giovedì 13 maggio 2010

Lirica, Arena di Verona, sciopero anti-decreto Stop alla prima del balletto «Il Corsaro»


Stasera lo scipero, Girondini: c’è una trattativa, ci ripensino

VERONA— Giovedì il sipario del teatro Filarmonico non si alzerà. Salta così, per sciopero, la prima del balletto «Il Corsaro» con i sindacati dei lavoratori della Fondazione Arena che, compatti, hanno deciso di aderire alle proteste di tutti gli altri teatri italiani contro il decreto Bondi. «La nostra è una reazione contro il decreto e i suoi contenuti - precisa Dario Carbone della Fials -ma anche contro le dichiarazioni del sovrintendente Francesco Girondini, ormai rimasto isolato nel sostenere quella legge e i suoi effetti». Nel frattempo, già quest’oggi, i dipendenti della Fondazione si riuniranno in assemblea per decidere le future strategie di protesta. Nel pomeriggio, infatti, sono attesi al Filarmonico i segretari nazionali dei sindacati, freschi di colloquio con il ministro Sandro Bondi. «Sarà l’occasione - spiega Maurizio Azzalin della Cgil - per discutere sullo stato delle cose, ma anche per trovare forme di protesta diverse dallo sciopero. Probabilmente verrà dichiarato lo stato di agitazione permanente per i lavoratori della Fondazione». Dai vertici della Fondazione giunge, però, l’invito a non far saltare la prima del balletto: «Mentre in tutti gli altri teatri - commenta il sovrintendente Girondini - si va verso la sospensione degli scioperi tenendo conto che ci sono trattative sindacali in corso, da noi c’è l’intenzione di non andare in scena. Spero che i sindacati ci ripensino e che tutto si svolga in modo regolare».

Le organizzazioni, ad ogni modo, non sembrano avere alcuna intenzione di cambiare programma e, anzi, sono pronte ad estendere la protesta ben oltre la prima. Si cercano però forme alternative allo sciopero «perché non vogliamo danneggiare il pubblico e perché lo sciopero lascia sempre l’amaro in bocca», lascia detto Azzalin. L’assemblea pomeridiana servirà a definire quindi anche una linea di condotta per il futuro, senza dimenticare che la stagione lirica areniana è già alle porte. «Il nostro obiettivo è sensibilizzare il pubblico - chiarisce Carbone - non danneggiarlo per questo stiamo pensando a nuove forme di protesta». Si guarda, ad esempio, al Regio di Torino, dove qualche giorno fa, il direttore ha interrotto a metà l’ouverture del Barbiere di Siviglia, per protestare contro la cultura dimezzata. «Perché di questo si tratta - ribadisce Carbone - di tagli su tutti i fronti. Tagli al nostro corpo di ballo che rischia di scomparire, di blocco del turn over e delle assunzioni, di precarizzazione e di creazione di disoccupati. Mi chiedo se è questa la precarietà che fa bene e quando il sovrintendente parla di flessibilità positiva si riferisca a lui e al Cda o ai dipendenti della Fondazione».
Fonte corrieredelveneto Samuele Nottegar

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