martedì 14 settembre 2010

Proposition 8 Special, Film lgbt


Il primo film a tematica omosessuale fu "Chained: The Story of the Third sex" del grande regista Carl Theodor Dreyer. In realtà, è dall'inizio della storia cinematografica che i riferimenti sono evidenti, anche se non esplicitati. Tra le massime icone, la femme fatale Marlene Dietrich che, in "Marocco" di von Stenberg, si travestì da uomo e baciò dal palco una donna.

Senza voler indugiare sul passato, ricordiamo che il neorealismo italiano fu caratterizzato da riferimenti omosessuali marcati ma non diretti, volti ad interpretare il dualismo tra chi ben agisce (italiano) e chi agisce male (lo straniero).

Questa medesima concezione non positiva è tipica del codice di autoregolamentazione Hays, che limitò la portata di tutto cinema, impedendo qualsiasi cosa potesse turbare i cittadini e oltraggiasse la morale autoimposta. In realtà, nonostante la censura, il cinema degli anni d'oro è ricco di riferimenti al mondo sessuale. E non ne sono esenti anche i registi moderati come Frank Capra.

Va detto che negli anni '60 comincia un cambiamento di rotta, culminato nella commedia italiana anni '70, in cui lo stereotipo vince la battaglia mediatica, conquistando gli spettatori. Già dagli stessi anni '70, però, il cinema si problematizza e anche la questione omosessuale riceve un attenzione difforme.

Tutto parte dai Moti di Stonewall e abbraccia le varie fasi di rivalutazione sociale. In queste ultime settimane, è uscito il documentario negli Stati Uniti sugli scontri manifestanti-polizia di questi anni.

Nasce il cinema "queer" che arriva fino ad oggi. Vecchi classici del passato vengono recuperati. E' il caso del "Canto d'amore" di Jenet, un film che mescola poesia e pornografia e si afferma una generazione di cineasti orientata al genere direttamente, militante.

La figura di Pasolini, dall'alto della sua religiosità, ne è un esempio. Ma, in modo difforme, anche Visconti e Fellini aiutano. In Germania Fassbinder definisce in maniera ipercostruita la tematica, arrivando alla teatralità pura. Il giro di boa riguarda la storia di Harvey Milk e l'Oscar assegnato nel 1981 al documentario di Rob Epstein sulla sua figura (in uscita dello stesso regista il 27 Agosto "L'urlo").

Mi preme sottolineare l'importanza storica di questo capolavoro, non solo per motivazioni di liberalizzazione, ma per la perizia tecnica. "The times of Harvey Milk" è un grande viaggio alla scoperta dei lati più complessi dell'uomo, senza farne un santino, ma enfatizzando la sua dimensione di "normalità".

Le interviste, che si integrano nei documenti originali filmati e nella capacità di sussumere ogni aspetto dalla cronaca dei network fino ad esemplificarlo sullo schermo, sono dei documenti storici che trascendono l'individualità per giungere a descrivere la realtà universale dei fatti.

Il documentario, come detto, è la base necessaria di partenza per un film narrativo come "Milk". Gus Vas Sant ne è debitore. Nel corso degli anni Novanta, sono state affrontate tutte le problematiche omosessuali.

Pedro Almodovar, Gregg Araki, John Cameron Mitchell hanno stupito per il ricorso ad elementi quasi pornografici. Incline alla tradizione hollywoodiana, che ha sdoganato una figura talvolta stereotipata, talvolta normalizzata del mondo queer, partendo in primo luogo dal mezzo televisvo, si è dimostrato Ang Lee, che ha sconvolto il genere western con la storia d'amore tra i cowboy Heath Ledger e Jake Gyllenhall, divenuta un simbolo di melò/amore universale.

"Brokeback Mountain" è stato il capitolo più importante del mondo queer, la cui presa politica è ancora evidente. Ang lee ha attraversato con continuità la materia.
Ora si attende la famiglia lesbica allargata del piccolo e amato "The kids are all right" con Annette Bening e Julianne Moore.

Oltre alla generazione militante, il cinema omosessuale prosegue la starda dell'enterteinement, mai venuta meno, con dei "cult-movie" come "Priscilla" e dei prodotti di quarta categoria demenziali o pseudotali.

Ricordiamo, che il primo personaggio trans va ricondotto al genio di Ed Wood, il "regista peggiore della storia", con Glen or Glenda, mentre la prima coppia lesbica (e il primo film a tematica) è del 1931 e si chiama "Maedchen in uniform". Il coming-out o le speculazioni da outing sono prassi di ogni fase della storia dello spettacolo.
fonte contactcinema.blogspot.com

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