Essere omosessuali è una scelta o si nasce così?
Da anni la scienza prova a spiegare le differenze tra etero e gay, dalla genetica alla morfologia.
Ma davvero l’omosessualità può essere spiegata solo con motivazioni scientifiche? Ha provato a rispondere una giornalista scientifica americana.
Essere omossessuali è una scelta o si nasce in questo modo? L’omosessualità si può davvero ridurre a una questione genetica o morfologica ed essere spiegata su basi scientifiche? Ha provato a rispondere a questa domanda, in un post pubblicato su Scientificamerican Marcia Malory, giornalista scientifica statunitense, secondo cui in pratica essere gay è una scelta e la scienza non deve essere usata come giustificazione per non subire attacchi dalla persone più conservatrici.
Da anni la scienza cerca di spiegare quali siano le differenze fra gay ed etero. Ma a che pro? Nel 1993, uno studio pubblicato sulla rivista Science ha dimostrato che le famiglie con due fratelli omosessuali presentavano delle differenze rispetto agli uomini etero, in una regione del cromosoma X conosciuto come Xq28. I media ovviamente parlarono subito di “gene gay” e discussioni sull’etica di abortire un feto “gay”.
Ma si può davvero spiegare ogni aspetto del nostro essere con i geni? In fin dei conti ci sono anche i geni dell’alcolismo e quelli del comportamento aggressivo, ma non per questo una persona diventerà un’alcolizzata o violenta solo in base al suo Dna. È vero che i geni influenzano la nostra vita, perché una proteina può farci metabolizzare diversamente l’alcol e cambiare il nostro stato d’animo, ma non hanno il controllo completo su tutto. Anche l’ambiente, come la genetica, infatti, svolge un ruolo importante nel modo in cui si sviluppa il comportamento.
Altri studi sono stati condotti sulla struttura del cervello, perché anche questa pare possa influenzare le preferenze sessuali. A partire dall’ipotalamo, che controlla il rilascio degli ormoni sessuali dalla ghiandola pituitaria, e gli emisferi cerebrali, passando per l’amigdala, che ha molti recettori per gli ormoni sessuali ed è associata all’elaborazione delle emozioni, finendo con il corpo calloso. Ma sempre con risultati incerti e contradittori.
Si sa inoltre, da studi condotti su ratti, che durante la gravidanza l’esposizione agli ormoni sessuali, in un periodo particolare nello sviluppo del cervello del feto, condiziona il futuro orientamento sessuale. E manipolando i livelli ormonali in questo periodo, gli scienziati possono cambiare il comportamento sessuale dei ratti in età matura. Questo significa che già prima di nascere, il cervello modifica le preferenze sessuali, e spiegherebbe perché molte persone si sentono gay da sempre.
Lo sviluppo del cervello però, non si ferma alla nascita, ma prosegue durante l’infanzia, quando si imparano continuamente cose nuove, e si è influenzati dalla famiglia e dagli adulti che ci circondano e ci fanno capire come ci si deve comportare e cosa sia corretto o meno. E prosegue anche dopo aver raggiunto l’età adulta, con la formazione e l’esperienza, ma le aree del cervello coinvolte niente hanno a che fare con le preferenze sessuali. E se i cambiamenti nei livelli di ormoni nel grembo materno hanno un effetto sul futuro orientamento sessuale, altrettanto non si può dire dei livelli ormonali durante l’età adulta, che non hanno alcun effetto sulla preferenza sessuale. Uomini gay ed etero, infatti, così come le donne, hanno gli stessi livelli di ormoni sessuali.
Insomma secondo la giornalista americana, il concetto secondo cui i “gay nascono così e non possono essere altrimenti” è sbagliato, perché non fa che rinforzare la convinzione che sia una condizione sbagliata che deve essere giustificata con delle basi scientifiche. Molti critici, infatti, sostengono che appigliarsi alla biologia è l’unico modo per proteggersi dagli attacchi della destra religiosa. «Non c’è bisogno di difendere un’azione controversa, sostenendo che non si ha alcun controllo sul vostro comportamento. In realtà, facendo così, si rafforza la convinzione che il tuo comportamento non è desiderabile». È una scelta. E chi ha detto che una persona non possa scegliere se essere etero o gay e preferisca essere gay?
O forse come spesso accade, non c’è un bianco e nero ma tante sfumature, che non devono necessariamente essere spiegate.
fonte http://www.linkiesta.it Cristina Tognaccini
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lunedì 29 ottobre 2012
mercoledì 15 febbraio 2012
Lgbt New York: Il sostegno della famiglia allontana propositi di suicidio dei giovani gay
Il sostegno e la protezione della famiglia allontanano propositi di suicidio e autolesionismo nei giovani gay esposti, secondo uno studio, ad un rischio due volte maggiore rispetto agli eterosessuali. Lo conferma uno studio condotto sui giovani lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT),condotto da un team della Northwestern University Feinberg School of Medicine che dimostra come il sostegno di amici e familiari offra il massimo contributo nella prevenzione del suicidio.
Lo studio e' stato pubblicato sull'American Journal of Preventive Medicine. Circa il 94 per cento dei giovani LGBT hanno avuto almeno una esperienza in cui sono stati oggetto di infamia, di minacce e di aggressione, tutte legate al fatto di essere gay.
I pensieri suicidi sono il primo segno premonitore di un effettivo tentativo, cosi' come i tagli autoprovocati.
"La nostra ricerca mostra quanto sia essenziale per questi giovani poter contare sul sostegno familiare e sociale e quanto siano parimenti importanti i programmi scolastici per ridurre il bullismo"
ha detto Brian Mustanski, professore associato di medicina e scienze sociali presso la Northwestern University Feinberg School of Medicine.
Lo studio e' durato 2 anni e mezzo e ha coinvolto 246 giovani omosessuali di eta' compresa tra i 16 e 20 anni.
Mustanski ha sottolineato l'importanza di osservare gli adolescenti dal momento che il suicidio e' la terza causa di morte tra tutti i giovani.
fonte http://www.agi.it
martedì 12 aprile 2011
Lgbt: Australia, i sessi sono due, i «generi» 23

«Masculum et feminam creavit eos». Così recita il 27° versetto del primo capitolo della Genesi. L’essere umano fu creato a immagine di Dio e distinto in due generi: maschio e femmina.
Secondo la Australian human rights commission (Ahrc) Dio, però, non ha dimostrato molta fantasia. In un interessante documento di quell’Authority, intitolato «Protezione dalla discriminazione in base a orientamento sessuale e identità di sesso e/o di genere», viene infatti spiegato che l’essere umano, in realtà, si distingue in ben ventitré generi.
Oltre alla classica e ormai datata distinzione tra uomini e donne, per la Ahrc occorre aggiungere gli omosessuali, i bisessuali, i transgender, i trans, i transessuali, gli intersex, gli androgini, gli agender, i crossdresser, i drag king, i drag queen, i genderfluid, i genderqueer, gli intergender, i neutrois, i pansessuali, i pan gender, i third gender, i third sex, le sistergirl e i brotherboy.
Non si tratta di sinonimi o di semplici variazioni di un unico fenomeno, ma di specifiche e distinte categorie legate al misterioso universo del sesso. C’è chi le definisce perversioni sessuali, e chi invece le qualifica come legittimi orientamenti sessuali, degni di trovare piena tutela giuridica. Basta approfondire, ad esempio, su chi siano i «neutrois» per scoprire un mondo del tutto sconosciuto ai profani.
Per il diritto le cose parevano assodate, visto che anche lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale, adottato il 17 luglio 1998 ed entrato in vigore il 1° luglio 2002, all’articolo 7, terzo comma, prevede testualmente che «con il termine "genere sessuale" si fa riferimento ai due sessi, maschile e femminile, nel contesto sociale», e che «tale termine non implica alcun altro significato di quello sopra menzionato».
Oggi non sembra essere più così. Lo scorso 9 febbraio 2011, infatti, il Parlamento canadese ha definitivamente approvato, con 143 voti favorevoli e 135 contrari, il famigerato «Bill C-389», ovvero il disegno di legge con il quale è stato modificato il codice penale e la legge canadese sui diritti umani. Le modifiche hanno riguardato proprio l’introduzione dei concetti di «gender identity» e «gender expression», per cui la discriminazione non potrà più essere basata solo sulla «razza, nazionalità, origine etnica, colore, religione, età, sesso e orientamento sessuale», ma anche sull’«identità e sull’espressione di genere», nel quale possono ben trovare spazio i ventitré generi della Australian human rights commission.
A proposito nel Nuovo Continente, l’attivista australiana Katrina Fox, coautrice del libro Trans people in love, pubblicato nel 2008, ha recentemente scritto un appassionato editoriale per la Australian broadcasting commission dal titolo «Il matrimonio: necessità di una ridefinizione», in cui sosteneva l’urgenza di abbattere le barriere di genere che rinchiudono il matrimonio.
«Un’opzione più inclusiva», afferma la Fox, «sarebbe quella di consentire a tutti gli individui di sposarsi, indipendentemente dal loro sesso o dal genere, compresi coloro che non hanno alcun sesso o alcun genere, o il cui sesso possa essere indeterminato». Difficile onestamente immaginare un orientamento sessuale talmente indeterminato da non poter rientrare nemmeno nei ventitré generi individuati dalla Ahrc.
La Fox ha però precisato di nutrire forti perplessità sul fatto che il matrimonio possa essere consentito anche agli «objectum sexuals», ovvero coloro che sono affetti da oggettofilia. Forse si riferiva a Eija-Riitta Berliner-Mauer la donna svedese di Liden, fisicamente e sentimentalmente attratta dagli oggetti, che si innamorò del Muro di Berlino.
Ci sarebbe da sorridere se non fosse che simili bislaccherie hanno la capacità di influenzare i legislatori e incidere nel tessuto della società. Resta il dubbio se sia il caso di preoccuparsi seriamente, o sia meglio ricorrere al sano umorismo di Chesterton.
fonte www.avvenire.it, di Gianfranco Amato
giovedì 7 aprile 2011
Lgbt: Scade il 13 maggio il Bando "Maria Baiocchi" per le migliori tesi di laurea e post laurea in gender studies

Il Premio “Maria Baiocchi” per le migliori tesi di laurea e post-laurea in gender studies è arrivato alla sua VII edizione ed è l’unico esempio in Italia di cerniera tra movimento LGBT e ricerca accademica.
Il suo presupposto è che la ricerca sulle identità di genere e sugli orientamenti sessuali costituisca un potenziale innovativo in tutti i campi del sapere e, al tempo stesso, che la ricerca sia un elemento di crescita culturale e civile ad ogni livello.
L’iniziativa del Premio intende censire e raccogliere, ma soprattutto incoraggiare e valorizzare, i lavori LGBT che vengono realizzati negli atenei italiani:
Le classi di concorso e i rispettivi premi:
1 premio di € 1.000 per la migliore tesi di laurea di I° livello; _
1 premio di € 1.000 per la migliore tesi di laurea di II° livello; _
1 borsa di studio di € 2.500 per la migliore tesi di master o di dottorato di ricerca.
Possono partecipare giovani studiosi laureatisi sui temi dell’orientamento sessuale gay, lesbico, bi- e trans-sessuale, in campo umanistico (storico, giuridico e sociale), economico, medico e psicologico, e in particolare:
alla prima classe di concorso (I livello) chiunque abbia discusso una tesi di laurea triennale, dall’anno accademico 2008/2009, presso università italiane o presso sedi italiane di università straniere/internazionali con sedi in Italia; alla seconda classe di concorso (II livello) chi abbia discusso una tesi di laurea specialistica, magistrale o vecchio ordinamento, dall’anno accademico 2008/2009, presso università italiane o presso sedi italiane di università straniere/internazionali con sedi in Italia; alla terza classe di concorso (Ricerca) chi abbia discusso una tesi di master (I° o II° livello) o dottorato di ricerca, senza limitazioni temporali, presso università italiane o straniere oppure presso sedi italiane di università straniere/internazionali con sedi in Italia.
Non può essere ammesso con la stessa tesi, chi abbia già partecipato alle precedenti edizioni del Premio “Maria Baiocchi”
Le tesi dovranno pervenire alla sede dell’associazione – DGP, Via Costantino, 82 00145 Roma – sia in formato cartaceo (rilegato) in duplice copia, sia in formato digitale (word/pdf) entro e non oltre la data del 13 maggio 2011, con l’indicazione sul plico «concorso lgbt studies».
qui il bando:
http://www.digayproject.org/coddocumento/360/bando%20maria%20baiocchi%202011.pdf
fonte www.womenews.net
domenica 13 marzo 2011
Lgbt: E' on line il nuovo bando del Premio 'Maria Baiocchi' per le migliori tesi di laurea e post-laurea in gender studies

Il Premio “Maria Baiocchi” per le migliori tesi di laurea e post-laurea in gender studies è arrivato alla sua VII edizione ed è l’unico esempio in Italia di cerniera tra movimento LGBT e ricerca accademica.
Il suo presupposto è che la ricerca sulle identità di genere e sugli orientamenti sessuali costituisca un potenziale innovativo in tutti i campi del sapere e, al tempo stesso, che la ricerca sia un elemento di crescita culturale e civile ad ogni livello.
L’iniziativa del Premio intende censire e raccogliere, ma soprattutto incoraggiare e valorizzare, i lavori LGBT che vengono realizzati negli atenei italiani:
Le classi di concorso e i rispettivi premi:
* 1 premio di € 1.000 per la migliore tesi di laurea di I° livello;
* 1 premio di € 1.000 per la migliore tesi di laurea di II° livello;
* 1 borsa di studio di € 2.500 per la migliore tesi di master o di dottorato di ricerca.
Possono partecipare giovani studiosi laureatisi sui temi dell’orientamento sessuale gay, lesbico, bi- e trans-sessuale, in campo umanistico (storico, giuridico e sociale), economico, medico e psicologico, e in particolare:
* alla prima classe di concorso (I livello) chiunque abbia discusso una tesi di laurea triennale, dall’anno accademico 2008/2009, presso università italiane o presso sedi italiane di università straniere/internazionali con sedi in Italia;
* alla seconda classe di concorso (II livello) chi abbia discusso una tesi di laurea specialistica, magistrale o vecchio ordinamento, dall’anno accademico 2008/2009, presso università italiane o presso sedi italiane di università straniere/internazionali con sedi in Italia;
* alla terza classe di concorso (Ricerca) chi abbia discusso una tesi di master (I° o II° livello) o dottorato di ricerca, senza limitazioni temporali, presso università italiane o straniere oppure presso sedi italiane di università straniere/internazionali con sedi in Italia.
Non può essere ammesso con la stessa tesi, chi abbia già partecipato alle precedenti edizioni del Premio “Maria Baiocchi”
Le tesi dovranno pervenire alla sede dell’associazione – DGP, Via Costantino, 82 00145 Roma – sia in formato cartaceo (rilegato) in duplice copia, sia in formato digitale (word/pdf) entro e non oltre la data del 13 maggio 2011, con l’indicazione sul plico «concorso lgbt studies».
Eventuali proroghe nella data di consegna verranno segnalate a tempo debito su questo sito, nella presente sezione.
SCARICA IL BANDO QUI:
http://www.digayproject.org/coddocumento/360/bando%20maria%20baiocchi%202011.pdf
Per informazioni:
06.5134741
premiotesi@digayproject.org
fonte digayproject.org
domenica 27 febbraio 2011
Circolo Culturale Maurice Torino, Premio per gli studi GLBTQ, bando 2011

Art. 1 - Istituzione
Il Centro di documentazione GLBTQ del Circolo “Maurice” di Torino ha tra i suoi obiettivi la promozione culturale, lo stimolo e la valorizzazione delle ricerche in abito GLBTQ in Italia. Negli scorsi anni il Centro ha pubblicato due "Quaderni", la raccolta intitolata "L'omofobia è un prodotto che si genera dall'alto" oltre a numeri di due riviste autoprodotte, "Controcampo" e "LiberaMente".
Art. 2 - Caratteristiche del premio
Nell’ottica di un intervento attivo e qualificato nel campo della cultura il Centro di documentazione bandisce, a partire dall’anno 2011 n. 2 borse-premio. I fondi, frutto di una donazione privata, ammontano a 3000 euro all’anno, e saranno disponibili per almeno 4 anni. Il premio consisterà nella pubblicazione del lavoro o dei lavori prescelti presso un editore di rilevanza nazionale.
Art. 3 Destinatari/e
Possono concorrere autori e autrici di tesi di laurea magistrale e di dottorato discusse nel corso dell’anno accademico concluso alla pubblicazione del bando, ovvero ricerche indipendenti originali e aggiornate. Le discipline storiche sono il focus principale, ma verranno valutate anche ricerche di tipo psicologico, letterario o giuridico. I lavori devono essere redatti in lingua italiana.
Art. 4 Modalità di partecipazione
I candidati e le candidate devono inviare, tramite raccomandata con ricevuta di ritorno, un plico contenente:
- richiesta di partecipazione, in carta semplice, in cui dichiarano sotto la propria responsabilità (ai sensi del D.P.R. 28.12.2000, n. 445 e successive modificazioni): luogo e data di nascita, cittadinanza, residenza e indirizzo eletto come domicilio ai fini del concorso, nonché recapito telefonico e e-mail (vedi Modulo A);
- curriculum vitae;
- una copia in formato cartaceo, rilegata e recante sulla copertina il titolo del lavoro e il nome dell’autore o dell’autrice, nonché una copia in formato PDF su CD-ROM;
- abstract (lunghezza massima una cartella);
- due lettere di referenza, scritte da docenti o studiosi della materia (le lettere saranno considerate un titolo preferenziale, ma non esclusivo);
- liberatoria in cui accettano che il testo presentato venga depositato presso la Biblioteca del Centro di Documentazione, catalogato e reso disponibile alla consultazione, e autorizzano a conservare la restante documentazione nell’archivio storico del Circolo, anch’esso pubblico.
Il plico dovrà essere spedito al seguente indirizzo:
Circolo Culturale Maurice
Centro di documentazione LGBTQ
Via Stampatori 10/12 – 10122 Torino
Dopo i dati del mittente dovrà recare sul frontespizio la dicitura: “Oggetto: Premio per gli studi GLBTQ - bando 2011”. La data ultima per la spedizione è il 17 maggio 2011. Farà fede il timbro dell’Ufficio Postale accettante.
Art. 5 Commissione giudicatrice
I lavori saranno valutati da una commissione giudicatrice composta da almeno 5 e massimo 9 membri, tra esperti di livello universitario e consulenti esperti sulle realtà GLBTQ. Per ogni edizione del premio la commissione giudicatrice verrà nominata dal Centro di Documentazione e dal Consiglio direttivo, tenendo conto dei lavori pervenuti e delle diverse soggettività rappresentate nel Circolo Maurice.
La commissione giudicatrice valuterà gli scritti secondo i seguenti criteri:
- possesso dei requisiti espressi nel bando
- originalità e approfondimento del tema
- coerenza argomentativa
- chiarezza espositiva e linguistica
- qualità e conoscenza della bibliografia
I giudizi espressi dalla commissione verranno resi pubblici. Il giudizio della Commissione è insindacabile.
Art. 6 Premiazione
La comunicazione del nome del vincitore e/o della vincitrice verrà pubblicata sul sito del Circolo, mentre gli/le interessate riceveranno comunicazione scritta. Al di là dei testi che riceveranno il premio la Commissione avrà la possibilità di segnalare fino a tre lavori come “meritevoli”.
Art. 7 Compatibilità
Il premio è cumulabile con altri premi o borse che non abbiano per oggetto la pubblicazione.
Art. 8 Dati personali
Ai sensi del D. Lgs. 196 del 30.6.2003, il Consiglio Direttivo del Circolo Maurice, titolare dei dati personali forniti, garantisce che gli stessi e le note informative saranno utilizzati unicamente per il presente procedimento concorsuale.
La Presidente del Circolo GLBTQ Maurice
Maria Grazia Caligaris
Il Responsabile del Centro di Documentazione GLBTQ “Maurice”
Cristian Lo Iacono
fonte mauriceglbt.org
venerdì 3 settembre 2010
Lgbt, Comportamenti : L'era transgender

"Per millenni la regola è stata: maschi e femmine sono diversi e si devono distinguere. Ma nel secolo scorso quel confine si è assottigliato. Grazie anche ai divi del rock.
(Marta Erba, da Focus Storia 46, agosto 2010)
Bernadette Bassenger, Mitzi Del Bra, e Felicia: i tre protagonisti, due drag queen e un transessuale, del film australiano "Priscilla la regina del deserto" (Stephan Elliott, 1994). Il film vinse l'oscar nel 1995 per i migliori costumi. "La donna non si metterà un indumento da uomo né l'uomo indosserà una veste da donna; perché chiunque fa tali cose è in abominio al Signore tuo Dio".
Per secoli questa ingiunzione del Deuteronomio è stata la citazione preferita dei puritani che infierivano contro ogni forma di travestitismo, dagli spettacoli rinascimentali inglesi a quelli delle drag queen contemporanee. Prima ancora che determinare la classe sociale di appartenenza, infatti, l'abbigliamento ha sempre fornito un'informazione fondamentale: questa persona è un maschio oppure una femmina.
Agli inizi del Novecento, però, l'imperativo biblico cominciò lentamente a perdere di senso. Per le strade giravano le prime donne in pantaloni né disdegnavano di comparire in pubblico vestite da uomo alcune vip, come la diva del cinema Greta Garbo, la pittrice Frida Kahlo o la cantante Josephine Baker. Nel film Marocco (1930) l'attrice tedesca Marlene Dietrich, indossando un frac nero e un cappello a cilindro, si chinava a baciare una donna: era il primo bacio omosessuale della storia del cinema e la scena, pur facendo scandalo, piacque moltissimo a gran parte degli spettatori.
1930. Marlene Dietrich nel film Marocco vestita da uomo bacia sulla bocca una donna. Per la prima volta si vede sugli schermi un bacio tra donne. Tabù
Ma se, nel caso delle donne, l'adottare abiti maschili si confondeva con la battaglia politica per l'emancipazione, molto meno comprensibile - e socialmente accettabile - sembrava il fenomeno contrario.
A coniare il termine "travestito" per definire l'uomo che ama assumere sembianze femminili con l'aiuto di vestiti e trucco fu per primo il medico tedesco (e omosessuale) Magnus Hirschfeld, a suo tempo definito "Einstein del sesso" per i suoi studi approfonditi nel campo.
Hirschfeld aveva osservato che il fenomeno del travestitismo non aveva molto a che fare con l'omosessualità. Anzi: a suo dire era più frequente tra gli eterosessuali. Né era chiaro il significato di quel fenomeno. Nella maggior parte dei casi, infatti, gli uomini che vestivano in abiti femminili (come le drag queen dell'epoca) esasperavano abiti e trucco: più che assomigliare a una donna, ne erano una parodia.
Effetti comici erano cercati anche dai primi travestiti cinematografici. Nella commedia di Billy Wilder A qualcuno piace caldo (1959), i due protagonisti si travestono da donne per entrare a far parte di un'orchestra femminile e sfuggire così a una gang malavitosa.
Tra le tante gag la più memorabile restò per tutti la scena finale, quando il miliardario Osgood, innamorato di "Dafne" (in realtà Jerry, l'attore Jack Lemmon), commenta la scoperta della sua virilità affermando candidamente che "Nessuno è perfetto". Come dire: il fatto che sei uomo un po' mi dispiace, ma in fondo è un dettaglio. La trovata era umoristica, ma era anche il segno di un cambiamento culturale in atto.
Divini rocker
1973. David Bowie canta nei panni di Ziggy Stardust, personaggio inventato dall'artista ed emblema della rockstar. Ad accorgersi che il travestimento e l'ambiguità sessuale colpivano l'immaginario collettivo fu soprattutto la scena pop-rock degli anni Settanta, anni in cui l'immagine dell'artista diventò importante quasi quanto la sua musica. Si truccava e si pittava le unghie, tra gli altri, Lou Reed, che nell'album Transformer (1972) e in particolare nella canzone Walk on the wild side (scritta sotto l'influenza dell'artista pop Andy Warhol) toccò il tema tabù della transessualità (la canzone venne infatti censurata in alcuni Paesi).
Negli stessi anni il cantante David Bowie apparve sulla copertina dell'album The man who sold the world (1970) vestito da donna e giocò ancora di più con il suo naturale aspetto andrògino in seguito, vestendo i panni dell'alieno Ziggy Stardust. Erano i primi esempi del cosiddetto "glam-rock", quando gli artisti si divertivano a indossare abiti vistosi, lustrini e paillettes: lo fecero, tra gli altri, Freddie Mercury, Boy George e il nostro Renato Zero. Successone
A sdoganare definitivamente il travestitismo fu però un musical del 1973, diretto da Richard O'Brien e portato sul grande schermo nel 1975, dove divenne presto film di culto
Anni 70. In Italia è il cantante Renato Zero a sdoganare il travestitismo da star. titolo: The Rocky Horror Picture Show. La storia era quella di una coppietta tradizionale, Brad e Janet, che finiva in un castello popolato da strani individui capitanati da uno scienziato travestito. Il personaggio chiave era proprio lui, Frank-N-Furter, un Tim Curry in bustino di pizzo, giarrettiere, trucco vistoso e tacchi a spillo. Frank-N-Furter affascinava perché appariva superiore a ogni stereotipo di genere, ma non perché fosse privo di sesso come gli angeli: al contrario era donna e uomo all'ennesima potenza, contemporaneamente macho e civettuolo, aggressivo e ammiccante, erotomane e sentimentale.
Il messaggio del musical è reso esplicito in una delle canzoni: "Don't dream it, be it" ("Non sognatelo, siatelo"). Perché limitarsi a desiderare quando si può essere ciò che si vuole, in barba ai codici imposti dal genere di appartenenza? Lo stesso concetto è stato ripreso una ventina d'anni dopo dal regista Pedro Almodóvar per bocca di uno dei suoi personaggi più bizzarri, la transessuale Agrado del film Tutto su mia madre: "Una persona è più autentica quanto più assomiglia all'idea che ha di se stessa".
Sesso e potere
Anni 80. "Fatti più in là" cantano Le sorelle bandiera, trio comico de L'Altra domenica, trasmissione di Renzo Arbore. I tre uomini travestiti giocano sul tema dell'ambiguità. Nel frattempo anche tra i filosofi si era fatta strada l'idea che le regole imposte sulla sessualità fossero limitanti.
Il francese Michel Foucault, nella sua Storia della sessualità (1976), sosteneva che la "scienza sessuale" è un dispositivo del potere per controllare gli individui. Come? Attraverso il linguaggio, costruendo stereotipi di genere, definendo ciò che è normale e ciò che è patologico o perverso.
Nel 1990 Judith Butler, filosofa dell'Università di Berkeley (Usa), si spinse oltre: il sesso è un prodotto culturale e linguistico, è la società a determinare quali possibilità di genere sono coerenti e naturali. Erano i primi passi della "teoria queer" (in inglese, "insolito") e del movimento transgender, «parola in cui il prefisso "trans" non indica tanto il passaggio da un genere all'altro, quanto il superamento del dualismo uomo-donna» sottolinea Flavia Monceri, docente di Filosofia politica all'Università del Molise.
Per la teoria queer, le categorie dell'orientamento sessuale (eterosessuale o omosessuale), di sesso (maschio o femmina) e di genere (uomo o donna) sono forzature, perché ogni individuo fa storia a sé. «Lo dimostrerebbero anche i casi di intersessualità in cui si imbattono i medici, quelli cioè in cui assegnare al nuovo nato un fiocco rosa o azzurro non è così semplice» osserva la Monceri. «Tant'è che poi la decisione - necessaria per registrare il nuovo nato - è spesso opinabile o anche condizionata dai desideri dei genitori».
Insomma, tra i due sessi non sempre c'è una separazione netta. Ma il cambiamento prospettato dal movimento queer ha davanti a sé molti ostacoli. Uno su tutti: negli uffici anagrafe (e non solo) le voci "maschio" e "femmina" sono obbligatorie da sempre.
Nel frattempo, i primi a essere stati influenzati da queste visioni futuribili sono stati proprio i transessuali. «In Italia vige ancora la legge 164 del 1982, secondo cui per cambiare sesso sulla carta d'identità è necessario operarsi» dice Roberto Vitelli, psichiatra all'Università di Napoli.
«Ma benché gli studi dimostrino che, con la chirurgia, i casi di suicidio diminuiscono, oggi alcuni transessuali si dichiarano pentiti di aver optato per una scelta così radicale». Perché, si chiedono, affrontare un iter chirurgico lungo, doloroso e non esente da rischi se un giorno si potrà fare a meno dell'etichetta "maschio" o "femmina"?
fonte www.luigiboschi.it
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