venerdì 9 dicembre 2011

Lgbt: Le persone transgender e il buddismo "Transgendered people and Buddhism" traduzione dall'originale di Daniela Domenici

Una persona descritta come transgender o transessuale generalmente si identifica, e
desidera vivere ed essere accettato/a, come un membro del sesso opposto a
quello indicato dal proprio corpo.

L’antica letteratura indiana contiene numerosi miti su persone che hanno spontaneamente cambiato sesso come risultato dell’avere il desiderio, o talvolta perfino solo l’ammirazione, dello stesso sesso.
Varie di queste storie si trovano anche in fonti buddiste.

Il commentario al “Dhammapada” (ca. 5° secolo)
include una storia su un uomo chiamato Soreyya che diventò donna dopo essere diventato ipnotizzato dall’aspetto meraviglioso di un particolare monaco.
Dopo si è sposato e ha avuto due figli
(Dhp. A. I, 324).

Gli antichi indiani sembrano aver considerato che il genere sia
una cosa piuttosto fluida.

L’argomento è ben trattato nel ben informato e profondo “Same sex love in India – Readings from literature and history” di Ruth Vanita e Saleem Kidwai.

Il Tipitaka menziona diversi tipi di stati e individui transgender – la donna
simil-uomo (vepurisika), la non-distinguibilità sessuale (sambhinna), chi ha le
caratteristiche di entrambi i generi (ubhatovyanjanaka), ecc (Vin. III, 129).

La cosa interessante è che tali stati e individui sono dati per scontato nelle
scritture con poco o nessun giudizio collegato con loro.

Varie teorie sono state poste per spiegare il transgenderismo che sia un’abrogazione psicologica o ormonale o che abbia cause genetiche o ambientali.

La dottrina buddista della rinascita potrebbe spiegare perché alcune persone sono
transgender.

Una persona può essere rinata come, diciamo, una donna in numerose vite successive durante le quali le attitudini, i desideri, i tratti e le disposizioni femminili sono diventate fortemente “imprinted”, stampate nella sua
mente.

Questo avrebbe determinato il fatto che sia continuamente rinata in un corpo femminile o che la sua consapevolezza abbia modellato l’embrione in una forma femminile qualunque siano i fattori responsabili della caratteristica fisica
di genere.

Allora, per ragioni karmiche, genetiche o altre può ottenere di rinascere in un corpo maschile mentre psicologicamente rimane “femmina”.

Se questoo qualcosa di simile fosse la causa del transgenderismo significherebbe che
questa condizione è naturale piuttosto che una perversione morale come la maggior parte delle religioni teistiche sostengono.

Il transgenderismo è probabilmente esistito in tutte le società buddiste sebbene
non abbia mai avuto notizie di ciò durante i miei 20 anni nello Sri lanka.

Comunque,le persone transgender sembrano essere particolarmente visibili e comuni in
Thailandia.

La parola thai “kathoey” viene usata genericamente, inesattamente,per omosessuali effeminati, per travestiti ma particolarmente per le persone transgender.

Sebbene tali persone sia largamente accettate in Thailandia probabilmente a causa della tolleranza incoraggiata dal buddismo, affrontano ancora numerose difficoltà sociali e legali e spesso finiscono a prostituirsi.

Una legislazione nella quale il Dhamma fosse genuinamente applicato riconoscerebbe
le specifiche necessità delle persone transgender e permetterebbe loro di
cambiare legalmente il loro genere se e quando si sottopongono all’intervento
chirurgico per la riassegnazione del genere.

Tradotto da Daniela Domenici e scritto da Shravasti Dhammika in:
fonte http://sdhammika.blogspot.com/2009/12/transgendered-people-and-buddhism.html
via: http://danielaedintorni.wordpress.com

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