Presentata in anteprima l’edizione 2014 del Calendario “Siena Rugby Skin” a cura della A.S. Siena Rugby 2000, del Movimento Pansessuale Arcigay Siena e dello Studio Fotografico “Studium”.
Tantissime le novità, prima fra tutte la partecipazione all’iniziativa della neoformata squadra di rugby femminile che ha accettato di posare insieme alla squadra maschile. I nuovi scatti, tutti effettuati in studio, sono stati pensati in chiave vintage richiamando le tecniche del body painting.
“Dire no a qualsiasi forma di discriminazione eleggendo lo sport come strumento per educare grandi e piccoli a superare le diversità: questo l’obiettivo che ci ha mosso per il nuovo calendario” così commentano Giulia Veronesi, Martina Montigiani (rispettivamente capitano e dirigente della squadra femminile), Juri Conti e Francesco Micheli (capitano e vice allenatore della squadra maschile). “Dodici mesi che raccontano lo sport di squadra più bello e altruistico del mondo, capace di annullare le barriere legate al genere e all’orientamento sessuale. Un calendario che, anno dopo anno, ci attendiamo diventi una tradizione e che esprime tutto l’impegno nel sociale del mondo sportivo”.
A queste parole fanno eco quelle del presidente del Movimento Pansessuale Giovanni Bacaro: “Il Movimento Pansessuale è al fianco dei giocatori e delle giocatrici del Siena Rugby anche in questa nuova occasione, condividendone i valori sportivi e sociali dai quali nasce il nuovo calendario. Quest’anno, insieme alla lotta all’omofobia e al bullismo, il calendario si pone un ulteriore, importantissimo obiettivo: abbattere lo stereotipo di genere che da sempre vede il Rugby come uno sport propriamente maschile. Il precedente calendario ha avuto risonanza nazionale e ha fatto capire quanto la nostra città sia in prima fila per la lotta al pregiudizio e allo stereotipo, attraverso un sistema virtuoso di rete che coinvolge le realtà associative che operano sul territorio”.
Gli scatti e l’idea di realizzare le nuove foto in studio sono, come l’anno scorso, opera di Matteo Castelli e Andrea Sampoli, fotografi di Studium che così commentano il lavoro appena terminato: “Abbiamo deciso di continuare il percorso iniziato l’anno scorso. Siamo convinti della grande utilità di questa iniziativa che, concretamente, ha fatto dialogare delle realtà cittadine molto diverse tra di loro intorno ad un tema comune di primaria importanza come quello dell’uguaglianza e della lotta alle discriminazioni legate all’identità sessuale”.
L’anno scorso, grazie al calendario 2013, sono state finanziate importanti iniziative come la settimana contro l’Omofobia e la partecipazione ad alcuni tornei nazionali dell’A.S Siena Rugby. Anche il ricavato di quest’anno sarà utilizzato per promuovere progetti rivolti alla città e alla lotta a tutte le forme di discriminazione.
fonte http://www.movimentopansessuale.it/
Questo Blog è un aggregatore di notizie, nasce per info e news dall'Italia e dal mondo, per la Danza, Teatro, Cinema, Fashion, Tecnologia, Musica, Fotografia, Libri, Eventi d'Arte, Sport, Diritti civili e molto altro. Ogni articolo riporterà SEMPRE la fonte delle news nel rispetto degli autori e del copyright. Le rubriche "Ritratto d'artista" e "Recensioni" sono scritte e curate da ©Lisa Del Greco Sorrentino, professional dancer e autrice di questo blog
venerdì 13 dicembre 2013
A Roma martedi 17 dicembre ore 11 "LGBT & GENDER STUDIES: PER UNA CULTURA DELLA DIVERSITA'"
MARTEDì 17 DICEMBRE ORE 11.00 FACOLTA' DI MEDICINA E PSICOLGIA
via dei Marsi 78 - Roma (aula 1 | piano terra)
In collaborazione con il Dipartimento di Psicologia dei Processi di Sviluppo e Socializzazione, martedì 17 dicembre alle ore 11.00 c/o la Facoltà di Medicina e Psicologia della Sapienza in via dei Marsi 78, si terrà la cerimonia di premiazione della IX Edizione del Premio “Maria Baiocchi”, dedicato alle migliori tesi di laurea e di dottorato di ricerca sui temi dell'orientamento sessuale e dell’identità di genere, organizzato da Di'Gay Project. La premiazione sarà la parte conclusiva dell'incontro "LGBT & Gender Studies: per una cultura della diversità".
INTERVENGONO
• Silvia Mazzoni, docente di Psicologia Dinamica (Sapienza Università di Roma)
• Roberto Baiocco, ricercatore in Psicologia, responsabile del Servizio “6 come sei” (Sapienza Università di Roma)
• Michela Fusaschi, ricercatrice in Antropologia Culturale e Sociale – Dipartimento Studi Internazionali, Osservatorio sul Razzismo e le Diversità “M.G. Favara” (Roma Tre)
• Luca Trappolin, ricercatore in Sociologia (Università degli Studi di Padova)
• Alessandro Baracchini, giornalista RaiNews 24
• Corinna Sabrina Guerzoni, vincitrice della sezione "Laurea Specialistica” con la tesi "In due dentro un nome. Un’etnografia dell’omogenitorialità in Lombardia" (Laurea in Scienze Antropologiche ed Etnologiche)
• Daniel De Lucia, vincitore della sezione “Post-Laurea” con la tesi "Il gergo queer nell’italiano novecentesco e contemporaneo tra gergalizzazione e degergalizzazione" (Dottorato in Linguistica, Anglistica, Italianistica e Filologia)
MODERA
• Vittorio Lingiardi, docente di Psicologia Dinamica (Sapienza Università di Roma)
PRESENTA E CONCLUDE
• Imma Battaglia, presidente onorario Di’Gay Project
Per info: 06 5134741 | segreteria@digayproject.org
fonte http://www.digayproject.org
via dei Marsi 78 - Roma (aula 1 | piano terra)
In collaborazione con il Dipartimento di Psicologia dei Processi di Sviluppo e Socializzazione, martedì 17 dicembre alle ore 11.00 c/o la Facoltà di Medicina e Psicologia della Sapienza in via dei Marsi 78, si terrà la cerimonia di premiazione della IX Edizione del Premio “Maria Baiocchi”, dedicato alle migliori tesi di laurea e di dottorato di ricerca sui temi dell'orientamento sessuale e dell’identità di genere, organizzato da Di'Gay Project. La premiazione sarà la parte conclusiva dell'incontro "LGBT & Gender Studies: per una cultura della diversità".
INTERVENGONO
• Silvia Mazzoni, docente di Psicologia Dinamica (Sapienza Università di Roma)
• Roberto Baiocco, ricercatore in Psicologia, responsabile del Servizio “6 come sei” (Sapienza Università di Roma)
• Michela Fusaschi, ricercatrice in Antropologia Culturale e Sociale – Dipartimento Studi Internazionali, Osservatorio sul Razzismo e le Diversità “M.G. Favara” (Roma Tre)
• Luca Trappolin, ricercatore in Sociologia (Università degli Studi di Padova)
• Alessandro Baracchini, giornalista RaiNews 24
• Corinna Sabrina Guerzoni, vincitrice della sezione "Laurea Specialistica” con la tesi "In due dentro un nome. Un’etnografia dell’omogenitorialità in Lombardia" (Laurea in Scienze Antropologiche ed Etnologiche)
• Daniel De Lucia, vincitore della sezione “Post-Laurea” con la tesi "Il gergo queer nell’italiano novecentesco e contemporaneo tra gergalizzazione e degergalizzazione" (Dottorato in Linguistica, Anglistica, Italianistica e Filologia)
MODERA
• Vittorio Lingiardi, docente di Psicologia Dinamica (Sapienza Università di Roma)
PRESENTA E CONCLUDE
• Imma Battaglia, presidente onorario Di’Gay Project
Per info: 06 5134741 | segreteria@digayproject.org
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martedì 10 dicembre 2013
13 Dicembre 2013 a Bologna incontro dibattito su "Informazione e persone LGBT: il rispetto da costruire"
Venerdì 13 Dicembre 2013 a Bologna, dalle 10 alle 18.30, all'Auditorium “Guido Fanti” dell'Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna, viale Aldo Moro 50, incontro dibattito su: «GLI AMBIENTI “PARTICOLARI”.
I compiti del Comitato Regionale per le Comunicazioni (Corecom).
Stereotipi e pregiudizi si propagano attraverso la comunicazione a tutti i livelli, ma è proprio la comunicazione la principale risorsa per sconfiggere l'omofobia. Per questo abbiamo organizzato un incontro sul rapporto tra comunità LGBT e la comunicazione, intitolato «Gli ambienti 'particolari'» come la più becera e allusiva frase usata dalla cattiva comunicazione sui nostri temi.
L'obiettivo dell'incontro è quello di costruire con gli operatori dell'informazione una carta deontologica contro la diffamazione e per il rispetto delle persone LGBT. Per questo abbiamo invitato giornalisti, militanti, rappresentanti istituzionali e operatori della comunicazione per verificare la possibilità che i Comitati regionali per le comunicazioni (Corecom) inseriscano anche le istanze LGBT nei loro compiti di controllo sull'emittenza radiotelevisiva.
Con il riconoscimento delle coppie di giornalisti omosessuali da parte di Casagit (Cassa mutua dei giornalisti), avvenuto oltre vent’anni fa e primo in Italia, si è aperto un percorso di rispetto e riconoscimento reciproco a cui vogliamo dare nuovo impulso con questo convegno.
Sessione antimeridiana (10.00-13.30)
Introduzione di Franco Grillini, consigliere regionale LibDem-Misto
Saluti di:
Saluto video del Viceministro del Lavoro Cecilia Guerra con delega alle Pari Opportunità Simonetta Saliera (Vicepresidente della Giunta regionale dell’Emilia-Romagna)
On. Paola Concia (Esperta del Ministero per le Pari Opportunità)
Marco De Giorgi (Unar)
Interventi di:
Delia Vaccarello “Le questioni di genere”
Stefano Bolognini “La stampa gay”
Andrea Pini “La cronaca nera”
Porpora Marcasciano “Il transessualismo nel vocabolario dei media”
Sen. Sergio Lo Giudice
Gianluca Gardini (Difensore Civico dell’Emilia Romagna)
Giovanna Cosenza (Presidente Corecom)
Gerardo Bombonato (Presidente Ordine dei Giornalisti dell’Emilia-Romagna) Serena Bersani (Presidente Associazione Stampa Emilia-Romagna)
Giovanni Rossi (Presidente Federazione Nazionale della Stampa) Laura Delli Colli (già consigliera e Vicepresidente vicario Casagit)
Sessione pomeridiana (15.00-18.30)
Tavola rotonda:
Tommaso Cerno, Luca Morassutto, Laura Maragnani, Beppe Ramina
Filippo Vendemmiati (Articolo 21) Mara Cinquepalmi (Rete Giulia E-R) Antonio Rotelli (Rete Lenford) Gianpaolo Silvestri
Coordina: Vincenzo Branà
A seguire interventi delle e dei rappresentanti delle associazioni LGBT:
Fiorenzo Gimelli (Agedo), Marco Canale (Anddos), Flavio Romani (Arcigay), Paola Brandolini (Arcilesbica), Certi Diritti, Andrea Maccarrone (Circolo Mario Mieli di Roma), Aurelio Mancuso (Equality), Famiglie Arcobaleno, Daniele Priori (GayLib), Valerio Mezzolani e Rosario Coco (Gaynet), Innocenzo Pontillo (Gionata.org), Massimiliano Gualdi (Gruppo amici lgbt 5 Stelle), Marco Volante e Davide Montanari (Linfa), Mauro Ortelli (Narciso e Boccadoro), Enrico Oliari (Direttore Responsabile Notizie Geopolitiche), Fabrizio Paoletti (Rete Genitori Rainbow).
fonte http://www.gionata.org/
I compiti del Comitato Regionale per le Comunicazioni (Corecom).
Stereotipi e pregiudizi si propagano attraverso la comunicazione a tutti i livelli, ma è proprio la comunicazione la principale risorsa per sconfiggere l'omofobia. Per questo abbiamo organizzato un incontro sul rapporto tra comunità LGBT e la comunicazione, intitolato «Gli ambienti 'particolari'» come la più becera e allusiva frase usata dalla cattiva comunicazione sui nostri temi.
L'obiettivo dell'incontro è quello di costruire con gli operatori dell'informazione una carta deontologica contro la diffamazione e per il rispetto delle persone LGBT. Per questo abbiamo invitato giornalisti, militanti, rappresentanti istituzionali e operatori della comunicazione per verificare la possibilità che i Comitati regionali per le comunicazioni (Corecom) inseriscano anche le istanze LGBT nei loro compiti di controllo sull'emittenza radiotelevisiva.
Con il riconoscimento delle coppie di giornalisti omosessuali da parte di Casagit (Cassa mutua dei giornalisti), avvenuto oltre vent’anni fa e primo in Italia, si è aperto un percorso di rispetto e riconoscimento reciproco a cui vogliamo dare nuovo impulso con questo convegno.
Sessione antimeridiana (10.00-13.30)
Introduzione di Franco Grillini, consigliere regionale LibDem-Misto
Saluti di:
Saluto video del Viceministro del Lavoro Cecilia Guerra con delega alle Pari Opportunità Simonetta Saliera (Vicepresidente della Giunta regionale dell’Emilia-Romagna)
On. Paola Concia (Esperta del Ministero per le Pari Opportunità)
Marco De Giorgi (Unar)
Interventi di:
Delia Vaccarello “Le questioni di genere”
Stefano Bolognini “La stampa gay”
Andrea Pini “La cronaca nera”
Porpora Marcasciano “Il transessualismo nel vocabolario dei media”
Sen. Sergio Lo Giudice
Gianluca Gardini (Difensore Civico dell’Emilia Romagna)
Giovanna Cosenza (Presidente Corecom)
Gerardo Bombonato (Presidente Ordine dei Giornalisti dell’Emilia-Romagna) Serena Bersani (Presidente Associazione Stampa Emilia-Romagna)
Giovanni Rossi (Presidente Federazione Nazionale della Stampa) Laura Delli Colli (già consigliera e Vicepresidente vicario Casagit)
Sessione pomeridiana (15.00-18.30)
Tavola rotonda:
Tommaso Cerno, Luca Morassutto, Laura Maragnani, Beppe Ramina
Filippo Vendemmiati (Articolo 21) Mara Cinquepalmi (Rete Giulia E-R) Antonio Rotelli (Rete Lenford) Gianpaolo Silvestri
Coordina: Vincenzo Branà
A seguire interventi delle e dei rappresentanti delle associazioni LGBT:
Fiorenzo Gimelli (Agedo), Marco Canale (Anddos), Flavio Romani (Arcigay), Paola Brandolini (Arcilesbica), Certi Diritti, Andrea Maccarrone (Circolo Mario Mieli di Roma), Aurelio Mancuso (Equality), Famiglie Arcobaleno, Daniele Priori (GayLib), Valerio Mezzolani e Rosario Coco (Gaynet), Innocenzo Pontillo (Gionata.org), Massimiliano Gualdi (Gruppo amici lgbt 5 Stelle), Marco Volante e Davide Montanari (Linfa), Mauro Ortelli (Narciso e Boccadoro), Enrico Oliari (Direttore Responsabile Notizie Geopolitiche), Fabrizio Paoletti (Rete Genitori Rainbow).
fonte http://www.gionata.org/
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Lgbt Uruguay: Transessuali cercasi, un concorso pubblico molto speciale
Gli analisti stimano che della categoria entreranno a far parte circa 1200 uruguayani
Buenos Aires - Sette posti di lavoro vacanti nel ministero per lo Sviluppo Sociale uruguayano saranno coperti attraverso un concorso aperto solo a 'persone transessuali'.
Lo ha reso noto pochi giorni fa il portavoce dello stesso Ministero, specificando che sono inclusi nella categoria, oltre ai transessuali, anche i travestiti e i transgender. Intervistato dall'agenzia di stampa Associated Press, il responsabile delle politiche sociali del Ministero, Andrés Scagliola, ha spiegato che si tratta delle «tre categorie che compongono questo gruppo sociale escluso e discriminato. Una popolazione che per la sua identità di genere soffre una discriminazione che comincia con l'espulsione dal nucleo familiare».
Secondo Scagliola le difficoltà che si presentano a questo gruppo sociale per trovare un lavoro normale «nel 95% dei casi sono la ragione che porta queste persone al lavoro sessuale, non per scelta ma per necessità di sopravvivenza».
Con questo concorso, insomma, il Governo uruguayano vuole trasmettere un messaggio di speranza, che cambi la convinzione socialmente accettata secondo la quale i trans non possono dedicarsi a nient'altro che alla prostituzione.
Si tratta della prima volta nella storia dell'Uruguay che l'esecutivo in carica lancia un concorso di questo tipo.
Gli analisti stimano che della categoria entreranno a far parte circa 1200 uruguayani, 576 dei quali avevano aderito ad un'altra iniziativa del Governo di José Mujica, che assegnava loro una tessera che mensilmente da accesso all'acquisto di generi alimentari e articoli per la pulizia.
I partecipanti al concorso dovranno presentare una dichiarazione giurata che certifichi il loro essere trans da almeno due anni. I vincitori del concorso verranno mesi sotto contratto per un periodo di prova di quindici mesi, e se svolgeranno bene il loro lavoro passeranno ad un contratto a tempo indeterminato.
Solo poche settimane fa, nel corso dell'inaugurazione del primo suo Congresso Nazionale, la presidente dell'Unione Trans dell'Uruguay (UTRU), Collette Richard, aveva chiesto pubblicamente «un'uguaglianza senza stigme» per la comunità transessuale del Paese, vittima di un'ondata di omicidi rimasti irrisolti fin dal 2011.
«Quando ci rivolgiamo al servizio sanitario, siamo stigmatizzate come portatrici di HIV, quando ci rivolgiamo al sistema educativo subiamo molestie e siamo vittime della transfobia da parte dei docenti e dei compagni. Per di più non abbiamo accesso al lavoro» aveva denunciato la Richard. L'attivista ha chiesto una società che permetta l'integrazione come primo passo verso l'uguaglianza della comunità transessuale. «La comunità trans ancora aspetta che lo Stato riconosca i suoi diritti» aveva poi aggiunto la Richard, concludendo che «anche se il Governo ha approvato la legge sui matrimoni gay, questo non significa che ci siano benefici per la comunità trans».
Secondo uno studio realizzato dalla Ong 'Donna e Salute in Uruguay' (MYSU) con l'appoggio del Fondo Mondiale per la lotta alla Tubercolosi, alla Malaria e all'Aids, il 54,3% delle donne transessuali del Paese ha come unico sbocco il lavoro sessuale. Lo stesso documento rivela che l'82,9% delle trans uruguayane non ha terminato le scuole superiori e il 57,1% di loro percepisce un salario inferiore allo stipendio minimo previsto dallo Stato.
Nel Paese sudamericano, inoltre, mancano cliniche e strutture dovano possano essere svolti trattamenti ormonali o cambi di sesso.
La maggior parte delle transessuali di Montevideo usufruivano del servizio malattie infettive dell'Istituto di Igiene nazionale, ma dalla sua chiusura nel 2012 sono state trasferite ad un altro ospedale, dove le strutture specifiche sono anche minori.
Un altro dei temi principali legati al mondo trans uruguayano e quello della violenza; sono almeno sette i casi di omicidio di persone trans rimasti irrisolti negli ultimi due anni, e l'UTRU ha criticato duramente la mancanza di indagini della polizia arrivare ai colpevoli. Qulla serie di crimini irrisolti aveva generato grandi proteste sociali nel 2012, tanto da convincere l'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) a chiedere ufficialmente al Governo uruguayano di adoperare il massimo sforzo per chiarire ciò che era successo.
Il già citato responsabile delle politiche sociali del Ministero Scagliola, d'altra parte, ha segnalato in diverse occasioni i progressi raggiunti dall'esecutivo. Tra questi la facilitazione per il cambio di nome e di sesso all'anagrafe e la formazione specifica dei funzionari che si occupano di questo settore.
Progressi cui, naturalmente, si aggiunge il concorso per sette posti di lavoro nel ministero per lo Sviluppo Sociale. Scagliola, inoltre, ha parlato della possibilità di «esonerare i transessuali dal pagamento delle imposte allo stesso Ministero».
Non tutti, però, sono d'accordo con le sue proposte.
Il deputato dell'opposizione, Pablo Abdala, ha duramente criticato il lancio del nuovo concorso, sostenendo che per avallare un atto di «discriminazione positiva è comunque necessario creare un'apposita legge». Critiche cui Scagliola ha risposto dicendo che «se ci fosse una legge sarebbe meglio, però nulla proibisce un concorso di quel tipo».
fonte http://www.lindro.it/ di Mirko Peddis
Buenos Aires - Sette posti di lavoro vacanti nel ministero per lo Sviluppo Sociale uruguayano saranno coperti attraverso un concorso aperto solo a 'persone transessuali'.
Lo ha reso noto pochi giorni fa il portavoce dello stesso Ministero, specificando che sono inclusi nella categoria, oltre ai transessuali, anche i travestiti e i transgender. Intervistato dall'agenzia di stampa Associated Press, il responsabile delle politiche sociali del Ministero, Andrés Scagliola, ha spiegato che si tratta delle «tre categorie che compongono questo gruppo sociale escluso e discriminato. Una popolazione che per la sua identità di genere soffre una discriminazione che comincia con l'espulsione dal nucleo familiare».
Secondo Scagliola le difficoltà che si presentano a questo gruppo sociale per trovare un lavoro normale «nel 95% dei casi sono la ragione che porta queste persone al lavoro sessuale, non per scelta ma per necessità di sopravvivenza».
Con questo concorso, insomma, il Governo uruguayano vuole trasmettere un messaggio di speranza, che cambi la convinzione socialmente accettata secondo la quale i trans non possono dedicarsi a nient'altro che alla prostituzione.
Si tratta della prima volta nella storia dell'Uruguay che l'esecutivo in carica lancia un concorso di questo tipo.
Gli analisti stimano che della categoria entreranno a far parte circa 1200 uruguayani, 576 dei quali avevano aderito ad un'altra iniziativa del Governo di José Mujica, che assegnava loro una tessera che mensilmente da accesso all'acquisto di generi alimentari e articoli per la pulizia.
I partecipanti al concorso dovranno presentare una dichiarazione giurata che certifichi il loro essere trans da almeno due anni. I vincitori del concorso verranno mesi sotto contratto per un periodo di prova di quindici mesi, e se svolgeranno bene il loro lavoro passeranno ad un contratto a tempo indeterminato.
Solo poche settimane fa, nel corso dell'inaugurazione del primo suo Congresso Nazionale, la presidente dell'Unione Trans dell'Uruguay (UTRU), Collette Richard, aveva chiesto pubblicamente «un'uguaglianza senza stigme» per la comunità transessuale del Paese, vittima di un'ondata di omicidi rimasti irrisolti fin dal 2011.
«Quando ci rivolgiamo al servizio sanitario, siamo stigmatizzate come portatrici di HIV, quando ci rivolgiamo al sistema educativo subiamo molestie e siamo vittime della transfobia da parte dei docenti e dei compagni. Per di più non abbiamo accesso al lavoro» aveva denunciato la Richard. L'attivista ha chiesto una società che permetta l'integrazione come primo passo verso l'uguaglianza della comunità transessuale. «La comunità trans ancora aspetta che lo Stato riconosca i suoi diritti» aveva poi aggiunto la Richard, concludendo che «anche se il Governo ha approvato la legge sui matrimoni gay, questo non significa che ci siano benefici per la comunità trans».
Secondo uno studio realizzato dalla Ong 'Donna e Salute in Uruguay' (MYSU) con l'appoggio del Fondo Mondiale per la lotta alla Tubercolosi, alla Malaria e all'Aids, il 54,3% delle donne transessuali del Paese ha come unico sbocco il lavoro sessuale. Lo stesso documento rivela che l'82,9% delle trans uruguayane non ha terminato le scuole superiori e il 57,1% di loro percepisce un salario inferiore allo stipendio minimo previsto dallo Stato.
Nel Paese sudamericano, inoltre, mancano cliniche e strutture dovano possano essere svolti trattamenti ormonali o cambi di sesso.
La maggior parte delle transessuali di Montevideo usufruivano del servizio malattie infettive dell'Istituto di Igiene nazionale, ma dalla sua chiusura nel 2012 sono state trasferite ad un altro ospedale, dove le strutture specifiche sono anche minori.
Un altro dei temi principali legati al mondo trans uruguayano e quello della violenza; sono almeno sette i casi di omicidio di persone trans rimasti irrisolti negli ultimi due anni, e l'UTRU ha criticato duramente la mancanza di indagini della polizia arrivare ai colpevoli. Qulla serie di crimini irrisolti aveva generato grandi proteste sociali nel 2012, tanto da convincere l'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) a chiedere ufficialmente al Governo uruguayano di adoperare il massimo sforzo per chiarire ciò che era successo.
Il già citato responsabile delle politiche sociali del Ministero Scagliola, d'altra parte, ha segnalato in diverse occasioni i progressi raggiunti dall'esecutivo. Tra questi la facilitazione per il cambio di nome e di sesso all'anagrafe e la formazione specifica dei funzionari che si occupano di questo settore.
Progressi cui, naturalmente, si aggiunge il concorso per sette posti di lavoro nel ministero per lo Sviluppo Sociale. Scagliola, inoltre, ha parlato della possibilità di «esonerare i transessuali dal pagamento delle imposte allo stesso Ministero».
Non tutti, però, sono d'accordo con le sue proposte.
Il deputato dell'opposizione, Pablo Abdala, ha duramente criticato il lancio del nuovo concorso, sostenendo che per avallare un atto di «discriminazione positiva è comunque necessario creare un'apposita legge». Critiche cui Scagliola ha risposto dicendo che «se ci fosse una legge sarebbe meglio, però nulla proibisce un concorso di quel tipo».
fonte http://www.lindro.it/ di Mirko Peddis
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Lgbt: Università degli Studi di Napoli Federico II° “Trans Life Survey” un approccio depatologizzante
L’Università degli Studi di Napoli Federico II ha dato avvio ad uno studio intitolato “Trans Life Survey” che tende a sostenere un approccio depatologizzante rispetto alle questioni che riguardano le persone transgender.
In quest’ottica, lo scopo dei ricercatori (tra cui Cristiano Scandurra, Paolo Valerio ed Anna Lisa Amodeo) è quello di dimostrare che, seppur esistano delle problematiche di salute, esse dipendono strettamente dallo stigma sociale e dalla transfobia, e non dall’identità di genere in sé.
Per accedere allo studio, basta cliccare qui:
https://qtrial.qualtrics.com/SE/?SID=SV_eaHeDoBBOumlRul
La partecipazione è completamente anonima.
Per qualunque dubbio o domande: cristiano.scandurra@unina.it.
Avendo ricevuto un finanziamento di 1000 € gli autori della ricerca hanno ritenuto opportuno, come forma di riconoscimento simbolico, riconoscere a 10 perone tra quelle che risponderanno al questionario (scelte tramite sorteggio) la cifra di € 100.
La ricerca è sviluppata nell’ambito del Dottorato di Ricerca in Studi di Genere dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è condotta da Cristiano Scandurra, Dottorando di Ricerca e Psicologo Clinico, ed Anna Lisa Amodeo, Ricercatrice di Psicologia Clinica e Responsabile del Servizio Antidiscriminazione e Cultura delle Differenze del Centro di Ateneo SInAPSi della stessa Università.
La ricerca è supervisionata dal Prof. Paolo Valerio, Dirigente dell’Area Funzionale di Psicologia del Dipartimento Assistenziale di Neuroscienze e Comportamento dell’AOU Federico II di Napoli, Direttore del Centro di Ateneo SInAPSi e Presidente dell’ONIG (Osservatorio Nazionale sull’Identità Di Genere) e della Fondazione “Genere Identità Cultura”.
fonte http://www.napoligaypress.it/
In quest’ottica, lo scopo dei ricercatori (tra cui Cristiano Scandurra, Paolo Valerio ed Anna Lisa Amodeo) è quello di dimostrare che, seppur esistano delle problematiche di salute, esse dipendono strettamente dallo stigma sociale e dalla transfobia, e non dall’identità di genere in sé.
Per accedere allo studio, basta cliccare qui:
https://qtrial.qualtrics.com/SE/?SID=SV_eaHeDoBBOumlRul
La partecipazione è completamente anonima.
Per qualunque dubbio o domande: cristiano.scandurra@unina.it.
Avendo ricevuto un finanziamento di 1000 € gli autori della ricerca hanno ritenuto opportuno, come forma di riconoscimento simbolico, riconoscere a 10 perone tra quelle che risponderanno al questionario (scelte tramite sorteggio) la cifra di € 100.
La ricerca è sviluppata nell’ambito del Dottorato di Ricerca in Studi di Genere dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è condotta da Cristiano Scandurra, Dottorando di Ricerca e Psicologo Clinico, ed Anna Lisa Amodeo, Ricercatrice di Psicologia Clinica e Responsabile del Servizio Antidiscriminazione e Cultura delle Differenze del Centro di Ateneo SInAPSi della stessa Università.
La ricerca è supervisionata dal Prof. Paolo Valerio, Dirigente dell’Area Funzionale di Psicologia del Dipartimento Assistenziale di Neuroscienze e Comportamento dell’AOU Federico II di Napoli, Direttore del Centro di Ateneo SInAPSi e Presidente dell’ONIG (Osservatorio Nazionale sull’Identità Di Genere) e della Fondazione “Genere Identità Cultura”.
fonte http://www.napoligaypress.it/
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Lgbt: La regista Emma Dante ospite a Oltre le Differenze, in onda mercoledì 11 dicembre alle 21 si parla di teatro e omosessualità
Cosa succede quando il teatro o il mondo della danza decidono di parlare di affettività e di amore in tutte le sue forme? C'è libertà d'espressione o si incorre nella censura?
A questa domanda cercherà di rispondere la prossima puntata di Oltre le Differenze - il format radiofonico interamente dedicato al mondo gay, lesbico, bisex e trans condotto da Natascia Maesi e Oriana Bottini – che andrà in onda mercoledì 11 dicembre alle 21, sulle frequenze di Antenna Radio Esse (FM 91.25, 93.20, 93.50 e 99.10) o in diretta online dal sito www.antennaradioesse.it.
Sarà Emma Dante, regista teatrale e attrice pluripremiata, ad aprire la riflessione partendo proprio dall'analisi dell'opera teatrale “La bella Rosaspina addormentata” dove senza malizia e con un linguaggio fiabesco la regista di Via Castellana Bandiera, film molto apprezzato alla Mostra del Cinema di Venezia, racconta la diversità e la mostra come ama fare, nella sua dimensione reale, se vogliamo ordinaria. Immaginando un mondo dove parlare di omosessualità non sarà più un fatto eccezionale.
Spazio poi all'intervista ad Aldo Torta della Compagnia di teatro danza Tecnologia Filosofica in scena con lo spettacolo “Comuni Marziani” realizzato con la collaborazione di Agedo per trattare il tema delle diversità con un altro linguaggio artistico quello della danza. Prima dello scaffale, la parola passerà a Giuliano Foca per la rubrica TransCorsi, nella quale ci chiederemo qual'è il linguaggio corretto, rispettoso e veramente inclusivo da usare quando si scrive o si parla di e al mondo trans.
Chiudono la puntata, come sempre, i libri, i film e gli appuntamenti a tema LGBT. Per interagire con la redazione del programma: 366 2809050 o redazione.oltreledifferenze@gmail.com, è attiva la pagina fan su Facebook e il blog www.oltreledifferenze.wordpress.com .
fonte redazione "Oltre le Differenze"
A questa domanda cercherà di rispondere la prossima puntata di Oltre le Differenze - il format radiofonico interamente dedicato al mondo gay, lesbico, bisex e trans condotto da Natascia Maesi e Oriana Bottini – che andrà in onda mercoledì 11 dicembre alle 21, sulle frequenze di Antenna Radio Esse (FM 91.25, 93.20, 93.50 e 99.10) o in diretta online dal sito www.antennaradioesse.it.
Sarà Emma Dante, regista teatrale e attrice pluripremiata, ad aprire la riflessione partendo proprio dall'analisi dell'opera teatrale “La bella Rosaspina addormentata” dove senza malizia e con un linguaggio fiabesco la regista di Via Castellana Bandiera, film molto apprezzato alla Mostra del Cinema di Venezia, racconta la diversità e la mostra come ama fare, nella sua dimensione reale, se vogliamo ordinaria. Immaginando un mondo dove parlare di omosessualità non sarà più un fatto eccezionale.
Spazio poi all'intervista ad Aldo Torta della Compagnia di teatro danza Tecnologia Filosofica in scena con lo spettacolo “Comuni Marziani” realizzato con la collaborazione di Agedo per trattare il tema delle diversità con un altro linguaggio artistico quello della danza. Prima dello scaffale, la parola passerà a Giuliano Foca per la rubrica TransCorsi, nella quale ci chiederemo qual'è il linguaggio corretto, rispettoso e veramente inclusivo da usare quando si scrive o si parla di e al mondo trans.
Chiudono la puntata, come sempre, i libri, i film e gli appuntamenti a tema LGBT. Per interagire con la redazione del programma: 366 2809050 o redazione.oltreledifferenze@gmail.com, è attiva la pagina fan su Facebook e il blog www.oltreledifferenze.wordpress.com .
fonte redazione "Oltre le Differenze"
venerdì 6 dicembre 2013
Roma "Love is right" domani sabato 7 dicembre scendono in piazza tutte le associazioni per i diritti Lgbt
Il 7 dicembre a Roma e in altre piazze italiane si svolgerà la manifestazione “Love Is Right”, con la quale numerose associazioni che lottano per l’uguaglianza dei diritti delle persone LGBT (gay, lesbo, bisexual e transgender) solleciteranno il Parlamento affinché approvi una legge giusta contro l’omofobia.
Gli organizzatori spiegano: “Il vuoto politico, legislativo e culturale che attraversa il tessuto della società italiana è stato reso ancora più evidente dalla approvazione da parte della Camera dei Deputati di una legge farsa ispirata da ipocrisia e opportunismo.
L’introduzione dell’emendamento e del subemendamento Verini e Gitti, rende incoerente e inattuabile la legge Mancino, fondamentale strumento di contrasto a tutte le discriminazioni, indebolendo la tutela penale necessaria per tutte le minoranze previste nel provvedimento. In questo modo fallisce l’obiettivo stesso della legge, quello di indicare istituzionalmente che l’aggressione e la discriminazione non possono essere legittimate in nessun modo e in nessun contesto.
Per le persone lesbiche, gay e transessuali, e per coloro che vogliono uscire dal medioevo culturale di questo Paese, l’unica strada è portare avanti con coerenza e dignità un progetto che chiede uguaglianza di diritti, riconoscimento giuridico e sociale delle relazioni, la salvaguardia dell’integrità individuale, di coppia e collettiva. Il tempo dei diritti è questo e nessun compromesso e dilazione sono accettabili. Scenderemo nelle piazze delle città d’Italia per rivendicare un sistema di leggi che garantiscano le libertà, l’autodeterminazione, i diritti civili”
Ecco le proposte del movimento LOVE IS RIGHT:
-Vogliamo una reale estensione della legge Mancino che contrasti la discriminazione omofobica SENZA SCONTI PER NESSUNO!
-Il matrimonio egualitario per le persone omosessuali
-Altri istituti che tutelino le coppie di fatto lesbiche, gay ed etero
-Riconoscimento e tutela della genitorialità omosessuale
-Il cambio dei dati anagrafici senza l’obbligo di interventi di riattribuzione dei genitali per le persone transessuali
-La riscrittura della legge 40
INFORMAZIONI E ADESIONI: http://www.loveisright.it/
fonte http://www.laltrapagina.it
Gli organizzatori spiegano: “Il vuoto politico, legislativo e culturale che attraversa il tessuto della società italiana è stato reso ancora più evidente dalla approvazione da parte della Camera dei Deputati di una legge farsa ispirata da ipocrisia e opportunismo.
L’introduzione dell’emendamento e del subemendamento Verini e Gitti, rende incoerente e inattuabile la legge Mancino, fondamentale strumento di contrasto a tutte le discriminazioni, indebolendo la tutela penale necessaria per tutte le minoranze previste nel provvedimento. In questo modo fallisce l’obiettivo stesso della legge, quello di indicare istituzionalmente che l’aggressione e la discriminazione non possono essere legittimate in nessun modo e in nessun contesto.
Per le persone lesbiche, gay e transessuali, e per coloro che vogliono uscire dal medioevo culturale di questo Paese, l’unica strada è portare avanti con coerenza e dignità un progetto che chiede uguaglianza di diritti, riconoscimento giuridico e sociale delle relazioni, la salvaguardia dell’integrità individuale, di coppia e collettiva. Il tempo dei diritti è questo e nessun compromesso e dilazione sono accettabili. Scenderemo nelle piazze delle città d’Italia per rivendicare un sistema di leggi che garantiscano le libertà, l’autodeterminazione, i diritti civili”
Ecco le proposte del movimento LOVE IS RIGHT:
-Vogliamo una reale estensione della legge Mancino che contrasti la discriminazione omofobica SENZA SCONTI PER NESSUNO!
-Il matrimonio egualitario per le persone omosessuali
-Altri istituti che tutelino le coppie di fatto lesbiche, gay ed etero
-Riconoscimento e tutela della genitorialità omosessuale
-Il cambio dei dati anagrafici senza l’obbligo di interventi di riattribuzione dei genitali per le persone transessuali
-La riscrittura della legge 40
INFORMAZIONI E ADESIONI: http://www.loveisright.it/
fonte http://www.laltrapagina.it
Lgbt: Nelson Mandela, non solo apartheid: difese i diritti dei gay e lottò contro l’Aids
È anche grazie a lui se il Sudafrica è l’unico Paese africano ad avere il matrimonio fra persone dello stesso sesso. E' stato anche l’uomo che, dopo aver lasciato gli incarichi politici, si è dedicato, con la sua fondazione, anima e corpo alla lotta all'epidemia del secolo
È anche grazie a lui se il Sudafrica è l’unico Paese africano ad avere il matrimonio fra persone dello stesso sesso. Ed è anche grazie a lui se la nazione più a sud del continente è anche una delle pochissime a non discriminare e a non perseguitare attivamente le persone lesbiche, gay, bisessuali e transessuali in Africa.
Mentre per tutto il mondo se ne va l’uomo che sconfisse l’apartheid, il primo presidente nero del Sudafrica e l’attivista per eccellenza dei diritti della popolazione ‘black’ – anche se in realtà dei diritti di tutte le comunità – per il mondo Lgbt sudafricano e non solo se ne va anche un uomo che ha lottato al suo fianco. Perché quella ‘Rainbow Nation’ in cui ognuno potesse essere e sentirsi libero era anche una società che inscriveva, per la prima volta nella costituzione del Paese, il diritto al rispetto e alla non discriminazione per gay e lesbiche e finanche il diritto al matrimonio fra le persone dello stesso sesso.
Ma Mandela è stato anche l’uomo che, dopo aver lasciato gli incarichi politici, si è dedicato, con la sua fondazione, anima e corpo alla lotta contro l’Hiv e l’Aids – da anni un’emergenza in Sudafrica così come in tanti altri Paesi del continente – e cioè contro una malattia che gli ha persino procurato lutti in famiglia.
Qualcuno ha detto che forse il suo pieno riconoscimento di questa emergenza sia arrivato troppo tardi e che per troppi anni abbia dimostrato un estremo pudore nell’affrontare discorsi legati alla sessualità, il tutto, fra l’altro, in un Paese dove, secondo alcune stime, attorno al 20% della popolazione è sieropositiva.
Ma l’inizio del 2005 costituì uno spartiacque anche nella coscienza del leader, il quale chiamò a raccolta alcuni giornalisti nella sua casa di Johannesburg e rivelò: “Mio figlio Makghato è morto di Aids”. Per la stessa malattia se ne era andata, qualche mese prima, anche la moglie dell’ultimo figlio ancora in vita. E in un Paese dove allora circa 800 persone morivano ogni giorno per Aids, nessun politico aveva ancora parlato così pubblicamente e così apertamente della malattia.
Anche per questo, la comunità gay – fra le più colpite, come del resto in tutto il mondo – in queste ore gli sta dedicando tributi su tributi. Così Ndumie Funda, che dirige l’associazione Luleki Sizwe, un gruppo di lesbiche contro la violenza “correttiva” (triste fenomeno in voga in molte culture), ha salutato Mandela come “un uomo vero, onesto e umile, un leader e un uomo veramente integro.
Lo ameremo sempre, anche per quello che ha fatto per noi”. Poi, anche il tributo anche della sezione LGBT di Legbo Northern Cape, associazione che lotta contro l’Hiv e l’Aids, che con un comunicato ha ricordato come Mandela sia stato “una delle persone chiave nella difesa dei diritti e libertà della minoranza Lgbt, così come di tutte le altre minoranze”. Allo stesso modo, non è tardato ad arrivare il saluto commosso degli uomini e delle donne di Iranti-org, associazione di attivismo “queer” che quotidianamente lotta contro un tasso di violenza omofobica ancora molto alto in Sudafrica, soprattutto nelle periferie disagiate e negli slum che circondano le grandi città.
E Melanie Nathan, attivista per la difesa dei diritti umani e Lgbt e che ha studiato legge durante l’apartheid, ha subito ricordato Mandela, sul suo blog, come “l’uomo che ha promosso la piena uguaglianza in questo Paese. La sua vita è stata fonte di ispirazione per tutti gli oppressi e reietti, così come per tutti quelli che combattono l’oppressione e la discriminazione”.
fonte http://www.ilfattoquotidiano.it di Daniele Guido Gessa
È anche grazie a lui se il Sudafrica è l’unico Paese africano ad avere il matrimonio fra persone dello stesso sesso. Ed è anche grazie a lui se la nazione più a sud del continente è anche una delle pochissime a non discriminare e a non perseguitare attivamente le persone lesbiche, gay, bisessuali e transessuali in Africa.
Mentre per tutto il mondo se ne va l’uomo che sconfisse l’apartheid, il primo presidente nero del Sudafrica e l’attivista per eccellenza dei diritti della popolazione ‘black’ – anche se in realtà dei diritti di tutte le comunità – per il mondo Lgbt sudafricano e non solo se ne va anche un uomo che ha lottato al suo fianco. Perché quella ‘Rainbow Nation’ in cui ognuno potesse essere e sentirsi libero era anche una società che inscriveva, per la prima volta nella costituzione del Paese, il diritto al rispetto e alla non discriminazione per gay e lesbiche e finanche il diritto al matrimonio fra le persone dello stesso sesso.
Ma Mandela è stato anche l’uomo che, dopo aver lasciato gli incarichi politici, si è dedicato, con la sua fondazione, anima e corpo alla lotta contro l’Hiv e l’Aids – da anni un’emergenza in Sudafrica così come in tanti altri Paesi del continente – e cioè contro una malattia che gli ha persino procurato lutti in famiglia.
Qualcuno ha detto che forse il suo pieno riconoscimento di questa emergenza sia arrivato troppo tardi e che per troppi anni abbia dimostrato un estremo pudore nell’affrontare discorsi legati alla sessualità, il tutto, fra l’altro, in un Paese dove, secondo alcune stime, attorno al 20% della popolazione è sieropositiva.
Ma l’inizio del 2005 costituì uno spartiacque anche nella coscienza del leader, il quale chiamò a raccolta alcuni giornalisti nella sua casa di Johannesburg e rivelò: “Mio figlio Makghato è morto di Aids”. Per la stessa malattia se ne era andata, qualche mese prima, anche la moglie dell’ultimo figlio ancora in vita. E in un Paese dove allora circa 800 persone morivano ogni giorno per Aids, nessun politico aveva ancora parlato così pubblicamente e così apertamente della malattia.
Anche per questo, la comunità gay – fra le più colpite, come del resto in tutto il mondo – in queste ore gli sta dedicando tributi su tributi. Così Ndumie Funda, che dirige l’associazione Luleki Sizwe, un gruppo di lesbiche contro la violenza “correttiva” (triste fenomeno in voga in molte culture), ha salutato Mandela come “un uomo vero, onesto e umile, un leader e un uomo veramente integro.
Lo ameremo sempre, anche per quello che ha fatto per noi”. Poi, anche il tributo anche della sezione LGBT di Legbo Northern Cape, associazione che lotta contro l’Hiv e l’Aids, che con un comunicato ha ricordato come Mandela sia stato “una delle persone chiave nella difesa dei diritti e libertà della minoranza Lgbt, così come di tutte le altre minoranze”. Allo stesso modo, non è tardato ad arrivare il saluto commosso degli uomini e delle donne di Iranti-org, associazione di attivismo “queer” che quotidianamente lotta contro un tasso di violenza omofobica ancora molto alto in Sudafrica, soprattutto nelle periferie disagiate e negli slum che circondano le grandi città.
E Melanie Nathan, attivista per la difesa dei diritti umani e Lgbt e che ha studiato legge durante l’apartheid, ha subito ricordato Mandela, sul suo blog, come “l’uomo che ha promosso la piena uguaglianza in questo Paese. La sua vita è stata fonte di ispirazione per tutti gli oppressi e reietti, così come per tutti quelli che combattono l’oppressione e la discriminazione”.
fonte http://www.ilfattoquotidiano.it di Daniele Guido Gessa
martedì 3 dicembre 2013
Lgbt: A siena “Diversamente danza …”: un meeting di danza per persone diversamente abili, domenica 8 dicembre
È in programma per domenica 8 dicembre il nuovo appuntamento con il meeting Diversamente danza … un evento organizzato al Pala Giannelli Mens Sana di Siena dall’Associazione Se mi aiuti ballo anch’io.
Per definirlo con le parole di Massimo Vedovelli, Assessore alla Cultura del Comune di Siena: “Un codice linguistico diverso che attraverso i movimenti del corpo attiva comunicazione. Un approccio culturale, in grado di abbattere le barriere dell’handicap, facilitare l’interazione e guardare in maniera diversa la diversità”. L’intento è quello di creare integrazione, nel panorama della danza, di persone diversamente abili con il supporto di danzatori e insegnanti professionisti.
L’associazione “Se mi aiuti ballo anch’io” nasce da un progetto di Roberto Girolami, Tecnico Federale FIDS e Responsabile dei non vedenti per la Federazione Italiana Danza Sportiva, non vedente e campione regionale e nazionale di danze latino-americane e danze standard, per divulgare la cultura della danza sportiva nel mondo dei non vedenti e dei diversamente abili.
Alla base ci sta la convinzione che la danza, oltre ad essere portatrice di benessere fisico e psichico, abbia l’importante funzione di agevolare l’integrazione tra le persone. Danza dunque come strumento di crescita del potenziale creativo, come prevenzione di disagi sociali, come riabilitazione clinico.terapeutica.
ORARI&INFO
8 Dicembre ore 17.00 Pala Giannelli Mens Sana Viale Sclavo, Siena
fonte: www.giornaledelladanza.com Alessandro Di Giacomo
Per definirlo con le parole di Massimo Vedovelli, Assessore alla Cultura del Comune di Siena: “Un codice linguistico diverso che attraverso i movimenti del corpo attiva comunicazione. Un approccio culturale, in grado di abbattere le barriere dell’handicap, facilitare l’interazione e guardare in maniera diversa la diversità”. L’intento è quello di creare integrazione, nel panorama della danza, di persone diversamente abili con il supporto di danzatori e insegnanti professionisti.
L’associazione “Se mi aiuti ballo anch’io” nasce da un progetto di Roberto Girolami, Tecnico Federale FIDS e Responsabile dei non vedenti per la Federazione Italiana Danza Sportiva, non vedente e campione regionale e nazionale di danze latino-americane e danze standard, per divulgare la cultura della danza sportiva nel mondo dei non vedenti e dei diversamente abili.
Alla base ci sta la convinzione che la danza, oltre ad essere portatrice di benessere fisico e psichico, abbia l’importante funzione di agevolare l’integrazione tra le persone. Danza dunque come strumento di crescita del potenziale creativo, come prevenzione di disagi sociali, come riabilitazione clinico.terapeutica.
ORARI&INFO
8 Dicembre ore 17.00 Pala Giannelli Mens Sana Viale Sclavo, Siena
fonte: www.giornaledelladanza.com Alessandro Di Giacomo
Lgbt: A "Oltre le Differenze" una tribuna politica sui temi lgbt nelle mozioni dei candidati alla segreteria PD in vista delle Primarie
Mercoledì 4 dicembre alle 21 interviste ai rappresentanti locali delle tre mozioni congressuali del Partito Democratico
In vista delle Primarie del Partito Democratico in programma il prossimo 8 dicembre Oltre le Differenze - il format radiofonico interamente dedicato al mondo gay, lesbico, bisex e trans condotto da Natascia Maesi e Oriana Bottini – si chiede quali sono le proposte dei 3 candidati alla segreteria nazionale in materia di diritti civili e norme antidiscriminazione delle persone lgbt, nella puntata che andrà in onda mercoledì 4 dicembre alle 21, sulle frequenze di Antenna Radio Esse (FM 91.25, 93.20, 93.50 e 99.10) o in diretta online dal sito www.antennaradioesse.it.
Oltre le Differenze mette a confronto le mozioni congressuali dei candidati alla segreteria Giuseppe Civati, Gianni Cuperlo e Matteo Renzi sui temi lgbt e dei diritti per tutti, così come la scorsa settimana ha fatto l'associazione Movimento Pansessuale in una iniziativa pubblica molto partecipata. Interviste quindi a Simone Vigni sulle proposte di Matteo Renzi, Andrea Biagianti per la mozione di Gianni Cuperlo e Leonardo Carta sostenitore di Pippo Civati.
Spazio anche ai consigli su libri, film e appuntamenti a tema nella parte finale xela trasmissione con lo scaffale LGBT. Per interagire con la redazione del programma: 366 2809050 o redazione.oltreledifferenze@gmail.com, è attiva la pagina fan su Facebook e il blog www.oltreledifferenze.wordpress.com
fonte Redazione OLTRE LE DIFFERENZE
In vista delle Primarie del Partito Democratico in programma il prossimo 8 dicembre Oltre le Differenze - il format radiofonico interamente dedicato al mondo gay, lesbico, bisex e trans condotto da Natascia Maesi e Oriana Bottini – si chiede quali sono le proposte dei 3 candidati alla segreteria nazionale in materia di diritti civili e norme antidiscriminazione delle persone lgbt, nella puntata che andrà in onda mercoledì 4 dicembre alle 21, sulle frequenze di Antenna Radio Esse (FM 91.25, 93.20, 93.50 e 99.10) o in diretta online dal sito www.antennaradioesse.it.
Oltre le Differenze mette a confronto le mozioni congressuali dei candidati alla segreteria Giuseppe Civati, Gianni Cuperlo e Matteo Renzi sui temi lgbt e dei diritti per tutti, così come la scorsa settimana ha fatto l'associazione Movimento Pansessuale in una iniziativa pubblica molto partecipata. Interviste quindi a Simone Vigni sulle proposte di Matteo Renzi, Andrea Biagianti per la mozione di Gianni Cuperlo e Leonardo Carta sostenitore di Pippo Civati.
Spazio anche ai consigli su libri, film e appuntamenti a tema nella parte finale xela trasmissione con lo scaffale LGBT. Per interagire con la redazione del programma: 366 2809050 o redazione.oltreledifferenze@gmail.com, è attiva la pagina fan su Facebook e il blog www.oltreledifferenze.wordpress.com
fonte Redazione OLTRE LE DIFFERENZE
giovedì 21 novembre 2013
Lgbt: Un servizio identità di genere a Ragusa è possibile
Gloria Gramaglia (in foto), del Comitato scientifico della NOI scende in campo affinché la provincia ragusana si apra all’assistenza Lgbt.
Un ‘SIG’, servizio/sportello identità di genere, a Ragusa? Potrebbe essere possibile grazie alle associazioni ‘Libellula’ e ‘Noi-National Organized Integration’.
Lo dichiara la referente per la Sicilia di ‘Libellula’, nonché esponente del Comitato scientifico della ‘Noi’, Gloria Gramaglia, che da anni porta avanti dei percorsi di assistenza volontaria alla disforia di genere non solo in provincia insieme alla Clinica del Mediterraneo ed all’ASP.
La referente di ‘Libellula’ chiede “un’organizzazione in rete che partendo dall’assistenza psicologica possa giungere anche alle operazioni di mastoplastica additiva evitando a tante giovani i ‘viaggi’ della speranza nel nord Italia o all’estero.
Sono tantissimi –spiega la Gramaglia- i giovani che vivono relazioni spesso complicate non solo con gli altri ma anche con sé stessi a causa della disforia di genere. Dal cambiamento della voce a quello di sesso, passaggi mai facili e mai scontati e che, purtroppo rischiano di essere effettuati in modo sbagliato con le persone sbagliate accanto.
Ogni cittadino –aggiunge la Gramaglia- ha il diritto di farsi operare da chi vuole e l’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, è da anni al fianco di queste persone ma purtroppo ci sono ancora regioni che non vogliono rimborsarne i costi.
La riattribuzione chirurgica di sesso –evidenzia Gloria Gramaglia, è un diritto non un capriccio. Purtroppo, da Roma in giù non c’è un solo sportello di assistenza. Vent’anni fa ero sola ad affrontare questo percorso, racconta, loro potrebbero non esserlo grazie anche alla NOI che ci affianca.
Ho già avuto un primo confronto con l’Asp, dice la Gramaglia. Spero di riuscire ad evitare che tante e tanti giovani oggi siano ancora costretti ad andar via”.
fonte http://www.noiintegration.eu La Sicilia- 29 ottobre 2013
Un ‘SIG’, servizio/sportello identità di genere, a Ragusa? Potrebbe essere possibile grazie alle associazioni ‘Libellula’ e ‘Noi-National Organized Integration’.
Lo dichiara la referente per la Sicilia di ‘Libellula’, nonché esponente del Comitato scientifico della ‘Noi’, Gloria Gramaglia, che da anni porta avanti dei percorsi di assistenza volontaria alla disforia di genere non solo in provincia insieme alla Clinica del Mediterraneo ed all’ASP.
La referente di ‘Libellula’ chiede “un’organizzazione in rete che partendo dall’assistenza psicologica possa giungere anche alle operazioni di mastoplastica additiva evitando a tante giovani i ‘viaggi’ della speranza nel nord Italia o all’estero.
Sono tantissimi –spiega la Gramaglia- i giovani che vivono relazioni spesso complicate non solo con gli altri ma anche con sé stessi a causa della disforia di genere. Dal cambiamento della voce a quello di sesso, passaggi mai facili e mai scontati e che, purtroppo rischiano di essere effettuati in modo sbagliato con le persone sbagliate accanto.
Ogni cittadino –aggiunge la Gramaglia- ha il diritto di farsi operare da chi vuole e l’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, è da anni al fianco di queste persone ma purtroppo ci sono ancora regioni che non vogliono rimborsarne i costi.
La riattribuzione chirurgica di sesso –evidenzia Gloria Gramaglia, è un diritto non un capriccio. Purtroppo, da Roma in giù non c’è un solo sportello di assistenza. Vent’anni fa ero sola ad affrontare questo percorso, racconta, loro potrebbero non esserlo grazie anche alla NOI che ci affianca.
Ho già avuto un primo confronto con l’Asp, dice la Gramaglia. Spero di riuscire ad evitare che tante e tanti giovani oggi siano ancora costretti ad andar via”.
fonte http://www.noiintegration.eu La Sicilia- 29 ottobre 2013
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martedì 19 novembre 2013
Lgbt 20 Novembre Tdor, Transgender Day of Remembrance: Transfobia Legalizzata
In occasione del Tdor, Transgender Day of Remembrance, che si celebra in tutto il mondo il 20 Novembre, pubblichiamo un articolo di Michela Angelini.
Il 20 Novembre vengono commemorate le vittime di omicidi transfobici che nel 2013 sono state 238 nel mondo, 1374 dal 2008 ad oggi. L’Italia con le sue 5 vittime si conferma, anche quest’anno, come primo paese del continente Europeo per omicidi di persone transessuali, pari alla Turchia cui l’anno scorso era seconda.
“È terribile e faremo qualcosa nei primi 100 giorni di governo!”, risponderebbe un mio ipotetico interlocutore politico. Non possono esistere, nel 2012, persone giustiziate con colpi di pistola, mutilate vive, picchiate fino morire di traumi interni solo perché facenti parte di una minoranza discriminata. Palese che, chiunque, condannerebbe questi atti di efferata violenza ma cos’è la violenza?
L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) definisce la violenza come “utilizzo intenzionale della forza fisica o del potere, minacciato o reale, contro se stessi, un’altra persona, o contro un gruppo o una comunità, che determini o che abbia un elevato grado di probabilità di determinare lesioni, morte, danno psicologico, cattivo sviluppo o privazione
Leggendo questa definizione mi viene da pensare ad un soggetto. Lo Stato, nella figura di medici, giudici, giuristi, avvocati, impiegati pubblici. Poi, però, mi viene da puntare lo sguardo anche sulla società che ci circonda ed includo in quella definizione massmedia, farmacisti, datori di lavoro, impiegati postali, padroni di casa. Ogni soggetto cui siamo costretti a mostrare un documento o il codice fiscale è potenzialmente artefice di transfobia. Come possiamo essere soggetti attivi e partecipi di questa società se ogni giorno subiamo danni psicologici da mal-educati cittadini e istituzioni, cui non interessa minimamente impegnarsi nel riconoscere la nostra identità e garantirci i diritti costituzionalmente dovuti a tutti gli italiani, noi compresi?
Lo Stato, nella figura di uno psichiatra di un ospedale pubblico e nella figura di un endocrinologo di un ospedale pubblico, ci consente l’avvio dell’iter di transizione prima e ci prescrive ormoni poi.
Lo Stato, tramite la legge – sanatoria 164/82 accetta che la transessualità sia una variante di genere e che, chi ne fa richiesta, debba essere assistito dal servizio pubblico nella transizione.
Questo non è sempre vero, soprattutto al sud Italia, carente di strutture con personale educato alle nostre problematiche, non è così raro incontrare professionisti che si rifiutano di ottemperare al loro dovere o rendono molto difficoltoso l’inizio del percorso. Non è transfobia questa?
L’interpretazione data alla sopracitata legge, da parte della giurisprudenza, ci permette di cambiare i documenti non quando cambiamo lineamenti del viso e forme del corpo, ma solo a seguito di interventi chirurgici genitali. Arriva, per tutte e tutti, quel momento in cui non si è più credibili nei panni del sesso che il documento indica, ma allo stato non importa. Ci costringe a vivere in società con la faccia che dice donna e i documenti che dicono uomo o con la faccia che dice uomo e i documenti che dicono donna.
Lo stato aiuta, così facendo, le persone transfobiche ad identificarci come diversi ogni qualvolta sia necessario mostrare un documento: ufficio di collocamento, lavoro, posta, farmacie, controlli delle forze dell’ordine, stipula di un contratto d’affitto, iscrizione alla palestra o quando si richiede la tessera per la raccolta punti al supermercato. Lo stato, restando in silenzio e additandoci come persone diverse, non si rende colpevole di transfobia? Come può, la sola legge contro la transfobia impedire, a chi ci sottopone a colloquio di lavoro, di scartarci con qualche scusa? Non potremmo, ad esempio, essere inclusi in una qualche categoria protetta, per facilitarci l’ingresso (e la permanenza) nel mondo del lavoro? La transfobia si combatte dando visibilità positiva alle persone transessuali e, facilitare l’assunzione, è uno tra i modi migliori di favorire l’integrazione.
Che messaggio si dà quando ci mostrano, in tv e sui giornali, solo ed esclusivamente come donne aggettivate al maschile, come fenomeni da baraccone cui non è concessa nemmeno la dignità del pronome corretto, come prostitute e consumatrici di droghe? Perché non si parla di quelle transessuali integrate nella società che contribuiscono a mandare avanti l’Italia? Quanti sanno che esistono anche uomini transessuali? Non è transfobia questa?
Quante volte, durante una causa di separazione, l’avvocato consiglia a persone transessuali (ma anche, purtroppo a persone omosessuali) di non avanzare troppe richieste al partner (anche se legittime) perché “non si sa mai che giudice si incontri all’udienza”? Non è omotransfobia questa?
Come accennavo, non per legge ma per interpretazioni della giurisprudenza, dobbiamo sottoporci ad interventi chirurgici distruttivi e ricostruttivi, disposti da un giudice, per poter avanzare richiesta, al tribunale, di adeguamento dei documenti.
Pare sia più importante aver documenti congrui ai genitali che alla faccia, ma noi non giriamo nude e nudi tra la gente. Probabilmente vi passiamo accanto ogni giorno senza che nemmeno ve ne accorgiate. Porre il focus sulla presenza o assenza di gonadi invece che sull’apparenza non è transfobia?
Avete mai pensato a chi appartiene il vostro corpo? Volendo fare una mastoplastica esagerata, tatuarvi dalla testa ai piedi, riempirvi di piercing ovunque, rifarvi naso, polpacci e glutei o chiedendo di dividere la lingua in due parti, per farla assomigliare a quella di una lucertola, verrebbe da pensare che appartenga all’individuo che lo abita. Se siete transessuali non la pensereste così. Nonostante fior fior di medici che, con visite e relazioni, dichiarano che non siamo affatto pazzi, ma che dobbiamo cambiare il nostro corpo per star bene con noi stessi e con gli altri, dobbiamo chiedere il permesso a un giudice, che autorizzerà un chirurgo ad intervenire:
Per rimuovere il seno e creare un simil pene ad un uomo transessuale (ftm) o creare una simil vagina ad una donna transessuale (mtf) serve, quindi, il benestare di un tribunale.
Dal chirurgo non è richiesto un certificato che dica che siamo capaci di intendere e di volere, ma una sentenza, che lo autorizzi a procedere, probabilmente per non essere accusato di lesioni personali. Occorrerà, quindi, un giudice che valuti la correttezza del nostro percorso di transizione avviato da medici di ospedali pubblici (già in atto quando ci si presenta in tribunale), che hanno scritto nero su bianco una diagnosi: soffriamo della differenza tra la nostra apparenza esteriore ed il nostro sentire interiore che non ci permette di vivere serenamente e, per questo, necessitiamo di cure mediche atte a far coincidere le due cose.
Per raggiungere lo stato di salute ci sarà, quindi, chi ha necessità di intervenire chirurgicamente e fare, ad esempio, di un pene una vagina, ma anche chi necessita solamente di vivere nei panni sociali del genere opposto e che non ha la minima intenzione di sottoporsi ad interventi mutilanti.
Questo giudice, la cui necessità reale non mi è ancora chiara, potrebbe leggere la documentazione fornita dal nostro avvocato, composta di relazioni di psicologi, psichiatri ed endocrinologi, tutti professionisti statali, che dicono all’unisono, che la persona portata a giudizio sta seguendo un iter medico trasparente e legale. Sarebbe troppo facile.
Il giudice prenderà tutta la documentazione medica e, senza farsi troppe domande, chiederà ad un CTU, un medico assunto dal tribunale ma pagato dalla persona transessuale, di verificare la documentazione medica fornita. L’udienza verrà così rimandata di due o tre mesi, per dare tempo al perito di indagare sul percorso di transizione.
Cosa dovrei pensare quando vengono date motivazioni del tipo “verificare se è veramente questa la strada migliore da percorrere”, come giustificazione all’imposizione di tecnico di parte? Devo pensare che un rappresentante della giustizia italiana non si fidi di un team di medici della sanità pubblica italiana? Vorrei poi sapere, visto che si chiede se la chirurgia sia la strada migliore da percorrere, quali possano essere le possibili alternative per una persona che, come minimo, prende ormoni da un anno al momento della prima udienza.
Questo ipotetico giudice costringerebbe, forse, un ragazzo FtM a vivere per sempre con il seno, producendo “l’effetto donna barbuta del circo” ogni volta che, questo, si trova in contesti sociali? Decreterebbe, forse, che i medici che hanno condotto questa donna a diventare uomo si son sbagliati, imponendo di assumere estrogeni per tornare come prima? Quali competenze ha un giudice del genere per valutare se far procedere o meno una persona transessuale nel percorso di transizione?
Richiedere una verifica, inutile, a spese della persona transessuale, riguardo il lavoro fatto da medici statali non è transfobia?
Poi c’è l’ultimo grave atto di violenza sociale. Ad oggi, sono state autorizzate persone al cambiamento dei documenti solo a seguito di avvenuta sterilizzazione per rimozione chirurgica degli organi genitali, maschili per le MtF o femminili per gli FtM, ad esclusione di un unico caso dove, però, la sentenza sottolinea che anni di terapia con androcur (il farmaco che, oltre ad abbassare i livelli di testosterone, distrugge le cellule testicolari) sono ragionevolmente sufficienti per essere sterile.
Non è transfobia costringere una persona alla sterilizzazione? Non è transfobia negare il cambio di documenti, ad inizio terapia, costringendo le persone transessuali ad anni di stigma sociale, in una società che lo stato non educa alle diversità? Non è transfobia far firmare un consenso informato che ci avvisa della probabile sterilità, data dalla terapia ormonale, invece di indicarci come conservare i gameti?
Ecco qua la transfobia legalizzata, quella continua violenza psicologica ed esclusione sociale prodotta dal nostro stato menefreghista, perpetuata ai danni del gruppo dei e delle transessuali. Prima, ci nega la dignità di aver documenti conformi al nostro essere, rendendo difficoltoso l’accesso al lavoro e amplificando lo stigma sociale di tutte quelle persone che incrociano i nostri documenti. Poi, vestendo la toga di un giudice, decide se autorizzare o meno un chirurgo ad intervenire sul nostro corpo. Infine, nei panni di una giurisprudenza basata sul pregiudizio, ci costringe ad essere sterilizzati per adeguare i documenti, anche se non sentiamo la necessità di sottoporci a chirurgie distruttive.
Il costo di questa violenza, alla faccia della gratuità del percorso, tra terapia, psicologi, relazioni psichiatriche, perizie di parte e spese legali può arrivare anche a 15.000 euro.
Reputo lo Stato primo soggetto da denunciare al varo di una legge che punisca la transfobia, perché colpevole di alimentare la violenza nei nostri confronti quando dovrebbe essere al nostro fianco, come garante della nostra salute.
fonte http://www.intersexioni.it/transfobia-legalizzata/
Il 20 Novembre vengono commemorate le vittime di omicidi transfobici che nel 2013 sono state 238 nel mondo, 1374 dal 2008 ad oggi. L’Italia con le sue 5 vittime si conferma, anche quest’anno, come primo paese del continente Europeo per omicidi di persone transessuali, pari alla Turchia cui l’anno scorso era seconda.
“È terribile e faremo qualcosa nei primi 100 giorni di governo!”, risponderebbe un mio ipotetico interlocutore politico. Non possono esistere, nel 2012, persone giustiziate con colpi di pistola, mutilate vive, picchiate fino morire di traumi interni solo perché facenti parte di una minoranza discriminata. Palese che, chiunque, condannerebbe questi atti di efferata violenza ma cos’è la violenza?
L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) definisce la violenza come “utilizzo intenzionale della forza fisica o del potere, minacciato o reale, contro se stessi, un’altra persona, o contro un gruppo o una comunità, che determini o che abbia un elevato grado di probabilità di determinare lesioni, morte, danno psicologico, cattivo sviluppo o privazione
Leggendo questa definizione mi viene da pensare ad un soggetto. Lo Stato, nella figura di medici, giudici, giuristi, avvocati, impiegati pubblici. Poi, però, mi viene da puntare lo sguardo anche sulla società che ci circonda ed includo in quella definizione massmedia, farmacisti, datori di lavoro, impiegati postali, padroni di casa. Ogni soggetto cui siamo costretti a mostrare un documento o il codice fiscale è potenzialmente artefice di transfobia. Come possiamo essere soggetti attivi e partecipi di questa società se ogni giorno subiamo danni psicologici da mal-educati cittadini e istituzioni, cui non interessa minimamente impegnarsi nel riconoscere la nostra identità e garantirci i diritti costituzionalmente dovuti a tutti gli italiani, noi compresi?
Lo Stato, nella figura di uno psichiatra di un ospedale pubblico e nella figura di un endocrinologo di un ospedale pubblico, ci consente l’avvio dell’iter di transizione prima e ci prescrive ormoni poi.
Lo Stato, tramite la legge – sanatoria 164/82 accetta che la transessualità sia una variante di genere e che, chi ne fa richiesta, debba essere assistito dal servizio pubblico nella transizione.
Questo non è sempre vero, soprattutto al sud Italia, carente di strutture con personale educato alle nostre problematiche, non è così raro incontrare professionisti che si rifiutano di ottemperare al loro dovere o rendono molto difficoltoso l’inizio del percorso. Non è transfobia questa?
L’interpretazione data alla sopracitata legge, da parte della giurisprudenza, ci permette di cambiare i documenti non quando cambiamo lineamenti del viso e forme del corpo, ma solo a seguito di interventi chirurgici genitali. Arriva, per tutte e tutti, quel momento in cui non si è più credibili nei panni del sesso che il documento indica, ma allo stato non importa. Ci costringe a vivere in società con la faccia che dice donna e i documenti che dicono uomo o con la faccia che dice uomo e i documenti che dicono donna.
Lo stato aiuta, così facendo, le persone transfobiche ad identificarci come diversi ogni qualvolta sia necessario mostrare un documento: ufficio di collocamento, lavoro, posta, farmacie, controlli delle forze dell’ordine, stipula di un contratto d’affitto, iscrizione alla palestra o quando si richiede la tessera per la raccolta punti al supermercato. Lo stato, restando in silenzio e additandoci come persone diverse, non si rende colpevole di transfobia? Come può, la sola legge contro la transfobia impedire, a chi ci sottopone a colloquio di lavoro, di scartarci con qualche scusa? Non potremmo, ad esempio, essere inclusi in una qualche categoria protetta, per facilitarci l’ingresso (e la permanenza) nel mondo del lavoro? La transfobia si combatte dando visibilità positiva alle persone transessuali e, facilitare l’assunzione, è uno tra i modi migliori di favorire l’integrazione.
Che messaggio si dà quando ci mostrano, in tv e sui giornali, solo ed esclusivamente come donne aggettivate al maschile, come fenomeni da baraccone cui non è concessa nemmeno la dignità del pronome corretto, come prostitute e consumatrici di droghe? Perché non si parla di quelle transessuali integrate nella società che contribuiscono a mandare avanti l’Italia? Quanti sanno che esistono anche uomini transessuali? Non è transfobia questa?
Quante volte, durante una causa di separazione, l’avvocato consiglia a persone transessuali (ma anche, purtroppo a persone omosessuali) di non avanzare troppe richieste al partner (anche se legittime) perché “non si sa mai che giudice si incontri all’udienza”? Non è omotransfobia questa?
Come accennavo, non per legge ma per interpretazioni della giurisprudenza, dobbiamo sottoporci ad interventi chirurgici distruttivi e ricostruttivi, disposti da un giudice, per poter avanzare richiesta, al tribunale, di adeguamento dei documenti.
Pare sia più importante aver documenti congrui ai genitali che alla faccia, ma noi non giriamo nude e nudi tra la gente. Probabilmente vi passiamo accanto ogni giorno senza che nemmeno ve ne accorgiate. Porre il focus sulla presenza o assenza di gonadi invece che sull’apparenza non è transfobia?
Avete mai pensato a chi appartiene il vostro corpo? Volendo fare una mastoplastica esagerata, tatuarvi dalla testa ai piedi, riempirvi di piercing ovunque, rifarvi naso, polpacci e glutei o chiedendo di dividere la lingua in due parti, per farla assomigliare a quella di una lucertola, verrebbe da pensare che appartenga all’individuo che lo abita. Se siete transessuali non la pensereste così. Nonostante fior fior di medici che, con visite e relazioni, dichiarano che non siamo affatto pazzi, ma che dobbiamo cambiare il nostro corpo per star bene con noi stessi e con gli altri, dobbiamo chiedere il permesso a un giudice, che autorizzerà un chirurgo ad intervenire:
Per rimuovere il seno e creare un simil pene ad un uomo transessuale (ftm) o creare una simil vagina ad una donna transessuale (mtf) serve, quindi, il benestare di un tribunale.
Dal chirurgo non è richiesto un certificato che dica che siamo capaci di intendere e di volere, ma una sentenza, che lo autorizzi a procedere, probabilmente per non essere accusato di lesioni personali. Occorrerà, quindi, un giudice che valuti la correttezza del nostro percorso di transizione avviato da medici di ospedali pubblici (già in atto quando ci si presenta in tribunale), che hanno scritto nero su bianco una diagnosi: soffriamo della differenza tra la nostra apparenza esteriore ed il nostro sentire interiore che non ci permette di vivere serenamente e, per questo, necessitiamo di cure mediche atte a far coincidere le due cose.
Per raggiungere lo stato di salute ci sarà, quindi, chi ha necessità di intervenire chirurgicamente e fare, ad esempio, di un pene una vagina, ma anche chi necessita solamente di vivere nei panni sociali del genere opposto e che non ha la minima intenzione di sottoporsi ad interventi mutilanti.
Questo giudice, la cui necessità reale non mi è ancora chiara, potrebbe leggere la documentazione fornita dal nostro avvocato, composta di relazioni di psicologi, psichiatri ed endocrinologi, tutti professionisti statali, che dicono all’unisono, che la persona portata a giudizio sta seguendo un iter medico trasparente e legale. Sarebbe troppo facile.
Il giudice prenderà tutta la documentazione medica e, senza farsi troppe domande, chiederà ad un CTU, un medico assunto dal tribunale ma pagato dalla persona transessuale, di verificare la documentazione medica fornita. L’udienza verrà così rimandata di due o tre mesi, per dare tempo al perito di indagare sul percorso di transizione.
Cosa dovrei pensare quando vengono date motivazioni del tipo “verificare se è veramente questa la strada migliore da percorrere”, come giustificazione all’imposizione di tecnico di parte? Devo pensare che un rappresentante della giustizia italiana non si fidi di un team di medici della sanità pubblica italiana? Vorrei poi sapere, visto che si chiede se la chirurgia sia la strada migliore da percorrere, quali possano essere le possibili alternative per una persona che, come minimo, prende ormoni da un anno al momento della prima udienza.
Questo ipotetico giudice costringerebbe, forse, un ragazzo FtM a vivere per sempre con il seno, producendo “l’effetto donna barbuta del circo” ogni volta che, questo, si trova in contesti sociali? Decreterebbe, forse, che i medici che hanno condotto questa donna a diventare uomo si son sbagliati, imponendo di assumere estrogeni per tornare come prima? Quali competenze ha un giudice del genere per valutare se far procedere o meno una persona transessuale nel percorso di transizione?
Richiedere una verifica, inutile, a spese della persona transessuale, riguardo il lavoro fatto da medici statali non è transfobia?
Poi c’è l’ultimo grave atto di violenza sociale. Ad oggi, sono state autorizzate persone al cambiamento dei documenti solo a seguito di avvenuta sterilizzazione per rimozione chirurgica degli organi genitali, maschili per le MtF o femminili per gli FtM, ad esclusione di un unico caso dove, però, la sentenza sottolinea che anni di terapia con androcur (il farmaco che, oltre ad abbassare i livelli di testosterone, distrugge le cellule testicolari) sono ragionevolmente sufficienti per essere sterile.
Non è transfobia costringere una persona alla sterilizzazione? Non è transfobia negare il cambio di documenti, ad inizio terapia, costringendo le persone transessuali ad anni di stigma sociale, in una società che lo stato non educa alle diversità? Non è transfobia far firmare un consenso informato che ci avvisa della probabile sterilità, data dalla terapia ormonale, invece di indicarci come conservare i gameti?
Ecco qua la transfobia legalizzata, quella continua violenza psicologica ed esclusione sociale prodotta dal nostro stato menefreghista, perpetuata ai danni del gruppo dei e delle transessuali. Prima, ci nega la dignità di aver documenti conformi al nostro essere, rendendo difficoltoso l’accesso al lavoro e amplificando lo stigma sociale di tutte quelle persone che incrociano i nostri documenti. Poi, vestendo la toga di un giudice, decide se autorizzare o meno un chirurgo ad intervenire sul nostro corpo. Infine, nei panni di una giurisprudenza basata sul pregiudizio, ci costringe ad essere sterilizzati per adeguare i documenti, anche se non sentiamo la necessità di sottoporci a chirurgie distruttive.
Il costo di questa violenza, alla faccia della gratuità del percorso, tra terapia, psicologi, relazioni psichiatriche, perizie di parte e spese legali può arrivare anche a 15.000 euro.
Reputo lo Stato primo soggetto da denunciare al varo di una legge che punisca la transfobia, perché colpevole di alimentare la violenza nei nostri confronti quando dovrebbe essere al nostro fianco, come garante della nostra salute.
fonte http://www.intersexioni.it/transfobia-legalizzata/
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venerdì 15 novembre 2013
Lgbt: L'Italia non è un Paese per trans
Italia capofila dell'Europa per omicidi di transessuali. Negli ultimi 12 mesi se ne sono commessi 285
Sono circa 20 le transessuali uccise ogni mese nel mondo.
I dati arrivano dal rapporto 2013 del Transgender Europe's trans murder monitoring project, rilasciato in occasione della Giornata internazionale per la memoria delle vittime trans del 20 novembre.
Stando ai dati contenuti nel report, negli ultimi 12 mesi le transessuali assassinate sono state 238, un numero leggermente inferiore a quello registrato un anno prima (285). Undici di queste, erano minorenni. Tra loro, una 16enne assassinata da una gang locale in Giamaica e una 13enne e una 14enne strangolate in Brasile.
È proprio il paese sudamericano il più violento nei confronti dei trans, con 95 omicidi l'anno, seguito dal Messico (40 omicidi), dagli Usa (16) e dal Venezuela (15). Male anche l'Italia, che con i suoi 5 omicidi è il Paese europeo meno tollerante nei confronti dei trans, al pari con la Turchia.
Dal 2008, anno del primo report, a oggi sono stati 1.374 gli omicidi censiti in più di 60 nazioni. Capofila del massacro ancora il Brasile (539 assassinii), seguito dal Messico (144) e dalla Colombia (76). Per quanto riguarda l'Europa, al primo posto c'è la Turchia (34), seguita dall'Italia, con i suoi 26 omicidi.
fonte http://www.vanityfair.it/(Adelaide Di Nunzio)
Sono circa 20 le transessuali uccise ogni mese nel mondo.
I dati arrivano dal rapporto 2013 del Transgender Europe's trans murder monitoring project, rilasciato in occasione della Giornata internazionale per la memoria delle vittime trans del 20 novembre.
Stando ai dati contenuti nel report, negli ultimi 12 mesi le transessuali assassinate sono state 238, un numero leggermente inferiore a quello registrato un anno prima (285). Undici di queste, erano minorenni. Tra loro, una 16enne assassinata da una gang locale in Giamaica e una 13enne e una 14enne strangolate in Brasile.
È proprio il paese sudamericano il più violento nei confronti dei trans, con 95 omicidi l'anno, seguito dal Messico (40 omicidi), dagli Usa (16) e dal Venezuela (15). Male anche l'Italia, che con i suoi 5 omicidi è il Paese europeo meno tollerante nei confronti dei trans, al pari con la Turchia.
Dal 2008, anno del primo report, a oggi sono stati 1.374 gli omicidi censiti in più di 60 nazioni. Capofila del massacro ancora il Brasile (539 assassinii), seguito dal Messico (144) e dalla Colombia (76). Per quanto riguarda l'Europa, al primo posto c'è la Turchia (34), seguita dall'Italia, con i suoi 26 omicidi.
fonte http://www.vanityfair.it/(Adelaide Di Nunzio)
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Oggi a Chieti il primo Speed Date LGBT d’Abruzzo stasera 15 novembre alle 21
A Chieti stasera alle 21 presso la Vineria Cueva Brigante in via Porta Pescara 25 avrà luogo il primo speed date LGBT d’Abruzzo, organizzato dall’Arcigay Chieti “Sylvia Rivera”.
Si tratta di un’iniziativa che ha lo scopo di far incontrare in modo divertente fra di loro le persone: ai partecipanti saranno dati a disposizione pochi minuti per parlare con una persona e conoscerla, dopodiché passerà a incontrarne un’altra, e così via, finché tutti avranno conosciuto tutti. Ad ogni fine incontro ciascuno annoterà sul questionario se la persona appena conosciuta è di suo interesse o meno; a fine serata lo staff raccoglierà le schede, verificherà quali incontri hanno avuto reciproco gradimento tra i partecipanti e li metterà in contatto.
Lo speed date è uno strumento, inventato recentemente e importato in Italia dagli Stati Uniti, per conoscere persone nuove. Le origini di questa pratica vengono fatte risalire al rabbino Yaacov Deyo dell’Aish HaTorah, che la usava per far conoscere (e sposare) gli ebrei celibi di Los Angeles.
Per iscriversi è possibile inviare una email all’indirizzochieti@arcigay.it, oppure inviare un SMS al numero 3402953594; il costo di partecipazione è di 7€ comprensivo di aperitivo.
fonte http://www.newsabruzzo.it
Si tratta di un’iniziativa che ha lo scopo di far incontrare in modo divertente fra di loro le persone: ai partecipanti saranno dati a disposizione pochi minuti per parlare con una persona e conoscerla, dopodiché passerà a incontrarne un’altra, e così via, finché tutti avranno conosciuto tutti. Ad ogni fine incontro ciascuno annoterà sul questionario se la persona appena conosciuta è di suo interesse o meno; a fine serata lo staff raccoglierà le schede, verificherà quali incontri hanno avuto reciproco gradimento tra i partecipanti e li metterà in contatto.
Lo speed date è uno strumento, inventato recentemente e importato in Italia dagli Stati Uniti, per conoscere persone nuove. Le origini di questa pratica vengono fatte risalire al rabbino Yaacov Deyo dell’Aish HaTorah, che la usava per far conoscere (e sposare) gli ebrei celibi di Los Angeles.
Per iscriversi è possibile inviare una email all’indirizzochieti@arcigay.it, oppure inviare un SMS al numero 3402953594; il costo di partecipazione è di 7€ comprensivo di aperitivo.
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giovedì 7 novembre 2013
Lgbt: La storia "Non sono lesbica ma mi sono innamorata di lei"
L’università, un marito, due figli. Poi un incontro casuale, «oscure dolcezze» che restano solo pensieri. Una donna scopre il desiderio per un’altra donna. E lo racconta
Mi sono innamorata. Non avrei mai pensato di innamorarmi di nuovo a 38 anni, sposata con l’uomo che ho giurato di amare, e con due bambini ancora piccoli.
Ma soprattutto, non avrei mai pensato di innamorarmi di una donna. Ecco, l’ho detto. Non ho il coraggio di usare la parola “lesbica”, perché non è così che mi sento. O forse semplicemente perché mi fa paura. Non per pregiudizi, assolutamente.
Ma come vi sentireste voi senza ormeggi, strappate via da qualcosa di inesplicabile? Senza sapere in che direzione state andando?
«Nuovamente Eros / di sotto alle palpebre languido / mi guarda coi suoi occhi di mare / con oscure dolcezze / mi spinge nelle reti di Cipride / inestricabili»: è Ibico, uno dei lirici greci che avevo studiato al liceo, da ragazzina. Avevo sottolineato la frase senza neppure capire di cosa si trattasse: che ne sapevo io, a 16 anni, di «oscure dolcezze»? Ma sono andata a cercarlo nei miei scaffali, quel libro dimenticato; perché adesso, vent’anni dopo, mi sento così, persa in queste reti inestricabili e senza sapere che cosa fare.
La mia vita, vista da fuori, è semplice e lineare. E fortunata. Una vita protetta, da sempre. Prima dai miei genitori. E poi - mi sono sposata giovane, appena finita l’università - un marito, due bambini molto desiderati, una casa piena di cose belle; tutte cose di cui sono estremamente grata.
Eppure. Eppure ci sono quelle «oscure dolcezze». E c’è lei. Ci siamo conosciute, ironia del caso, proprio a un matrimonio. Un matrimonio di quelli impegnativi, due giorni in campagna, organizzazione perfetta, peonie e candele ovunque.
Da film. Io avevo appena litigato con mio marito, o almeno cercato di litigare: con lui è impossibile, appena tento di affrontare qualche argomento spinoso si fa venire mal di testa. Mi chiedo se lo faccia anche sul lavoro, o se è un trattamento riservato a me. In ogni caso, eccoci al matrimonio, a far finta di essere di ottimo umore, con i bambini più capricciosi del solito, mentre cerco di entrare nel vestito che mi stava bene due gravidanze fa. Lei era al tavolo accanto. È arrivata e tutti si sono girati. Ha qualcosa nel modo di camminare, di sorridere, di guardarti, che semplicemente ti arresta. Non è bella in modo tradizionale, no. È alta, sguardo fiero, il portamento di un’amazzone. È a quello che ho pensato quando l’ho conosciuta.
E no, non è una donna a cui piacciono le donne. Sposata anche lei, una figlia già adolescente. Un matrimonio in crisi, a cui aveva appena deciso di mettere la parola fine. Un bel lavoro, di quelli che ti occupano cuore e mente. E quello sguardo fiero, senza paura. Io non riuscivo a staccarle gli occhi di dosso. Quando ci hanno presentate. Quando ci siamo messe a ballare. Le gambe lunghe, il profilo orgoglioso, la scollatura. La guardavo e mi sorprendevo a pensare: chissà com’è, nuda… Alle due del mattino eravamo ancora lì, a chiacchierare, una sigaretta dietro l’altra; a raccontarci. Quella notte non ho dormito. E il giorno dopo, quando ci siamo salutate, scambiandoci i cellulari, l’ho abbracciata e tremavo. Avevo paura che indovinasse tutto, dalla mia vertigine. Ma indovinare che cosa?
È quello che non so. Non lo so da allora. Tutte le volte che ci sentiamo via Skype, che ridiamo insieme. Tutte le volte che non risponde ai miei messaggi. Tutte le volte che sento un’esitazione nella sua voce, nelle sue parole - ma forse l’esitazione è solo mia. Ci siamo riviste. Sono andata a trovarla (lei abita in un’altra città), con la scusa di una mostra che volevo assolutamente vedere, di «anch’io ho bisogno di ossigeno», lasciando i bambini a mio marito. Sono andata a trovarla nella sua nuova vita, senza conoscere la sua vita di prima; nel suo appartamento caotico da single di ritorno. Siamo state alzate di notte, di nuovo, a fumare e bere vino, ridendo e raccontandoci tutto: paure e desideri, uomini e delusioni. Io sentivo quelle «oscure dolcezze» che mi avvolgevano, mi toglievano il respiro, volevo allungare la mano e prenderla. La guardavo, accendendomi un’altra sigaretta, e pensavo a come sarebbe stato spogliarla.
Non l’ho fatto. Non so se per rispetto o per paura. Ma sono tornata a casa come ubriaca. Tornata nella mia vita protetta, troppo protetta, con questo segreto. Ci penso. Sempre. E soprattutto, mi sembra di incontrare storie di amazzoni, e di donne che amano donne, ovunque. Ci inciampo nei film, nei libri che leggo… Nelle innumerevoli notizie di diritti gay sui giornali, alla tv. Ecco, l’ho pronunciata, la parola “gay”. Ma è la mia storia? È la sua storia? O è solo un innamoramento, un’infatuazione che rimarrà così, sospesa? E se fosse solo una scusa, un modo per non vedere che il rapporto con mio marito, con cui ormai non faccio quasi più sesso, sta sprofondando in una routine anestetizzata? Non so che cosa succederà. So solo che, nelle ombre di donne fiere, a testa alta, che voltano l’angolo per strada, ogni tanto mi sembra di vedere lei. E vorrei mollare tutto per correrle dietro. (Testo raccolto da Lisa Corva)
Lo psicoanalista: «La sessualità è fluida»
Professor Vittorio Lingiardi*, ma è davvero possibile scoprirsi gay a 38 anni? «È possibile. La costruzione della propria identità sessuale non è un percorso lineare, con un inizio e una fine.
Inoltre, comportamenti e identità non sempre coincidono. La consapevolezza del proprio orientamento (etero, omo, bisessuale) in media si definisce nel corso dell’adolescenza.
Ma per tutta la vita può accadere di essere “sorpresi” dai propri desideri». In questi casi significa che il proprio vero orientamento era stato represso?
«Non si può generalizzare. Un studio serio a riguardo è del 2008 di Lisa Diamond: Sexual Fluidity, pubblicato dalla Harvard University Press.
La studiosa ha analizzato i casi di decine di donne che, nel corso della propria vita, hanno “sconfinato” dall’etero all’omosessualità».
Soggetti per lo più femminili, quindi: sono le donne ad avere una sessualità più “fluida” e cangiante? «Stando alle ricerche scientifiche sulla fluidità sessuale sì, l’incidenza è maggiore nel mondo femminile.
Forse perché i ruoli sono meno rigidi». Vista l’età, nasce il sospetto che siano le donne le più sessualmente “annoiate” dal partner fisso… «Oddio, questo non lo so.
Ma se fosse così basterebbe cambiare partner, non orientamento! Mille ragioni ci spingono a cercare un legame: il desiderio, la passione, la curiosità, la ricerca di intimità, di sicurezza. Le ragioni intellettuali sono quelle a cui credo meno».
(*Vittorio Lingiardi, psichiatra e psicoanalista, è professore ordinario di Psicologia Dinamica presso la Facoltà di Medicina e Psicologia dell’Università La Sapienza, Roma. È autore di numerosi studinsul genere e la sessualità) C.M.
fonte http://d.repubblica.it di E.R.
Mi sono innamorata. Non avrei mai pensato di innamorarmi di nuovo a 38 anni, sposata con l’uomo che ho giurato di amare, e con due bambini ancora piccoli.
Ma soprattutto, non avrei mai pensato di innamorarmi di una donna. Ecco, l’ho detto. Non ho il coraggio di usare la parola “lesbica”, perché non è così che mi sento. O forse semplicemente perché mi fa paura. Non per pregiudizi, assolutamente.
Ma come vi sentireste voi senza ormeggi, strappate via da qualcosa di inesplicabile? Senza sapere in che direzione state andando?
«Nuovamente Eros / di sotto alle palpebre languido / mi guarda coi suoi occhi di mare / con oscure dolcezze / mi spinge nelle reti di Cipride / inestricabili»: è Ibico, uno dei lirici greci che avevo studiato al liceo, da ragazzina. Avevo sottolineato la frase senza neppure capire di cosa si trattasse: che ne sapevo io, a 16 anni, di «oscure dolcezze»? Ma sono andata a cercarlo nei miei scaffali, quel libro dimenticato; perché adesso, vent’anni dopo, mi sento così, persa in queste reti inestricabili e senza sapere che cosa fare.
La mia vita, vista da fuori, è semplice e lineare. E fortunata. Una vita protetta, da sempre. Prima dai miei genitori. E poi - mi sono sposata giovane, appena finita l’università - un marito, due bambini molto desiderati, una casa piena di cose belle; tutte cose di cui sono estremamente grata.
Eppure. Eppure ci sono quelle «oscure dolcezze». E c’è lei. Ci siamo conosciute, ironia del caso, proprio a un matrimonio. Un matrimonio di quelli impegnativi, due giorni in campagna, organizzazione perfetta, peonie e candele ovunque.
Da film. Io avevo appena litigato con mio marito, o almeno cercato di litigare: con lui è impossibile, appena tento di affrontare qualche argomento spinoso si fa venire mal di testa. Mi chiedo se lo faccia anche sul lavoro, o se è un trattamento riservato a me. In ogni caso, eccoci al matrimonio, a far finta di essere di ottimo umore, con i bambini più capricciosi del solito, mentre cerco di entrare nel vestito che mi stava bene due gravidanze fa. Lei era al tavolo accanto. È arrivata e tutti si sono girati. Ha qualcosa nel modo di camminare, di sorridere, di guardarti, che semplicemente ti arresta. Non è bella in modo tradizionale, no. È alta, sguardo fiero, il portamento di un’amazzone. È a quello che ho pensato quando l’ho conosciuta.
E no, non è una donna a cui piacciono le donne. Sposata anche lei, una figlia già adolescente. Un matrimonio in crisi, a cui aveva appena deciso di mettere la parola fine. Un bel lavoro, di quelli che ti occupano cuore e mente. E quello sguardo fiero, senza paura. Io non riuscivo a staccarle gli occhi di dosso. Quando ci hanno presentate. Quando ci siamo messe a ballare. Le gambe lunghe, il profilo orgoglioso, la scollatura. La guardavo e mi sorprendevo a pensare: chissà com’è, nuda… Alle due del mattino eravamo ancora lì, a chiacchierare, una sigaretta dietro l’altra; a raccontarci. Quella notte non ho dormito. E il giorno dopo, quando ci siamo salutate, scambiandoci i cellulari, l’ho abbracciata e tremavo. Avevo paura che indovinasse tutto, dalla mia vertigine. Ma indovinare che cosa?
È quello che non so. Non lo so da allora. Tutte le volte che ci sentiamo via Skype, che ridiamo insieme. Tutte le volte che non risponde ai miei messaggi. Tutte le volte che sento un’esitazione nella sua voce, nelle sue parole - ma forse l’esitazione è solo mia. Ci siamo riviste. Sono andata a trovarla (lei abita in un’altra città), con la scusa di una mostra che volevo assolutamente vedere, di «anch’io ho bisogno di ossigeno», lasciando i bambini a mio marito. Sono andata a trovarla nella sua nuova vita, senza conoscere la sua vita di prima; nel suo appartamento caotico da single di ritorno. Siamo state alzate di notte, di nuovo, a fumare e bere vino, ridendo e raccontandoci tutto: paure e desideri, uomini e delusioni. Io sentivo quelle «oscure dolcezze» che mi avvolgevano, mi toglievano il respiro, volevo allungare la mano e prenderla. La guardavo, accendendomi un’altra sigaretta, e pensavo a come sarebbe stato spogliarla.
Non l’ho fatto. Non so se per rispetto o per paura. Ma sono tornata a casa come ubriaca. Tornata nella mia vita protetta, troppo protetta, con questo segreto. Ci penso. Sempre. E soprattutto, mi sembra di incontrare storie di amazzoni, e di donne che amano donne, ovunque. Ci inciampo nei film, nei libri che leggo… Nelle innumerevoli notizie di diritti gay sui giornali, alla tv. Ecco, l’ho pronunciata, la parola “gay”. Ma è la mia storia? È la sua storia? O è solo un innamoramento, un’infatuazione che rimarrà così, sospesa? E se fosse solo una scusa, un modo per non vedere che il rapporto con mio marito, con cui ormai non faccio quasi più sesso, sta sprofondando in una routine anestetizzata? Non so che cosa succederà. So solo che, nelle ombre di donne fiere, a testa alta, che voltano l’angolo per strada, ogni tanto mi sembra di vedere lei. E vorrei mollare tutto per correrle dietro. (Testo raccolto da Lisa Corva)
Lo psicoanalista: «La sessualità è fluida»
Professor Vittorio Lingiardi*, ma è davvero possibile scoprirsi gay a 38 anni? «È possibile. La costruzione della propria identità sessuale non è un percorso lineare, con un inizio e una fine.
Inoltre, comportamenti e identità non sempre coincidono. La consapevolezza del proprio orientamento (etero, omo, bisessuale) in media si definisce nel corso dell’adolescenza.
Ma per tutta la vita può accadere di essere “sorpresi” dai propri desideri». In questi casi significa che il proprio vero orientamento era stato represso?
«Non si può generalizzare. Un studio serio a riguardo è del 2008 di Lisa Diamond: Sexual Fluidity, pubblicato dalla Harvard University Press.
La studiosa ha analizzato i casi di decine di donne che, nel corso della propria vita, hanno “sconfinato” dall’etero all’omosessualità».
Soggetti per lo più femminili, quindi: sono le donne ad avere una sessualità più “fluida” e cangiante? «Stando alle ricerche scientifiche sulla fluidità sessuale sì, l’incidenza è maggiore nel mondo femminile.
Forse perché i ruoli sono meno rigidi». Vista l’età, nasce il sospetto che siano le donne le più sessualmente “annoiate” dal partner fisso… «Oddio, questo non lo so.
Ma se fosse così basterebbe cambiare partner, non orientamento! Mille ragioni ci spingono a cercare un legame: il desiderio, la passione, la curiosità, la ricerca di intimità, di sicurezza. Le ragioni intellettuali sono quelle a cui credo meno».
(*Vittorio Lingiardi, psichiatra e psicoanalista, è professore ordinario di Psicologia Dinamica presso la Facoltà di Medicina e Psicologia dell’Università La Sapienza, Roma. È autore di numerosi studinsul genere e la sessualità) C.M.
fonte http://d.repubblica.it di E.R.
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Lgbt: "Tutti a bordo, parte Il Principe Azzurro!"
Spesso ci siamo chiesti come vengono visti gli omosessuali dall'esterno.
C'è chi li conosce poco o crede di non averci mai avuto a che fare.
Magari, appunto, “crede” di non averne mai conosciuti.
E' probabile che questa convinzione sia destinata ad infrangersi, ad un occhio più attento. Stiamo parlando di qualcosa di così normale che non dovremmo neanche domandarci il perché di molte discussioni ancora. Spesso siamo quelli che mai diresti, i ragazzi della porta accanto.
Il tuo avvocato, l'autista del nostro bus, il postino, il meccanico: insomma chiunque. Uno dei grandi tabù di questa nostra società un po' ipocrita è forse questo: quello di stampare etichette preconfezionate senza considerare la normalità quotidiana di vita delle persone.
Pregiudizi che nascondono solo la paura per la diversità. Siamo donne e uomini, né migliori né peggiori di tutti gli altri, prima ancora di essere gay o lesbiche. Con il desiderio tipico che accomuna ogni essere umano di Amare ed essere felici, liberi di essere ciascuno quello che è.
“Nessuno mi può giudicare” cantava la Caselli, non a caso divenuto l'inno del World Pride di Roma del 2000. La libertà di essere sé stessi non è però da darsi per scontata. Se ancora solo pochi anni fa, autorevoli parlamentari (era il 2011) respingevano un ddl contro l'omofobia perché assimilavano l'orientamento sessuale con “incesto, pedofilia, zoofilia, sadismo, necrofilia, masochismo”. Il clima in Italia è ancora pesante tanto da diventare insopportabile in alcuni, purtroppo non isolati, drammatici casi. Ultimo quello del giovane Simone di Roma.
E' per rispetto verso la sofferenza altrui che occorre invece insistere a parlare di diversità, di inclusione, di vita. Nella diversità di ognuno di noi che nasce la bellezza e la testimonianza di qualcosa di speciale. Vita comune, straordinaria. Per questo realizzeremo un diario incrociato: quello di un giurista che fa politica con la fissazione per lo sport e per l'arte contemporanea e un ex calciatore diventato Mister Gay Italia 2013 e rappresentante per studi dentistici.
Quotidianità, si diceva. Storie comuni. Come quella coppia di ragazzi tanto carini che stanno insieme perché si amano nel condominio accanto al Vostro. Vanno a lavoro, fanno la spesa, vanno agli allenamenti, al cinema ed il sabato sera a cena con gli amici od a ballare in discoteca.
Il mio viaggio (Giuliano) inizierà con una mostra, a Roma, città che sarà protagonista di questo nostro “love and the cities”: il tesoro di San Gennaro in esposizione a Palazzo Sciarra. Il mio viaggio (Giovanni) invece inizierà dalla mia Brindisi, dove nel lavoro o nella vita quotidiana, subito dopo la notizia mediatica del concorso dì Mr.Gay Italia ha fatto emergere nelle persone che mi conoscevano aspetti diversi ed interessanti.
Se per una volta provassimo a parlare di sessualità anziché di sesso, o magari di amore, forse il concetto sarebbe molto più chiaro e comprensibile a chiunque, e si spezzerebbe questa morbosa e peccaminosa immagine che avvolge da sempre l'omosessualità ed il mondo LGBT.
Sullo sfondo una domanda: è davvero l'amore quello che ci contraddistingue? Nonostante una società che ci impone di guardare all'oggi, al presente perché domani è già un tempo troppo complicato ed incerto per poter essere dominato? Domande che potrebbe farsi chiunque: etero o gay che sia.
Proviamo a dare qualche risposta. Inizia il viaggio: tutti a bordo, parte il Principe Azzurro.
fonte http://www.giornaledipuglia.com a cura di Giuliano Gasparotti e Giovanni Licchello.
C'è chi li conosce poco o crede di non averci mai avuto a che fare.
Magari, appunto, “crede” di non averne mai conosciuti.
E' probabile che questa convinzione sia destinata ad infrangersi, ad un occhio più attento. Stiamo parlando di qualcosa di così normale che non dovremmo neanche domandarci il perché di molte discussioni ancora. Spesso siamo quelli che mai diresti, i ragazzi della porta accanto.
Il tuo avvocato, l'autista del nostro bus, il postino, il meccanico: insomma chiunque. Uno dei grandi tabù di questa nostra società un po' ipocrita è forse questo: quello di stampare etichette preconfezionate senza considerare la normalità quotidiana di vita delle persone.
Pregiudizi che nascondono solo la paura per la diversità. Siamo donne e uomini, né migliori né peggiori di tutti gli altri, prima ancora di essere gay o lesbiche. Con il desiderio tipico che accomuna ogni essere umano di Amare ed essere felici, liberi di essere ciascuno quello che è.
“Nessuno mi può giudicare” cantava la Caselli, non a caso divenuto l'inno del World Pride di Roma del 2000. La libertà di essere sé stessi non è però da darsi per scontata. Se ancora solo pochi anni fa, autorevoli parlamentari (era il 2011) respingevano un ddl contro l'omofobia perché assimilavano l'orientamento sessuale con “incesto, pedofilia, zoofilia, sadismo, necrofilia, masochismo”. Il clima in Italia è ancora pesante tanto da diventare insopportabile in alcuni, purtroppo non isolati, drammatici casi. Ultimo quello del giovane Simone di Roma.
E' per rispetto verso la sofferenza altrui che occorre invece insistere a parlare di diversità, di inclusione, di vita. Nella diversità di ognuno di noi che nasce la bellezza e la testimonianza di qualcosa di speciale. Vita comune, straordinaria. Per questo realizzeremo un diario incrociato: quello di un giurista che fa politica con la fissazione per lo sport e per l'arte contemporanea e un ex calciatore diventato Mister Gay Italia 2013 e rappresentante per studi dentistici.
Quotidianità, si diceva. Storie comuni. Come quella coppia di ragazzi tanto carini che stanno insieme perché si amano nel condominio accanto al Vostro. Vanno a lavoro, fanno la spesa, vanno agli allenamenti, al cinema ed il sabato sera a cena con gli amici od a ballare in discoteca.
Il mio viaggio (Giuliano) inizierà con una mostra, a Roma, città che sarà protagonista di questo nostro “love and the cities”: il tesoro di San Gennaro in esposizione a Palazzo Sciarra. Il mio viaggio (Giovanni) invece inizierà dalla mia Brindisi, dove nel lavoro o nella vita quotidiana, subito dopo la notizia mediatica del concorso dì Mr.Gay Italia ha fatto emergere nelle persone che mi conoscevano aspetti diversi ed interessanti.
Se per una volta provassimo a parlare di sessualità anziché di sesso, o magari di amore, forse il concetto sarebbe molto più chiaro e comprensibile a chiunque, e si spezzerebbe questa morbosa e peccaminosa immagine che avvolge da sempre l'omosessualità ed il mondo LGBT.
Sullo sfondo una domanda: è davvero l'amore quello che ci contraddistingue? Nonostante una società che ci impone di guardare all'oggi, al presente perché domani è già un tempo troppo complicato ed incerto per poter essere dominato? Domande che potrebbe farsi chiunque: etero o gay che sia.
Proviamo a dare qualche risposta. Inizia il viaggio: tutti a bordo, parte il Principe Azzurro.
fonte http://www.giornaledipuglia.com a cura di Giuliano Gasparotti e Giovanni Licchello.
Lgbt: Omofobia, manifestazione nazionale il 7 Dicembre a Roma LOVE IS RIGHT
#LOVEISRIGHT
Diritti senza compromessi: il tempo è questo.
“Il vuoto politico, legislativo e culturale che attraversa il tessuto della società italiana è stato reso ancora più evidente dalla approvazione da parte della Camera dei Deputati di una legge farsa ispirata da ipocrisia e opportunismo – così inizia il documento di convocazione della manifestazione nazionale lanciata da Agedo, Arcigay, Arcilesbica, Associazione Radicale Certi Diritti, Equality Italia, Famiglie Arcobaleno, Mit, associazioni nazionali lgbt e di impegno sui diritti civili, che è convocata per Sabato 7 dicembre a Roma”.
“L’introduzione dell’emendamento e del subemendamento Verini e Gitti – affermano le associazioni- rende incoerente e inattuabile la legge Mancino, fondamentale strumento di contrasto a tutte le discriminazioni, indebolendo la tutela penale necessaria per tutte le minoranze previste nel provvedimento. In questo modo fallisce l’obiettivo stesso della legge, quello di indicare istituzionalmente che l’aggressione e la discriminazione non possono essere legittimate in nessun modo e in nessun contesto”.
“Per le persone lesbiche, gay e transessuali, e per coloro che vogliono uscire dal medioevo culturale di questo Paese – conclude il documento – l’unica strada è portare avanti con coerenza e dignità un progetto che chiede uguaglianza di diritti, riconoscimento giuridico e sociale delle relazioni, la salvaguardia dell’integrità individuale, di coppia e collettiva. Il tempo dei diritti è questo e nessun compromesso e dilazione sono accettabili. Scenderemo in tante piazze delle città d’Italia per rivendicare un sistema di leggi che garantiscano le libertà, l’autodeterminazione, i diritti civili!”
La piattaforma di convocazione della manifestazione include: una reale estensione della Legge Mancino che contrasti la discriminazione omofobica senza sconti per nessuno; il matrimonio egualitario per le persone omosessuali; altri istituti che tutelino le coppie di fatto lesbiche, gay ed etero; il riconoscimento e tutela della genitorialità omosessuale; il cambio dei dati anagrafici senza l’obbligo di interventi di riattribuzione dei genitali per le persone transessuali; la riscrittura della legge 40.
fonte http://www.equalityitalia.it
Diritti senza compromessi: il tempo è questo.
“Il vuoto politico, legislativo e culturale che attraversa il tessuto della società italiana è stato reso ancora più evidente dalla approvazione da parte della Camera dei Deputati di una legge farsa ispirata da ipocrisia e opportunismo – così inizia il documento di convocazione della manifestazione nazionale lanciata da Agedo, Arcigay, Arcilesbica, Associazione Radicale Certi Diritti, Equality Italia, Famiglie Arcobaleno, Mit, associazioni nazionali lgbt e di impegno sui diritti civili, che è convocata per Sabato 7 dicembre a Roma”.
“L’introduzione dell’emendamento e del subemendamento Verini e Gitti – affermano le associazioni- rende incoerente e inattuabile la legge Mancino, fondamentale strumento di contrasto a tutte le discriminazioni, indebolendo la tutela penale necessaria per tutte le minoranze previste nel provvedimento. In questo modo fallisce l’obiettivo stesso della legge, quello di indicare istituzionalmente che l’aggressione e la discriminazione non possono essere legittimate in nessun modo e in nessun contesto”.
“Per le persone lesbiche, gay e transessuali, e per coloro che vogliono uscire dal medioevo culturale di questo Paese – conclude il documento – l’unica strada è portare avanti con coerenza e dignità un progetto che chiede uguaglianza di diritti, riconoscimento giuridico e sociale delle relazioni, la salvaguardia dell’integrità individuale, di coppia e collettiva. Il tempo dei diritti è questo e nessun compromesso e dilazione sono accettabili. Scenderemo in tante piazze delle città d’Italia per rivendicare un sistema di leggi che garantiscano le libertà, l’autodeterminazione, i diritti civili!”
La piattaforma di convocazione della manifestazione include: una reale estensione della Legge Mancino che contrasti la discriminazione omofobica senza sconti per nessuno; il matrimonio egualitario per le persone omosessuali; altri istituti che tutelino le coppie di fatto lesbiche, gay ed etero; il riconoscimento e tutela della genitorialità omosessuale; il cambio dei dati anagrafici senza l’obbligo di interventi di riattribuzione dei genitali per le persone transessuali; la riscrittura della legge 40.
fonte http://www.equalityitalia.it
Lgbt: Cambio di sesso: entro 6 mesi discussione modifiche alla Legge 164
Orizzonte vicino e positivo per i diritti delle persone LGBT, certo le etichette sono dure da cancellare, ma almeno in Parlamento qualcosa si muove: nei prossimi mesi potrebbero essere approvate definitivamente le leggi contro l’omofobia e la transfobia; le autorizzazioni per il matrimonio civile per le coppie appartenenti allo stesso sesso; e la proposta di modifica della Legge 164/82 (Norme in materia di modificazione dell’attribuzione di sesso; scritta da Rete Lenford, Avvocatura per i diritti LGBT; e depositata alla Camera con Atto N.246 di Scalfarotto del PD, e al Senato con Atto N.392 di Airola del M5S e N.405 di Lo Giudice del PD – ndr).
In questo articolo http://www.mxpress.eu/?p=35939 ci eravamo occupati dei contenuti della Proposta di Legge, presentata a Napoli il 25 e 26 ottobre scorso al convegno ONIG (Osservatorio Nazionale sull’Identità di Genere), i quali possono essere riassunti in 3 proposte principali:
1. Nessuna necessità di dover affrontare un iter giudiziario per l’autorizzazione all’intervento per il cambio di sesso.
-------------------------------------------------------------
2. Possibilità di cambiare il nome anagrafico effettuando una semplice richiesta al Prefetto, allegando la relazione psichiatrica che certifica lo condizione di “Disforia di genere” (Attualmente è ‘consigliata’ la sterilità chirurgica del soggetto, ossia l’asportazione di pene e testicoli opure ovaie – ndr).
--------------------------------------------------------------
3. Divieto di interventi chirurgici sui neonati intersessuali (Bambini che alla nascita presentano caratteristiche anatomo-fisiologiche sia maschili che femminili – ndr).
---------------------------------------------------------------
Nei giorni successivi al convegno abbiamo contattato il Presidente dell’ONIG, Paolo Valerio, il quale si augura che “la Proposta di Legge venga sottoposta quanto prima alla discussione in Parlamento”.
E dunque il Senatore del Movimento 5 Stelle, Bartolomeo Pepe, che proprio al convegno ONIG si era reso disponibile per la creazione di un intergruppo parlamentare che discutesse sull’argomento nel tentativo di anticipare notevolmente i tempi per l’esame parlamentare. Ma lo stesso Pepe, da noi sollecitato alla discussione, ha affermato che, “non essendo il Movimento 5 Stelle nella maggioranza di Governo, è probabile da parte del PD l’accantonamento delle loro proposte.”.
Così, nel tentativo di fare chiarezza ed offrire corretta informazione al riguardo, Mediaxpress ha contattato anche il Senatore Sergio Lo Giudice, del Partito Democratico, autore di una delle Proposte di legge depositate in Senato, per la modifica delle Norme in materia di modificazione dell’attribuzione di sesso.
Lei è al corrente che il Sen. Bartolomeo Pepe, del Movimento 5 Stelle, si è reso disponibile per la creazione di un intergruppo parlamentare per un rapido esame della modifica alle Norme in materia di attribuzione di sesso?
“Sì, ma forse il Sen. Pepe non è a conoscenza che esiste già un intergruppo parlamentare LGBT: è una rete composta da parlamentari impegnati nel promuovere, anche attraverso strumenti legislativi, i diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender.
Tra i componenti di questa rete c’è anche il Sen. Airola e altri senatori del Movimento 5 Stelle, che hanno appunto il compito di monitorare l’andamento di queste Proposte di Legge.
Sicuramente, al momento opportuno, l’intergruppo LGBT si occuperà di questa proposta di modifica alle Norme in materia di attribuzione di sesso, che è una delle tre Proposte di Legge che i gruppi parlamentari del Partito Democratico, SEL e Movimento 5 Stelle hanno presentato.”
Quali sono le altre proposte?
“C’è appunto la Proposta di Legge di modifica della Legge 164/82; c’è quella sull’Omofobia ela Transfobia; e poi il matrimonio civile per le coppie appartenenti allo stesso sesso.”
Lei è un Senatore del PD, il partito di maggioranza di Governo. La sua Proposta di Legge è stata depositata ormai già da tempo, come le altre, ma nonostante siano ottime e già pronte per l’applicazione, non sono ancora in scadenza per la discussione. Perché?
“E’ vero, è un’ottima Proposta di Legge, comune agli altri partiti che ho citato prima. Condivisa ed estesa da una rete di avvocati che fanno riferimento al movimento LGBT, e che ha avuto anche una serie di modifiche, di placet, da parte delle organizzazioni LGBT.
Ma il tema della calendarizzazione riguarda anche la scansione delle Proposte di Legge che ho citato prima: noi oggi siamo alle prese con quella contro l’Omofobia e la Transfobia, che è già stata approvata in una versione insoddisfacente, alla Camera, e che dovrà essere discussa, io mi auguro migliorata e approvata, al Senato. E appena sarà concluso questo percorso, saremo pronti per partire con le altre due proposte: quella sul matrimonio, che in realtà è già stata calendarizzata e c’è già stato un avvio di discussione in Senato; e quella sulla modifica della Legge 164/82 che io mi auguro possa essere discussa subito dopo l’approvazione della Legge sulla Transfobia e l’Omofobia.”
E’ in grado di dare una scadenza temporale?
“E’ sempre molto difficile dare delle date rispetto ai lavori parlamentari. Io ci sono solo da qualche mese, ma ho già capito che sulle previsioni influiscono sempre una serie di variabili. In questo momento il Parlamento è impegnato nella discussione del bilancio e questo rallenta tutto il resto.
Dopo che saranno approvate la Legge di stabilità e il bilancio riprenderà la normalità dei lavori, quindi io mi auguro che molto presto potremmo approvare la Legge contro l’omofobia, e nei primi mesi del prossimo anno si possa entrare nel vivo della Proposta di modifica della Legge 164/82.
Che al riguardo, voglio ricordare, esistono anche delle interessantissime novità giurisprudenziali, che vanno proprio nella direzione auspicata dalla nostra Proposta di Legge, che affronta vari tempi come l’aggiornamento della Legge sulla riattribuzione anagrafica del nome e del Genere, ma evitando che venga accompagnata dalla rettifica chirurgica degli attributi sessuali: la Giurisprudenza oggi sta dicendo che non deve essere un’imposizione, nei casi in cui non è necessaria l’operazione chirurgica per l’equilibrio psicofisico della persona.
Spero davvero di entrare nel vivo della discussione di questa Legge entro pochissimi mesi, in modo che anche il Parlamento possa adeguarsi a ciò che hanno già stabilito le aule di Tribunale.”
Dunque conferma che entro 6 mesi la Proposta di Legge per la modifica della Legge 164/82 sarà in esame in Parlamento?
“Non è nella mia disponibilità dare date precise, ma io prevedo e mi auguro che entro 6 mesi possa essere in piena discussione questa Proposta di Legge.”.
fonte http://www.mxpress.eu da: Marco Calafiore
In questo articolo http://www.mxpress.eu/?p=35939 ci eravamo occupati dei contenuti della Proposta di Legge, presentata a Napoli il 25 e 26 ottobre scorso al convegno ONIG (Osservatorio Nazionale sull’Identità di Genere), i quali possono essere riassunti in 3 proposte principali:
1. Nessuna necessità di dover affrontare un iter giudiziario per l’autorizzazione all’intervento per il cambio di sesso.
-------------------------------------------------------------
2. Possibilità di cambiare il nome anagrafico effettuando una semplice richiesta al Prefetto, allegando la relazione psichiatrica che certifica lo condizione di “Disforia di genere” (Attualmente è ‘consigliata’ la sterilità chirurgica del soggetto, ossia l’asportazione di pene e testicoli opure ovaie – ndr).
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3. Divieto di interventi chirurgici sui neonati intersessuali (Bambini che alla nascita presentano caratteristiche anatomo-fisiologiche sia maschili che femminili – ndr).
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Nei giorni successivi al convegno abbiamo contattato il Presidente dell’ONIG, Paolo Valerio, il quale si augura che “la Proposta di Legge venga sottoposta quanto prima alla discussione in Parlamento”.
E dunque il Senatore del Movimento 5 Stelle, Bartolomeo Pepe, che proprio al convegno ONIG si era reso disponibile per la creazione di un intergruppo parlamentare che discutesse sull’argomento nel tentativo di anticipare notevolmente i tempi per l’esame parlamentare. Ma lo stesso Pepe, da noi sollecitato alla discussione, ha affermato che, “non essendo il Movimento 5 Stelle nella maggioranza di Governo, è probabile da parte del PD l’accantonamento delle loro proposte.”.
Così, nel tentativo di fare chiarezza ed offrire corretta informazione al riguardo, Mediaxpress ha contattato anche il Senatore Sergio Lo Giudice, del Partito Democratico, autore di una delle Proposte di legge depositate in Senato, per la modifica delle Norme in materia di modificazione dell’attribuzione di sesso.
Lei è al corrente che il Sen. Bartolomeo Pepe, del Movimento 5 Stelle, si è reso disponibile per la creazione di un intergruppo parlamentare per un rapido esame della modifica alle Norme in materia di attribuzione di sesso?
“Sì, ma forse il Sen. Pepe non è a conoscenza che esiste già un intergruppo parlamentare LGBT: è una rete composta da parlamentari impegnati nel promuovere, anche attraverso strumenti legislativi, i diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender.
Tra i componenti di questa rete c’è anche il Sen. Airola e altri senatori del Movimento 5 Stelle, che hanno appunto il compito di monitorare l’andamento di queste Proposte di Legge.
Sicuramente, al momento opportuno, l’intergruppo LGBT si occuperà di questa proposta di modifica alle Norme in materia di attribuzione di sesso, che è una delle tre Proposte di Legge che i gruppi parlamentari del Partito Democratico, SEL e Movimento 5 Stelle hanno presentato.”
Quali sono le altre proposte?
“C’è appunto la Proposta di Legge di modifica della Legge 164/82; c’è quella sull’Omofobia ela Transfobia; e poi il matrimonio civile per le coppie appartenenti allo stesso sesso.”
Lei è un Senatore del PD, il partito di maggioranza di Governo. La sua Proposta di Legge è stata depositata ormai già da tempo, come le altre, ma nonostante siano ottime e già pronte per l’applicazione, non sono ancora in scadenza per la discussione. Perché?
“E’ vero, è un’ottima Proposta di Legge, comune agli altri partiti che ho citato prima. Condivisa ed estesa da una rete di avvocati che fanno riferimento al movimento LGBT, e che ha avuto anche una serie di modifiche, di placet, da parte delle organizzazioni LGBT.
Ma il tema della calendarizzazione riguarda anche la scansione delle Proposte di Legge che ho citato prima: noi oggi siamo alle prese con quella contro l’Omofobia e la Transfobia, che è già stata approvata in una versione insoddisfacente, alla Camera, e che dovrà essere discussa, io mi auguro migliorata e approvata, al Senato. E appena sarà concluso questo percorso, saremo pronti per partire con le altre due proposte: quella sul matrimonio, che in realtà è già stata calendarizzata e c’è già stato un avvio di discussione in Senato; e quella sulla modifica della Legge 164/82 che io mi auguro possa essere discussa subito dopo l’approvazione della Legge sulla Transfobia e l’Omofobia.”
E’ in grado di dare una scadenza temporale?
“E’ sempre molto difficile dare delle date rispetto ai lavori parlamentari. Io ci sono solo da qualche mese, ma ho già capito che sulle previsioni influiscono sempre una serie di variabili. In questo momento il Parlamento è impegnato nella discussione del bilancio e questo rallenta tutto il resto.
Dopo che saranno approvate la Legge di stabilità e il bilancio riprenderà la normalità dei lavori, quindi io mi auguro che molto presto potremmo approvare la Legge contro l’omofobia, e nei primi mesi del prossimo anno si possa entrare nel vivo della Proposta di modifica della Legge 164/82.
Che al riguardo, voglio ricordare, esistono anche delle interessantissime novità giurisprudenziali, che vanno proprio nella direzione auspicata dalla nostra Proposta di Legge, che affronta vari tempi come l’aggiornamento della Legge sulla riattribuzione anagrafica del nome e del Genere, ma evitando che venga accompagnata dalla rettifica chirurgica degli attributi sessuali: la Giurisprudenza oggi sta dicendo che non deve essere un’imposizione, nei casi in cui non è necessaria l’operazione chirurgica per l’equilibrio psicofisico della persona.
Spero davvero di entrare nel vivo della discussione di questa Legge entro pochissimi mesi, in modo che anche il Parlamento possa adeguarsi a ciò che hanno già stabilito le aule di Tribunale.”
Dunque conferma che entro 6 mesi la Proposta di Legge per la modifica della Legge 164/82 sarà in esame in Parlamento?
“Non è nella mia disponibilità dare date precise, ma io prevedo e mi auguro che entro 6 mesi possa essere in piena discussione questa Proposta di Legge.”.
fonte http://www.mxpress.eu da: Marco Calafiore
mercoledì 6 novembre 2013
Lgbt Radio: A Oltre le Differenze si parla di diritti legati all'omogenitorialità, oggi mercoledì 6 novembre alle 21
Nella puntata che andrà in onda mercoledì 6 novembre alle 21 anche un approfondimento sul Florence Queer Festival
Sostituire nella modulistica comunale e scolastica i termini “padre” e “madre” con il più generico “genitore”: buona pratica al passo coi tempi o diritto negato? Sarà argomento della prossima puntata di Oltre le Differenze, il format radiofonico interamente dedicato al mondo gay, lesbico, bisex e trans condotto da Natascia Maesi e Oriana Bottini, in onda mercoledì 6 novembre alle 21, sulle frequenze di Antenna Radio Esse (FM 91.25, 93.20, 93.50 e 99.10) o in diretta online dal sito www.antennaradioesse.it.
Mentre in Italia fa discutere la proposta della Delegata ai diritti civili e alle politiche contro le discriminazioni del comune di Venezia, Camilla Seibezzi, di sostituire i termini “padre e madre” con il termine universale “genitore” nella modulistica di iscrizione all'asilo nido, scelta motivata dal fatto che oggi non esiste più un unico modello di famiglia, in California (USA) si riconosce addirittura la plurigenitorialità, infatti i tribunali sono stati recentemente autorizzati a riconoscere tre o più genitori legali per figlio. Commenteremo queste ed altre notizie con Barbara Baroni, referente toscana di Famiglie Arcobaleno – associazione di genitori omosessuali - nella rubrica “Famiglie come voi”.
Ampio spazio sarà poi dedicato all'11esima edizione del Florence Queer Festival, la rassegna di cinema lgbtqi, e non solo, che ha inizio proprio in questi giorni a Firenze, il ricco programma e le tante collaborazioni saranno presentate dalla co-direttrice artistica Roberta Vannucci dell'associazione Ireos.
Spazio finale come sempre dedicato alle segnalazioni di libri, film e appuntamenti a tema nello scaffale. Per interagire con la redazione del programma: 366 2809050 o redazione.oltreledifferenze@gmail.com. E’ attiva la pagina fan su Facebook e il blog www.oltreledifferenze.wordpress.com .
fonte Redazione OLTRE LE DIFFERENZE
Sostituire nella modulistica comunale e scolastica i termini “padre” e “madre” con il più generico “genitore”: buona pratica al passo coi tempi o diritto negato? Sarà argomento della prossima puntata di Oltre le Differenze, il format radiofonico interamente dedicato al mondo gay, lesbico, bisex e trans condotto da Natascia Maesi e Oriana Bottini, in onda mercoledì 6 novembre alle 21, sulle frequenze di Antenna Radio Esse (FM 91.25, 93.20, 93.50 e 99.10) o in diretta online dal sito www.antennaradioesse.it.
Mentre in Italia fa discutere la proposta della Delegata ai diritti civili e alle politiche contro le discriminazioni del comune di Venezia, Camilla Seibezzi, di sostituire i termini “padre e madre” con il termine universale “genitore” nella modulistica di iscrizione all'asilo nido, scelta motivata dal fatto che oggi non esiste più un unico modello di famiglia, in California (USA) si riconosce addirittura la plurigenitorialità, infatti i tribunali sono stati recentemente autorizzati a riconoscere tre o più genitori legali per figlio. Commenteremo queste ed altre notizie con Barbara Baroni, referente toscana di Famiglie Arcobaleno – associazione di genitori omosessuali - nella rubrica “Famiglie come voi”.
Ampio spazio sarà poi dedicato all'11esima edizione del Florence Queer Festival, la rassegna di cinema lgbtqi, e non solo, che ha inizio proprio in questi giorni a Firenze, il ricco programma e le tante collaborazioni saranno presentate dalla co-direttrice artistica Roberta Vannucci dell'associazione Ireos.
Spazio finale come sempre dedicato alle segnalazioni di libri, film e appuntamenti a tema nello scaffale. Per interagire con la redazione del programma: 366 2809050 o redazione.oltreledifferenze@gmail.com. E’ attiva la pagina fan su Facebook e il blog www.oltreledifferenze.wordpress.com .
fonte Redazione OLTRE LE DIFFERENZE
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Lgbt: "TUTTIDIVERSI" Incontri di formazione a Padova dal 14 novembre al 12 dicembre
“Tuttidiversi” è un progetto ospitato dall’Università di Padova, realizzato da studenti ed ex studenti con l’associazione Antéros LGBTI Padova ed il contributo dell’Azienda Regionale per il Diritto allo Studio Universitario (ESU).
L’obiettivo è quello di affrontare tematiche ancora poco esplorate negli atenei italiani.
CLICCA SULL'IMMAGINE PER PROGRAMMA
Il focus è incentrato sulle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere, a partire dalle quali si discuterà di lavoro, migrazioni, disabilità, famiglie, inclusione sociale, politiche locali e diritti di coppie e singoli, transessualità. Il percorso è patrocinato da Unar (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali presso presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri) ed è supervisionato dalla sociologa Beatrice Gusmano dell’Università di Verona.
Il comitato scientifico è composto inoltre da docenti che si occupano quotidianamente di disuguaglianze sociali: sociologhe, psicologhe, operatrici sociali e giuristi, in alcuni casi anche attivisti.
Si inizia giovedì 14 novembre 2013 alle 17, si prosegue con cadenza settimanale per cinque pomeriggi alla stessa ora.
La sede degli incontri è il Dipartimento di Scienze Chimiche in via Marzolo 1. Aule accessibili ai disabili.
14 Novembre
Educazione al genere e diversity management: interventi contro l’omofobia e la transfobia nei luoghi di studio, di lavoro e nelle amministrazioni pubbliche
Beatrice Gusmano – sociologa , Università di Verona, e Giulia Selmi – sociologa, Università di Trento
21 Novembre
Transessualità e intersessualità. Necessità dei servizi rivolti a persone transessuali e intersessuali
Laura Sebastio e Daniela Pompili, SAT (Sportello accoglienza trans, Verona)
Michela Balocchi – sociologa, Azienda Ospedaliera Universitaria di Careggi (Firenze)
28 Novembre
Disabilità e sessualità: stereotipi, pregiudizi, possibilità, risorse
Priscilla Berardi – medico, psicoterapeuta
5 Dicembre
Discriminazione negli ambienti sportivi
Mauro Valeri – sociologo, responsabile dell’Osservatorio su razzismo e antirazzismo nel calcio
Migranti LGBT: quali diritti e quali opportunità?
Simone Rossi – avvocato, Rete Lenford (Avvocatura per i diritti lgbti), Asgi (Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione)
12 Dicembre
Pluralità delle forme di famiglia
Ilaria Trivellato – referente per l’Emilia Romagna di Famiglie Arcobaleno, associazione genitori omosessuali
Presso: Dipartimento di Scienze Chimiche, via Marzolo 1, ore 17:00
Se vuoi, scarica il volantino con il programma degli incontri qui:
http://www.anterospadova.it/wp-content/uploads/2013/10/TUTTIDIVERSI_Programma_incontri.png
O il programma con la presentazione completa in formato PDF:
http://www.anterospadova.it/wp-content/uploads/2013/10/TUTTIDIVERSI_Programma_incontri.png
“Tuttidiversi” rientra nelle attività sovvenzionate dall’Esu per gli studenti di tutte le facoltà, inclusi Conservatori e scuole per interpreti e traduttori.
E’ comunque aperto a chiunque voglia partecipare, ed è gratuito.
E’ preferibile iscriversi compilando il form disponibile qui: form di iscrizione
Per informazioni: Chiara Zanini, formazione2013@anterospadova.it
NOTE SUI DOCENTI
La supervisione del progetto è affidata a Beatrice Gusmano, assegnista di ricerca all’Università di Verona, che come sociologa si occupa di diversità al lavoro, di politiche pubbliche a tematica LGBTQ, di educazione al genere.
E’ componente del Centro Interdisciplinare per gli studi di genere dell’Università di Trento e ha vinto nel 2009 il Premio Maria Baiocchi per la migliori tesi di dottorato in studi LGBT. Per AHEAD (progetto europeo sulle politiche locali a tematica lgbt, 2011) e UNAR (2011/2012) ha raccolto e analizzato le buone prassi contro la discriminazione per orientamento sessuale e identità di genere adottate sia a livello nazionale che internazionale. E’ inoltre co-curatrice, con Tiziana Mangarella, di un manuale contro il bullismo omofobico, in corso di pubblicazione (Edizioni La Meridiana, 2014).
Giulia Selmi ha ottenuto il titolo di Dottoressa di ricerca in Sociologia e Ricerca Sociale all’Università di Trento, dove fa parte del direttivo del Centro di Studi Interdisciplinari di Genere. È socia fondatrice dell’Associazione “Il Progetto Alice” che si occupa di promuovere progetti di educazione al genere rivolti a insegnanti, studenti e studentesse. Con Silvia Leonelli ha di recente pubblicato Genere, corpi e televisione. Sguardi di adolescenti (Edizioni ETS, 2013).
Michela Balocchi, dottoressa di ricerca in Sociologia e Sociologia politica, è docente presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria di Careggi. Fa parte del Centro di ricerca Politesse dell’Università di Verona. Ha contribuito alla fondazione di Intersexioni ed è responsabile dell’omonimo sito.
Laura Sebastio, filosofa e counselor, si occupa da diversi anni di educazione di genere e percorsi sull’identità sessuale nelle scuole. Ha preso parte nel novembre 2011 all’avvio del servizio accoglienza trans del circolo Pink di Verona presso il quale svolge regolarmente colloqui e conduce il gruppo di auto-aiuto.
Daniela Pompili è un’attivista transessuale che da alcuni anni svolge attività di aiuto e ascolto per persone trans. E’ tra le fondatrici del SAT (Sportello Accoglienza Trans) di Verona.
Priscilla Berardi è medico, psicoterapeuta e formatrice. Ha partecipato a numerosi progetti di ricerca psicosociale. è tra gli autori di un documentario su sessualità, affettività e disabilità (www.sessoamoredisabilita.it) e di una ricerca nazionale su omosessualità e disabilità: www.priscillaberardi.it/images/Identità_ad_ostacoli_Report_finale.pdf
Mauro Valeri, sociologo, psicoterapeuta e funzionario dell’Unar (Ufficio della Presidenza del Consiglio dei Ministri per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni fondate sulla razza o sull’origine etnica) , èresponsabile dell’Osservatorio su razzismo e antirazzismo nel calcio e ha diretto l’Osservatorio nazionale sulla xenofobia. Sul legame tra calcio e razzismo ha scritto diversi libri. Nel 2012 ha pubblicato Stare ai giochi (edizioni Odradek, 2012), in cui racconta storie di discriminazione verso donne, neri, disabili, transessuali, intersessuali e musulmani nel mondo dello sport.
Simone Rossi, avvocato, è socio di Rete Lenford (associazione Avvocatura per i diritti lgbt) e Asgi (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione). è un formatore esperto in materia di protezione internazionale dei migranti in relazione al loro orientamento sessuale e alla loro identità di genere. Ha partecipato alla ricerca internazionale Fleeing Homophobia: www.retelenford.it/sites/retelenford.it/files/Report-FH.pdf
Ilaria Trivellato è un’attivista LGBT, referente per l’Emilia Romagna di Famiglie Arcobaleno (Associazione Genitori Omosessuali), per la quale ha organizzato numerosi incontri nelle scuole (dai nidi all’università), tenuto corsi di formazione e curato progetti come laboratori per bambini sui ruoli di genere e rassegne di teatro per bambini sui temi LGBT.
fonte http://www.anterospadova.it
L’obiettivo è quello di affrontare tematiche ancora poco esplorate negli atenei italiani.
CLICCA SULL'IMMAGINE PER PROGRAMMA
Il focus è incentrato sulle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere, a partire dalle quali si discuterà di lavoro, migrazioni, disabilità, famiglie, inclusione sociale, politiche locali e diritti di coppie e singoli, transessualità. Il percorso è patrocinato da Unar (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali presso presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri) ed è supervisionato dalla sociologa Beatrice Gusmano dell’Università di Verona.
Il comitato scientifico è composto inoltre da docenti che si occupano quotidianamente di disuguaglianze sociali: sociologhe, psicologhe, operatrici sociali e giuristi, in alcuni casi anche attivisti.
Si inizia giovedì 14 novembre 2013 alle 17, si prosegue con cadenza settimanale per cinque pomeriggi alla stessa ora.
La sede degli incontri è il Dipartimento di Scienze Chimiche in via Marzolo 1. Aule accessibili ai disabili.
14 Novembre
Educazione al genere e diversity management: interventi contro l’omofobia e la transfobia nei luoghi di studio, di lavoro e nelle amministrazioni pubbliche
Beatrice Gusmano – sociologa , Università di Verona, e Giulia Selmi – sociologa, Università di Trento
21 Novembre
Transessualità e intersessualità. Necessità dei servizi rivolti a persone transessuali e intersessuali
Laura Sebastio e Daniela Pompili, SAT (Sportello accoglienza trans, Verona)
Michela Balocchi – sociologa, Azienda Ospedaliera Universitaria di Careggi (Firenze)
28 Novembre
Disabilità e sessualità: stereotipi, pregiudizi, possibilità, risorse
Priscilla Berardi – medico, psicoterapeuta
5 Dicembre
Discriminazione negli ambienti sportivi
Mauro Valeri – sociologo, responsabile dell’Osservatorio su razzismo e antirazzismo nel calcio
Migranti LGBT: quali diritti e quali opportunità?
Simone Rossi – avvocato, Rete Lenford (Avvocatura per i diritti lgbti), Asgi (Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione)
12 Dicembre
Pluralità delle forme di famiglia
Ilaria Trivellato – referente per l’Emilia Romagna di Famiglie Arcobaleno, associazione genitori omosessuali
Presso: Dipartimento di Scienze Chimiche, via Marzolo 1, ore 17:00
Se vuoi, scarica il volantino con il programma degli incontri qui:
http://www.anterospadova.it/wp-content/uploads/2013/10/TUTTIDIVERSI_Programma_incontri.png
O il programma con la presentazione completa in formato PDF:
http://www.anterospadova.it/wp-content/uploads/2013/10/TUTTIDIVERSI_Programma_incontri.png
“Tuttidiversi” rientra nelle attività sovvenzionate dall’Esu per gli studenti di tutte le facoltà, inclusi Conservatori e scuole per interpreti e traduttori.
E’ comunque aperto a chiunque voglia partecipare, ed è gratuito.
E’ preferibile iscriversi compilando il form disponibile qui: form di iscrizione
Per informazioni: Chiara Zanini, formazione2013@anterospadova.it
NOTE SUI DOCENTI
La supervisione del progetto è affidata a Beatrice Gusmano, assegnista di ricerca all’Università di Verona, che come sociologa si occupa di diversità al lavoro, di politiche pubbliche a tematica LGBTQ, di educazione al genere.
E’ componente del Centro Interdisciplinare per gli studi di genere dell’Università di Trento e ha vinto nel 2009 il Premio Maria Baiocchi per la migliori tesi di dottorato in studi LGBT. Per AHEAD (progetto europeo sulle politiche locali a tematica lgbt, 2011) e UNAR (2011/2012) ha raccolto e analizzato le buone prassi contro la discriminazione per orientamento sessuale e identità di genere adottate sia a livello nazionale che internazionale. E’ inoltre co-curatrice, con Tiziana Mangarella, di un manuale contro il bullismo omofobico, in corso di pubblicazione (Edizioni La Meridiana, 2014).
Giulia Selmi ha ottenuto il titolo di Dottoressa di ricerca in Sociologia e Ricerca Sociale all’Università di Trento, dove fa parte del direttivo del Centro di Studi Interdisciplinari di Genere. È socia fondatrice dell’Associazione “Il Progetto Alice” che si occupa di promuovere progetti di educazione al genere rivolti a insegnanti, studenti e studentesse. Con Silvia Leonelli ha di recente pubblicato Genere, corpi e televisione. Sguardi di adolescenti (Edizioni ETS, 2013).
Michela Balocchi, dottoressa di ricerca in Sociologia e Sociologia politica, è docente presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria di Careggi. Fa parte del Centro di ricerca Politesse dell’Università di Verona. Ha contribuito alla fondazione di Intersexioni ed è responsabile dell’omonimo sito.
Laura Sebastio, filosofa e counselor, si occupa da diversi anni di educazione di genere e percorsi sull’identità sessuale nelle scuole. Ha preso parte nel novembre 2011 all’avvio del servizio accoglienza trans del circolo Pink di Verona presso il quale svolge regolarmente colloqui e conduce il gruppo di auto-aiuto.
Daniela Pompili è un’attivista transessuale che da alcuni anni svolge attività di aiuto e ascolto per persone trans. E’ tra le fondatrici del SAT (Sportello Accoglienza Trans) di Verona.
Priscilla Berardi è medico, psicoterapeuta e formatrice. Ha partecipato a numerosi progetti di ricerca psicosociale. è tra gli autori di un documentario su sessualità, affettività e disabilità (www.sessoamoredisabilita.it) e di una ricerca nazionale su omosessualità e disabilità: www.priscillaberardi.it/images/Identità_ad_ostacoli_Report_finale.pdf
Mauro Valeri, sociologo, psicoterapeuta e funzionario dell’Unar (Ufficio della Presidenza del Consiglio dei Ministri per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni fondate sulla razza o sull’origine etnica) , èresponsabile dell’Osservatorio su razzismo e antirazzismo nel calcio e ha diretto l’Osservatorio nazionale sulla xenofobia. Sul legame tra calcio e razzismo ha scritto diversi libri. Nel 2012 ha pubblicato Stare ai giochi (edizioni Odradek, 2012), in cui racconta storie di discriminazione verso donne, neri, disabili, transessuali, intersessuali e musulmani nel mondo dello sport.
Simone Rossi, avvocato, è socio di Rete Lenford (associazione Avvocatura per i diritti lgbt) e Asgi (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione). è un formatore esperto in materia di protezione internazionale dei migranti in relazione al loro orientamento sessuale e alla loro identità di genere. Ha partecipato alla ricerca internazionale Fleeing Homophobia: www.retelenford.it/sites/retelenford.it/files/Report-FH.pdf
Ilaria Trivellato è un’attivista LGBT, referente per l’Emilia Romagna di Famiglie Arcobaleno (Associazione Genitori Omosessuali), per la quale ha organizzato numerosi incontri nelle scuole (dai nidi all’università), tenuto corsi di formazione e curato progetti come laboratori per bambini sui ruoli di genere e rassegne di teatro per bambini sui temi LGBT.
fonte http://www.anterospadova.it
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lunedì 4 novembre 2013
Lgbt: “La Metamorfosi” 1° Concorso di pittura estemporanea a tema per TDOR Lecce, III edizione
“La Metamorfosi” 1° concorso di pittura estemporanea a tema Il 19 novembre 2013 Chiostro Accademia Belle Arti Via G. Libertini, 3 – Lecce
Il 20 novembre è celebrato in tutto il mondo come TDoR , Transgender Day of Remembrance , Giornata internazionale di commemorazione delle vittime della transfobia.
La celebrazione di questa giornata, proposta da AGEDO LECCE e giunta alla sua terza edizione - con testimonianze ed esperti, in un incontro-dibattito con la cittadinanza - rappresenta attualmente una delle poche occasioni sul territorio per diffondere una informazione corretta e per ascoltare e approfondire dal vivo temi che vengono percepiti ancora come un tabù molto forte.
Il nodo tematico del TDoR 2013 a Lecce sarà “le relazioni affettive e famigliari delle persone trans” .
Nell’iniziativa di questo anno, organizzata in collaborazione con il CSVSalento, con il Comune di Lecce - Assessorato alle Politiche Giovanili e con l’Accademia di Belle Arti di Lecce , si inserisce l’estemporanea “ La Metamorfosi”, un tema che può stimolare ed avvicinare pubblico e artisti ad un argomento tanto ampio quanto classico, tanto simbolico quanto reale che richiami, anche metaforicamente, un aspetto della complessità e della delicatezza della condizione delle persone trans, oltre a rappresentare un momento culturale vivo per la città.
REGOLAMENTO
Art. 1. Il concorso è gratuito e aperto a tutti gli artisti italiani e stranieri o semplici amatori della pittura , di qualsiasi tendenza artistica e tecnica, purché pittorica. I concorrenti dovranno essere muniti, a proprie cura e spesa, di tutti i mezzi per l’esecuzione dell’opera. E’ consentito adottare tecnica libera su supporto libero che dovrà essere munito di attaccaglia e non superare la misura massima di cm100xcm100, salvo deroghe espressamente autorizzate dall’organizzazione.
Art. 2. L’iscrizione e la timbratura del supporto saranno formalizzate il giorno dell’estemporanea all’apertura della stessa, a partire dalle ore 8.30, compilando e consegnando l’apposito modulo. Chiusura iscrizioni ore 12.00. Le opere dovranno essere eseguite esclusivamente nel luogo dell’estemporanea e consegnate entro le ore 17.00 Quelle prive di timbro non saranno ritenute valide ai fini della premiazione.
Art. 3. Le opere saranno esposte in Accademia fino a data da comunicare. Alcune opere selezionate dalla commissione, verranno esposte nella Sala Open Space- Palazzo Carafa, in piazza S. Oronzo da mercoledì 20 novembre 2013 alla domenica successiva. Tra queste, la commissione di esperti ne premierà tre nel corso della serata del 20 novembre, durante l’incontro con la cittadinanza per la celebrazione del TDoR che si terrà dalle ore 17.00 alle 20.00. Le opere non ritirate s’intendono donate all’organizzazione che potrà utilizzarle esclusivamente per scopi benefici o per i soli scopi associativi.
Art. 4. Le opere verranno giudicate da una commissione di esperti nel campo pittorico ed artistico, la cui composizione sarà resa nota il giorno della premiazione. La giuria stilerà la graduatoria finale con giudizio insindacabile, inappellabile e definitivo.
Art. 5. Pur garantendo la massima sorveglianza, gli organizzatori non rispondono di furto, incendio o danni causati alle opere prima, durante e dopo la premiazione, l’esposizione e durante il trasporto. Inoltre, si declina ogni responsabilità per incidenti che dovessero verificarsi a cose o a persone all’interno della struttura nella quale si svolge la manifestazione.
Art.6 . Gli studenti dell’Accademia avranno un punto di credito formativo e l’esonero dalle lezioni del giorno dell’estemporanea. A tutti i partecipanti verrà consegnato un attestato di partecipazione.
Art. 7.L’organizzazione si riserva il diritto di utilizzare le immagini delle opere realizzate, citando i nomi degli autori, per le attività connesse alla promozione delle iniziative dell’associazione AGEDO LECCE
info e adesioni: visualart_mv@libero.it - 347 3331371
fonte https://www.facebook.com/events/567610323310620/?source=1
Il 20 novembre è celebrato in tutto il mondo come TDoR , Transgender Day of Remembrance , Giornata internazionale di commemorazione delle vittime della transfobia.
La celebrazione di questa giornata, proposta da AGEDO LECCE e giunta alla sua terza edizione - con testimonianze ed esperti, in un incontro-dibattito con la cittadinanza - rappresenta attualmente una delle poche occasioni sul territorio per diffondere una informazione corretta e per ascoltare e approfondire dal vivo temi che vengono percepiti ancora come un tabù molto forte.
Il nodo tematico del TDoR 2013 a Lecce sarà “le relazioni affettive e famigliari delle persone trans” .
Nell’iniziativa di questo anno, organizzata in collaborazione con il CSVSalento, con il Comune di Lecce - Assessorato alle Politiche Giovanili e con l’Accademia di Belle Arti di Lecce , si inserisce l’estemporanea “ La Metamorfosi”, un tema che può stimolare ed avvicinare pubblico e artisti ad un argomento tanto ampio quanto classico, tanto simbolico quanto reale che richiami, anche metaforicamente, un aspetto della complessità e della delicatezza della condizione delle persone trans, oltre a rappresentare un momento culturale vivo per la città.
REGOLAMENTO
Art. 1. Il concorso è gratuito e aperto a tutti gli artisti italiani e stranieri o semplici amatori della pittura , di qualsiasi tendenza artistica e tecnica, purché pittorica. I concorrenti dovranno essere muniti, a proprie cura e spesa, di tutti i mezzi per l’esecuzione dell’opera. E’ consentito adottare tecnica libera su supporto libero che dovrà essere munito di attaccaglia e non superare la misura massima di cm100xcm100, salvo deroghe espressamente autorizzate dall’organizzazione.
Art. 2. L’iscrizione e la timbratura del supporto saranno formalizzate il giorno dell’estemporanea all’apertura della stessa, a partire dalle ore 8.30, compilando e consegnando l’apposito modulo. Chiusura iscrizioni ore 12.00. Le opere dovranno essere eseguite esclusivamente nel luogo dell’estemporanea e consegnate entro le ore 17.00 Quelle prive di timbro non saranno ritenute valide ai fini della premiazione.
Art. 3. Le opere saranno esposte in Accademia fino a data da comunicare. Alcune opere selezionate dalla commissione, verranno esposte nella Sala Open Space- Palazzo Carafa, in piazza S. Oronzo da mercoledì 20 novembre 2013 alla domenica successiva. Tra queste, la commissione di esperti ne premierà tre nel corso della serata del 20 novembre, durante l’incontro con la cittadinanza per la celebrazione del TDoR che si terrà dalle ore 17.00 alle 20.00. Le opere non ritirate s’intendono donate all’organizzazione che potrà utilizzarle esclusivamente per scopi benefici o per i soli scopi associativi.
Art. 4. Le opere verranno giudicate da una commissione di esperti nel campo pittorico ed artistico, la cui composizione sarà resa nota il giorno della premiazione. La giuria stilerà la graduatoria finale con giudizio insindacabile, inappellabile e definitivo.
Art. 5. Pur garantendo la massima sorveglianza, gli organizzatori non rispondono di furto, incendio o danni causati alle opere prima, durante e dopo la premiazione, l’esposizione e durante il trasporto. Inoltre, si declina ogni responsabilità per incidenti che dovessero verificarsi a cose o a persone all’interno della struttura nella quale si svolge la manifestazione.
Art.6 . Gli studenti dell’Accademia avranno un punto di credito formativo e l’esonero dalle lezioni del giorno dell’estemporanea. A tutti i partecipanti verrà consegnato un attestato di partecipazione.
Art. 7.L’organizzazione si riserva il diritto di utilizzare le immagini delle opere realizzate, citando i nomi degli autori, per le attività connesse alla promozione delle iniziative dell’associazione AGEDO LECCE
info e adesioni: visualart_mv@libero.it - 347 3331371
fonte https://www.facebook.com/events/567610323310620/?source=1
Firenze: Istituto Miller "DISFORIA DI GENERE Terapia Cognitivo-Comportamentale (TCC) e disturbo dell’identità di genere"
Secondo i manuali internazionali la disforia di genere, quadro piuttosto raro ma che produce forti sofferenze in chi lo presenta, si manifesta con i seguenti criteri sintomatici.
1) Una forte e persistente identificazione col sesso opposto. Negli adolescenti e negli adulti, ciò si manifesta con sintomi come desiderio dichiarato di essere dell’altro sesso, farsi passare spesso per un membro dell’altro sesso, desiderio di vivere o di essere trattato come un membro dell’altro sesso, oppure la convinzione di avere sentimenti e reazioni tipici dell’altro sesso.
----------------------------------------------------------------------
2) Persistente malessere riguardo al proprio sesso o senso di estraneità riguardo al ruolo sessuale del proprio sesso. Negli adolescenti e negli adulti, l’anomalia si manifesta con sintomi come preoccupazione di sbarazzarsi delle proprie caratteristiche sessuali primarie o secondarie (per es., richiesta di ormoni, interventi chirurgici, o altre procedure per alterare fisicamente le proprie caratteristiche sessuali, in modo da assumere l’aspetto di un membro del sesso opposto) o convinzione di essere nati del sesso sbagliato.
-----------------------------------------------------------------------
3) L’anomalia non è concomitante con una condizione fisica intersessuale.
-----------------------------------------------------------------------
4) L’anomalia causa disagio clinicamente significativo o compromissione dell’area sociale, lavorativa, o di altre aree importanti del funzionamento.
-----------------------------------------------------------------------
Le persone che presentano tale condizione in genere vengono accompagnate con un attento sostegno psicologico, medico e legale (occorre un decreto di un giudice che permetta la riattribuzione chirurgica di sesso) a un intervento chirurgico mirato a trasformare il più possibile le caratteristiche fisiche e sessuali della persona nella direzione del sesso opposto, relativamente al quale vi è una forte identificazione, che non concorda, come si è detto, col sesso biologico dell’individuo.
L’interento chirurgico è molto complesso e impegnativo e richiede un’équipe specializzata. Esso si effettua nel modo seguente:
Nei maschi: pretrattamento ormonale (antiandrogeni ed estrogeni); svuotamento dei corpi cavernosi, ablazione dei testicoli, creazione di una neovagina con introflessione della cute peniena e parte dello scroto; il glande conservato può essere posto a formare una sorta di collo dell’utero o un neo-clitoride; lo scroto viene utilizzato per formare le grandi labbra; inserimento di protesi ai seni.
Nelle femmine: pretrattamento ormonale (androgeni); mastectomia (eliminazione dei seni), riposizionamento dei capezzoli; ablazione utero, ovaie e salpingi; creazione di un neopene con varie tecniche (come lembi liberi dall’avambraccio) e di neouretra; con le grandi labbra si crea uno neoscroto; eventuale inserimento di protesi idrauliche per ottenere l’erezione.
Dopo l’intervento il transessuale, cioè la persona che effettuato la riattribuzione chirurgica di sesso, deve assumere per tutta la vita ormoni tipici dell’altro sesso, per mantenere le caratteristiche fisiche tipiche.
Unità per le Identità di Genere Atipiche in Età Evolutiva
Istituto Miller (Sede di Firenze) Viale dei Mille, 98 - 50131- Firenze
www.istitutomiller.it 055/2001723 - 349/7534967
E-mail: identitadigenere@istitutomiller.it
IDENTITÀ DI GENERE ATIPICHE IN ETÀ EVOLUTIVA
L'identità di genere rappresenta una dimensione dell'identità sessuale e fa riferimento al persistente senso di sé all'interno del continuum tra maschile e femminile (o eventualmente altre forme di espressione del proprio Sé sessuato).
Lo sviluppo dell'identità di genere non sempre è in accordo con il sesso biologico e si può accompagnare a un marcato disagio (disforia di genere) rispetto al genere attribuito alla nascita, che a sua volta può influenzare varie aree del funzionamento psicologico e sociale del bambino/adolescente con diversi esiti possibili.
Un bambino/adolescente può non sentirsi a proprio agio con il suo corpo e/o desiderare di appartenere a un'altra espressione di genere.
La maggioranza dei bambini tra i 4 e i 12 anni che sono confusi riguardo al proprio genere probabilmente risolverà tali dubbi nella pubertà e solo una piccola parte manterrà la disforia di genere. La disforia di genere in adolescenza è invece caratterizzata da una minore plasticità.
QUANDO E PERCHÉ CHIEDERE AIUTO?
Bambini e adolescenti che vivono un’incongruenza fra il genere che sentono maggiormente proprio e quello loro attribuito alla nascita possono trovarsi ad affrontare non solo conflitti interiori, ma anche l'incomprensione da parte di famiglia, amici e insegnanti, avendo difficoltà a esprimersi liberamente, con conseguente senso d’insicurezza e abbassamento dell'autostima.
Alcuni bambini/adolescenti in tale situazione si chiudono completamente in se stessi; altri al contrario diventano incontenibili e facilmente irritabili.
Inoltre, sono frequentemente vittime di bullismo, in particolare di tipo omofobico.
È importante chiedere aiuto quando il bambino/adolescente mostra dubbi da molto tempo e se tale condizione comporta un disagio significativo con compromissione del suo benessere psicologico e sociale.
LA VALUTAZIONE PSICODIAGNOSTICA E IL TRATTAMENTO
La valutazione e il trattamento di bambini e adolescenti con identità di genere atipiche da noi proposti sono impostati sulla base del modello di lavoro della clinica universitaria di Amsterdam Kennis- en Zorgcentrum voor Genderdysforie (centro di riferimento a livello europeo) e sono caratterizzati da un approccio multidimensionale che si fonda sugli Standards of Care elaborati dalla World Professional Association for Transgender Health.
L’impostazione olandese rappresenta un modello pionieristico nel campo, come dimostrano le numerose pubblicazioni scientifiche in merito, con lo specifico intento di lavorare secondo un protocollo condiviso e coordinato a livello nazionale e internazionale, che sia in grado di rispondere alle richieste sempre più frequentemente emergenti in tali fasce d'età.
Nello specifico, sono previste fasi opportunamente strutturate e differenziate in base all'età e alle esigenze del singolo caso:
• Assessment psicologico • Valutazione medica • Eventuale psicoterapia
• Esperienza di vita reale • Somministrazione di GnRH analoghi • Terapia ormonale cross-sex
ALTRE ATTIVITÀ
- Incontri di gruppo psico-educazionali e di sostegno per adolescenti con identità di genere atipica.
- Incontri di gruppo psico-educazionali e di sostegno con le famiglie, gli insegnanti e le figure mediche di riferimento.
- Corsi di formazione e workshop per enti, strutture socio-sanitarie e scuole.
- Attività di ricerca e produzione di materiale scientifico e divulgativo, in stretta collaborazione con il centro clinico universitario di Amsterdam.
È possibile prenotare un incontro informativo gratuito telefonando al numero 055/2001723 o 349/7534967, oppure inviando una e-mail a identitadigenere@istitutomiller.it
IL TEAM
Prof. Davide Dèttore,
Università degli Studi di Firenze,
Presidente dell'Istituto Miller
----------------------------------
Dott.ssa Jiska Ristori
Psicologa e psicoterapeuta
----------------------------------
Dott.ssa Silvia Villani
Psicologa e psicoterapeuta
----------------------------------
Dott. Paolo Antonelli
Psicologo
----------------------------------
Dott.ssa Elisa Bandini
Medico, specialista in psichiatria
----------------------------------
Dott.ssa Alessandra Fisher
Medico, specialista in endocrinologia
--------------------------------------
L’Unità si avvale della collaborazione di diversi specialisti in ambito clinico e socio-sanitario, tra cui Prof. Peggy Cohen-Kettenis, Dr. Annelou de Vries e Dr. Thomas Steensma del Kennis- en Zorgcentrum voor Genderdysforie del VU University Medical Center di Amsterdam, e dell'Associazione IREOS - Centro servizi autogestito per la comunità queer di Firenze (http://www.ireos.org).
fonte: www.istitutomiller.it
1) Una forte e persistente identificazione col sesso opposto. Negli adolescenti e negli adulti, ciò si manifesta con sintomi come desiderio dichiarato di essere dell’altro sesso, farsi passare spesso per un membro dell’altro sesso, desiderio di vivere o di essere trattato come un membro dell’altro sesso, oppure la convinzione di avere sentimenti e reazioni tipici dell’altro sesso.
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2) Persistente malessere riguardo al proprio sesso o senso di estraneità riguardo al ruolo sessuale del proprio sesso. Negli adolescenti e negli adulti, l’anomalia si manifesta con sintomi come preoccupazione di sbarazzarsi delle proprie caratteristiche sessuali primarie o secondarie (per es., richiesta di ormoni, interventi chirurgici, o altre procedure per alterare fisicamente le proprie caratteristiche sessuali, in modo da assumere l’aspetto di un membro del sesso opposto) o convinzione di essere nati del sesso sbagliato.
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3) L’anomalia non è concomitante con una condizione fisica intersessuale.
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4) L’anomalia causa disagio clinicamente significativo o compromissione dell’area sociale, lavorativa, o di altre aree importanti del funzionamento.
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Le persone che presentano tale condizione in genere vengono accompagnate con un attento sostegno psicologico, medico e legale (occorre un decreto di un giudice che permetta la riattribuzione chirurgica di sesso) a un intervento chirurgico mirato a trasformare il più possibile le caratteristiche fisiche e sessuali della persona nella direzione del sesso opposto, relativamente al quale vi è una forte identificazione, che non concorda, come si è detto, col sesso biologico dell’individuo.
L’interento chirurgico è molto complesso e impegnativo e richiede un’équipe specializzata. Esso si effettua nel modo seguente:
Nei maschi: pretrattamento ormonale (antiandrogeni ed estrogeni); svuotamento dei corpi cavernosi, ablazione dei testicoli, creazione di una neovagina con introflessione della cute peniena e parte dello scroto; il glande conservato può essere posto a formare una sorta di collo dell’utero o un neo-clitoride; lo scroto viene utilizzato per formare le grandi labbra; inserimento di protesi ai seni.
Nelle femmine: pretrattamento ormonale (androgeni); mastectomia (eliminazione dei seni), riposizionamento dei capezzoli; ablazione utero, ovaie e salpingi; creazione di un neopene con varie tecniche (come lembi liberi dall’avambraccio) e di neouretra; con le grandi labbra si crea uno neoscroto; eventuale inserimento di protesi idrauliche per ottenere l’erezione.
Dopo l’intervento il transessuale, cioè la persona che effettuato la riattribuzione chirurgica di sesso, deve assumere per tutta la vita ormoni tipici dell’altro sesso, per mantenere le caratteristiche fisiche tipiche.
Unità per le Identità di Genere Atipiche in Età Evolutiva
Istituto Miller (Sede di Firenze) Viale dei Mille, 98 - 50131- Firenze
www.istitutomiller.it 055/2001723 - 349/7534967
E-mail: identitadigenere@istitutomiller.it
IDENTITÀ DI GENERE ATIPICHE IN ETÀ EVOLUTIVA
L'identità di genere rappresenta una dimensione dell'identità sessuale e fa riferimento al persistente senso di sé all'interno del continuum tra maschile e femminile (o eventualmente altre forme di espressione del proprio Sé sessuato).
Lo sviluppo dell'identità di genere non sempre è in accordo con il sesso biologico e si può accompagnare a un marcato disagio (disforia di genere) rispetto al genere attribuito alla nascita, che a sua volta può influenzare varie aree del funzionamento psicologico e sociale del bambino/adolescente con diversi esiti possibili.
Un bambino/adolescente può non sentirsi a proprio agio con il suo corpo e/o desiderare di appartenere a un'altra espressione di genere.
La maggioranza dei bambini tra i 4 e i 12 anni che sono confusi riguardo al proprio genere probabilmente risolverà tali dubbi nella pubertà e solo una piccola parte manterrà la disforia di genere. La disforia di genere in adolescenza è invece caratterizzata da una minore plasticità.
QUANDO E PERCHÉ CHIEDERE AIUTO?
Bambini e adolescenti che vivono un’incongruenza fra il genere che sentono maggiormente proprio e quello loro attribuito alla nascita possono trovarsi ad affrontare non solo conflitti interiori, ma anche l'incomprensione da parte di famiglia, amici e insegnanti, avendo difficoltà a esprimersi liberamente, con conseguente senso d’insicurezza e abbassamento dell'autostima.
Alcuni bambini/adolescenti in tale situazione si chiudono completamente in se stessi; altri al contrario diventano incontenibili e facilmente irritabili.
Inoltre, sono frequentemente vittime di bullismo, in particolare di tipo omofobico.
È importante chiedere aiuto quando il bambino/adolescente mostra dubbi da molto tempo e se tale condizione comporta un disagio significativo con compromissione del suo benessere psicologico e sociale.
LA VALUTAZIONE PSICODIAGNOSTICA E IL TRATTAMENTO
La valutazione e il trattamento di bambini e adolescenti con identità di genere atipiche da noi proposti sono impostati sulla base del modello di lavoro della clinica universitaria di Amsterdam Kennis- en Zorgcentrum voor Genderdysforie (centro di riferimento a livello europeo) e sono caratterizzati da un approccio multidimensionale che si fonda sugli Standards of Care elaborati dalla World Professional Association for Transgender Health.
L’impostazione olandese rappresenta un modello pionieristico nel campo, come dimostrano le numerose pubblicazioni scientifiche in merito, con lo specifico intento di lavorare secondo un protocollo condiviso e coordinato a livello nazionale e internazionale, che sia in grado di rispondere alle richieste sempre più frequentemente emergenti in tali fasce d'età.
Nello specifico, sono previste fasi opportunamente strutturate e differenziate in base all'età e alle esigenze del singolo caso:
• Assessment psicologico • Valutazione medica • Eventuale psicoterapia
• Esperienza di vita reale • Somministrazione di GnRH analoghi • Terapia ormonale cross-sex
ALTRE ATTIVITÀ
- Incontri di gruppo psico-educazionali e di sostegno per adolescenti con identità di genere atipica.
- Incontri di gruppo psico-educazionali e di sostegno con le famiglie, gli insegnanti e le figure mediche di riferimento.
- Corsi di formazione e workshop per enti, strutture socio-sanitarie e scuole.
- Attività di ricerca e produzione di materiale scientifico e divulgativo, in stretta collaborazione con il centro clinico universitario di Amsterdam.
È possibile prenotare un incontro informativo gratuito telefonando al numero 055/2001723 o 349/7534967, oppure inviando una e-mail a identitadigenere@istitutomiller.it
IL TEAM
Prof. Davide Dèttore,
Università degli Studi di Firenze,
Presidente dell'Istituto Miller
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Dott.ssa Jiska Ristori
Psicologa e psicoterapeuta
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Dott.ssa Silvia Villani
Psicologa e psicoterapeuta
----------------------------------
Dott. Paolo Antonelli
Psicologo
----------------------------------
Dott.ssa Elisa Bandini
Medico, specialista in psichiatria
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Dott.ssa Alessandra Fisher
Medico, specialista in endocrinologia
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L’Unità si avvale della collaborazione di diversi specialisti in ambito clinico e socio-sanitario, tra cui Prof. Peggy Cohen-Kettenis, Dr. Annelou de Vries e Dr. Thomas Steensma del Kennis- en Zorgcentrum voor Genderdysforie del VU University Medical Center di Amsterdam, e dell'Associazione IREOS - Centro servizi autogestito per la comunità queer di Firenze (http://www.ireos.org).
fonte: www.istitutomiller.it
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