martedì 16 ottobre 2012

Lgbt: Etero si finge gay per un anno: “Finalmente ho aperto gli occhi” e si rende conto di quante discriminazioni sia costretta a subire la comunità a causa dell’omofobia

Un ragazzo etero diventa gay, o almeno, finge di diventarlo, per un anno, e improvvisamente si rende conto di quante discriminazioni e vessazioni sia costretta a subire la comunità lgbt a causa dell’omofobia.

Il ragazzo in questione si chiama Timothy Kurek, un giovane cristiano del Tennessee che da sempre sarebbe stato etero, omofobo e bigotto, ma per riuscire a superare i suoi limiti ed i pregiudizi, ha deciso di vivere un anno da gay, di lavorare in locali gay, di frequentare solo discoteche gay, e di fingere di essere fidanzato con un uomo.

Ma per quale ragione Timothy avrà deciso di fare una cosa del genere? Presto detto. A quanto pare, a spingere il ragazzo verso un passo del genere sarebbe stato un episodio vissuto con una sua cara amica lesbica, che un giorno le scoppiò a piangere davanti perché la sua famiglia l’aveva letteralmente rifiutata dopo il suo coming out.

Non è la prima volta che sentiamo parlare di episodi del genere, ma mentre la maggior parte delle persone, in un momento simile, avrebbe consolato la ragazza, Timothy ammette invece che in mente lui aveva solo l’intento di convertirla.

“Ho imparato ad avere timore di Dio e che la cosa migliore da fare per i miei amici gay era quella di dire ‘Hei, ascolta, tu sei un abominio e hai bisogno di pentirti per andare in Paradiso’. Quando la mia amica era lì tra le mie braccia, in lacrime, avrei dovuto consolarla e invece ho pensato a come convertirla”, racconta il ragazzo.

Proprio per questa ragione Kurek avrebbe quindi deciso di analizzare più a fondo la questione, cercando di comprendere esattamente cosa significhi essere omosessuale nella realtà odierna: “La mia decisione pretendeva un coinvolgimento totale. Sapevo di voler capire, il più realisticamente possibile, come l’etichetta di gay poteva cambiare la mia vita”, racconta Kurek in un’intervista rilasciata all’Huffington Post.

Le sole persone messe al corrente del suo “piano” erano un suo caro amico gay (che avrebbe poi finto di essere il suo fidanzato), ed una zia. Il resto delle persone che fino a quel momento avevano fatto parte della vita di Timothy, erano all’oscuro di tutto.

“Ho fatto coming out con tutti, con i miei genitori, con i miei amici”, racconta il ragazzo, che a quanto pare, avrebbe perso l’amicizia e l’appoggio di circa il 95% delle persone che un tempo lui considerava amiche. E che dire invece della famiglia? In un primo momento pare che la madre del ragazzo non abbia fatto i salti di gioia di fronte al coming out del figlio: “Inizialmente era affezionata al precetto cristiano “ama il peccatore, odia il peccato”.

Pian piano però le cose sarebbero cambiate, ed il suo atteggiamento nei confronti del figlio ”gay” e della comunità lgbt in generale sarebbe diventato di totale apertura.

Le vicende vissute da Timothy Kurek, sono state raccontate da lui in un libro (The Cross in the Closet), un libro che – come racconta lo stesso ragazzo – dovrebbero leggere tutti, per capire… “Quello che ho passato è nulla in confronto a quello che vivono i gay e le lesbiche tutti i giorni”, ha giustamente fatto notare. “Credo che quello che più mi ha fatto aprire gli occhi sia solo un assaggio di quanto male ci sia dietro”.
fonte http://www.gaywave.it

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