sabato 17 agosto 2019

Lgbt: Paolo Bandini diventa Nicky Bandini. Il giornalista del Guardian annuncia (sul Guardian) di essere transgender


Lo struggente articolo anche sul machismo del calcio e del giornalismo sportivo: “Non mi aspetto di essere immediatamente accettata ma chiedo rispetto e gentilezza”.

L’articolo sul Guardian
La notizia colpisce. Per due motivi: per la notizia in sé, e perché ci rendiamo immediatamente conto di come sarebbe impossibile in Italia e quindi di quanto siamo indietro anni luce. Oggi sul sito del Guardian c’è un articolo così intitolato: “Sono Nicky Bandini e sono ancora un giornalista sportivo” con tanto di foto della reporter che ha firmato l’articolo col suo nuovo nome. Fino a ieri i suoi articoli erano firmati Paolo Bandini uno dei giornalisti più autorevoli della testata, che si occupa di calcio italiano. Il suo coming out è anche in un video pubblicato sul suo nuovo account Twitter.  IL VIDEO DI TWITTER
Bandini scrive un articolo profondo e struggente. Comincia ricordando il suo amore per la scrittura già da ragazzo e poi l’opportunità che gli offrì il Guardian dopo aver seguito un corso di giornalismo di venti settimane. Cominciò nel 2006 gli piace immaginare che il Guardian non si sia mai pentito. Prosegue soffermandosi sulla capacità di trovare le parole giuste e usa quelle che avrebbe usato con un amico incontrato parlando a cuore aperto con un amico su una collina.

Sono transgender

Queste sono le parole. “So che questa dichiarazione sarà scioccante per molte persone”. Ma adesso, dopo aver combattuto la disforia per il senso di dissociazione tra il corpo che lai vita gli ha inflitto e le attese che lui aveva, ecco che adesso, a 35 anni,  lo dice ad alta voce. “Ho scritto il mio articolo col nome Paolo Bandini, da oggi sarò Nicky Bandini”.


Il coming out tre anni fa con secchiate di lacrime
Parla e si sofferma sulla confusione che questa notizia creerà in molte personale, sa che alcuni continueranno a usare il pronome maschile. “Sarebbe ipocrita da parte mia immaginare che le persone digerissero informazioni che mi hanno preso innumerevoli ore di terapia e di vita vissuta. Il cambiamento è un viaggio lento”.

Racconta che alle persone più importanti della sua vita lo ha rivelato tre anni fa. “E non con una dichiarazione di intenti ma con secchiate di lacrime e un attacco di panico. La scelta è stata dura – scrive -: rinunciare alla vita o trovare un nuovo modo per andare avanti. Alla fine, ho scelto la seconda strada e mi sono trasferita in una nuova città dove avevo spazio per ricominciare. Ho sperimentato i modi in cui mi presento e ho parlato con psichiatri. Ci sono voluti un milione di piccoli passi per iniziare a stare a mio agio”.


Il calcio e il giornalismo sportivo

“Il coming out al lavoro ha richiesto qualcosa di più di un atto di fede. Il giornalismo sportivo non è un luogo sempre accogliente con chi non è un maschio etero. Né lo sono gli sport che hanno grande pubblico e altrettante attenzione mediatica. Non conosco oggi altri giornalisti sportivi – carta stampa o tv – transgender nel Regno Unito (se sto sbagliando, per favore fatemelo sapere). E sebbene nessuno deve sentirsi obbligato a discutere la propria sessualità se non lo vuole, è sconvolgente che non ci sia un calciatore dichiaratamente gay nelle prime quattro divisioni di calcio maschile in Inghilterra”.

Ricorda che solo poche settimane dopo la fine del Mondiale femminile, il calciatore che si celava dietro l’account twitter “The Gay Footballer” – che ha dichiarato di giocare in Championship – ha cambiato i suoi progetti e ha fatto coming out scrivendo: “pensavo di essere più forte, mi sbagliavo”.
Prosegue Bandini: «Quello che chiedo è rispetto e gentilezza per me e per i transgender in generale”. E ancora: “Preferirei di gran lunga non scriverlo e vivere in un mondo in cui il mio cambiamento non richiedesse alcun commento. Ma visto che non viviamo ancora in quel mondo, eccomi qui”. E ripete la richiesta di rispetto e gentilezza.

Poi, un altro passaggio che colpisce non poco: “Essere trans non ha alcun impatto sulla mia capacità di analizzare una partita di calcio”
fonte:  www.ilnapolista.it

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