In foto Roberto Desi ed Emanuele de Benedetti consegnano le firme al senatore Gianluca Rossi
Consegnate al senatore Gianluca Rossi dall'associazione LGBT E se domani di Terni
Venerdì pomeriggio sono state consegnate al senatore ternano Gianluca Rossi, 520 firme, raccolte dall'associazione LGBT " E se domani " in cui si chiede di modificare la legge sull'omofobia che ha avuto l'ok della Camera ed è ora in discussione al Senato.
Le associazioni LGBT contestano l'emendamento proposto da Gregorio Gitti ( Scelta Civica ) che stabilisce che " "non costituiscono discriminazione la libera espressione di convincimenti o opinioni riconducibili al pluralismo delle idee", anche nel caso siano "assunte" in "organizzazioni" politiche, sindacali, culturali, religiose. Secondo chi sostiene l'emendamento, in via di approvazione, esso non snatura l'efficacia della legge nel colpire la violenza e anche i reati come la diffamazione. Al contrario le organizzazioni LGBT ritengono che l'emendamento Gitti depotenzi il reato di omofobia e anche l'intera legge Mancino.
Intervenendo nel dibattito di venerdì scorso , il senatore Rossi ha sottolineato l'importanza che dopo trent'anni di attesa e tentativi falliti oggi si è finalmente vicini alla approvazione della prima legge di tutela per la minoranza Lgbt e si è anche assunto l'impegno , come PD , come dichiarato dallo stesso capogruppo, Luigi Zanda, ad eliminare l'emendamento Gitti. In ogni caso , Rossi, ha ribadito la necessità di approvare una legge contro l'omofobia anche se essa non soddisfa pienamente le associazioni LGBT
" Su questo aspetto noi di Esedomani la pensiamo diversamente, non crediamo che la vera alternativa sia tra fare una legge debole e non farla, quanto piuttosto che sia importante fare una legge che possa essere percepita come giusta e non frutto di un compromesso " .
fonte http://www.terninrete.it/di Adriano Lorenzoni
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mercoledì 23 ottobre 2013
giovedì 19 settembre 2013
Lgbt: Lacci arcobaleno contro l’omofobia per le scarpe dei calciatori inglesi
L’associazione Stonewall, che lavora per i diritti LGBT nel Regno Unito, insieme con la società di scommesse sportive Paddy Power, ha inviato dei lacci per scarpe di color arcobaleno a tutte le squadre professioniste di Inghilterra e Scozia.
L’invio di lacci rainbow a tutte le centotrentaquattro squadre che giocano in una delle leghe professionistiche di calcio nel Regno Unito ha come obiettivo la rivendicazione dei diritti delle persone LGBT come anche il sostegno a quei calciatori omosessuali che non hanno il coraggio di fare coming out per timore della reazione dei tifosi e dell’opinione pubblica in genere.
Per Laura Doughtu, direttrice esecutiva di Stonewall, che dal 2009 porta avanti una battaglia per la difesa dei gay nel calcio professionale, “è tempo perché le squadra e i calciatori facciano un passo in avanti e si dichiarino apertamente contro l’omofobia nel nostro sport nazionale”.
Stando a uno studio portato avanti dalla stessa organizzazione, su dieci tifosi che nel corso della stagione calcistica hanno partecipato alle partite della Premier League, ben sette hanno ascoltato insulti omofobici dagli spalti.
Doughty è certa che indossando i lacci dei colori della bandiera gay sarà un bel gesto per inviare “un messaggio di sostegno ai calciatori gay e finalmente il calcio verrà proiettato in questo secolo in cui viviamo”.
Al momento Joey Barton, centrocampista dei Queens Park Rangers (club calcistico londinese attualmente militante nella Football League Championship), ha mostrato il suo sostegno all’iniziativa e la sta pubblicizzando su Twitter con frasi come
Mostrare alle persone il proprio orientamento sessuale non dovrebbe essere un problema. Unisciti al movimento dei lacci arcobaleno.
Oltre alla consegna dei lacci rainbow, Stonewall sta facendo una capillare campagna in tutto il Regno Unito, con manifesti e pubblicità sui principali giornali.
Dei cinquemila calciatori delle principali leghe di Inghilterra, Scozia e Galles nessuno è gay dichiarato, il che ha portato l’associazione Stonewaal a ritenere che i calciatori hanno paura a far coming out per l’impatto che questo potrebbe avere sulle loro carriere.
Nella storia del calcio britannico solo un calciatore professionista ha dichiarato pubblicamente di essere omosessuale: parliamo di Justin Fashanu che si è suicidato nel 1997, sette anni dopo aver fatto coming out.
fonte http://www.queerblog.it scritto da: Roberto Russo
L’invio di lacci rainbow a tutte le centotrentaquattro squadre che giocano in una delle leghe professionistiche di calcio nel Regno Unito ha come obiettivo la rivendicazione dei diritti delle persone LGBT come anche il sostegno a quei calciatori omosessuali che non hanno il coraggio di fare coming out per timore della reazione dei tifosi e dell’opinione pubblica in genere.
Per Laura Doughtu, direttrice esecutiva di Stonewall, che dal 2009 porta avanti una battaglia per la difesa dei gay nel calcio professionale, “è tempo perché le squadra e i calciatori facciano un passo in avanti e si dichiarino apertamente contro l’omofobia nel nostro sport nazionale”.
Stando a uno studio portato avanti dalla stessa organizzazione, su dieci tifosi che nel corso della stagione calcistica hanno partecipato alle partite della Premier League, ben sette hanno ascoltato insulti omofobici dagli spalti.
Doughty è certa che indossando i lacci dei colori della bandiera gay sarà un bel gesto per inviare “un messaggio di sostegno ai calciatori gay e finalmente il calcio verrà proiettato in questo secolo in cui viviamo”.
Al momento Joey Barton, centrocampista dei Queens Park Rangers (club calcistico londinese attualmente militante nella Football League Championship), ha mostrato il suo sostegno all’iniziativa e la sta pubblicizzando su Twitter con frasi come
Mostrare alle persone il proprio orientamento sessuale non dovrebbe essere un problema. Unisciti al movimento dei lacci arcobaleno.
Oltre alla consegna dei lacci rainbow, Stonewall sta facendo una capillare campagna in tutto il Regno Unito, con manifesti e pubblicità sui principali giornali.
Dei cinquemila calciatori delle principali leghe di Inghilterra, Scozia e Galles nessuno è gay dichiarato, il che ha portato l’associazione Stonewaal a ritenere che i calciatori hanno paura a far coming out per l’impatto che questo potrebbe avere sulle loro carriere.
Nella storia del calcio britannico solo un calciatore professionista ha dichiarato pubblicamente di essere omosessuale: parliamo di Justin Fashanu che si è suicidato nel 1997, sette anni dopo aver fatto coming out.
fonte http://www.queerblog.it scritto da: Roberto Russo
sabato 4 maggio 2013
Omofobia "RePulsione" è il cortometraggio del ”WAND” collettivo LGBT di Benevento

Continua la campagna di sensibilizzazione che il WAND, unico collettivo LGBT di Benevento, sta portando avanti sul tema dell’omofobia.
Il collettivo organizza eventi di piazza, raccolta firme ed incontri volti a sensibilizzare la cittadinanza sull’argomento omosessualità.
L’ultimo progetto portato a termine è stato la creazione di un cortometraggio ideato,scritto e diretto da Claudio Russo. Riprese e montaggio di Giuseppe Fragola.
E’ trattata la tematica sociale dell’omofobia da un punto di vista emotivo di entrambe le parti riguardanti tale condizione.
fonte http://www.informatoresannita.it
https://www.youtube.com/watch?v=Ns285Ofurbo
giovedì 11 ottobre 2012
Lgbt: Matt Bomer e Simon Halls premiati per il loro impegno contro l'omofobia
L'American Gay, Lesbian and Straight Education Network ha deciso di conferire il suo Inspiration Award all'attore Matt Bomer e al suo compagno Simon Halls per il loro «significativo contributo nella creazione di un mondo in cui ogni bambino possa imparare a rispettare e accettare tutte le persone».
Durante il suo discorso, Bomer ha parlato delle difficoltà da lui stesso incontrare durante gli anni della scuola: «Quando ero al liceo, non c'era rifugio sicuro, non c'era sbocco per parlare di chi veramente fossi. Ho partecipato a ogni recita scolastica e anche alla squadra di calcio per coprire ogni tipo di traccia.
Quando non hai la possibilità di mostrare una delle parti più autentiche di te stesso, ti senti invisibile».
L'attore -che insieme a Simon è padre di tre figli- ha poi aggiunto: «Entrambi abbiamo imparato nel nostro cammino da genitori come amare e accettare le menti aperte dei bambini. Purtroppo, in alcune parti del Paese, ad alcuni ragazzi viene insegnato in tenera età che essere diversi equivale in qualche modo a essere difettosi o sbagliati tanto da ridicolizzare ogni situazione... I bambini non sono nati per essere bulli».
fonte http://gayburg.blogspot.it
Durante il suo discorso, Bomer ha parlato delle difficoltà da lui stesso incontrare durante gli anni della scuola: «Quando ero al liceo, non c'era rifugio sicuro, non c'era sbocco per parlare di chi veramente fossi. Ho partecipato a ogni recita scolastica e anche alla squadra di calcio per coprire ogni tipo di traccia.
Quando non hai la possibilità di mostrare una delle parti più autentiche di te stesso, ti senti invisibile».
L'attore -che insieme a Simon è padre di tre figli- ha poi aggiunto: «Entrambi abbiamo imparato nel nostro cammino da genitori come amare e accettare le menti aperte dei bambini. Purtroppo, in alcune parti del Paese, ad alcuni ragazzi viene insegnato in tenera età che essere diversi equivale in qualche modo a essere difettosi o sbagliati tanto da ridicolizzare ogni situazione... I bambini non sono nati per essere bulli».
fonte http://gayburg.blogspot.it
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martedì 2 ottobre 2012
Lgbt: La California vieta la terapia per “guarire” dall’omosessualità
La California è il primo Stato americano ad aver messo al bando una controversa terapia psichiatrica che punta a prevenire l’omossessualità tra i minori, come se fosse una malattia da curare.
Il governatore dello Stato, Jerry Brown, ha firmato il proveddimento, fortemente voluto dalla comunità omosessuale.
Con un messaggio su Twitter Brown ha detto di aver appoggiato il provvediment perché mette al bando “terapie non scientifiche” che hanno portato alcuni giovani alla depressione o al suicidio.
La legge proibisce a chi segue questa terapia di avere tra i pazienti ragazzi minori di 18 anni. Fino ad oggi i genitori potevano obbligare i figli adolescenti a sottoporsi alla cura. Contro questa cosiddetta “terapia del recupero” s’è schierata la stragrande maggioranza della comunità scientifica e soprattutto la American Psychiatric Association, che da anni sostiene che non ha alcuna base scientifica. Anzi, come si legge in un comunicato degli psichiatri Usa, “potrebbe provocare gravi disturbi psichici”.
Gioiscono le associazioni dei diritti umani: “Ora finalmente i giovani LGBT (lesbian, gay, bisexual and transgender) saranno protetti da pratica che è solo scienza da pattumiera” ha detto il presidente della Campagna per i diritti umani Chad Griffin.
Il relatore del progetto di legge, il senatore democratico Ted Lieu, ha invitato altri Stati a seguire l’esempio della California: “Se qualcuno ha dei dubbi sul fatto che queste pratiche siano malvagie si senta le testimonianze che sono state fornite al Congresso californiano”.
Durante la legislatura sono state numerose le persone che, avendo subito la terapia quando erano minorenni, hanno testimoniato le terribili conseguenze: “Da teenager – ha raccontato con le lacrime agli occhi Ryan Kendall – la pratica contro l’omosessualità, chiamata terapia di conversione, ha distrutto la mia vita e spaccato la mia famiglia”.
La terapia è poco conosciuta in Europa, è stata sviluppata nel 2001 dallo psicologo Robert Spitzer della Columbia University di New York, che solo quest’anno l’ha ripudiata e ha chiesto scusa alle comunità gay e lesbica.
fonte http://lepersoneeladignita.corriere.it ità di Monica Ricci Sargentini
Il governatore dello Stato, Jerry Brown, ha firmato il proveddimento, fortemente voluto dalla comunità omosessuale.
Con un messaggio su Twitter Brown ha detto di aver appoggiato il provvediment perché mette al bando “terapie non scientifiche” che hanno portato alcuni giovani alla depressione o al suicidio.
La legge proibisce a chi segue questa terapia di avere tra i pazienti ragazzi minori di 18 anni. Fino ad oggi i genitori potevano obbligare i figli adolescenti a sottoporsi alla cura. Contro questa cosiddetta “terapia del recupero” s’è schierata la stragrande maggioranza della comunità scientifica e soprattutto la American Psychiatric Association, che da anni sostiene che non ha alcuna base scientifica. Anzi, come si legge in un comunicato degli psichiatri Usa, “potrebbe provocare gravi disturbi psichici”.
Gioiscono le associazioni dei diritti umani: “Ora finalmente i giovani LGBT (lesbian, gay, bisexual and transgender) saranno protetti da pratica che è solo scienza da pattumiera” ha detto il presidente della Campagna per i diritti umani Chad Griffin.
Il relatore del progetto di legge, il senatore democratico Ted Lieu, ha invitato altri Stati a seguire l’esempio della California: “Se qualcuno ha dei dubbi sul fatto che queste pratiche siano malvagie si senta le testimonianze che sono state fornite al Congresso californiano”.
Durante la legislatura sono state numerose le persone che, avendo subito la terapia quando erano minorenni, hanno testimoniato le terribili conseguenze: “Da teenager – ha raccontato con le lacrime agli occhi Ryan Kendall – la pratica contro l’omosessualità, chiamata terapia di conversione, ha distrutto la mia vita e spaccato la mia famiglia”.
La terapia è poco conosciuta in Europa, è stata sviluppata nel 2001 dallo psicologo Robert Spitzer della Columbia University di New York, che solo quest’anno l’ha ripudiata e ha chiesto scusa alle comunità gay e lesbica.
fonte http://lepersoneeladignita.corriere.it ità di Monica Ricci Sargentini
domenica 15 luglio 2012
Lgbt: Omofobia: scienziato, c'e' cura per chi ha avversione a gay, Prof. Gessa, l'omosessualita' invece non e' una malattia
"Per l'omosessualita' non c'e' cura, perche' non e' una malattia. La cura invece c'e' per chi ha avversione verso i gay, li rifiuta e si scatena con aggressioni verbali e fisiche contro di loro".
Lo afferma il neuroscienziato di fama internazionale, Gianluigi Gessa, che questa sera a Cagliari parlera' in un incontro pubblico (a cui prendera' parte anche il sindaco di Cagliari, Massimo Zedda) in occasione della Giornata internazionale contro l'omofobia.
"Studi scientifici hanno dimostrato che piu' forte e' l'avversione verso gli omosessuali - spiega all'ANSA il prof.
Gessa - piu' e' latente e inconscia l'attrazione verso di loro.
Se si vive ad esempio in un ambiente particolarmente ostile e conservatore e' difficile, a volte impossibile, potersi esprimere. Da qui nascono nevrosi patologiche, stati di infelicita'. La psicoterapia puo' svelarla e aiutare queste persone a vivere meglio e non esprimersi in modo dannoso proprio contro l'oggetto del loro desiderio''.
Il neuroscienziato sardo ha stilato l'elenco delle piu' comuni convinzioni errate, frutto di una cultura discriminatoria dura a morire: l'omosessualita' e' una volgare perversione, e' contro natura, una malattia mentale che puo' essere curata, un peccato mortale, una scelta da scoraggiare.
"Sono le cinque principali bestialita' che albergano nella testa dell'omofobo", commenta.
"Non c'e' niente che debba esser curato, se non l'ambiente ostile che si crea attorno a chi ha un diverso orientamento sessuale e non puo' decidere in santa pace di seguire i propri naturali impulsi.
E' questo che crea infelicita' - precisa lo scienziato - l'iscrizione al genere maschile avviene attraverso un ormone derivato dal testosterone che si produce nel feto.
Dunque non c'e' preghiera, farmaco, psicoterapia che possa modificare l'orientamento sessuale.
Il nostro cervello, se non fosse per via degli ormoni, sarebbe femmina. La Bibbia dice che dio creo' l'uomo e poi da una sua costola fece la donna.
Le neuroscienze suggeriscono che prima creo' la donna e poi con un'iniezione di testosterone creo' l'uomo".
fonte http://www.ansa.it/
Lo afferma il neuroscienziato di fama internazionale, Gianluigi Gessa, che questa sera a Cagliari parlera' in un incontro pubblico (a cui prendera' parte anche il sindaco di Cagliari, Massimo Zedda) in occasione della Giornata internazionale contro l'omofobia.
"Studi scientifici hanno dimostrato che piu' forte e' l'avversione verso gli omosessuali - spiega all'ANSA il prof.
Gessa - piu' e' latente e inconscia l'attrazione verso di loro.
Se si vive ad esempio in un ambiente particolarmente ostile e conservatore e' difficile, a volte impossibile, potersi esprimere. Da qui nascono nevrosi patologiche, stati di infelicita'. La psicoterapia puo' svelarla e aiutare queste persone a vivere meglio e non esprimersi in modo dannoso proprio contro l'oggetto del loro desiderio''.
Il neuroscienziato sardo ha stilato l'elenco delle piu' comuni convinzioni errate, frutto di una cultura discriminatoria dura a morire: l'omosessualita' e' una volgare perversione, e' contro natura, una malattia mentale che puo' essere curata, un peccato mortale, una scelta da scoraggiare.
"Sono le cinque principali bestialita' che albergano nella testa dell'omofobo", commenta.
"Non c'e' niente che debba esser curato, se non l'ambiente ostile che si crea attorno a chi ha un diverso orientamento sessuale e non puo' decidere in santa pace di seguire i propri naturali impulsi.
E' questo che crea infelicita' - precisa lo scienziato - l'iscrizione al genere maschile avviene attraverso un ormone derivato dal testosterone che si produce nel feto.
Dunque non c'e' preghiera, farmaco, psicoterapia che possa modificare l'orientamento sessuale.
Il nostro cervello, se non fosse per via degli ormoni, sarebbe femmina. La Bibbia dice che dio creo' l'uomo e poi da una sua costola fece la donna.
Le neuroscienze suggeriscono che prima creo' la donna e poi con un'iniezione di testosterone creo' l'uomo".
fonte http://www.ansa.it/
sabato 16 giugno 2012
No all’omofobia, sì ai diritti umani delle persone lgbti in Italia
Come accade purtroppo in diverse parti del mondo e dell’Europa, anche in Italia i diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate (Lgbti) sono messi a rischio dalla discriminazione e da altri fattori, legislativi, sociali e culturali. Le istituzioni hanno l’obbligo di prevenire e contrastare la discriminazione, perché qualsiasi eccezione all’universalità dei diritti umani è inaccettabile.
È necessario che le autorità italiane assicurino alle persone Lgbti il diritto a esprimere la loro identità di genere e il loro orientamento sessuale, il diritto a una vita affettiva e familiare libera da interferenze e un equo accesso a tutti i diritti umani riconosciuti dalle convenzioni e dagli standard internazionali.
PUOI FIRMARE L'APPELLO A QUESTO LINK:
http://www.amnesty.it/flex/FixedPages/IT/appelliForm.php/L/IT/ca/229
Negli ultimi anni, attacchi verbali e fisici nei confronti delle persone Lgbti si sono verificati con preoccupante frequenza, mentre diversi esponenti politici e istituzionali hanno continuato a fomentare un clima di intolleranza e di odio verso le persone Lgbti con dichiarazioni palesemente discriminatorie.
La legge penale italiana antidiscriminazione prevede pene aggravate per crimini di odio basati sull’etnia, razza, nazionalità, lingua o religione, ma non tratta allo stesso modo quelli motivati da finalità di discriminazione per l’orientamento sessuale e l’identità di genere (c.d. legge Mancino-Reale, n. 654 del 1975, come modificata e integrata dal decreto legge n. 122 del 1993 e successive modificazioni).
A causa di questa lacuna, le persone che subiscono discriminazione, odio e violenza a causa del loro orientamento sessuale e della loro identità di genere non hanno la stessa tutela garantita alle vittime di reati motivati da altri fattori che la legge identifica come discriminatori; per lo stesso motivo, l’incitamento verbale all’omofobia e alla transfobia, i cui casi purtroppo non sono mancati in questi anni, non è perseguibile come crimine motivato da odio.
Questa lacuna è in contrasto con la legislazione internazionale ed europea sulla discriminazione e rischia di favorire l’aumento di atteggiamenti di intolleranza e violenza verso le persone Lgbti.
Il principio di non discriminazione, sancito dall’art. 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, trattato vincolante per l’Italia, garantisce parità di trattamento tra le persone e stabilisce il divieto di qualsiasi forma di discriminazione basata su sesso, razza o origine etnica, lingua, religione o credo, disabilità, età e orientamento sessuale.
Ciononostante, nel luglio 2011, come già accaduto nel 2009, il parlamento italiano ha respinto proposte di legge tese a colmare questa lacuna.
Inoltre, nella legislazione italiana manca qualsiasi riconoscimento della rilevanza sociale delle famiglie costituite da persone dello stesso sesso – alle quali non viene consentito di sposarsi – e dai loro figli.
In tutto il mondo, Amnesty International si oppone alla discriminazione fondata sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere nell’accesso al matrimonio civile e chiede agli stati che riconoscano diritti anche alle famiglie di fatto e alle unioni formate all’estero sulla base delle leggi locali.
Negare il riconoscimento alle coppie omosessuali impedisce a molte persone di godere di tutta una serie di diritti, necessari per l’autorealizzazione, e alimenta ulteriormente la stigmatizzazione, la discriminazione e gli abusi nei confronti delle persone Lgbti.
Le autorità italiane hanno la responsabilità di proteggere e garantire la realizzazione dei diritti umani delle persone Lgbti affinché esse non siano vittime di discriminazione, possano godere degli stessi diritti di ogni individuo e possano esprimere liberamente il loro orientamento sessuale e identità di genere senza il rischio di subire altre violazioni e abusi dei loro diritti umani.
PUOI FIRMARE L'APPELLO A QUESTO LINK:
http://www.amnesty.it/flex/FixedPages/IT/appelliForm.php/L/IT/ca/229
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fonte http://rainbowman56.wordpress.comrainbowman56
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giovedì 7 giugno 2012
Lgbt: Rompere il velo del silenzio: le forze dell'ordine contro l'omofobia e la discriminazione
Spesso i gay hanno paura di denunciare un’aggressione omofoba, magari in famiglia o sul lavoro nessuno conosce il loro orientamento. Questo rende difficile dare la caccia ai criminali.
È qui che l’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori (OSCAD) sta dando buoni risultati.
Abbiamo una mail, un fax e una linea telefonica e siamo in contatto costante con chi svolge le indagini.
Gay, lesbiche e trans devono sapere che a quel telefono risponderanno agenti preparati. E questo romperà il velo del silenzio.
Dice così a L’Espresso il prefetto Francesco Cirillo, vice direttore generale della pubblica sicurezza che presiede l’OSCAD,
osservatorio nato nel 2010 a seguito di un incontro tra Antonio Manganelli, capo della polizia, con le associazioni GayLib e Arcigay.
Si tratta di una task force – composta “da autorevoli rappresentati della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri” come leggiamo sul sito della Polizia – che non è rimasta una lettera morta, ma, stando a Cirillo, si muove su un duplice binario:
"Abbiamo due obiettivi, uno interno e uno esterno. Quello interno è cancellare l’immagine della polizia manganello e machismo, l’altro è prevenire e combattere ogni traccia di discriminazione, omofobica e non, tra le nostre donne e i nostri uomini. Prima dell’OSCAD di questi problemi si discuteva poco e forse ce ne siamo accorti in ritardo. Ma adesso le cose stanno cambiando rapidamente: qui non esiste il “Don’t Ask, Don’t Tell”, non c’è discriminazione nella carriera, né nei rapporto interpersonali."
Rompere il velo del silenzio è sempre un bene. Promuovere i diritti di tutti, lo è ancora di più.
fonte http://www.queerblog.it da Roberto Russo
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