lunedì 16 aprile 2012

Lgbt Danza: Palermo lascia a casa i ballerini del Teatro Massimo "Meglio quelli di Kiev" intervista a Luciano Cannito

Il calendario del Teatro Massimo annunciava per il 19 aprile il «Don Chisciotte» con la compagnia del Teatro diretta da Luciano Cannito (in foto), la coreografia di Eric Vu An e una serie di stelle internazionali.

Ora si viene a sapere che quel titolo sarà presentato dal Balletto dell’Opera di Kiev.
Cosa sta capitando al Massimo?
C’è forse da temere la chiusura del corpo di ballo?
Voci insistenti danno proprio il Massimo e il Filarmonico di Verona come le prossime troupe di Fondazioni liriche a chiudere i battenti in questo panorama della danza italiana sempre più simile a un cimitero.

E dove resterebbero Milano, Roma, Napoli e Firenze.
E dove infine emerge sempre più evidente che per garantire sindacalmente i pochi ballerini stabili rimasti, già super garantiti, si lasciano per strada senza ingaggi gli aggiunti che ormai, piaccia o no, sono il nerbo delle compagnie.

Luciano Cannito (oltre che presenza fissa tra gli insegnanti di «Amici» di Maria de Filippi) è direttore a Palermo da sette anni, è artefice di una rinascita del balletto, ha fatto danzare agli artisti palermitani titoli prima mai eseguiti come «Lago dei Cigni» o «Bella Addormentata», ha portato al Massimo coreografie importanti come la «Coppélia» di Roland Petit.

Maestro Cannito, chiuderà il corpo di ballo?

«Non ho nessuna notizia in questo senso, anzi sto già progettando la prossima stagione. Si è trattato di fare economia. É stata una decisione del consiglio di Amministrazione. Comune e Regione hanno tagliato il bilancio del Teatro di quattro milioni di euro. Il Cda ha spiegato ai sindacati che si deve tener conto della drammatica situazione in cui si trova il Comune di Palermo. O si tagliava un titolo oppure si faceva un progetto meno costoso. Il Cda ha preferito questa seconda via visto che il pubblico del Massimo aveva già dovuto rinunciare allo “Schiaccianoci” saltato per lo sciopero».

Già, sciopero selvaggio e sciagurato, il dicembre scorso mentre tutta l’Italia teneva il fiato sospeso per lo spread e la situazione economica del paese.
Roba che neanche Maria Antonietta e le sue brioches.

«Siamo entrati nel guinness dei primati: saltate tutte le sei repliche, tra l’altro tutte esaurite: settemila spettatori da rimborsare e una produzione totalmente inutilizzata. Una perdita secca di settecentomila euro».

E invece il suo lavoro sui titoli di repertorio dovrebbe essere facilmente vendibile nei teatri italiani.

«Ci sono molti teatri di tradizione che non hanno corpo di ballo e ci inviterebbero volentieri con titoli famosi. Ma se non diventiamo una compagnia più autonoma, se non c’è flessibilità non si riesce. Un esempio: quando preparavamo “Cenerentola”, Udine ci ha chiesto due repliche. Si trattava di prolungare il lavoro di una settimana. Avevamo praticamente già il contratto, che prevedeva viaggio, soggiorno e cinquanta euro di diaria. È andato tutto all’aria perché il sindacato ha giudicato cinquanta euro a testa al giorno una cifra indecente per mangiare».

Per gli stabili è cambiato poco, per loro lo stipendio corre comunque, per gli aggiunti ha voluto dire rinunciare a una settimana di stipendio. Ma quanti sono gli stabili?

«Dopo i prepensionamenti di novembre ne sono rimasti una decina, gli aggiunti sono sempre trentacinque, quaranta».

Quindi anche per questo «Don Chisciotte» un bel gruppo che resta a casa o va in giro per il mondo a cercar lavoro.

«Dappertutto ormai le compagnie sono composte da danzatori assunti con contratti annuali rinnovati di anno in anno. Soltanto così si può lasciare spazio alla meritocrazia. Con i contratti a tempo indeterminato la qualità rischia di scadere. Di bravi ballerini in giro per il mondo ce ne sono tanti e non hanno un giorno libero perché tutti i teatri li vogliono».
fonte http://www3.lastampa.it di SERGIO TROMBETTA

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