La soglia decisa dalla Federazione internazionale per stabilire se una sportiva possa essere considerata 'femmina' è che non superi i 100 nanogrammi per ogni decilitro di sangue; oltre questa misura l'interessata deve essere iscritta alle gare maschili.
L'iniziativa dopo il caso di Caster Semenya (in foto)
Il nuovo paradigma dello sport, a partire dalle prossime Olimpiadi di Londra 2012, potrebbe consistere nel fatto che per decidere il sesso di un essere umano si debba calcolare il livello di testosterone presente nel corpo.
Se le nuove politiche di sperimentazione portate avanti da un anno a questa parte dalla Iaaf (Federazione Internazionale di Atletica) saranno recepite dal Cio (Comitato Olimpico Internazionale), che le ha già accettate e aspetta la delibera del preposto comitato di saggi, saranno eliminate ai nastri di partenza tutte le persone di sesso femminile affette da iperandrogenismo.
Dando luogo a una politica di discriminazione genetica, prima ancora che sessuale, che potrebbe avere risvolti molto pericolosi per la salute delle atlete.
Tutto nasce dal caso di Caster Semenya, l’atleta sudafricana che nel 2009 vince l’oro sugli 800 metri ai Campionati Mondiali di Atletica di Berlino. Scoppia una polemica in puro stile lombrosiano, alimentata dalle avversarie, sul sesso dell’atleta, i cui tratti somatici sono decisamente mascolini.
Cominciano a girare voci, mai confermate, che la Semenya sia un’ermafrodita (con organi genitali maschili interni) e perciò avvantaggiata nei confronti delle atlete donne. La Iaaf decide di sospendere l’atleta per 10 mesi e, dopo una serie di test medici, nel luglio 2010 dà il via libera alla partecipazione di Semenya alle gare femminili di atletica.
I risultati dei test medici, raccontati come invasivi e umilianti, non sono stati resi pubblici per motivi di privacy. La Iaaf ha però risposto alle accuse di razzismo, discriminazione e violazione dei diritti umani, nascondendosi dietro non meglio specificate “ragioni mediche”.
Tornata alle gare, la Semenya ha vinto l’argento ai Mondiali del 2011 e si è qualificata per le Olimpiadi di Londra 2012. Nel frattempo la Iaaf – che non ha mai ritenuto opportuno investigare in ambito maschile se i piedi di Carl Lewis fossero troppo flessuosi o i muscoli di Usain Bolt troppo resistenti – ha proseguito nella sua ricerca volta a dimostrare un possibile ‘doping di genere’ nell’ambito delle gare femminili.
E la conclusione che la Iaaf ha sottoposto al Cio, basata appunto sulla discriminazione in base al livello di testosterone, è molto pericolosa. La soglia decisa dalla Iaaf per stabilire se un’atleta possa essere considerata femmina è che non superi i 100 nanogrammi di testosterone per ogni decilitro di sangue, oltre questa misura l’atleta deve essere iscritta alle gare maschili (il cui livello di testosterone può variare dai 300 ai 1200 nanogrammi per decilitro).
Come spiegano però Rebecca Jordan-Young e Katrina Karkazis (ricercatrici rispettivamente in Studi di Genere alla Columbia University e di Etica Biomedica alla Stanford University), non si capisce il senso di dover sottoporre a test le atlete per definire il loro sesso.
“Un comportamento promosso come protezione per le donne – scrivono sul New York Times -, risulta essere al contrario, ancora una volta, discriminatorio”. Inoltre, continuano, se la scienza può offrire delle risposte ad alcune domande, come il livello medio di testosterone negli uomini e nelle donne, non può però stabilire come queste risposte siano usate. “Ciò che rende il test complicato è che non esiste un marcatore da usare per dire ‘questo è uomo’ o ‘questa è donna’”, scrivono, spiegando che non deve essere permesso alla scienza stabilire se un essere umano è uomo o donna in base al testosterone.
Entrando nello specifico, le due studiose analizzano come nell’atletica femminile non sia certo il testosterone la discriminate per la vittoria, anzi. “Le prestazioni atletiche non possono essere ridotte a una questione di ormoni. Sono molto più importanti l’elasticità e la resistenza muscolare piuttosto”.
Inoltre, continuano, una volta accettati questi parametri si correre il rischio che donne con livelli di testosterone alti si sottopongano a cure mediche che, oltre ad essere costosissime, possono essere dannose per la salute. E concludono chiedendosi se, dato l’inalienabile diritto dell’essere umano alla libertà di espressione, il fatto di considerare se stessi uomini o donne non dovrebbe essere sufficiente a renderlo tale anche per gli altri.
Al di là delle ovvie regole e limitazioni dello sport che devono essere rispettate, quando giuste e non discriminanti.
fonte http://www.ilfattoquotidiano.it di Luca Pisapia
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venerdì 27 luglio 2012
giovedì 27 ottobre 2011
Lgbt Sport: Un ex giocatore di hockey australiano fa coming out
“Mi chiamo Gus Johnston, sono uno scrittore, un art director, un regista e un attaccante di hockey. Sono anche un uomo gay e questo è qualcosa che non ho mai pensato di poter dire in un forum pubblico come questo”.Con queste parole semplici, dirette, Gus Johnston - un ex giocatore professionista di hockey - si è rivolto a tutti i giovani, in particolare ai ragazzi e alle ragazze omosessuali attraverso un video su Youtube, per dire che non sono soli, che potranno superare l’omofobia e troveranno sostegno nei loro compagni di sport.
Johnston si rammarica di non essere stato “abbastanza forte” da farsi conoscere per come è davvero quando ancora era in attività.
Ma adesso ha deciso di venire allo scoperto per aiutare i giovani che si sentono in difficoltà e che vivono un conflitto fra l’amore per lo sport e l’essere gay. Quanto alle battute che si sentono negli spogliatoi sull’omosessualità, possono ferire e sono comportamenti omofobici.
Con questo coming out in versione video, Gus Johnston si unisce alla piccolissima pattuglia degli atleti australiani di vertice che hanno fatto coming out: il tuffatore medaglia d’oro alle Olimpiadi Matthew Mitcham (il mio preferito),
il nuotatore Daniel Kowalski e il rugbista Ian Roberts.
Fra le donne, l’unica lesbica dichiarata è la ciclista Michelle Ferris.
fonte http://www.queerblog.it
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atleti lgbt,
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sport
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