lunedì 24 febbraio 2014

Lgbt: Ragusa, la rete “Dare” contro la violenza: “NO VIOLENCE, SPEAK!”

“Non esiste una violenza buona, non esiste una violenza giustificata, la violenza è violenza, PUNTO”.

E’ questo il messaggio che ci ha voluto lanciare la rete “Dare” , associazione che si propone di portare avanti una serie di iniziative contro i diversi tipi di violenza che riguardano quella contro le donne, gli immigrati, i minori, i transessuali, gli omosessuali ecc; i validi esperti hanno scelto come luogo di esordio proprio le scuole, i giovani, il futuro, ed a Ragusa il liceo scientifico “E.Fermi”. Quest’ultimo ha visto la testimonianza diretta e la partecipazione di diverse associazioni, quali Il Filo Di Seta, la “Libellula” Ragusa; Ali, l’ Agedo e “Leader” ed anche la collaborazione della palestra Takuday Karate Fijlkam di Acate( volta a promuovere corsi di karate totalmente gratuiti, per la difesa personale e l’autocontrollo), oltre che la passione e la partecipazione di un centinaio di studenti appena maggiorenni.

“L’idea della rete “Dare”, come ci spiega il Medico e Direttore della rete E. Caggia- è quella di porre da parte tutti i singolarismi ed unirsi insieme per formare una grande forza, per imparare ed insegnare soprattutto che la violenza non si combatte con la violenza, si combatte solo conoscendo e rispettando gli altri”.

Ad aprire l’incontro è stato il toccante intervento di Gloria Gramaglia ( transessuale, dell’associazione Libellula nata a Roma nel ’98) che ha sfiorato il cuore e l’anima dei presenti, affermando: “L’identità di genere e la percezione di sè come maschio o femmina si trova in una condizione indefinita, non è affatto una cosa semplice e non si deve associare all’omosessualità. Per fortuna, adesso io riesco a parlare alle scuole e a dire a voce alta: io ce l’ho fatta, nonostante la violenza psicologica subìta, io mi occupo del sociale e sono parte integrante della società”. Prendendo un pezzo di carta e stropicciandolo, ha paragonato l’anima ed i sentimenti della gente che, anche per gioco, subisce ed ha subito violenza. Niente e nessuno, neanche un ferro a vapore, potrà riportare quell’anima, senza pieghe, esattamente come prima. “L’omosessuale o il transessuale- interviene la dott.ssa Battaglia, madre di un omosessuale- interiorizza i pregiudizi, si devasta psicologicamente, fino ad arrivare al suicidio, quindi cerchiamo di dare il giusto peso alle parole e di non essere superficiali”.

Le etichette servono per i vestiti, non per le persone.

Altro emozionante intervento è stato quello della giovane dott.ssa Sonia Muccio ( assistente alla comunicazione LIS) che ci ha dettagliatamente illustrato le difficoltà che un sordo ha in Italia nell’inserimento della società. “All’estero – continua la dott.ssa Muccio, la lingua dei segni è riconosciuta, valorizzata e i sordi hanno la possibilità di lavorare al comune e negli uffici, in Italia questo non succede a causa della mancanza dei fondi”

Successivamente, sono stati proiettati 4 minuti e 55 secondi di un video meraviglioso de “Il teatro degli orrori ” in cui l’arte visiva e la lingua dei segni si uniscono, fino a convivere perfettamente. “Attraverso le immagini- ci racconta Letizia, una ragazza sorda- si mettono in risalto le molteplici sfaccettature delle donne, donne che si ritrovano ad essere madri, figli, professionisti in carriera, donne che nonostante i loro problemi e le delusioni e dimenticanze altrui, riescono ad affrontare la vita con dignità attimo per attimo”.

Degni di nota sono stati i momenti caratterizzati dalle parole della dott.ssa Maci che si concentra sull’integrazione al femminile e si rifà ad un testo di Fatima Mernissi, che ha definito “la taglia 42 il burqua dell’occidente”, poichè per una donna di oggi vivere senza farsi condizionare dalla moda e dai mass media che impongono canoni di magrezza assoluta, è davvero difficile.

E’ una violenza continua che le donne dell’Occidente sono costrette a sopportare per non aderire a questa dittatura dei corpi magri, perfetti e giovani a tutti i costi. La taglia 42 è forse una restrizione ancora più violenta del velo musulmano e non ce ne rendiamo conto.

Noi diventiamo le parole che ascoltiamo.

Sono intervenuti anche Don Giorgio Occhipinti ( ha parlato della violenza causata dal gioco d’azzardo e dalle conseguenze che possono avere i social network soprattutto sugli adolescenti), Maria Montero ( associazione violenza psicologica sugli immigrati), anch’ella extracomunitaria proveniente dal Brasile, in difesa dei diritti degli immigrati in primis e di tutte quelle donne maltrattate dai propri compagni perchè “indossano una minigonna”. La gelosia non è amore. Ancora, hanno preso parola la dott.ssa Laura Lami dell’associazione “Filo di Seta”, composta da donne per le donne, che ha parlato della violenza domestica soprattutto sui minori che ricopre una valenza pregrante per la sua crescita e la sua affermazione nella società, Pina Macco che ha raccontato episodi di violenza associati all’alcool, che è un problema diffuso, ormai, in tutte le classi socio-culturali, ed è qualcosa che non porta a chiedere aiuto e ad uscire a quello che poi diventa un circolo vizioso e che, nella maggior parte dei casi, associato ai problemi economici, sfocia nella violenza al partner o ai figli.

Dulcis in fundo e colma ed incredibilmente emozionante, è stata l’intervista ad una donna\mamma vittima di violenza, condotta dalla dott.ssa Valentina Maci: “La mia voglia di raccontarmi, oggi, nasce dalla voglia di testimoniare che, solo parlando ed avendo il coraggio e la forza, puoi andare avanti e proseguire la tua vita. Non vergognatevi, non pensate che siete voi il problema, non sentitevi in colpa, parlatene, ragazzi parlatene; a vergognarsi non dobbiamo essere noi che subiamo violenza, ma loro: io sono qui per farvi capire che ci siamo, non siete da soli”.

Non vi aspettate che siano gli altri a fare il cambiamento; quest’ultimo parte da noi giovani, dal nostro coraggio nel denunciare e urlare ad alta voce :”IO NON CI STO!”
fonte http://www.giornaleibleo.it/ di Federica Farnisi

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