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venerdì 17 gennaio 2014

Lgbt: Asessuali nel mondo, un fenomeno in espansione

L’interesse dei media per il tema della sessualità pone spesso l’accento sui comportamenti più sfacciati ed esibizionisti, sia riguardo gli etero che gli omosessuali, oppure si concentra sulle varie sfumature presenti nel vasto mondo dei transgender.


Poco invece si parla degli asessuali, coloro che hanno pulsioni sessuali ma decidono di non soddisfarli attraverso rapporti intimi, un fenomeno sommerso ma in costante aumento, che vanta un forum specializzato negli Stati Uniti con oltre 70mila utenti registrati.

A dispetto di ciò che superficialmente si pensa, la religione ha un ruolo assai marginale se non inesistente in questa scelta che appare veramente trasgressiva in un mondo dove la sessualità è venduta ed esibita ovunque e in qualsiasi momento.

L’asessuale è una persona che non prova interesse ed attrazione per il sesso, ma esistono approcci diversi nel vivere questo rifiuto di intimità con l’altra persona: c’è chi non prova affatto alcuna eccitazione e chi invece ha desideri ma non li condivide con il partner.
Ovviamente un asessuale può avere profondo disagio nelle relazioni interpersonali, poiché l’assenza di rapporti nella maggior parte dei casi può essere un ostacolo insormontabile nella vita di coppia, a meno di non trovare un compagno, o compagna, di tendenze asessuali.

Grazie anche a questo forum statunitense gli asessuali stanno uscendo dall’oscurità in cui forse si erano autoreclusi, pretendendo il loro posto nella società come gli eterosessuali, gli omosessuali e i bisessuali, rivendicando una vita di coppia ‘diversa’ solo nella gestione dell’intimità, ma non in altri aspetti legati all’affetto, al divertimento, alla condivisione di varie attività insieme.

La scienza fino ad oggi si è occupata relativamente poco degli asessuali, tra questi uno studio realizzato nel 2011 intitolato Archives of Sexual Behavior, che attraverso alcuni esperimenti ha dimostrato che gli asessuali hanno assolutamente risposte fisiologiche a stimoli erotici, e che dunque non rientrano in quella fascia di patologie e disturbi legati alla negazione della sessualità come l’avversione sessuale o il desiderio sessuale ipoattivo, ma si tratta piuttosto di una forma di indifferenza verso l’atto sessuale vero e proprio.

Forse non è un caso che il fenomeno sia in espansione nell’era della mercificazione del corpo e nell’esibizione aggressiva della sessualità: un atto di ribellione e di trasgressione, nel senso etimologico del termine, come fu la liberalizzazione dei costumi nel ’68, una risposta al conformismo esasperante che vive la società contemporanea, seppure a parti rovesciate.
fonte http://attualita.tuttogratis.it

martedì 12 aprile 2011

Lgbt: Australia, i sessi sono due, i «generi» 23


«Masculum et feminam creavit eos». Così recita il 27° versetto del primo capitolo della Genesi. L’essere umano fu creato a immagine di Dio e distinto in due generi: maschio e femmina.

Secondo la Australian human rights commission (Ahrc) Dio, però, non ha dimostrato molta fantasia. In un interessante documento di quell’Authority, intitolato «Protezione dalla discriminazione in base a orientamento sessuale e identità di sesso e/o di genere», viene infatti spiegato che l’essere umano, in realtà, si distingue in ben ventitré generi.

Oltre alla classica e ormai datata distinzione tra uomini e donne, per la Ahrc occorre aggiungere gli omosessuali, i bisessuali, i transgender, i trans, i transessuali, gli intersex, gli androgini, gli agender, i crossdresser, i drag king, i drag queen, i genderfluid, i genderqueer, gli intergender, i neutrois, i pansessuali, i pan gender, i third gender, i third sex, le sistergirl e i brotherboy.

Non si tratta di sinonimi o di semplici variazioni di un unico fenomeno, ma di specifiche e distinte categorie legate al misterioso universo del sesso. C’è chi le definisce perversioni sessuali, e chi invece le qualifica come legittimi orientamenti sessuali, degni di trovare piena tutela giuridica. Basta approfondire, ad esempio, su chi siano i «neutrois» per scoprire un mondo del tutto sconosciuto ai profani.

Per il diritto le cose parevano assodate, visto che anche lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale, adottato il 17 luglio 1998 ed entrato in vigore il 1° luglio 2002, all’articolo 7, terzo comma, prevede testualmente che «con il termine "genere sessuale" si fa riferimento ai due sessi, maschile e femminile, nel contesto sociale», e che «tale termine non implica alcun altro significato di quello sopra menzionato».

Oggi non sembra essere più così. Lo scorso 9 febbraio 2011, infatti, il Parlamento canadese ha definitivamente approvato, con 143 voti favorevoli e 135 contrari, il famigerato «Bill C-389», ovvero il disegno di legge con il quale è stato modificato il codice penale e la legge canadese sui diritti umani. Le modifiche hanno riguardato proprio l’introduzione dei concetti di «gender identity» e «gender expression», per cui la discriminazione non potrà più essere basata solo sulla «razza, nazionalità, origine etnica, colore, religione, età, sesso e orientamento sessuale», ma anche sull’«identità e sull’espressione di genere», nel quale possono ben trovare spazio i ventitré generi della Australian human rights commission.

A proposito nel Nuovo Continente, l’attivista australiana Katrina Fox, coautrice del libro Trans people in love, pubblicato nel 2008, ha recentemente scritto un appassionato editoriale per la Australian broadcasting commission dal titolo «Il matrimonio: necessità di una ridefinizione», in cui sosteneva l’urgenza di abbattere le barriere di genere che rinchiudono il matrimonio.

«Un’opzione più inclusiva», afferma la Fox, «sarebbe quella di consentire a tutti gli individui di sposarsi, indipendentemente dal loro sesso o dal genere, compresi coloro che non hanno alcun sesso o alcun genere, o il cui sesso possa essere indeterminato». Difficile onestamente immaginare un orientamento sessuale talmente indeterminato da non poter rientrare nemmeno nei ventitré generi individuati dalla Ahrc.

La Fox ha però precisato di nutrire forti perplessità sul fatto che il matrimonio possa essere consentito anche agli «objectum sexuals», ovvero coloro che sono affetti da oggettofilia. Forse si riferiva a Eija-Riitta Berliner-Mauer la donna svedese di Liden, fisicamente e sentimentalmente attratta dagli oggetti, che si innamorò del Muro di Berlino.

Ci sarebbe da sorridere se non fosse che simili bislaccherie hanno la capacità di influenzare i legislatori e incidere nel tessuto della società. Resta il dubbio se sia il caso di preoccuparsi seriamente, o sia meglio ricorrere al sano umorismo di Chesterton.
fonte www.avvenire.it, di Gianfranco Amato

venerdì 17 dicembre 2010

Lgbt socialnetwork, Ricerca: Il sesso virtuale riduce le precauzioni in quello vero


Il sesso virtuale fa male a quello reale: l’abitudine ad una sessualità sempre più esplicita su internet si traduce, infatti, in rapporti non protetti nella vita reale ed è su Facebook che nasce la maggior pare delle ‘bufale’ sulla contraccezione.

A lanciare l’allarme la Società italiana di ginecologia e ostetricia, secondo la quale la soglia del pericolo è più bassa nei giovani che trascorrono ore in rete scambiandosi messaggi, foto o video ad alto contenuto erotico.

“La nostra pratica clinica, spiega Emilio Arisi, consigliere nazionale Sigo – ci conferma quanto emerge da diverse indagini internazionali: gli adolescenti usano sempre meno precauzioni con un aumento di gravidanze indesiderate ma soprattutto malattie sessualmente trasmissibili”.

In Gran Bretagna, ad esempio, è stata riscontrata una forte correlazione tra le aree in cui Facebook é molto popolare e il numero di persone affette da sifilide: i dati parlano di più 400% dei casi di contagio.

Il tema è al centro del Convegno nazionale promosso oggi a Roma dalla Sigo: in Italia il 14% dei teenager manda proprie foto di nudo per ottenere regali, il 40% guarda abitualmente immagini o video a sfondo sessuale, il 22% ha rapporti intimi con qualcuno conosciuto solo in internet.

E una recente indagine pubblicata sul Journal of Adolescence Health svela che i social network sono fra le principali fonti di creazione di falsi miti sulla contraccezione, per esempio che la prima volta è impossibile rimanere incinta.

Una situazione grave cui si deve porre rimedio, se è vero che sette teenager italiani su dieci hanno un profilo su Facebook e il 17,2% trascorre sul web più di tre ore al giorno.
fonte gaynews24 Adv

sabato 3 aprile 2010

AIDS: UN SEMPLICE ANTIBIOTICO POTREBBE CURARLA


LONDRA - Si può guarire dal devastante virus dell'Hiv attraverso la somministrazione di un semplice (ed economico) antiretrovirale? Pur senza proclami da scoperta del secolo, i ricercatore dell'Imperial College di Londra, sono riusciti a dimostrare che c'è più di una speranza che la quasi miracolosa guarigione sia possibile. Dopo aver sperimentato gli antiretrovirali combinati al co-trimossazolo su 3.129 ammalati ugandesi, infatti, gli studiosi hanno riscontrato una dimizione dei decessi parsi al 59% nelle prime 12 settimane. Portando a 72 le settimane di osservazione la percentuale si è leggermente abbassata fino a toccare il 44% ma, in ogni caso, i risultati sono più che incoraggianti.

Un altro effetto positivo dell'antibiotico è stato poi registrato riguardo la diminuzione di un quarto dei casi di malaria tra i pazienti esaminati. In maniera difficilmente spiegabile per gli stessi esperti, però, questo trattamento che costa poco più di un centesimo al giorno e che può essere applicato anche su larga scala, al momento è utilizzato in maniera invece decisamente circostritta. Le vite che si potrebbero salvare con un trattamento di appena 18 mesi, infatti, sono tantissime. L'augurio è che, data l'ennesima prova d'efficacia, l'organizzazione mondiale della Sanità (che ha già appoggiato ufficilamente il tipo di terapia, si decida a fare in modo di diffondere l'utilizzo dell'antibiotico su vasta scala.
di: Germano Milite da: Julienews.it

lunedì 8 febbraio 2010

Omosessuali si nasce e non si diventa


Gay si nasce, non si diventa
Lo proverebbe uno studioso belga

Omosessuali si nasce e non si diventa. Lo sostiene uno studioso belga, Jacques Balthazar, docente all'università di Liegi, in un suo libro. Balthazar, zoologo di formazione e responsabile di un gruppo di ricerca in endocrinologia del comportamento, spiega al quotidiano Le Soir, di aver voluto "smontare" su base scientifica anche "le credenze secondo le quali l'omosessualità sarebbe una malattia, una perversione o una devianza".
Balthazar da 35 anni lavora sui meccanismi ormonali e nervosi che controllano il comportamento sessuale di animali e umani. Il suo libro s'intitola "Biologia dell'omosessualità. Si nasce omosessuali, non si sceglie di esserlo" e vuole dimostrare che "l'origine dell'omosessualità è da ricercare nella biologia degli individui piuttosto che nell'attitudine dei loro genitori o nelle decisioni dei soggetti interessati".
Nell'uomo come negli animali, l'omosessualità sarebbe fortemente determinata già dalla nascita per un'interazione tra fattori genetici e ormonali nell'embrione.
"L'omosessualità - spiega ancora il professore - non costituisce solo un orientamento sessuale diverso, ma si accompagna a modifiche morfologiche, fisiologiche e comportamentali complesse". Basandosi sulla letteratura scientifica, soprattutto anglosassone, degli ultimi 30 anni, lo studioso ne ha indivuato una dozzina, che chiama "fasci d'indizi sufficienti".
Il ricercatore allontana quindi la credenza che i gay siano perversi o pericolosi e si oppone au "gruppi sociali e religiosi che continuano, malgrado la loro ignoranza, a sostenere le tesi omofobe". Gli omosessuali "devono poter vivere la loro vita in accordo con la loro natura senza un senso di colpa personale". Occorre - aggiunge - più tolleranza.
Pubblicato da notiziegay.it