lunedì 11 luglio 2011

Lgbt: Anna Paola Concia: Il mio progetto "Friendly Italia" presentato alle Officine democratiche di Firenze il 7 luglio 2011


Officine Democratiche - Firenze 7 luglio 2011
On. Anna Paola Concia

PROGETTO "FRIENDLY ITALIA"

Come i diritti sono parte integrante dell'innovazione

Se siamo tutti qui è perchè vogliamo costruire un'Italia diversa, migliore e più moderna. Un'Italia che finalmente si lasci alle spalle vent'anni di declino sociale ed economico, di mancata crescita, di arretramento culturale e politico.

Sono convinta che la più grande colpa di Berlusconi, sia infatti l'aver condannato il nostro paese all'immobilismo: un paese immobile e' un paese che non offre opportunita' ai propri giovani, condannandoli ad un avvenire buio di precarietà; che non sa liberare le proprie energie positive; che non sa governare il cambiamento.

Tutti noi abbiamo in mente un'Italia diversa, aperta, plurale e inclusiva.

Per costruirla, dobbiamo lasciarci dietro quell'impostazione conservatrice che spesso ha attanagliato la politica italiana: non si può essere innovativi quando si parla di scuola o di economia, e non esserlo quando si affronta la questione dei diritti. O si è liberali e riformisti sempre, o non lo si è mai.

Badate bene la questione dei diritti. Non dei diritti civili.

Perché oggi non ha più senso questa distinzione: i diritti sociali e i diritti civili devono stare sullo stesso piano, perché il diritto al futuro di un giovane precario non può essere più importante del diritto di due ragazze che si amano a costruire un progetto di vita insieme. A mio avviso, entrambe le questioni devono avere la stessa dignità per l'agenda politica di un partito che aspira ad essere il motore del cambiamento di questo paese.

La battaglia dei diritti in Italia stenta, ormai da troppi anni, a decollare. Siamo l'unico fra i paesi fondatori dell'UE insieme alle Grecia a non avere una normativa che tuteli le famiglie omosessuali; il Parlamento italiano non e' ancora riuscito ad approvare una norma contro la violenza omofobica e transfobica che tutti i paesi occidentali oramai hanno. Occorre dunque interrogarci su come la politica possa intestarsi queste battaglie di civiltà in un'ottica nuova e più efficace.

In questi anni come unica deputata lesbica dichiarata, ho cercato di connettere il tema dei diritti di cittadinanza al tema dell'economia: lo ha scritto bene Irene Tinagli, le società aperte sono quelle più sviluppate economicamente, perché l'omofobia, il razzismo, l'intolleranza, fanno male all'economia, producendo società chiuse, che hanno paura del futuro. Il progresso sociale prepara il terreno al progresso economico, anzi lo traina e lo incoraggia.

Lo ha detto anche il nostro presidente Giorgio Napolitano in più occasioni: i diritti civili sono diritti di tutti, appartengono all'intera collettività, perché alimentano la coesione sociale di un paese diviso che, a mio avviso, ha un disperato bisogno di ritrovare un rinnovato senso di comunità.

Già Robert Putnam aveva parlato di capitale sociale per spiegare come la coesione sociale mette in moto le dinamiche di sviluppo economico, per non parlare di Richard Florida che nelle sue ricerche mette in evidenza il ruolo fondamentale che ha la tolleranza, intesa come inclusività e apertura verso le differenze, nel processo di attrazione dei talenti e la spinta verso l'innovazione tecnologica.

I diritti devono, dunque, essere parte attiva per costruire l'Italia che abbiamo in mente, che sia più vicina a paesi come la Germania, la Francia o l’Inghilterra piuttosto che alla Bielorussia di Lukashenko.

E’ finalmente arrivato il momento di lanciare un' ITALIA FRIENDLY, che non abbia paura delle diversità, ma che anzi riconosca in esse un patrimonio di ricchezze che non tolgono ma aggiungono valore al nostro capitale umano.

E allora da qui voglio lanciare questo progetto su cui mi metterò subito al lavoro:

Mi piacerebbe che da questa piazza partisse una proposta che coinvolgesse le amministrazioni più virtuose, il governo, le autonomie locali, il sindacato, Confindustria e le associazioni di categorie.

Prepariamo il terreno ai diritti, producendo un bollino di riconoscimento per tutte quelle attività commerciali e imprenditoriali che si impegnano in politiche attive di inclusione e promozione dell'uguaglianza verso tutte quelle categorie sociali più esposte all'esclusione e alle discriminazioni.

Lo chiameremo "FRIENDLY ITALIA", una certificazione che avrebbe lo scopo di attrarre, anche dall'estero, flussi economici ma anche flussi di turismo delle comunità più discriminate che, in questo modo, troverebbero luoghi accoglienti e inclusivi, incentivando i privati a mettere in campo queste buone pratiche.

Inoltre potrebbe essere una proposta seria e credibile, per iniziare a sconfiggere quel male sociale che si chiama intolleranza, che stando agli ultimi episodi di cronaca, sembra diventato un’emergenza nazionale a cui la politica non riesce a dare risposte efficaci.

L'uguaglianza si costruisce anche così, mettendo insieme le energie più positive, costruendo percorsi virtuosi, in attesa che il parlamento batta un colpo e approvi le leggi che tutti noi chiediamo ormai da troppi anni.

L'omofobia e il razzismo si combattono anche in questo modo, creando luoghi che non siano ghetti, ma spazi sicuri dove due ragazzi gay possono tenersi per mano, come una qualsiasi coppia eterosessuale e un ragazzo di colore non venga guardato con disprezzo.

Chiudo citando un pezzo di una intervista di Irene Tinagli a proposito dei 40 anni della Silicon Valley che ha ispirato questo progetto e anche perché, Irene Tinagli mi ha insegnato in questi anni a cambiare la mia cultura politica dei diritti civili

"Quando si parla di innovazione si porta sempre a esempio la Silicon Valley, citando il ruolo di Stanford e dei venture capitalist. Ma ci scordiamo che quella regione è cresciuta anche grazie a politiche sociali che l’hanno resa, già dagli anni Sessanta, una delle più aperte e variegate del mondo.

Nel 1990, prima del boom di Internet, il 30 per cento delle occupazioni tecnologiche in Silicon Valley era coperto da “stranieri”; e il 26 per cento delle imprese tecnologiche era gestito da cinesi e indiani.

Per non parlare del ruolo della rivoluzione culturale degli anni Sessanta, che ha fatto sì che un giovane che andasse a chiedere un finanziamento senza giacca e magari con l’orecchino venisse valutato non per l’orecchino, ma per la qualità delle proprie idee

Anche questa è meritocrazia: saper andare non solo oltre la raccomandazione, ma oltre le apparenze e il conformismo. Questi esempi sono meno lontani di quel che crediamo. In Italia, ancora oggi, moltissime persone restano inascoltate per la loro età, l’orientamento sessuale o l’aspetto fisico.

È importante quindi ricordare che nuovi strumenti economici o finanziari potranno aiutare nuove idee a realizzarsi, ma funzioneranno solo in un’Italia dove ci sia più capacità di mettersi in gioco, di riconoscere la qualità e la potenzialità delle idee e delle persone e di dare fiducia agli altri, qualsiasi sia la loro età, sesso, religione o razza.

E questa Italia non potranno farla né le banche né i venture capitalist, la dobbiamo fare tutti noi, giorno per giorno."
fonte annapaolaconcia

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