lunedì 31 marzo 2025

63a GIORNATA MONDIALE DEL TEATRO – 27 Marzo 2025. Il messaggio per il 2025 è stato scritto dal regista Theodoros Terzopoulos

La Giornata Mondiale del Teatro quest’anno è giunta alla 63a edizione e per l’occasione il messaggio è stato scritto da Theodoros Terzopoulos, attore, drammaturgo, regista, pedagogo e fondatore di Attis Theatre.

La Giornata Mondiale del Teatro è stata istituita dall’International Theatre Institute e da esperti dell’UNESCO per la prima volta il 27 Marzo 1962.

Da quel giorno, ogni anno, in tutto il mondo viene celebrata la Giornata Mondiale del Teatro e per l’occasione viene richiesto ad una personalità del teatro, della musica e della cultura in genere di scrivere un messaggio.

Il messaggio viene letto nei teatri, nelle scuole, nelle biblioteche, nei luoghi di cultura e di aggregazione in tutto il mondo.

Theodoros Terzopoulos, uno dei grandi maestri della scena contemporanea, riflette nel suo messaggio sul bisogno di nuovi modi narrativi che coltivino la memoria e creino una nuova responsabilità morale e politica per fuoriuscire dalla multiforme dittatura del Medioevo odierno.

International Theatre Institute ITI
World Organization for the Performing Arts
Messaggio per la Giornata Mondiale del Teatro 2025 – 27 marzo
Autore del Messaggio: Theodoros TERZOPOULOS, Grecia
Regista teatrale, Educatore, Autore, Fondatore e Direttore Artistico di Attis Theatre
Company, Ispiratore delle Olimpiadi Teatrali e Presidente del Comitato Internazionale delle
Olimpiadi Teatrali

Messaggio per la Giornata Mondiale del Teatro 2025 di Theodoros Terzopoulos

"Può il teatro sentire il grido di aiuto che i nostri tempi stanno lanciando, in un mondo di cittadini
impoveriti, rinchiusi in celle di realtà virtuale, trincerati nella loro soffocante privacy? In un mondo
di esistenze robotizzate all'interno di un sistema totalitario di controllo e repressione in ogni ambito
della vita?
Il teatro è preoccupato per la distruzione ecologica, il riscaldamento globale, la massiccia perdita di
biodiversità, l'inquinamento degli oceani, lo scioglimento delle calotte polari, l'aumento degli
incendi boschivi e gli eventi meteorologici estremi? Può il teatro diventare parte attiva
dell'ecosistema? Da molti anni il teatro sta osservando l'impatto dell'uomo sul pianeta, ma ha
difficoltà ad affrontare questo problema.

Si preoccupa il teatro della condizione umana così come si sta delineando nel XXI secolo, in cui il
cittadino è manipolato da interessi politici ed economici, reti mediatiche e aziende che formano
l'opinione pubblica? Dove i social media, per quanto la facilitino, sono il grande alibi della
comunicazione, perché garantiscono la necessaria distanza di sicurezza dall'Altro? Un senso
pervasivo di paura dell'Altro, del diverso, dello Straniero, domina i nostri pensieri e le nostre azioni.
Può il teatro fungere da laboratorio per la coesistenza delle differenze senza tenere conto del
trauma sanguinante?

Il trauma sanguinante ci invita a ricostruire il Mito. E come dice Heiner Müller: “Il mito è un
aggregato, una macchina alla quale si possono collegare macchine sempre nuove e diverse.
Trasporta l'energia fino a quando la velocità crescente farà esplodere il campo culturale” e,
aggiungerei, il campo della barbarie.
I riflettori del teatro possono far luce sul trauma sociale e smettere di gettare un'immagine
fuorviante su sé stesso?

Domande che non ammettono risposte definitive, perché il teatro esiste e sopravvive grazie a
domande senza risposta.
Domande innescate da Dioniso, che attraversa il suo luogo di nascita, l'orchestra del teatro antico,
e continua il suo silenzioso viaggio da profugo attraverso paesaggi di guerra, oggi, nella Giornata
Mondiale del Teatro.
Guardiamo negli occhi Dioniso, il dio estatico del teatro e del Mito che unisce passato, presente e
futuro, figlio di due nascite, da Zeus e da Semele, espressione di identità fluide, femminile e
maschile, iroso e gentile, divino e animale, in bilico tra follia e ragione, ordine e caos, un acrobata
sul crinale tra la vita e la morte. Dioniso pone una domanda ontologica fondamentale: “Qual è il
senso di tutto questo?” una domanda che spinge il creatore verso un'indagine sempre più profonda
sulle radici del mito e sulle molteplici dimensioni dell'enigma umano.
Abbiamo bisogno di nuovi modi narrativi che coltivino la memoria e creino una nuova responsabilità
morale e politica per fuoriuscire dalla multiforme dittatura del Medioevo odierno."
Theodoros Terzopoulos

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