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venerdì 24 ottobre 2014

Lgbt Umbria: I genitori chiedono l'esonero dei figli dal corso di danza perché l'insegnante è gay

Il preside dell'istituto comprensivo di Passignano e Tuoro "Dalmazio Birago" si è visto recapitare una lettera firmata da alcuni genitori in cui si sosteneva che il nuovo professore di danza «non è la persona adatta all'insegnamento perché non ha i requisiti necessari».
Eppure il professore insegna danza da dodici anni e da cinque lavora nelle scuole come titolare di progetti formativi.... infatti a motivare quella richiesta non sarebbe stato tanto il curriculum quanto l'orientamento sessuale del giovane.

A seguito di quella lettera l'insegnante ha deciso di rinunciare all'incarico: «Per quanto riguarda la mia professionalità -ha scritto nella lettera di rinuncia- sostengo di non dovermi rimproverare nulla, in quanto conosco le mie capacità e i miei limiti, e nella mia vita non ho mai cercato di essere chi non sono. I miei diplomi ed attestati di danza mi permettono di insegnare le discipline che propongo in maniera amatoriale. Non è assolutamente vero che io non posso fare quello che faccio. La cosa più incresciosa riguarda però la mia sfera privata. Sapere che ci sono ancora persone che sarebbero disposte a fare l'esonero dei propri figli dal progetto da me presentato a causa del mio "stile di vita", lo ritengo davvero squallido; soprattutto quando nella mia vita ho sempre cercato di farmi conoscere per le mie capacità e non per altro. Non si tratta di un pettegolezzo, ma della mia vita».

Il dirigente scolastico, Massimo Mariani, ha deciso di schierarsi dalla parte dell'insegnate ed ha dichiarato: «Per noi il curriculum del ragazzo è perfettamente compatibile, poi una mamma ha sollevato un problema di carattere personale e cioè che non avrebbe iscritto il figlio al corso perché secondo lei la persona non era adatta, in quanto omosessuale. Per noi è un grande rammarico e un forte dispiacere - spiega Mariani - sapere che il ragazzo si sia dimesso dal progetto. Sappiamo anche che è molto amato dagli studenti e ora sarà difficile spiegare loro che il progetto danza quest'anno non si farà. Abbiamo deciso che se non sarà lui a farlo non lo farà nessuno. Il progetto rimane comunque nell'offerta formativa perché la scuola non si può rendere complice di un simile attacco alla sfera personale».
Fonte: http://gayburg.blogspot.com/

venerdì 24 gennaio 2014

Lgbt Radio: Omofobia dilagante in Uganda, se ne parla a “Oltre le Differenze” oggi venerdì 24 alle 21

Nella puntata del format radiofonico sul mondo LGBTQ che andrà in onda venerdì 24 dalle 21 ospite anche il segretario dell’associazione Certi Diritti

Discriminazioni, repressione, carcere o addirittura pena di morte, ecco cosa si rischia in Uganda e in altri paesi in cui l’omosessualità è considerata un reato. Approfondimento sul tema a Oltre le Differenze - il format radiofonico interamente dedicato al mondo gay, lesbico, bisex e trans condotto da Natascia Maesi e Oriana Bottini – nella puntata di venerdì 24 gennaio alle 21, sulle frequenze di Antenna Radio Esse (FM 91.25, 93.20, 93.50 e 99.10) o in diretta online dal sito www.antennaradioesse.it .

Ospite di Oltre le Differenze sarà Yuri Guaiana, segretario dell’associazione radicale Certi Diritti, attivista per i diritti civili nel mondo ed esperto di politica estera che illustrerà la situazione di grave pericolo per tutte le persone lgbt e non solo in Uganda, alla luce dell’approvazione in Parlamento di una legge che inasprirebbe ancora di più la repressione dell’omosessualità. Parleremo ancora di omofobia, nelle sue diverse forme, e in particolare delle conseguenze a livello psicologico sulle persone lgbt nella rubrica “A far l’amore comincia tu…” con la psicologa dott.ssa Eleonora Motta, che focalizzerà il suo intervento anche sull’omofobia interiorizzata.

Chiudono la puntata, come sempre, i suggerimenti su libri, film e appuntamenti a tema LGBT. I contatti della redazione sono: redazione.oltreledifferenze@gmail.com, oppure il telefono 366 2809050, è attiva la pagina fan su Facebook e il blog www.oltreledifferenze.wordpress.com nel quale sono archiviate tutte le puntate già andate in onda.
fonte Redazione OLTRE LE DIFFERENZE

lunedì 20 gennaio 2014

Lgbt: Essere gay e vivere in provincia (al Sud): meglio scappare

Essere gay e vivere in provincia non è la stessa cosa che essere gay e vivere in città.
Ancora oggi è così.
E, ancora oggi, c’è chi decide di spostarsi dal paese in cui è nato solamente perché esausto da anni di umiliazioni e prepotenze scontate solo perché omosessuale.
E’ il caso di Pasquale (nella foto), studente 25enne nato a Canosa di Puglia ma che, ormai da quattro anni, vive a Milano.

“Ho iniziato a riflettere sulla mia omosessualità più o meno quando avevo 12 anni, certo, allora non avevo le idee chiare. La domanda che mi facevo era: perché non sono come gli altri ragazzi? Sapevo di essere diverso, ma non capivo in cosa”. “Diversità” è sempre stato il termine più sfruttato per definire l’omosessualità. Lo pensavano anche i suoi parrocchiani.

Pasquale racconta che, probabilmente soprattutto al Sud, “l’omosessualità è ancora un tabù, una cosa di cui è meglio non parlare. Tutti sanno cos’è, ovviamente, ma nessuno ha il coraggio di affrontare l’argomento. Senza contare che tutti credono che il gay sia l’incarnazione di una serie di stereotipi e non sia invece un individuo che vive la vita a modo suo”. L’iniziale ritrosia può diventare così nel tempo il terrore di vivere in un paese di appena 40.000 anime, in cui regna un’imbarazzante chiusura culturale e un senso religioso antico e mal interpretato.
In qeul contesto, Pasquale ha avuto le sue prime esperienze omosessuali. Sempre nella clandestinità. Poi, il primo passo: scappare da Canosa e trasferirsi a Sarzana, in provincia di La Spezia, lavorando come commesso nel negozio dello zio.

“In quel periodo della mia vita non mi andava di studiare. Il solo obiettivo era diventato quello di allontanarmi a tutti i costi dal mio paese, dove ero costretto a rispettare regole che non condividevo e non deludere le aspettative di chi mi conosceva fin da quando ero bambino”. Un’esistenza difficile in un posto dove se non parlavi di ragazze, se non eri appassionato di calcio e non prendevi di mira gli atteggiamenti dei ragazzi meno virili rischiavi di essere isolato o, peggio, vessato. Eppure, ripensando agli atti di bullismo subìti alle scuole medie, Pasquale sfodera un inatteso ottimismo:
“Sono stato picchiato, così dal nulla e senza un motivo, diverse volte, eppure, se rincontrassi oggi quel ragazzo che lo faceva, lo ringrazierei perché è stato anche grazie a lui che sono quello che sono”.

Che la discriminazione possa rendere più forti non è scontato e anche Pasquale ammette che la vita in una realtà più grande – come Sarzana prima e Milano dopo - è molto più facile e semplice. A Milano è arrivato nel 2010, per frequentare il Corso di Laurea Triennale in Infermieristica all’Ospedale San Paolo, senza rimpianti per aver lasciato il posto in cui è nato: “Me ne sono andato perché non riuscivo più a mentire e speravo di trovare una vita nuova, di crearmene una nuova, di incontrare persone differenti da quelle che avevo incontrato, e con una visione più simile alla mia”.

E’ bastato trasferirsi a Milano dunque, per farcela: “Milano è sempre stata il mio sogno. Ancora oggi, quando torno giù, al Sud, non mi sento libero, a prescindere dalla mia sessualità. Vivere a Milano è diverso e posso fare quello che mi pare senza il timore di essere giudicato”. Un fatto che non cancella le sporadiche manifestazioni di omofobia che, anche a Milano, hanno purtroppo dato prova dell’ignoranza e della violenza gratuita di alcune persone. Ma, ancora oggi, nel 2014, sembra che la città riesca ad assicurare quello che la provincia ancora non è riuscita a garantire: la libertà di vivere secondo il proprio orientamento sessuale. Pasquale conferma: “Non rinnego la mia terra, ma sono contento di essere qua adesso”.

Quindi è proprio così? Essere gay e vivere in provincia è ancora oggi complicato? Cambieranno le cose? O se si è giovani e gay non resta che trasferirsi in una città?
fonte http://solferino28.corriere.it/di MARIO MANCA

Lgbt: X-Factor Romania: italiano vittima di discriminazione perché gay

Paolo Lagana, 27enne italiano, è stato vittima di discriminazione ad X-Factor Romania dove ha preso parte.


Vittima di discriminazione, un italiano è stato offeso perché gay ad X-Factor Romania, dove ha preso parte: il nome del ragazzo in questione è Paolo Lagana, un ragazzo omosessuale che vive in Romania e che, per il momento, non ha alcuna intenzione di tornare in Italia.

“Sono gay. Non è un segreto e, quando l’anno scorso ho deciso di partecipare alle selezioni organizzate da X-Factor in Romania, l’ho dichiarato nel modulo online dedicato alle iscrizioni. Mai avrei immaginato di poter essere discriminato ed insultato a quel modo in diretta TV“, ha raccontato Paolo come riporta l’Huffington Post. Il 27enne immaginava, infatti, che la produzione avrebbe tentato di “sfruttare” la sua omosessualità per aumentare gli ascolti, ma non avrebbe mai immaginato un tale attacco per via del suo orientamento sessuale.

Lagana racconta di come sia stato offeso davanti a tutti e di essere stato eliminato dal talent show perché gay; l’accusa è arrivata ieri dal quotidiano “Il Mattino di Padova“, dove il ragazzo – originario di Monselice, in provincia di Padova – ha raccontato la vicenda che lo ha coinvolto.

Durante il programma musicale, infatti, Paolo è stato attaccato in diretta dal rapper Cheloo – componente della giuria e membro di un gruppo hip-hop – che pare abbia pronunciato le seguenti parole: “Io disprezzo tutto ciò che sei, quello che voi rappresentate e questa nazione ti manderà a casa“, rifiutandosi poi di esprimere un giudizio professionale sul 27enne.

Come se non bastasse, secondo quanto dichiarato da Lagana, anche il pubblico presente in studio lo avrebbe insultato ed il 27enne continuerebbe a ricevere insulti pesanti per strada, come l’episodio avvenuto in piazza a Bucarest, dove Paolo ha addirittura ricevuto degli sputi. Pare che il canale TV “Antenna 1” sia stato sanzionato con una multa dal CNA. Il 27enne non ha, comunque, intenzione di tornare in Italia, arrendendosi alle discriminazioni.
fonte http://www.ultimenotizieflash.com Scritto da Elena Arrisico

mercoledì 10 luglio 2013

Lgbt: Omofobia, testo Pd-Pdl passa in commissione Giustizia. Lavori socialmente utili a chi discrimina gli omosessuali

Allargare la legge Mancino, che oggi punisce le discriminazioni su base etnica e religiosa, anche all'istigazione, alla propaganda e alla violenza contro omosessuali e transessuali.
E spedire gli eventuali trasgressori, che non potranno più cavarsela con una multa di 6mila euro, ai lavori socialmente utili da svolgere anche presso le associazioni in difesa dei diritti gay.

È questo, in sintesi, il contenuto del testo-base sull'omofobia e la transfobia approvato oggi pomeriggio dalla commissione Giustizia della Camera dopo un complesso lavoro di mediazione tra le proposte – antitetiche – presentate dal Pd e dal Pdl. La proposta di legge ora potrà essere modificata con gli emendamenti da presentare entro il prossimo martedì e infine approderà in aula il 22 luglio.

“Sono soddisfatto”, è il primo commento a caldo di Ivan Scalfarotto (Pd) che insieme al deputato Leone (Pdl) è relatore del testo. “Come Partito democratico chiedevamo giustamente la modifica della legge Mancino per stabilire finalmente il principio educativo secondo il quale istigare e propagandare l'omofobia e la transfobia è sbagliato e costituisce reato”.

La proposta del Pdl invece mirava a inserire l'omofobia come aggravante nei reati contro la persona, con l'obiettivo di aumentare la pena a coloro che per esempio picchiano o uccidono una persona omosessuale in quanto omosessuale: un'ipotesi che non piaceva a molte associazioni lgbt e che è stata cassata.

In cambio il Pd (che si basava su due proposte di legge firmate da Scalfarotto e Emanuele Fiano) ha dovuto accantonare l'idea di inasprire la legge Mancino per poter punire anche la diffusione e l'incitamento all'omofobia e non soltanto l'istigazione e la propaganda: apparentemente sottigliezze linguistiche, che però preoccupano numerosi parlamentari di stampo cattolico come Paola Binetti e Carlo Giovanardi che in varie occasioni hanno paventato il pericolo di finire in tribunale soltanto per aver espresso contrarietà al matrimonio gay.

Se il testo-base passerà così come è oggi, dunque, potranno essere trascinati davanti a un giudice coloro che con ogni mezzo – e dunque anche attraverso Facebook – compiono atti discriminatorii nei confronti delle persone omosessuali e transessuali, rischiando un anno e sei mesi di carcere senza la possibilità di chiedere in alternativa la multa da 6mila euro. Potranno invece essere obbligati a svolgere un'attività gratuita a favore della collettività, anche presso organizzazioni lgbtq.

Non saranno invece punite le ingiurie contro i gay “poiché”, spiega sempre Scalfarotto, “l'ingiuria è già un reato nel codice penale” e la finalità della legge sull'omofobia “è quella di stabilire la discriminazione omofoba come nuovo reato a sé stante”.
fonte http://www.huffingtonpost.it/Laura Eduati