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lunedì 9 settembre 2024

Spettacolo: Almodovar, 'il Leone d'oro crea dipendenza'

Closing Ceremony - 81st Venice Film Festival - RIPRODUZIONE RISERVATA
Il premier spagnolo Pedro Sanchez si congratula con Almodovar "grande tra i grandi. Orgoglio per il cinema spagnolo". 

E lui, 74 anni, due premi Oscar e una vita vissuta raccontando attraverso i suoi film i cambiamenti epocali della Spagna con la fine del regime di Franco e la movida degli anni '80, si è rimesso in gioco di nuovo andando in America per il primo film in lingua inglese, con due divine come Tilda Swinton e Julianne Moore e un tema forte come l'eutanasia.

E torna a casa con il Leone d'oro di Venezia 81 per La stanza accanto. "Sono emozionato, non pensavo di vincere il Leone d'Oro. Ma una volta che c'è l'hai diventi dipendente. Credo che non potrò vivere più senza questo Leone accanto", ha detto a caldo il regista. "Questo premio mi ha fatto piacere, non era scontato perché ho visto alcuni film del festival, e vorrei vederli tutti, ma posso dire che è stata un'edizione speciale". 

Ha sottolineato Almodovar di "sentire affetto dall'Italia, ogni volta che vengo qui mi sento molto amato, ma è reciproco. La cultura italiana è sempre presente nei miei film. Io sono cresciuto con la cultura pop, cinema e musica, degli anni '60. 

La conosco tutta, in Spagna era di moda, era un'istituzione". La stanza accanto parla di problemi attuali, come l'eutanasia, ma è anche la storia di due donne che si parlano in un mondo agonizzante ma in un modo asciutto rispetto al cinema palpitante e melodrammatico di Almodovar. 

"Non volevo forme di sentimentalismo proprio per questi argomenti - ha risposto all'ANSA Almodovar - volevo fare un film profondo e austero alla luce della tematica espressa e la vitalità del personaggio di Martha, interpretato da Tilda Swinton, che prende la decisione di togliersi la vita da malata terminale attraverso un atto consapevole. La mia narrativa è cambiata, meno barocca, dopo 23 film ho piacere di cambiare anche se credo che in tutti i miei film mi si riconosca. Adesso mi identifico di più con questa forma, per fortuna quando ero giovane ho fatto film molto pazzi, folli e questo mi ha tranquillizzato, non ne sento la necessità". Almodovar ha parlato anche del momento attuale, dei "diritti che con la destra corrono dei rischi", augurandosi che sull'eutanasia ad esempio "i governi trovino il modo di renderla possibile", ricordando che solo in pochi paesi viene praticata. 

"Avvertiamo tutti forte la sensazione di catastrofe presente, ma dobbiamo tentare di vivere la vita con sollievo, cercando di rendere felici gli altri seppure noi non lo siamo. Speriamo che l'apocalisse ci dia più tempo prima di scatenarsi", ha concluso il regista. Il film La stanza accanto, liberamente ispirato al romanzo della scrittrice Sigrid Nunez (Garzanti), sarà in sala con Warner il 5 dicembre. 

fonte: ©Redazione ANSA  www.ansa.it  RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA - Tutti i diritti riservati   

lunedì 4 settembre 2023

Moda: Armani sfila all'Arsenale, Sophia Loren tra gli ospiti

VENICE, ONE NIGHT ONLY BY ARMANI - RIPRODUZIONE RISERVATA
In 700 alla One Night Only, tra gli eventi glamour di Venezia 80 

Sophia Loren e Jessica Chastain, Caterina Murino e Giuseppe Tornatore, Gabriele Salvatores, Sergio Castellitto,  Luca Guadagnino, Luca Argentero e poi Claudia Gerini, Margherita Buy, Eva Riccobono, Raoul Bova: hanno risposto in tanti all'invito di Giorgio Armani per la One Night Only, il fashion show all'Arsenale di Venezia.

È uno degli eventi glamour più attesi di Venezia 80, oltre all'amfAr alla Misericordia  in onore della regista afroamericana Ava Duvernay e all'apertura eccezionale dell'hotel Des Bains al Lido per due party.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA
 Una One Night Only preparata con cura in uno dei luoghi magici di Venezia, cantiere navale della Serenissima, replica un format di sfilata itinerante che porta l'universo Armani nelle più importanti città del mondo e che ha toccato fino a oggi Londra, Tokyo, Pechino, Roma, New York, Parigi, Dubai, St Moritz. 

 L'inizio è con una sfilata Giorgio Armani Privé nell'antico complesso, oggi restaurato, di cantieri navali e di officine situato all'estremità orientale della città, proprio vicino ai luoghi espositivi della Biennale. Alle Tese delle Nappe, si presenta una selezione di look di Haute Couture che comprende anche abiti ispirati a Venezia. 

 Allo show segue un after party per i settecento ospiti presenti con live performance di Róisín Murphy e DJ set di Mark Ronson.

 Il legame di Giorgio Armani con il festival cinematografico di Venezia è di lunga data, nasce nel 1990, anno della presentazione in anteprima mondiale del film-documentario Made in Milan diretto da Martin Scorsese. In quell'occasione lo stilista ospitò una grande festa, in onore del regista, presso Ca' Leone alla Giudecca. Negli anni, inoltre, Giorgio Armani ha costantemente lavorato con gli attori e i registi presenti a Venezia, vestendoli per il red carpet. 

Questa celebrazione del legame tra Giorgio Armani e il cinema include anche il rinnovo della partnership di Armani beauty in qualità di main sponsor del festival, per il sesto anno consecutivo. L'evento di questa sera vuol essere a basso impatto ambientale: il Gruppo Armani ha previsto di incentivare il riuso e riutilizzo di materiali, di promuovere la raccolta differenziata, di non utilizzare plastica monouso, di evitare lo spreco alimentare e di utilizzare illuminazione LED. Tutte le emissioni di gas serra residuali legate all'evento saranno compensate tramite il sostegno a progetti ambientali nella laguna di Venezia - gestiti da Sea the Change e Blue Valley - ed è stato inoltre deciso di supportare con una donazione l'organizzazione no profit We are here Venice. In aggiunta, il Gruppo Armani destinerà una donazione a Venetian Heritage, la Fondazione Onlus: il contributo sarà destinato al restauro conservativo di una selezione di opere appartenenti alla collezione della Galleria Giorgio Franchetti alla Ca' d'Oro.

fonte: di Redazione ANSA www.ansa.it  RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA - Tutti i diritti riservati

martedì 30 agosto 2022

Cinema: Venezia 79. Tutti gli ospiti e il programma completo della Mostra. Dal 31 agosto al 10 settembre 2022

Si apre il sipario sulla 79a Mostra del Cinema di Venezia. Sullo storico red carpet del Lido, dal 31 agosto al 10 settembre 2022 sfileranno ospiti e star internazionali. La madrina di quest’edizione è Rocío Muñoz Morales. L'attrice Julianne Moore presiede la prestigiosa giuria composta da Leonardo Di Costanzo, Kazuo Ishiguro, Audrey Diwan, Leila Hatami e Rodrigo Sorogoyen. In occasione del 90° compleanno della kermesse, tornano gli afterparty e gli incontri con i fan e, soprattutto, le sale a piena capienza.

Tra gli ospiti internazionali presenti quest'anno al Lido Ana De Armas, protagonista del biopic Blonde, film che racconta la vita di Marylin Monroe, dal successo alla tragica scomparsa avvenuta 60 anni fa. Molto atteso anche il cast di White Noise, la pellicola di Noah Baumbach che aprirà la 79a edizione del festival: Adam Driver, Greta Gerwig, Don Cheadle, Raffey Cassidy, Sam Nivola, May Nivola e Jodie Turner-Smith

Per gli appassionati della serie Stranger Things c'è Sadie Sink, la giovane attrice statunitense nota per il ruolo di Maxine "Max" Mayfield che sarà a Venezia insieme a Brendan Fraser, con lei nel cast del film The Whale di Darren Aronofsky. Torna anche Timothée Chalamet, interprete del film di Luca Guadagnino Bones. E poi: Anthony Hopkins e Hugh Jackman interpreti del lungometraggio di Florian Zeller The Son. Colin Farrell invece presenterà Gli Spiriti dell’Isola.

Un'altra star che torna a Venezia è Penelope Cruz, presente con ben due pellicole: L’Immensità di Emanuele Crialese e On the Fringe di Juan Diego Botto. Tra le altre personalità annunciate Cate Blanchett con il film Tar e Tilda Swinton con The Eternal Daughter.

Sul red carpet sfilerà anche Harry Styles, musicista ed ex membro della band degli One Direction, attore in Don’t worry, darling, film fuori concorso in cui ha recitato insieme a Florence Pugh

Tra le star del nostro cinema, la cantante Elodie che ha conquistato la popolarità al Festival di Sanremo nel 2017 con il brano Tutta colpa mia, presente a Venezia in veste di attrice con il suo film d'esordio Ti mangio il cuore di Pippo Mezzapesa, presentato nella sezione Fuori Concorso di Orizzonti, ispirato all’omonimo libro scritto dai giornalisti Carlo Bonini e Giuliano Foschini.

E ancora: Luigi Lo Cascio e Elio Germano, interpreti del nuovo film di Gianni Amelio Il Signore delle Formiche, e Alessandro Borghi protagonista del thriller Sole di mezzanotte che chiuderà la sezione fuori concorso di Venezia 2022. Infine sarà a Venezia anche Margherita Mazzucco, una delle protagoniste della fiction RAI L’Amica Geniale, protagonista del nuovo lungometraggio di Susanna Nicchiarelli Chiara.

Per conoscere il programma completo della 79a edizione della Mostra del Cinema di Venezia: PROGRAMMA

fonte:  www.raicultura.it

mercoledì 8 settembre 2021

Cinema > "Dune" Recensione: un sogno spezzato a metà - Venezia 2021

Finalmente dopo una lunga attesa, il nuovo adattamento cinematografico di Dune diretto da Denis Villeneuve è tra noi.

C’era molta curiosità nei confronti di questo film, sia per l’ambizione in termini produttivi che questa operazione ha portato, sia per vedere la mano con cui il regista dello stupendo Blade Runner 2049 ha trasposto su schermo l’imponente romanzo di Frank Herbert.

Un lavoro che fin dall’inizio si preannunciava mastodontico e pieno di problemi, come ci ricorda Alejandro Jodorowsky nel suo documentario Jodorowsky's Dune e come purtroppo abbiamo potuto vedere - ovviamente contando tutta la storia travagliata che ne consegue - nell’adattamento di David Lynch del 1984.

Ma in conclusione, com’è il film diretto da Denis Villeneuve?

Una volta uscito dalla sala lo confesso: la sensazione di smarrimento e di insoddisfazione era molto alta, perché essenzialmente Dune è “solo” la prima parte di un'epopea cinematografica che vuole segnare la Storia del Cinema.

Riflettendoci, però, il lavoro svolto da Villeneuve era l’unico per evitare che si verificasse un nuovo fallimento, questo perché il romanzo scritto da Herbert è talmente pregno di informazioni che un film unico sarebbe stato risucchiato dalla sua stessa linfa vitale.

C’è da dire che viene detto fin da subito che questo sarà il primo atto del progetto, una sorta di scacchiera su cui sono state posizionate le pedine in attesa della partita vera e propria.

L’unico e grande difetto di Dune è quindi proprio questo: un film costruito per introdurci in un universo fantascientifico senza pari, dove la filosofia regna sovrana e necessita di tempo per sedimentare, per essere capita e di conseguenza amata.

Dune non è certamente un blockbuster mainstream, anche se l’operazione produttiva potrebbe portare a pensare ciò, ma un kolossal di cui il Cinema sentiva estremamente bisogno.

Denis Villeneuve sembra - con tutte le proporzioni - deciso a replicare l’operazione svolta da Peter Jackson con Il Signore degli Anelli vent’anni fa, cercando di rendere Dune un nuovo fenomeno pop senza snaturare la sua vena autoriale.

 Il ritmo del film quindi non guarda assolutamente ai prodotti del Cinema d’intrattenimento al quale siamo abituati, cercando invece di seguire quelli - se vogliamo - più contemplativi di Blade Runner 2049, dove l’atmosfera coadiuvata dalle mastodontiche scenografie immergono lo spettatore in un universo fantascientifico che guarda da vicino Star Wars: una saga che ha preso molto però dal romanzo di Frank Herbert.

La scacchiera messa in scena da Denis Villeneuve è estremamente curata, elegante e maestosa a cui però manca qualche mossa per non rendere questo primo capitolo un’operazione monca, cosa non avvenuta con Peter Jackson e Il Signore degli Anelli - La compagnia dell’anello.

Spesso, con il passare dei minuti, vengono poste delle basi su cui però successivamente non si vuole camminare, passando solo in punta di piedi per non fare rumore, per non sforzare un impianto narrativo che a mio avviso avrebbe giovato di qualche strappo in più.

La dilatazione dei tempi sembra voler prepararci a un'epicità che non arriva mai, complici alcune scelte che hanno fatto sì che molte scene sulla carta spettacolari si risolvessero in pochi minuti.

Assistiamo quindi a delle battaglie riprese mediante campi lunghissimi, accompagnate dalla colonna sonora di Hans Zimmer - evocativa, ma a mio avviso non memorabile - che nulla può contro degli stacchi di montaggio che smorzano subito il pathos fino a lì costruito.

Un vero peccato anche perché il lavoro svolto da tutto il cast è straordinario, in particolare quello di Timothée Chalamet nei panni di Paul Atreides.

Dotato di un carisma perfetto per il ruolo che deve interpretare, Chalamet riesce a sostenere una prova attoriale molto difficile sulla carta, tanto è sfaccettata la psicologia del suo personaggio in perenne movimento tra viaggi interstellari, addestramenti nei combattimenti - la star di Chiamami col tuo nome possiede anche il physique du rôle dell’eroe - e incubi a occhi aperti.

Se, come detto, tutto il cast è grandioso, la scelta invece di rendere il personaggio di Zendaya così di contorno è figlia della stessa natura del film.

Paul, durante tutta la durata di Dune, ha continuamente delle visioni di Chani (Zendaya), un modo a mio avviso per far capire al pubblico che si arriverà a conoscere un personaggio di vitale importanza, ma che quando il momento tanto atteso giunge - il quale coincide con il terzo atto - l’entusiasmo si è già assopito sotto la sabbia del deserto.

Che cosa resta quindi di questa prima parte di Dune?

Sicuramente un universo cinematografico affascinante, curatissimo, dove appena usciti si vorrebbe già rientrare di nuovo, ma mancante di una vera forza narrativa tale da rendere capace questo film di camminare sulle proprie gambe.

 “Questo è solo l’inizio” dice il personaggio di Zendaya: l’inizio di un sogno spezzato in due di cui non vediamo l’ora di guardare la vera natura.

Il trailer internazionale di Dune  >>  Dune Official Trailer

fonte: di Emanuele Antolini   www.cinefacts.it

lunedì 19 luglio 2021

Cinema: Venezia78. 'Madres paralelas' il nuovo film di Almodovar aprirà la kermesse

Nel titolo sembra tornare quel racconto del "materno" caro al regista spagnolo.

Il tema sembra già contenuto nel titolo dove c'è di nuovo la suggestione del racconto "materno", di nuovo alla Mostra del cinema di Venezia. 'Madres paralelas' è la nuova pellicola di Pedro Almodóvar e aprirà la 78esima edizione della kermesse al Lido dall'1 all'11 settembre 2021. 

Il bellissimo "Tutto su mia madre" del 1999 non è mai stato spiritualmente lontano, in mezzo tra gli altri, il Leone alla carriera nel 2019 e l'anno scorso il 'The human voice', interessante documentario in lingua originale. Nel cast l'immancabile Penélope Cruz, insieme a Milena Smit, Israel Elejalde, Aitana Sánchez-Gijón, e con la partecipazione di Julieta Serrano e Rossy de Palma. Almodovar deve molto alla Mostra della laguna e in molti già attendono di rivederlo: "Nasco come regista proprio a Venezia nel 1983, ha dichiarato Pedro Almodóvar, nella sezione Mezzogiorno Mezzanotte. 

Trentotto anni dopo vengo chiamato a inaugurare la mostra. Non riesco ad esprimere la gioia, l'onore e quanto questo rappresenti per me senza cadere nell'autocompiacimento. Sono molto grato al festival per questo riconoscimento e spero di esserne all'altezza". Il direttore del Festival, Alberto Barbera, dichiara: "Sono grato a pedro Almodóvar per averci offerto il privilegio di aprire la mostra del cinema con il suo nuovo film, ritratto intenso e sensibile di due donne che si misurano con i temi di una maternità dai risvolti imprevedibili, della solidarietà femminile, di una sessualità vissuta in piena libertà e senza ipocrisie, sullo sfondo di una riflessione sulla necessità ineludibile della verità, da perseguire senza esitazioni. 

Un graditissimo ritorno a venezia in concorso per il nostro leone d'oro alla carriera nel 2019, a molti anni di distanza dal successo di donne sull'orlo di una crisi di nervi, che segnò la sua definitiva affermazione in ambito internazionale". Madres paralelas è prodotto da El Deseo e distribuito in italia da Warner bros. Pictures. Sarà proiettato mercoledì 1 settembre 2021 nella sala grande del Palazzo del cinema (Lido di Venezia), nella serata di apertura. La notizia è appena arrivata e già non vediamo l'ora di vederlo. 

fonte:   www.rainews.it

sabato 5 dicembre 2020

Corsa all'Oscar 2021: "Notturno" di Gianfranco Rosi, la luce della vita che punta all’Oscar 2021

Un docu-film continua la corsa all'Oscar 2021. La pellicola di Gianfranco Rosi è l'unica opera italiana in lizza

L'unico film italiano in corsa per l'Oscar 2021 è Notturno di Gianfranco Rosi: abbandoniamo il sogno di vedere Sophia Loren sul palco con la rinomata statuetta oro tra le mani…

Certo, anche solo per un istante, tutti noi abbiamo provato un brivido vedendo accostato il nome di Sophia Loren agli Oscar 2021. Il film che la vede protagonista, La vita davanti a sé, diretto dal figlio Edoardo Ponti, era in lizza per rappresentare il cinema italiano agli Academy. Tra gli altri titoli, anche il Pinocchio di Matteo Garrone, ormai riconosciuto regista di fama internazionale. Ma alla fine è stato selezionato Notturno, il nuovo straordinario e intenso documentario di Gianfranco Rosi. E la soddisfazione è doppia, come la nomination: oltre a portare simbolicamente la bandiera tricolore per il Miglior Film Straniero, il film è infatti in gara anche come Miglior Documentario.

Non è la prima volta per Rosi: nel 2017 anche il suo Fuocoammare – vincitore dell’Orso d’Oro al Festival di Berlino – aveva ricevuto la stessa candidatura (con il plauso, pubblico, di Meryl Streep).  “Sono felicissimo – ha dichiarato il regista pochi giorni fa all’ANSA, appena ricevuta la notizia - cinque Paesi hanno scelto un documentario come opera proposta per la selezione della nomination all'Oscar per il miglior film straniero e questa è una cosa fondamentale: il documentario non è più un tabù”. 

Sacrosante parole. Soprattutto se pronunciate da colui che, in questo genere cinematografico, è ormai un Maestro (ricordiamo anche i suoi altri documentari: Below sea level, 2008, Miglior Film nella sezione “Orizzonti” alla 65esima Mostra di Venezia; El sicario – Room 164, 2010, premio Fipresci alla 67esima Mostra di Venezia; Sacro GRA, 2013, Leone d’Oro alla 70esima Mostra di Venezia). Quale storia può essere più forte della realtà?

Una realtà che Rosi ha inquadrato per tre anni, in Medio Oriente, lungo i confini che separano Iraq, Kurdistan, Siria e Libano. Confini che separano la vita dall’inferno. Luoghi devastati dalla tragedia continua di guerre civili. Scontri, violenze e distruzioni che squarciano l’anima. Sono profonde ed inguaribili ferite. L’occhio del regista non riprende la guerra, ma il quotidiano delle persone che, in qualche modo, reagiscono al conflitto. Sciiti, alauiti, sunniti, yazidi, curdi. Persone separate da limiti territoriali che stimolano l’odio e la vendetta. Vivono da una parte o dall’altra, o perché vi sono nati o perché vi sono costretti dall’esilio. Ma hanno una cosa in comune: sono tutte vittime della guerra. Un conflitto che Rosi non indaga nelle ragioni ma nelle sue terribili ed indelebili conseguenze. 

La tragedia del Medio Oriente è infatti la tragedia della sua gente. Popoli ed etnie che si distruggono convinti che solo attraverso la sopraffazione dell’altro sia possibile la propria sopravvivenza. Ed è proprio in questo buio pesto che il documentarista trova la luce: Notturno è, secondo le parole dell’autore, “un’ode all’umano immerso nelle oscurità della guerra. Come in un ‘Notturno’ di Chopin, anche qui l’oscurità è un pretesto, un’occasione per lasciar risuonare ciò che vive”.

Eccola. È questa la vera protagonista di Notturno: la forza vitale delle persone. Rosi canta questa vitalità, raccontando la normalità che resiste alla guerra. La Luce dell’Essere Umano, che ancora vuole – pretende – un futuro in cui proiettarsi. In questo senso, questa opera trascende persino il genere del documentario. Usando le parole del regista, “la realtà filmata diventa più vera del reale. La persona diventa personaggio. Il racconto diventa cinema”. Qui, a parlarci è la Vita. Vera, vissuta, incontenibile.  

fonte:     www.vogue.it

sabato 5 settembre 2020

Red Shoes, il figlio del boss: la storia di Daniela Lourdes Falanga arriva al Festival di Venezia

Antinoo Arcigay Napoli è felice di annunciare che, domenica 6 settembre, dalle ore 14, presso l’Hotel Excelsior del Lido di Venezia, Italian Pavillon (Sala Tropicana), nell’ambito della 77esima edizione del Festival del Cinema di Venezia, sarà presentata l’anteprima del film “Red Shoes - il figlio del Boss” biopic sulla vita di Daniela Lourdes Falanga, presidente di Antinoo Arcigay Napoli e donna transessuale figlia di un boss oggi condannato all’ergastolo che ha dovuto affrontare un percorso irto di ostacoli e pregiudizi per arrivare ad essere quello che è oggi: un simbolo di inclusione, di orgoglio e di rivendicazione di diritti e dignità.


Il documentario, girato in estate tra Napoli, Pompei, Castellammare di Stabia e Torre Annunziata, è stato realizzato dalla regista Isabella Weiss con l’autrice Raffaella Anastasio, entrambe presenti alla première veneziana, e si avvale delle musiche originali di Marco Zurzolo, musicista e compositore napoletano di fama internazionale. 

 
Daniela Lourdes Falanga, prima donna transessuale a ricoprire la carica di presidente di una delle Associazioni LGBT più longeve di Italia, ha dichiarato: Il momento più sensibile di questo straordinario documentario è stato quando la regista mi ha chiesto cosa fosse la vita per Raffaele.
E a quella domanda non ho saputo che rispondere la verità: era la morte, l’amica che poteva liberarmi dal dolore di non essere me stessa. A quel punto ho pianto e hanno dovuto interrompere le riprese.”


Uno staff incredibile quello di CameraWork, con regia di Isabella Weiss, la sceneggiatura di Alessandra Anastasio e l’infinito Gianni Mammolotti, candidato al David di Donatello per Malarazza - continua la Falanga - Sono stati giorni in cui siamo passati dall’ottenimento della legge regionale contro l’omolesbobitransfobia, in cui chiaramente mi rivedo insieme ai miei compagni di attivismo, alla narrazione di un’esistenza convulsa e ai margini, poi rielaborata con determinazione per il bene comune.

 
Un racconto difficile da credere, troppo doloroso, ma anche la grande vittoria del bene comune, della libertà, delle relazioni, delle attività della mia associazione Antinoo.
Forse in un documentario potrà essere chiaro come un bambino possa ricongiungersi alla madre, a sé stesso, armai adulta e rinata.

fonte:  www.arcigaynapoli.org