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domenica 3 giugno 2012

Lgbt: Al Cinema "Marilyn" di Simon Curtis "Il primo amore è una dolce disperazione"

Don’t forget me – Non dimenticarmi
era l’infantile, un po’ vezzosa, rassicurazione che Marilyn chiedeva.

Puro istinto che sapeva illuminare la scena, un’ intramontabile icona: il materiale cinematografico, letterario, televisivo, teatrale, tra realtà, complotti, segreti e amori potrebbe riempire interi palazzi.

L’ispirazione del produttore e regista Simon Curtis (artefice di tanti prodotti televisivi), per un nuovo film su Marilyn, arriva dai diari di Colin Clark.

Nel 1956 Clark era un giovane ventitreenne, che avrebbe fatto di tutto per entrare nel mondo del cinema. Ebbe la sua occasione con il film Il principe e la ballerina di Sir Laurence Olivier, dove recitava Marilyn Monroe.

I due diari - Il principe, la ballerina e io e La mia settimana con Marilyn, pubblicati nella seconda metà degli anni 90 - raccontano le travagliate vicende durante le riprese di quel film, nonché la stretta intimità che si era creata tra Marilyn e Clark.

Marilyn era la bomba sexy che riempiva gli schermi di leggerezza e gli occhi di passione; all’epoca aveva trent’anni ed era al suo terzo matrimonio, con Arthur Miller.

Dopo alcuni successi - Come sposare un milionario e Quando la moglie è in vacanza - voleva dedicarsi ad opere più serie. Laurence Olivier, insieme alla moglie Vivien Leigh, aveva portato con successo a teatro la commedia di Terence Rattigan Il principe addormentato. L’ambizioso Olivier aveva deciso di girare un film, basato su quell’opera.

Per la sua rincorsa a Hollywood, un futuro che lo entusiasmava e spaventava e per dare lustro alla sua figura di attore, aveva scelto Marilyn per Il principe e la ballerina.

Marilyn è narrato in prima persona da Clark (Eddie Redmayne), con gli occhi e l’entusiasmo che solo il primo amore sa infondere ed emanare, nel suo caso due, il cinema e Marilyn (Michelle Williams); il film racconta l’arrivo della Diva in Inghilterra, i suoi approcci con Olivier (Kenneth Branagh), che a poco a poco diventano sempre più difficili e faticosi.
La precisione e gli schemi di Oliver non riescono a trovare un punto di incontro con le insicurezze di Marilyn.

L’ingenuità di Clark risale le correnti contrastanti di Miller (Dougray Scott) e Olivier, che come altri pretendevano di cambiare la Monroe, entrando in competizione con lei. La partenza di Miller, che si sentiva divorato dalla moglie, porta la giovane donna a cercare le indispensabili rassicurazioni in Clark. Tra ciak e crisi le riprese giungono al termine.

Ognuno forse ha ottenuto quello che voleva, anche se il successo e gli allori, la consacrazione eterna, arriverà per Marilyn successivamente, separatamente a quelli di Olivier.
Anche Clark, con il cuore un po’ spezzato, riuscirà a coronare il suo sogno.

Nonostante i tanti, forse troppi, clichè, sarcasmo e dramma, in un Inghilterra autunnale, fatta di case di campagna, che sembrano disegnate, e di tazze di tè, conducono questo biopic su un’apprezzabile terreno quasi fiabesco (elemento salvifico che crea un’infatuazione di Marilyn).

Non è semplice descrivere e racchiudere l’anima ineffabile della Monroe, i sentimenti della Leigh (che deve cedere il passo ad un’attrice emergente più giovane), il carattere di Olivier, intuire i loro sgaurdi, cogliere i loro desideri.

L’ordinata scrittura del film riesce a non sbiadire, mantenendosi su toni che si accentuano gradualmente fino alla fine.

Il regista ha avuto il coraggio, vincente, di saper “abbandonare” il film alle interpretazioni abbaglianti degli attori, quasi sacra quella della Williams, rigorosa quella di Branagh, intensa quella di Julia Ormond nelle vesti della Leigh, vissuta quella della Dench (Sybil Thorndike).
fonte http://www.nonsolocinema.com di Ilaria Falcone NSC anno VIII n. 17

lunedì 5 dicembre 2011

Biografie: Sport Sergej Bubka, tutto l'oro del re

Sergej Bubka, il più grande atleta di salto con l'asta di tutti i tempi, nasce il giorno 4 dicembre 1963 a Luhansk, nella zona sud-orientale dell'Ucraina.

Inizia a dedicarsi all'atletica leggera provando per la prima volta il salto con l'asta alla tenera età di nove anni.

Nel 1978, quindicenne, Bubka si trasferisce a Donetsk con l'allenatore Vitalij Petrov.

Il mondo dell'atletica internazionale fa la sua conoscenza nel 1983 quando vince un meeting a Helsinki, saltando la misura di 5,70 metri. Negli anni seguenti Bubka stabilirà nuovi standard per il salto con l'asta.

A Parigi il giorno 13 luglio 1985 diventa il primo atleta di sempre a superare con l'asta i 6 metri, altezza da lungo tempo considerata irraggiungibile.

Ma Sergej Bubka non rimane nella storia dello sport solo per questo risultato, bensì per la grande capacità che ha avuto negli anni seguenti di superare e migliorare se stesso. Sono molte le occasioni in cui, di volta in volta, di manifestazione in manifestazione, migliora il proprio record mondiale.

Ogni volta la sua vittoria appare scontata, sia per il pubblico che lo ammira, sia per i suoi avversari.
Ma ogni volta l'emozione che riesce a procurare è grandissima.

L'Unione Sovietica, nazione per la quale gareggiava, era solita offrire consistenti bonus monetari per ogni record mondiale stabilito dai propri atleti, così c'è anche chi sostiene che Bubka abbia approfittato volontariamente di questo meccanismo per arricchirsi.

Nell'arco di quattro anni, tra il 1984 e il 1988, Bubka migliora il proprio record del mondo di 21 centimetri: più di quanto qualunque altro astista abbia ottenuto nei dodici anni precedenti.

Nel 1988 Bubka salta a Nizza superando l'asticella posta a 6,06 metri d'altezza. Poche settimane dopo vola ai Giochi Olimpici di Seoul: l'aspettativa sua e di tutti è quella di poter superare l'incredibile soglia dei 6,10 metri.

L'ucraino non raggiunge l'obiettivo ma vince la medaglia d'oro con la misura di 5,90 metri. In Spagna, a San Sebastian, nel 1991 sarà comunque lui il primo atleta della storia di questo sport a superare i 6,10 metri.

Il 1992 è un anno che ricorda Sergej Bubka fuori dal podio: sorprendentemente alle Olimpiadi di Barcellona sbaglia per due volte la misura di 5,70. Allarmato, Bubka si riserva il terzo tentativo a 5,75 ma sbaglia ancora, senza poter entrare in gara. Tra gli altri atleti, tutti attoniti per il fallimento del primatista mondiale, i due russi compagni di Bubka, Maksim Tarassov e Igor Trandenkov, vinceranno rispettivamente l'oro e l'argento (terzo classificato: lo spagnolo Javier Garcia).

In Italia al Sestriere, il 31 luglio 1994, dopo che alcuni esperti del settore avevano già predetto il declino di re Bubka, l'ucraino stabilisce l'ancora attuale record del mondo di 6,14 metri. Nel 1993 aveva fatto registrare il record mondiale indoor, con la misura di 6,15 metri.

Nel 1996 si qualifica per i Giochi Olimpici di Atlanta (USA), ma sfortunatamente un infortunio occorso poco prima, gli impedisce di partecipare. Nel 2000 a Sidney partecipa alla sua ultima Olimpiade, e ancora una volta questa menifestazione sembra essere stregata: viene eliminato dopo aver fallito tre volte la misura di 5,70 metri.

Nel corso della propria carriera Bubka ha stabilito 35 record mondiali, 17 dei quali all'aperto e 18 indoor. Il dominio assoluto di Bubka nella propria disciplina ha pochi eguali nella storia dello sport moderno.

La chiave del successo di Sergej Bubka era la sua velocità unita alla sua forza fisica, fattori che gli hanno permesso di usare aste più lunghe e rigide di quelle usate normalmente, ottenendo così maggiore energia nell'azione.

Ha dominato nella sua disciplina per quasi due decenni, e sorprende che abbia vinto solo una medaglia d'Oro olimpica (Seoul 1988).
Probabilmente anche alle Olimpiadi di Los Angeles 1984 avrebbe avuto buone possibilità per l'oro, ma il boicottaggio sovietico della manifestazione gli ha precluso questa occasione.

Forse la sua medaglia più gratificante rimane quella conquistata ad Atene nel 1997, al suo ultimo Campionato del Mondo: a 36 anni suonati Bubka viene inserito tra i veterani della manifestazione. La sua prestazione sorprende tutti, gli vale il primo posto e rimane ancora oggi negli annali della Atletica leggera.

Alla fine degli anni '80 Bubka sentiva il bisogno di fare qualcosa per Donetsk, la città che l'aveva cresciuto; fonda così il "Bubka Sport Club", un centro di atletica leggera che conta circa 300 giovani iscritti e dieci allenatori, i cui salari sono tutti coperti da Bubka.

Uno dei momenti più gratificanti di questo suo nuovo lavoro è stato quando uno dei ragazzi del club, Maksym Mazuryk, ha vinto il salto con l'asta al World Junior Championships in Giamaica nel 2002.

Il suo ritiro ufficiale dalla scena agonistica avviene a 37 anni, il 4 febbraio 2001: nell'occasione la città di Donetsk ha dedicato al campionissimo una stata in bronzo che lo raffigura in posa solenne.

Nominato miglior sportivo dell'Unione Sovietica per tre anni di fila, dal 1984 al 1986, Bubka è entrato a far parte del Comitato Olimpico Internazionale nel 1999. E' stato Presidente del Comitato Olimpico Nazionale Ucraino, Vice-Presidente della IAAF, Membro del Comitato Esecutivo del CIO e presidente della Commissione Atletica del CIO.

È stato anche un membro del Parlamento ucraino e Ministro, ricoprendo la carica di Primo Consulente del Ministero della Gioventù, della Cultura e dello Sport.

Membro fondatore della Laureus World Sports Academy, sostiene anche il programma di sviluppo delle Nazioni Unite, quello dell'Organizzazione mondiale della Sanità e della Lotta contro la tubercolosi, l'UNESCO, il programma a sostegno dei bambini vittime di Chernobyl e il Coordinamento Regionale e Nazionale per la protezione sociale dei disabili e dei bambini orfani.
fonte http://biografieonline.it