni - affermano Giovanni Bacaro e Serenella Pallecchi presidenti, rispettivamente, del Movimento Pansessuale Arcigay Siena e dell’Arci provinciale di Siena - le nostre due associazioni promuovono iniziative di sensibilizzazione sui temi dell’omofobia e della transfobia.
Quest’anno, in occasione della Giornata Internazionale su questi temi, abbiamo voluto proporre qualcosa che andasse oltre quanto fatto finora.
Il protocollo presentato stamani è il primo passo di un percorso teso a coinvolgere sempre di più tutta la comunità, invitando a un confronto serio sul rispetto dei diritti delle cittadine e dei cittadini omosessuali e transessuali, troppo spesso giudicati e additati per il loro orientamento sessuale sulla base di pregiudizi e luoghi comuni infondati e spesso offensivi.
La ‘diversità’ è un valore aggiunto e un elemento di crescita della nostra società. Non è un limite o, peggio ancora, un ostacolo alle libertà individuali e per far capire questo un aiuto fondamentale viene dal mondo della comunicazione.
Siamo molto soddisfatti della grande adesione riscontrata dai mezzi di informazione della provincia di Siena e a ognuno di loro va il nostro ringraziamento per il supporto concreto che ci daranno nell’affrontare in maniera corretta il tema dell’omofobia.
Il nostro intento è quello di proseguire questo rapporto di collaborazione dove il protocollo è solo un punto di partenza per future azioni e campagne dedicate al contrasto dell’omofobia e della transfobia”.

“Il territorio senese - commenta Simone Bezzini, presidente della Provincia di Siena - ha una vocazione storica alla promozione dei diritti di tutti i cittadini, senza alcuna distinzione, e la sottoscrizione di questo protocollo è un ulteriore passo importante in questa direzione. In un momento sociale particolare come quello attuale, non possiamo e non dobbiamo abbassare la guardia verso fenomeni discriminatori e continueremo il nostro impegno per garantire a ogni persona il rispetto dei diritti inalienabili riconosciuti anche dalla Costituzione italiana”.

“La firma di questo protocollo da parte di tutti i mezzi di informazione della provincia - aggiunge Simonetta Pellegrini, assessore alle pari opportunità della Provincia di Siena - rappresenta un’azione molto importante per sensibilizzare i cittadini sul rispetto delle persone e dei loro diritti. L’amministrazione provinciale in questi anni ha stimolato e supportato l’attivazione di percorsi nelle scuole tesi a riconoscere e a promuovere il rispetto reciproco tra i ragazzi e a prevenire e contrastare fenomeni di omofobia e omobullismo. Continueremo a lavorare su questi temi contando sul lavoro che farà sul territorio lo sportello dell’Osservatorio provinciale contro le discriminazioni, attraverso attività di sensibilizzazione e di riflessione che sta già attivando e, da adesso, anche attraverso il protocollo e il supporto dei media che veicolano ogni giorno le informazioni”.

Il protocollo è stato salutato positivamente anche dal Prefetto di Siena, Renato Saccone. “Ho accolto volentieri l'invito ad assistere alla presentazione di questo protocollo per testimoniare l'impegno dello Stato contro ogni forma di discriminazione e perché sono convinto che il linguaggio della cronaca quotidiana debba essere sempre rispettoso della dignità delle persone e, per quanto possibile, attento e oggettivo nella narrazione dei fatti”.
Fonte: Ufficio Stampa ARCI provinciale di Siena

lunedì 13 maggio 2013

Lgbt: Omofobia in Russia, giovane gay torturato a morte


L’hanno trovato nudo nel cortile di un palazzo a Volvograd, il corpo pieno di ferite, probabilmente inferte con pezzi di vestro, soprattutto nella zona dei genitali. ù

E’ l’ennesima vittima dell’omofobia in Russia, dove è in atto una vera e propria campagna contro gli omosessuali.
Il ragazzo di 23 anni è morto venerdì scorso e probabilmente ad ucciderlo sono stati due suoi amici. Secondo una prima ricostruzione la vittima stava festeggiando insieme ad altri la ricorrenza del 9 maggio, il giorno della vittoria degli alleati sui nazisti, quando ha deciso di rendere nota la sua omosessualità scatenando così la reazione violenta dei presenti.

La polizia sabato ha arrestato un 22enne e un 27enne, quest’ultimo ha precedenti penali. Gli investigatori hanno reso noto alla France Presse la particolare crudeltà del crimine: “La testa del ragazzo è stata fracassata con una pietra e il giovane è stato anche sodomizzato con una bottiglia”, hanno precisato.

E’ raro che le forze dell’ordine in Russia rendano noto il carattere omofobico di un crimine. Secondo gli attivisti di solito molti reati commessi contro i gay non sono descritti come tali dalla polizia.
Questa volta però è stato proprio chi conduce le indagini a far quel riferimento.
E le associazioni per la difesa dei diritti umani hanno subito puntato il dito sul clima anti-gay che sta pervadendo il Paese.

Lo scorso gennaio la Duma ha approvato in prima lettura una legge che vieta la propaganda omosessuale e che metterà al bando qualsiasi manifestazione gay di cui potete leggere qui.
Secondo Nikolai Alexeyev, uno dei principali attivisti pro-diritti omosessuali in Russia, se il provvedimento passasse in via definitiva gli omofobi potrebbero sentirsi più liberi di attaccare un gay.

“Il mostruoso delitto di Volgograd – ha detto Alexeyev - dimostra che la politica omofoba portata avanti dal governo sta dando i suoi frutti”.

Nelle prossime settimane la legge dovrebbe passare gli ultimi scogli alla Duma e, a quel punto, mancherà solo la firma di Putin perché entri in vigore. Russia Unita, il partito del presidente, sta anche pensando di presentare un emendamento che infligge multe sostanziose a chiunque dia sostegno pubblico agli omosessuali.

La posizione di Putin sull’argomento è nota: nega che il suo governo stia discriminando gli omosessuali ma critica chi è gay perché non contribuisce alla crescita demografica. Qualche settimana fa opo il sì del Parlamento francese alle unioni tra coppie dello stesso sesso e alla possibilità di queste di adottare bambini, Putin ha proposto di rivedere l’accordo sulle adozioni con Parigi.

In Russia l’omosessualità fino al 1993 l’omosessualità era un reato e fino al 1999 è stata considerata una malattia mentale.
Articolo di Monica Ricci Sargentini
fonte http://lepersoneeladignita.corriere.it/2013/05/13/russia-giovane-gay-torturato-a-morte/

mercoledì 17 aprile 2013

Bangladesh: Le comunità LGBT sono una minoranza invisibile


Questo è amore. Immagine di MOKOtheCRazy. CC BY-NC-ND

Esiste una minoranza invisibile in Bangladesh che resta generalmente nascosta, dove l'aprirsi al pubblico è un fatto fuori dal comune.
L'orientamento sessuale della comunità omosessuali, rende i suoi membri criminali nel loro stesso paese.
A parte non avere la possibilità di esercitare i proprio diritti, le comunità LGBT (Lesbiche Gay Bisessuali e Transessuali) in Bangladesh [en, come i seguenti, eccetto dove diversamente indicato] devono affrontare discriminazioni, abusi sia verbali che fisici e una continua sfida a livello sociale.
Il paese non riconosce il matrimonio, l'unione civile o la convivenza tra adulti dello stesso sesso.

Tanvir Adams scrive:
"Esiste una legge britannica, num. 337 del codice penale, che proibisce relazioni sessuali tra persone dello stesso sesso dichiarandole “contro-natura”.
Questa legge è stata revocata nel Regno Unito.
Anche se non applicata, la legge in questione è ancora presente in Bangladesh, e rende difficile parlare apertamente a favore dei diritti umani.[...]
In Bangladesh c'è una cultura di negazione collettiva dell'esistenza degli omosessuali – fatto dovuto alla sua società conservatrice.
Stigmatizzazione e tabù hanno reso vulnerabile specialmente la comunità omosessuale, che è incapace di lottare contro il condizionamento sociale, e cerca di ridefinire una sua coerenza a livello personale."

Quando Shawn Ahmed, un blogger bengalese-canadese, ha dichiarato la propria omosessualità attraverso una serie di video ha ricevuto reazioni negative da parte della famiglia, come è stato documentato.
Tonmoy Hasan [bn] ammette di essere spaventato per quanto riguarda la sua omosessualità nel contesto della società conservatrice in cui vive [bn]:
"বাংলাদেশের বয়স্ক সমকামীদের জীবন দেখে আমার করুণা হয়। তারা বিয়ে করেছে, তাদের বাচ্চাকাচ্চাও আছে। তারা তাদের অফিসের কিংবা বাসার অবসরটুকু কাজে লাগায় পার্টনার হান্টে। কেউ যদি ইন্টারেস্টেড হয় তাহলে তারা কোন হোটেলে এক ঘণ্টার জন্য রুম ভাড়া করে, সেক্স করে, তারপর যে যার পথে চলে যায়। তাদের অসহায়ত্ব দেখে আমি সিদ্ধান্ত নিয়েছি যদি আমার পুরো জীবনও একা থাকতে হয় তবে তাই সই। কিন্তু এভাবে প্রহসনের মাধ্যমে আমি কিছু মানুষের জীবন ধ্বংস করবো না।"
qui la traduzione dal bengalese:
"Provo pena per la comunità omosessuale bengalese. Alcuni sono sposati, hanno figli. Passano il loro tempo libero a caccia di partner sessuali. Se qualcuno è interessato affittano una camera per un'ora, fanno sesso e poi vanno avanti con la loro vite separate. Vedendo tutto questo ho deciso che se devo rimanere da solo per tutta la vita (senza sposarmi), che sia. Non voglio distruggere le vite di altre persone."

Rainer Ebert pubblica una serie di studi sul caso e scrive a proposito di un giovane giornalista:
"Shakhawat si è sempre sentito attratto romanticamente dagli uomini.
Vivendo lontano dalla sua famiglia fin dalla giovane età, ha trovato molto supporto nella comunità gay a Dhaka.
E’ diventato un membro dei ‘Boys of Bangladesh’ (Bob), una piattaforma per omosessuali, imparando molto a proposito di psicologia e politica dell'orientamento sessuale.
Shakhwat è stato in una relazione stabile e impegnata con un altro uomo per quattro anni. Vuole rimanere in Bangladesh per aumentare la consapevolezza rispetto alle questioni riguardanti le comunità LGBT."

Internet è stata una fonte inestimabile di supporto e consigli, ed ha avuto grande importanza nel fornire spazio al mondo omosessuale bengalese.
Un recente reportage [bn] spiega come uomini e donne omosessuali facciano ricorso a diverse comunità online per trovare appuntamenti e partner.

Boys of Bangladesh, una delle comunità gay online pioniera in Bangladesh, spiega come questi ritrovi virtuali si siano evolute dalle chatroom IRC, alle mail di gruppo, ai forum, fino alle pagine Facebook.
Ci sono anche blog in inglese e bengalese che pubblicano notizie e opinione riguardo i diritti dei LGBT.

Il blogger Avijit Roy ha pubblicato un libro in bengalese dal titolo “Omosessualità, uno studio scientifico e psicologico” [bn], e diversi capitoli del libro sono stati pubblicati su molti blog.
Si tratta del primo libro in bengalese ad affrontare la questione dei LGBT e dei loro diritti umani.
L'obiettivo del libro è la liberazione dagli stereotipi e dalle etichette attribuite alle comunità LGBT in Bangladesh spiegando cosa sia l'omosessualità e approcciando la questione dal punto di vista dei diritti umani.

Sabuzpatra [bn] vuole che gli omosessuali in Bangladesh vengano accettati dal punto di vista sociale e legale. Il blogger sostiene che ciò contribuirebbe a diminuire il tasso di crescita nel sovrappopolato Bangladesh. Il movimento per i diritti dei LGBT in Bangladesh sta crescendo velocemente e le voci riguardo alla depenalizzazione si fanno più forti.

Comunque ci sono blogger come Darashiko [bn] che rimangono contro l'omosessualità e ritengono che la gente dovrebbe conoscere i suoi lati negativi e che l'odio degli oppositori dovrebbe restare acceso.

Il blogger Opobak si chiede [bn]:
"সমকামী মানুষকে যদি আইনী অধিকার প্রদান করা হয় বাংলাদেশে তবে বাংলাদেশের সমাজে কতজন স্বাধীন ভাবে ঘোষণা করবে তারা সমকামী এবং এমন একজন কি পাওয়া যাবে যে এই অধিকার অক্ষুন্ন রাখবার জন্য আদালতে উপস্থিত হবে?
qui la traduzione dal bengalese:
"Nonostante esista il riconoscimento legale degli omosessuali, mi chiedo quanti in Bangladesh possano dichiarare liberamente il loro orientamento e ci sarebbe qualcuno pronto a combattere per i loro diritti in tribunale?"

fonte http://it.globalvoicesonline.org/ scritto da Marta Palandri

"Without any window of His own/Bangladesh"
Questo video diretto da Tanvir Adams e Arifur Rahman, parla a nome della popolazione LGBT in Bangladesh, quasi invisibile al resto della società. Le interviste raccontano le storie delle loro difficoltà, fedi, emozioni e capacità di recupero.

lunedì 15 aprile 2013

Lgbt Stati Uniti: Gay arrestato per essersi rifiutato di lasciare la stanza d'ospedale dove era ricoverato il compagno


Una triste storia di discriminazione conclusasi addirittura con l'arresto in Missouri.
Gay arrestato per essersi rifiutato di lasciare la stanza d'ospedale dove era ricoverato il compagno.

La coppia al centro di questa vicenda è unita civilmente da ben cinque anni ma non è servito a niente in una caso di discriminazione che è stato riportato dalla stampa americana.

Siamo nel Missouri e all’uomo, presente nella stanza in cui era ricoverato il compagno, viene chiesto di andarsene. A fare questa richiesta è un membro della famiglia del paziente che non voleva l’uomo insieme a loro.

Lui, Roger Gorley (in foto alla FOX), ha detto di no, rifiutandosi di andarsene.
Così, le guardie del Research Medical Center gli hanno ordinato di accomodarsi fuori dopo aver chiamato la polizia.
Alla Fox, che ha riportato la notizia, l’uomo ha dichiarato amaramente:

"Io non sono stato riconosciuto come marito, non sono stato riconosciuto come partner."

Alla base di tutto questo, un’indifferenza che sicuramente provoca dolore:

[L’infermiera] non si è nemmeno preoccupata di andare a guardare per controllare. Il mio compagno è stato diverse volte presso l’unità psichiatrica”

L’ospedale si è giustificato escludendo qualsiasi motivo di discriminazione sessuale alla base dell’accaduto.
fonte http://www.queerblog.it/Desperate Gay Guy

martedì 9 aprile 2013

Lgbt Gran Bretagna: « Test dell'omosessualità» per avere asilo «Sei lesbica? Dimostralo. Hai letto Wilde?»


Le domande «poco sensibili» a chi chiede asilo in fuga da Paesi dove i gay e le lesbiche vengono perseguitati.
Sei mai stata a un Gay pride? Hai mai letto Oscar Wilde? Utilizzi «sex toys»?

Sono solo alcune delle domande che decine di donne richiedenti asilo in Gran Bretagna - in fuga da Paesi come Pakistan, Arabia Saudita, Uganda e Giamaica, dove l'omosessualità viene perseguitata - si sono sentite rivolgere per «provare» il loro orientamento sessuale.
«Visto che sei lesbica frequenti sicuramente locali notturni, dimmi quali», ha chiesto un giudice a una profuga pakistana, musulmana e astemia.

«Non sembri lesbica», si è sentita dire una donna giamaicana.
Ma «poco credibile» come omosessuale era anche una donna che non era mai stata a un Gay Pride in vita sua.
E c’è stato chi, per verificare l’omosessualità di una donna ugandese, le ha chiesto se avesse mai letto Oscar Wilde.

PREGIUDIZI
«Pensavo che non mi sarei scioccata facilmente lavorando su questi temi», ha raccontato Claire Bennett, ricercatrice dell’Università di Southampton, in Inghilterra, che ha passato più di un anno intervistando decine di donne in fuga perché perseguitate per il loro orientamento sessuale nei loro Paesi d'origine.
Quel che è venuto fuori invece è un vero e proprio viaggio tra ignoranza e pregiudizi: un «test dell'omosessualità» fatto di domande «inappropriate e poco sensibili», ha raccontato la ricercatrice al quotidiano britannico «The Independent».

STEREOTIPI
Sono migliaia le persone Lgbtqi - lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, queer e intersessuali - che, ogni anno, fuggono da persecuzioni in almeno 104 Paesi. Secondo il rapporto europeo «Fleeing Homophobia», cofinanziato dal Fondo europeo per i rifugiati, oltre 10mila chiedono asilo in un Paese dell'Ue.
La maggior parte delle domande viene respinta: in Gran Bretagna, secondo le associazioni, circa il 98%.
Chi prende in esame i singoli casi «ha in mente uno stereotipo di lesbica ben preciso, con capelli corti e non truccata», ha spiegato una donna alla Bennett.
Il problema, spesso, è che ci si aspetta«che una lesbica sia in un certo modo, sia per quel che riguarda l’aspetto, sia per il comportamento».
O perlomeno che «Il ritratto di Dorian Gray» sia tra i suoi libri preferiti.
fonte http://www.corriere.it/esteri Federica Seneghini

lunedì 8 aprile 2013

Lgbt Stati Uniti: Scoprono che la figlia è gay, decidono di darla in adozione


I signori Chadwell, originari del South Carolina, hanno preso l'opinabile decisione a causa della loro intolleranza verso coloro che non sono eterosessuali.

Il signor e la signora Chadwell hanno ponderato la scelta difficile di dare loro figlia gay in adozione.

La coppia, originaria del South Carolina, ha fatto notizia, negli Stati Uniti e non solo, perché si tratta del primo caso (almeno conosciuto) in cui due genitori hanno deciso di dare in adozione una figlia a causa del suo orientamento sessuale.

Normalmente, i genitori danno i loro figli in adozione perché consapevoli di non essere in grado di riuscire ad allevarli in condizioni adeguate (soprattutto a causa di difficoltà finanziarie) o perché, comunque, non si è ancora mentalmente in grado di prendersi cura di un piccolo essere umano che necessità di cura e amore per crescere.

I bambini, inoltre, vengono dati in adozione in giovanissima età, ma April Chadwell ha 16 anni. Tuttavia, la ragazza è stato indicata come legalmente adottabile da parte dello stato del South Carolina.
La signora Chadwell ha dichiarato che rinunciare alla figlia non è stata una scelta semplice, ma che sia lei che suo marito non sarebbero stati in grado di gestire una scelta con la quale non sono affatto d’accordo e che non riescono a comprendere.

I Chadwells hanno anche detto di aver ricevuto aiuto dalla chiesa locale che frequentano e che ha pregato per settimane alla ricerca di una guida per la coppia, giungendo alla conclusione che sarebbe stato meglio affidare la giovane April alle cure dello Stato nella speranza che potesse essere adottata da una famiglia aperta e tollerante verso i gay.
fonte http://attualissimo.it/ di Simona Vitale

martedì 26 marzo 2013

Lgbt: «Per salvarmi ho dovuto uccidermi» L'intervista ad Abdellah Taïa scrittore marocchino


L'intervista ad Abdellah Taïa, uno scrittore marocchino che da adolescente ha subito violenze solo perché gay. Ora vive a Parigi e con i suoi libri difende i diritti degli omosessuali musulmani

Da bambino ha scoperto che la società era alla ricerca di qualcuno da sacrificare.
Qualcuno su cui riversare le proprie paure, ossessioni e frustrazioni.
La sorte ha voluto fosse proprio lui quella persona: «E così ho imparato a morire dentro, tutto d'un colpo».

Abdellah Taïa, 39 anni, è uno scrittore marocchino che vive a Parigi.
Dal 2006 è conosciuto per aver dichiarato pubblicamente in Marocco la sua omosessualità.
Essere gay lì è considerato illegale: «Ma non era illegale, quando avevo 12, 13 anni, essere lo strumento sessuale di uomini repressi. Per il quartiere la vergogna era la mia indole, non le violenze che subivo».

Nei suoi libri ha raccontato la difficoltà di essere gay in un paese musulmano, e, nonostante tutte le umiliazioni che ha vissuto, oggi crede che le cose vadano meglio: «Prima della primavera araba ero pessimista, ora sento il dovere di non esserlo più nel rispetto di tutti quelli che combattono per la libertà, il processo di cabiamento è appena iniziato, ma ce la faremo».

Quando ha capito di essere gay?
«Non c'è stato un giorno preciso, l'ho sempre saputo. Alle elementari mi sentivo diverso dalla maggioranza dei bambini maschi, ma non mi pesava. Ho amato in modo innocente alcuni compagni di classe, e so che qualcuno di loro ha ricambiato il mio amore. L'innocenza e la purezza rendeva tutto "normale"».

Quando sono cambiate le cose?

«Verso i 12 anni. Lì ho capito che ero "un certo uomo", rientravo in una categoria diversa da quella dei miei fratelli. Ero diventato l'oggetto del desiderio di alcuni signori del quartiere. Improvvisamente avevo una reputazione, ero "il frocio". C'era chi mi guardava male e chi, di nascosto da tutti, mi voleva possedere. Avevo solo 12 anni».

L'oggetto del desiderio di uomini gay?

«Certo che no, non esiste l'omosessualità in Marocco. Nelle loro testa mi usavano solo per soddisfare alcuni bisgni sessuali. Dall'amore puro delle elementari, improvvisamente è diventato tutto violento. Gli uomini (di qualsiasi età, ndr) potevano prendermi e soddisfare le loro esigenze fisiche. Nel mondo occidentale si chiamerebbe "stuprare"».

Come succedeva
?
«Per esempio un mio vicino di casa di 26 anni quando m'incontrava per la strada mi prendeva per mano e mi portava a casa dei suoi genitori, quando loro non c'erano. Mi faceva sdraiare sul letto e faceva quello che voleva. Poi mi lasciava andare, come se nulla fosse. Tanti uomini facevano così: mi toccavano, volevano che io li toccassi e poi in paese mi offendevano».

Lei come reagiva?

«Lasciavo fare. Nella mia testa mi dicevo: "Questo è il tuo ruolo, Abdellah". Non ero felice, ma allo stesso tempo pensavo che fosse normale che "un frocio" vivesse tutte quelle umiliazioni. Il pensiero della società era chiaro: "Esistono questi uomini perché tu sei così"».

Si sentiva in colpa?
«No, mi sentivo solo profondamente triste».

I suoi genitori sapevano che cosa le stava succedendo?
«Sapevano tutto, ma facevano finta di niente perché la vergogna ero io. Loro preferivano che fossi violentato e deriso piuttosto di ammettere che ero gay e proteggermi».

Che rapporto ha con loro?

«Non sono più arrabbiato. Da adolescente li ho odiati per non avermi aiutato. Oggi so che non avevano gli strumenti per capirmi. Quando la tua religione e il tuo stato ti insegnano che essere uomo e amare un altro uomo è una cosa riprovevole, è normale crescere credendo che sia vero».

Quando quegli uomini hanno smesso di "usarla"?
«Verso i 14, 15 anni».

Perché?
«Perché sono cambiato. A 13 anni ho rischiato di morire per aver toccato un cavo della corrente. Ho preso una forte scossa di elettricità. L'ho fatto apposta. Oggi lo leggo come un tentativo di suicidio. Quando mi sono svegliato era tutto diverso: ho perso la mia spontanneità per diventare l'uomo razionale che sono oggi. Ho perso i sogni e l'amore. Da quell'episodio ho deciso di cambiare per costruire un uomo fatto solo di pensiero».

Che cosa è sucesso dopo quell'espisodio?

«Ho iniziato a dire "no" a quegli uomini, a scappare. Ho smesso di essere un ragazzo gay, sono diventato solo un buon musulmano e un ottimo studente: studiavo, pregavo, studiavo».

Quando ha lasciato il Marocco?

«A 25 anni. Ho scelto Parigi per il cinema che amo sin da bambino. Guardavo i film egiziani con le mie sorelle, erano simbolo di ibertà. Poi a Parigi ho incontrato un editor che ha creduto in me, ha letto i miei racconti brevi e ha deciso di pubblicarmi».

Ha ritrovato se stesso?

«No, l'Abdellah dei sogni e dei sentimenti è ancora attaccato a quel cavo dell'elettricità davanti a casa, in Marocco. Non ho mai più dato il vero me a nessuno, per salvarmi ho dovuto uccidermi».

La scrittura l'ha aiutata?
«Mi aiuta a parlare alla gente. Mi sento fortunatao: molti uomini e donne gay del mio paese vivono ancora nascosti nell'ombra. Io scrivo per loro».

Il suo ultimo progetto?
«Ho appena finito di girare il primo film da regista. Un film tratto dal mio romanzo L'esercito della salvezza (Isbn Edizioni, 11, 48 euro). Abbiamo girato in Marocco, questo è un altro segno che le cose stanno cambiando. Davvero».

In Italia Isbn Edizioni ha pubblicato tre dei suoi romanzi:
L'esercito della salvezza; Uscirò da questo mondo e dal tuo amore; Ho sognato il re
fonte http://www.vanityfair.it di Greta Privitera

mercoledì 20 marzo 2013

Lgbt Napoli: Contro tutte le discriminazioni al Maschio Angioino, venerdì 22 marzo dalle ore 10.00

CLICCA SU FOTO PER INGRANDIRE
Nell’ambito della IX Settimana di Azione contro il Razzismo, che sarà celebrata in tutta Italia dal 17 al 24 marzo , l’UNAR, Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali della Presidenza del Consiglio dei Ministri propone la realizzazione di percorsi di sensibilizzazione giovanile dal titolo “Questa è l’Italia”, per raccontare a più voci il nuovo volto dell’Italia multietnica.

L’incontro con le scuole e le associazioni di Napoli avrà luogo presso la Sala dei Baroni del Maschio Angioino di Napoli venerdì 22 marzo dalle ore 10.00.

L’iniziativa prevede, oltre il saluto e le riflessioni delle autorità, la proiezione di documentari, testimonianze, interventi musicali e teatrali, e la presenza di Peppe Barra, voce autentica della musica e della cultura napoletana. Saranno presenti anche Antonella Cilento, Cristina Donadio e l’orchestra Bandita Sbandata, oltre alle testimonianze dei ragazzi della Dedalus.

In particolare, si intende invitare le scuole a far riflettere gli studenti sulle tematiche del razzismo e delle varie forme di discriminazione, connesse ,oltre che alla razza e all’etnia, all’età, all’handicap, al credo religioso, al genere, all’orientamento sessuale.

L’evento è promosso dall’UNAR, dal Comune di Napoli – Assessorato alle Pari Opportunità, dall’Università Federico II con il supporto del Comitato Arcigay Antinoo di Napoli.
fonte http://www.napoligaypress.it

mercoledì 27 febbraio 2013

Lgbt: “Omicidio gay”. Basta pregiudizi, Arcigay scrive a “Il Messaggero”


Gentile direttore de “Il Messaggero”,

immaginavamo che titolazioni improbabili come “omicidio gay” fossero ormai ampiamente superate da una stampa ormai più rispettosa nei confronti sia delle vittime di omicidio che della minoranza omosessuale.

Dobbiamo ricrederci, almeno stando al titolo che leggiamo oggi 25 febbraio 2013 sul quotidiano che lei dirige a pagina 48.
Le chiediamo: si è mai visto un “omicidio etero”?


L’accento che fa il vostro quotidiano all’orientamento sessuale della vittima oltre che inutile non fa altro che alimentare il pregiudizio che sta nella disparità di trattamento che ricevono le vittime eterosessuali o omosessuali. E meno male che almeno siamo un passo oltre la cronaca nera anni ’60 che parlava di “omicidi negli squallidi ambienti gay”…
Flavio Romani, presidente Arcigay
fonte http://www.arcigay.it/

lunedì 18 febbraio 2013

Lgbt Stati Uniti: Il bacio censurato delle spose lesbiche, la rivista Weddings Unveiled ha rifiutato l'immagine


Censurata dalla rivista Weddings Unveiled perché voleva mostrare il bacio tra due donne sposate.
Anne Almasy, una fotografa americana di matrimoni, si è vista rifiutare la richiesta di acquisto di uno spazio pubblicitario soltanto perché voleva mostrare l’immagine dell’unione tra due persone dello stesso sesso, come spiega l’Huffington Post.

LA PUBBLICITA’ CENSURATA
E’ stata la stessa fotografa a spiegare il caso sul suo blog, difendendo la sua scelta e denunciando quando accaduto:
“Per la prima volta, dopo 10 anni, avevo deciso di acquistare uno spazio pubblicitario, sulla rivista Weddings Unveiled: una mezza pagina, concordata via mail e attraverso diverse telefonate con i redattori della rivista.
Avrei potuto scegliere qualsiasi foto: magari una sposa sorridente con suo marito in smoking. Ma ho voluto pubblicare uno scatto che spiega la mia filosofia professionale”, ha affermato.

SOLTANTO AMORE
La fotografa spiega come non abbia voluto pubblicizzare la comunità gay, ma come il suo fosse un modo per mostrare con gli scatti l’amore, in tutte le sue forme. “Quelle due donne avevano unito le loro vite attraverso il matrimonio. Condividono la loro vita, le loro gioie e dolori. La stessa quotidianità vissuta da noi tutti ogni giorno con i nostri partner”, ha aggiunto. Persone come tutti, semplicemente amore.

LA CENSURA DELL’ANNUNCIO
Era stato l’editor della rivista a chiedere alla fotografa di cambiare la richiesta:
“C’è forse un’altra fotografia che desidera utilizzare nel suo annuncio? Noi non ci sentiamo di pubblicarne uno che mostra una coppia dello stesso sesso. Queste non sono le nostre convinzioni personali, naturalmente, ma, sa …”

Ma la fotografa non ha cambiato idea: sull’Hp si spiega come la rivista non abbia voluto rischiare, timorosa di “offendere parte del suo pubblico”, nonostante siano diversi i sondaggi che spiegano come la maggior parte delle persone sostenga il matrimonio omosessuale: ben il 68%, secondo un sondaggio recente, negli Stati Uniti:
http://blog.viacom.com/2013/02/millennials-views-on-same-sex-marriage/

Fonte: blog.viacom.com

Nonostante i numeri, diverse sono ancora le aziende che preferiscono far finta di nulla e che si rifiutano di pubblicizzare i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Una discriminazione di genere e legata all’orientamento sessuale che non è piaciuta alla fotografa, che ha denunciato la censura pubblicamente. Sono poi arrivate le scuse dell’azienda, che ha cercato di spiegare la sua decisione, con sincerità:

“La questione continua a dividere, pensavamo che parte del nostro pubblico potesse offendersi. Ci dispiace aver agito per paura e incertezza. Non avevamo mai dovuto affrontare una situazione simile: abbiamo agito in un modo che non rispecchia le nostre convinzioni personali. Siamo davvero convinti che tutto l’amore sia bello e che tutte le persone abbiano il diritto di sposarsi. E allora perché abbiamo preso questa decisione? Perché sapevamo che non tutti condividono il nostro modo di pensare”, hanno aggiunto Terri e Brooke, gli editori della rivista.

Dal suo blog Anne ha così denunciato la scelta: “Spero che un giorno siano gli occhi della storia a smentirvi: la vostra decisione sembrerà arcaica e assurda”, ha concluso la fotografa.
fonte http://www.giornalettismo.com di Alberto Sofia

mercoledì 30 gennaio 2013

Lgbt: Amnesty International Italia chiede ai politici di dire chiaramente come intendono fermare omofobia e transfobia "Ricordati che devi rispondere"

"Ricordati che devi rispondere"
http://www.ricordatichedevirispondere.it/
Firma l'appello


L’Italia e i diritti umani è la campagna lanciata da Amnesty International Italia in vista delle elezioni del 2013.

Il motivo di tale campagna è spiegato dalla presidente di Amnesty Italia Christine Weise

L’imparzialità è nel nostro DNA ma non vogliamo più stare lontano dal dibattito, vogliamo dire la nostra, confrontarci. E non ci accontenteremo di promesse elettorali, ma faremo verifiche rigorose e ripetute che saranno rese pubbliche.

Secondo Amnesty Italia, infatti c’è

una disattenzione storica verso i diritti umani, un atteggiamento di superficialità, l’argomento viene trattato sempre in modo generico e fumoso. Nei discorsi dei politici italiani spesso manca una cultura dei diritti umani, ancora oggi non c’è la dovuta serietà e si tende a considerarlo un tema che non riguarda l’Italia ma altri Paesi

Per questo motivo AI Italia ha sottoposto ai leader delle coalizioni e a tutti candidati dieci domande su vari aspetti dei diritti umani. La quinta domanda riguarda la lotta all’omofobia e alla transfobia come anche il garantire tutti i diritti umani alle persone Lgbti:

Negli ultimi anni, attacchi verbali e fisici nei confronti delle persone Lgbti (lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate) si sono verificati in Italia con preoccupante frequenza, mentre diversi esponenti politici e istituzionali hanno continuato a fomentare un clima d’intolleranza e di odio con dichiarazioni palesemente omofobe. La legge antidiscriminazione prevede pene aggravate per crimini di odio basati sull’etnia, razza, nazionalità, lingua o religione, ma non tratta allo stesso modo quelli motivati da finalità di discriminazione per l’orientamento sessuale e l’identità di genere. Inoltre, l’incitamento a commettere atti o provocazioni di violenza omofobica e transfobica non è perseguibile come altre forme di incitamento alla violenza discriminatoria.


Prosegue Amnesty Italia:
"Questa situazione rischia di favorire l’aumento di intolleranza e violenza verso le persone Lgbti, tuttavia la lacuna legislativa non è stata sinora colmata. Inoltre, nella legislazione italiana manca qualsiasi riconoscimento della rilevanza sociale delle famiglie costituite da persone dello stesso sesso e dai loro figli. Ciò impedisce a molte persone di godere di diritti umani essenziali per l’autorealizzazione e alimenta la stigmatizzazione delle persone Lgbti."

Che ribadisce:

"Il principio di non discriminazione, sancito da numerose convenzioni internazionali, garantisce parità di trattamento tra le persone e stabilisce il divieto di qualsiasi forma di discriminazione, anche quella basata sull’orientamento sessuale. Le autorità italiane hanno la responsabilità di proteggere e garantire la realizzazione dei diritti umani delle persone Lgbti affinché esse non siano vittime di discriminazione, possano godere degli stessi diritti di ogni altro individuo e possano esprimere liberamente il loro orientamento sessuale e la loro identità di genere senza il rischio di subire abusi."

Al momento attuale solo Antonio Ingroia ha risposto a questa domanda:
http://www.queerblog.it/post/45167/elezioni-2013-le-politiche-sui-diritti-civili-proposte-da-rivoluzione-civile
fonte http://www.queerblog.it/ da Roberto Russo

mercoledì 9 gennaio 2013

Lgbt: Stati Uniti, giornalista polacco rischia l'espulsione perché bisex (quindi né etero, né gay)

Ivo Widlak (classe 1978) è un giornalista di origine polacca che dal 2001 vive a Chicago (Stati Uniti).

Qui conduce un talk show dal titolo "Ivo na zywo" ed un programma di informazione trasmesso dall'emittente televisivo Channel 34 WJYS.


È anche l'amministrazione di alcuni siti di informazione in lingua polacca, nonché presidente del Polish Cultural Institute di Chicago.

Da dieci anni è sposato con una cittadina statunitense ed entrambi sono bisessuali. Ed è proprio questo il motivo dei suoi guai.

Qualcuno si è rivolto all'ufficio immigrazione per denunciarlo, affermando che fosse gay e che si fosse sposato solo per ottenere un permesso di soggiorno.
Un'accusa che purtroppo viene spesso utilizzata negli Stati Uniti per ottenere l'espulsione dal Paese di nemici o concorrenti.

Quando la polizia si è presentata alla sua porta, Widlak si è dichiarato bisessuale. Le leggi federali, però, tutelano solo le coppie eterosessuali ed anche l'integrazione introdotta lo scorso settembre dall'amministrazione Obama (la quale sospende gli ordini di espulsione per le coppie gay) non viene applicata al suo caso: essendo bisessuale non è né eterosessuale, né gay.

Dato che la legge non contempla la sua sessualità, per lui si prospetta un procedimento di espulsione.

«Le parole non possono esprimere come mi sento su questo momento -ha dichiarato la moglie- Perderò sia la mia migliore amica che mio marito dopo dieci anni di matrimonio. Un legame che abbiamo creato davanti a Dio viene ora giudicato ed analizzato solamente perché non riflettiamo l'immagine di matrimonio anni '50».

fonte http://gayburg.blogspot.it

sabato 5 gennaio 2013

Lgbt Giamaica: Dove l'omosessualità è vietata. Il viaggio nell'emarginazione documentato da Matteo Armellini nel mini-doc "Boom Bye Bye"

Un viaggio nell'emarginazione giamaicana.
In "Boom Bye Bye", Matteo Armellini racconta il disagio degli omosessuali.
Con interviste a madri, donne e ragazzi, il fotografo ha realizzato un mini-doc di 10 minuti sui battyboys in patois, quelle vittime designate della cultura tutta al maschile che domina in Giamaica, sia musica e nel quotidiano.


Il lavoro, girato lo scorso maggio tra Kingston e Portantonio, ha vinto il Represent homophobia award, indetto da Arcigay e Universita' di Napoli Federico II.

Racconta Matteo Armellini:
"L'articolo 76 del codice penale giamaicano vieta e bandisce i rapporti tra uomini. La Giamaica, che supera di poco i 2 milioni di abitanti, non accetta l'omosessualità a nessun livello.
I gay non trovano comprensione, affetto e appoggio, spesso neanche in famiglia. Subiscono violenze e discriminazioni sessuali.
È un vero e proprio dramma che riguarda i ghetti e le scuole riservate alle elites."

fonte http://www.huffingtonpost.it Adele Sarno