lunedì 16 agosto 2010

Lgbt, Tv gay d'estate


D’estate, è naturale, le reti televisive si adeguano al loro pubblico. Blocco dei talk show, degli spettacoli in diretta, una informazione stanca, quasi aleatoria. La gente è in vacanza, chi boccheggia nelle città in calura, la sera preferisce uscire per una boccata d’aria piuttosto che sorbirsi l’ennesimo Totò o il nulla che irradia lo schermo. Per gli insonni, però, qualche lieta sorpresa facendo zapping la si trova.

Tutto a tematica lgbt. Ieri, ad esempio, Sky ha andato in onda la versione integrale del Decameron di Pier Paolo Pasolini; qualche giorno prima MTV racconta la vita di Giulia una lesbica credente e Rai Tre intervista un transessuale. Tutto ovviamente ad orari da seconda o terza serata, perché non va dimenticato che l’omosessualità o la transessualità è tema scabroso; almeno per chi governa il piccolo schermo.

Sere fà, ovviamente in tardissima serata, ci ha provato anche Retequattro con un reportage curato da Stella Pende. Tema tra i più delicati: le identità sessuali non definite. Certo un paese che si fa chiamare cultura e informazione, come succede negli altri paesi che si chiamano anche cultura e informazione, il tema lgbtq o delle identità sessuali definite e non, dovrebbe trattarle anche in tempi non sospetti; informare la gente, senza morbosità e non solamente in un periodo in cui la televisione è vista da pochi e, per farla vedere ad ancor meno gente programmare film e reportage a tematica lgbtq a orari impossibili.

C’è un’altra notizia che potrebbe destare la nostra curiosità. Intervistato da Klaus Davi, il consigliere della Rai, Rizzo Nervo, si è detto favorevole ad una rete dedicata alle problematiche omosessuali; una specie di Rai gay. L’ottimo Rizzo Nervo, probabilmente informato sull’esperienza in Italia e all’estero di canali dedicati esclusivamente agli spettatori omosessuali, dà una risposta parecchio condivisibile:

“Sono favorevole a qualsiasi nuova iniziativa editoriale, diciamo specializzata, se però non favorisce la ghettizzazione di alcuni temi. I temi e i problemi legati al mondo gay devono invece essere presenti in tutta la programmazione della televisione generalista come normalità: dall’informazione alla fiction. Su come si debba chiamare, non mi sembra francamente una priorità”.

Del resto, l’esperienza di Gay.Tv è stata fallimentare, come è accaduto ad altre reti all’estero che intendevano rivolgersi ad un pubblico esclusivamente gay, lesbico o transessuale. Molti, su quelle iniziative culturali e di marketing, hanno dato una lettura ghettizzante; il pubblico non è parso entusiasta, e gli spender pubblicitari sono rimasti fuori, insensibili ad un mercato di nicchia, importante certo, ma che non aveva quei connotati merceologici di appartenenza, tali da spingerli a investire su media a marchio gay.

Più pilatesca e ipocrita la situazione italiana che altrove dove, ad esempio, una grande marca di automobili non ha mai investito e investe sui media a target glbtq, ma lo fa all’estero dove la percezione dei diritti civili omosessuali e transessuali è più visibile e di larga condivisione.

Personalmente sono d’accordo con Rizzo: non serve una Rai gay, ma un servizio pubblico che informi maggiormente, seriamente, senza enfasi o ostracismo sulla vita, le speranze, i problemi che riguardano la nostra comunità. Vale anche per le altre reti private. La televisione, oggi, potrebbe veicolare tanti nostri cittadini ad una maggiore comprensione, al rispetto per le diversità, alla lotta contro l’omofobia e il bullismo giovanile. Non serve una Rai gay, ma una Rai e le private che facciano sentire cittadini anche i loro spettatori lgbtq. Non vi pare?
fonte queerblog.it

Nessun commento:

Posta un commento