martedì 28 ottobre 2014

Lgbt: Pechino Express Angelina: “E' l'ignoranza che mi rende cattiva”

I retroscena del reality di Rai 2, Pechino Express, raccontati da Alessandra Angeli, che si conferma autentica rivelazione dell'autunno televisivo

Alessandra Angeli è buona. Davvero. Dolce, sorridente, spiritosa e autoironica. E ci si ride di gusto. Lo si capisce subito. Ma certe cose la rendono cinica, disincantata, schietta. Spietata.

Quando si parla di uguaglianza, di obesità, di ignoranza, di soprusi, Angelina tira fuori gli artigli e diventa “cattiva”. Molto più di quanto si è visto finora in tv. Leggere per credere.

Sai che non ho capito esattamente cosa tu stia facendo adesso?
La stessa cosa che facevo prima: lavoro nella moda, sono una truccatrice. Lavoro sui set e per editoriali di moda, nonché campagne stampa e advertising.

Ma ultimamente hai anche cominciato a scrivere.
Sì, ho intrapreso una collaborazione come beauty editor.

Chi ti ha proposto Pechino Express?
Durante un viaggio in treno, destinazione Roma, ho conosciuto la casting director e la produttrice, tramite persone in comune. Ci siamo rincontrati, sempre casualmente, durante il viaggio di ritorno, ed eravamo quasi vicini di posto. Quando la responsabile del casting me l’ha proposto, ho risposto con un laconico “Ci penso”. In realtà non è la prima volta che mi chiedono di fare un programma televisivo.

Ossia?
Mi hanno proposto il Grande Fratello. In realtà le prime edizioni mi sono anche piaciute, ma non potrei accettare di chiudermi in una casa con gente sconosciuta che sbaglia i congiuntivi: diventerei una belva in tre minuti.

E cosa ti ha fatto dire di sì a Pechino Express?
La voglia di mettermi in gioco e di lanciare dei messaggi che in Italia non sono mai abbastanza attuali. Innanzitutto che si può “combattere” con evidenti limiti fisici. Dopo l’episodio di violenza a Napoli, credo sia necessario uscire da questi cliché di bellezza, da questi canoni nazisti imposti. Non sono qui a dire che “grasso è bello”, per carità, ma dietro l’obesità ci sono tanti motivi e tante patologie. Bisogna ricordare che chi è grasso si porta dietro un doppio dolore: l’essere grasso e la motivazione che l’ha spinto a diventare così.

Qual è stata la tua motivazione?

Alcuni anni fa sono stata vittima di un incidente stradale: mi sono rotta clavicola, scapole, costole, nonché vertebre cervicali, dalla C1 in giù. Ho rischiato la paralisi. Questo ha comportato che rimanessi ferma diverso tempo, e mi hanno somministrato moltissimi quantitativi di cortisone. Se prima, nonostante mangiassi come uno scaricatore di porto, pesavo 68 chili, in seguito cambiai completamente.

Torniamo alla trasmissione. Sai, io la seguo, ma tante cose non me le so spiegare.
Ci sono tante cose che non ti posso spiegare per via del contratto. Ma ti posso dire che ciò che va in onda è tutto vero. Anche se vedete un quarto di quello che succede. Ci alziamo presto la mattina per sfruttare al massimo la luce delle riprese. Non sappiamo mai a che ora la produzione ci da il “via”.

E dei tre quarti rimasti, mi racconteresti un episodio?
Non è andato in onda un episodio che avrebbe fatto molto ridere. Eravamo nel santuario delle scimmie durante la prima tappa: nell’ultima parte, quando i gradini erano ancora più ripidi e alti, eravamo sfatti. Avevo le banane, quelle che dovevo difendere per la conclusione della prova, nella mano destra, mentre con la mano sinistra mi aggrappavo al corrimano. In questo frangente una simpatica scimmia, anche abbastanza grossa, che mi ha visto in difficoltà, mi è saltata addosso, sulla spalla.

Avrai urlato.
Macché. Ha allungato il braccio e con la mano stava prendendo la banana Quando me ne sono resa conto, ho guardato la scimmia negli occhi, le ho preso il braccio e le ho detto: “Non azzardarti brutta str...a”. Davanti a me l’operatore, scioccato: gli animali selvatici non vanno mai guardati negli occhi perché intendono questo gesto in senso di sfida. E temeva che mi avrebbe cavato gli occhi. Invece no, è stata la scimmia a scappare urlando.

Quanto è durata l’esperienza? Non vi siete mai fermati durante tutte queste tappe?
No, niente riposo, ahinoi. Anche perché non potevamo perdere tempo: eravamo otto coppie con almeno dieci ore di girato al giorno. E i montatori avrebbero dovuto selezionare in poche settimane. L’esperienza si è prolungata per tutto il mese di luglio, senza soste.

La cosa più bella che non potrai mai dimenticare di quest’avventura?
Potrebbe sembrare scontato e retorico, ma sicuramente l’apertura delle persone, l’ospitalità, l’essere entrata in contatto con persone di credo musulmano. E di aver scoperto quanto c’è di sbagliato nei messaggi che vengono diffusi dai media quando giudicano queste persone “assassine” e “malvagie”. E’ questa la grande bellezza del viaggiare: la conoscenza.

E qual è quella più brutta? Cadute a parte.
No no, non mi sono fatta mai niente. Beh, non avere nessun cellulare a disposizione: non avevamo modo di comunicare con nessuno. Ed è stata sia una cosa bella che una cosa brutta, perché capisci che riesci a vivere anche senza.

Mi hai già detto quello che stai facendo. Ma cosa vorresti fare? Cinema, radio, televisione…
No, cinema no. L’ennesima cagna che recita no. Non si improvvisa attori, ragazzi. Occorre studio e preparazione. Forse un cameo sì. Però televisione e radio sì, perché no. Ma non rinuncerei mai tutto quello che ho costruito col lavoro in questi anni.

Ok, basta che non ti dai alla politica.
No, non c’è rischio. Penso che i sistemi della politica siano talmente corruttivi che, anche se qualcuno può essere inizialmente mosso da buone intenzioni, con il passar del tempo o vieni bloccato, o ti lasci corrompere da tutto quel denaro che obnubila le menti.

C’è qualcuno che apprezzi particolarmente della politica, anche internazionale?
Schulz. Sono una sinistra liberale, che mi rispecchia come pensiero, per i diritti alle persone, al di là dell’orientamento sessuale. In realtà la sinistra italiana è molto diversa da quella europea, molto di centro, molto papalina. Lo è anche Renzi, che promette da mesi diritti e unioni: ormai ci credo molto poco.

Si parla sempre di più di giovani che abbandonano l’Italia per costruire il loro futuro. Tu ci hai mai pensato?

Sì, ci ho pensato.

Cosa non ti piace dell’Italia e degli Italiani?
Degli Italiani non mi piace che si piangano addosso ma che non reagiscono mai. E quando sento “no, non vado più a votare” penso che non sia affatto la soluzione giusta. L’Italia ha un sacco di potenzialità: dalla cultura alla storia, dall’industria al design. Ma questa situazione è frustrante, soprattutto per i più giovani, spesso massacrati di tasse. In cambio di pochissimi servizi.

Sai che non so nulla della tua famiglia?
Ho un padre e un fratello che vivono a Verona, e ho anche un nipotino. Purtroppo mia madre è venuta a mancare quando ero molto piccola. Abbiamo un ottimo rapporto, ci sentiamo sempre, anche se non ci vediamo spesso.

Ma sogni una famiglia tutta tua?
Ce l’ho già, sono i miei amici, a cui voglio molto bene. Io non mi sento sola, mai.

Tu sei nata “cattiva”, televisivamente parlando. Allora qual è la cosa che ti fa più arrabbiare? E quale la cosa che ti spaventa di più?
Le ingiustizie verso i più deboli. Invece mi spaventa l’ignoranza, che porta a cattiveria e violenza gratuita.

Angela, riassumendo, tu mi sembri tutto tranne che “cattiva”.
Per cattiva, nella narrativa del gioco, si intende una persona schietta, cinica, che si contrappone a un mondo generalmente buonista. No, non sono cattiva, ma sono armata di quel cinico disincanto, molto forte, che mi fa apparire tale.
fonte http://www.stile.it/di Francesco Salvatore Cagnazzo-foto Courtesy of Alessandra Angeli

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