giovedì 22 luglio 2010

Lgbt, "Diversi da chi": il nuovo programma di Mtv e la storia di Giulia, lesbica e credente


Iniziato martedì 20 luglio, su Mtv, un nuovo programma dal titolo “Diversi da chi”. Come si può immaginare, “quelli che non sono diversi” siamo noi, il popolo Lgbt. Per quanto non possa essere originale il titolo (Barbara d’Urso c’ha campato per diverse puntate di Pomeriggio e Domenica 5 quando parlava di omofobia), la formula, in questo caso, sembra essere interessante. A parlare sono i ragazzi e le ragazze gay, senza vanesi esperti di sociologia, psicologia e qualunque altra materia di studio.

Nella prima puntata, a parlare è Giulia, ragazza lesbica, nata ad Assisi, credente, e trasferitasi a Bologna: divide casa con altre ragazze e parla della sua vita, affrontata a testa alta. Inizialmente si è sentita “sbagliata” ma poi coraggiosa a sufficienza per dire “basta” a quella sensazione sgradevole di inadeguatezza ed errore della natura. Giulia non si sente in contrasto con la religione, bensì attribuisce la responsabilità di tutto al Vaticano che strumentalizza il pensiero cattolico: perchè alla base di tutto, nella religione, c’è l’amore e il rispetto.

E una coinquilina di Giulia ribadisce il concetto che divide i gay di tutta Italia, per quanto riguarda il Gay Pride:

“Come puoi pensare di far valere i tuoi diritti quando sei vestito come un pagliaccio?”

Giulia ha fatto coming out, ne ha parlato prima con suo padre (che non le ha rivolto la parola per un mese) e poi con la madre, convinta che sarebbe guarita. La scelta di essere credenti e allo stesso tempo omosessuali non è molto seguita: la scomunica però non preoccupa coloro che non abbandonano la propria fede, poichè certi che il vero Dio (non Chiesa e simili) li ama comunque. E uno spagnolo dice la sua idea, condivisibile in tutto:

“Penso che in merito alla situazione Lgbt e ai diritti, l’Italia sia dieci anni indietro rispetto alla Spagna”

E ne si ha un conferma quando Giulia incontra una signora fuori dalla Chiesa: la ragazza le spiega di essere lesbica e credente. Ma la speranza c’è ancora per lei:

“So che ci sono delle buone strade per guarire”

E se la donna che ha parlato vive a Bologna, ecco che la situazione non migliora, bensì peggiora, ad Assisi. Giulia decide di tornare, come un viaggio alle origini del suo passato. Intervistando altre signore del posto, si ottiene come risposta che è possibile essere un buon cristiano se il peccatore (per qualsiasi motivo lo sia, anche per omosessualità) decide di seguire un cammino di conversione.

Una ragazza invece pensa che la misericordia di Dio possa accettare quella condizione, un uomo risponde con un secco “No, perchè io la penso così“, e una signora usa il termine malattia. Infine, secondo queste risposte, di gay ce ne sono tanti, troppi e non sanno che fare dalla mattina alla sera.
fonte queerblog, video via Corriere

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http://video.corriere.it?vxSiteId=af93f391-342b-4a64-9f9c-b3923872f90e&vxChannel=MTV%5FNews&vxClipId=2524_f6f54e70-90ec-11df-8665-00144f02aabe&vxBitrate=300

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