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lunedì 8 luglio 2024

Scienza: Mytho, il nuovo gene anti-età che aiuta a invecchiare in salute. Frutto di una ricerca durata nove anni e guidata da italiani

Aiuta a invecchiare in salute e migliora la qualità della vita il nuovo gene anti-età chiamato Mytho, scoperto grazie a una ricerca internazionale durata 9 anni e guidata dall'Università di Padova.

Allo studio, pubblicato sul Journal of Clinical Investigation hanno contribuito l'Università di Bologna, l'Istituto Telethon di Genetica e Medicina di Pozzuoli e l'Istituto Superiore di Sanità di Roma.

Gli esperimenti fatti sul verme Caenorhabditis Elegans, un modello animale molto usato nei laboratori di genetica di tutto il mondo, indicano che spegnendo questo gene le cellule invecchiano precocemente e si accorcia la vita; attivandolo, invece, si riesce a mantenere più a lungo un buono stato di salute.

"Tutto è cominciato con una ricerca informatica per identificare nel genoma umano potenziali geni ancora sconosciuti", racconta Anais Franco Romero, prima autrice insieme a Valeria Morbidoni dello studio coordinato da Marco Sandri. "Tra i diversi candidati - dice la ricercatrice - il team si è focalizzato su un gene che spiccava per essere estremamente conservato tra le diverse specie animali, dall'uomo fino ai vermi, denominato Mytho". I ricercatori sono anche riusciti a capire i meccanismi molecolari governati da questo gene: hanno infatti scoperto che regola il meccanismo dell'autofagia, che le cellule utilizzano per eliminare proteine e altre componenti danneggiate.

fonte: di Benedetta Bianco  www.ansa.it  RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA - Tutti i diritti riservati 

mercoledì 2 gennaio 2013

Lgbt Regno Unito: Eroe ma gay. La scienza chiede di riabilitare Alan Turing padre dell'informatica moderna

Alan Turing è il padre dell'informatica moderna.
Ma nonostante il suo ruolo nella vittoria degli inglesi nella seconda guerra mondiale fu arrestato perché gay.
Si suicidò.

Questa volta sono scesi in campo gli scienziati per chiedere al governo britannico di riabilitare l'onore e la memoria di Alan Turing.

Il premio Nobel per la medicina Sir Paul Nurse, il matematico e cosmologo Stephen Hawking, il matematico Sir Timothy Gowers, il presidente del National Museum of Science, Douglas Gurr, l'astronomo Lord Martin Rees, hanno scritto una lettera aperta al Primo Ministro David Cameron per sollecitare la grazia postuma per "this British hero".

L'appello, pubblicato dal Daily Telegraph,
(http://www.telegraph.co.uk/comment/letters/9743502/Commitment-not-a-ceremony-is-the-key-to-a-long-lasting-relationship.html#turing)
ha riacceso il dibattito su come il Regno Unito ha ripagato "chi ha permesso di abbreviare la durata della Seconda guerra mondiale".

Alan Turing, pioniere dell'informatica moderna, studioso a tutto campo e antifascista convinto, ebbe un ruolo determinante nella decrittazione dei messaggi trasmessi dalle forze armate tedesche con la macchina Enigma. Dopo la vittoria arrivò il benservito. Turing era gay. Un reato, allora, nel Regno Unito. Fu arrestato nel 1952 e castrato chimicamente. Due anni dopo lo scienziato si tolse la vita con il cianuro.

Fino ad oggi tutti gli appelli e le proposte di legge per la riabilitazione sono stati respinti. Un anno fa, a febbraio, il ministro alla Giustizia, Lord McNally, aveva chiuso la partita affermando che "una grazia postuma non è stata ritenuta opportuna poiché Alan Turing è stato condannato per ciò che a quel tempo era un reato".

"Scriviamo a sostegno della grazia postuma per Alan Turing, uno dei più brillanti matematici dell'era moderna. Turing ha guidato il gruppo di Enigma che era riuscito a decodificare il codice a Bletchley Park, che secondo molti storici ha permesso di abbreviare la durata della Seconda guerra mondiale. Ciononostante i governi sembrano incapaci di perdonargli il crimine di essere stato omossessuale, 'crimine' che lo ha spinto al suicidio all'età di 41 anni.

Noi esortiamo formalmente il Primo Ministro a riabilitare questo eroe britannico, al quale dobbiamo tanto come Nazione, e il cui pioneristico contributo all'informatica rimane rilevante persino ai giorni nostri. A tutti coloro che cercano di bloccare i tentativi di assicurare il perdono con l'idea che questo creerebbe un precedente, noi rispondiamo che ciò che lui ha fatto è così grande da prescindere da tutto il resto.
E' tempo che la sua reputazione venga riabilitata.

Lord Currie of Marylebone
Lord Grade of Yarmouth
Lord Faulkner or Worcester
Lord Rees of Ludlow, Astronomer Royal
Lord Sharkey
Lord Smith of Finsbury
Baroness Trumpington
Sir Timothy Gowers, Professor of Mathematics, Cambridge University
Dr Douglas Gurr, Chairman, Science Museum Group
Professor Stephen Hawking
Sir Paul Nurse, President, the Royal Society


L'appello è stato pubblicato il 14 dicembre.
Finora il Premier Cameron non ha risposto agli scienziati.
fonte http://pinobruno.globalist.it di Pino Bruno

giovedì 27 ottobre 2011

Lgbt: Il cuore spezzato può uccidere e ora la scienza spiega perché

Su "Lancet" una ricerca dell'università olandese sul mal d'amore.

Depressione e stile di vita insano portano corpo e mente alla deriva.

Lucio Battisti, con le parole di Mogol, cantava che non si muore per amore.



Eppure, secondo una ricerca pubblicata sulla rivista The Lancet e curata dai ricercatori dell'università di Utrecht, in Olanda, sembra che il cuore spezzato aumenti il rischio di morire di ben cinque volte.

A fornire la prova scientifica di ciò che i poeti di tutto il mondo sostengono da sempre, è un studio condotto dall'equipe della dottoressa Margaret Stroebe, dedicato proprio ai pericoli del mal d'amore.

A giocare il ruolo più subdolo sarebbe lo stress psicologico provocato dal distacco, unito all'adozione di stili di vita insani per distogliere la mente dalla sofferenza. Non c'è bisogno di un medico per riconoscere nel ricorso all'alcol, al fumo e alla droga i sintomi di una sofferenza difficile da placare.

Stordirsi è generalmente il rifugio più immediato, seducente e molto pericoloso per la salute.

I problemi maggiori li incontra chi rimane vedovo: secondo gli esperti olandesi, gli uomini che perdono la moglie corrono un rischio di morte più alto del 21 per cento, mentre le donne del 17.

Il periodo più delicato è quello immediatamente successivo alla tragedia, quando la mente è frastornata e il corpo debilitato, tanto da trascurare le più elementari regole di sopravvivenza.

Malnutrizione, ricorso all'alcol e comportamenti al limite dell'autolesionismo - come la tendenza a guidare in modo spericolato - sono l'anticamera di rischi ben più gravi. Con il passare del tempo i rischi si fanno più sopportabili ma solo a distanza di anni si può parlare di scampato pericolo.

Al di là dei problemi legati allo stile di vita e all'alimentazione, comunque, resta la variabile nera del suicidio. Per ragioni ancora tutte da sondare, i vedovi sono molto più esposti a pensieri di questo tipo rispetto alle donne, che generalmente hanno meno difficoltà a rifarsi una vita.

Ma se è possibile ripartire da zero dopo la morte o la perdita della persona amata, questo non è pensabile a seguito della perdita di un figlio.

Uno studio danese del 2003 dimostra infatti come i genitori di piccoli deceduti siano i soggetti più a rischio. Più piccolo è il bambino e più frequente e logorante è il desiderio di darsi la morte, specie durante i primi trenta giorni di lutto.
fonte http://www.repubblica.it