In esposizione alcune delle creazioni più prestigiose della Maison Cartier, in un dialogo evocativo con le sculture antiche della collezione di Palazzo Nuovo
Questa è la prima volta che il Palazzo Nuovo ospita una mostra temporanea.
Le creazioni della Maison Cartier, per lo più provenienti dall’heritage Cartier Collection,
sono in dialogo con le sculture in marmo della collezione del cardinale
Alessandro Albani – nucleo originario della collezione museale di
Palazzo Nuovo – e con una selezione di preziosi reperti antichi
provenienti dalla Sovrintendenza Capitolina, da prestigiose istituzioni
italiane e internazionali e da collezioni private.
Dalla metà del XIX secolo ad oggi, Cartier ha studiato, tratto
ispirazione e reinterpretato il repertorio estetico e simbolico
dell’antica Grecia e di Roma, trasformando motivi millenari in gioielli
dal carattere unico e moderno.
Cartier e il mito ai Musei Capitolini è un viaggio affascinante alla scoperta dell’universo estetico e formale della Maison Cartier,
in continuo dialogo con l’eccezionale collezione di sculture antiche
dei Musei Capitolini. La mostra esplora il modo in cui l’antichità
classica ha mutevolmente ispirato le sue creazioni più iconiche
ricostruendo atmosfere intellettuali e culturali, ed evocando
l’evoluzione dell’immaginario legato alla Grecia e a Roma nel corso
dell’Ottocento e del Novecento.
Particolare attenzione è posta sul profondo legame tra Cartier e l’Italia, specialmente Roma.
Le collezioni permanenti del Palazzo Nuovo in Campidoglio – l’originario Museo Capitolino istituito nel dicembre del 1733 da Clemente XII Corsini – si compongono in modo quasi esclusivo di sculture in marmo, in gran parte acquisite dalla collezione del cardinale Alessandro Albani. Molte di queste sculture antiche hanno costituito modelli imprescindibili per la formazione del linguaggio artistico europeo.
La mostra offre una prospettiva originale su un aspetto particolare e importante di questo tema: dell'uso del repertorio antico in gioielleria, dai “pastiches” dei grandi collezionisti e orafi del XIX secolo, come i Castellani a Roma, stile Neoclassico Garland, fino alle opere successive ispirate a Jean Cocteau nel secondo dopoguerra, arrivando infine alle creazioni odierne e a un nuovo approccio all’Antichità. L’esposizione mette in luce l’uso del repertorio classico greco-romano nelle creazioni Cartier e le trasformazioni della prima metà del Novecento, quando maturò una nuova concezione dell’antichità classica. Una sezione è dedicata alle tecniche e ai processi di lavorazione dei gioielli, con riferimenti all’età romana.
La mostra esplora inoltre le ispirazioni mitologiche che hanno nutrito l’immaginario Cartier dall’inizio del XX secolo, confrontando le creazioni della Maison con le antiche divinità di Palazzo Nuovo – Afrodite e Dioniso, Apollo ed Eracle, Zeus e Demetra – e invitando i visitatori a riscoprire all’interno della collezione permanente i modelli antichi che le hanno ispirate.
A introdurre la mostra, una spettacolare scalinata cinematografica opera del Maestro Dante Ferretti, scenografo premio Oscar.
Dal labirinto verticale de Il nome della Rosa (1986) alle rovine nostalgiche del Grand Tour nella scenografia di Cenerentola
(2015), il suo lavoro ci eleva verso un mondo di Antichi, eroi e dei,
che permea il nostro modo di vedere e di vivere l’universo. Riferimenti
malinconici all’antichità classica costellano l’atmosfera onirica e
burlesca di Le avventure del barone di Munchausen di Terry
Gilliam (1988). Con Pasolini, Ferretti fa rivivere la maga Medea sotto
le sembianze di Maria Callas (1968), una delle donne più moderne della
mitologia antica, che ci appare con un’imponente parure d’oro e ambra,
degna della sua discendenza dal Sole.
La mostra, concepita come un’esperienza immersiva arricchita da elementi audiovisivi, si caratterizza per le installazioni olfattive create dalla profumiera della Maison Cartier, Mathilde Laurent, e per l’esposizione di pietre dure provenienti dall’atelier di glittica di Cartier che incarnano le divinità e i miti esposti.
Tutte le Info >> QUI
fonte: www.museicapitolini.org

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