lunedì 20 ottobre 2025

Brescia: in anteprima assoluta "All You Need Is Love" con le canzoni dei Beatles suonate dal vivo

Da un’idea originale di Chiara Canzian e Sandro Cisolla “Coloriamo i Sogni” presenta ALL YOU NEED IS LOVE un viaggio alla scoperta di sé sulle note dei Beatles anteprima assoluta
GIOVEDÌ 11 DICEMBRE 2025 BRESCIA - TEATRO SANTA GIULIA

Un viaggio dell’anima in uno spettacolo di teatro musicale nel quale le canzoni dei Beatles, suonate dal vivo da una band d’eccezione, accompagnano i protagonisti in scena e gli spettatori in un autentico percorso di crescita personale.

“Dove l’ombra è più nera, la luce brilla più intensa”

Milano, 17 ottobre 2025 – È attesa giovedì 11 dicembre al Teatro Santa Giulia di Brescia (biglietti disponibili su Liveticket.it) l’anteprima assoluta di ALL YOU NEED IS LOVE, un nuovo spettacolo di teatro musicale nato da un’idea originale di Chiara Canzian e Sandro Cisolla, sintesi delle diverse professioni e passioni che li animano: lui scrittore di narrativa e copywriter, lei con varie esperienze rilevanti nel teatro (regista residente in Casanova Operapop, performer in Cats nel ruolo di Grizabella come alternate di Malika Ayane), cantautrice e life-coach. 

A condurre il filo dello spettacolo - un viaggio dell’anima alla ricerca del sé più autentico – sono le canzoni e la musica dei Beatles, suonate dal vivo da una band di eccezione, composta da Phil Mer alla batteria (produttore e musicista, spesso in tour a fianco dei Pooh, Enrico Ruggeri, Francesco Renga, Zucchero e altri) che ha curato anche la direzione musicale e gli arrangiamenti, Andrea Lombardini al basso e Alberto Milani alla chitarra. In programma 24 brani iconici dal repertorio dei Fab Four, fra i quali Can’t buy me Love, A hard day’s night, Yesterday, Help, Lucy in the sky with diamonds, Strawberry fields forever, I am the Walrus, Helter Skelter, Blackbird, While my guitar gently weeps e altre. Protagonisti della storia nel ruolo di LEI e LUI sono la stessa Chiara Canzian e Jacopo Sarno, volto noto di musical, cinema e tv (lanciato giovanissimo dalle produzioni Disney a partire da High School Musical, fra i tanti titoli che poi lo hanno visto fra i protagonisti in teatro Mamamia, Casanova Operapop, Full Monty). La regia è affidata alla giovane Carolina Fanelli, un nome nuovo con una formazione in drammaturgia e già varie esperienze nella direzione artistica. Le coreografie per il corpo di ballo composto da cinque ballerini sono di Mattia Fazioli, versatile danzatore di formazione classica le cui più recenti esperienze in ambito italiano e internazionale annoverano Casanova Operapop, Chicago e Magic Mike nel West End di Londra.

Un nucleo di professionisti dell’arte che si sono trovati intorno a un progetto che offre diversi piani di lettura. Il concept dello spettacolo ruota intorno all’ipotesi che i Beatles, non si sa se consapevolmente, abbiano inserito una piccola “mappa” nascosta all’interno della loro discografia, un filo di perle – ovvero le loro canzoni immortali - che in perfetto ordine cronologico sembrano delineare le tappe precise di un autentico cammino evolutivo, attraverso il quale ognuno può riflettere sulla propria vita in modo profondo. Il percorso è guidato da un’unica grande stella, l’Amore, declinato nelle forme potenzialmente infinite che può assumere nella nostra esistenza.

Da un lato All You Need is Love è uno spettacolo teatrale con una forma artistica, fra prosa e musica, estremamente curata in tutti i suoi aspetti e dalla sinossi particolarmente empatica: un uomo, sopraffatto dal fallimento della propria vita affettiva e professionale decide di farla finita, ma desidera ancora vedere la bellezza di un’alba in un parco. Qui il suo destino lo porta a incontrare una musicista, artista di strada, che si rivela profonda conoscitrice della vita e metterà in gioco tutte le proprie forze per trasmettere al suo nuovo amico la speranza, anche attraverso la musica e le parole delle canzoni. D’altro canto lo spettacolo è l’occasione per affrontare seriamente, e con un approccio simile a quello adottato nel life-coaching, temi profondi, universali e di grande attualità, come la salute mentale, il senso di fallimento e la depressione che porta al desiderio di annullamento, affrontati in modo analitico ed emotivo con il supporto salvifico della musica, spesso capace di farsi strumento terapeutico e canale emozionale attraverso il quale creare un rapporto solido e vero con la propria interiorità, per scoprire che ognuno di noi è parte di un tutto più grande, ovvero che il “tutto”, cioè l’Amore nella sua essenza, è parte di ognuno di noi.

Uno spettacolo del quale godere da spettatori che amano il teatro musicale, ma anche da vivere appieno come esperienza personale e costruttiva.  

All You Need is Love è prodotto da Coloriamo i Sogni, una realtà che cura progetti solidali attraverso l’arte, la musica e lo sport. Main sponsor del progetto è Claim Expert, l’anteprima dell’11 dicembre al Teatro Santa Giulia di Brescia gode della preziosa collaborazione dei Beatlesiani d’Italia Associati, la community ufficiale che riunisce i fan, i musicisti e i collezionisti dei Fab Four, e di ArtOne, associazione culturale che cura eventi musicali sul territorio.

ALL YOU NEED IS LOVE – un viaggio alla scoperta di sé sulle note dei Beatles

Giovedì 11 dicembre 2025 – Teatro Santa Giulia, Via Quinta 4 – BRESCIA - Info 0721 548189

Inizio spettacolo ore 21:00

Ingresso posto numerato € 20,00 - 25,00 + prevendita

Biglietti su Liveticket.it

fonte: Ufficio Stampa: pantarei 3.0 - Elena Pantera pantera.tre.zero@gmail.com 

Social Media Manager: Giulia Pagano giulia.pagano90@gmail.com

lunedì 13 ottobre 2025

Firenze: a Palazzo Pitti il Novecento in quaranta abiti da sogno: nuovo allestimento al Museo della Moda

Nove sale appena inaugurate (con molti capi mai esposti fino ad oggi) raccontano gli stili dello scorso secolo dal Charleston degli anni Venti agli scintillanti anni Ottanta di Enrico Coveri, passando per le creazioni mozzafiato di Elsa Schiaparelli, Yves Saint Laurent, Pierre Cardin e Roberto Capucci.

Un secolo di moda, dalla vivacità del Charleston agli scintillanti anni Ottanta di Enrico Coveri, passando per le creazioni mozzafiato di Elsa Schiaparelli, Yves Saint Laurent, Pierre Cardin e Roberto Capucci. A raccontarlo - attraverso 40 abiti simbolo della più elevata sartorialità mondiale (molti dei quali mai esposti), posti in elegante dialogo con opere di maestri della pittura del Novecento quali Galileo Chini, Felice Casorati, Alberto Burri - è il nuovo allestimento realizzato dal Museo della Moda di Palazzo Pitti.  

A un anno esatto dalla riapertura totale della Galleria, interamente rinnovata, la selezione novecentesca esposta ‘gira’, per offrire al pubblico un nuovo capitolo da sogno della storia del costume. Forte di una collezione di 15.000 capi storici e accessori, dal Settecento a oggi, il Museo della Moda ha stabilito di rinnovare a cadenza annuale le collezioni in mostra, facendo riemergere a rotazione dai depositi abiti straordinari, inediti e accuratamente restaurati per poter essere offerti alla visione del pubblico. Restano invariate le sale della moda Sette-Ottocentesca e degli Abiti Medicei.

Il primo dei nuovi spazi, dedicato alla ‘Moda Charleston’ tra avanguardie ed esotismo, apre la nuova selezione: lo straordinario Trittico di Galileo Chini trasforma la sala in un set scenografico di pucciniana memoria con l’abito indossato dalla moglie del pittore in occasione della prima di Turandot al Teatro La Scala di Milano il 25 aprile 1926. Altri abiti preziosi realizzati con sete pregiate arricchiti da motivi decorativi ispirati alla Cina, al Giappone e all’India rammentano come l’orientalismo si intrecciasse con il desiderio di emancipazione e sperimentazione tipico delle flapper, giovani donne dell’epoca che rompevano con la tradizione.

Seguono due sale dedicate alla Moda tra le due Guerre: una infilata di abiti mozzafiato che spaziano dalla cultura Déco, a quella delle avanguardie, al razionalismo, al glamour cinematografico degli anni Trenta del Novecento. In tale contesto, il dipinto di Felice Casorati, Lo straniero, fa da controcanto a capi di Elsa Schiaparelli e Madeleine Vionnet.

La rassegna continua con un viaggio nella Moda nel dopoguerra, con un rarissimo abito del giovane Yves Saint Laurent, nominato, dopo la morte di Christian Dior nel 1957, direttore creativo della prestigiosa Maison e tre abiti, tra cui un Gattinoni, appartenuti a Ingrid Bergman.

A seguire tre sale interamente dedicate agli anni Sessanta e Settanta del Novecento, che culminano con una incursione nello Space Age Movement, caratterizzato da un’estetica futuristica e minimalista ispirata alle esplorazioni spaziali e alle innovazioni tecnologiche dell’epoca, grazie a designer iconici come André Courreèges, André Laug e Pierre Cardin, tutti rappresentati in mostra.

Spazio poi a Roberto Capucci, uno dei protagonisti più audaci e innovativi della moda italiana. In un’epoca dominata dalla rivoluzione giovanile, dalla minigonna e dal prêt-à-porter emergente, rimase fedele a una visione quasi architettonica e scultorea dell’abito, che lo rese famoso sulla scena internazionale.

Finale ‘esplosivo’ con Enrico Coveri, che a partire dagli anni Ottanta fece delle paillettes il simbolo del suo stile scintillante, ironico e anticonformista.

Annualmente ci saranno rotazioni, per far riemergere dai depositi della galleria pezzi storici mai visti prima.

Il direttore delle Gallerie degli Uffizi Simone Verde: “Questa nuova selezione di abiti del Museo della Moda e del Costume racconta la moda del Novecento come linguaggio visivo e culturale, in dialogo costante con la pittura e le arti. Dai ricami esotici delle flapper all’immaginario decorativo di Galileo Chini, dalla sintesi formale di Casorati e della moda degli anni Trenta fino al minimalismo dello Space Age, accostato ai bianchi e neri di Alberto Burri. La moda si rivela così non solo specchio della trasformazione del femminile, ma anche patrimonio di forme, materiali e visioni che affianca e arricchisce la narrazione figurativa dell’arte”.

La curatrice del Museo della Moda e del Costume Vanessa Gavioli: “Nel Novecento la moda racconta la donna tra libertà ed eleganza. Dalle flapper degli anni Venti con abiti leggeri e accenti esotici, si passa agli anni Trenta, con una femminilità più classica e tradizionale. Chanel rivoluziona il tailleur, poi rielaborato da Galitzine e Schön. Negli anni Sessanta e Settanta esplodono minigonne, grafismi e subculture, mentre lo Space Age guarda al futuro e Capucci scolpisce l’abito. Negli anni Ottanta, Coveri esalta luce e colore con le paillettes”.

fonte e Info: www.uffizi.it 

Mostre: "Alaïa e Balenciaga. Scultori della forma" al Museo del Tessuto di Prato, dal 25 ottobre 2025 al 3 maggio 2026

Dal 25 ottobre 2025, il Museo del Tessuto celebra due stilisti iconici della moda francese – Azzedine Alaïa e Cristobal Balenciaga – con una grande mostra curata da Olivier Saillard.

25 ottobre 2025 – 3 maggio 2026

In occasione del suo cinquantesimo anniversario, la Fondazione Museo del Tessuto di Prato in collaborazione con la Fondazione Azzedine Alaïa, annuncia come progetto speciale la mostra “ALAÏA e BALENCIAGA. Scultori della forma“.

Concepita nel 2020 da Olivier Saillard presso la Fondation Alaïa di Parigi per assecondare il desiderio di Hubert de Givenchy di una mostra che riunisse due storici talenti della haute couture francese, l’esposizione arriva per la prima volta in Italia al Museo del Tessuto di Prato.

La mostra ha ottenuto il prestigioso patrocinio dell’Ambasciata di Francia in Italia.

Cinquanta abiti provenienti dalla Fondazione Azzedine Alaïa, saranno esposti nelle sale suggestive della ex fabbrica Campolmi, accompagnati da documenti e video originali dell’Archivio Balenciaga per mettere a confronto la creatività dei due stilisti.

Venticinque creazioni di Azzedine Alaïa (1935-2017) – considerato dai più l’ultimo Couturier in grado di saper padroneggiare ogni fase della progettazione e della realizzazione di un abito – dialogano in mostra con altrettanti capi del grande Cristobal Balenciaga (1895-1972), in un confronto senza tempo tra due abilissimi sperimentatori di forme e volumi.

Solo per citare un esempio, lo spencer di Alaïa della collezione Couture Autunno/Inverno 1986 trova ispirazione nella giacca Haute Couture 1938 di Balenciaga, così come i bolero delle collezioni Autunno/Inverno 1986 e 1989 citano il bolero della Haute Couture 1940.

È ormai risaputo come, una volta chiusa definitivamente la Maison Balenciaga nel 1968 per mano dello stesso Balenciaga, Alaïa – giovane stilista emergente – sia stato chiamato dalla vice-direttrice vendite, Mademoiselle Renée, a scegliere liberamente una selezione di creazioni del Maestro, che solo le sue abili mani avrebbero potuto rielaborare per dar loro un nuovo aspetto. Il giovane Alaïa restò talmente stupito dalle forme, dall’architettura dei tagli e dall’abilità tecnica di ogni capo, che da allora coltivò per tutta la vita un profondo rispetto per la storia della moda e considerò l’incontro con il lavoro di Balenciaga il punto di partenza per la riscoperta dai grandi maestri del taglio che lo avevano preceduto.

“Le clienti mi portavano abiti di Balenciaga e mi chiedevano di accorciare l’orlo: io chiedevo loro se potevo tenere gli abiti e fare invece qualcosa di nuovo per loro. E’ in quel periodo che ho iniziato a prendere coscienza del fatto che la moda è un patrimonio culturale: è importante dare ai giovani stilisti l’opportunità di scoprire il lavoro e le tecniche dei loro predecessori. E’ così che ho iniziato a collezionare moda, ma anche arte e design. Ho intenzione di creare una fondazione per ospitare la mia collezione oltre ai miei archivi”. Azzedine Alaïa, Revue des Deux Mondes, 2014

Tutti i capi presenti in mostra appartengono alla Fondazione Azzedine Alaïa, creata nel 2007 dallo stesso Couturier francese per preservare e valorizzare i suoi archivi personali e la sua ricchissima collezione di abiti dei più grandi stilisti che hanno segnato la storia della moda.

Con questa mostra, la Fondazione Museo del Tessuto di Prato prosegue il suo percorso di studio e valorizzazione della Moda e dei protagonisti che ne hanno fatto la storia, affrontando per la prima volta il tema della couture francese; questo all’indomani del recente omaggio al padre del prêt-à-porter italiano Walter Albini (2024), all’inedita retrospettiva su Ossie Clark e Celia Birtwell (2022), protagonisti della scena londinese degli anni Sessanta e Settanta del Novecento, e – ancora prima – della prima grande mostra dedicata alla camicia bianca di Gianfranco Ferré (2014).

La mostra è realizzata con il supporto di: Comune di Prato, Fondazione Cassa di Risparmio di Prato, Saperi, Estra; Direzione Generale Educazione, Ricerca e Istituti Culturali del Ministero della Cultura, Regione Toscana.

Un sentito ringraziamento a Pitti Immagine.

Si ringraziano inoltre per l’importante supporto al progetto le aziende tessili Arché, Marini Industrie, Balli il Lanificio, oltre che Gruppo Colle, Lyria, Faliero Sarti e le aziende del Museo del Tessuto Textile Lovers.

Museo del Tessuto
Via Puccetti 3
59100 Prato (PO)
+39 0574 611503
info@museodeltessuto.it
museodeltessuto@pec.uipservizi.it 

fonte: www.museodeltessuto.it

Libri: "La domestica a ore" di Sveva Casati Modignani

Un romanzo intenso e appassionante che racconta la forza silenziosa delle donne e la possibilità di ricominciare, sempre.

Isabella Boccadoro d'Este ha scelto di vivere senza ostentare le sue nobili origini, lavorando come domestica a ore a Milano. Con la sua discrezione e la sua innata sensibilità, porta ordine e serenità dove regnano solitudine e disarmonia. Finché una mattina, entrando nell'appartamento elegante dei Tizzoni, non trova Laura, la giovane padrona di casa, gravemente ferita. 

Dietro la facciata rispettabile di una famiglia perfetta, si nasconde una storia di violenza che minaccia di travolgere anche i due figli della coppia. Mentre la giustizia fatica a fare il suo corso tra bugie e omertà, Isabella si ritrova coinvolta personalmente sempre di più nella vicenda, scoprendo la forza della solidarietà femminile e la fragilità di chi sembra invincibile. 

Accanto a lei, Duccio Soldanieri, un capitano dei carabinieri affascinante e determinato, anche lui nobile, porta nella sua vita un sentimento nuovo e inatteso. Tra segreti, passioni e scelte difficili, Isabella dovrà affrontare le proprie paure e imparare che, a volte, avere coraggio significa lasciarsi amare. 

Sveva Casati Modignani è uno pseudonimo, dietro il quale sono celati i coniugi Bice Cairati (Milano 13 luglio 1938) e Nullo Cantaroni (Milano 27 agosto 1928 - 29 dicembre 2004). Bice ha continuato a usare il nom de plume anche dopo la morte del marito, dando seguito a una produzione letteraria di grande successo che prosegue dal 1981. Tutti i libri da quell'anno in poi sono stati editi da Sperling & Kupfer, tranne Il diavolo e la rossumata - con ricordi autobiografici di Bice - che pubblicato da Mondadori nel 2012, seguito da Il bacio di Giuda (2014) e Un battito d'ali (2017), terzo volume della serie. Tra i suoi romanzi ricordiamo Anna dagli occhi verdi (1981), suo esordio, Lezione di tango (1998), 6 aprile '96 (2003), Qualcosa di buono (2004), Palazzo Sogliano (2013), La moglie magica (2014), Dieci e lode (2016), Festa di famiglia (2017) e Suite 405 (2018), Segreti e ipocrisie (2019), Il falco (2020), L'amore fa miracoli (2021)Mercante di sogni (2022), La vita è bella, nonostante (2023), Lui, lei e il paradiso (2024).

fonte: www.ibs.it 

lunedì 6 ottobre 2025

Cinema > Nuova carica di Star Wars da Gosling ai primi Jedi. Fra i nuovi successi Andor, nel 2026 in sala Mandalorian e Grogu

ANSA  - RIPRODUZIONE RISERVATA
Nonostante le polemiche, negli ultimi anni, intorno ai nuovi film nell'universo di Star Wars e le montagne russe delle produzioni televisive del franchise, le lotte in una galassia lontana lontana ideate da George Lucas, continuano a svilupparsi in varie direzioni.

Tra nuovi successi come The Mandalorian e Andor e flop di pubblico come The Acolyte e Skeleton Crew, arrivano nuovi debutti e sono tanti anche i progetti in cantiere, anche se con pochi annunci ufficiali della Disney e un mare di indiscrezioni.
    E' di qualche giorno fa l'esordio di Disney+ di Lego Star Wars: Rebuild the Galaxy: Pieces of the past, miniserie animata che si aggiunge al lungo racconto, iniziato nel 2004, del mondo di Guerre stellari costruito a mattoncini.

Il 29 ottobre ci sarà l'esordio sulla piattaforma di Star Wars: Visions Volume 3, nuovo capitolo antologico nel quale storie e personaggi vengono reimmaginati da nove cortometraggi realizzati da nove studi d'animazione giapponesi. E' previsto per il 20 maggio 2026 l'arrivo dell'attesissimo The Mandalorian and Grogu di Jon Favreau, ritorno di Pedro Pascal, stavolta sul grande schermo, dopo la serie fenomeno su Disney+ , nei panni del cacciatore di taglie mandaloriano Din Djarin affiancato dal suo giovane allievo Grogu (ribattezzato 'baby Yoda' dai fans). 

Nella storia, entrambi vengono 'reclutati' dalla nascente Nuova Repubblica, che dopo la caduta dell'Impero, cerca di proteggere tutto ciò per cui l'Alleanza Ribelle ha combattuto. Nel cast fra gli altri anche Sigourney Weaver e Jeremy Allen White. Sono iniziate in primavera le riprese, con un debutto pensato per il 2026, della seconda stagione di Ahsoka, serie spin-off di Dave Filoni da The Mandalorian, che ha al centro la guerriera ribelle, ex allieva jedi, Ahsoka Tano, interpretata da Rosario Dawson e Hayden Christensen. Filoni è il creatore anche della serie animata Star Wars: Maul - Shadow Lord (2026), dedicata all'ex potente Sith che cerca di ricostruire il suo gruppo criminale. 

E' bastata una foto dal set, postata nei giorni scorsi sui social dal regista Shawn Levy per esaltare i fans, in attesa di vedere sul grande schermo Starfighter, nelle sale a maggio 2027.     

L'immagine mostra il protagonista Ryan Gosling insieme al piccolo cointerprete Flynn Gray mentre guardano in camera in una pausa delle riprese al largo della Sardegna. Sulla trama nessuna informazione ufficiale, ma dovrebbe essere ambientata circa cinque anni dopo gli eventi di L'ascesa di Skywalker e pare esplori un filone inedito della storia. Fra i progetti annunciati è ancora sospeso (ma per adesso non cancellato) il nuovo film sulla jedi Rey Skywalker. Sembra invece andare avanti, ma a piccoli passi, Dawn of the Jedi (L'alba dei Jedi) di James Mangold, anche coautore della sceneggiatura con Beau Willimon, ambientato 25 mila anni prima i fatti del film del 1977.  

fonte: di Redazione ANSA   www.ansa.it  RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA - Tutti i diritti riservati     

Danza > Riaprite i corpi di ballo delle Fondazioni lirico-sinfoniche! Firma questa petizione

Il problema

In Italia esistono circa 1 milione e mezzo di allievi che studiano danza nelle migliaia di scuole di ballo presenti sul territorio, sostenuti, economicamente e moralmente, dalle relative famiglie. 1 milione e mezzo di allievi che, ad oggi, non hanno la possibilità di costruirsi un futuro professionale nel nostro paese.

In Italia ci sono 14 Fondazioni lirico-sinfoniche (il Teatro Petruzzelli di Bari, il Teatro Comunale di Bologna, il Teatro Lirico di Cagliari, il Teatro Maggio Musicale Fiorentino, il Teatro Carlo Felice di Genova, il Teatro alla Scala di Milano, il Teatro San Carlo di Napoli, il Teatro Massimo di Palermo, l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma, il Teatro dell’Opera di Roma, il Teatro Regio di Torino, il Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste, il Teatro La Fenice di Venezia e l’Arena di Verona), teatri eccellenze a livello nazionale ed internazionale, finanziati dallo Stato con circa la metà dei fondi pubblici destinati a tutto lo Spettacolo dal Vivo, proprio per avere, al loro interno, masse artistiche a tempo indeterminato, con le quali produrre opera lirica, musica sinfonica e balletto 12 mesi all’anno. 

Ci sono 14 Fondazioni lirico-sinfoniche, 14 Sovrintendenti, 14 orchestre, 14 cori, 14 settori tecnici, 14 settori amministrativi, ma soltanto 4 corpi di ballo (Milano, Roma, Napoli e Palermo).
Esiste un +1, che rappresenta la situazione di Verona, dove, nonostante la chiusura del corpo di ballo nel 2017, la Fondazione, da allora fino ad oggi, ha continuato a bandire audizioni e ad assumere danzatori, ma solo con contratti a tempo determinato, incarnando, così, l’apice del precariato.  

Tutte le altre Fondazioni, tranne l’Accademia di Santa Cecilia di Roma, che si occupa solo di spettacoli sinfonici, continuano a produrre balletto esternalizzando l’attività, quindi affidandola a compagnie esterne (estere o italiane; quest’ultime, spesso, impongono ai danzatori condizioni lavorative illecite ed estremamente instabili), e per le opere con balletto assumono danzatori, in difformità rispetto a quanto previsto dal Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro, quindi non tramite selezioni pubbliche e non tramite contratti di tipo subordinato, ma con contratti di tipo autonomo o a partita iva o talvolta inquadrandoli come mimi, che poi mimi non sono poiché sul palcoscenico è richiesto loro di danzare, svilendo, in questo modo, la professione di danzatrice e di danzatore. 

In pratica, lo Stato finanzia con centinaia di milioni di euro le Fondazioni lirico-sinfoniche per produrre anche balletto e le Fondazioni, con questi soldi (le nostre tasse!), pagano agenzie private esterne per fare, al posto loro, quello che loro stesse dovrebbero fare, impedendo di fatto alle danzatrici e ai danzatori italiani di poter lavorare per questi enti.
Si contano circa 350 produzioni esternalizzate negli ultimi 6 anni; considerando una media di 4/5 spettacoli per ogni produzione, si contano 1.400/1.750 spettacoli esternalizzati.

Negli ultimi due anni sono state approvate, dal Ministero della Cultura e dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, le nuove dotazioni organiche delle Fondazioni lirico-sinfoniche.
Su un totale di 4.715 posti (orchestra, coro, ballo, tecnici, amministrativi) di lavoro a tempo indeterminato, quelli riservati ai danzatori sono solo 212, il 4,5% del totale dei posti disponibili.
1 milione e mezzo di allievi che studiano danza in Italia e poco più di 200 posti di lavoro, peraltro già occupati, in tutto il paese. 

Secondo la fotografia risalente a giugno/luglio 2021, sono presenti danzatrici e danzatori italiani in almeno 111 compagnie di balletto europee, professionisti costretti ad espatriare perché in Italia i corpi di ballo, da decenni, sono stati quasi tutti dismessi.
La realtà che vive la categoria si può descrivere con tre parole: precarietà, disoccupazione, discriminazione.

Il 28 febbraio 2023 è stato depositato al Senato il Disegno di Legge n. 568 riguardante “Disposizioni per la promozione e a tutela e salvaguardia della produzione artistica e culturale della danza”, che tratta, appunto, della salvaguardia e della ricostituzione dei corpi di ballo all’interno delle Fondazioni lirico-sinfoniche.

Il 18 aprile 2023 è stata depositata alla Camera dei Deputati la risoluzione n. 7/00088, che impegna il Governo, tra le varie cose, a valorizzare i corpi di ballo rimanenti e a riaprirne di nuovi.

Il Ministro della Cultura, in diverse occasioni pubbliche, a partire dall’audizione svoltasi il 1 dicembre 2022 davanti alle Settime Commissioni del Senato e della Camera dei Deputati, ha dichiarato di voler riaprire i corpi di ballo delle Fondazioni lirico-sinfoniche, in particolare di voler consentire a due o più Fondazioni (ci auguriamo siano più di due!), che, ad oggi, non hanno un corpo di ballo, di ricostituirne uno.

Con questa petizione chiediamo a gran voce a tutte le Istituzioni, al Ministro della Cultura e a tutti i partiti politici di rendere concreta, con urgenza, la riapertura dei corpi di ballo stabili delle Fondazioni lirico-sinfoniche, laddove ad oggi non ci sono, nonché la salvaguardia e la valorizzazione dei 4 corpi di ballo già esistenti, ovvero la fine del precariato e delle esternalizzazioni.

È importante firmare questa petizione perché la danza coinvolge milioni di cittadini italiani e rappresenta un pezzo del nostro patrimonio artistico e culturale, che non possiamo permetterci di perdere, oltre che una motivazione per tantissimi giovani e una professione per molti lavoratori e molte lavoratrici

I corpi di ballo delle Fondazioni lirico-sinfoniche rappresentano gli unici istituti dove è possibile svolgere questa professione in condizioni di minima sopravvivenza e con la continuità che necessita questo mestiere

Gli spettacoli di balletto sono seguitissimi dal pubblico e, quasi sempre, fanno il tutto esaurito, costituendo, così, un beneficio significativo anche per i teatri stessi.
È importante firmare questa petizione per gli allievi e le loro famiglie, per le scuole, per i professionisti, per gli appassionati e per tutti gli spettatori che amano il teatro e il balletto. 

Un corpo dì ballo stabile significa: occupazione per numerosi professionisti (non solo danzatori, ma anche coreografi, direttori, maîtres de ballet, tecnici, professori d’orchestra, trucco e parrucco, sartoria, ufficio marketing, ufficio stampa); benefici per il teatro (incremento di abbonati e appassionati, fidelizzazione di un pubblico diverso rispetto a quello dell’opera lirica, valorizzazione dell’immagine e della programmazione artistica, possibili nuovi sponsor); sviluppo di altri importanti settori (turismo, alberghi, trasporti, ristoranti).

Basta un piccolo, ma fondamentale, gesto di ognuno di noi per scegliere di non arrendersi, di diffondere questa voce e di credere che l’Italia possa essere una nazione migliore!
Firma questa petizione! Adesso, più che mai, è il momento di insistere! 


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Promotore della petizione
Siamo Anna Chiara Amirante, Vito Lorusso, Andrea Morelli ed Alessandro Staiano, danzatori professionisti e ideatori del movimento Danza Error System, movimento nato in difesa dei corpi di ballo delle Fondazioni lirico-sinfoniche. 
 
Firma QUI  
 

Mostre: Roma, Dalí. Rivoluzione e Tradizione, dal 17 Ottobre 2025 – 1 Febbraio 2026 a Palazzo Cipolla

Direzione scientifica di Montse Aguer con la curatela di Carme Ruiz González e Lucia Moni, realizzata dalla Fondazione Roma in collaborazione con la Fundació Gala-Salvador Dalí e con il supporto organizzativo di MondoMostre.

La mostra Dalí. Rivoluzione e Tradizione presenta una selezione di oltre 60 opere tra dipinti e disegni, accompagnate da documenti fotografici e audiovisivi, che indagano l’universo creativo dell’artista e il suo profondo rapporto con i grandi maestri del passato e del suo tempo.

La produzione artistica di Dalí, dalla giovinezza fino alle ultime opere, oscilla costantemente tra due poli apparentemente opposti: rivoluzione e tradizione. Dalí nutre una profonda ammirazione e attrazione per i maestri del passato, tra cui i suoi prediletti: Velázquez, Vermeer, Raffaello. Non si può tuttavia dimenticare un altro artista, suo contemporaneo e connazionale, con il quale Dalí intrattiene un rapporto ambivalente: Pablo Picasso.

L’esposizione, realizzata dalla Fondazione Roma in collaborazione con la Fundació Gala-Salvador Dalí e con il supporto organizzativo di MondoMostre, è curata da Carme Ruiz González e Lucia Moni sotto la direzione scientifica di Montse Aguer. Il progetto riunisce opere provenienti dalla Fundació Gala-Salvador Dalí e da altre prestigiose istituzioni internazionali come il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía e il Museo Nacional Thyssen-Bornemisza.

Tutte le Info QUI  


  • Dalí, tra Cinema e Arte
    XX edizione della Festa del Cinema di Roma
    21 e 24 ottobre 2025 mini rassegna cinematografica presso Museo del Corso

    Maggiori informazioni

  • fonte: https://museodelcorso.com 

    lunedì 29 settembre 2025

    Libri: "La principessa che voleva amare Narciso. Come uscire insieme dai labirinti del cuore" di Maria Chiara Gritti

    Una mattina d'estate, in un antico e bellissimo regno nasce la generosa principessa Febe, colei che dona luce. O almeno, questo è ciò che crede di dover fare, perché crescendo impara a dedicarsi solo agli altri e a renderli felici riempiendoli di affetto e calore. 

    Quando incontra Flavio, il principe Narciso, se ne innamora al primo sguardo e crede di aver finalmente trovato la persona giusta. Ma il ragazzo nasconde un segreto: educato per diventare un perfetto principe azzurro, non può rivelare a nessuno le proprie debolezze e deve sempre mostrarsi impeccabile. Più Febe si avvicina, più lui si sente minacciato; più Flavio si allontana, più lei fa di tutto per tentare di salvarlo. 

    La complessità dei loro sentimenti li porta a perdersi in un labirinto emotivo senza uscita, che li tiene dolorosamente legati e distanti, finché Vera non insegnerà loro a guardarsi dentro per ritrovare la strada... Attraverso questa suggestiva favola metaforica, la psicoterapeuta Maria Chiara Gritti svela con sensibilità i meccanismi e le cause profonde della dipendenza affettiva e del narcisismo patologico, tracciando un percorso liberatorio verso la conoscenza di sé. Perché solo scoprendosi si può raggiungere la consapevolezza necessaria ad amare e farsi amare pienamente. 

    Maria Chiara Gritti, psicologa e psicoterapeuta a Bergamo, esperta nel trattamento della dipendenza affettiva, da anni conduce gruppi terapeutici sulla love addiction. Ideatrice di un percorso di guarigione innovativo sulla dipendenza amorosa, tiene corsi di formazione rivolti a psicologi per diffondere l'applicazione del suo metodo di intervento. Tra i suoi titoli, La principessa che aveva fame d'amore (Sperling & Kupfer, 2017), La principessa che voleva amare Narciso (Sonzogno, 2021) e La leggenda del filo d'amore (Sonzogno, 2024). 

    fonte: www.lafeltrinelli.it 

    Firenze: a Palazzo Strozzi la mostra "Beato Angelico" dal 26 settembre 2025 al 25 gennaio 2026

    Dal 26 settembre 2025 al 25 gennaio 2026 la Fondazione Palazzo Strozzi e il Museo di San Marco presentano Beato Angelico, straordinaria e irripetibile mostra dedicata all’artista simbolo dell’arte del Quattrocento e uno dei principali maestri dell’arte italiana di tutti i tempi.

    L’esposizione, realizzata in collaborazione tra Fondazione Palazzo Strozzi, Ministero della Cultura – Direzione regionale Musei nazionali Toscana e Museo di San Marco, mettendo in atto uno stretto dialogo tra istituzioni culturali e territorio, costituisce uno degli eventi culturali di punta del 2025, celebrando un padre del Rinascimento in un percorso tra le due sedi di Palazzo Strozzi e del Museo di San Marco.

    La mostra affronta la produzione, lo sviluppo e l’influenza dell’arte di Beato Angelico e i suoi rapporti con pittori come Lorenzo Monaco, Masaccio, Filippo Lippi, ma anche scultori quali Lorenzo Ghiberti, Michelozzo e Luca della Robbia. A cura di Carl Brandon Strehlke, Curatore emerito del Philadelphia Museum of Art, con – per il Museo di San Marco – Angelo Tartuferi, già Direttore del Museo di San Marco, e Stefano Casciu, Direttore regionale Musei nazionali Toscana, Beato Angelico rappresenta la prima grande mostra a Firenze dedicata all’artista esattamente dopo settant’anni dalla monografica del 1955 andando a creare un dialogo unico tra istituzioni e territorio.

    Celebre per un linguaggio che, partendo dall’eredità tardogotica, utilizza i principi della nascente arte rinascimentale, Beato Angelico (Guido di Piero, poi Fra Giovanni da Fiesole; Vicchio di Mugello, 1395 circa – Roma, 1455) ha creato dipinti famosi per la maestria nella prospettiva, nell’uso della luce e nel rapporto tra figure e spazio. La mostra offre una occasione unica per esplorare la straordinaria visione artistica del frate pittore in relazione a un profondo senso religioso, fondato su una meditazione del sacro in connessione con l’umano.

    L’esposizione riunisce tra le due sedi oltre 140 opere tra dipinti, disegni, sculture e miniature provenienti da prestigiosi musei quali il Louvre di Parigi, la Gemäldegalerie di Berlino, il Metropolitan Museum of Art di New York, la National Gallery di Washington, i Musei Vaticani, la Alte Pinakothek di Monaco, il Rijksmuseum di Amsterdam, oltre a biblioteche e collezioni italiane e internazionali, chiese e istituzioni territoriali.

    Frutto di oltre quattro anni di preparazione, il progetto ha reso possibile un’operazione di eccezionale valore scientifico e importanza culturale, grazie anche a un’articolata campagna di restauri e alla possibilità di riunificare pale d’altare smembrate e disperse da più di duecento anni.

    >> La Pala di San Marco di Beato Angelico Operazione di ricostruzione sostenuta da Intesa Sanpaolo 

    Orario mostra

    Tutti i giorni 10.00 - 20.00
    Giovedì fino alle 23.00 

    Altre info >> QUI  

    Acquista i biglietti per Palazzo Strozzi  

    Acquista i biglietti per Museo di San Marco

    In copertina: Beato Angelico, Trittico francescano (det.), 1428-1429. Su concessione del Ministero della Cultura – Direzione regionale Musei nazionali Toscana – Museo di San Marco

    fonte: www.palazzostrozzi.org 

    Musica: L'ITALIA DEL BOOM - il nuovo singolo e video di TRICARICO fuori oggi!

    Dal 26 settembre è disponibile su tutte le piattaforme digitali

    L’ITALIA DEL BOOM il nuovo singolo e video di FRANCESCO TRICARICO
    Una canzone filastrocca che, attraverso l’ironia disincantata tipica dell’autore, suscita quesiti senza dare risposte, costringe a pensare ma soprattutto… a ballare!
    Il singolo esce accompagnato dal video girato per le strade di Milano, dove Tricarico, novello pifferaio magico, coinvolge passanti occasionali, uniti nel ballo del nuovo mantra, L’ITALIA DEL BOOM
     

    Milano, 26 settembre 2025 – Da oggi, 26 settembre 2025, è disponibile su tutte le piattaforme digitali L’Italia del Boom (qui il link https://linktr.ee/TRICARICO_off ), il nuovo singolo e video di Francesco Tricarico, una sorta di filastrocca dal ritmo allegro e trascinante – fra il jingle e il cartoon – ma che, sotto l’ironia disincantata tipica del suo autore, solleva quesiti importanti, pensieri profondi, domande senza una risposta scontata, che si esplicitano nell’intermezzo dal sapore battistiano.

     

    Il video che ne accompagna l’uscita è girato per le strade di Milano, uno sfondo non casuale perché la città oggi più che mai racchiude e illumina le contraddizioni del tempo che viviamo. Nel video Tricarico è un novello pifferaio magico che invita gli occasionali passanti a cimentarsi in una coreografia all’apparenza semplice, fatta per sorridere e “amarsi un po’”. Il sotto-testo appare presto chiaro: il BOOM attuale appare lontano da quello dei favolosi anni ’60. Pare essere più il boom di una deflagrazione, quella che cerca inesorabilmente di spazzare via i nostri sogni. Ma potrà essere una canzone a salvarci? Con il suo incedere accattivante, l’invito coinvolgente a unirsi per ballare, l’intermezzo poetico di parole dette per riflettere, L’Italia del Boom è qui, ora. Qualunque cosa significhi.

     


    Dopo 25 anni di carriera – l’esordio discografico con Io sono Francesco è del 2000 - la luce di Tricarico continua a brillare, come si è visto nel passaggio al Festival di Sanremo 2025, ospite di Francesco Gabbani nella serata delle cover, e al Premio Tenco 2024, del quale è stato ospite in apertura di tutte e tre le serate, proponendo ogni sera qualcosa di diverso. Con 11 album, 2 libri e innumerevoli successi all’attivo, Tricarico continua a puntare il faro sulla “ricerca di senso della vita che trova ragione nella poesia, nella musica e nell'arte, al di là di meccanismi di narrazione standard della realtà, dove ci si accorge che la finzione, la fantasia, l'immaginazione divengono concrete più di ogni realtà considerata tale”.

     

    Il recente periodo è stato scandito da un’intensa attività live con il concerto-reading Buonasera Io Sono Tricarico e dalla pubblicazione di nuove canzoni, prodotte da Franco Godi, pubblicate da Best Sound e distribuite da SAAR Records: un primo assaggio nel febbraio del 2023 con la provocatoria Mi state tutti immensamente e profondamente sul cazzo 1, diventato in breve un piccolo mantra, è stato seguito da Faccio di Tutto, uscito alla fine del 2023, Telefono Fisso nel marzo 2024, Un’estate bellissima in giugno e poi In Fiamme, un ulteriore grido addolorato e di iper-realismo immaginifico per il poeta metropolitano del terzo millennio.

     

    Youtube: www.youtube.com/@tricarico88            IG: tricarico_official

     

    fonte: Ufficio Stampa Best Sound: pantarei 3.0 – Elena Pantera – pantera.tre.zero@gmail.com   

    Apre a Milano la mostra 'Italia di moda' di Andrea Varani, visitabile fino al 10 ottobre 2025

    Nella suggestiva cornice della Galleria Deloitte, musa ispiratrice Ludmilla Voronkina Bozzetti un tributo alla bellezza e all’identita’ dell’Italia

    Come può un abito raccontare l’abbraccio silenzioso di una terra che ti accoglie e ti fa sentire parte di sé? Come può la moda diventare voce di un Paese, della sua gente, della sua anima? A queste domande risponde “Italia di Moda”: il progetto fotografico di Andrea Varani con Ludmilla Voronkina Bozzetti, inaugurato oggi nella suggestiva cornice della Galleria Deloitte, all’interno della chiesa sconsacrata di San Paolo Converso nel cuore di Milano.

    La mostra sarà presentata in anteprima presso la Galleria Deloitte, nella chiesa sconsacrata di San Paolo Converso, un gioiello del XVI secolo che oggi fa parte del Campus Deloitte.

    “Italia di Moda” nasce da un anno di lavoro e di viaggio attraverso le 20 regioni italiane, trasformando territori, tradizioni e suggestioni in un racconto visivo composto da 46 scatti. In ciascuna immagine, Ludmilla indossa creazioni delle più prestigiose maison italiane - da Giorgio Armani a Dolce & Gabbana, da Roberto Cavalli a Etro - immergendosi in scenari simbolici e unici: dalle Dolomiti alla Sicilia, dai borghi medievali dell’Umbria alla laguna veneta. Non solo moda, ma memoria e appartenenza: ogni fotografia diventa simbolo e racconto, un ponte tra eleganza e identità.

    Un progetto fotografico e culturale che - con il patrocinio di Camera Nazionale della Moda Italiana, di Pitti Immagine, di Fondazione Deloitte e in collaborazione con Deloitte - unisce il linguaggio universale della moda con la ricchezza del paesaggio, delle tradizioni e delle eccellenze produttive italiane. Ogni immagine è un omaggio al Made in Italy, alla bellezza del territorio e al savoir-faire artigianale che rende l’Italia un’icona globale.

    “Italia di Moda” è visitabile fino al 10 ottobre 2025, su prenotazione tramite il sito dedicato, nella Galleria Deloitte: spazio espositivo ricavato nella chiesa sconsacrata di San Paolo Converso, gioiello del XVI secolo oggi restituito a funzioni culturali e artistiche.

    “Italia di Moda per me non è solo una mostra, ma un diario emozionale. Ogni scatto racchiude un incontro: con un paesaggio, con una tradizione, con un gesto di accoglienza che mi ha fatto sentire parte di questa terra. Ho imparato che la moda non è soltanto tessuto o estetica, ma un linguaggio viscerale che si indossa; che si sente sulla pelle e che diventa appartenenza. In questo viaggio ho respirato la luce delle Dolomiti e il profumo del mare Adriatico, ho sentito il vento che scuoteva gli ulivi secolari della Puglia e il calore di una porta aperta in un borgo della Sicilia. L’Italia non mi ha accolto con parole solenni, ma con gesti semplici e potenti: un piatto condiviso, una chiave consegnata, un sorriso offerto. Oggi posso dire che non sono più un’ospite, ma una parte viva di questa terra. Italia di Moda è il mio modo di restituire tutto questo: un atto d’amore verso un Paese che mi ha insegnato che la bellezza non è solo ciò che si vede, ma ciò che si vive” – dichiara Ludmilla Voronkina Bozzetti. 

    “Ho voluto raccontare con sensibilità artistica non solo l’eleganza della moda italiana, ma anche l’identità profonda dei luoghi, restituendo al pubblico immagini che diventano vere e proprie narrazioni visive. Con la mia Leica ho cercato di dipingere un mondo dove la moda è mezzo di connessione tra l’uomo e la bellezza del territorio”, dichiara Andrea Varani.

    “Oggi nella nostra Galleria Deloitte vogliamo rendere tributo alla bellezza dell’Italia e alla moda Made in Italy”, dichiara Fabio Pompei, CEO Deloitte Central Mediterranean. “Italia di Moda racconta la creatività italiana e la sua capacità eccezionale di trasformare il bello in valore economico e sociale.  Oltre a essere una manifestazione del genio italiano, infatti, la moda Made in Italy custodisce una tradizione di saperi e “saper fare” che la rendono unica nel mondo. È a questo straordinario patrimonio che intendiamo continuare a dare impulso, valorizzandolo all’interno di un progetto più ampio che trova nella Galleria Deloitte un luogo d’eccellenza”.

    “La valorizzazione dell’arte e della cultura sono da sempre al centro dell’azione della Fondazione”, afferma Guido Borsani, Presidente della Fondazione Deloitte. “Per questo abbiamo deciso di patrocinare Italia di Moda, un viaggio visuale che esprime al meglio l’amore per la bellezza dell’Italia. Come Fondazione, peraltro, stiamo puntando sempre di più sul linguaggio fotografico come mezzo espressivo della contemporaneità: il nostro sostegno alla mostra Italia di Moda si inserisce in questo impegno di lungo respiro”.

    Accanto alla mostra prende forma il volume “Italia di Moda. Viaggio tra le bellezze italiane. Immagini ed emozioni” edito da Skira, in cui le fotografie di Andrea Varani e l’intensità di Ludmilla Voronkina Bozzetti diventano un atlante emozionale dell’Italia. Non un semplice catalogo, ma un libro che raccoglie luoghi, storie e tradizioni: un racconto in cui la moda si intreccia con la memoria e la luce che rende unica ogni regione. Un’opera che prolunga l’esperienza della mostra e ne custodisce lo spirito, trasformando ogni immagine in una poesia visiva dedicata al Paese e alla sua bellezza senza tempo.

    Ludmilla ha indossato le creazioni di numerosi prestigiosi brand, quali Alessandro Angelozzi, Alessandro Enriquez, Antonio Riva, Boglioli, Borsalino, Brioni, Cesare Paciotti, Chantecler, Chiara Boni, Colmar, Cristina Ferrari, Dolce & Gabbana, Ermanno Scervino, Etro, Gas, Giorgio Armani, Giuseppe Zanotti, Herno, Il Tabarro, Kiton, Laura Biagiotti, Luisa Beccaria, Mila Schon by Franco Jacassi, Prada, Roberto Cavalli, Salvatore Ferragamo e Versace. 

    fonte: Redazione Adnkronos   www.adnkronos.com 

    Libri: "Tutto il mondo del pane" di Fulvio Marino

    Dai pani nordici preparati con la farina di segale, scuri e adatti alle lunghe conservazioni, ai soffici pani orientali, nuvole bianche cotte al vapore. 

    Dalle pagnotte senza lievito del Medio Oriente ai pani preparati con miglio e teff in Africa, dalla baguette francese alle arepas venezuelane: un viaggio intorno al globo attraverso la cultura dei lievitati. 

    Nel volume troverete una panoramica di 400 pani del mondo, divisi per continente, con schede descrittive e illustrazioni, oltre ad approfondimenti sulle tecniche di base e sulle diverse scuole di panificazione, con un focus sui lieviti madre. Chiudono il volume 70 ricette di pani salati e dolci, conditi e non, da preparare con facilità nel forno di casa grazie alla competenza e alla capacità divulgativa di Fulvio Marino.  

    Fulvio Marino, nasce a Canelli (Asti) l’8 maggio del 1986. Mugnaio di terza generazione, maestro panificatore e volto televisivo, Fulvio cresce in mezzo alla farina del Mulino Marino, l’azienda di famiglia per cui ancora oggi si occupa di comunicazione e sviluppo. La sua prima pizza, a 12 anni, è stata un disastro ma da allora non hai mai smesso di mettere le mani in pasta e oggi, con oltre 20 anni di esperienza, è uno dei panificatori più apprezzati e conosciuti di tutto lo stivale. 

    Forte di una grande capacità comunicativa, animata da una incessante passione per il suo lavoro, la popolarità di Fulvio dentro e fuori dai social è in costante crescita grazie anche alle sue partecipazioni a programmi televisivi: È sempre mezzogiorno (Rai1), dove da settembre 2020 è parte del cast fisso, e Bake Off Italia (Real Time). 

    Da marzo 2023, inoltre, Fulvio Marino è tra i volti di punta di Discovery, con due programmi che lo vedono vestire i panni del padrone di casa: in Nel forno di casa tua, in onda su Food Network, canale 33, Fulvio mostra passo passo come realizzare panificati semplici e gustosi. Su Real Time, invece, gira l’Italia con Il forno delle meraviglie, panettieri in gara, un format in cui il confronto tra i diversi modi di vedere la panificazione è il terreno di sfida. 

    Libro disponibile su GIUNTI  su AMAZON  su Slow Food Editore e in tutte le librerie

    fonte: https://giunti.it 

    Cinema: Alberto Sordi torna nei cinema, un docu-film in sala a novembre. Di Steve Della Casa e Caterina Taricano, dal 3 al 5 novembre


    Torna Alberto Sordi, il protagonista di quel un 'sogno' che ha attraversato per decenni il cinema italiano.

    E torna alcinema.
        Arriva nelle sale il film Siamo in un film di Alberto   Sordi?, un evento che sarà sugli schermi solo il 3, 4 e 5 novembre.
        Ideato, scritto e diretto da Steve Della Casa e Caterina   Taricano, il film celebra l'immenso talento di Alberto Sordi e offre nuovi punti di vista sul maestro indiscusso, capace di incarnare, con genialità, profondità e ironia, virtù e vizi di un intero Paese.

     E' un interessante dialogo tra passato e presente, tra cinema e memoria collettiva, in un percorso che rende omaggio a un'icona senza tempo del cinema italiano. 

     Siamo in un film di Alberto Sordi? ricorda l'artista   attraverso un mosaico di scene di repertorio e interviste ad   esponenti autorevoli dello spettacolo e della cultura, tra cui Giuliano Montaldo, Nicola Piovani, Ascanio Celestini,   Vincenzo Mollica, Riccardo Rossi e Steve Della Casa, che raccontano il "loro" Sordi, celebrandone l'indiscussa grandezza artistica e approfondendo anche gli aspetti più complessi e meno noti dell'artista. 

    Il film evento si propone così di riflettere sul suo lascito, valorizzando i materiali d'archivio restaurati e di altissima qualità, provenienti da prestigiosi archivi italiani come Compass Film e Minerva Pictures. Attraverso questo vasto patrimonio, si rivela il vero Sordi, quello che ha saputo mostrare le contraddizioni di un'Italia autentica. Un'occasione unica e imperdibile per rivivere la vita e l'arte di un'icona che con coraggio e una rara capacità di empatia ha raccontato il Paese, diventando simbolo e voce di un'intera generazione. 

    Prodotto da Estradigital, in partecipazione con Compass Film, Minerva Pictures, con il contributo del Mic-Dgca e con il sostegno della Regione Lazio Fondo regionale per il Cinema e l'Audiovisivo, Siamo in un film di Alberto Sordi? è distribuito da Altre Storie. 

    fonte: di Redazione ANSA   www.ansa.it  RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA - Tutti i diritti riservati     

    lunedì 22 settembre 2025

    Teatro alla Scala. Manuale minimo di sopravvivenza scaligera

    Dress code, applausi intempestivi, telefonini accesi e cravatte preannodate: tutto ciò che avreste sempre voluto sapere su una serata alla Scala ma non avete mai osato chiedere.

    Dovrebbe, come sempre, prevalere il buonsenso. Common sense, do you know? Siccome però trattasi di merce rara, rarissima, anzi quasi introvabile, ha un senso aiutare la gente ad avere buonsenso e dare delle regole, in tono magari non ultimativo, perché in fin dei conti è un teatro, non una caserma, ma cogenti e costringenti. Va bene che la sanzione può essere soltanto morale, ma fare la figura dei babbei (altrimenti detti, in quella che dovrebbe essere la lingua ufficiale dell’amato Teatro, il milanese, dei pirla) è una condanna più che sufficiente.

    Si parla, ovviamente, di una quaestio assai vexata, che periodicamente riemerge, riesplode, rinviene come i peperoni: il dress code per la Scala (per gli spettatori, s’intende: i professori dell’Orchestra hanno già il loro frac, le maschere – le più eleganti del mondo, per inciso – idem, gli artisti del Coro e del Corpo di ballo i costumi di scena). 

    Escludiamo fin da subito il 7 dicembre. Il Sant’Ambroeus è l’eccezione che non fa la regola, lo smoking per i maschietti è una regola non scritta e di conseguenza osservatissima, la tenuta da gran soirée per le femminucce anche, benché siamo pur sempre a Milano, quindi una sobrietà armaniana o lellacurielesca è preferita alle ostentazioni sberluccicanti delle altre serate di gala che infestano il Paese del melodramma. 

    Un tempo l’eleganza era anche maggiore, tanto più che le prime di parata annuali erano due: oltre l’inaugurazione di stagione, anche quella della Fiera campionaria. Le vette maggiori si toccarono probabilmente nei favolosi Sixties, quando i vaporosissimi abiti da sera delle signore erano così ampi da causare ingorghi e grovigli nei corridoi dei palchi. Quanto all’ultimo frac visto alla Scala, intendo in platea e non sul palco o in buca, le fonti sono discordanti, ma più o meno dovrebbe risalire alla stessa epoca (e anche qui, con molti distinguo: l’ultimo uomo con le code arrivò anche con il cilindro? C’è chi garantisce di sì) Continua a leggere >> QUI

    di Alberto Mattioli 

    fonte: www.teatroallascala.org/it 

    Regione Lombardia > La danza torna protagonista, al via MILANoLTRE Festival. Oltre 50 appuntamenti tra cui 16 prime

    La danza torna protagonista con MILANoLTRE Festival 2024, in scena dal 24 settembre al 17 ottobre con più di 50 appuntamenti tra cui 16 prime nazionali, distribuiti tra Teatro Elfo Puccini, Pac Padiglione di Arte Contemporanea e altri luoghi della città. 

    Il programma si apre all'Elfo Puccini, con l'ultimo lavoro di Roberto Zappalà (Artista Associato) co-prodotto anche dal Festival, L'après midi d'un Faune, Boléro, Le Sacre du Printemps (trilogia dell'estasi).

    Una nuova sfida per il coreografo catanese che per ritrarre l'inquietudine del presente parte dalle suggestioni del film cult 'Eyes wide shut' di Kubrick e le trasfigura nel suo immaginario visivo e coreografico con un allestimento per 14 danzatori della sua Compagnia e 10 comparse. 

    Il 26 settembre la Compagnia mk, in collaborazione con il corso di teatro danza della Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi, torna al Festival in prima nazionale con Meteorologia Reloaded, mentre il 28 settembre la performer Sati Veyrunes uscirà da un'auto fuori dal teatro lanciandosi tra il pubblico e gridando "Entrate!" mentre scapperà in sala per iniziare Hope Hunt and the Ascension into Lazarus, il pluripremiato spettacolo di Oona Doherty, coreografa irlandese Leone d'argento alla Biennale Danza 2021. 

    Tre serate in prima nazionale permetteranno poi di entrare nella poetica della compagnia svizzera/tedesca CocoonDance guidata da Rafaële Giovanola, che fa del superamento di ogni limite la propria cifra stilistica: in Hybridity l'estetica classica del balletto incontra l'arte marziale del Thai Boxing, Standard è una nuova riflessione sulla costruzione sociale del genere, mentre Chora è un'opera in movimento che crea una comunione collettiva laica tra performer e spettatori.     

    Spazio poi alla danza contemporanea italiana con MM Contemporary Dance Company, Salvo Lombardo, il giovane milanese Vittorio Pagani, Francesca Santamaria e Manfredi Perego, con il trittico in prima nazionale White Pages.

    Dedica al tempo + Dedica al Dinamismo + Dedica al silenzio, che indaga le potenzialità appartenenti alle diverse età della vita.     

    Dal Québec, in prima nazionale, Le Sacre de Lila di Ismaël Mouaraki e la sua compagnia Destins Croisés, ispirato dalle cerimonie Lila, celebrazioni mistiche e musicali tradizionali del Marocco. 

    fonte: di Redazione ANSA   www.ansa.it  RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA - Tutti i diritti riservati     

    Mostre: a Firenze "Toulouse-Lautrec, un viaggio nella Parigi della Belle Époque" Al Museo degli Innocenti, dal 27 settembre 2025 al 22 febbraio 2026

    Il Museo degli Innocenti ospita una nuova mostra temporanea approfondendo la figura di uno degli artisti più emblematici della Belle Époque: Henri de Toulouse-Lautrec.

    Parigi, fine Ottocento. È l’epoca della spensieratezza e del progresso, dell’arte che invade i boulevard, dei caffè frequentati da pittori, scrittori e ballerine, delle prime luci elettriche e della nascita della società di massa. In questo fermento culturale nasce e si afferma Henri de Toulouse-Lautrec (1864–1901), figura unica nel panorama artistico europeo. Pittore, illustratore e innovatore grafico, Lautrec ha saputo catturare con sguardo ironico e profondo la vita notturna e lo spirito bohémien della Parigi di Montmartre.

    Frequentatore assiduo di locali come il Moulin Rouge, Lautrec seppe trasformare il mondo della notte – fatto di spettacoli, teatri, café-concert e figure marginali come prostitute, ballerine e chansonnier – in arte. I suoi manifesti pubblicitari, realizzati con una tecnica litografica innovativa, non solo hanno rivoluzionato il concetto di grafica promozionale, ma sono divenuti vere e proprie icone visive della Belle Époque.

    Dal 27 settembre 2025 tutto questo sarà il mondo di “Toulouse-Lautrec. Un viaggio nella Parigi della Belle Époque”, la grande mostra al Museo degli Innocenti di Firenze.
    Tra le opere più celebri esposte – prestito eccezionale della Collezione Wolfgang Krohn di Amburgo– si potranno ammirare litografie a colori (come Jane Avril, 1893), manifesti pubblicitari (come Troupe de Mademoiselle Églantine del 1896 e Aristide Bruant nel suo cabaret del 1893), disegni a matita e a penna, grafiche promozionali e illustrazioni per giornali (come in La Revue blanche del 1895) diventati emblema di un’epoca indissolubilmente legata alle immagini dell’aristocratico visconte Henri de Toulouse-Lautrec, alcune di queste provenienti dal Museo Toulouse-Lautrec di Alby.

    A rendere l’esperienza ancora più coinvolgente, la mostra presenta anche lavori di altri grandi protagonisti della Belle Époque e dell’Art Nouveau. Un vero e proprio viaggio visivo tra eleganza e innovazione, dove spiccano le seducenti figure femminili di Alphonse Mucha, i manifesti vivaci e coloratissimi di Jules Chéret – considerato il pioniere della pubblicità moderna – e le suggestive atmosfere di Georges de Feure. Completano il percorso le raffinate opere di Frédéric-Auguste Cazals, Paul Berthon e altri straordinari artisti che hanno saputo trasformare la grafica in arte. Un’occasione unica per immergersi nello spirito vibrante di un’epoca che ha fatto dello stile e della creatività la sua firma più riconoscibile.

    A completare l’allestimento, un ricco apparato di fotografie, video, costumi e arredi d’epoca, che trasportano il visitatore in un viaggio multisensoriale nella Parigi tra il 1880 e il 1900. Un’epoca in cui arte, tecnologia, libertà espressiva e nuove forme di intrattenimento gettarono le basi del mondo moderno.

    Una finestra sulla Belle Époque

    La mostra non è solo un omaggio a Toulouse-Lautrec, ma anche un’occasione per esplorare la Belle Époque in tutte le sue sfaccettature: un’epoca di contrasti, di sogni e di rivoluzioni culturali. Mentre l’Europa viveva un periodo di relativa pace e progresso, Parigi diventava la capitale del piacere e dell’avanguardia, dove architettura, pittura, arredamento, scultura e musica erano invasi da rimandi alla natura, al mondo vegetale e a un'immagine nuova della figura femminile. Considerata come una corrente internazionale, essa si fonda sulla rottura con l'eclettismo e lo storicismo ottocenteschi e rappresenta la risposta moderna a una società sempre più industrializzata.

    Concepita come arte totale, il Modern Style diventa Tiffany negli Stati Uniti, Jugendstil in Germania, Sezession in Austria, Nieuwe Kunst nei Paesi Bassi, Liberty in Italia, Modernismo in Spagna e s’impone rapidamente in Inghilterra, patria dei maggiori teorici del movimento, e passa sotto il nome di Art Nouveau in Francia. Le sale della mostra raccontano questo clima unico, intrecciando arte, società e cultura visiva.

    Con Henri de Toulouse-Lautrec e la Belle Époque, Firenze celebra non solo un artista straordinario, ma anche un momento storico irripetibile, che ancora oggi continua a influenzare la nostra immaginazione estetica.

    Con il patrocinio del Comune di Firenze, la mostra è prodotta e organizzata da Arthemisia ancora una volta al fianco del Museo degli Innocenti, in collaborazione con Cristoforo, l’Ernst Barlach Museumsgesellschaft Hamburg e BridgeconsultingPro ed è curata dal Dr. Jurgen Dopplestein con Gabriele Accornero, project manager della Collezione.
    La mostra vede come special partner Ricola, partner Mercato Centrale Firenze, Unicoop Firenze e La Rinascente, mobility partner Frecciarossa Treno Ufficiale, media partner CityNews, educational partner LABA. Il catalogo è edito da Moebius.

    Tutte le altre Info > QUI 

    Scarica la locandina della mostra 

    fonte: www.museodeglinnocenti.it 

    Libri: "Scene da una domesticazione" di Camila Sosa Villada

    Dopo il best seller internazionale Le cattive, il nuovo folgorante romanzo di Camila Sosa Villada: una famiglia atipica (quale non lo è?) alle prese con un fine settimana di tensione e passione, in cui ognuno dovrà fare i conti con il peso dei propri desideri.

    «Un romanzo nuovissimo che affronta temi eterni: l’amore, la gelosia, il risentimento, la quotidianità che uccide la coppia, il sesso. Una storia senza filtri, da una star delle lettere latinoamericane.» - Vanity Fair

    «Una scrittrice saggia, insolita, ammaliante.» - Esquire

    «Con imprevedibili paralleli, illuminanti similitudini, Sosa Villada sconquassa la realtà.» - Teresa Ciabatti, La Lettura


    Lei è un’attrice, lui un avvocato. Lei è l’attrice trans più apprezzata e famosa al mondo, una carriera che si è costruita da sola, col sudore della fronte; lui è un avvocato di successo, attraente, di buona famiglia e corteggiato da uomini e donne. Lei, che potrebbe interpretare tutti i ruoli, calcare tutte le scene, in teatro come nella vita ha sempre fatto di testa sua. Così sul palco decide di portare "La voce umana" di Jean Cocteau – mettendo anima e corpo in un progetto considerato troppo rischioso –, mentre nel privato sceglie lui, e contro ogni buon senso con lui decide di mettere su famiglia. Lei, che potrebbe avere tutto, sceglie quello che tutti all’apparenza hanno. Ed è allora che comincia la domesticazione. Vulnerabili e pieni di tenerezza, i personaggi di Camila Sosa Villada cercano rifugio in una vita borghese e pacifica, senza sapere che proprio lì troveranno il loro inferno. Un romanzo elegante, erotico, cinematografico, profondamente universale, che mina le fondamenta stesse della famiglia tradizionale, e racconta mille e uno modi di desiderare, provocare, amare. 

    fonte: www.lafeltrinelli.it 

    Cinemoda Club, la prima rassegna di film a tema cinema e moda di Vogue Italia e Kering

    Dal 25 al 27 settembre 2025, 3  sale storiche di Milano – Arlecchino, Mexico e Palestrina – ospitano Cinemoda Club, rassegna Gian Luca Farinelli, critico e direttore della Cineteca di Bologna, insieme all’attrice e regista Valeria Golino, madrina dell’iniziativa. In programma oltre 36 film, da Vacanze romane a In the Mood for Love, da Tacchi a spillo a Il diavolo veste Prada, fino a rarità come Rapsodia Satanica. Una celebrazione del dialogo  tra moda e cinema, specchio dei desideri e delle metamorfosi collettive.

    Il sipario si apre a Milano, capitale del design e del sogno sartoriale. Dal 25 al 27 settembre, mentre la Fashion Week invade le strade con passerelle e flash, tre storiche sale si trasformano in atelier dell’immaginario. 

    Cinemoda Club – voluto da Vogue Italia e Kering, con il patrocinio di Camera Nazionale della Moda Italiana e Comune di Milano – è molto più di una rassegna: è un dialogo sensuale tra due linguaggi che hanno lo stesso lessico, fatto di metamorfosi, desiderio, illusioni di luce.

    Valeria Golino, madrina dell’iniziativa, confessa: «Il cinema e la moda parlano lo stesso linguaggio: quello dell’immaginazione, della trasformazione, del desiderio». E in fondo non esiste tappeto rosso senza abito, né costume senza storia.

    Il programma: icone, stilisti e mondi possibili

    Il cartellone curato da Gian Luca Farinelli è una macchina del tempo che porta lo spettatore dalle dive del muto alle icone pop. Qui segnaliamo solo alcuni titoli, un assaggio del ricco palinsesto:

    • Giovedì 25 settembre si parte con Vacanze romane di William Wyler e Moulin Rouge di John Huston, ma anche con rarità come Rapsodia Satanica di Nino Oxilia e le preziose Mode de Paris, piccoli scrigni colorati a pochoir. La sera, spazio ad Almodóvar con Tacchi a spillo e al documentario Franca: Chaos and Creation.

    • Venerdì 26 settembre brilla In the Mood for Love di Wong Kar-wai, i tailleur di Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany, gli sguardi di Agnès Varda in Cléo dalle 5 alle 7, fino a Do the Right Thing di Spike Lee. In serata, la vertigine felliniana di 8 ½.

    • Sabato 27 settembre è il giorno delle contaminazioni: Funny Face di Stanley Donen, Piccole donne di Greta Gerwig, il biopic Yves Saint Laurent, Marie Antoinette di Sofia Coppola e, a mezzanotte, l’irriverente rito collettivo di The Rocky Horror Picture Show.

    L’elenco completo delle proiezioni, con orari e sale, è disponibile > QUI

    Le sale come templi

    Cineteca Milano Arlecchino, Cinema Mexico e Cinema Palestrina non sono solo spazi, ma scrigni della memoria collettiva. Qui lo spettatore può vivere la moda come un racconto in pellicola: Audrey Hepburn che scende la scalinata dell’Opéra Garnier in Givenchy, Greta Garbo che ride in Ninotchka, Tony Manero che danza in Saturday Night Fever, fino al corsetto pop di Sofia Coppola. Ogni abito è una battaglia identitaria, ogni costume un manifesto politico.

    Moda come resistenza, cinema come specchio

    Il percorso di Cinemoda Club non si limita a celebrare la bellezza: racconta anche le cicatrici. Dallo streetwear di Spike Lee alla ribellione queer del Rocky Horror, dagli abiti borghesi che imprigionano Cléo ai qipao di Maggie Cheung che trasformano l’amore in sospensione metafisica. Sono vestiti che graffiano, che liberano, che raccontano una società in continua mutazione.

    Per Farinelli, «Cinemoda Club è un racconto della magica relazione che da 130 anni nutre cinema e moda». Una storia di fascinazioni e di infedeltà creative, che continua a reinventarsi.

    Biglietti e informazioni

    Le proiezioni saranno in lingua originale con sottotitoli. I biglietti costano 5 euro, disponibili in cassa (e online per il Cinema Arlecchino). Il 25 settembre, alle ore 17, l’inaugurazione con la conversazione tra Golino e Farinelli aprirà ufficialmente la rassegna.

    Un brindisi finale

    Se il cinema è l’arte di vestire il tempo, la moda è il modo in cui lo stesso tempo si lascia indossare. Insieme creano un abito senza cuciture, che scivola tra epoche e desideri. Cinemoda Club è il cocktail perfetto: un Negroni con un tocco di velluto, un Boulevardier illuminato dai flash, un Martini servito in celluloide. A Milano, per tre giorni, moda e cinema si specchiano l’uno nell’altra e ci ricordano che siamo anche ciò che abbiamo sognato di indossare.

    fonte: https://tg24.sky.it